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ASSEMBLEA PUBBLICA: LOGISTICA,GUERRA E TERRITORIO!
Sabato 12 settembre alle ore 15 presso lo Spazio Sociale ARCI Fratellanza di Novara, tutte le realtà politiche e sociali antagoniste del territorio sono invitate a una riunione in cui discutere la possibilità di realizzare un convegno sugli hub logistici locali e del Centro-Nord. La proposta di partenza è quella di organizzare una giornata di studio e militanza strutturata intorno ai temi che seguono: sfruttamento lavorativo e razzismo istituzionale; consumo di suolo; repressione del dissenso sindacale; trasporto di materiale bellico; la memoria come antidoto per ricomporre la frattura tra vecchi e nuovi proletari. Collaborazioni, suggerimenti e nuovi spunti sono graditi. Adesioni al 28 agosto: SI COBAS Novara Collettivo Libertario Franco Cagliero Novara Spazio Sociale ARCI Fratellanza Novara USB Novara L'articolo ASSEMBLEA PUBBLICA: LOGISTICA,GUERRA E TERRITORIO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Accoglienza dei richiedenti asilo: accertata l’illegittimità del silenzio della Prefettura di Torino
Il TAR Piemonte, Sezione Prima (R.G. n. 354/2026) ha accertato l’illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura di Torino rispetto alla richiesta di inserimento in accoglienza. Il ricorrente, richiedente asilo di cittadinanza iraniana, aveva presentato l’11 luglio 2025 istanza di inserimento nel sistema di accoglienza, senza mai ricevere risposta. Nelle more del giudizio l’amministrazione lo ha collocato in una struttura di accoglienza prefettizia, ma il TAR ha riconosciuto il permanere dell’interesse all’accertamento dell’illegittimità del silenzio, anche a fini risarcitori. La sentenza chiarisce che alle domande di accesso alle misure di accoglienza si applica il termine generale di 30 giorni previsto dall’art. 2, co. 2, l. 241/1990, e non il termine di 180 giorni dei procedimenti “riguardanti l’immigrazione”: l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale è infatti disciplinata dalla direttiva 2013/33/UE e dal d.lgs. 142/2015, che esigono l’erogazione tempestiva delle misure sin dalla manifestazione di volontà di chiedere protezione (conformi Cons. Stato, sez. III, n. 5503/2024 e TAR Piemonte, sez. I, n. 1362/2025). Il TAR ha inoltre precisato che l’inserimento in lista d’attesa non esclude il silenzio: l’amministrazione ha comunque l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso e motivato. T.A.R. per il Piemonte, sentenza n. 1195 del 27 maggio 2026 Si ringrazia lo Studio legale Oltre per la segnalazione e il commento.
La frontiera di Oulx, tra respingimenti e nuovi transiti
Oltre 4.000 persone hanno attraversato Oulx nei primi sei mesi del 2026, confermando la frontiera alpina del Nord Ovest come uno dei principali snodi di transito verso la Francia. Il rapporto di On Borders restituisce un quadro in trasformazione, segnato da rotte e nazionalità che cambiano e da una presenza crescente di minori, donne sole e famiglie con minori. Un flusso che continua mentre si riducono le possibilità di accoglienza: il Rifugio Fraternità Massi, che dal 2018 ha rappresentato un punto di riferimento per le persone in transito, chiuderà il 1° settembre. Una decisione che rende ancora più urgente interrogarsi sulle condizioni in cui viene gestita questa frontiera e sulla necessità di garantire un presidio stabile e adeguato alle persone che la attraversano. Dalla fine di marzo 2026, all’uscita dalla stazione ferroviaria di Oulx opera un presidio medico, legale e di supporto rivolto alle persone in transito verso la Francia attraverso la frontiera alpina del Nord Ovest 1. Fino a quest’anno, l’assistenza alle persone in movimento avveniva all’interno del Rifugio Fraternità Massi di Oulx, che dal 2018 garantiva alloggio, pasti caldi, assistenza sanitaria di base, consulenza legale, equipaggiamento montano e informativa sui rischi dell’attraversamento alpino. La carenza di risorse economiche ha imposto una riduzione degli orari di apertura del rifugio, oggi accessibile solo dalle 20.00 della sera alle 8.00 del mattino. Le attività diurne che vi si svolgevano all’interno sono così state spostate all’esterno, di fronte alla stazione, dove ogni mattina le volontarie allestiscono due gazebo messi a disposizione da Rainbow for Africa: uno destinato alle cure mediche e alla consulenza legale, l’altro a disposizione delle persone solidali. I gazebo vengono poi smontati la sera. A seguito della progressiva riduzione delle risorse, la Fondazione Talità Kum ha successivamente annunciato la chiusura del Rifugio Fraternità Massi a partire dal 1° settembre 2026. Se nei mesi estivi il clima dell’alta Val di Susa rende parzialmente sostenibile questo assetto precario, la chiusura del Rifugio Fraternità Massi rende ancora più evidente la necessità di una sede stabile per il presidio. Per otto anni il Massi ha garantito accoglienza, pasti, assistenza sanitaria di base, consulenza legale e informazioni sui rischi dell’attraversamento alpino a oltre 150 mila persone in transito. La sua chiusura, determinata dalla carenza di risorse economiche, lascia aperta una questione che riguarda l’intera gestione di questa frontiera: come garantire un’accoglienza adeguata a un flusso che continua, e che vede una presenza crescente di minori, donne sole e famiglie con bambini, senza un luogo stabile in cui offrire supporto. A rendere ancora più evidente la necessità di un presidio stabile sono i dati relativi ai primi sei mesi del 2026. Le dinamiche della frontiera alpina del Nord Ovest tra gennaio e giugno sono state documentate dalle volontarie presenti sul campo e raccolte nel rapporto semestrale dell’associazione On Borders 2. I dati 3 riportano una diminuzione contenuta degli arrivi a Oulx – circa il 10,9% in meno rispetto al 2025 – ma un flusso di quattromila persone in sei mesi conferma questa frontiera come uno degli snodi principali di transito verso la Francia. Al di là dei dati aggregati – tra cui si segnala il fatto che il 30% delle persone partite da Oulx ha subito un respingimento da parte della polizia di frontiera – è necessario guardare alla composizione qualitativa dei dati. Il quadro che emerge dal report gennaio-giugno è quello di una frontiera attraversata da un flusso dinamico e complesso, che richiede condizioni materiali adeguate per garantire un supporto efficace alle persone in transito. La fluidità del flusso risulta da: 1. Un andamento non uniforme degli arrivi, con mesi di picco – come marzo, con 961 arrivi – seguito da una contrazione tra aprile e maggio e da un’ulteriore ripresa a giugno. 2. Mutamenti nella composizione delle nazionalità, con un aumento esponenziale delle persone provenienti dal Sudan (+343% rispetto al primo semestre del 2025) e una drastica diminuzione di quelle provenienti da Eritrea ed Etiopia. 3. Variazione delle rotte. Sulla base di un confronto tra gli sbarchi in Italia e gli arrivi ad Oulx e del rilevamento sul campo dei percorsi delle persone in movimento, è cresciuto il numero di chi ha percorso la rotta balcanica, mentre è diminuito quello di chi ha seguito la rotta mediterranea. 4. Forte presenza di persone in condizioni di vulnerabilità, con un numero elevato di minori stranieri non accompagnati e una crescita di donne sole e famiglie con minori. Questi elementi dimostrano la necessità di un presidio che sia in grado di rispondere a picchi improvvisi e di adattarsi ai bisogni specifici delle persone, a seconda della loro nazionalità, del percorso migratorio, del genere e dell’età. 1. Vedi anche: Oulx, l’ultimo rifugio prima della frontiera, Vita (7 agosto 2026) ↩︎ 2. Consulta il rapporto ↩︎ 3. Raccolta dati alle partenze: I volontari del Rifugio Fraternità Massi – Oulx Elaborazione dati: Rita Moschella. Elaborazione grafica: Sofia Pressiani. Testo di Piero Gorza ↩︎
La Val di Susa sotto assedio. Ordinanza vieta il campeggio in tutti i comuni
La Val di Susa si è risvegliata sotto assedio. Ieri i blindati e le forze dell’ordine hanno invaso San Giuliano e Traduerivi in concomitanza con l’inizio del “Campeggio della Piana” che si sarebbe dovuto tenere sui terreni espropriati da Telt e in base ad una ordinanza prefettizia hanno istituito una […] L'articolo La Val di Susa sotto assedio. Ordinanza vieta il campeggio in tutti i comuni su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Spegnere incendi o accendere guerre?
> In questi giorni il Piemonte brucia. Vasti incendi con fronti di fiamma molto > estesi stanno interessando la Valsesia, la val d’Ossola e la Valle Soana. A > causarli le particolari condizioni di caldo intenso e assenza di > precipitazioni dalla fine di maggio; probabilmente innescati dalla caduta di > fulmini, gli incendi vengono ora alimentati dai forti venti. Sono andati in > fumo tra 800 e 900 ettari di bosco, con una stima di circa 700 mila alberi > distrutti. La biodiversità locale è gravemente compromessa. Pochi i mezzi a > disposizione, mentre non lontano si costruiscono gli F35… 19 sono i Canadair in Italia. 19 sono i miliardi in più che Crosetto vuole per la Difesa. Vivo in un territorio devastato in questi giorni dagli incendi, in Piemonte: Val d’Ossola e Valsesia. Non lontano c’è Cameri (NO) dove si producono gli aerei caccia F35. Un solo F35 costa circa 150 milioni di euro. Un Canadair, aereo per spegnere gli incendi, costa circa 40 milioni. Un’ora di volo di una Canadair: 6.000€. Un’ora di volo di un F35: 40.000€. L’Italia ha 19 Canadair, sì 19. Proprio come i 19 miliardi che il Ministro Crosetto, dopo il summit Nato di Ankara dei giorni scorsi, vuole in più di quanto già l’Italia spende, per la Difesa. L’Italia ha in progetto di arrivare ad avere 115 aerei F35, che possono trasportare bombe nucleari. Ma non possono ‘difendere’ le nostre montagne, i nostri boschi. Anzi, gli F35 incendiano, distruggono e uccidono. Non spengono nulla! Si tratta di scegliere chi e cosa si vuole difendere. Vanno in tutt’altra direzione le agghiaccianti conclusioni del vertice NATO ad Ankara: “La deterrenza e la difesa della Nato si basano su un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche… Stiamo investendo nella nostra capacità di schierare, potenziare e sostenere le nostre forze armate e di raggiungere i nostri obiettivi in tutti i domini, compresi gli attacchi di precisione in profondità, … Nel 2025, gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato i loro investimenti nei requisiti fondamentali per la difesa di oltre 139 miliardi di dollari… Oggi ad Ankara annunciamo oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti”. Che dire? Su questa strada andiamo diritti alla guerra, alla distruzione e alla morte di tutti. E il silenzio complice dei responsabili di queste scelte è assordante. “…Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Sono parole di Papa Leone all’Università Sapienza, Roma, il 14 maggio 2026. E sempre Papa Leone al Concistoro, il 26 giugno 2026 ha invitato a “risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”. Renato Sacco Mosaico di pace
July 28, 2026
Pressenza
NO TAV: MIGLIAIA IN MARCIA DAL FESTIVAL ALTA FELICITÀ DI VENAUS VERSO I CANTIERI DELLA TORINO-LIONE
A Venaus, in Val di Susa, è iniziata lo scorso giovedì 23 luglio la decima edizione del Festival Alta Felicità organizzato dal Movimento No Tav. Le prime due giornate sono state segnate dalla partecipazione ai concerti, ai dibattiti e agli altri eventi culturali da parte di migliaia di persone, ma anche dalle provocazioni della polizia. Controlli, posti di blocco e perquisizioni sono stati svolti sulla strada statale che porta in Valle e alla stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. Il questore di Torino ha emesso 14 misure repressive, tra daspo urbano e fogli di via, nei confronti di altrettanti attivisti e attiviste che stavano raggiungendo il campeggio. A questo si aggiunge un’ordinanza della Prefettura torinese che vieta la vendita di alcoolici nei comuni di Venaus, Susa, Chiomonte, Giaglione, Bussoleno, San Didero, per tutta la durata del Festival. Nonostante la repressione e le provocazioni, oggi, sabato 25 luglio, è il giorno della marcia popolare No Tav. Migliaia di persone sono in partenza, come ogni anno, dal presidio storico di Venaus – dove si svolge il Festival – per raggiungere i cantieri della Torino – Lione, la grande opera inutile e dannosa contro cui il movimento si batte da decenni. In mattinata, in attesa della manifestazione, al campeggio si è tenuta un’assemblea nazionale dei movimenti di lotta per la casa. Dalla Val di Susa, la corrispondenza per Radio Onda d’Urto di Alice, attivista del centro sociale Magazzino 47 di Brescia. 
July 25, 2026
Radio Onda d`Urto
L’indecenza della delazione e la tutela della sfera privata del corpo docente
L’anno scolastico appena conclusosi, caratterizzato dall’impressionante mobilitazione del mondo della scuola contro il genocidio a Gaza, è stato segnato da diversi tentativi di censura e repressione delle voci di docenti e studenti che hanno manifestato la propria solidarietà nei confronti della popolazione palestinese e condannato le politiche di riarmo del nostro governo. Il caso qui in esame rappresenta un’ulteriore e preoccupante torsione in senso illiberale della postura repressiva che gli apparati dello stato hanno adottato nei confronti del mondo della scuola, vessato negli ultimi anni dall’introduzione di norme sempre più punitive nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Riassumiano brevemente i fatti (vedi anche qui, qui e qui). Siamo a Torino, pochi giorni dopo la manifestazione del 31 gennaio a sostegno di Askatasuna a seguito dello sgombero del centro sociale e della militarizzazione del quartiere Vanchiglia. Melania Rovelli, insegnante dell’Istituto Comprensivo “Borgaretto” di Beinasco (TO), trova online una foto che ritrae i due “poliziotti-simbolo” della manifestazione, Lorenzo Birgulti e Alessandro Calista, appena dimessi dall’ospedale dopo la colluttazione avvenuta alla fine del corteo. La foto, corredata da parole che mettono in dubbio l’entità delle lesioni da loro riportate, è condivisa sul proprio “stato” WhatsApp dalla docente, che vi aggiunge un commento indignato. Qualcuno tra i contatti dell’insegnante fa uno screenshot e, sotto falso nome, lo invia al Ministero dell’Istruzione e del Merito e all’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, innescando una reazione a catena al termine della quale la docente è destinataria da parte della sua Dirigente Scolastica di un procedimento disciplinare che si conclude con un provvedimento di censura, motivato dall’aver agito con «un apprezzabile grado di imprudenza» in violazione del suddetto codice di comportamento, in quanto «il post nuoce al prestigio e al decoro della pubblica amministrazione e utilizza un linguaggio non consono al ruolo educativo del docente» (benché con tutta probabilità esso non fosse visibile da parte delle/degli allieve/i). La sanzione disciplinare irrogata alla collega si configura come un intervento fuori luogo, eccessivo, immotivato, coerente però con la grande macchina repressiva che negli ultimi mesi ha travolto il centro sociale Askatasuna e quella parte della cittadinanza che si è schierata contro lo sgombero e contro l’inasprimento delle misure di gestione dell’ordine pubblico anche a seguito degli scioperi autunnali (per la peculiarità del caso torinese si veda qui) La docente è stata sanzionata per avere espresso tramite un canale privato, non istituzionale, normalmente utilizzato in quanto cittadina e non come docente, una posizione di dissenso rispetto alla vittimizzazione degli agenti, sapientemente operata dai media mainstream nei minuti immediatamente successivi ai fatti in questione (la cui dinamica è stata immediatamente messa in discussione e chiarita dall’ottimo lavoro della giornalista Rita Rapisarda in questo articolo). La netta contrapposizione tra una piazza criminalizzata per la sua presunta “violenza” e forze dell’ordine che avrebbero agito con il solo obiettivo di garantire la sicurezza della cittadinanza è stato il mantra delle istituzioni nei mesi successivi. Evidentemente chi, come la professoressa Rovelli, si è permesso di mettere in discussione questa narrazione, è stato facile preda del tritacarne repressivo che rappresenta oggi un pericolo reale per chi esprima, pur in modo pacifico ed esercitando un diritto costituzionalmente garantito, forme più o meno aspre di dissenso nei confronti del potere. Al netto della strategia che la collega e i suoi legali adotteranno su un piano giudiziario, questa vicenda è importante per tutte/i le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego e in particolare della scuola per diverse ragioni. La prima riflessione da fare riguarda l’ostilità nei confronti della docente, che è stata vittima di una delazione in puro stile fascista, evidentemente e scientemente volta a danneggiarla sul lavoro, con l’aggravante dell’anonimato dietro cui il delatore ha nascosto, tramite il ricorso a uno pseudonimo, la propria identità: al momento non è dato sapere in che modo MIM e USR abbiano verificato chi sia l’autore della segnalazione, ma sarebbe importante capirlo. La CUB SUR parla nel proprio comunicato di “grande fratello informatico” ed è questo uno degli aspetti più significativi della questione, che ci porta direttamente al cuore del problema, vale a dire i possibili profili di incostituzionalità del nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (DPR n. 81 del 13 giugno 2023) che introduce importanti modifiche rispetto al vecchio Codice (DPR n. 62 del 16 aprile 2013). L’aspetto rilevante in questa sede è il disciplinamento del «crescente fenomeno della digitalizzazione del lavoro e con l’introduzione di misure in materia di utilizzo delle tecnologie informatiche, dei mezzi di informazione e in particolare dei social media». Se si conferma che i dipendenti pubblici sono tenuti al rispetto dei doveri di «diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta» (mutuati dall’articolo 97 della Costituzione), la novità è «la precisazione che tali doveri debbano essere osservati non solo quando si è in servizio, ma anche nei comportamenti che si pongono in essere nella vita quotidiana, al fine di tutelare l’immagine della pubblica amministrazione». Nello specifico tale precisazione è contenuta nell’articolo 11-ter del Codice, di cui riportiamo i commi 1 e 2: > 1. Nell’utilizzo dei propri account di social media, il dipendente utilizza > ogni cautela affinché le proprie opinioni o i propri giudizi su eventi, > cose o persone, non siano in alcun modo attribuibili direttamente alla > pubblica amministrazione di appartenenza. > 2. In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o > commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine > dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in > generale. La lettura di queste poche righe ci conduce direttamente al punctum dolens della questione, che possiamo formulare così: quanto il Codice di comportamento, nella sua attuale formulazione, è compatibile con il dettato costituzionale e in particolare con l’articolo 21 sulla libertà d’espressione? Se la gerarchia delle fonti del diritto prevede che la norma suprema sia la Costituzione, è accettabile che i dipendenti pubblici vedano così limitato e minato il proprio diritto di parola e di espressione da una norma di rango inferiore? Quanto è grande il rischio che la «cautela» a cui fa riferimento l’articolo 11-ter induca nelle lavoratrici e nei lavoratori atteggiamenti di autocensura? Quanto è legittimo che, in definitiva, i pubblici dipendenti siano paradossalmente “discriminati” rispetto alle/agli altri cittadine/i per la propria condizione lavorativa che ne subordina alcune libertà fondamentali a un codice di condotta? Quanto la “fedeltà” che si richiede ai pubblici dipendenti è assimilabile a forme di obbedienza acritica e inquadramento totalizzante in una sorta di “stato etico”, che tende a sovrapporsi in quanto tale alla Repubblica democratica fondata sul lavoro, perno della Costituzione, a cui sola le e i cittadini devono fedeltà? Sono domande a cui chiaramente non è possibile dare risposta in questa sede, ma il caso della professoressa Rovelli è inquietante perché mette a nudo la violenza di un sistema che “sorveglia e punisce” non solo con i manganelli e gli idranti, ma anche in modi più sottili, subdoli, pervasivi e minacciosi per la libertà delle persone, costringendole a sperimentare forme di solitudine e sospetto nei confronti del prossimo che sono in completa antitesi con la natura dell’uomo come animale sociale. Sarebbe poi tutta da indagare la questione di cosa si intenda per “decoro” della pubblica amministrazione in un momento storico in cui il Governo italiano, complice diretto di un genocidio, partorisce a ciclo continuo decreti sicurezza finalizzati a colpire chiunque denunci il grande scandalo della guerra e dell’ingiustizia sociale. Viene in mente la provocazione di Socrate che invocò come alternativa alla pena di morte il suo mantenimento a pubbliche spese nel Pritaneo, come benefattore della polis. E invece il premio è toccato ad altri: i poliziotti Birgulti e Calista hanno ricevuto attestati di stima e solidarietà dalle istituzioni, sono stati premiati a Padova durante la festa per il 174° anno dalla fondazione della Polizia di Stato, hanno ricevuto l’attestato di civica benemerenza dal comune di Torino per l’anno 2026 (vedi qui e qui). Come Osservatorio continueremo a seguire la vicenda della collega torinese, a cui esprimiamo la nostra solidarietà, ma invitiamo chi ci legge a non piegarsi a forme di sopraffazione che in tutta evidenza tenderanno a riproporsi con sempre maggiore frequenza nell’immediato futuro e che colpiranno nel segno se troveranno individui resi fragili da silenzio e isolamento. Per questo è importante fare emergere queste storie, perchè quella che dobbiamo intraprendere è una battaglia politica e culturale che i singoli non possono affrontare da soli: contrastare il dispositivo di controllo in cui viviamo immersi richiede la difesa collettiva di spazi di libertà che anche il processo di militarizzazione delle scuole e delle università, che qui denunciamo, tende a limitare ed erodere. La traiettoria della militarizzazione incrocia la logica dell’autoritarismo, della censura, dell’obbedienza acritica, ed è per questa ragione che riteniamo fondamentale che nel mondo della scuola si diffondano gli strumenti di resistenza che qui mettiamo a disposizione di quante/i vogliano impegnarsi nella difesa della libertà di insegnamento, pensiero, parola ed espressione. Scarica qui: * vademecum per contrastare la militarizzazione delle scuole * appunti resistenti per continuare a praticare la libertà d’insegnamento Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
CRISI CLIMATICA: LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA, ABRUZZO E MARCHE COLPITE DA GRANDINATE E NUBIFRAGI. GRAVE SICCITA’ IN PIEMONTE
Continua l’ondata di nubifragi sul Centro-Nord Italia, con grandinate violente e forti raffiche di vento che stanno mettendo in ginocchio abitanti, aziende agricole e produzioni, ancora una volta alle prese con gli effetti sempre più devastanti degli eventi climatici estremi. In Lombardia le grandinate hanno interessato nuovamente le province di Brescia e Mantova, dove chicchi di ghiaccio del diametro di 4-5 centimetri hanno flagellato mais, meloni, angurie e zucche. La situazione più critica si registra nel Mantovano, dove si stimano perdite tra il 70 e l’80% delle produzioni orticole interessate. Alle conseguenze nei campi si aggiungono quelle sulle strutture aziendali e case civili, con tetti scoperchiati, automobili colpite dalla grandine, fienili crollati e serre gravemente compromesse. In Emilia-Romagna, nuove grandinate accompagnate da raffiche di vento particolarmente intense hanno investito la provincia di Ferrara, provocando perdite irreversibili alle produzioni in pieno campo, soprattutto orticole e seminativi. Nel Modenese risultano inoltre gravemente compromesse le produzioni di cocomeri, meloni, pere e susine, in molti casi andate completamente perdute. Grave anche la situazione in Abruzzo, dove una violenta grandinata si è abbattuta su un’ampia area della provincia di Teramo, causando pesanti ripercussioni sulle campagne proprio nel pieno della stagione produttiva. Non solo. Nelle Marche sono stati colpiti anche i cittadini sfollati dal terremoto del 2016, che vivono da allora (e ancora oggi) nelle Soluzioni abitative d’emergenza (le Sae) in Appennino, nella frazione di Pieve Torina a Macerata. Qui gli abitanti segnalano danni ai tetti delle case prefabbricate dove ora si stanno verificando infiltrazioni d’acqua. Situazione differente si registra in Piemonte. Qui la regione sta vivendo una grave emergenza siccità con precipitazioni inferiori alla norma e temperature da record. Il fiume Po presenta un deficit idrico che supera localmente il 75%, mentre oltre cento comuni hanno introdotto il razionamento dell’acqua potabile, specialmente nell’Alessandrino e nel Canavese. Il settore agricolo soffre, in particolare le colture di mais e riso che necessitano di tanta acqua. L’indice sintetico di siccità evidenzia condizioni di siccità severa in tutto il bacino del Tanaro, Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea. Per fronteggiare la situazione la Regione Piemonte ha riattivato, in piena emergenza, l’Osservatorio per l’emergenza idrica e discusso della possibilita di aumentare i prelievi idrici dai fiumi da destinare all’agricoltura intensiva. “La siccità viene ancora trattata come un’emergenza temporanea ma siamo ormai di fronte a un cambiamento strutturale che impone di ripensare la gestione della risorsa idrica. Ridurre l’impronta idrica delle nostre coltivazioni è un obiettivo fondamentale: la politica dovrebbe seguire le indicazioni della ricerca e della tecnica, dell’agroecologia, più che inseguire soluzioni propagandistiche”. L’intervista a Fabrizio Garbarino, presidente dell’Ari, Associazione Rurale Italiana e all’allevatore nell’astigiano Ascolta o scarica   
July 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PRESIDIO PRESSO LA PREFETTURA DI NOVARA. GIUSTIZIA PER FAKIR!
IL GIORNO 23 LUGLIO 2026  PER PROTESTARE CONTRO L’UCCISIONE  EFFERATA DI FAKIR ABDERRAHIM  IL SI COBAS, INSIEME AL COLLETTIVO LIBERTARIO FRANCO CAGLIERO, AL COORDINAMENTO PER LA PALESTINA E USB NOVARA, ORGANIZZANO UN PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI NOVARA ALLE ORE 18.30 . S. I COBAS NOVARA   L'articolo PRESIDIO PRESSO LA PREFETTURA DI NOVARA. GIUSTIZIA PER FAKIR! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Torino, master HumanAIze: dopo le proteste Leonardo SpA rimossa dalle aziende partner
Nell’ambito delle ultime elezioni universitarie si è potuta costatare la presenza di diversi programmi che prevedono un progetto di trasformazione della ricerca e delle facoltà universitarie in volano dell’impresa – inclusa quella bellica – e di sostegno attivo alle nuove tecnologie, intelligenza artificiale inclusa. Il biglietto da visita di liste legate al centro-destra era non solo quello di una università governata dal securitarismo e dalla contrazione degli spazi di libertà collettiva (per capirci zero permessi per aule autogestite o spazi per iniziative di studenti e studentesse contro la guerra), ma di un mondo universitario strettamente connesso con il mondo delle imprese, incline a rafforzare la collaborazione con imprese di armi, fondazioni e centri di ricerca ad esse collegati. Bologna, Roma, Firenze, Pisa e Torino, dove le proteste studentesche contro il genocidio sono state più forti, sono state anche le città universitarie ove l’assottigliarsi delle destre negli organismi studenteschi è stata accompagnata da campagne di vittimismo, da aperta contrapposizione alle mobilitazioni per la Palestina e da critiche a percorsi di studio che non disegnano strette relazioni con le imprese di armi e nutrono dubbi sulla ricerca legata a tecnologie duali, utilizzate in gran parte nel settore militare e solo, nella sempre più residuale parte, in quello civile. Il capitalismo va dove maggiori sono i margini di profitto, i titoli azionari dei gruppi produttori di sistemi d’arma hanno raggiunto risultati paragonabili a quelli delle multinazionali farmaceutiche ai tempi del Covid. In questo scenario in continua evoluzione, l’omologazione del mondo universitario passa anche dai nuovi equilibri determinati dall’ingresso di liste e rappresentanti di destra negli organismi di rappresentanza degli atenei; l’obiettivo è ridurre ai minimi termini le critiche verso la partecipazione degli atenei a progetti di ricerca duali. A tal proposito è da evidenziare la campagna costruita attorno a HumanAIze, master di due atenei torinesi con il contributo di STEM by women e della Fondazione Compagnia di San Paolo, aperto alle facoltà umanistiche e dedicato all’intelligenza artificiale, non gratuito e con un tirocinio in alcune aziende partner. Le critiche, emerse in ambito studentesco e non, sono state subito respinte dal Comitato Scientifico che esclude attività militari e lo sviluppo di tecnologie duali all’interno del master. Ma nella presentazione del master perché ad un certo punto, stando agli studenti, è comparso il nome di Leonardo SpA? E perché dopo le prime proteste leggiamo che il nome di Leonardo SpA è stato rimosso così come si apprende da un articolo pubblicato dalla Stampa lo scorso 2 luglio? Nel frattempo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che sarebbe utile iniziare a discutere non solo delle ragioni per le quali la ricerca non debba avere fini duali ma anche quale modello sociale si affermerà con l’utilizzo della IA. A dirlo non siamo noi, ma esponenti di punta di aziende che fanno ampio ricorso all’IA, producono sistemi di arma di ultima generazione e parlano di future società dove il pubblico sarà fortemente ridimensionato con crescenti disparità economiche e sociali favorite proprio dalle tecnologie di ultima generazione (clicca qui). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente