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Le forme che assume la colonia. La storia della Sicilia e la necessità del mito della Mafia per il rinnovarsi del classismo su matrice etnica.
Ad Harraga – in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 – continuiamo a parlare di colonia raccontandola, anche, a queste latitudini. Una colonia interna che, per mantenere in piedi uno stato nazione, si avvale dei suoi poteri predatori sui territori di confine. Quale periferia migliore di un’isola di frontiera come la Sicilia? Terreno da cui estrarre materie prime ma sul quale anche costruire mitologie di “barbarie” locali per le quali si pongono necessarie delle salvifiche azioni dello Stato. Con due compagni siciliani presentiamo la rivista Il Movente e i suoi concetti chiave. Concetti che ci aiutano ad entrare nel profondo di dicotomie o stereotipi tanto diffusi anche al Nord. Mafia e Anti-Mafia a guardarli nella loro genealogia e nella loro potenza nello smuovere immaginari, paure e “coscienze”, altro non appaiono che strumenti mitologici in mano allo Stato per porsi salvifico rispetto a una brutalità indigena; apparentemente in perenne agguato. Sappiamo bene quali orrori torturatori abbia prodotto il mito dell’antimafia e non è mai troppo tardi per risalire il fiume della storia e narrare come la repressione simbolica e materiale agisca, e abbia agito, in Sicilia. Approfittiamo di questa puntata per portare la nostra solidarietà ax compagnx imputatx nell’operazione Ipogeo che tra pochi giorni vedranno la chiusura, con sentenza, del primo grado del processo a loro carico.
September 12, 2026
Radio Blackout - Info
Le forme che assume la colonia. La storia della Sicilia e la necessità del mito della Mafia per il rinnovarsi del classismo su matrice etnica.
Ad Harraga – in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 – continuiamo a parlare di colonia raccontandola, anche, a queste latitudini. Una colonia interna che, per mantenere in piedi uno stato nazione, si avvale dei suoi poteri predatori sui territori di confine. Quale periferia migliore di un’isola di frontiera come la Sicilia? Terreno da cui estrarre materie prime ma sul quale anche costruire mitologie di “barbarie” locali per le quali si pongono necessarie delle salvifiche azioni dello Stato. Con due compagni siciliani presentiamo la rivista Il Movente e i suoi concetti chiave. Concetti che ci aiutano ad entrare nel profondo di dicotomie o stereotipi tanto diffusi anche al Nord. Mafia e Anti-Mafia a guardarli nella loro genealogia e nella loro potenza nello smuovere immaginari, paure e “coscienze”, altro non appaiono che strumenti mitologici in mano allo Stato per porsi salvifico rispetto a una brutalità indigena; apparentemente in perenne agguato. Sappiamo bene quali orrori torturatori abbia prodotto il mito dell’antimafia e non è mai troppo tardi per risalire il fiume della storia e narrare come la repressione simbolica e materiale agisca, e abbia agito, in Sicilia. Approfittiamo di questa puntata per portare la nostra solidarietà ax compagnx imputatx nell’operazione Ipogeo che tra pochi giorni vedranno la chiusura, con sentenza, del primo grado del processo a loro carico.
September 12, 2026
Radio Blackout - Podcast
Le forme che assume la colonia. La storia della Sicilia e la necessità del mito della Mafia per il rinnovarsi del classismo su matrice etnica.
Ad Harraga – in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 – continuiamo a parlare di colonia raccontandola, anche, a queste latitudini. Una colonia interna che, per mantenere in piedi uno stato nazione, si avvale dei suoi poteri predatori sui territori di confine. Quale periferia migliore di un’isola di frontiera come la Sicilia? Terreno da cui estrarre materie prime ma sul quale anche costruire mitologie di “barbarie” locali per le quali si pongono necessarie delle salvifiche azioni dello Stato. Con due compagni siciliani presentiamo la rivista Il Movente e i suoi concetti chiave. Concetti che ci aiutano ad entrare nel profondo di dicotomie o stereotipi tanto diffusi anche al Nord. Mafia e Anti-Mafia a guardarli nella loro genealogia e nella loro potenza nello smuovere immaginari, paure e “coscienze”, altro non appaiono che strumenti mitologici in mano allo Stato per porsi salvifico rispetto a una brutalità indigena; apparentemente in perenne agguato. Sappiamo bene quali orrori torturatori abbia prodotto il mito dell’antimafia e non è mai troppo tardi per risalire il fiume della storia e narrare come la repressione simbolica e materiale agisca, e abbia agito, in Sicilia. Approfittiamo di questa puntata per portare la nostra solidarietà ax compagnx imputatx nell’operazione Ipogeo che tra pochi giorni vedranno la chiusura, con sentenza, del primo grado del processo a loro carico.
September 12, 2026
Radio Blackout
“Eroi antimafia”, saldi di fine stagione
Lirio Abbate, una vita al gruppo Gedi, ha scritto su Repubblica e L’Espresso inchieste sulla mafia e anche su Berlusconi, va a fare il vice-direttore a Il Giornale, quello che fu di Sallusti, Feltri e oggi diretto da quel fenomeno di Tommaso Cerno. i non è più proprietà berlusconiana ma […] L'articolo “Eroi antimafia”, saldi di fine stagione su Contropiano.
July 10, 2026
Contropiano
I Comuni contro le mafie
Legalità, beni confiscati e intimidazioni agli amministratori: i numeri dell’impegno dei Comuni contro le mafie Sono oltre 1.100 i Comuni italiani destinatari di beni confiscati alla criminalità organizzata, insieme a 7 Città metropolitane coinvolte nella gestione e nel riutilizzo sociale degli immobili sottratti alle mafie. È uno dei dati più significativi elaborati dall’Area Sicurezza e Legalità di Anci e presentati nel corso della 28esima puntata di “Fuori dal Comune”, la trasmissione di Radio Rai Gr Parlamento realizzata in collaborazione con l’Anci, dedicata questo sabato al ruolo dei territori nella lotta alla mafia. Secondo i dati aggiornati al 21 maggio 2026 della piattaforma unica dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, il Comune con il maggior numero di beni destinati è Palermo con 1.217 immobili e terreni confiscati. Seguono Roccella Valdemone con 284 beni, Reggio Calabria con 252, Castelvetrano con 235, Roma con 221 e Milano con 211. I beni confiscati vengono utilizzati soprattutto per progetti con il Terzo Settore, emergenza abitativa, agricoltura sociale, tutela ambientale, servizi contro fragilità e disagio sociale e sostegno alle donne vittime di violenza. Per l’Anci non si tratta soltanto di patrimoni immobiliari, ma di strumenti di sviluppo locale, welfare e inclusione sociale. Particolarmente delicata resta la situazione dei piccoli Comuni: circa 880 enti destinatari di beni confiscati dispongono infatti di strutture amministrative ridotte, mentre quasi 230 sono Comuni capofila dei Piani di Zona sociale. Tra le criticità più segnalate emergono il cattivo stato di conservazione degli immobili, la carenza di risorse per ristrutturazioni e recuperi, la complessità burocratica e la difficoltà nell’individuare soggetti gestori. Sul fronte della sicurezza degli amministratori locali, nei primi sei mesi del 2025 sono stati registrati 299 atti intimidatori contro sindaci e amministratori, con una diminuzione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le regioni più colpite risultano Lombardia con 50 episodi, seguita da Sicilia e Calabria. Secondo l’Anci il fenomeno interessa ormai tutto il territorio nazionale e non è riconducibile esclusivamente alle mafie, ma anche a tensioni sociali, conflitti locali e fragilità economiche. Per rafforzare il sostegno agli enti locali, su proposta dell’Anci è stato istituito un Fondo nazionale per la promozione della legalità e il supporto agli amministratori vittime di intimidazioni, rifinanziato per il 2025 e il 2026 fino a 6 milioni di euro annui. Nel solo 2025 il riparto ha riguardato 454 Comuni e 5 Province. Tra le iniziative promosse dall’Anci figurano inoltre il gruppo di lavoro nazionale costituito nel 2024 con grandi città impegnate sul tema dei beni confiscati, la realizzazione di un vademecum operativo per i Comuni e le campagne territoriali e social dedicate alla cultura della legalità, tra cui #RinasciLegale. Le testimonianze dei sindaci intervenuti durante la puntata Ad aprire la puntata è stato il responsabile dell’Area Sicurezza e legalità dell’Anci, Antonio Ragonesi, che ha fatto il punto sull’impegno dell’Anci nella gestione dei beni confiscati e nel supporto ai Comuni impegnati nel contrasto alle mafie. “I beni confiscati vanno restituiti alla collettività e trasformati in strumenti di sviluppo sociale e opportunità per i territori”, ha spiegato Ragonesi. Da Pollica il sindaco Stefano Pisani ha ricordato l’eredità civile e amministrativa lasciata da Angelo Vassallo. “La morte di Angelo è diventata uno strumento di grande potenza per le scelte del territorio”, ha spiegato Pisani, sottolineando che “la comunità ha reagito trasformando il dolore in partecipazione civica. Abbiamo trasferito alle nuove generazioni l’idea che si possa costruire sviluppo nella legalità e nell’amore per la propria terra”. Il sindaco ha poi evidenziato che “il valore del presidio del territorio e dell’economia sana sono strumenti di contrasto all’illegalità. Chi ha ucciso Angelo pensava di abbattere un baluardo, invece ha rafforzato nei cittadini la volontà di difendere il territorio”. Da Caltagirone il sindaco Fabio Roccuzzo ha raccontato il lavoro portato avanti sul fronte della memoria civile e dell’educazione alla legalità. “La cultura antimafia si costruisce dal basso, spiegando ai ragazzi che cos’è davvero la mafia e quanto sia subdola. Trasformare un un bene confiscato in un luogo dedicato alla cultura dell’antimafia è il modo migliore per  mantenere viva la memoria di Falcone, Borsellino e delle vittime delle mafie. Possiamo sperare in una società migliore, combattendo allo stesso tempo anche il disagio economico e il lavoro precario nei territori più fragili”. Da Avola la sindaca Rossana Cannata ha posto l’attenzione sul rapporto tra legalità, libertà di stampa e formazione delle nuove generazioni, ricordando la figura del giornalista Giuseppe Fava. “Fare memoria è un dovere delle istituzioni – ha dichiarato Cannata – per questo abbiamo deciso di intitolare una struttura sportiva a Pippo Fava. Lo sport può diventare un antidoto alla mafia, per il valore educativo delle iniziative rivolte ai giovani. Vedo una Sicilia che reagisce, che si riscatta e che vuole lasciarsi alle spalle gli anni più bui”, ha concluso. Nel corso della trasmissione è intervenuto anche il sindaco di Nettuno Nicola Burrini, che ha richiamato il valore della trasparenza amministrativa e della ricostruzione della fiducia pubblica dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. “La legalità si ricostruisce ogni giorno attraverso la presenza delle istituzioni e la partecipazione dei cittadini”, ha spiegato Burrini, sottolineando “il grande lavoro che stiamo portando avanti sul fronte della trasparenza amministrativa e del recupero del rapporto con la comunità locale. Solo rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni si può contrastare davvero il radicamento della criminalità nei territori”, ha aggiunto. La sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra ha invece evidenziato il ruolo della prevenzione culturale e del coinvolgimento delle nuove generazioni. “Le mafie si contrastano costruendo comunità consapevoli. Il lavoro svolto dal Comune attraverso scuole, associazioni e percorsi di educazione civica è fondamentale così come importantissimo è l’utilizzo sociale dei beni confiscati e del welfare territoriale come strumenti di inclusione e presidio democratico. La partecipazione civica – ha sottolineato – è il primo antidoto contro ogni forma di infiltrazione criminale”. Da Spino d’Adda il sindaco Enzo Galbiati ha raccontato l’esperienza del recupero di immobili confiscati alla criminalità di un piccolo comune, organizzata e restituiti alla collettività attraverso progetti sociali e di welfare territoriale. “Restituire questi beni ai cittadini significa trasformare luoghi simbolo dell’illegalità in opportunità concrete per il territorio. Anche i piccoli comuni del Nord siano chiamati a confrontarsi con il fenomeno delle infiltrazioni mafiose. Per questo la sfida è costruire comunità più forti e consapevoli, capaci di difendere legalità e coesione sociale”, ha concluso.   Redazione Italia
May 23, 2026
Pressenza
Strage di Capaci. Il 23 maggio dell’antimafia sociale
Il 23 maggio ricorre il trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. A Palermo, ogni anno, si tengono varie iniziative istituzionali e scolastiche, … Leggi tutto L'articolo Strage di Capaci. Il 23 maggio dell’antimafia sociale sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Memoria e impegno per le vittime innocenti delle mafie
XXXI Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie Il 21 marzo è Memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie. Persone rese vittime dalla violenza mafiosa che rappresentano storie, scelte e impegno. Lo stesso impegno che viene portato avanti dalle centinaia di familiari che camminano con Libera e che ne costituiscono il nucleo più profondo ed essenziale, nella continua ricerca di verità e giustizia. Il 21 marzo è ogni giorno per l’Italia che si mobilita – coinvolgendo le scuole, le università, il mondo del lavoro, l’associazionismo, le istituzioni – e scende in piazza per ricordare le vittime innocenti delle mafie. La Giornata, istituita con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017, nasce nel 1996 in Campidoglio, quando venne letto per la prima volta l’elenco delle vittime innocenti, curato da Saveria Antiochia, madre di Roberto Antiochia. Dopo l’esperienza del 2025 a Trapani e in tutta la Sicilia, e a dieci anni dalla Giornata nazionale di Messina nel 2016, Libera sceglie di tornare al Nord per la XXXI edizione della Giornata della memoria e dell’impegno. La città che ospiterà l’iniziativa nazionale è Torino e sarà coinvolto tutto il territorio del Piemonte, un luogo che ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo della nostra rete associativa. Lo slogan scelto, “Fame di verità e giustizia”. Rigenerare legami, per costruire un futuro senza mafie e corruzione, collega la Giornata alla piattaforma politica del trentennale di Libera, lanciata nel maggio 2025, che trova nel 21 marzo di Torino un punto di approdo. Dopo il corteo che partirà da Piazza Solferino alle 9:00 i manifestanti si ritroveranno a Piazza Vittorio, dove alle 11:00 inizierà la lettura degli oltre 1000 nomi delle vittime innocenti. 1117 i nomi che leggeremo in questa XXIX edizione. Un elenco che nel tempo è diventato sempre più lungo e che testimonia che le mafie non hanno riguardo nei confronti di coloro che vengono uccisi e neanche del dolore di quelli che restano. A seguire l’intervento di Luigi Ciotti, Presidente di Libera.  Libera in Sicilia, che anche quest’anno ha promosso i “100 passi verso il 21 marzo” – quelle iniziative organizzate da associazioni e scuole con l’obiettivo di costruire una partecipazione consapevole alla Giornata – parteciperà alla manifestazione nazionale con una sua delegazione, di cui faranno parte una rappresentanza dell’Istituto Omnicomprensivo “Luigi Pirandello” di Lampedusa e Linosa; le Cooperative di Libera Terra; i Presidi e i Coordinamenti siciliani di Palermo, San Giuseppe Jato, Messina, Ragusa, Catania, Scordia e Siracusa; i ragazzi e le ragazze del Progetto Amunì di Palermo, un percorso realizzato da Libera in collaborazione con gli Uffici del Servizio Sociale per i Minorenni del DGMC, che prevede il coinvolgimento di minori dell’area penale in percorsi di cittadinanza attiva.  In Sicilia, con alle spalle il Vento che semina Giustizia e i bellissimi ricordi della grande manifestazione del 21 marzo 2025 di Trapani, saranno tantissimi, come ogni anno, i luoghi di memoria, inclusi quelli promossi dalla rete siciliana di Libera, che, in sinergia con Torino, ricorderanno le vittime innocenti rinnovando l’impegno nella costruzione di un’alternativa alle mafie e testimoniando da che parte stanno: striscioni e cartelloni esposti alle finestre delle classi, piccole marce nei quartieri o nei cortili delle scuole, tante letture dell’elenco dei nomi, laboratori creativi, e sportivi, spettacoli teatrali, incontri e dibattiti.  La Sicilia sceglie così di essere “luogo di memoria” abbracciando idealmente tutti i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Tra le altre iniziative promosse da Libera in Sicilia ecco quelle messinesi. A Messina e provincia saranno oltre una ventina i Luoghi di memoria promossi dal Presidio di Messina “Nino e Ida Agostino” e dalle organizzazioni delle rete territoriale, con letture dei nomi delle vittime innocenti delle mafie nelle scuole, nelle piazze, nelle sedi sindacali. Tra i tanti istituti scolastici coinvolti segnaliamo: l’IC Evemero da Messina, l’IC G. Catalfamo, l’IC G. Leopardi, l’IC Santa Margherita, l’IC Pace del Mela, l’IIS Verona Trento Majorana, il Liceo Classico F. Maurolico, l’IIS Jaci-Caio Duilio, l’IIS Merendino con la sede di Brolo del Liceo Scientifico Cambridge, l’IIS Sciascia e l’ITIS Torricelli – Tomasi Di Lampedusa di S. Agata di Militello. Infine il neonato Presidio scolastico del Liceo Ainis di Messina “Ignazio Aloisi” promuoverà un momento assembleare di restituzione di tutto il percorso dei “100 passi verso…”, frutto dei laboratori di classe dedicati alla memoria.  Sabato 21 marzo invece più momenti in città e provincia. Due letture a Messina, entrambe alle ore 10:00. La prima presso la Rotatoria dedicata ai Martiri e Vittime della Mafia promossa da Cittadinanzattiva, Kiwanis Club Antonello da Messina, CESV Messina e numerose associazioni, con la partecipazione della Circoscrizione, della Parrocchia e dell’IC Villa Lina Ritiro; la seconda nello “Spazio aperto Cgil Messina” presso la Camera del Lavoro, con un momento di rete cittadina, riflessioni e testimonianze contro le mafie. Sempre in città, presso il bene confiscato di via Catania, gestito da Hic Et Nunc, sono previste attività di lettura e laboratori sulla memoria con il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze dei vari progetti portati avanti dall’Associazione. A Giammoro invece, presso il Campo di Atletica Leggera, l’ASD Indomita Torregrotta e l’Ass. ARKÈ proporranno una mattinata di sport e cittadinanza attiva. L’Azione Cattolica diocesana, come ogni anno, promuoverà, a Messina, la consueta lettura dei nomi in staffetta tra le varie parrocchie aderenti all’iniziativa, mentre a Giardini Naxos, in Piazza Abate Cacciola, a partire dalle ore 11:00, ci sarà un momento aperto alla partecipazione dell’intera cittadinanza, dei suoi rappresentanti istituzionali e delle Associazioni che operano nel territorio, con la lettura del lungo elenco dei nomi. A Rometta Marea, nel pomeriggio, con partenza da Piazza Graziella Campagna alle ore 16:30, avrà luogo un corteo, promosso dall’Amministrazione Comunale, che coinvolgerà attivamente istituzioni, scuole, associazioni, comunità parrocchiali e famiglie, in un percorso comune di riflessione e partecipazione, che si concluderà con la lettura dei nomi. Si chiuderà il 25 marzo, presso lo  Spazio Saraj, bene confiscato alle mafie gestito da Anymore ETS, dove, alle ore 15:30, i ragazzi e le ragazze del Progetto Amunì incontreranno Marco Pandolfo, familiare di vittime innocente di mafia.   Redazione Sicilia
March 21, 2026
Pressenza
L’isola feroce
È stato presentato ieri sera al Laboratorio Andrea Ballarò di Palermo un prezioso libricino autoprodotto con Amazon. L’autore, Giovanni Guadagna, ambientalista e giornalista, appassionato di ecologia urbana e ornitologia, vi racconta, a partire da sé, dalla storia del suo impegno politico e dei suoi sentimenti civili, di un curioso ritrovamento. Nel marzo del 1993, a poco meno di un anno dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, durante una passeggiata in cerca di animali selvatici da fotografare, lepri cinghiali serpi e stormi di passa, in una contrada fra San Giuseppe Jato (il paese di Giovanni Brusca), Piana degli Albanesi e Partinico, in un’area proibita ai giochi dei bambini e nota col pauroso soprannome delle “ossa dei giganti”, l’Autore scopre un  teschio e lo porta subito ai carabinieri che non sembrano, però, appassionarsi troppo al ritrovamento, tanto da non prenderlo in consegna, cosa che suscita indignazione e rabbia nel Nostro. Da una ricerca catastale risulterà poi che nell’ottobre dello stesso anno quel terreno, diviso in due proprietà diverse ma appartenenti ad un’unica famiglia, sarebbe stato acquisito mediante esproprio dal comune di Alcamo, una mossa curiosa e “rapida”, più che una coincidenza fortuita o almeno così sembra… Da questo episodio, il titolo del libro: Come scoprire un cimitero di mafia a San Giuseppe Jato e portarselo a casa. Ma perché scriverne e parlarne a distanza di tanto tempo? Ce lo spiegano Nadia Furnari, fondatrice dell’Associazione Antimafie (al plurale!) Rita Atria, Ciro Troiano, criminologo napoletano emigrato a Milano, prefatore dell’opera, e Roberto Disma, giornalista d’inchiesta che con la Furnari ha spesso collaborato. Questo libro, dalla scrittura scorrevole e discorsiva, che ad ogni pagina ti attrae a proseguire, è mosso, secondo Troiano, dall’ “etica della cura”: cura del territorio e della sua bellezza, deturpata dall’invasione di immondizie e cemento, cura delle relazioni e dei ricordi – come quelli che riportano alla veglia della bara di Borsellino, sotto le luci abbacinanti e surreali delle volte in chiesa, quando il giudice sembrava più tradito e più solo che mai – e cura dello stesso linguaggio, mai caricato dal maltrattamento ideologico o dalla sovraesposizione lessicale adesso di moda. Con una grande attenzione alla scelta delle parole, per cui Natura ha sempre l’iniziale maiuscola in segno di rispetto. È un racconto che si dipana lungo la storia della mafia, da quando essa si distacca dalla soggezione al feudo e si fa moderna, alleandosi alla nascente borghesia isolana, fino alla sua espansione nei vari Nord del Sud, a suon di speculazioni appalti droghe armi e via lucrando. Ma questo racconto non guarda agli eventi con l’occhio degli addetti ai lavori, bensì muove dal vissuto, dal sentimento amaro della violazione del territorio, dall’inconcepibilità della violenza reiteratamente perpetrata. Come si fa a villeggiare e dormire tranquilli nei pressi della “camera della morte” di Sant’Erasmo dove i corleonesi scioglievano i loro nemici nell’acido? – si chiede Furnari – Bisognerebbe organizzare un viaggio di memoria e d’impegno – prosegue – che dai boschi di San Giuseppe Jato, da Rocca Busambra, dove fu ucciso Placido Rizzotto, e da Portella delle Ginestre (molti documenti della sua strage non sono mai stati desecretati!) giunga fino alla sughereta di Niscemi. Qui il Comune ha trovato i fondi per mettere in sicurezza le antenne MUOS della base USA-Nato ma non per proteggere l’abitato civile dalla frana annunciata. Qui la scorsa estate un incendio, presumibilmente doloso e certamente impunito, ha devastato ettari di querceto e commuove visitare quello che poteva e doveva essere un santuario naturale per diventare testimoni della tenacia dolcissima con cui i tronchi arsi buttano ancora gettoni e dal cuore bruciato gemmano verzure. Ecco perché parlarne ancora: perché la mafia non è il passato, non è subcultura, ma è – avverte Troiano – nel più stretto senso antropologico “cultura”, Weltanschauung, visione del mondo, e si espande: la linea della palma sale sempre più verso il Nord, diceva Sciascia; ci lascia basiti l’inchino delle processioni più o meno laiche davanti alle case dei boss persino in Lombardia, mentre ovunque l’acre fumo degli affari ruba l’anima alla Terra, coprendola di scorie tossiche. Ma c’è ancora una ragione, e ben più grave, per cui parlarne: “la mafia da sola non va da nessuna parte” scrive Guadagna; non sarebbe mai sopravvissuta senza collusioni e complicità con i poteri forti dell’economia “legale” e di pezzi dello Stato. A proposito della recente morte di Nitto Santapaola – ricorda Furnari – Claudio Fava ha scritto che il capo defunto “è stato il sacerdote della Catania che contava”, notai avvocati imprenditori e professionisti vari. Il padre, Beppe Fava, fondatore della rivista I Siciliani, aveva denunciato al prezzo della vita i Costanzo e quelli che chiamava “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”, la mafia dei colletti bianchi che aveva in mano l’economia, la politica e tutti i giri di giostra del potere nella capitale etnea. Va smontata, dunque, la narrazione palermocentrica di una mafia attiva solo nella Sicilia occidentale; va smontata e non per quel campanilismo che alla lunga è filomafioso, ma per dovere di consapevolezza storica e politica. A Barcellona Pozzo di Gotto, ad esempio, un bene confiscato alla mafia è stato di recente affidato agli stessi mafiosi; infiltrazioni sono notevoli nel sud dell’isola, quello delle raffinerie di Gela, Augusta e Priolo e del caporalato che recluta migranti nei campi e nelle serre di Vittoria. Ma soprattutto la mafia è sopravvissuta e sopravvive per la complicità di parte delle istituzioni, per la contiguità di certi settori dell’antimafia. Spesso siamo tornati a parlare di un’antimafia mafiosa, dice Furnari, ma per trent’anni ci hanno zittiti con l’argomento che avremmo favorito le destre e gli ambienti ostili alla magistratura. E Antonio Rampolla rincara: Palermo è una città feroce; paradossalmente le stragi e le mobilitazioni di piazza che ne sono scaturite hanno finito col ridare una verginità allo Stato. Eppure molti rappresentanti delle forze dell’ordine sono stati inquisiti: Contrada, De Gennaro, La Barbera, Mori, salvo poi finire assolti. Della giudice corrotta Luciana Saguto, condannata, si è detto che era una “mela marcia”, quando più verosimilmente era espressione di un vasto sistema di alleanze. Il mio libro – conclude Guadagna – vuol essere una risposta sia all’indifferenza sia all’insofferenza per l’asfissia degli ambienti ipocriti e mafiosi, così di centro-città come di periferia. Ma temo che di tante, troppe vicende non sapremo mai la verità: troppo è stato insabbiato, pensate alla sparizione dei diari di Borsellino… Su quel dolore sono stati costruiti altri mali… Non si rassegna, invece, Roberto Disma: la verità non si è dispersa – ribatte – ma la detiene chi non vuole farla trapelare; perciò è necessario il giornalismo d’inchiesta, è necessario mettersi al lavoro senza incoronarsi però con l’alloro dell’antimafioso.   Daniela Musumeci
March 5, 2026
Pressenza