La metanizzazione della Sardegna avanza, iniziano gli espropri
DI PAOLA MATOVA
La possibile metanizzazione della Sardegna va avanti, sebbene a piccoli passi.
Formalmente autorizzato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
del settembre 2025 nell’ambito del progetto di “decarbonizzazione” della
Sardegna, il piano prevede l’arrivo del gas naturale liquefatto GNL attraverso
nuovi punti di approvvigionamento. L’elemento principale è il terminale previsto
a Oristano, collegato a una nave rigassificatrice (FSRU), cui fa da sponda e una
seconda possibile entrata da Porto Torres, con l’ipotesi di un ulteriore
impianto di rigassificazione. All’interno di questo disegno rientra anche il
gasdotto del Centro-Sud Sardegna, infrastruttura destinata a distribuire il gas
lungo una parte significativa del territorio sardo.
Con l’avvio delle procedure sugli espropri, datato 15 maggio, il progetto del
gasdotto del Centro-Sud Sardegna è entrato nella sua fase più concreta. L’opera,
promossa da Enura, società controllata da Snam, prevede la realizzazione di
oltre 300 chilometri di gasdotto tra rete nazionale e rete regionale,
attraversando decine di comuni dall’Oristanese fino a Cagliari, con una
diramazione verso Iglesias e Carbonia. Dopo la scadenza dei termini per
presentare osservazioni fissata lo scorso giugno, l’iter amministrativo prosegue
ora verso l’imposizione delle servitù, le occupazioni temporanee e gli espropri
dei terreni necessari alla costruzione dell’infrastruttura. Il provvedimento non
indica un numero complessivo degli espropri, ma gli elenchi a disposizione
comprendono centinaia di proprietari e un numero elevato di particelle
catastali, entrambi elementi che confermano l’ampiezza dell’intervento.
A sollevare le maggiori perplessità sono le modalità con cui i cittadini sono
stati informati. La Regione ha scelto la procedura prevista per gli interventi
che coinvolgono un numero elevato di destinatari e infatti l’avviso è stato
pubblicato per venti giorni negli albi pretori dei Comuni interessati e sul sito
istituzionale della Regione, senza una comunicazione diretta ai proprietari.
Formalmente la procedura è conforme alla normativa, ma nella pratica molti
cittadini potrebbero non essersi accorti in tempo che i propri terreni erano
interessati, dovendo orientarsi in pochi giorni tra lunghi elenchi catastali e
una documentazione tecnica complessa per verificare la presenza delle proprie
particelle ed eventualmente predisporre osservazioni.
E’ quanto mai singolare che si stia procedendo con l’acquisizione dei terreni
mentre restano aperte le contestazioni sull’intero progetto di metanizzazione
della Sardegna e sulla sua effettiva utilità alle comunità.
Mentre il gasdotto procede verso una fase operativa, il quadro energetico e
industriale che ne aveva sostenuto la pianificazione è profondamente cambiato.
La prospettiva di utilizzare il gas come soluzione di transizione per
accompagnare l’uscita dal carbone è oggi messa in discussione dalle nuove scelte
nazionali in materia energetica (decreto bollette), che hanno modificato le
tempistiche di dismissione delle centrali a carbone. Allo stesso tempo, diversi
elementi indicano che la necessità futura di gas nell’isola potrebbe essere
molto diverso da quello che ci dice Enura/Snam nel suo progetto.
Un altro elemento controverso è proprio l’allacciamento previsto del gasdotto ad
Eurallumina, che è ora oggetto di una specifica procedura di assoggettabilità
alla Valutazione d’impatto Ambientale (VIA) sulla quale sono state presentate
osservazioni critiche al Mase. Questa viene infatti valutata in un contesto in
cui il principale utilizzatore industriale indicato da Enura/Snam come
destinatario principale del gas è uno stabilimento fermo dal 2009. L’ipotesi di
destinare una parte significativa della nuova infrastruttura al rilancio
dell’impianto di produzione di Eurallumina appare estremamente rischioso.
In tutto questo contesto Arera, l’autorità regolatrice dell’energia, ha
recentemente espresso forti riserve sul piano di metanizzazione della Sardegna,
chiedendo maggiore chiarezza su costi, benefici e prospettive di utilizzo delle
infrastrutture previste. Arera ha evidenziato il rischio che nuovi investimenti
possano risultare sovradimensionati rispetto alla futura domanda di gas, con
conseguenti effetti sulle tariffe energetiche. Una valutazione che mette in
forte discussione la necessità di realizzare nuove opere fossili