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Vacilla il sostegno del Congresso Usa agli aiuti per Israele
Tra le centinaia di ragioni che spingono l’amministrazione Trump a cercare una soluzione rapida della guerra all’Iran – tra tentazioni di “dare un altro colpo” per presentare il fallimento come una mezza vittoria – c’è sicuramente il rapido mutamento del clima politico interno rispetto ai rapporti con Israele. Ieri la […] L'articolo Vacilla il sostegno del Congresso Usa agli aiuti per Israele su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
Democrazia residuale
L’aspetto più pericoloso dell’emendamento Bignami non è l’invenzione di un nuovo trucco, ma il tentativo di legalizzare e rendere permanente una patologia che sta già divorando la democrazia italiana da oltre vent’anni. Il Parlamento attuale è un’assemblea di nominati, un corpo estraneo al Paese reale, alla rappresentatività, plasmato dal cinismo del Rosatellum e dei suoi disastrosi predecessori. Ma mentre l’opinione pubblica percepisce giustamente questo declino come una stortura da correggere, la proposta di Fratelli d’Italia puntava a trasformare la patologia in sistema, istituzionalizzando l’esproprio della sovranità popolare, invece di restituire ai cittadini il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti. Avrebbe legalmente blindato e istituzionalizzato l’esistenza di una stirpe (già) “eletta”. L’introduzione delle preferenze solo “dal secondo nome in giù” non sarebbe stata una concessione alla democrazia, ma una foglia di fico per poter dire: “Il popolo ora sceglie”, mentre i seggi sicuri restavano di proprietà delle segreterie. Questo meccanismo avrebbe spaccato il Parlamento in due: da una parte l’aristocrazia dei nominati, dall’altra la manovalanza, i numeri. I primi avrebbero esercitato il mandato nel nome del capo, mentre gli altri, agognando conferme, li avrebbero solo stupidamente seguiti. Normalizzare tale sistema avrebbe significato cancellare la possibilità  stessa di invertire la tendenza al sacrificio della rappresentanza. La bocciatura alla Camera, anche se per un solo voto, ha per ora fermato la mano bieca di chi voleva codificare la sottomissione degli eletti e l’inutilità degli elettori, ma il pericolo resta ed è il tentativo di trasformare un abuso consolidato nella regola definitiva della Repubblica.     Gregorio De Falco
July 15, 2026
Pressenza
L’indegno scaricabarile europeo sul bando ai prodotti delle colonie israeliane
All’indomani della riunione del Consiglio degli Esteri dell’UE, la questione dell’interruzione del commercio con le colonie israeliane resta sospesa nel vuoto. Da un lato, diversi Stati membri sollecitano la Commissione a presentare una proposta formale; dall’altro, l’esecutivo europeo rinvia ogni decisione all’orientamento che emergerà tra i Ventisette. Il risultato è uno stallo istituzionale che, di fatto, conferma l’immobilismo europeo di fronte alle violazioni israeliane del diritto internazionale. Nel frattempo, Tel Aviv continua ad approvare nuovi piani di espansione degli insediamenti, mentre l’UE discute della natura giuridica delle eventuali misure sui beni prodotti nelle colonie: i Paesi favorevoli allo stop sostengono che si tratti di una questione commerciale, approvabile a maggioranza qualificata, mentre altri la qualificano come una decisione di politica estera, soggetta all’unanimità. In questo quadro spicca la contraddittorietà della posizione di Tajani, che da un lato non esclude il sostegno dell’Italia allo stop al commercio con le colonie e dall’altro sostiene che la misura debba essere approvata all’unanimità. La riunione del Consiglio Affari Esteri dell’UE del 13 luglio si è conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Al centro delle discussioni vi era il cosiddetto “documento delle opzioni” presentato dalla Commissione europea la scorsa settimana. Il testo non è pubblico, ma il suo contenuto è stato ricostruito da Euronews, che afferma di averne visionato una copia. Il documento, lungo due pagine, non costituisce una proposta formale, ma delinea tre possibili opzioni per intervenire sul commercio con le colonie israeliane: imporre una licenza di importazione alle aziende che acquistano beni provenienti dagli insediamenti, aumentare le tariffe doganali fino a renderne economicamente proibitiva l’importazione oppure vietare del tutto il commercio. Al termine della riunione, l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha dichiarato che «l’opzione che ha ottenuto il maggior sostegno» è proprio quest’ultima. «Maggior sostegno», tuttavia, non significa maggioranza. Nonostante «tutti i 27 Stati membri concordano sul fatto che gli insediamenti israeliani siano illegali secondo il diritto internazionale», come rimarcato da diverse risoluzioni dell’ONU e di tribunali internazionali, al termine della riunione solo 11 Paesi – tra cui Belgio, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svezia – si sarebbero espressi a favore del divieto totale delle importazioni provenienti dalle colonie israeliane, mentre 8 si sarebbero opposti e altri 8 non avrebbero preso posizione. Sul tavolo continua a mancare una proposta formale della Commissione, passaggio necessario perché il Consiglio possa pronunciarsi sulla questione. Se da una parte diversi governi continuano a sollecitare l’esecutivo europeo a presentare una proposta, dall’altra la Commissione pare prendere tempo e attendere che il Consiglio raggiunga una quadra. In mezzo a questo scaricabarile di responsabilità, Kallas ha annunciato che i ministri dei Ventisette hanno incaricato gli ambasciatori del Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti, di proseguire l’esame delle opzioni elaborate dalla Commissione, rinviando così ulteriormente l’eventuale avvio dei negoziati su una misura specifica. Il nodo cruciale emerso dalla riunione di ieri riguarda l’inquadramento giuridico dell’eventuale proposta della Commissione. Quando presenta un atto legislativo, l’esecutivo europeo ne individua infatti la base giuridica. Nel caso del commercio con le colonie israeliane, la misura potrebbe essere qualificata come una questione di politica estera oppure di politica commerciale. Nel primo caso sarebbe necessaria l’unanimità dei Ventisette, che al momento pare lontana; nel secondo basterebbe invece la maggioranza qualificata, pari ad almeno 15 Stati membri rappresentanti il 65% della popolazione dell’UE, soglia che secondo diversi osservatori potrebbe essere raggiunta. Il dibattito giuridico si è così rapidamente trasformato in uno scontro politico: gli Stati favorevoli a misure contro le colonie sostengono che la questione rientri nella politica commerciale, mentre quelli contrari ritengono che abbia natura di politica estera. La Commissione stessa ritiene che sarebbe necessaria l’unanimità, mentre Kallas ha riferito che il Servizio giuridico del Consiglio ritiene applicabile la procedura a maggioranza qualificata. In questo dibattito spicca la posizione di Tajani, che pare volere tenere i proverbiali due piedi in una scarpa: il titolare della Farnesina ha mostrato parziale apertura all’eventuale introduzione di un blocco totale del commercio con le colonie israeliane, ma ha sostenuto che una simile misura dovrebbe essere approvata all’unanimità, requisito che condannerebbe una eventuale proposta a una quasi inevitabile bocciatura. Allo stato attuale, lo stallo sembra destinato a protrarsi. Sebbene Kaja Kallas non abbia escluso la convocazione di riunioni straordinarie, il prossimo Consiglio Affari Esteri è previsto per il 12 ottobre, a sole due settimane dalle elezioni politiche in Israele. La concomitanza dei due appuntamenti rischia di complicare ulteriormente il dossier: non è infatti escluso che alcuni Stati membri preferiscano attendere l’esito del voto prima di affrontare la questione del commercio con le colonie. Nel frattempo, Israele continua ad approvare nuovi piani di espansione degli insediamenti. Domenica 12 luglio il governo israeliano ha dato il via libera alla costruzione di 450 abitazioni nel quartiere palestinese di Umm Lison, nella Gerusalemme Est occupata, rilanciando un progetto rimasto fermo per oltre due anni a causa di problemi infrastrutturali.   L'Indipendente
July 15, 2026
Pressenza
CUBA: ONU APPROVA IL DIBATTITO CONTRO IL BLOQUEO. L’ITALIA SI ASTIENE. “UN VOTO VERGOGNOSO, I CUBANI CI HANNO AIUTATI DURANTE IL COVID”
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’apertura di un dibattito urgente richiesto da Cuba contro l’embargo Usa in vigore da oltre 60 anni. È la prima volta che Cuba ricorre a questo meccanismo straordinario previsto dall’Onu e diverso dalla votazione annuale di ottobre. La votazione autorizza un dibattito sulla «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Usa contro Cuba». Solo 9 i paesi contrari: Usa, Israele, Argentina, Costa Rica, Marocco, Repubblica Ceca, Macedonia del Nord, Paraguay e Ucraina. 136 paesi hanno votato invece a favore, mentre sono stati 30 gli astenuti. Tra questi ultimi il governo italiano. “Dal 1994 l’Italia aveva sempre votato contro il bloqueo. All’epoca si astenne il governo Berlusconi. Questa volta si astiene l’Italietta della Meloni e di Tajani. Un voto vergognoso se pensiamo a quello che hanno fatto i medici italiani in Italia, non solo durante il Covid ma tuttora in Calabria. Questo è il ringraziamento del governo italiano a chi, nel momento del bisogno, ci ha teso una mano”. Con queste parole Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba ha commentato, su Radio Onda d’Urto, l’astensione italiana al voto. “Il governo di Giorgia Meloni e Antonio Tajani ancora una volta dimostra di essere tra quelli più allineati con la presidenza fascista di Donald Trump, mentre la stragrande maggioranza dei paesi del Pianeta, compresa la maggioranza dei paesi dell’Ue hanno votato a favore di Cuba”, afferma Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. “Il governo italiano ha tradito Cuba, il paese che più ci ha aiutati durante la pandemia mandando medici e personale sanitario in Italia per darci una mano durante la pandemia. Il ringraziamento del nostro governo è non schierarsi per la fine del blocco”, denuncia il segretario di Rifondazione ai nostri microfoni. Nel frattempo le autorità cubane hanno annunciato di aver ripristinato oltre il 30% della fornitura di energia elettrica all’Avana, dopo l’ennesimo blackout nazionale, in un contesto di crisi energetica legata all’infame embargo petrolifero Usa, inasprito da gennaio 2026. Si tratta del terzo blackout negli ultimi sei mesi e dell’ottavo dalla fine del 2024. La trasmissione di Radio Onda d’Urto con gli interventi di Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica.
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Cuba, un’altra votazione all’Onu contro il blocco
Il membro dell’Ufficio Politico e Ministro delle Relazioni Estere di Cuba Bruno Rodríguez Parrilla ha annunciato durante una conferenza stampa che il prossimo 7 luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale sarà dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba intitolata  “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.”  I Paesi rappresentati all’ONU saranno chiamati a esprimere il loro voto al riguardo. “Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo carattere aggressivo ed extraterritoriale”, ha denunciato il Ministro degli Esteri cubano durante la sua conferenza stampa. Bruno Rodriguez Parrilla ha ricordato che Cuba, assieme al resto degli Stati membri dell’ONU, denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti, che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del diritto internazionale. Nelle oltre trenta volte che Cuba ha presentato questa risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la stragrande maggioranza dei Paesi aderenti all’ONU ha votato a favore della fine del blocco statunitense, ma nonostante la volontà espressa dalla comunità internazionale il blocco continua e anzi viene costantemente ampliato da ulteriori misure introdotte dalla Casa Bianca. A tale proposito occorre ricordare l’ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio, il quale aggiunge alle centinaia di sanzioni contro Cuba anche il divieto di commercio di petrolio e dei suoi derivati con l’isola. Di fronte alla compattezza della comunità internazionale nel rifiutare il blocco contro Cuba dalla Casa Bianca è stata organizzata una vera e propria campagna di pressione nei confronti delle cancellerie dei Paesi rappresentati all’ONU per impedire che si celebri la sessione del 7 luglio. Inoltre vengono fatte pressioni affinché il loro voto sia sfavorevole a Cuba. Il ministro ha denunciato l’intensa offensiva diplomatica che si sta svolgendo in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. “La missione permanente degli Stati Uniti a New York presso la sede delle Nazioni Unite, in altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento della sessione del 7 luglio”. A tale proposito ha detto che stanno circolando clandestinamente  documenti degli Stati Uniti che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del mondo. Il documento intitolato “It’s time for change in Cuba” (È tempo di cambiamento a Cuba) sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e all’instabilità regionale e integra l’Ordine Esecutivo 14404. Nel testo è scritto che “Il regime deve riformarsi, deve cambiare. Non votate la sua propaganda”, Lo scopo è chiaramente quello di modificare  le intenzioni di voto dei rappresentanti all’ONU portando avanti al tempo stesso la narrazione imposta dagli Stati Uniti con la complicità dei suoi giullari presenti in molti mezzi di informazione, secondo cui tutti i problemi di Cuba sono riconducibili all’inefficienza del governo de L’Avana. Inoltre si sottolinea un’altra volta, in modo del tutto calunnioso, che Cuba è parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina, strategia già usata negli anni scorsi dalla Casa Bianca per convincere i sostenitori di Kiev a votare contro la risoluzione. Durante la conferenza stampa,  Rodríguez Parrilla ha respinto con fermezza la minaccia militare degli Stati Uniti  contro Cuba, che ha definito  “un Paese del Sud”. Ha inoltre ribadito che “a Cuba non vi sono basi militari straniere e che il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario”. L’unica base straniera che usurpa il territorio cubano è la base statunitense occupata illegalmente a Guantánamo. Tutte queste azioni di pressioni dimostrano come alla Casa Bianca, tutto sommato, temono la votazione che ogni anno certifica il rifiuto generale di questa forma di pressione contro Cuba, che mette a rischio la vita di un intero popolo solo per i capricci degli Stati Uniti. Questi non hanno mai accettato che l’isola diventasse un territorio libero e fuori dal loro controllo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 2, 2026
Pressenza
PERÙ: SCONTRO SUL RISULTATO DELLE ELEZIONI. CONTESTATI I VOTI ALL’ESTERO PER LA FUJIMORI
A scrutinio quasi ultimato, Keiko Fujimori raccoglie il 50,107% dei voti e supera per un centesimo di percenutale Roberto Sánchez, che ottiene il 49,893% al ballottaggio delle elezioni in Perù. Fujimori mantiene un vantaggio di appena 37mila voti su Sánchez. Nonostante ciò, il risultato definitivo resta in sospeso in attesa della decisione sulle ultime schede osservate e impugnate. Secondo l’Ufficio nazionale dei processi elettorali (ONPE), restano ancora 572 verbali da esaminare. Il contenzioso prosegue anche sul piano legale. Il Giurì nazionale delle elezioni (JNE) ha accettato di esaminare una richiesta presentata da Juntos por el Perú per annullare 647 seggi elettorali allestiti in tre città degli Stati Uniti. Mentre Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, ha trovato uno dei suoi principali sostegni tra i peruviani residenti all’estero, Sánchez ha ottenuto risultati migliori all’interno del Paese, soprattutto nelle aree rurali e tra i ceti popolari. A ribaltare l’esito del ballottaggio, è stato proprio il voto dei peruviani all’estero. L’onda della destra sta travolgendo il Sud America: con il Perù, nel caso la vittoria sia assegnata alla Fujimori, salgono a dieci i paesi latinoamericani governati da una destra più o meno estrema, e, stando ai sondaggi, potrebbero salire a undici dopo il ballottaggio di domenica prossima in Colombia. Ne parliamo con Andrea Rivas esperto di Americalatina. Ascolta o scarica  
June 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Modifiche Norme Tecniche, la Delibera con le controdeduzioni che andrà al voto dell’Assemblea Capitolina
Il 12 giugno 2026 la Giunta Gualtieri ha approvato la Proposta di delibera di controdeduzioni relative alla variante delle Norme Tecniche Attuative del Piano Regolatore Generale del 2008 (1). Le Norme Tecniche di Attuazione contenute nel PRG definiscono le regole che stabiliscono diritti e doveri della proprietà immobiliare in funzione delle trasformazioni edilizie e urbanistiche della città e del territorio. L’11 dicembre 2024 l‘Assemblea Capitolina aveva adottato la variante con le modifiche alle Norme Tecniche (2), che riguardava circa 62 articoli e un totale di circa 250 commi modificati, abrogati o aggiunti al PRG vigente. Modifiche che Carteinregola aveva analizzato sollevando numerose obiezioni, alcune che erano state oggetto di emendamenti approvati dall’Assemblea Capitolina, altre ignorate (3) e poi diventate oggetto delle osservazioni che la nostra associazione ha inviato agli uffici comunali (4). In questo anno e mezzo tutte le “1.075 osservazioni provenienti da associazioni, comitati, ordini professionali, gruppi consiliari, uffici di Roma Capitale, altri enti e singoli cittadini” sono state esaminate dagli uffici comunali per valutarne l’ammissibilità. Riferisce il comunicato comunale (1) che “si sono tenuti tavoli di confronto tecnico con tutti gli enti e le istituzioni competenti, in particolare con la Soprintendenza di Stato e la Sovrintendenza Capitolina, al fine di garantire un maggiore equilibrio e coerenza del testo, armonizzando le Norme con la normativa vigente e con le esigenze di tutela del patrimonio storico e paesaggistico della città“, uno dei temi su cui si erano addensate le critiche di molte associazioni e su cui faremo degli approfondimenti. La Delibera con le controdeduzioni alle osservazioni pervenute approvata dalla Giunta è stata ora “trasmessa ai Municipi ed alla Commissione Urbanistica, per l’espressione del parere di competenza” in vista della “prossima approvazione in Aula Giulio Cesare” che “chiuderà l’iter amministrativo iniziato a fine 2024 e le nuove Norme Tecniche saranno pienamente attuative“. Sono stati ora inseriti nella sezione del sito comunale alla voce “ODG e Proposte dell’Assemblea Capitolina” gli atti approvati dalal Giunta, che si possono scaricare in calce. (AMBM) 85a Proposta (D.G.C. n. 50 dell’11 giugno 2026) Controdeduzioni alle osservazioni presentate alla Deliberazione di A.C. n.169/2024 e contestuale approvazione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n.1150/42 e dell’art.9 comma 61- 62 della L.R. n.19/2022, della variante parziale alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale vigente, approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008 scarica VARIANTE PARZIALE ALLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE Deliberazione di Assemblea Capitolina n.169 dell’11.12.2024 CONTRODEDUZIONI RC.2026.18126 1. RELAZIONE ALLE CONTRODEDUZIONI – ALLEGATI RC.2026.18126.A1 * 1.1 Quadro riepilogativo osservazioni * 1.2 Schede sintetiche delle osservazioni e delle controdeduzioni scarica VARIANTE PARZIALE ALLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE Deliberazione di Assemblea Capitolina n.169 dell’11.12.2024 CONTRODEDUZIONI 2. RELAZIONE OSSERVAZIONI D’UFFICIO RC.2026.18126.A2 scarica VARIANTE PARZIALE ALLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE Deliberazione di Assemblea Capitolina n.169 dell’11.12.2024 CONTRODEDUZIONI NTA: Articoli modificati a seguito del recepimento delle osservazioni accolte o parzialmente accolte e delle osservazioni d’ufficio RC.2026.18126.A3 scarica Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 giugno 2026 Vai a Modifiche alle NTA del PRG cronologia e materiali NOTE (1) Vedi sul sito istituzionale 12 giugno 2026 Piano Regolatore Generale, Giunta approva nuove norme tecniche attuative (2) Scarica 102a Proposta (Dec. G.C. n. 53 del 13 giugno 2023) Adozione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 1150/1942 e L.R. n. 19/2022, della variante parziale alle Norme Tecniche di Attuazione del PianoRegolatore Generale vigente, approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008. Vai alla sezione (in progress) con il confronto tra il testo delle NTA del 2008, quello della Delibera di Giunta del 13 giugno 2023, e quello adottato dall’Assemblea Capitolina l’11 dicembre 2024 dopo l’approvazione di decine di emendamenti) (3) Norme tecniche del PRG: le modifiche da bocciare (per 7 e più buoni motivi) 8 aprile 2025 (4) Vai a Modifiche alle NTA del PRG: le osservazioni di Carteinregola 2025
June 18, 2026
carteinregola
Nuovi OGM, no alla deregulation
Ieri ha votato la Commissione ENVI. La deregulation è passata in pochi minuti. Il testo approvato elimina: * l’etichettatura obbligatoria per i consumatori * molti controlli scientifici di sicurezza * le tutele sui brevetti delle sementi, aprendo la strada alle grandi multinazionali (Bayer-Monsanto, Corteva, Syngenta, BASF) Il voto è durato appena 10 minuti perché è stata scelta una procedura che ha impedito di votare i singoli emendamenti. Oggi manifestazione davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo. Domani, 17 giugno, il voto finale al Parlamento Europeo. Fate girare questo messaggio. Fate sentire la vostra voce! Partecipate: https://www.blacked-out-ingredients.eu/it/start/ Lapo Cianferoni, ex presidente della Società Biodinamica   Redazione Italia
June 16, 2026
Pressenza
2 GIUGNO: VUOTO POLITICO, ASTENSIONISMO, DIRITTI NEGATI. COME È CAMBIATA LA PARTECIPAZIONE POLITICA DELLE DONNE A OTTANT’ANNI DAL PRIMO VOTO
Le donne in Italia votarono per la prima volta il 10 marzo 1946 in occasione delle elezioni amministrative. Pochi mesi dopo, il 2 giugno 1946, parteciparono in massa al Referendum istituzionale e alle elezioni per l’Assemblea Costituente. Fu l’inizio del suffragio universale per l’Italia. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, votarono circa 12 milioni di donne. Era il primo ingresso nello spazio pubblico di un Paese che fino a pochi anni prima le voleva relegate nello spazio domestico. E alle urne ci andarono in massa, più degli uomini. Esse rappresentarono oltre il 50% del corpo elettorale, partecipando con un’affluenza straordinaria e contribuendo in modo determinante alla vittoria della Repubblica. Questo evento storico, effetto anche del ruolo di primo piano che le donne avevano assunto nelle lotte per pane e diritti, compresa la lotta di liberazione partigiana durante la seconda guerra mondiale, permise per la prima alle donne italiane di votare e di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. Le premesse, però, non si sono realizzate. L’affluenza femminile è passata dal 94% delle politiche del 1958 al minimo storico del 62,2% alle elezioni politiche del 2022 (gli uomini sono stati il 65,7%). Il paradosso si è concretizzato nel fatto che ad eleggere la prima premier donna in Italia è stato l’elettorato maschile. Fratelli d’Italia ha registrato una percentuale di consensi più alta tra gli uomini rispetto alle donne. Le analisi di flusso hanno evidenziato che il partito ha raccolto il 28% delle preferenze maschili contro il 24% di quelle femminili. Il peso maggiore dell’astensionismo si continua a concentrare ancora oggi nel Sud, nelle province, nei piccoli comuni, tra le donne più anziane e con minore istruzione. Le mancate attenzioni delle istituzioni su lavoro, diritti, istanze sociali ha fatto sì che la partecipazione politica abbia perso di significato. E’, oggi come allora, una questione di genere e classe? Cosa è cambiato dopo 80 anni? Radio Onda d’Urto ha affrontato il tema e posto queste domande a Francesca Garisto, avvocata, penalista, particolarmente impegnata nella difesa in giudizio delle donne vittime della violenza maschile, e Vicepresidente fella casa  Delle Donne Maltrattate di Milano, il primo centro antiviolenza nato in Italia. Con Lei, Leopoldina Fortunati, teorica femminista, già militante di Lotta Femminista e del movimento per il Salario al Lavoro Domestico. Fu tra le prime studiose a occuparsi del rapporto tra donne, lavoro e tecnologie. Ha insegnato Sociologia della Comunicazione e della Cultura all’Università di Udine, ed è autrice de L’arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale. Buon ascolto. Ascolta o scarica.
June 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Quanta democrazia ci sarà nelle urne future?
due articoli di Franco Astengo e di Mario Sommella La democrazia piegata a colpi di maggioranza La nuova legge elettorale della destra e il grande inganno contro i cittadini di Mario Sommella Ogni volta la stessa scena. Cambiano i governi, cambiano i partiti, cambiano gli slogan, ma il vizio resta identico: riscrivere la legge elettorale sulla base della convenienza del