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[Pardubice, Repubblica Ceca]: attacco incendiario contro Elbit Systems e Archer-LPP, fabbricanti di armi per Israele e Ucraina: due comunicati di Earthquake Faction
> Da Earthquake Faction, 20.03.26 e 24.03.26 All’alba del 20 marzo ignoti sono riusciti a introdursi in una fabbrica appartenente ad Archer, filiale di LPP-Holding che collabora con il colosso israeliano Elbit Systems, notoriamente tra i principali fornitori di armamenti usati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza e nella guerra contro Iran e Libano, provocando un incendio che ha distrutto un capannone, propagandosi anche agli uffici amministrativi. L’attacco è stato poco dopo rivendicato da Earthquake Faction, che si definisce “una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave, fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace“. Qui il video dell’azione: Di seguito la traduzione dei due comunicati di rivendicazione. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #1 20/03/26 Finché la terra continuerà a sanguinare sotto le bombe israeliane in Palestina e in tutta l’Asia occidentale, il suolo dovrà continuare a tremare sotto i piedi di chi sostiene l’occupazione. Noi siamo The Earthquake Faction, una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno tutti i rami dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace. Il 20 marzo 2026 abbiamo colpito l’epicentro dell’industria bellica israeliana in Europa. A Pardubice, in Repubblica Ceca, il “Centro di Eccellenza” di Elbit Systems, costruito in collaborazione con LPP per supportare l’espansione globale del più grande produttore di armi israeliano, era stato appena inaugurato. Mentre il centro di sviluppo, produzione e addestramento era vuoto, la Earthquake Faction è intervenuta per distruggere le sue attrezzature e dare fuoco alla fabbrica. Nessuno è rimasto ferito. Durante il genocidio di Gaza del 2024, l’amministratore delegato di LPP ha dichiarato: “Uno dei progetti che stiamo preparando con Elbit riguarda l’esercito israeliano”. Il loro “Centro di Eccellenza” viene utilizzato per sviluppare le armi impiegate dall’entità sionista per massacrare quotidianamente la popolazione in Palestina, Libano, Iran e in tutta l’Asia occidentale. Ogni arma sviluppata da Elbit Systems viene prima “testata” sui palestinesi, prima di essere venduta ai governi internazionali, espandendo così l’impero costruito sulla distruzione della Palestina. Ovunque Elbit Systems e i suoi complici cerchino di occultare e nascondere i loro affari grondanti sangue in tutto il mondo, noi li raggiungeremo. Siamo nel ventre della bestia, circondati dal fetore del male. La tecnologia, le armi e il capitale necessari per sostenere la violenza imperiale e sionista sono tutti alla nostra portata. La Earthquake Faction farà tremare il terreno sotto gli stivali dei colonizzatori e finché rimarrà anche solo un briciolo del loro male, lo elimineremo. Non c’è tempo per supplicare i governi internazionali complici. Non sprecheremo il nostro fiato a chiedere gentilmente. Al contrario, intraprenderemo le azioni necessarie per annientare i loro strumenti di morte. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #2 24/03/26 Con il crollo del tetto dello stabilimento di Elbit, è crollata anche la loro partnership. LPP Holding ha trascorso l’intera durata di un genocidio trasmesso in diretta televisiva vantandosi della propria collaborazione e del proprio sostegno. Hanno collaborato con Elbit Systems mentre i nostri compagni in Palestina venivano assassinati e mutilati e i bambini venivano annientati in frazioni di secondo da tecnologie di precisione prodotte in fabbriche come questa di Pardubice, gestite da vili codardi in uffici climatizzati. A sottolineare la loro meschina vigliaccheria, c’è l’improvviso passo indietro pubblico, le giustificazioni e il panico, solo quando si rendono conto che il loro potere di togliere la vita può essere distrutto da poche persone dotate di coscienza. Il vostro panico e imbarazzo sventolano al vento sotto gli occhi del mondo: dopotutto, che razza di azienda della “difesa” non ha un allarme? Sanno che non c’è angolo sicuro su questa terra per i complici del genocidio dei nostri compagni in Palestina. Noi viviamo nel ventre di questa miserabile bestia, attraverso i continenti, i paesi e le città in cui queste aziende operano. Ogni azienda che collabora con Elbit Systems è un bersaglio e colpiremo dove e quando vorremo. A LPP Holding: abbiamo preso i vostri documenti riservati e abbiamo bruciato il resto. Avete tempo fino alle 07:00 UTC del 20 aprile per tagliare pubblicamente ogni legame con Elbit Systems e denunciare l’occupazione barbarica della Palestina, altrimenti renderemo pubblici questi documenti. Per tutti gli altri che collaborano con Elbit, avete due opzioni: aspettare la nostra visita o rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si attesti l’interruzione dei rapporti con Elbit Systems.
PalestineAction killed a Battle-Machine in a Robocop World. In Yemen precipita il Medioriente
Poco prima di cominciare la trasmissione del 15 gennaio siamo stati raggiunti da questo audio, che avevamo richiesto nei giorni precedenti per poter sostenere la lotta degli hunger-striker di Palestine Action. Per una volta la notizia era positiva: Elbit System è stata estromessa da una grossa commessa governativa. Abbiamo montato al volo l’audio e inserito in trasmissione. Si collega anche all’intervento di Vincenzo Scalia, docente a Firenze con cui abbiamo analizzato la globalizzazione dello Stato di Polizia che esperiamo in Italia, ma in tutto simile ai processi che in Usa incarna Ice, o in Francia lo stato di emergenza che vede gli Rcs protagonisti mai revocata dal Bataclan… e così in tutto il mondo la polizia è estensione dell’esperienza di guerra nei paesi già flagellati dai conflitti. Laura Silvia Battaglia poi ci ha introdotti in un mondo in cui ci siamo potuti immergere, sia con uno sguardo geopoliticamente illuminante su un’intera area, su cui lo Yemen getta una luce particolare, spiegando con precisione le strategie dele potenze locali, sia considerando i meccanismi che regolano la gestine del potere tra le famiglie e i clan, le cui alleanze reggono un paese frammentato da sempre. -------------------------------------------------------------------------------- FRAPPORSI TRA I PROFITTI DELL’INDUSTRIA BELLICA INGLESE E IL GENOCIDIO SIONISTA SI PUÒ Palestine Action ha prodotto azioni che hanno colpito nel segno senza fare alcuna vittima, né ferire nessuna persona, muovendo non solo critiche e indignazioni contro un efferato sterminio da parte di un nazionalismo confessionale animato da un’ideologia di sopraffazione genocidaria. E lo ha fatto procurando danni ad apparecchiature e impianti dell’industria bellica complice illegale dei massacri sionisti. Questo ha mosso il governo laburista britannico a collocare il gruppo di attivisti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, in modo che gli arrestati subiscono detenzioni pregiudiziali da un anno; la censura della repressione nei confronti di questa campagna fa languire nel silenzio persino i detenuti in sciopero delal fame, alcuni da più di due mesi. Ma il 14 gennaio una notizia ha dato il segno che a qualcosa è servito questo strenuo impegno di azione diretta e contrapposizione: Elbit System, la fabbrica di armi che approvvigiona Idf, è stata esclusa da un contratto da 2 miliardi di sterline che avrebbe consentito loro di addestrare 60.000 soldati britannici ogni anno. A seguito di questo tre hungerstriker hanno sospeso il loro sciopero della fame, avendo ottenuto almeno una delle ragioni delal lotta; altri attivisti proseguono fino all’ottenimento di tutte le richieste minime di garanzie di diritti fondamentali. La svolta nel braccio di ferro con le autorità di Downing Street inizia il 9 gennaio, quando i responsabili nazionali dell’assistenza sanitaria penitenziaria hanno incontrato i rappresentanti dei prigionieri in sciopero della fame, su richiesta del Ministero della Giustizia, per discutere le condizioni carcerarie e le raccomandazioni terapeutiche. Ma il risultato principale sono le 500 persone che si sono iscritte per intraprendere un’azione diretta contro il complesso militare-industriale genocida. Intanto quattro sono le fabbriche di armi israeliane chiuse in GB negli ultimi 5 anni di azione diretta. La nostra interlocutrice, attivista in Inghilterra sottolinea come un’altra vittoria riguardi il trasferimento di Heba Muraisi in un carcere dove potrà essere più vicina alla propria famiglia. GLI YEMENITI CERCANO DI RIMANERE INDIPENDENTI TRA I PROTETTORI PIÙ CONVENIENTI La regione prospiciente il Golfo di Aden per risorse e controllo di rotte è particolarmente sensibile a qualunque seppur minimo cambiamento che possa avvenire tra area del Mar Rosso e il Corno d’Africa, addirittura Haftar in Cirenaica si preoccupa quando i Saud si mostrano interessati a ciò che capita in Libia dopo aver cacciato i filoemiratini da Aden. Tutto è collegato e in Yemen la rifrazione di qualunque crisi mediorientale si amplifica e produce sensibili cambiamenti nell’egemonia territoriale. Ed è indispensabile una guida come Laura Silvia Battaglia per mettere insieme le informazioni utili per connettere la vita yemenita con le potenze dell’area… e non solo. Il territorio da decenni risponde in modo clanico ad alleanze che si appoggiano a seconda della convenienza internazionale a una o all’altra potenza regionale. L’espansionismo israeliano è l’elemento che sta apportando ulteriore effervescenza a una situazione incancrenita da anni di conflitti che si stavano gradualmente componendo nella disputa tra Houthi e Saudi, spartendosi la zona occidentale: San’a e Taizz agli sciiti, attualmente alleati dell’Iran (ma non così collegati da poter temere tracolli a seguito delle difficoltà di Tehran), e Aden ai Sauditi che intendono respingere gli emiratini anche dall’Est del paese, perché il porto di Mukalla è troppo importante per l’esportazione del gas estratto tra Seiyun e il confine con l’Oman. Gli Emirati da qualche anno controllano l’isola di Socotra che rispetto alla sponda africana è più decentrata e meno utile rispetto al porto di Berbera per gli interessi israeliani, che infatti hanno apportato nuova destabilizzazione riconoscendo il Somaliland, per avversare gli Houthi. Questa mossa, aggiunta alla palese alleanza tra Tel Aviv e Dubai (non a caso al centro di ogni approccio diplomatico alla composizione dele guerre), ha spinto Riyad a sgomberare la costa yemenita dell’Oceano indiano da presenze emiratine, comportando la fuga di al-Zubaidi a Dubai, in prospettiva di un eventuale confronto con lo Stato Ebraico che sta allungandosi fino addirittura al Madagascar come sfera di influenza, cercando di cavalcare la rivolta della Generazione Z malgascia. Le crisi di Somaliland e Sudan si riverberano in Yemen soprattutto perché assimilati dalle mire interessate di vari attori: Israele in primis e poi gli Emirates, che sono alleati tra loro, mentre Turchia ed Somalia ed Etiopia da un lato ed Egitto, Sauditi ed Eritrea dall’altro cercano di mantenere sfere di influenza in questo rivolgimento globale. Una pericolosa partita strategica che coinvolge l’intera sicurezza dell’area tra Rif Valley, Mar Rosso e Golfo di Aden, di Oman fin oltre lo Stretto di Ormuz. Tutto ciò crea una spaccatura tra gli yemeniti, già profondamente divisi tra separatisti (in particolare nel Sud ed Est) filoemiratini e governativi di San’a, e il Consiglio di Transizione meridionale di Aden (sciolto nell’acido a Riyad questa settimana); bisogna poi considerare la diaspora costituita in particolare dai fratelli musulmani. Da un anno si assiste a trattative tra Houthi e Saudi: una distensione vantaggiosa per tutti.
January 17, 2026
Radio Blackout - Info
GRAN BRETAGNA: OLTRE 2 MESI DI SCIOPERO DELLA FAME, ATTIVISTE-I DI “PALESTINE ACTION” RISCHIANO SERIAMENTE LA VITA
Heba Muraisi, Kamran Ahmed, Lewie Chiaramello e Teuta Hoxha sono 4 attiviste-i di Palestine Action che sono in sciopero della fame – in alcuni casi da oltre 2 mesi – nelle carceri britanniche (altre 4 attiviste-i hanno invece dovuto interrompere l’azione di lotta nelle scorse settimane). Le loro condizioni di salute sono pericolosamente vicine al punto di non ritorno. Nelle ultime ore il network “Prisoners For Palestine” ha fatto sapere che “l”attivista Teuta Hoxha deve essere ricoverata in ospedale, ma le autorità carcerarie gli hanno negato le cure mediche. Per questo ha dovuto sospendere lo sciopero della fame dopo oltre due mesi senza cibo”, pur tornando  a chiedere – per Hoxha e per tutte-i – “la libertà su cauzione immediata e il diritto a un giusto processo”. Attiviste-i rischiano seriamente la morte, dopo oltre due mesi di sciopero della fame, lanciato dopo l’incarcerazione con l’accusa pesantissima di terrorismo, per azioni nonviolente dirette contro le complicità anche britanniche nel genocidio per mano israeliana in corso in Palestina. Un’accusa pesantissima e surreale, che va ben oltre le contestazioni specifiche (come irruzione di edifici, scasso e altro) e figlia della decisione dell’estate 2025 del governo (laburista) di Londra di mettere al bando Palestine Action in quanto “organizzazione terroristica”, inserendola nella stessa categoria di gruppi come al-Qaeda e Daesh e persino di movimenti neonazisti e suprematisti. 8 attiviste-i sono così in carcere dall’autunno 2025, in particolare per il loro presunto coinvolgimento nell’irruzione  di Filton (Bristol) dentro Elbit Systems, azienda bellica israeliana, con sedi in tutta la Gran Bretagna, oltre che per un’altrettanto presunta effrazione in una base aeronautica della Royal Air Force nell’Oxfordshire, dove due aerei militari sono stati colpiti con vernice rossa. Le persone incarcerate di Palestine Action sono ancora tutte in attesa di un qualsiasi giudizio; le udienze, inizialmente in calendario per la fine 2025, non si sono infatti ancora nemmeno tenute e non si sa quanto questo accadrà. Lo stesso vale per i ricorsi contro l’incarcerazione preventiva e contro l’accusa di terrorismo contro Palestine Action e più in generale contro chi esprime solidarietà alla Palestina. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Carlo Gianuzzi, nostro storico corrispondente sulle questioni irlandesi (e non solo) oltre che co-curatore della rubrica e del podcast “Diario d’Irlanda”. Ascolta o scarica.  
January 5, 2026
Radio Onda d`Urto
SIONISMO: RETI DI INTERDIPENDEZA BELLICA – META E ANTISEMITISMO – SOLIDALIRIETÀ CON MIGUEL PERALTA@0
Estratti dalla puntata del 6 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia MOBILITAZIONI IN CARCERE Apprendiamo dell’inizio dello sciopero della fame del prigioniero palestinese Anan Yaeesh nel carcere di Melfi e della giornata di astensione dal lavoro dei detenuti della FID nel carcere della Dozza in solidarietà con la Freedom Flotilla e contro […]
October 9, 2025
Radio Blackout - Info
SIONISMO: RETI DI INTERDIPENDEZA BELLICA – META E ANTISEMITISMO – SOLIDALIRIETÀ CON MIGUEL PERALTA@2
Estratti dalla puntata del 6 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia MOBILITAZIONI IN CARCERE Apprendiamo dell’inizio dello sciopero della fame del prigioniero palestinese Anan Yaeesh nel carcere di Melfi e della giornata di astensione dal lavoro dei detenuti della FID nel carcere della Dozza in solidarietà con la Freedom Flotilla e contro […]
October 9, 2025
Radio Blackout - Info
SIONISMO: RETI DI INTERDIPENDEZA BELLICA – META E ANTISEMITISMO – SOLIDALIRIETÀ CON MIGUEL PERALTA@1
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October 9, 2025
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SIONISMO: RETI DI INTERDIPENDEZA BELLICA – META E ANTISEMITISMO – SOLIDALIRIETÀ CON MIGUEL PERALTA@3
Estratti dalla puntata del 6 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia MOBILITAZIONI IN CARCERE Apprendiamo dell’inizio dello sciopero della fame del prigioniero palestinese Anan Yaeesh nel carcere di Melfi e della giornata di astensione dal lavoro dei detenuti della FID nel carcere della Dozza in solidarietà con la Freedom Flotilla e contro […]
October 9, 2025
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