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La realtà del sistema di accoglienza per i minorenni
Accogliere un bambino, una bambina o un adolescente temporaneamente fuori dalla propria famiglia d’origine significa attivare un percorso di protezione, cura e accompagnamento che coinvolge servizi, comunità, istituzioni, operatori e territori. Le comunità per minorenni e i servizi rivolti ai genitori con figli non rappresentano una risposta isolata, ma una componente del sistema integrato di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, chiamato a sostenere i legami familiari, promuovere il benessere dei minorenni e costruire condizioni concrete per il loro futuro. Nei giorni scorsi, durante il convegno “Valore e Qualità dell’Accoglienza nelle comunità per minorenni”, che si è svolto a Roma presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti e SOS Villaggi dei Bambini ETS hanno presentato una fotografia dell’accoglienza dei minorenni – in comunità e non solo – che restituisce la realtà e la complessità dei servizi e degli interventi realizzati per garantire i diritti di bambini, bambine e adolescenti. Quando l’accoglienza ha maggiori probabilità di funzionare davvero? È da questa domanda che prende avvio la ricerca di SOS Villaggi dei Bambini ETS. Lo studio ha analizzato 499 percorsi conclusi tra il 2018 e il 2024: 141 nei servizi genitore-bambino e 358 nei servizi residenziali per minorenni. Per valutare l’efficacia dell’accoglienza, SOS ha scelto di dotarsi di quattro indicatori rigorosi, intesi come standard di qualità per orientare in modo sempre più preciso l’azione educativa: esistenza del PEI Progetto educativo individualizzato, verificata nell’82,8% dei casi; coerenza della dimissione rispetto a quanto previsto nel Progetto Quadro, verificata nell’85,6% dei casi; raggiungimento di almeno il 50% degli obiettivi previsti nel PEI, verificato nel 73,7% dei casi; coinvolgimento fattivo del bambino, della bambina o dell’adolescente nella preparazione del progetto di uscita, verificato nel 64,1% dei casi. SOS considera un esito pienamente positivo solo quando tutti e quattro i criteri risultano verificati contemporaneamente: una scelta esigente che fissa uno standard elevato, perché alcune condizioni non dipendono esclusivamente dalla struttura di accoglienza, ma anche dal lavoro dei servizi pubblici, dalla situazione familiare, dalla rete territoriale e dalla complessità dei singoli percorsi. Dall’analisi emergono alcuni fattori decisivi. Nei servizi residenziali per minorenni, aumentano le probabilità di esito positivo quando è possibile lavorare sulla presenza familiare, anche in situazioni complesse, e quando fratelli e sorelle vengono accolti insieme. Le problematiche relazionali e comportamentali del singolo minorenne richiedono, invece, un presidio specifico. Nei servizi genitore-bambino incidono l’età all’ingresso, la presenza di forme di disagio documentate o certificate, la cittadinanza straniera e la natura delle problematiche familiari. La ricerca conferma così che l’accoglienza di qualità non si misura solo nella disponibilità di un luogo sicuro, ma nella capacità di costruire percorsi educativi personalizzati, partecipati e sostenuti da una rete stabile di relazioni, servizi e istituzioni. L’indagine del CNCA analizza invece la qualità dei servizi di accoglienza per minorenni e genitori con figli promossi dalla propria rete, il cui motore è il sostegno ai diritti dei minorenni. La “scelta professionale” e la competenza pedagogica sono gli elementi che permettono al sistema di restare in piedi nonostante investimenti regionali spesso non sufficienti. Alla ricerca hanno partecipato 101 organizzazioni delineando un sistema solido e professionalizzato, dove la cooperativa sociale rappresenta la forma giuridica prevalente (75%). Il 45% dei dirigenti collabora con la propria realtà da oltre 20 anni. Il sistema CNCA gestisce 1.793 unità di offerta. In particolare: 497 strutture residenziali per minorenni, 315 centri e attività diurni, 17 centri e attività a carattere sociosanitario, 114 asili e servizi per la prima infanzia, 124 interventi di supporto alla persona, famiglia e rete sociale, 248 interventi di integrazione sociale, 478 interventi e servizi educativo-assistenziali. L’area degli interventi educativo-assistenziali è numericamente quasi pari all’area dell’accoglienza residenziale. Questo equilibrio dimostra la volontà politica del CNCA di investire nella prevenzione dell’allontanamento e nella protezione dei legami familiari originali attraverso il sostegno domiciliare e scolastico, facendo ricorso alla residenzialità – su indicazione dei servizi pubblici invianti – solo nei casi di necessità. Negli anni sono nati nuovi servizi per rispondere in modo più adeguato a nuovi e vecchi bisogni. In particolare, sono cresciuti del 50% gli alloggi per l’autonomia, rivolti alle persone che escono dalle comunità, momento di massima vulnerabilità. In leggera crescita anche il numero delle comunità educativo-psicologiche, una risposta all’emergenza della salute mentale post-pandemica. Il profilo delle persone accolte riflette le faglie della società. Il disagio sociale (25%) e l’incuria (23%) sono i problemi più presenti. Negli ultimi 5 anni, poi, è cresciuta la sofferenza della sfera psico-relazionale (51%) e dei disturbi psichiatrici (49%). Il CNCA si oppone alla “sanitarizzazione” forzata: l’obiettivo è mantenere un ambiente di “normalità accogliente” anche per i minorenni con alta complessità clinica, evitando di trasformare le comunità in reparti ospedalieri mascherati. La comunità CNCA è un sistema aperto. La sinergia con i servizi pubblici è solida (86%) e i rapporti di collaborazione con le formazioni sociali del territorio sono stabili e significativi (90%). Persiste invece una difficoltà nell’interazione con le imprese del territorio (solo il 16% di rapporti costanti), che limita le opportunità di inserimento lavorativo, e dunque di autonomia, per i neomaggiorenni. Qui la ricerca di SOS Villaggi dei Bambini: https://www.sositalia.it/getmedia/3461a63a-9635-44cf-8527-8ca34fdb9772/Ricerca-Predittiva-SOS-Villaggi-dei-Bambini-DEF.pdf. Qui la ricerca del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti – CNCA: https://www.cnca.it/wp-content/uploads/2026/05/CNCA-NGF_report-ricerca_web.pdf. Giovanni Caprio
May 18, 2026
Pressenza
Assicurare ai Minori anche il diritto alla Sicurezza Cibernetica
L’adescamento di minori online rappresenta una delle minacce più insidiose e pericolose per i bambini e gli adolescenti, un fenomeno che, come sottolinea il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), negli ultimi due anni evidenzia, pur mantenendosi su livelli elevati, un’evoluzione che richiede interventi sempre più specializzati e tempestivi. Nel 2025, il numero complessivo dei casi trattati si attesta a 434, frutto di un’intensificazione delle attività di prevenzione e educazione digitale. L’adescamento online, infatti, è un fenomeno che si sviluppa e si manifesta nelle piattaforme digitali sempre più precocemente utilizzate da bambini e ragazzi, come i social network le app di messaggistica istantanea e, più recentemente i videogiochi online. Spesso è nei luoghi virtuali del gioco che gli adescatori “avvicinano” i giovanissimi, nascondendosi dietro profili falsi di sedicenti coetanei, pronti ad usare tecniche di manipolazione affettiva per ottenere immagini sessuali, video e addirittura incontri reali con potenziali vittime. Come si legge nel report > “Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più > piccoli, pubblicato in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia > e la Pedopornografia (5 Maggio), “un’analisi più approfondita dei dati mostra > come il rischio non sia distribuito in modo uniforme tra le diverse fasce > d’età. Se è vero che i bambini tra i 0 e i 9 anni rappresentano ancora una > quota relativamente minore di vittime, con 17 casi, è altrettanto vero che si > tratta di una tipologia di vittime particolarmente fragili per le quali un > approccio sessuale precoce e tecnomediato può costituirsi come trauma concreto > con potenzialità dannose piuttosto elevate. La fascia d’età 10-13 anni > registra 179 casi. In questa fase dello sviluppo i minori iniziano a esplorare > il mondo digitale in maniera più autonoma, utilizzando i social media e le > chat per stringere nuove amicizie. Gli adescatori sfruttano questa apertura > per avvicinarsi alle vittime, fingendo di condividere interessi comuni e > instaurando un rapporto basato su fiducia e manipolazione. È in questo > contesto che la Polizia Postale ha rafforzato le proprie strategie di > prevenzione, promuovendo campagne di sensibilizzazione rivolte sia ai ragazzi > che ai genitori, affinché possano riconoscere segnali di pericolo e adottare > comportamenti più sicuri online. Infine, il dato più significativo riguarda la > fascia 14-16 anni, con 238 casi. Il volume registrato in questa fascia d’età > riflette la crescente esposizione degli adolescenti a dinamiche digitali > complesse, che vanno dal sexting alla condivisione di immagini intime, > talvolta indotte con minacce o ricatti. Gli adescatori mirano a minori di > questa età consapevoli della loro naturale curiosità per la seduzione, la > sessualità e l’interazione libera, consapevoli di quanto i ragazzi si sentano > sicuri in un dominio, quello digitale, in cui credono di muoversi con maggiore > dimestichezza, minore esposizione corporea senza particolari controlli.”: https://www.commissariatodips.it/docs/giornata-nazionale-contro-la-pedofilia-report-2026.pdf. L’impegno nella tutela dei minori e le attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di abuso sessuale nel dominio cibernetico potrebbe essere uno dei temi da trattare in occasione del prossimo 27 maggio, 35° anniversario della ratifica italiana della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (https://www.unicef.it/convenzione-diritti-infanzia/). Anche quest’anno l’UNICEF Italia, con il patrocinio dell’ANCI, lancia la quinta edizione della campagna DIRITTI IN COMUNE e invita tutte le amministrazioni comunali a partecipare. I Comuni svolgono un ruolo determinante nell’assicurare ai bambini e agli adolescenti che tutti i diritti siano garantiti. Aderire a DIRITTI IN COMUNE rappresenta quindi un’opportunità per i Comuni di far conoscere la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in maniera diffusa e per ogni amministratore, di farsi portavoce dell’importanza di costruire contesti territoriali capaci di ascoltare le necessità e di rispondere ai reali bisogni delle giovani generazioni, ribadendo il ruolo fondamentale dei Comuni nella promozione del benessere dei minorenni. DIRITTI IN COMUNE è l’iniziativa dell’UNICEF Italia, promossa nell’ambito del Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti (https://www.unicef.it/italia-amica-dei-bambini/citta-amiche/), rivolta a tutti i Comuni italiani per sensibilizzare gli amministratori stessi, i dipendenti delle amministrazioni comunali e i cittadini, alla promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Molteplici le azioni di comunicazione che le amministrazioni locali possono realizzare utilizzando i canali social istituzionali e degli amministratori. È inoltre possibile, promuovere la campagna sulla homepage del sito del Comune e distribuire i materiali messi a disposizione dall’UNICEF Italia, in tutti gli uffici e i luoghi pubblici, nelle scuole e durante eventi organizzati per l’occasione. Le amministrazioni comunali che partecipano hanno l’opportunità di: promuovere e rafforzare la conoscenza della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza tra amministratori, funzionari, personale comunale e cittadini, contribuendo alla crescita di una cultura istituzionale attenta ai diritti dei minorenni; diffondere materiali di comunicazione, già predisposti per la stampa e per l’utilizzo sui canali digitali del Comune (sito web istituzionale, newsletter, social media) e durante gli eventi pubblici realizzati; dare visibilità alle iniziative pubbliche realizzate sul territorio in occasione della campagna di sensibilizzazione; essere inseriti nell’elenco nazionale dei Comuni che hanno aderito alla campagna di sensibilizzazione DIRITTI IN COMUNE pubblicato sull’apposita pagina del sito web di Unicef. Per aderire occorre inviare l’adesione da un indirizzo mail istituzionale del Comune (non una PEC) per segnalare la partecipazione all’indirizzo: cittamiche@unicef.it, scaricare i materiali messi a disposizione da UNICEF Italia e diffonderli tramite i canali istituzionali del Comune (social, sito, newsletter, ecc.) e condividere con amministratori, funzionari, uffici comunali e durante gli eventi pubblici. Qui tutte le informazioni per aderire: https://www.unicef.it/italia-amica-dei-bambini/citta-amiche/diritti-in-comune/. Giovanni Caprio
May 11, 2026
Pressenza
Parma, contestato l’EOS (Fiera delle Armi) e la presenza di minori
All’European Outdoor Show (“Fiera EOS”), tenutosi a Parma dal 28 al 30 marzo e giustamente ribattezzato Fiera delle Armi dal coordinamento di realtà che vi si è opposto, hanno partecipato anche minori. È quanto denunciano il Fatto Quotidiano in un articolo del 5 aprile e Federica di Docenti per Gaza in un’intervista di Stefano Bertoldi, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, trasmessa da Radio Onda d’Urto il 18 aprile scorso. La stessa fiera si era tenuta soprattutto a Brescia, per oltre trenta edizioni, sotto il nome di EXA: EX-posizione internazionale di Armi da “caccia, security e outdoor”. Dopo una pausa iniziata nel 2014 per scarsa partecipazione, nel 2019 tutto è ripartito grazie a nuovi investimenti e un rebranding tutto green per cui EXA è diventata “Energie X l’Ambiente”. Nel 2022, finalmente con l’acronimo attuale (EOS), è passata a Verona. Dove però non è stata benaccetta: importanti manifestazioni organizzate a più voci ad ogni edizione e culminate in un corteo nazionale nel 2025 hanno infatti ottenuto che gli organizzatori, per l’edizione 2026, cercassero una nuova location. E così arriviamo a Parma, e al Coordinamento contro la Fiera delle Armi. E anche qui, come a Verona, un’ecologia di soggetti si è unita contro la guerra. L’appello è partito ancora a fine 2025 dalla Casa della Pace, realtà pacifista e nonviolenta attiva anche nel campo dei diritti delle persone migranti, ed ha visto l’adesione di realtà ambientaliste, del coordinamento Palestina (fra cui Docenti per Gaza), di realtà di lotta per l’abitare e di partiti. A Parma, l’ente fiera vede una compartecipazione per il 36% di enti locali. Così che, come sottolinea Docenti per Gaza, la responsabilità etica e economica dell’evento è anche pubblica. Come per Leonardo S.p.a. ed il tentativo tutto europeo di reintroduzione della leva, si fronteggia lo stesso connubio di armi, interessi economici e complicità dell’istituzione statale che porta al genocidio in Palestina. Tra i presenti alla fiera, Beretta, Fiocchi e Benelli. Le stesse che vendono armi e munizioni ai coloni israeliani, come mostra l’inchiesta di Elisa Brunelli per Altreconomia. E SIG Sauer, la stessa che ha venduto armi all’IDF per una commissione di 100 milioni di euro. E minori. Studenti dell’Istituto alberghiero “Pellegrino Artusi” di Chianciano Terme, partecipante per una dimostrazione sulla cucina della selvaggina dal titolo “Gusto selvaggio”. Oppure ragazzi e ragazze in visita, che girano tra gli stand e maneggiano armi. Nonostante il Comune di Parma avesse rassicurato il rispetto di un certo codice etico ad un’assemblea pubblica richiesta dal Coordinamento contro la Fiera delle Armi. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non è un episodio sorprendente. Ormai è consueta la presenza di militari, l’esposizione di armamenti (e addirittura le esperienze di prova del loro funzionamento), nelle scuole, nelle fiere e nei raduni di ogni tipo. Fin dall’infanzia bisogna abituare le creature piccole, i minori, ad avere un atteggiamento confidente, non solo con le divise di ogni arma, ma anche con la tecnologia applicata alla guerra. Le armi non sono banali strumenti, si inventano, si producono, si vendono per le guerre. Altre narrazioni sono false e servono a creare naturalizzazione e abitudine alla logica amico-nemico. Negli istituti superiori, soprattutto i tecnico-professionali, ma anche di primo grado (la ex scuola media), e nei licei, l’esercito italiano e i carabinieri sono una presenza costante. Le tematiche delle gite agli aeroporti militari, alle caserme, le conferenze tenute nelle ore di Educazione Civica, di Formazione Scuola Lavoro (già PCTO), sono spesso bonariamente inserite nella ampia categoria della educazione alla legalità. Legalità come rispetto acritico delle norme, anche le più restrittive e liberticide, come i recenti decreti sulla sicurezza (decreto Caivano del 2023 e individuazione zone rosse nei quartieri considerati a rischio). Legalità che, anche quando caratterizzata – lo abbiamo già scritto – da evidenti illegittimità costituzionali, prevede che gli alunni (e i loro insegnanti) conoscano come si contrasta la violenza di genere, cos’è la prevenzione all’uso di droghe, le manifestazioni del bullismo, soprattutto cyber. Per gli ITIS (istituti superiori di II°) nelle loro tante varianti di indirizzo, l’orientamento svolto dai corpi militari costituisce, negli obiettivi inseriti nei Piani dell’Offerta Formativa (PTOF), il supporto (o la sostituzione nel compito) alle figure docenti incaricate di guidare gli alunni verso un futuro lavoro post diploma, come prescrive la Missione n. 4 del PNRR. Anche qui nessuna novità, l’abbattimento dello scarto fra formazione scolastica e mercato, fra domanda e offerta di lavoro (mismatching), era una fissazione di Matteo Renzi che ne fece il punto chiave della Buona Scuola (L. 105/2015). E la Fiera delle Armi, European Outdoor Show, è per scopo un luogo armato: è dedicato alle attività di caccia, organizza corsi di tiro, un mercato di presentazione delle aziende di armamenti, e molto altro relazionato agli strumenti di offesa. Il resto è puro spettacolo, uno show, qualcosa che sta fra la fiera paesana e l’esposizione di oggetti per far divertire, mentre si insegnano le specifiche abilità necessarie all’uso. I minori, riporta Il Fatto Quotidiano, devono essere accompagnati almeno fino a 12 anni, ma tutti, con mamma e papà o con i coetanei adolescenti, possono ammirare armi di ogni tipo, saggiare i risultati della ricerca tecnologica più avanzata, giocare alla guerra come nei peggiori videogiochi. Bambine e bambini sono un bacino di capitale umano, uno stock di materie prime e di prodotti in uscita dal ciclo produttivo, così lo definiscono alcuni ricercatori statunitensi e nostrani (INVALSI insegna… ). Un esempio è quello relativo agli studi dell’economista Orazio Attanasio, ospite di passate edizioni del Festival dell’Economia di Torino, che di allevamento di tale deposito di valore economico si occupa da tempo. La sua ricerca, portata in Italia all’Università della Calabria e finanziata dal Fondo Italiano per la Scienza, è orientata all’efficacia delle misurazioni in ambito sociale. Si tratta di chiudere nella gabbia delle competenze-chiave, considerate sempre misurabili oggettivamente, la conoscenza, le discipline sia umanistiche che scientifiche (la retorica STEM, sempre nel PNRR), per preparare le giovani generazioni per la forza-lavoro che serve, le alte specializzazioni per i meritevoli e, verso il basso della scala sociale, il vasto nuovo proletariato. I corpi dell’esercito – del resto – sono un ambito non solo lavorativo, dove impiegare le due macrocategorie ma, in senso proprio, sono soprattutto luogo di istruzione basilare, di disciplinamento, per le figure di alto profilo e per la carne da cannone. Nelle attuali guerre non si muore solo di tecnologia applicata, di droni intelligenti, di algoritmi capaci di governare gli scenari, ma anche, ancora, nelle trincee, negli assalti a campo aperto, Insomma, bisogna essere preparati. La fiera di Parma svolge anche questo servizio. Ma per quanto ancora? Dopo Verona, via anche da Parma. E chi l’Osservatorio ringrazia per aver partecipato alla Fiera, fuori con la mobilitazione di denuncia o dentro con i loro corpi, sono il Coordinamento contro la Fiera delle Armi, Docenti per Gaza, e quelle attiviste e attivisti di Extinction Rebellion che sono riuscite e a entrare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università Ndr: le fotografie sono preziose testimonianze prodotte da Extinction Rebellion tra il 28 e il 30 marzo 2026 a Parma, vedi qui.
Pisa, “Mese della prevenzione sugli abusi” diventa “Mese dei figli dei militari”: proteste dell’Osservatorio
Il mese di aprile è stato designato come “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori” negli Stati Uniti nel 1983[1], allo scopo di portare particolare attenzione sul tema dei maltrattamenti delle persone piccole e sulla necessità che le comunità lavorino insieme per il sostegno alle famiglie e la prevenzione di ogni forma di violenza[2]. All’interno delle forze armate, nelle basi USA e nelle scuole per la prole delle/dei militari, qui comprese la base militare di Camp Darby e la scuola elementare e media DoWEA (Department of War Education Activity) di Livorno questa ricorrenza diventa il “Mese dei figli di militari”. Un’occasione per far conoscere ai genitori i metodi della pedagogia amorevole, così lontani dall’addestramento militare? Per uscire dalle basi, conoscere i luoghi e creare occasioni d’incontro per la prole dei militari con le persone piccole del posto? Macché, niente di tutto questo. Leggiamo sul sito del DoWEA che “il Mese dei figli di militari” è un «momento per applaudire le famiglie dei militari, i loro figli e le loro figlie per i sacrifici quotidiani e le sfide che superano» e che «nel corso del mese, la DoWEA incoraggerà le scuole a organizzare eventi speciali per onorare i bambini militari e far sì che amministratori e presidi integrino i temi di questo mese nei loro doveri e responsabilità quotidiani. Questi sforzi ed eventi speciali sottolineeranno l’importanza di fornire ai bambini servizi e sostegno di qualità per aiutarli ad avere successo nello stile di vita militare mobile».[3] Il comma 1 dell’articolo 29 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 recita così: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona; e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale».[4] La retorica di esaltazione dei “valori” militari che il “Mese dei figli di militari” mette in evidenza ci appare in contraddizione coi principi sopra citati. A queste persone piccole la carriera militare e la guerra vengono presentate non solo come necessarie, ma addirittura virtuose; devono convivere con l’idea che i propri genitori rischino la vita (e uccidano altre persone, magari piccole come loro, un aspetto che non viene sottolineato sul sito del DoWEA). Allora si organizzano feste e iniziative varie (aspettiamo il programma dettagliato per Camp Darby) per convincerle che sono esse stesse “Little troopers” (Piccoli soldati: è il nome di un’associazione che sostiene le famiglie delle/dei militari), protagoniste in quanto nate da soldatesse e soldati di grandi imprese patriottiche. Una manipolazione bell’e buona. Come si concilia tutto questo con l’educazione al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sanciti dalle Nazioni Unite e delle civiltà diverse dalla propria? O con uno “spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona”, per non parlare del rispetto dell’ambiente? Quando, storicamente e attualmente, l’esercito USA muove guerre di aggressione verso Paesi terzi e di controllo imperialistico, non certo di difesa del proprio territorio; guerre che sono sempre, anche, crimini ambientali di portata enorme. Poi, siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina, ci chiediamo anche quanta pressione e condizionamenti ricevano figlie e figli delle soldatesse e soldati USA, a indirizzare le loro stesse vite verso la carriera militare e quanto lo sforzo formativo e l’impegno economico del DoWEA per «stimolare ogni studente a massimizzare il proprio potenziale e a eccellere a livello accademico, sociale, emotivo e fisico per prepararsi alla vita, all’università e alla carriera»[5] sia indirizzato a tale scopo, violando così anche il principio sancito dal paragrafo a) del succitato comma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il diritto all’autodeterminazione. Il “Mese dei figli di militari” ci sembra quindi in palese e ingannevole contraddizione col “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori”. La violenza sulle persone piccole in tutte le sue forme – fisica, sessuale, psicologica, emotiva, istituzionale, ecc. – nasce dalla pedagogia nera, ovvero il sistema “educativo” basato sul controllo da parte delle figure di riferimento adulte delle azioni, delle parole, del tempo, delle scelte delle persone piccole attraverso punizioni, umiliazioni, percosse, ricatti, giudizi, minacce, sensi di colpa, tecniche manipolatorie (il gaslighting, la menzogna “a fin di bene”, ma anche premi e lodi), fino agli insulti, le percosse, lo stupro, l’infanticidio. Il sistema “educativo” che insegna l’obbedienza cieca e la sottomissione a chi è più forte o comunque in una posizione di potere. Ora, quale stile educativo è meglio allineato alla pedagogia nera di quello militare che anzi ne è la massima espressione? Riusciamo a immaginare un ambito meno violento, meno rispettoso delle specificità e libertà individuali e dei diritti umani? Giustamente ci scandalizza il pensiero dei cosiddetti “bambini soldato”, le persone piccole che in alcuni Paesi sono costrette a imbracciare e usare le armi. Noi troviamo altrettanto disdicevoli la retorica militarista del “Mese dei figli di militari” e diciture come “Piccoli soldati” (“Little troopers”). A meno che, anche in questo caso, non si vogliano usare due pesi e due misure e giudicare le iniziative a seconda del Paese di provenienza, se più o meno ricco e potente. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa [1] Child Welfare Information Gateway Archived 2010-08-28 at the Wayback Machine, History of National Child Abuse Prevention Month. 3 April 2009. [2] https://www.childwelfare.gov/preventionmonth/about-national-child-abuse-prevention-month/ [3] https://www.dodea.edu/month-military-child [4] Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ONU 1989. [5] https://www.dodea.edu/month-military-child -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
I minori nei servizi residenziali sono il doppio di quelli in affido familiare
Di minori fuori famiglia si parla – quasi sempre a sproposito o con eccessi di retorica – soltanto quando diventano casi di cronaca, come quello recente dei “bambini nel bosco”. Eppure, dati alla mano, i bambini e i ragazzi seguiti dai servizi sociali territoriali sono ben altro che “un buco nero”. A dircelo è l’ultima fotografia del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, una rilevazione che ha coinvolto il 98,2% degli ambiti territoriali sociali, che vale la pena riprendere in mano a distanza di qualche mese dalla sua pubblicazione (è stata presentata a dicembre scorso) per cercare di superare le confusioni e le strumentalizzazione che sembrano caratterizzare anche il dibattito di queste settimane. Al 31 dicembre 2024 gli under 18 in carico al servizio sociale professionale risultano 345.083, compresi i minorenni stranieri non accompagnati. Considerando anche il numero di dimessi nel corso dell’anno, i minorenni in carico al servizio sociale beneficiari di qualche tipo di intervento sono pari a 374.327. Al netto dei bambini e degli adolescenti stranieri soli, si registrano 330.884 minorenni in carico ai servizi a fine anno e 355.844 nel corso del 2024. Per quanto riguarda l’affidamento familiare, al 31 dicembre 2024 risultano 15.870 under 18 inseriti in una qualche forma di affidamento, compresi i minorenni stranieri non accompagnati; nel corso dell’anno il valore sale a 17.315. Al netto dei bambini e degli adolescenti stranieri soli, invece, si segnalano 15.075 minorenni in affidamento familiare al 31 dicembre e 16.246 beneficiari nel corso dell’anno. Altri dati rivelano che gli under 18 accolti nei servizi residenziali sono, includendo i minorenni stranieri non accompagnati, 30.237 al 31 dicembre e 38.139 nel corso dell’anno (escludendo i bambini e degli adolescenti stranieri soli, invece, i numeri scendono a 20.592 a fine anno e 25.033 nel corso del 2024). I neomaggiorenni in carico ai servizi sociali territoriali sono, includendo i minorenni stranieri non accompagnati, 26.053 al 31 dicembre e 35.752 nel corso dell’anno (escludendo i bambini e degli adolescenti stranieri soli se ne registrano 21.841 presenti a fine anno e 28.136 presenti nel corso dell’anno). I neomaggiorenni in affidamento familiare sono 821 al 31 dicembre e 1.158 nel corso dell’anno (al netto dei minorenni stranieri non accompagnati i numeri scendono a 719 a fine anno e 930 durante l’anno). I neomaggiorenni accolti nei servizi residenziali risultano invece 3.112 a fine anno e 6.556 nel corso del 2024. Gli stessi dati al netto dei minorenni stranieri soli si riducono a 1.412 presenti al 31 dicembre e 2.226 presenti nel corso dell’anno.  In relazione alla popolazione minorile residente, per quanto riguarda l’affidamento familiare, il tasso è pari a 1,8 per mille. L’affidamento familiare si conferma particolarmente attivato in Piemonte (tasso pari a 4,4 a fine anno; 4,8 nel corso del 2024), con una significativa diffusione di forme di affido diverse da quella residenziale. Seguono l’Umbria con valori intorno al 3 per mille e il Molise, la Liguria e la Toscana con valori compresi tra il 2,2 per mille e il 2,7 per mille. Nella Provincia autonoma di Bolzano si conferma un tasso di attivazione superiore alla media nazionale dell’affidamento per meno di 5 notti la settimana o diurno. I tassi più bassi, inferiori all’1,5 per mille, si registrano in Veneto, in Calabria, in Friuli-Venezia Giulia, nel Lazio, in Abruzzo e in Campania. Per quanto concerne invece i tassi relativi ai minorenni accolti nei servizi residenziali, si osserva una riduzione dei valori medi nazionali dal 3,5 per mille al 2,4 per mille. A livello regionale la Liguria conferma il tasso di attivazione più elevato rispetto alla popolazione residente, seguono la Sardegna, l’Umbria e la Provincia autonoma di Trento con tassi intorno al 3 per mille al 31.12 e compresi tra il 3,6 per mille e il 4,4 per mille nel corso del 2024. Il Molise, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia, che nei dati comprensivi 22 dei MSNA registravano dei valori molto superiori alla media nazionale, vedono una netta riduzione dei tassi. La Basilicata, il Veneto e la Calabria registrano invece tassi pari o inferiori al 2,0 per mille. Come si vede da questi numeri, i minori nei servizi residenziali sono il doppio di quelli in affido familiare e i servizi residenziali accolgono più minori anche se togliamo i minori stranieri non accompagnati: sono 15.075 i minori in affidamento familiare e 20.592 i minori accolti in servizi residenziali. Quindi, in questi anni sono i servizi residenziali a venire maggiormente incontro alle difficoltà e alle fragilità delle famiglie. E ciò nonostante la legge 149/2001, che all’articolo 2 fa espresso riferimento alla preferenza per l’affido: “ove non sia possibile l’affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato”. Prima di scagliarsi contro Assistenti sociali, Procure e Tribunali per i Minori e abbandonarsi a dichiarazioni superficiali e pericolose andrebbero innanzitutto letti i dati relativi ai minori fuori famiglia. “I dati, ha sottolineato la presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Barbara Rosina, a commento della pubblicazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non servono a difendersi, ma a capire meglio e a decidere meglio. Servono a migliorare gli interventi, a programmare politiche più efficaci e anche a riportare il dibattito pubblico su un piano di realtà, lontano dagli slogan. Si tratta di un contributo importante non soltanto per la programmazione e la valutazione delle politiche pubbliche, ma anche per il lavoro quotidiano dei servizi sociali, che troppo spesso operano in assenza di dati aggiornati e condivisi. Ogni volta in cui il lavoro dei servizi viene raccontato nello spazio pubblico in modo parziale, emotivo o strumentale, la conoscenza è essenziale anche per affrontare le criticità e restituire complessità, proporzioni e responsabilità istituzionali a interventi che coinvolgono migliaia di professionisti e di famiglie. Diffondere e utilizzare queste informazioni – conclude Rosina – significa rafforzare una cultura della tutela basata su evidenze, trasparenza e responsabilità pubblica. È anche così che si tutela il lavoro degli assistenti sociali e, soprattutto, i diritti delle persone e delle persone di minore età coinvolte”. Il compito dei giudici minorili e dei servizi sociali è alquanto delicato e una loro continua pregiudiziale delegittimazione può soltanto contribuire a peggiorare tutti il sistema, soprattutto a danno dei minori.  Qui la pubblicazione Quaderni della Ricerca Sociale 66: https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita-infanzia-e-adolescenza/studi-e-statistiche/qrs-66-report-2024.  Giovanni Caprio
March 18, 2026
Pressenza
Un’Italia cristallizzata nella povertà; a farne le spese stranieri, giovani, operai
Il rapporto Istat pubblicato ieri sui dati riguardanti la povertà nell’anno 2024 parlano di un’Italia che è ormai bloccata in una condizione di povertà che attanaglia una parte importante del paese. Una parte che si allarga, semmai, piuttosto che ridursi, nonostante i proclami e la propaganda del governo. L’istituto di […] L'articolo Un’Italia cristallizzata nella povertà; a farne le spese stranieri, giovani, operai su Contropiano.
October 15, 2025
Contropiano
Milano: ancora senza scuola il liceale e la liceale arrestati
Un compagno del centro sociale Lambretta di Milano ci da' un aggiornamento sulle 4 persone arrestate durante le manifestazioni dello sciopero per la Palestina del 22 settembre, due ragazze maggiorenni denunciate a piede libero, un ragazzo e una ragazza di 17 anni, studenti del Liceo Carducci, prima incarcerati al minorile Beccaria, ora ai domiciliari ancora senza possibilità di frequentare la scuola, nonostante quanto letto sui media. Con il compagno commentiamo le parole paternaliste del Gip che parla della necessità di una "crescita morale" per persone che stavano manifestando contro un genocidio.
September 30, 2025
Radio Onda Rossa