Tag - Unione Europea

Pillole di bancarotta n.7
Anche oggi le analisi di Alessandro Volpi ci aiutano a rendere intelleggibili le “follie” di Trump, che sono follie solo in apparenza e nella forma, ma nella sostanza rappresentano la violenta reazione degli USA alla caduta della loro egemonia. Buona lettura da Alexik. A questo link le pillole precedenti. I testi delle pillole sono tratti da qui e da Altreconomia.
L’analisi satellitare rivela la distruzione di 2.500 edifici a Gaza dopo il cessate il fuoco
Gaza – MEMO. Un’analisi di immagini satellitari pubblicata dal quotidiano statunitense The New York Times ha rivelato una distruzione diffusa nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le immagini mostrano che oltre 2.500 edifici sono stati distrutti nell’ambito di operazioni di demolizione su larga scala condotte dall’esercito di occupazione israeliano. Le […]
127.000 tende inadatte a fornire riparo mentre una nuova tempesta polare colpisce Gaza
Gaza. Circa 127.000 tende nei campi per sfollati di Gaza, ritenute inadatte all’abitazione, stanno ora affrontando il sistema di bassa pressione polare più rigido dell’inverno e le temperature più fredde, in un contesto di carenze critiche che superano il 70 per cento nei mezzi di riscaldamento e nelle coperte. L’Ufficio Governativo per i Media di […]
Pillole di bancarotta n. 6
Le pillole di oggi di Alessandro Volpi sono molto trumpiane. Spaziano dall’oro e dal petrolio venezuelano sui quali gli USA si apprestano a mettere le mani, alla speculazione sui titoli delle aziende belliche statunitensi, al riarmo USA, alla demolizione del diritto internazionale ad opera del tycoon, agli attacchi alla Fed. Il tutto ad uso e consumo dei grandi fondi finanziari,
Tunisia: il nesso tra tecnologia e controllo delle frontiere
L’Unione Europea ha firmato nel 2023 un Memorandum d’intesa con la Tunisia, definita “paese terzo sicuro” , una classificazione che non riflette la realtà, come denunciato da numerose organizzazioni della società civile, tra cui Amnesty International . Questa designazione alimenta l’agenda europea di esternalizzazione delle frontiere nonché legittima i respingimenti nel Mediterraneo. Come si legge nel policy paper del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES) di ottobre, a ciò si aggiunge un costante flusso di investimenti economici e materiali provenienti dal Ministero dell’Interno italiano e dall’UE per rafforzare la repressione delle persone in movimento. In questo contesto
UE, la petizione “Tutela degli animali, della salute e della libertà di coscienza” è andata a buon fine!
Nella primavera del 2024 è stato dato l’avvio ad un Comitato promotore per l’ICE ‘USE NAMs NOT ANIMALS’, coinvolgendo persone dedite alla causa antispecista e ovviamente antivivisezionista come la biologa Susanna Penco. All’ICE  è stata poi preferita una petizione al Parlamento Europeo (P.E), inviata ad aprile 2024 tramite il “Portale delle petizioni al P.E.”, con richiesta di interessarne la Commissione Europea. La petizione purtroppo fu accettata troppo tardi, a ottobre 2024, dopo la costituzione del nuovo Parlamento Europeo (P.E.) e quando la Commissione Europea era ormai sciolta. Per questi motivi – sebbene accettata – la petizione fu archiviata e inviata solo alle commissioni del P.E. competenti, sottraendola così alla pubblicazione sul portale e rendendo impossibile l’accesso ai possibili ‘like’ dei cittadini europei. Sulla base dell’incoraggiante risposta ricevuta – sebbene relativa alle posizioni in merito delle precedenti due istituzioni – le associazioni hanno pensato di proporne un’altra, più precisa e più documentata. La nuova petizione al Parlamento Europeo intitolata TUTELA DEGLI ANIMALI, DELLA SALUTE E DELLA LIBERTA’ DI COSCIENZA è nata con lo scopo di evidenziare che i metodi validati nella UE dall’ECVAM di Ispra (centro comune europeo per la validazione dei metodi alternativi, che peraltro costa molti soldi pubblici) non sono inseriti nei rispettivi regolamenti UE per i test di tossicità, ma archiviati in attesa dell’approvazione dell’OCSE (38 paesi), causando così l’utilizzo evitabile di migliaia di animali non umani. Ovviamente, tutto questo, per ragioni commerciali, dato che i prodotti testati utilizzando metodi approvati dall’OCSE, dopo anni, possono essere venduti anche in tali Paesi, e non solo nella UE. Avendo come presupposto che i metodi alternativi validati dalla UE e dall’OCSE non sono considerati obbligatori nei relativi regolamenti UE, i quattro punti principali della petizione “Tutela degli animali, della salute e della libertà di coscienza” sono: 1) rendere obbligatori i metodi alternativi in vitro o senza l’uso di animali accettati dall’OCSE o ritenuti scientificamente validi dalla UE; 2) consentire l’utilizzo nell’ambito della UE dei metodi alternativi validati dall’Unione e trasmessi all’OCSE per l’accettazione; 3) promuovere fortemente la ricerca di nuovi approcci metodologici in vitro e/o senza uso di animali (NAMs) basati sulla specifica specie biologica favorendo l’utilizzo di materiali provenienti dalla donazione di corpi umani; 4) riportare sulle confezioni di farmaci e altri prodotti contenenti sostanze chimiche le diciture ‘sostanza testata su animali / non testata su animali’ e ‘sostanza testate clinicamente / non testata clinicamente’, cosa che avviene solo per i farmaci (ma non nota al pubblico) per poterne informare i cittadini e consentire loro una maggior possibilità di scelta in relazione alle proprie convinzioni etiche e a salvaguardia della propria salute. Per illustrare i contenuti di questa petizione al Parlamento Europeo avevo intervistato Massimo Terrile, attivista, membro del Movimento Antispecista e coordinatore del Comitato promotore della Petizione presso il Parlamento Europeo. Oggi è proprio Massimo Terrile a darci la notizia che il 26 novembre 2025 il Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha inviato alla Dr.ssa Susanna Penco, presentatrice della Petizione, la comunicazione che la petizione è stata accettata e trasmessa alla Commissione del P.E. per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale e, congiuntamente, all’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali del P.E. affinché ne tengano conto nello svolgimento della loro attività. Afferma la lettera alla professoressa Penco: “Gentile Sig.ra Penco, desidero comunicarLe che la commissione per le petizioni ha esaminato la Sua petizione e l’ha dichiarata ricevibile in base al regolamento del Parlamento europeo, dal momento che le questioni sollevate rientrano nell’ambito di attività dell’Unione europea.” Inoltre, nella lettera del Presidente, sono stati dati a scopo informativo numerosi riferimenti, comprendenti risoluzioni legislative del P.E. riguardanti i medicinali e l’etichettatura delle sostanze chimiche, le risposte della Commissione europea all’ICE ‘Salvare i cosmetici cruelty-free’, e la tabella di marcia della Commissione europea sull’eliminazione graduale della sperimentazione animale: * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 aprile 2024 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce procedure dell’Unione per l’autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano, stabilisce norme che disciplinano l’Agenzia europea per i medicinali, modifica il regolamento (CE) n. 1394/2007 e il regolamento (UE) n. 536/2014 e abroga il regolamento (UE) n. 726/2004, il regolamento (CE) n. 141/2000 e il regolamento (CE) n. 1901/2006 (COM(2023)0193 – C9-0144/2023 – 2023/0131(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0221_EN.pdf * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 febbraio 2024 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai detergenti e ai tensioattivi, che modifica il regolamento (UE) 2019/1020 e abroga il regolamento (CE) n. 648/2004 (COM(2023)0217 – C9-0154/2023 – 2023/0124(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0091_IT.pdf * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 aprile 2024 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante un codice dell’Unione relativo ai medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/83/CE e la direttiva 2009/35/CE (COM(2023)0192 – C9-0143/2023 – 2023/0132(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0220_EN.pdf * Iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Salvare i cosmetici cruelty-free – Impegnarsi per un’Europa senza sperimentazione animale” (2023/C 290/01): https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_23_3993; https://citizensinitiative.europa.eu/save-cruelty-free-cosmetics-commit-europe-without-animal-testing_en. * Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001354/2025 sulla tabella di marcia della Commissione verso l’eliminazione graduale della sperimentazione animale e della relativa risposta della Commissione: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2025-001354_EN.html e https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2025-001354-ASW_EN.html. Tutti documenti che il Movimento Antispecista è già pronto ad esaminare attentamente per proporre, in seguito, eventuali altre iniziative di divulgazione. Un recentissimo commento pubblicato su Nature (20 ottobre 2025) da Todd J. Herron e colleghi intitolato “Alternatives to animal testing are the future — it’s time that journals, funders and scientists embrace them”, sottolinea come le tecniche di ricerca biomedica che non prevedono l’uso di animali stiano rapidamente guadagnando terreno. Quando si tratta di valutare farmaci o comprendere la biologia di base, i ricercatori stanno sempre più privilegiando vari approcci sperimentali innovativi rispetto ai modelli animali o alle linee cellulari umane immortalizzate. Tali approcci, noti come NAM – abbreviazione di “nuovi metodi alternativi” o “metodologie di nuovi approcci” – eliminano i problemi etici associati alla sperimentazione sugli animali. Essendo in grado di catturare una variabilità genetica umana molto maggiore rispetto ai modelli animali e alle linee cellulari tradizionalmente utilizzati nella ricerca, promettono anche di identificare trattamenti sicuri ed efficaci in modo più affidabile e a una frazione del costo. Esempi di NAM includono: sistemi multicellulari in vitro che imitano le proprietà biologiche e meccaniche di organi e tessuti umani; valutazioni chimiche (in chemico) delle interazioni tra molecole biologiche al di fuori di una cellula o di un organismo; e approcci di modellazione computazionale (in silico), come quelli che prevedono le interazioni molecolari. Le tecniche di ricerca biomedica che non prevedono l’uso di animali stanno guadagnando terreno, ma quelle che utilizzano approcci innovativi incontrano ancora resistenze da parte di alcuni. Le alternative alla sperimentazione animale sono il futuro: è ora che riviste, finanziatori e scienziati le adottino. Ringraziando tutti coloro che hanno sostenuto la Petizione e che hanno condiviso le cause che l’hanno motivata, il Movimento Antispecista – in seguito all’accettazione di questa petizione – spera vivamente che in futuro possano conseguire iniziative legislative rigorose a livello comunitario in tema della tutela dei diritti animali, oltre che ad un cambiamento radicale nella pratica della ricerca scientifica.   > I Nuovi Approcci Metodologici senza animali sono il futuro: è ora che riviste, > enti finanziatori e scienziati le accolgano Lorenzo Poli
Carta di soggiorno permanente ai familiari di cittadini italiani “statici”: illegittimo il rigetto della Questura
Con una pronuncia attesissima, il Tribunale ordinario di Torino ha dichiarato il diritto soggettivo – e non un mero interesse legittimo – al rilascio della carta di soggiorno permanente ex art. 17 D.Lgs. 30/2007 anche in favore dei familiari stranieri di cittadini italiani che non hanno esercitato la libera circolazione. Il giudice affronta preliminarmente la questione della natura della posizione giuridica azionata, chiarendo che «il diritto dello straniero al rilascio della carta di soggiorno permanente ex art. 17 d.lgs. 30/2007 ha natura di diritto soggettivo, difettando nella specie qualsiasi discrezionalità in capo all’amministrazione», la quale è chiamata a un mero accertamento dei presupposti di legge. Ne discende la competenza del giudice ordinario, in linea con l’art. 3 d.l. 13/2017 e con la giurisprudenza di legittimità richiamata (Cass. n. 1390/2022). Nel caso di specie, la cittadina uzbeka, moglie di cittadino italiano “statico” residente in Italia in Italia, era titolare di carta di soggiorno ex art. 10 D.Lgs. 30/2007, rilasciata prima della riforma dell’agosto 2023. Al momento del rinnovo, pur avendo maturato un soggiorno legale e continuativo superiore a cinque anni, la Questura aveva rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari quinquennale ex art. 23, co. 1-bis, D.Lgs. 30/2007 (cd. FAMIT), negando implicitamente la carta permanente. Il Tribunale censura tale prassi sotto più profili. In primo luogo, osserva che la ricorrente aveva già maturato il diritto alla carta di soggiorno permanente prima dell’entrata in vigore della novella del 2023, sicché la nuova disciplina non poteva incidere su una posizione già consolidata. Inoltre, l’interpretazione letterale dell’art. 23, co. 1-bis, è ritenuta incompatibile con il caso concreto, poiché il permesso FAMIT è previsto «a seguito della prima richiesta avanzata ovvero della presentazione dell’istanza di aggiornamento delle informazioni trascritte», ipotesi che non ricorre quando il familiare è già titolare di una carta di soggiorno UE e chiede il passaggio allo status permanente. Particolarmente rilevante è anche il passaggio in cui il giudice esclude l’applicabilità del principio del tempus regit actum, ricordando che esso opera nei procedimenti incidenti su interessi legittimi, mentre «non trova applicazione laddove il privato vanti una situazione di diritto soggettivo», richiamando sul punto la giurisprudenza amministrativa (TAR Campania, Salerno, n. 11233/2017). Alla luce di tali considerazioni, il Tribunale accoglie il ricorso e dichiara il diritto della ricorrente al rilascio della carta di soggiorno permanente. La sentenza si inserisce nel filone giurisprudenziale che limita l’impatto restrittivo della riforma del 2023 sui familiari di cittadini italiani “statici” e rappresenta un importante argine alle prassi amministrative che, in sede di rinnovo, tendono a sostituire illegittimamente la carta di soggiorno permanente con il permesso FAMIT quinquennale. Tribunale di Torino, sentenza del 3 dicembre 2025 Si ringrazia per la segnalazione gli Avv.ti Andrea Scozzaro e Giacomo Venesia del Foro di Torino.
A tutti i costi
ESTERNALIZZARE LE FRONTIERE La lotta europea contro la migrazione irregolare si esternalizza adottando accordi internazionali che trasferiscono obblighi e responsabilità ai Paesi di origine o di transito nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere esterne dell’UE. Per i paesi extra UE, questo significa trovarsi in un perenne gioco di equilibri, destreggiandosi tra interessi di origine nazionale e opportunità di finanziamento, in una questione politica ‘internazionale’ e in una strategia proattiva che mira ad adattare norme e idee straniere alle sensibilità e agli interessi locali. In una democrazia, dove entrano in gioco – su costruzioni multiscalari – la politica dei partiti e le elezioni, attori privati e pubblici possono avvalersi dei ‘mercati’ emergenti, dettando e reinterpretando i loro interessi mentre gli attori esterni vengono coinvolti in quasi tutte le aree tematiche che definiscono la politica migratoria del Paese. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) IL SENEGAL CONDIVIDE L’INTERESSE DELL’UE A PREVENIRE PARTENZE IRREGOLARI E GIOVANI CHE MUOIONO IN MARE Dal 2015, anno della creazione del Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa (EUTF) dal valore di €3,2 miliardi, l’UE ha finanziato il Senegal con oltre 190 milioni di euro a sostegno della gestione delle frontiere. Concentrandosi sugli ‘aiuti’, gli attori politici, burocrati e organizzazioni della società civile hanno consentito l’ulteriore sviluppo organizzativo di ministeri, agenzie e organizzazioni, la promozione di un’ “industria della migrazione” e di una “burocrazia migratoria” nell’Africa occidentale, con i propri interessi nell’ottenere più potere e risorse. Nel luglio 2023, il Senegal presenta la Strategia nazionale decennale per combattere la migrazione irregolare (SNLMI). Punti principali, invece, della seconda fase del programma tra UE e Senegal per combattere l’immigrazione irregolare, la tratta e il traffico di migranti (POC) iniziato il 1° dicembre 2023 e concentratasi sul terrorismo e sulla radicalizzazione estremista – sottolineando la relazione tra migrazione e terrorismo del discorso nazionale ed europeo – è la creazione di una interconnessione della rete di polizia e l’incremento da 12.000 a 25.000 unità militari della Gendarmerie Nationale entro il 2025 1. Nell’agosto del 2024, l’esercito senegalese dichiarava l’arresto di 453 migranti (più della metà senegalesi) “membri di reti di contrabbando” nell’ambito di un’operazione di 12 giorni di pattugliamento lungo la costa. Nonostante gli sforzi (e i precedenti naufragi), il 9 settembre del 2024, una barca partita da Mbour si capovolse a pochi chilometri dalla costa con 150 persone a bordo, di cui almeno 39 morirono. Le ‘discussioni ad alto livello’ che seguirono tra UE e Senegal permisero di definire interessi comuni nei settori della gestione delle frontiere, della prevenzione, del contrabbando e della comunicazione delle informazioni. Il mese successivo, a Dakar, l’UE annunciava un pacchetto da €30 milioni (la maggior parte stipulata entro la fine del 2025) e la consegna di 15 imbarcazioni (entro la metà del 2025) per salvare vite umane 2. Il programma, Flexible Mechanism for Migration and Forced Displacement in Sub-Saharan Africa, diviso in 4 assi, prevedeva, inoltre, ai fini della protezione dei migranti, la costruzione di quattro centri (a Saint Louis, M’bour, il porto di Dakar e l’aeroporto di Dakar) per i migranti soccorsi/intercettati 3 con un’assistenza iniziale di circa 72h. Le persone migranti saranno adeguatamente separate dai trafficanti e dai sospetti trafficanti (audizioni, possibilità di detenzione) 4. In questo passaggio, la Divisione per la lotta al traffico di migranti e alle pratiche connesse (DNLT) – un’unità di polizia specializzata creata, formata e dotata di fondi UE – svolge un ruolo fondamentale. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) IL SENEGAL È UN IMPORTANTE PAESE DI ORIGINE, TRANSITO E PARTENZA PER I RIFUGIATI PROVENIENTI DA TUTTA L’AFRICA OCCIDENTALE Acque esaurite, habitat marini degradati, redditi bassi, povertà crescente, disoccupazione, stress sociale e peggioramento della salute e del benessere sono le condizioni di vita segnalate nelle comunità locali senegalesi 5. Monitoreo Derecho a la Vida 2025, Caminando Fronteras Le pressioni economiche nell’Africa centrale e dell’Ovest, inasprite dalla pandemia del 2020 e dall’inflazione globale a seguito della guerra Russia Ucraina; la crisi politica del Senegal nel 2023, la limitazione della mobilità attraverso le politiche dell’UE e il lavoro di Frontex in e con Mali, Mauritania, Niger e Senegal; l’intensificarsi dei pattugliamenti marittimi della Spagna e dall’UE, la schiavitù in Libia, hanno reso, tra il 2022 e il 2024, la rotta Atlantica “una delle rotte migratorie irregolari più trafficate verso l’Europa” 6. A causa dell’insufficiente cooperazione in materia di riammissione, poi, nel novembre 2022 furono proposte al Senegal misure restrittive sui visti ai sensi dell’articolo 25a del Codice dei visti 7. In quell’anno, il 30% dei candidati africani fu respinto, rispetto al 17,5% dei candidati globali. Un rapporto del 2024 rilevava che i paesi africani rappresentavano 7 dei primi 10 paesi con i più alti tassi di rifiuto del visto Schengen nel 2022, di cui 6 dell’Africa occidentale 8. A circa 80 chilometri a sud della capitale Dakar, la città costiera di Mbour è una meta tanto ambita dai migranti in partenza per le Isole Canarie.  Qui si ritrovano giovani di fronte alla disoccupazione, uomini, i tradizionali capifamiglia ma anche gruppi vulnerabili, LGBT o donne a rischio di mutilazione genitale che scelgono di migrare come ultima risorsa. Lo fanno su piroghe di legno tradizionalmente utilizzate per la pesca, la più grande delle quali può ospitare più di 100 passeggeri. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) L’ESTERNALIZZAZIONE SI VERIFICA ANCHE NEI PAESI TERZI CHE CRIMINALIZZANO LA PARTENZA DEI PROPRI CITTADINI E STRANIERI, CHE VI RISIEDANO LEGALMENTE O MENO, ALLO SCOPO DI RECARSI IN EUROPA Alla base c’è una legge anti-contrabbando del 2005 9 per trafficanti di esseri umani, contrabbandieri e falsari di documenti che, in una formulazione vaga e generica, non distinguendo tra organizzatori, migranti e aiutanti, conferisce alla polizia e ai pubblici ministeri un’ampia discrezionalità che si traduce in “campi discorsivi mutevoli all’interno dei quali viene concettualizzato l’esercizio del potere 10“. La legge, che impone fino a 10 anni di carcere, punisce “l’immigrazione clandestina organizzata” ma non definisce cosa voglia dire “organizzare”: atti indiretti come vendere carburante, fornire cibo, non denunciare qualcuno che intende migrare, guidare brevemente le imbarcazioni; pregare per il successo del viaggio; fornire una stanza a un migrante rientrano in atti criminalizzati e procedure di detenzione arbitraria. Grazie al progetto di partenariato del valore di 9 milioni di euro, “la portata della repressione è aumentata”11. Numerose misure dissuasive, retate delle unità mobili a pescatori in mare o persone radunate sulle spiaggia, intercettazioni hanno proceduto ad arresti per limitare le partenze di migranti dalle coste senegalesi confermando l’intervento dell’amministrazione senegalese nella lotta contro l’immigrazione irregolare dettata dall’UE. Un esame della giurisprudenza dei tribunali senegalesi in materia di controversie in diritto dell’immigrazione mostra come la lotta europea passi attraverso l’azione penale, i cui fondamenti logici si sono gradualmente concentrati negli sforzi internazionali di armonizzare le strutture legali nazionali con il diritto internazionale. Attraverso la formazione dell’unità di polizia specializzata DNLT e le nuove tecnologie di sorveglianza, a Mbour, quasi 300 casi giudiziari per contrabbando – analizzati tra il 2006 e il 2024 – sono stati avviati con procedure accelerate – flagrant délit -. La metà delle accuse sono state ritirate, anche se gli imputati possano trascorrere fino a sei mesi in custodia cautelare. Sebbene per i funzionari europei queste iniziative siano essenziali per smantellare le reti del contrabbando, la repressione in Senegal prende di mira principalmente piccoli attori e membri della comunità, persone normali, gli stessi migranti o complici di basso livello piuttosto che grandi pesci nelle reti internazionali di contrabbando 12. L’articolo 12 della legge 2005 stabilisce che i migranti dovrebbero essere esclusi dal procedimento penale solo se non erano consapevoli di commettere un reato. A Saint-Louis, dei senegalesi sono stati condannati per aver preso una piroga o per aver venduto carburante o imbarcazioni o perchè si offrono volontari per guidare imbarcazioni. Altri sono parenti o vicini criminalizzati per atti di solidarietà, come nutrire o dare rifugio a persone che si preparano ad andarsene. I CONFINI NON SOLO LIMITANO LA MOBILITÀ, MA MODELLANO E GENERANO ANCHE TRASFORMAZIONI NEI LUOGHI E NELLE SOCIETÀ A causa della prevalenza dell’industria della pesca in Senegal, i pescatori senegalesi con esperienza di navigazione spesso guidano barche in partenza dal Senegal o dalla Mauritania, spesso ricevendo in cambio il passaggio gratuito. Seguendo numerosi lavori 13 riguardo le udienze giudiziarie negli archivi dell’Alta Corte di M’bour, si evidenzia come la categoria ideale della vittima anziché di agente della migrazione sia marcata in relazione alla precarietà economica e al contesto sociale: le persone migrano perchè alla ricerca di un futuro migliore. Mentre la giurisprudenza ripropone il migrante come vittima passiva, il contrabbandiere come colpevole assoluto e lo Stato come difensore e protettore dei diritti umani, i verbali delle udienze riportano un migrante ‘vittima’ della situazione economica e dell’esclusione razzializzata 14,  ragioni che condizionano in modo imperativo la decisione di partire. Inoltre, tale decisione è da contestualizzare nelle strategie di sostentamento familiari e da essa supportata, in vista di una auto-determinazione economica che può attuarsi attraverso il potenziale emancipatorio della mobilità 15. Sebbene siano essi stessi migranti – senegalesi, gambiani, mauritani – a causa delle discriminazioni e dello sfruttamento delle condizioni di vita e di lavoro – come documentano le migrazioni secondarie ed intere 16– le forze dell’ordine, seguendo una “condotta della condotta” ( Foucault 2007), si riferiscono a loro come “capitani” perseguendoli penalmente. Un aspetto importante dell’esternalizzazione è la difficoltà di stabilire le responsabilità sia degli Stati che dell’UE per le varie violazioni dei diritti umani contro le persone migranti. Mentre l’obiettivo era quello di proteggere i migranti dai trafficanti, il legislatore adotta misure repressive contro chiunque desideri lasciare il Senegal per emigrare irregolarmente verso l’Europa, sfidando l’esclusione razziale dei cittadini africani all’interno del regime di mobilità globale. Intervenendo con politiche restrittive sulle migrazioni intra-africane, molto più importanti delle migrazioni verso l’Europa e in aperto contrasto con gli impegni assunti come membro CEDEAO (i cui protocolli stabiliscono la libertà di circolazione e di soggiorno tra gli Stati membri) il Senegal e la Legge 2005 impongono frontiere rigide all’interno del continente africano che ostacolano il contributo della manodopera migrante alle economie locali, il sostegno finanziario della diaspora dell’Africa occidentale e le attività commerciali che dipendono dal transito dei migranti 17. Nel più ampio apparato che controlla e contiene la mobilità della maggioranza delle popolazioni mondiali, la legge sul contrabbando in SenegaI e le misure adottate in accordo con l’UE conformano un progetto globale di governare la mobilità attraverso la lotta al traffico di migranti 18. 1. L’Agenzia nazionale per gli affari marittimi e la Direzione della pesca sono coinvolte nelle operazioni; sono rafforzate l’attività di intelligence e investigazione; le sezioni regionali della Divisione Nazionale per la Lotta al Traffico di Migranti e alle Pratiche Assimilate, fondata nel gennaio 2018. vedono rafforzata la loro capacità operativa: oltre alla sede centrale nella capitale, l’UE ha finanziato sedi regionali a Rosso, Karang, Tambacounda, Kédougou, Saint Louis, Saly e Ziguinchor ↩︎ 2. Si veda Exporting carceral migration “management”: €30 million from the EU to Senegal for migration control (This article was published in cooperation with Migration-Control.info) – Statewatch (novembre 2025) ↩︎ 3. Tra le misure previste, anche un centro di coordinamento per le operazioni marittime a Dakar, con quattro antenne nelle regioni costiere:. Tuttavia, gli interventi in mare con un “mandato migratorio” (compresa l’intercettazione mortale e pericolosa o respinta), sono di competenza del Ministero delle Forze Armate, con il supporto della Guardia Civil spagnola ↩︎ 4. Rafforzando le capacità del personale interessato, ogni centro disporrà di aree dedicate alle donne, ai minori e ai disabili ↩︎ 5. Vedi The Sea Was Sold: Fisheries Crisis In Senegal Drives Forced Migration To Europe (13/05/2025). La flotta industriale del Senegal e la maggior parte dei pescherecci autorizzati sono controllati da interessi stranieri e la maggior parte delle loro produzioni viene esportata all’estero ↩︎ 6. La “Rotta Atlantica” o “Rotta dell’Africa nordoccidentale” diventa sempre più attiva dal 2020. Nel 2024, un numero record di 46.000 migranti e richiedenti asilo sono arrivati alle Canarie su piccole imbarcazioni, mentre altre 11.300 sono arrivate durante la prima metà del 2025. Decine o centinaia di migliaia di altre persone sono state salvate o intercettate in mare, o impedite di partire, dalle forze mauritane, marocchine, senegalesi e gambiane, supportate da fondi dell’UE e dalle forze spagnole dispiegate in Mauritania e Senegal. Tra il 2020 e il 2024 si stima che tra 4.100 e 23.400 persone abbiano perso la vita in mare ↩︎ 7. Mentre l’UE affronta la migrazione come una minaccia alla sicurezza, il Senegal insegue la necessità di percorsi legali per la migrazione regolare attraverso la liberalizzazione dei visti ↩︎ 8. Henley & Partners, “Countries Facing the Highest Rejection Rates,” 2024 ↩︎ 9. Legge 2005 – 06 del 10 maggio 2005. Art. 4 – L’immigrazione clandestina organizzata via terra, via mare o via aria è punita con la reclusione da 5 a 10 anni e con la multa da 1.000.000 a 5.000.000, indipendentemente dal fatto che il territorio nazionale funga da zona di origine, di transito o di destinazione. Art. 5 – La frode o la falsificazione di visti, documenti o carte di viaggio o di qualsiasi altro documento attestante lo status di residente o cittadino del Senegal o di un paese straniero o che concede lo status di rifugiato, apolide, sfollato o vittima di traffico è punita con le stesse pene previste dall’articolo precedente. Art. 6 – Per i reati previsti dagli articoli 3, commi 1, 4, 5 della presente legge, la sospensione dell’esecuzione della pena non è concessa quando l’autore del reato è una persona che partecipa, in virtù della sua funzione, al rilascio di documenti di viaggio identificativi e di altri certificati di stabilimento o al mantenimento dell’ordine o del controllo delle frontiere. Art. 7 – Il tentativo di commettere i reati previsti dalla presente legge è punito come reato ↩︎ 10. N. Rose, P. Miller, P. Political power beyond the state: Problematics of government.  (2010) ↩︎ 11. L. F. Jegen, Exporting carceral migration “management”: €30 million from the EU to Senegal for migration control (20/11/2025) ↩︎ 12. A. Popoviciu, Senegal’s EU- funded Migration Crackdown puts Innocent People Behind Bars, (20/11/2025) ↩︎ 13. L. F. Jegen, “Protecting” Rights of Smuggled Migrants in the Context of State-Enforced Immobility: Legal Borderwork in Senegal (19 May 2025); Gabriella E. Sanchez, Georgis A. Antonopoulos Irregular migration in the time of counter-smuggling, (2023) ↩︎ 14. M. Agne, L’État face au phénomène de la migration irrégulière vers l’Europe (2022) ↩︎ 15. E. Tendayi , Migration as Decolonization, (2019) ↩︎ 16. L’esternalizzazione dell’UE nel corso degli anni ha incoraggiato e finanziato approcci repressivi al controllo della migrazione in Mauritania, in conflitto con gli obiettivi africani di libera circolazione e contribuendo alle violazioni dei diritti umani contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati ↩︎ 17. Nonostante l’obbligo legale del Senegal, cittadini dei paesi membri della CEDEAO, in particolare della Repubblica di Guinea, Mali, Guinea Bissau, Nigeria, Sierra Leone, sono stati perseguiti e puniti per immigrazione irregolare durante il periodo 2008-2014 ↩︎ 18. Lorena Gazzotti, Melissa Mouthaan & Katharina Natter, Embracing complexity in ‘Southern’ migration governance, 2022 ↩︎