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Torino, master HumanAIze: dopo le proteste Leonardo SpA rimossa dalle aziende partner
Nell’ambito delle ultime elezioni universitarie si è potuta costatare la presenza di diversi programmi che prevedono un progetto di trasformazione della ricerca e delle facoltà universitarie in volano dell’impresa – inclusa quella bellica – e di sostegno attivo alle nuove tecnologie, intelligenza artificiale inclusa. Il biglietto da visita di liste legate al centro-destra era non solo quello di una università governata dal securitarismo e dalla contrazione degli spazi di libertà collettiva (per capirci zero permessi per aule autogestite o spazi per iniziative di studenti e studentesse contro la guerra) ma di un mondo universitario strettamente connesso con il mondo delle imprese, incline a rafforzare la collaborazione con imprese di armi, fondazioni e centri di ricerca ad esse collegati. Bologna, Roma, Firenze, Pisa e Torino, dove le proteste studentesche contro il genocidio sono state più forti, sono state anche le città universitarie ove l’assottigliarsi delle destre negli organismi studenteschi è stata accompagnata da campagne di vittimismo, da aperta contrapposizione alle mobilitazioni per la Palestina e da critiche a percorsi di studio che non disegnano strette relazioni con le imprese di armi e nutrono dubbi sulla ricerca legata a tecnologie duali, utilizzate in gran parte nel settore militare e solo, nella sempre più residuale parte, in quello civile. Il capitalismo va dove maggiori sono i margini di profitto, i titoli azionari dei gruppi produttori di sistemi d’arma hanno raggiunto risultati paragonabili a quelli delle multinazionali farmaceutiche ai tempi del Covid. In questo scenario in continua evoluzione, l’omologazione del mondo universitario passa anche dai nuovi equilibri determinati dall’ingresso di liste e rappresentanti di destra negli organismi di rappresentanza degli atenei; l’obiettivo è ridurre ai minimi termini le critiche verso la partecipazione degli atenei a progetti di ricerca duali. A tal proposito è da evidenziare la campagna costruita attorno a HumanAIze, master di due atenei torinesi con il contributo di STEM by women e della Fondazione Compagnia di San Paolo, aperto alle facoltà umanistiche e dedicato all’intelligenza artificiale, non gratuito e con un tirocinio in alcune aziende partner. Le critiche, emerse in ambito studentesco e non, sono state subito respinte dal Comitato Scientifico che esclude attività militari e lo sviluppo di tecnologie duali all’interno del master. Ma nella presentazione del master perché ad un certo punto, stando agli studenti, è comparso il nome di Leonardo SpA? E perché dopo le prime proteste leggiamo che il nome di Leonardo SpA è stato rimosso così come si apprende da un articolo pubblicato dalla Stampa lo scorso 2 luglio? Nel frattempo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che sarebbe utile iniziare a discutere non solo delle ragioni per le quali la ricerca non debba avere fini duali ma anche quale modello sociale si affermerà con l’utilizzo della IA. A dirlo non siamo noi ma esponenti di punta di aziende che fanno ampio ricorso all’IA, producono sistemi di arma di ultima generazione e parlano di future società dove il pubblico sarà fortemente ridimensionato con crescenti disparità economiche e sociali favorite proprio dalle tecnologie di ultima generazione (clicca qui). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Progetti di colonizzazione: dalla Valsesia in Piemonte alle sfide australiane
I luoghi in cui si stanno svolgendosi i fatti segnalati all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono tra loro distanti migliaia di chilometri. Eppure, lo spirito che li anima è molto simile. La Valsesia è una zona del Piemonte situata nella provincia di Vercelli, zona di antiche risaie e fuochi fatui, paesi di antica bellezza, abitati nei millenni da valligiani spesso ribelli ai loro padroni, orgogliosi di lingue ibridate dalle vicine contrade oltralpe, abituati all’isolamento, a quella particolare sensazione di chiusura che da una catena montuosa solenne, per contro ospitali con coloro che passavano i valichi, avviati in cerca di fortuna verso le città, Torino, Milano, Genova. Luoghi oggi abbandonati, come lo sono moltissime zone nel cuore delle nostre regioni, al Nord industrioso, al Sud impigrito da secoli di servaggio agli invasori, alle mafie nelle loro mutevoli trasformazioni legate ai cicli economici, ai flussi di quel denaro che non arrivava al popolo minuto. Restava nei forzieri al tempo dei castelli, della grandi tenute contadine dei nobili, oggi va alle banche, ai paradisi fiscali. L’Australia è un continente sterminato, la cui storia è popolata da antichissime civiltà, terra di genocidio delle popolazioni locali, di eugenetica perpetrata con il furto delle bambine e dei bambini da rieducate alla civiltà giunta da oltremare, il modello di pulizia etnica tornato in auge, forse mai davvero dimesso dai colonizzatori. Provo a specificare meglio le due segnalazioni di cui qui commento. Il comune della Valsesia interessato al progetto Baita è Varallo, 7000 abitanti circa. Il fenomeno dell’urbanizzazione ha spopolato le province ed è continuato anche nell’attuale decadenza del centro di attrazione industriale rappresentato, ancora da Torino, Milano, Genova. Secondo l’ideatore del progetto, Ugo Luzzati, riemigrato dopo anni trascorsi in Israele, si sta facendo molto rumore per nulla, visto che qui hanno comprato case e ruderi da ristrutturare anche immigrati ucraini, africani, sudamericani. Gli israeliani sono in fondo una minoranza arrivata dopo il 7ottobre, un piccolo numero rispetto agli oltre 80.000 che hanno lasciato Israele negli ultimi anni (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Luzzati sottolinea come lui stesso sia sconcertato dall’attuale collasso democratico israeliano, una tragedia che dura da oltre cento anni, la cui recrudescenza ha fatto sì che un progetto, in atto da alcuni anni, abbia avuto l’attuale risonanza. Bisogna essere pragmatici, suggerisce Luttazzi, cavalcare le emergenze come sempre hanno fatto gli ebrei della diaspora, dal 1492. Si tratta si saper integrare la tradizione con il tradimento della ibridazione, della modernità del tempo attuale, considerato che la popolazione insediata ha fra i 30 e i 50 anni e molte/i sono le/i bambine/i. Intanto, si impara l’ebraico che, l’ho già annotato in un altro articolo, è sia la lingua del libro, sia quella reinventata nel 1948, ed è il vero cemento che unisce gli ebrei di tutto il mondo. Entro nel sito dell’Istituto Comprensivo Tanzio da Varallo per leggere il Piano dell’Offerta della scuola, ma non trovo cenno rispetto all’inclusione (come si deve dire) dei minori della nuova diaspora. Forse qualcosa è annidato alla voce progetti, ma non vedo nulla se non la castagnata e altre ricorrenze locali da festeggiare con le bimbe e i bimbi. Forse Luzzati si riferisce a una scuola privata, paritaria, o una iniziativa del rabbino locale. Mi auguro, visto che le creature piccole devono integrarsi anche nella scuola dell’obbligo con altre/i compagne/i, saranno evitati i famigerati libri agiografici in uso nelle scuole israeliane, di cui abbiamo avuto contezza in alcuni saggi ( Nuri Peled-Elhanan, La Palestina nei testi scolastici di Israele, Gruppo Abele, Torino 2021) e nel film Innocence di Guy Davidi, del 2022. Ma di questo abbiamo già scritto sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. All’insegna del migliore pragmatismo, quello che fa diventare bi-milionari, si muove l’iniziativa dell’australiana Georgine Hope Rinehart, a Perth, West Australiana (https://en.royanews.tv/news/70973). Il suo è un progetto assai più ambizioso e privo delle sfumature e dei dubbi di Luzzati. Come ci spiega in un video – cappello da cowboy e sorriso smagliante – e in innumerevoli interviste che qui segnalo solo in parte, la sua accoglienza è decisamente schierata con l’uomo che  è stato definito con la macabra locuzione macabra «io sono la guerra», il primo ministro – criminale internazionale – al governo di Israele e deciso a rimanerci. L’ospitalità di Georgine, padrona del suo territorio come un feudatario, è ai rifugiati, è agli israeliani senza se e senza ma. Meno ovvio, nei suoi territori  ospiterà anche depositi di armi e perché no, visto che gli armamenti fanno fare buoni affari, anche sperimentazioni di nuovi dispositivi. Insomma, estrattivismo di ottimo conio, intellettuale (un buon gruppo di istruiti israeliani fa sempre comodo all’azienda) e delle risorse del luogo, un modello vecchio e un modello nuovissimo. Ma chi è un colono, ci si potrebbe chiedere in questi nostri tempi confusi, di storie frantumate in mitologie e narrazioni meme e bias, di paranoie woke di Musk, di parole abusate fino all’erosione dei significati? I reduci delle guerre della Roma repubblicana e imperiale avevano diritto a una parte del bottino di guerra a seconda del rango rivestito in battaglia, e di un fazzoletto di terra in cui ritirarsi, in fondo un popolo dall’animo contadino e dalla razionalità giuridica, perché i due aspetti, proprietà e diritto proprio allora si sono coniugati. Il colono è il poveraccio che la Francia deportava nelle terre dei possedimenti nordafricani a morire di malattie, di fame come in patria e per gli attacchi armati dei locali. Il colono è quello in grande di cui parla lo scrittore e saggista Amitav Ghosh, predone nelle isole dell’Oceano Indiano, è quello boero in Sud Africa, e la lista si fa lunga e larga come lo sono tutti i continenti: conquiste, pulizia etnica, insediamenti, culture sparite, in alcuni rari casi ibridate, il pidgin, le lingue mescolate, un fenomeno antropologico e storico grandioso. Si leggono, in cartaceo e nel web, notizie accompagnate da commenti anodini, di progetti del post Nakba palestinese (l’altra faccia dell’Aliyah, il ritorno dell’ebrei nella terra dei padri). I resort sulla spiaggia di Gaza e l’assurda dismissione del governo di Hamas diventato, sotto l’egida ONU e USA (e già, si muovono insieme, ormai), solo tecnico amministrativo, per l’impegno israeliano a mandare avanti i pubblici servizi in Palestina (quale? in Cisgiordania? nei bantustan resistenti fra gli insediamenti ortodossi?). Certo Hamas non consegna le armi, come dovrebbe un barbaro sconfitto (Avvenire, 7 luglio 2026, p 11). I palestinesi vogliono restare, del resto non sono nel carnet degli invitati né di Luzzati, né della signora Hope, l’australiana. Una nota per concludere, visto che la stampa locale piemontese lamenta l’isteria antisraeliana a fronte del progetto Baita. Rileggo, in una specie di nostalgia intellettuale, qualche grande scrittore ebreo. Mi capita fra le mani Angel Wagenstein, forse meno letto dei fratelli Singer, la sua drammatica storia degli ebrei bulgari, passati di regime a regime, gli Asburgo, i tedeschi, i sovietici, oggi all’Europa della Ursula von der Leyen, forse non proprio il migliore dei mondi. Nel romanzo I cinque libri di Isacco Blumentel (Baldini Castoldi, MI, 2011) nello shtetl di Kolodez, il rabbino, il pope, l’imam sono compagni di sbornie e di bordello, solo il fine settimana ognuno per sè, con il suo gregge. E torno ad apprezzare l’ironia tragica, la saggezza delle religioni e delle culture che si parlano, mentre oggi torna il massacro e l’ospite, chi ospita e chi è ospitato, diventa l’hostis, che contamina minaccioso una sorta di presunta purezza etnica.   Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Angrogna (TO), 20-21 giugno: A scuola di pace, weekend di formazione
CÀ D’IA PAIS, BAGNOOU, VAL D’ANGROGNA (TO) SABATO E DOMENICA, 20-21 GIUGNO 2026 Si svolgerà tra sabato e domenica 20 e 21 giugno 2026 un corso di formazione dal titolo “A scuola di pace” presso Cà d’Ia Pais a Bagnoou in Val d’Angrogna, in provincia di Torino. La “Rete pinerolese contro il riarmo” nasce lo scorso anno quando NATO ed UE hanno intrapreso la strada di far crescere le risorse degli Stati membri da destinare alla difesa a scapito delle spese sociali. La Rete raccoglie una cinquantina di persone, vi hanno aderito Pinerolesi come singoli cittadini o come appartenenti ad associazioni locali che già erano mobilitate su tematiche affini (BDS, Emergency, ALP CUB, Donne contro ogni guerra, PRC, Sinistra anticapitalista, AVS, Pinerolo antifascista, SOMS Pinerolo e molte altre altre). L’idea del “ritiro” di autoformazione del 20 e 21 giugno è nata dal bisogno di ritrovarsi per meglio conoscersi e confrontarsi ed anche per avere la possibilità di incontrare realtà organizzate alle quali la rete si sente vicina, come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che sarà presente con Alessandra Alberti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra (vedi anche qui). L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Don Nandino Capovilla al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il quarto contributo all’incontro è stato ad opera di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera. Portando sulle spalle una kefiah palestinese, Capovilla ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Maurizio Bonati al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il terzo intervento ha visto protagonista Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano. Attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico, pubblicato nel volume Il cronico trauma della guerra, Bonati ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Il-trauma-della-guerra_Torino-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Impronte di pace: per chi ha fra 15 e 34 anni
il progetto gratuito (ma i posti sono limitati) lungo i cammini del Biellese Esplora. Cammina. Trasforma. Parte Impronte di Pace: un progetto gratuito per chi ha tra i 15 e i 34 anni e vuole vivere il territorio, imparare competenze nuove, partecipare ad attività artistiche, formative, ambientali e di cittadinanza attiva lungo i cammini del Biellese. È possibile partecipare ad
Bruna Bianchi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Sala delle 3E del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di coloro che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso una elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Essi hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Orientamento con la Marina Militare all’IIS “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese
Abbiamo ricevuto una mail con segnalazione di un incontro di orientamento della Marina Militare tenutosi nel mese di aprile all’IIS “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese (Torino).  Il gruppo ANMI “Alberto Banfi” di Cuorgnè e due militari del Comando Nord di La Spezia hanno incontrato circa trenta studenti e studentesse per «approfondire i percorsi di carriera disponibili, che consentono di acquisire competenze in diversi ambiti — tra cui sanitario, giuridico e tecnico — proseguendo parallelamente gli studi universitari». Chi ci ha contattato aggiunge che in quell’istituto di incontri di orientamento se ne sono fatti ben pochi. Per questo motivo la mattina all‘IIS “Aldo Moro” con la Marina Militare assumerebbe un maggiore tono da propaganda. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università teniamo a ricordare che la fase dell’orientamento, sia di formazione sia professionale, è un percorso che dovrebbe assicurare la pluralità delle offerte, e noi dovremmo garantire spunti nuovi e appetibili, e risposte alle domande degli studenti e delle studentesse. Ministero dell’Interno e Ministero della Difesa sembrano avere dei canali privilegiati di ingresso nelle scuole e, la loro offerta formativa e professionale tende ad avere lo stesso numero di incontri di altri enti e settori dell’economia. Pensiamo che questa intersezione non sia solo sbilanciata ma del tutto inammissibile nel contesto scolastico. In questi incontri di orientamento resta sullo sfondo, non pronunciata, la brutalità della guerra. Invece noi dell’Osservatorio sentiamo il dovere di sollevare una questione etica circa questi appuntamenti di orientamento con le forze armate, vogliamo evidenziare le criticità di un futuro professionale nel settore bellico. Vogliamo che la scelta dei ragazzi sia libera e informata, e che godano della libertà di rifiutare l’offerta di reclutarsi, ora e anche se in futuro dovesse presentarsi l’obbligo di prestare un breve periodo di servizio militare o servizio civile.  Per questo vigliamo e continuiamo a studiare, incontrarci e organizzarci. Ringraziamo chi ci ha scritto e chi lo farà per segnalarci eventi, lezioni, incontri di orientamento, gite in caserma, qualunque forma di avvicinamento delle forze armate e di polizia al mondo della scuola e delle nuove generazioni. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente