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[2026-09-05] RENOIZE 2026: Corteo @ Porta San Paolo
RENOIZE 2026: CORTEO Porta San Paolo - Piazzale Ostiense, Roma (sabato, 5 settembre 17:00) CONTRO GUERRA, DISUMANITÀ E RIARMO. COSTRUIAMO COMUNITÀ RESISTENTI > «Mi chiamo Renato Biagetti e a me i fascisti non hanno mai fatto paura. > Nemmeno quando mi hanno ucciso. Quelli che mi fanno paura sono quelli che non > dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla.» Sono passati 20 anni dall’omicidio di Renato, per questo sabato 5 settembre sarà corteo antifascista! 20 anni in cui la storia di Renato e del suo omicidio ha incontrato tante altre storie. 20 anni per rinnovare l’impegno antifascista e mantenere acceso il fuoco della memoria in ogni territorio. Un ingranaggio collettivo, in cui tutte, come radici rizomatiche, siamo connesse e generiamo la forza di quel meccanismo chiamato Resistenza. Per Renato, Carlo e Dax. Per Fabrizio Ceruso, Valerio Verbano, Roberto Scialabba, Ivo Zini. Per Carlos, Clement e Pavlos. Per la Palestina che Resiste a genocidio e apartheid. Per i territori, i quartieri, i comitati, le case occupate, gli spazi liberati, che Resistono alla devastazione e al saccheggio del sistema capitalista. Per Resistere insieme contro il regime di guerra e il riarmo. Perché il mondo è di chi si muove e dobbiamo Resistere alla barbarie razzista. Perché vogliamo una città pubblica e comune, dal basso, transfemminista, che si autorganizza e si difende. Perché ognunə di noi deve dare qualcosa in modo che alcunə di noi non siano costrettə a dare tutto. E per questo Resistere insieme, come partigianə di ieri e di oggi, alla criminalizzazione dell’antifascismo, qui e ovunque. PER CONTINUARE A DESIDERARE E COSTRUIRE UN MONDO DOVE SEMPLICEMENTE IL FASCISMO NON SIA PREVISTO. SEMPRE CON LA STESSA RABBIA, SEMPRE CON IMMUTATO AMORE. ❤️‍🔥 𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲 - 𝟮𝟬𝟮𝟲 20 anni di Rabbia e Amore 20 anni per Realizzare Sogni 20 anni per Resistere 20 anni contro ogni fascismo 𝟮𝟳 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 • 𝗙𝗼𝗰𝗲𝗻𝗲 𝟯_𝟰 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗔𝗰𝗿𝗼𝗯𝗮𝘅 𝟱 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 + 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗰𝗵𝘂𝘀𝘁𝗲𝗿 LINK AL PROGRAMMA ♡ Venti di Renato. Una comunitá che da quel giorno si muove per essere tempesta e soffiare via ogni forma fascismo. Perché non accada mai piú! Perché abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella della Vita e della Libertá per tuttə. Renoize sarà ancora una volta Festival Antifà, il posto dove esserci tuttə. Un ventennale che non sará una celebrazione, ma costruzione, il passo sicuro di un cammino collettivo...Con Renato nel ♡
September 5, 2026
Gancio de Roma
«Amare oltre». Stefania Zuccari e i vent’anni dopo Renato
A casa di Stefania Zuccari la conversazione procede per ritorni. Una domanda su Renato porta alle Madres de Plaza de Mayo, da lì alle donne incontrate in Palestina, poi a una scuola romana, a un processo seguito molti anni fa, a una telefonata, a un concerto. Il 27 agosto 2006 resta il punto dal quale queste storie continuano a partire, ma vent’anni hanno moltiplicato persone, luoghi e relazioni. Stefania se ne accorge soprattutto guardando chi allora era troppo piccolo per ricordare o doveva ancora nascere. Pensa alle cugine di Renato, che nel 2006 erano neonate o stavano per venire al mondo e che oggi, ormai ventenni, partecipano agli appuntamenti di Focene. La definisce «una grande gioia». La memoria ha raggiunto persone che Renato non lo hanno conosciuto e che, negli anni, hanno scelto di farsene carico. È qualcosa che Stefania aveva già intravisto tempo fa, quando nelle iniziative per il quindicesimo anniversario aveva riconosciuto nei figli e nelle figlie dei compagni la continuità di quella storia. Oggi quel passaggio generazionale è diventato concreto. SE ATTECCHISCE UN FIORE Le scuole occupano un posto particolare nel racconto di Stefania, che per anni ha attraversato licei, università e assemblee per parlare di Renato, del fascismo e della violenza. Ricorda un ragazzo che, durante uno di quegli incontri, le rivolse una domanda apparentemente semplice: come si fa a capire se un’idea è buona oppure cattiva? Stefania rispose partendo da ciò in cui credeva anche suo figlio: l’inclusione, la dignità del vivere, la cura, un mondo senza barriere e frontiere. Dall’altra parte collocava le guerre, le armi, le discriminazioni e le disuguaglianze. Anni dopo quel ragazzo le disse di essere cresciuto portandosi dietro quelle parole. È il metro con cui Stefania misura la forza di questi incontri. «Ho sempre detto che se anche un solo fiore attecchisce e germoglia, allora ne vale la pena». Il rapporto con le generazioni più giovani passa attraverso episodi di questo tipo, nei quali il ricordo di Renato esce dalla cerchia di chi lo ha conosciuto e diventa una domanda rivolta a persone nate anni dopo la sua morte. Del figlio Stefania vorrebbe restasse soprattutto un modo di stare al mondo. Lo descrive come gioioso, curioso, legato alla musica, capace di incontrare le persone con apertura; ne ricorda l’avversione per la guerra e per tutto ciò che separa gli esseri umani. Vent’anni dopo, quell’immagine continua a passare attraverso le persone incontrate, nei racconti degli amici e dei compagni – che Stefania chiama figli e figlie – e nelle storie condivise con altre madri. «CREARE IL BELLO» Il primo gesto che Stefania ricorda, quando torna alle ore successive all’omicidio, riguarda una scelta. Racconta l’arrivo in ospedale, la percezione immediata che Renato fosse morto e la sensazione di essere stata investita, in quel momento, da una responsabilità. Di fronte al corpo del figlio chiese a Dario, il fratello di Renato, di farle una promessa. «Gli dissi che da lì non mi sarei mossa finché non mi avesse giurato che non sarebbe passato sangue sul sangue di Renato, perché quel sangue era mio e me lo riprendevo io». Nei giorni successivi quella scelta prese una forma concreta. Stefania parlò ai compagni e alle compagne di Renato e indicò nella musica il modo in cui avrebbe voluto ricordare suo figlio. «Ricordatelo con la musica. Renato è la musica. La musica è cultura e attraverso di essa si possono veicolare tanti messaggi». Da lì nasce il percorso che porterà a Renoize, il festival organizzato ogni anno in memoria di Renato e arrivato nel 2026 al ventennale. Il nome era già quello scelto da Renato stesso per il proprio progetto musicale; lavorava come tecnico del suono e aveva approfondito la costruzione di casse e strumentazione, mentre insieme ad altri amici immaginava uno spazio dedicato alla produzione musicale. A distanza di vent’anni, Stefania dice che ciò che è nato dopo quel 27 agosto a Focene corrisponde, in buona parte, a ciò che aveva desiderato fin dall’inizio. «Non volevo che la morte di Renato diventasse dimenticanza, cimitero, buio. Volevo che continuasse a esserci luce intorno a lui». Quando le chiedo se la quantità di iniziative nate negli anni l’abbia sorpresa, risponde di no. La direzione era quella che aveva immaginato e voluto, anche se allora era impossibile prevederne le dimensioni. Nel suo racconto torna una frase che contiene quasi interamente quella scelta. «Avevo capito che se fossi rimasta piena di odio e di vendetta, non avrei creato nulla per mio figlio. L’odio distrugge, è un sentimento mortifero. Io dovevo creare il bello». LE MADRI Pochi mesi dopo l’assassinio di Renato nasce il Comitato Madri per Roma Città Aperta. Stefania racconta di averlo immaginato durante uno dei sit-in organizzati per chiedere che venisse riconosciuta la verità sull’omicidio. Scelse una forma composta da donne. Nel modo in cui ne parla oggi, quella decisione ha una radice precisa: la maternità come esperienza capace di opporsi alla logica della morte. Da Roma, il percorso delle Madri ha cominciato presto a incontrare altre esperienze. Il rapporto con le Madres de Plaza de Mayo ha portato Stefania e le altre donne del Comitato fino in Argentina; nel 2017 le due realtà si incontrarono a Buenos Aires e l’anno successivo Nora Cortiñas, tra le fondatrici della Línea Fundadora, arrivò a Roma. Stefania ricorda soprattutto la fierezza delle donne incontrate. «Non figure pietose, ma orgogliose, resistenti, piene di luce». Nel corso degli anni quella rete si è estesa ad altre madri e ad altre storie. Un viaggio in Palestina, organizzato dalle donne del Comitato prima della pandemia, occupa ancora un posto importante nei suoi ricordi. Gli incontri con le famiglie, ma soprattutto con le donne palestinesi, la vita quotidiana sotto occupazione, la possibilità di entrare in luoghi che altrimenti avrebbe conosciuto soltanto da lontano. Quando le chiedo che cosa accomuni esperienze tanto lontane tra loro, Stefania riconduce tutto a un sentimento di appartenenza. «È la fierezza di non aver ceduto, di non aver lasciato che il tempo coprisse tutto. Sono donne che hanno scelto di esporsi, di esserci e di continuare a camminare. Per me tutto questo significa sentire che quella storia ti appartiene e scegliere di portarla avanti». Tuttavia, Stefania tiene a segnare le distanze tra esperienze che hanno avuto condizioni, storie e dimensioni differenti. Non paragona la propria vita a quella di una madre che vive quotidianamente a Gaza. Cerca altrove il punto di contatto. Ciò che accomuna esperienze così diverse è il passaggio da una ferita privata a una scelta pubblica, capace di tradursi in una forma concreta di azione. È così che descrive anche le donne che hanno accompagnato il Comitato in questi vent’anni, molte delle quali erano madri di amici e compagni dei suoi figli. «C’era la voglia di stare insieme, di abbracciarsi. È questo che caratterizza queste donne: la capacità di accogliere, di fare spazio, di tenere vicine le persone». * * LA VERITÀ Nei giorni e nei mesi dopo la morte di Renato, Stefania sentì di dover combattere contro la rappresentazione della «rissa fra balordi», perché quella formula cancellava ciò che lei e la comunità intorno a Renato riconoscevano come la natura fascista dell’aggressione. Vent’anni dopo, alla domanda se la società italiana sia diventata più capace di riconoscere la violenza fascista, risponde senza esitazione. «La situazione è peggiorata». Parla della deriva identitaria che incontra anche nelle conversazioni quotidiane, del razzismo espresso con naturalezza, della difficoltà di confrontarsi con persone che discutono di spiritualità, energia o dignità della vita e mantengono allo stesso tempo pregiudizi verso migranti e stranieri. È una contraddizione che continua a sorprenderla. La sua esperienza della violenza politica, intanto, ha incrociato molte altre famiglie. Negli anni Stefania ha seguito processi e iniziative legate ad altri omicidi, da Carlo Giuliani a Federico Aldrovandi, incontrando madri e padri che avevano dovuto lottare perché la storia dei propri figli venisse raccontata senza essere deformata. Ricorda in particolare i viaggi a Ferrara per il processo Aldrovandi. «Lì ho vissuto proprio il male, la violenza del male, e il tentativo di farla passare come normalità. È lì che ho capito perfino meglio che cosa avessero fatto a mio figlio». Andare ai processi, osservare le carte, vedere le fotografie e ascoltare le testimonianze diventò per lei un modo di capire ciò che, nei primi mesi dopo la morte di Renato, il dolore aveva reso quasi impossibile guardare direttamente. Quello stesso bisogno la portò, durante il procedimento contro uno dei responsabili dell’omicidio, a fissare a lungo il ragazzo seduto sulla panca di fronte. «Il mio avvocato mi disse: perché continui a guardarlo? Ma io dovevo guardare fino all’ultimo, vedere se da qualche parte riusciva a venir fuori almeno un “mi dispiace”». Quel segno, racconta Stefania, non arrivò mai. La scelta di rifiutare la vendetta, in questo senso, non ha mai coinciso con l’assoluzione di chi aveva ucciso suo figlio. Stefania distingue con nettezza le due cose. La decisione di non rispondere alla violenza con altra violenza riguardava ciò che lei e la comunità avrebbero costruito da quel momento in poi. «Non si è portato dietro una scia di odio, di violenza, di sangue, di ritorsioni. Da un episodio come questo sono nate invece manifestazioni vitali». FARE, FARE, FARE Quando la domanda si sposta da ciò che Renato ha lasciato agli altri a ciò che questi vent’anni hanno lasciato a lei, Stefania impiega qualche secondo prima di rispondere. Poi parla del tempo. «Non c’è un momento della mia vita in cui il pensiero di mio figlio non sia presente. E insieme a quel pensiero c’è sempre stata la volontà di non cedere, di andare avanti, di fare, perché sapevo che la sua vita non poteva passare in sordina. C’erano i suoi pensieri, i suoi sogni, quello che avrebbe voluto dal Paese in cui viveva. È stata questa, per vent’anni, la spinta: fare, fare, fare». Alla domanda su cosa direbbe oggi alla Stefania del 27 agosto 2006, si ferma e sembra guardarla da lontano. Poi abbassa la voce, quasi volesse avvicinarsi a quella donna di vent’anni fa e sussurrarle all’orecchio. «Sei stata brava. Sei stata resistente». «L’UNIVERSO RISPONDE» Negli ultimi anni Stefania ha cominciato a mettere per iscritto una parte della propria esperienza che per molto tempo aveva condiviso soprattutto in una dimensione privata. Il libro si intitola Gli occhi di Renato. L’universo risponde, è pubblicato da Red Star Press e raccoglie il modo in cui, dopo la morte del figlio, ha interpretato una serie di esperienze, immagini, scritture e percezioni come forme di comunicazione con lui. Me ne parla con la stessa naturalezza che ha accompagnato le ore precedenti di conversazione, tra ricordi, risate, qualche sigaretta, il racconto di manifestazioni e viaggi. Tiene però a precisare il terreno su cui colloca questa parte della propria vita. «Non c’entrano la Chiesa o le religioni. Per me c’entra l’energia, l’essenza del vivere». Sono convinzioni personali, attraverso le quali Stefania ha dato un significato a esperienze vissute dopo il 2006 e che considera parte del modo in cui è riuscita ad attraversare il dolore e la perdita. Racconta di aver iniziato a scrivere, di essersi avvicinata a gruppi di studio e di aver trovato in questa ricerca un’altra forma di continuità con Renato. La spiritualità, però, nel suo racconto torna sempre nello stesso luogo da cui erano partiti Renoize, le Madri, le scuole e i viaggi. L’idea è che il dolore possa produrre qualcosa che continui a vivere. A un certo punto Stefania mi legge alcune righe del libro. Poi si ferma, alza gli occhi dalla pagina, mi guarda e sorride per qualche secondo prima di riprendere a parlare. «Devi riuscire ad amare oltre. Non è facile, lo so, ma deve essere talmente grande l’amore da riuscire ad andare oltre». Immagini di Daniele Napolitano L'articolo «Amare oltre». Stefania Zuccari e i vent’anni dopo Renato proviene da DINAMOpress.
September 3, 2026
DINAMOpress
Erre Push: «Per fare antifascismo non basta una cosa sola. Serve tutto»
Vent’anni dopo l’assassinio di Renato Biagetti, il suo ricordo passa ancora attraverso musica, fumetti, incontri, feste e libri. Erre Push segue questa storia fin dai primi anni. Nel 2007 ha realizzato con Zerocalcare La politica non c’entra niente. Dieci anni dopo è arrivato Prossima fermata. Una storia per Renato, pubblicato nel 2016 all’interno della campagna Io non dimentico e oggi rieditato insieme a Cronache Ribelli e Tekio Kairos. Nel 2026 Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine allarga ancora il progetto: tante pagine di fumetti, illustrazioni e testi di decine di autori e autrici, costruite attorno alla memoria di Renato e ai linguaggi dell’antifascismo contemporaneo. Il punto di partenza è Renato stesso. La persona che era, prima che la sua morte lo trasformasse in un nome pubblico: «Abbiamo sempre cercato di evitare la retorica e di non trasformare Renato in una figura mitica, in una specie di eroe». Da questa scelta prende forma il racconto. Renato resta dentro la sua vita quotidiana, nelle relazioni, nei luoghi e nelle persone che lo hanno conosciuto. «Era una persona normalissima. Quello che gli è successo poteva capitare a chiunque di noi, politicizzato o meno, militante o meno». La memoria, in questi vent’anni, ha preso forme molto diverse. I fumetti rappresentano una parte di questo percorso. La musica, Renoize, gli appuntamenti a Focene e le iniziative pubbliche hanno costruito altri spazi di elaborazione. Erre descrive questa pratica come un modo per tenere vivo il ricordo attraverso esperienze condivise, lontano da una memoria «asfittica, sterile e retorica». DOVE TUTTO È POTUTO SUCCEDERE Fin dai primi lavori dedicati a Renato, Erre Push e Zerocalcare hanno spostato lo sguardo sul clima in cui maturò l’omicidio. «Non abbiamo costruito le storie intorno alla figura di Renato. Ci interessava raccontare il contesto che aveva reso possibile tutto questo». Quel contesto comprende la crescita delle organizzazioni neofasciste, le aggressioni, gli assalti ai centri sociali, la diffusione di linguaggi razzisti e la progressiva legittimazione pubblica di certe culture politiche. Un «contesto fascistoide», dice Erre, capace di costruire un terreno favorevole alla violenza. Prossima fermata racconta una violenza che cresce nella quotidianità. Le aggressioni hanno un contesto, una storia e una rete di responsabilità. L’indifferenza occupa un posto preciso in questa catena. Per Erre, la responsabilità politica di chi “guarda e lascia correre” accompagna da sempre la violenza pubblica. Oggi assume un peso maggiore per la quantità di immagini e testimonianze a disposizione. «Viviamo un genocidio in diretta e vediamo, attraverso i video, la repressione e le violenze della polizia mentre accadono. Abbiamo davanti agli occhi prove immediate di ciò che sta succedendo. In qualche modo non abbiamo più scusanti per essere indifferenti». > Il nodo resta la capacità di riconoscere il processo che precede l’atto. «Una > violenza fascista che emerge dentro la quotidianità non viene dal nulla». È lo stesso principio che guidava La politica non c’entra niente, una breve storia romanzata che denunciava la crescita dei gruppi neofascisti collegandola a una catena di responsabilità politiche e culturali. Erre richiama gli anni dei governi Berlusconi, lo sdoganamento delle forze postfasciste e il rafforzamento di gruppi come CasaPound e Forza Nuova. Da quel livello istituzionale, sottolinea, certi discorsi scendono nella società, circolano, per poi essere interiorizzati. Il passaggio successivo riguarda le persone che trasformano quei discorsi in violenza, in un atto concreto. UNA MEMORIA COSTRUITA DA MOLTE VOCI Il racconto pubblico della morte di Renato diventò immediatamente un terreno di conflitto. Erre ne ricorda i giorni successivi e la necessità, per la comunità che circondava Renato, di reagire alla rappresentazione della «rissa fra balordi». «In quei giorni ristabilire la verità è stato necessario, fondamentale. Tutt’altro che semplice». La formula della rissa cancellava la natura politica dell’aggressione e la inseriva dentro una cronaca priva di contesto. La stessa dinamica, ricorda Erre, aveva accompagnato altri episodi avvenuti a Roma. Le aggressioni venivano spesso ridotte a scontri tra gruppi, conflitti personali, episodi di ordine pubblico. Per la comunità di Renato, definire quella morte un assassinio fascista significava costruire una verità pubblica capace di nominare il contesto e le responsabilità. Erre chiarisce anche il rapporto con la dimensione giudiziaria. > «Non cercavamo vendetta contro quei due miserabili che hanno ucciso Renato, > anche per tenere fede a una promessa che abbiamo mantenuto nel tempo. Quello > che volevamo era ristabilire con forza la verità e dire chiaramente che si era > trattato di un’aggressione fascista». La dimensione collettiva era già presente in Prossima fermata. Il volume raccoglieva le parole di amici, amiche, compagne, compagni e familiari di Renato. La pubblicazione offrì a diverse persone uno spazio pubblico per raccontare ricordi, esperienze e un dolore ancora difficile da esporre pubblicamente. Tra le molteplici voci, c’era quella di Laura, presente la notte dell’aggressione. «Rendere pubblico quel dolore è stato difficile, ma necessario» conclude Erre. Con Storie per Renato questa impostazione assume una forma ancora più stratificata. Il volume coinvolge realtà dell’editoria indipendente, illustratori, illustratrici e autori con percorsi e sensibilità eterogenee.  Gli artisti coinvolti hanno affrontato il lavoro da prospettive autonome. Alcuni hanno lavorato sul tema della polizia, altri direttamente sulla figura di Renato, altri ancora hanno costruito storie attorno all’antifascismo. Questa pluralità permette alla memoria di passare da una generazione all’altra senza irrigidirsi in una forma unica. Erre parla di una «catena di memoria», in cui chi ha vissuto direttamente quegli anni mette in circolo racconti, immagini e strumenti che possono arrivare a chi quella storia la incontra oggi per la prima volta. Le scuole hanno un ruolo centrale in questo passaggio, perché sono uno dei luoghi in cui questi racconti possono diventare conoscenza, confronto e presa di posizione. Il problema, allora, diventa come far arrivare quella storia a chi viene dopo, soprattutto ai più giovani. Nel 2007 Erre e Zerocalcare scelgono il fumetto perché consente di tenere insieme immagini, racconto e contesto politico in una forma immediata. È anche il linguaggio che conoscono meglio. «Io e Michele facciamo questo mestiere. Avevamo gli strumenti per raccontare la storia di Renato in questo modo». Quella scelta ha continuato a funzionare negli anni proprio perché ha cambiato forma. Storie per Renato coinvolge artisti con percorsi diversi, molti dei quali estranei agli ambienti militanti tradizionali. La posizione antifascista resta comune, mentre il linguaggio visivo cambia da autore ad autore. Per Erre questa varietà ha un valore politico preciso. «Affrontare l’antifascismo da punti di vista diversi aiuta anche a rinnovarne il linguaggio, che negli ambienti militanti è rimasto spesso troppo uguale a se stesso». «NON BASTA NIENTE, SERVE TUTTO» Sul piano delle pratiche, Erre rifiuta l’idea di una formula unica. La forza dell’antifascismo, nella sua lettura, nasce dalla combinazione di strumenti diversi: produzione culturale, presenza nelle strade, organizzazione politica, comunicazione, collettivi, letture, incontri, musica. «Per fare antifascismo non basta una cosa sola. Non basta un fumetto o un libro, non basta leggere, non basta fare una scritta sul muro, non basta stare sulle strade, non basta formare un collettivo. Non basta niente, serve tutto». Usa una parola importante: attitudine. «Dobbiamo creare e diffondere un’attitudine antifascista, imparare a riconoscere il problema e intervenire subito, senza far finta che non esista». > Anche il linguaggio richiede movimento e la ricerca di forme nuove che > sappiano parlare a persone ed esperienze differenti, soprattutto quando il > confronto riguarda le nuove generazioni, che rappresentano uno dei terreni > principali su cui questa ricerca si misura. Erre sposta l’attenzione dall’idea di educare i giovani alla necessità di ascoltarli, riconoscendo che chi ha attraversato stagioni politiche precedenti può trasmettere esperienze e strumenti, mentre le generazioni più giovani portano esigenze, codici e linguaggi che chiedono di essere compresi. «Forse i giovani hanno meno bisogno di essere guidati di quanto pensiamo. Se li ascoltiamo e proviamo a capire le loro esigenze e i loro linguaggi, possiamo imparare qualcosa anche noi». IL SORRISO DI RENATO Alla fine del racconto, Erre torna a un ricordo personale. Conobbe Renato al Cinodromo, dove giocarono insieme qualche torneo di calcetto. Di lui conserva soprattutto un’impressione. «Non credo di romanticizzare, ma ho questo ricordo: lui era un buono. E quel sorriso bellissimo, in fondo, non mentiva. C’è un episodio che gli amici di Renato ricordano spesso: una giorno, un ragazzo lo ferì tirandogli un posacenere in testa e lui calmò gli altri, dicendo di non preoccuparsi perché non era successo niente di grave. Lo racconto perché rende bene l’idea di come fosse Renato ed è una cosa che gli amici che lo conoscevano da sempre hanno ribadito tante volte». Dentro questi ricordi torna l’immagine da cui era partito tutto il discorso. Un’impressione rimasta intatta nel tempo di una persona lontana dalla violenza, legata ai luoghi, agli amici e alla musica che hanno segnato la sua vita. «Ho sempre avuto la sensazione che Renato non avrebbe mai potuto fare del male a nessuno. Ecco, questa cosa me la porto sempre un po’ dentro». Immagine di copertina di Daniele Napolitano Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. 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September 2, 2026
DINAMOpress
Renoize 2026, con la stessa rabbia e con immutato amore
Roma - Renoize In due collegamenti telefonici con un compagno di Acrobax e altr* due di EcologiaPolitica parliamo di Renoize che quest'anno si svolgerà dal 3 al 5 Settembre. Un momento per stare insieme, ancora e sempre, in ricordo di Renato Biagetti. Nella prima corrispondenza raccontiamo la storia di Renato, cos'è e cosa significa Renoize e cosa rappresenta oggi, dopo vent'anni; nella seconda invece i\le più giovani condividono alcune riflessioni e ci raccontano il programma.  Di seguito  𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲 – 𝟮𝟬𝟮𝟲 20 anni di Rabbia e Amore 20 anni per Realizzare Sogni 20 anni per Resistere 20 anni contro ogni fascismo 𝟮𝟳 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 • 𝗙𝗼𝗰𝗲𝗻𝗲 𝟯_𝟰 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗔𝗰𝗿𝗼𝗯𝗮𝘅 𝟱 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 + 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗰𝗵𝘂𝘀𝘁𝗲𝗿 ♡ Venti di Renato. Una comunitá che da quel giorno si muove per essere tempesta e soffiare via ogni forma fascismo. Perché non accada mai piú! Perché abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella della Vita e della Libertá per tuttə. Renoize sarà ancora una volta Festival Antifà, il posto dove esserci tuttə. Un ventennale che non sará una celebrazione, ma costruzione, il passo sicuro di un cammino collettivo…Con Renato nel ♡ Per tutte le informazioni vai sul sito ionondimentico.noblogs.org
September 2, 2026
Radio Onda Rossa
[2026-09-03] RENOIZE 2026 @ Acrobax e Corteo @ LOA Acrobax
RENOIZE 2026 @ ACROBAX E CORTEO LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (giovedì, 3 settembre 17:00) ❤️‍🔥 𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲 - 𝟮𝟬𝟮𝟲 20 anni di Rabbia e Amore 20 anni per Realizzare Sogni 20 anni per Resistere 20 anni contro ogni fascismo 𝟮𝟳 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 • 𝗙𝗼𝗰𝗲𝗻𝗲 𝟯_𝟰 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗔𝗰𝗿𝗼𝗯𝗮𝘅 𝟱 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 + 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗰𝗵𝘂𝘀𝘁𝗲𝗿 LINK AL PROGRAMMA ♡ Venti di Renato. Una comunitá che da quel giorno si muove per essere tempesta e soffiare via ogni forma fascismo. Perché non accada mai piú! Perché abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella della Vita e della Libertá per tuttə. Renoize sarà ancora una volta Festival Antifà, il posto dove esserci tuttə. Un ventennale che non sará una celebrazione, ma costruzione, il passo sicuro di un cammino collettivo...Con Renato nel ♡
August 27, 2026
Gancio de Roma
ROMA: TORNA RENOIZE, IL FESTIVAL IN MEMORIA DI RENATO BIAGETTI, UCCISO VENT’ANNI FA PER MANO FASCISTA
Quattro giornate dense appuntamenti di lotta e di approfondimento, costruite attorno ad altrettante parole chiave: Ricordare, Riconoscersi, Resistere, Ripartire. Parliamo di Renoize, il festival antifascista in memoria di Renato Biagetti che, quest’anno, si svolgerà a Roma dal 3 al 5 settembre. Come ormai consuetudine, ad anticipare la tre giorni, un quarto appuntamento, quello che ormai appare come un vero e proprio rito collettivo e che il 27  agosto porterà compagne e compagni, amici, amiche e gli affetti di Renato, nuovamente sulla spiaggia di Focene, ovvero “Lì dove le lame fasciste ci hanno strappato Renato, ma non i suoi sogni”. Renato Biagetti venne infatti ucciso a coltellate nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2006.  Aveva 26 anni, faceva il tecnico del suono ed era parte dei movimenti sociali romani. Stava uscendo da una dance hall sulla spiaggia con la sua ragazza, Laura, e un amico, Paolo, quando due fascisti di 17 e 19 anni, con il proposito di cacciare “gli alternativi” dalla “loro” città, li aggredirono. Sono passati vent’anni da quel giorno. Per segnare una data così importante, molte le iniziative e i tavoli di lavoro e discussione (qui il programma completo) che, seguendo il filo conduttore tratteggiato dalle 4 parole chiave scelte per l’occasione – Ricordare, Riconoscersi, Resistere, Ripartire – proveranno a interrogarsi sull’antifascismo di oggi, marcando i “punti di un percorso che sappia connettersi con le lotte, i desideri, le battaglie che si stanno conducendo nella nostra città, in Italia e oltre”. Tra le tante, segnaliamo il corteo antifascista del 5 settembre, con concentramento alle 17,00 a Piramide, e l’Assemblea nazionale Free all Antifas – Italy, sempre il 5 settembre, ma alle 11 presso Acrobax. Ricordiamo inoltre la realizzazione dell’edizione speciale del fumetto “Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine” (coedizione Cronache Ribelli e Freeink Comix, 2026), presentata nel dibattito del 5 agosto alla Festa di Radio Onda d’Urto, e “Venti di Renato. Ricordare, riconoscersi, resistere”, un film autoprodotto da Associazione 16 Marzo 2003 & FOA Boccaccio 003, in collaborazione con Loa Acrobax & Comitato Madri per Roma Città Aperta, di cui abbiamo parlato qui. Ai nostri microfoni, la presentazione di Cristiana Gallinoni di Acrobax Ascolta o scarica
August 26, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-09-03] RENOIZE 2026 @ LOA Acrobax
RENOIZE 2026 LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (giovedì, 3 settembre 17:00) Programma del 3 Settembre Programma del 4 Settembre ❤️‍🔥 𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲 - 𝟮𝟬𝟮𝟲 20 anni di Rabbia e Amore 20 anni per Realizzare Sogni 20 anni per Resistere 20 anni contro ogni fascismo 𝟮𝟳 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 • 𝗙𝗼𝗰𝗲𝗻𝗲 𝟯_𝟰 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗔𝗰𝗿𝗼𝗯𝗮𝘅 𝟱 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 + 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗰𝗵𝘂𝘀𝘁𝗲𝗿 LINK AL PROGRAMMA ♡ Venti di Renato. Una comunitá che da quel giorno si muove per essere tempesta e soffiare via ogni forma fascismo. Perché non accada mai piú! Perché abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella della Vita e della Libertá per tuttə. Renoize sarà ancora una volta Festival Antifà, il posto dove esserci tuttə. Un ventennale che non sará una celebrazione, ma costruzione, il passo sicuro di un cammino collettivo...Con Renato nel ♡
August 25, 2026
Gancio de Roma
[2026-08-27] RENOIZE 2026 @ Focene @ Buena Onda, Focene
RENOIZE 2026 @ FOCENE Buena Onda, Focene - Viale di Focene 183, Focene (giovedì, 27 agosto 17:00) dale ore 17 al Buena Onda, Focene Lì dove le lame fasciste ci hanno strappato Renato ma non i suoi sogni beach rugby  * Beach Rugby * Musica * Presentazione del libro “Sta nel fondo dei tuoi occhi”, albo illustrato pubblicato nel 2026 da Red Star Press, curato dall’Associazione Dax con illustrazioni di Emi.Artes, con laboratorio per bambin3 * Proiezione del video “Venti di Renato” realizzato dal FOA Boccaccio e Associazione Dax Sempre con la stessa rabbia Sempre con lo stesso amore ❤️‍🔥 𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲 - 𝟮𝟬𝟮𝟲 20 anni di Rabbia e Amore 20 anni per Realizzare Sogni 20 anni per Resistere 20 anni contro ogni fascismo 𝟮𝟳 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 • 𝗙𝗼𝗰𝗲𝗻𝗲 𝟯_𝟰 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗔𝗰𝗿𝗼𝗯𝗮𝘅 𝟱 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 • 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 + 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗰𝗵𝘂𝘀𝘁𝗲𝗿 LINK AL PROGRAMMA ♡ Venti di Renato. Una comunitá che da quel giorno si muove per essere tempesta e soffiare via ogni forma fascismo. Perché non accada mai piú! Perché abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella della Vita e della Libertá per tuttə. Renoize sarà ancora una volta Festival Antifà, il posto dove esserci tuttə. Un ventennale che non sará una celebrazione, ma costruzione, il passo sicuro di un cammino collettivo...Con Renato nel ♡
August 24, 2026
Gancio de Roma
27 agosto · Focene
dale ore 17 al Buena Onda, Focene Lì dove le lame fasciste ci hanno strappato Renato ma non i suoi sogni beach rugby  Sempre con la stessa rabbia Sempre con lo stesso amore 27 agosto · Focene ©, .
August 11, 2026
Io Non Dimentico
Renoize26 – 5 Settembre Corteo + Concerto @ Schuster
Ore 11:00 ad Acrobax ASSEMBLEA NAZIONALE — CAMPAGNA FREE ALL ANTIFAS TAVOLI DI LAVORO Metodo Flottilla per nuove mobilitazioni contro capitalismo, guerra, colonizzazione e devastazione sociale e ambientale Di fronte al fallimento dei governi, scegliamo di salpare. Scegliamo il metodo flottilla come pratica di attivazione dal basso, di convergenza, di conflittualità irrorata di mutualismo, legando […]
August 9, 2026
Io Non Dimentico