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LEVANTE: L’INCONTRO TRA TRUMP E XI JINPING A WASHINGTON E LA “TRAPPOLA DI TUCIDIDE”
Il lascito della visita di Stato di Xi Jinping negli Usa (settembre 2026) con il faccia a faccia con Trump. Questo il macrotema della prima puntata per l’autunno 2026 di Levante, approfondimento mensile di Radio Onda d’Urto dedicato all’Asia orientale, tra Cina e dintorni. Chiudendo la visita con un discorso nel Grand Foyer della Casa Bianca, Xi Jinping ha sostenuto che Cina e Usa devono “evitare la trappola di Tucidide“, storico greco che ai tempi della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta ammoniva rischio di guerra devastante quando una potenza “nuova” sfida con la propria ascesa gli interessi diretti di quella ancora oggi dominante. “Dobbiamo coesistere e cooperare come principali potenze globali”, ha aggiunto Xi Jinping, presidente (dal 2013) della Repubblica Popolare Cinese, già proiettato verso un possibile quarto mandato, a fine 2027, quando è già in programma il 21esimo congresso nazionale del Partito Comunista Cinese. La centralità della relazioni con gli Usa, per Pechino, si mostra anche con l’annuncio di altri incontri (almeno due) con gli omologhi Usa da qui a fine 2026: un ritmo inusuale per la diplomazia cinese, che lascia  intendere come la Cina consideri la stabilizzazione dei rapporti con gli Usa una priorità strategica, almeno nel medio periodo. Su Radio Onda d’Urto ragioniamo di Cina, Usa (e Taiwan, ovviamente alla finestra) intervista a due con il nostro collaboratore Dario Di Conzo – co-curatore di Levante, docente a contratto di Riforme economiche della Cina contemporanea all’Orientale di Napoli – e Lorenzo Lamperti, in collegamento da Taipei (Taiwan). Lamperti, giornalista, è direttore editoriale di China Files, collettivo di giornalisti, sinologi ed esperti di comunicazione specializzati in affari asiatici. Nata nel 2008 a Pechino come agenzia focalizzata sulla Cina, ora China Files copre l’intera area asiatica. Lamperti, dal 2021, vive a Taipei, capitale di Taiwan, da dove segue la politica cinese e taiwanese, le relazioni nello Stretto e le dinamiche politiche dell’Asia orientale. Collabora con diverse testate italiane e internazionali, tra cui Il Manifesto, La Stampa, Rsi e con l’Ispi. La conversazione con Di Conzo e Lamperti in “Levante”, andata in onda venerdì 2 ottobre 2026 su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
October 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Tappeto rosso per Xi a Washington
L’atteso incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping ha avuto luogo la scorsa settimana. Xi è arrivato a Washington DC mercoledì sera per i colloqui di giovedì, l’incontro ha rappresentato la prima visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti negli ultimi 11 anni, ma è anche la terza volta in meno di un anno che i due si sono incontrati faccia a faccia. A fare da sfondo a tutto c’è la guerra commerciale, sospesa ma ancora latente, tra le due nazioni. Quasi subito dopo l’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha imposto dazi doganali sui prodotti cinesi, accusando la Cina di facilitare il flusso di fentanyl, una droga letale, verso gli Stati Uniti. Pechino ha risposto con dazi a sua volta, per poi limitare le esportazioni di preziosi metalli delle terre rare, cruciali per lo sviluppo e la produzione di ogni tipo di tecnologia avanzata, dagli smartphone agli aerei da combattimento. A un certo punto, i dazi hanno raggiunto il 150%, prima di essere sospesi per consentire lo svolgimento di negoziati. Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte economico”. Prima dei colloqui a porte chiuse, iniziati verso mezzogiorno, ci sono state dichiarazioni dalle due parti: Trump ha puntato sul personale, sulla «grande amicizia» tra i due leader, mentre Xi, in linea col personaggio, è stato più sobrio e meno personalista, più attento a un messaggio di cooperazione e stabilità strategica, sottolineando una linea generale della politica estera cinese che si pone come potenza mondiale stabilizzatrice, propensa al dialogo e alla coesistenza pacifica e non allo scontro. Con Sabrina Moles, di China-Files, piattaforma di giornalistə, sinologə ed espertə di comunicazione specializzatə in affari asiatici, andiamo a vedere come sono stati affrontati i vari dossier sul tavolo dei due massimi leader mondiali, mentre le due potenze rimangono in una situazione di competizione sempre più accesa su temi come l’intelligenza artificiale, i metalli delle terre rare, la questione di Taiwan e la guerra contro l’Iran.
September 28, 2026
Radio Blackout - Info
Tappeto rosso per Xi a Washington
L’atteso incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping ha avuto luogo la scorsa settimana. Xi è arrivato a Washington DC mercoledì sera per i colloqui di giovedì, l’incontro ha rappresentato la prima visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti negli ultimi 11 anni, ma è anche la terza volta in meno di un anno che i due si sono incontrati faccia a faccia. A fare da sfondo a tutto c’è la guerra commerciale, sospesa ma ancora latente, tra le due nazioni. Quasi subito dopo l’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha imposto dazi doganali sui prodotti cinesi, accusando la Cina di facilitare il flusso di fentanyl, una droga letale, verso gli Stati Uniti. Pechino ha risposto con dazi a sua volta, per poi limitare le esportazioni di preziosi metalli delle terre rare, cruciali per lo sviluppo e la produzione di ogni tipo di tecnologia avanzata, dagli smartphone agli aerei da combattimento. A un certo punto, i dazi hanno raggiunto il 150%, prima di essere sospesi per consentire lo svolgimento di negoziati. Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte economico”. Prima dei colloqui a porte chiuse, iniziati verso mezzogiorno, ci sono state dichiarazioni dalle due parti: Trump ha puntato sul personale, sulla «grande amicizia» tra i due leader, mentre Xi, in linea col personaggio, è stato più sobrio e meno personalista, più attento a un messaggio di cooperazione e stabilità strategica, sottolineando una linea generale della politica estera cinese che si pone come potenza mondiale stabilizzatrice, propensa al dialogo e alla coesistenza pacifica e non allo scontro. Con Sabrina Moles, di China-Files, piattaforma di giornalistə, sinologə ed espertə di comunicazione specializzatə in affari asiatici, andiamo a vedere come sono stati affrontati i vari dossier sul tavolo dei due massimi leader mondiali, mentre le due potenze rimangono in una situazione di competizione sempre più accesa su temi come l’intelligenza artificiale, i metalli delle terre rare, la questione di Taiwan e la guerra contro l’Iran.
September 28, 2026
Radio Blackout
Squilibrio Usa-Cina nella grande guerra capitalista
Le condizioni economiche per la pace, o almeno per la tregua. E’ stato questo, nell’essenza, l’unico punto in agenda al vertice washingtoniano fra Xi e Trump, in una fase di crescenti tensioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. Dalle terre rare alle vie del petrolio, dai chip all’intelligenza artificiale, i […] L'articolo Squilibrio Usa-Cina nella grande guerra capitalista su Contropiano.
September 26, 2026
Contropiano
USA VS CINA: SECONDO FACCIA A FACCIA DEL 2026 TRA TRUMP E XI JINPING, ALLA PRIMA VISITA DI STATO NEGLI USA DA UN DECENNIO.
Secondo faccia a faccia del 2026, dopo quello di maggio a Pechino, tra il presidente Usa Trump e l’omologo cinese Xi Jinping, alla prima visita negli Usa dai tempi di Obama, nel 2015. ‘Cina e Usa devono coesistere pacificamente come principali potenze globali‘, ha detto Xi Jiping, avvertendo poi Washington su Taiwan: ‘Si opponga all’indipendenza’. ‘Siamo grandi amici, ci sono stati enormi progressi’, la replica di Trump, che ha accolto l’ospite con tappeti rossi e l’annuncio dell’estensione fino a gennaio 2027 della tregua sui dazi. Dopo il bilaterale nello Studio Ovale di Washington, la cena con i big statunitensi dell’Intelligenza Artificiale e quelli di Wall Street. Pechino, invece, non avrebbe portato alla Casa Bianca nomi di peso sul fronte economico e imprenditoriale. Di primo livello, invece, la delegazione politica cinese; oltre a Xi Jinping, presente il ministro degli Esteri Wang Yi e funzionari ed esponenti istituzionali di punta, che gestiscono i dossier più delicati nell’ambito della rivalità sistemica contemporenea tra Pechino e Washington. Sul cosiddetto “G2” di fine settembre 2026 a Washington le valutazioni a caldo di Dario Di Conzo, co-curatore su Radio Onda d’Urto di “Levante”, docente a contratto di “Riforme economiche della Cina contemporanea” e “China’s growth strategies” all’Università L’Orientale di Napoli, esperto di politiche economiche e relazioni industriali nella Repubblica Popolare Cinese. Ascolta o scarica.
September 25, 2026
Radio Onda d`Urto
La Cina di Xi Jinping che mette al bando OnlyFans e gli influencers
Dal 21 luglio 2025, la Cina di Xi Jinping ha vietato OnlyFans, piattaforma britannica con oltre 305 milioni di utenti nel mondo, dove migliaia di “creators” vendono contenuti espliciti a sfondo sessuale. Approdata in Cina il 29 novembre 2024, salvo poi essere vietata già nel dicembre dello stesso anno, OnlyFans ha continuato ad essere disponibile – ricorrendo al VPN (reti private virtuali che permettono di mascherare la propria posizione geografica) – fino a luglio 2025. Ora l’accesso alla piattaforma è impossibile, ma anche monitorato e dunque, vietato. Ma quali sono le vere ragioni dietro a questa decisione? La definizione del governo socialista di Pechino non ha interpretazione, definendo OnlyFans: “Spazzatura occidentale immorale e corrotta”, simbolo del “decadimento morale occidentale”. Xi Jinping in persona ha affermato che la piattaforma «non è in linea con la moralità pubblica promossa dal governo» e che non è altro che «una malattia corrotta dell’Occidente». Per quanto possa essere sembrato una politica di difesa della moralità socialista e della sovranità culturale contro l’egemonia decadente dell’ideologia capitalista occidentale, la questione è di tutt’altro spessore. OnlyFans, piattaforma simbolo della mercificazione del corpo, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il capitalismo, nella sua fase imperialista e finanziaria, trasforma la sessualità in merce, incentivando la reificazione degli individui, soprattutto delle donne, e promuovendo modelli relazionali fondati sul profitto anziché sulla dignità umana. Le accuse rivolte ad OnlyFans dal governo di Pechino hanno un profondo significato politico e pedagogico. Considerando la tipologia di contenuti che vengono generalmente venduti sulla piattaforma, le posizioni del governo guidato da Xi Jinping sono una vera e propria denuncia contro la mercificazione, la sessualizzazione, l’oggettificazione del corpo femminile (e non solo) e il consumismo virtuale. OnlyFans è infatti da anni al centro di moltissime polemiche, dato che si tratta, nei fatti, di una forma di prostituzione virtuale sommersa e spesso non regolamentata. Le autorità cinesi hanno infatti denunciato OnlyFans non solamente per tutelare la “moralità collettiva”, ma anche per impedire che il suo uso spinga (anche) i giovani cinesi ad aver comportamenti sessualizzanti per puro tornaconto economico, come accade nel resto del mondo occidentale. Una questione estremamente delicata e attuale, che dovrebbe spingerci a interrogarci: perché tanti giovani, uomini e donne, scelgono la strada “più facile”, ricorrendo alla mercificazione – pur consapevole – del proprio corpo, anziché scegliere un percorso di crescita personale nel mondo del lavoro in maniera dignitosa? Qual è il vero significato della libertà? Libertà di fare ogni cosa a tal punto di vendersi “consapevolmente”, o libertà da ogni cosa che ci condiziona e che illusoriamente ci fa credere liberi? Nel contrastare questo fenomeno, la Cina ha affermato come al di sopra della “libertà” egoistica di vendere il proprio corpo stia il diritto della collettività a costruire una sfera pubblica fondata su valori alternativi a quelli imposti dalla globalizzazione neoliberista, resistendo alla penetrazione di industrie culturali che sfruttano i bisogni intimi umani e la precarietà economica per produrre valore per pochi ricchi e pervertiti. In un’epoca in cui l’imperialismo non si manifesta solo con le guerre o lo sfruttamento, ma anche con l’infiltrazione dei modelli di consumo e dell’immaginario, il blocco di piattaforme come OnlyFans si configura come parte della lotta ideologica contro la colonizzazione mentale del totalitarismo “liberale”. Questo è forse il punto centrale dell’intera vicenda in una società in cui le condizioni economiche per i più giovani, in Italia, così come in Europa, non sempre sono agevoli, portando molti inconsapevoli a sperare di avere successo percorrendo una “via banale”, che richiede meno sforzo e dispendio di energie, meno attesa e sacrifici, sbarcando su piattaforme come OnlyFans. Salvo poi arrivare a pentirsi una volta raggiunta l’età adulta o – nei casi più sfortunati – il pubblico ludibrio a causa del revenge porn. Fedele a questa linea politica, il 23 aprile 2024, l’amministrazione digitale della Repubblica Popolare Cinese (la Cyberspace Administration of China – CAC) aveva lanciato una massiccia operazione di pulizia della rete nota come campagna “Qinglang” (“Lindo e Brillante”). Questa direttiva del governo cinese impone la rimozione immediata degli account e dei contenuti incentrati sul lusso sfrenato, portando alla cancellazione di profili di con milioni di follower. Le principali piattaforme social cinesi (tra cui Douyin — la versione locale di TikTok —, Weibo e Xiaohongshu) hanno bloccato e rimosso migliaia di post e centinaia di account di mega-influencer. Tra i profili più noti cancellati figurano Wang Hongquanxing (soprannominato la “Kim Kardashian della Cina”, famosa perché dichiarava di non uscire mai di casa senza indossare gioielli dal valore minimo di 1,3 milioni di euro), Bo Gongzi (1) (“Il Giovane Lord Bo”, noto per i video in cui testava Rolls-Royce e acquistava borse Hermès da collezione) e Baoyu Jiajie (“Sorella Abalone”). Oltre alla chiusura manuale dei profili dei creatori di contenuti, le piattaforme hanno dovuto riaddestrare i propri algoritmi di intelligenza artificiale per penalizzare e oscurare i tag, le menzioni e le esibizioni video di marchi del lusso estremo (come Ferrari, Rolex o valute in contanti), riducendone la visibilità fino al 90%. Il Partito Comunista Cinese aveva giustificato la stretta come una misura necessaria per combattere il “culto del denaro”, il “materialismo volgare”. Secondo la visione di Pechino, l’ostentazione della ricchezza online promuove valori tossici ed è contraria alla filosofia della “prosperità comune” promossa dal presidente Xi Jinping. L’autorità di regolamentazione CAC ha dichiarato che l’internet nazionale deve essere un ambiente “civile, sano e armonioso”, focalizzato sul valorizzare il talento, il lavoro duro, l’artigianato e la coesione sociale, anziché l’invidia di classe o la ricchezza fine a se stessa. Sebbene le banalità degli analisti, dei media e degli economisti occidentali (come gli analisti citati da NBC News o The Guardian) abbiano parlato di “tentativo del governo di attenuare il senso di frustrazione e deprivazione della classe media e dei giovani cinesi” per impedire l’innesco di “una pericolosa rabbia sociale e un risentimento politico verso le disuguaglianze interne” (2), la versione dei paesi BRICS e della controinformazione risulta più interessante. I media del Sud Globale e gli osservatori non allineati inquadrano la messa al bando degli influencers all’interno del concetto di “sovranità digitale”, evidenziando come la Cina sia uno dei pochi paesi al mondo in grado di imporre una regolamentazione ferrea sull’economia dei social media, dimostrando che lo Stato mantiene un potere superiore rispetto alle piattaforme private e alle celebrità online. La Cina è tra i Paesi che hanno espresso ufficialmente l’allarme per i danni dei social media. Gli analisti del Sud mettono a confronto la decisione di Pechino con il modello occidentale, dove la cultura dell’ostentazione e dell’iper-consumismo guidata dagli influencer viene lasciata proliferare senza vincoli, esacerbando le spaccature sociali e psicologiche tra la popolazione. Per i BRICS, si tratta di una scelta che mira alla costruzione di una modernità socialista, fondata sulla protezione dei lavoratori, sulla promozione dell’etica collettiva; sul rifiuto, da un lato, – per quanto riguarda OnlyFans – della pornografia come strumento di dominio e di alienazione e, dall’altro, – per quanto riguarda gli influencers – sulla protezione della produttività reale del Paese, della salute delle relazioni umane rispetto alla volatilità dell’economia dell’apparenza e della prestazione. Alla luce di ciò, siamo dunque davvero sicuri che la Cina sbagli a bannare Onlyfans e gli influencer in questa nostra società? Sicuramente, per quanto eternamente e rigidamente formalisti, i confuciani hanno qualcosa da insegnare a noi occidentali che, per quanto potenzialmente lettori di Zygmunt Bauman, poco abbiamo capito della sua constatazione della modernità liquida avanzante nell’Occidente “democratico”.   (1) “Bo Gongzi”, nel 2024, aveva evaso le tasse, comprese l’imposta sul reddito personale e l’IVA, per un totale di 7,49 milioni di yuan, secondo quanto dichiarato dal Servizio Tributario Municipale di Shanghai. Le autorità fiscali di Shanghai, in un comunicato stampa diffuso mercoledì 18 dicembre 2024, hanno annunciato che la multa che avrebbe dovuto pagare era di 13,3 milioni di yuan (1,8 milioni di dollari USA) per evasione fiscale. https://www.channelnewsasia.com/east-asia/china-influencer-wealth-flaunting-fined-millions-tax-evasion-4816061 (2) La versione degli analisti occidentali sostiene che sia un tentativo del governo di “attenuare il senso di frustrazione e deprivazione della classe media e dei giovani cinesi” causato da un presunto “significativo rallentamento economico”, caratterizzato da un “alto tasso di disoccupazione giovanile” e dalla “crisi del settore immobiliare”. Secondo la loro analisi, in questo contesto di difficoltà diffusa, vedere influencer che ostentano ville, super-auto e shopping multimilionario potrebbe innescare una pericolosa rabbia sociale. Per l’Occidente, Pechino sta semplicemente “nascondendo i sintomi” della crisi per preservare il controllo politico. Impressioni però smentite dai dati economici che ci parlano di una Cina come prima potenzia economica al mondo   Maggiori informazioni: > La Cina blocca l’accesso ad Onlyfans https://www.wired.it/article/onlyfans-cina-apertura-chiusura-censura/ https://it.insideover.com/politica/la-cina-banna-onlyfans-spazzatura-occidentale-immorale-e-corrotta-e-non-ha-tutti-i-torti.html https://www.ferpi.it/news/la-cina-obbliga-gli-influencer-ad-avere-una-laurea-ma-la-vera-domanda-riguarda-tutti-noi https://theconversation.com/chinas-crackdown-on-wealth-flaunting-social-media-puts-pressure-on-influencers-both-on-the-mainland-and-in-taiwan-to-echo-the-party-line-231224 Lorenzo Poli
June 5, 2026
Pressenza
LEVANTE: XI JINPING TRA TRUMP E PUTIN. ANALISI E VALUTAZIONI DOPO L’INCONTRO (DOPPIO) A PECHINO
Pechino snodo degli incontri internazionali: Trump prima e, pochi giorni dopo, Putin. Su Radio Onda d’Urto approfondiamo i due vertici, entrambi avvenuti nella capitale della Repubblica Popolare Cinese e con Xi Jinping in primo piano, nel corso del mese di maggio 2026. Lo facciamo con questo speciale “Levante”, trasmissione di Radio Onda d’Urto dedicata all’Asia orientale, tra Cina e dintorni. Ospite il nostro collaboratore Dario Di Conzo, co-curatore di Levante, docente a contratto di riforme economiche della Cina contemporanea all’Orientale di Napoli. Gli incontri di Xi Jinping prima con Trump e poi con Putin in “Levante”.  Ascolta o scarica  
May 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Trump a Pechino da Xi Jinping
Mercoledì Trump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale. Interpellato in merito alle precedenti dichiarazioni di Trump a Fox News, in cui affermava che erano stati conclusi degli accordi, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è limitato a dire che “l’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti risiede nel mutuo beneficio e nella cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti”. Ha aggiunto che entrambe le parti dovrebbero adoperarsi per attuare l'”importante consenso” raggiunto dai due leader e apportare maggiore stabilità ai rapporti commerciali bilaterali e all’economia globale. Secondo quanto riportato da Pechino, Xi ha affermato che le due parti hanno concordato un “nuovo posizionamento” per le relazioni basato sulla “stabilità strategica costruttiva”, ma il leader cinese ha lanciato il consueto avvertimento che Taiwan rimane la questione più delicata. “La questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto”, ha avvertito Xi durante i colloqui, secondo quanto riportato dai media statali cinesi Taipei osserverà la situazione con attenzione, ma è difficile dire al momento se e come ciò influirà sulla collaborazione degli Stati Uniti con le aziende di semiconduttori di Taiwan, o sulla consolidata relazione con l’isola. La guerra contro l’Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz era un altro punto chiave dell’agenda, e Trump si è avvicinato ai colloqui sperando nella cooperazione cinese sul conflitto con l’Iran e sul mercato petrolifero. Il ministero degli Esteri cinese, però, non si è sbilanciato e rilasciato venerdì una dichiarazione in cui chiedeva “un cessate il fuoco globale e duraturo”. Secondo quanto riportato dai media cinesi, sebbene si sia discusso del Medio Oriente, i dettagli forniti sono stati limitati. Abbiamo chiesto a Sabrina Moles, di China-files, di commentare i nodi centrali dell’incontro tra i due leader mondiali.
Trump a Pechino da Xi Jinping
Mercoledì Trump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale. Interpellato in merito alle precedenti dichiarazioni di Trump a Fox News, in cui affermava che erano stati conclusi degli accordi, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è limitato a dire che “l’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti risiede nel mutuo beneficio e nella cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti”. Ha aggiunto che entrambe le parti dovrebbero adoperarsi per attuare l'”importante consenso” raggiunto dai due leader e apportare maggiore stabilità ai rapporti commerciali bilaterali e all’economia globale. Secondo quanto riportato da Pechino, Xi ha affermato che le due parti hanno concordato un “nuovo posizionamento” per le relazioni basato sulla “stabilità strategica costruttiva”, ma il leader cinese ha lanciato il consueto avvertimento che Taiwan rimane la questione più delicata. “La questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto”, ha avvertito Xi durante i colloqui, secondo quanto riportato dai media statali cinesi Taipei osserverà la situazione con attenzione, ma è difficile dire al momento se e come ciò influirà sulla collaborazione degli Stati Uniti con le aziende di semiconduttori di Taiwan, o sulla consolidata relazione con l’isola. La guerra contro l’Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz era un altro punto chiave dell’agenda, e Trump si è avvicinato ai colloqui sperando nella cooperazione cinese sul conflitto con l’Iran e sul mercato petrolifero. Il ministero degli Esteri cinese, però, non si è sbilanciato e rilasciato venerdì una dichiarazione in cui chiedeva “un cessate il fuoco globale e duraturo”. Secondo quanto riportato dai media cinesi, sebbene si sia discusso del Medio Oriente, i dettagli forniti sono stati limitati. Abbiamo chiesto a Sabrina Moles, di China-files, di commentare i nodi centrali dell’incontro tra i due leader mondiali.
May 18, 2026
Radio Blackout
Affaristi vs statisti, il tavolo di Pechino
Volare alto quando hai davanti degli struzzi. E’ l’effetto che fa leggere i resoconti del discorso fatto da Xi Jinping stamattina accogliendo ufficialmente la delegazione statunitense guidata da Trump. Non c’è osservatore nel mondo che ignori quanto sia pericoloso – per tutto il pianeta, non solo per Cina e Usa […] L'articolo Affaristi vs statisti, il tavolo di Pechino su Contropiano.
May 14, 2026
Contropiano