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Referendum. Cosa sta succedendo nei seggi? Denunce di irregolarità
Durante le prime ore di apertura dei seggi per il referendum costituzionale sulla magistratura, stanno arrivando da diversi territori numerose segnalazioni di irregolarità. “Dall’Umbria arriva una denuncia pesantissima che rischia di incendiare ulteriormente il clima politico” – riporta la pagina del Comitato ufficiale per il NO al Referendum – “Secondo […] L'articolo Referendum. Cosa sta succedendo nei seggi? Denunce di irregolarità su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
Quello che possiamo fare
-------------------------------------------------------------------------------- Disegno di Gianluca Costantini (che ringraziamo) -------------------------------------------------------------------------------- C’è una ragione evidente per cui voteremo NO al referendum che si tiene domenica 22 e lunedì 23: questa è l’ultima chiamata per fermare una trasformazione autoritaria e propriamente fascista dell’assetto politico istituzionale italiano. Dal 1748, quando Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu pubblicò L’Esprit des Lois, testo fondamentale per la cultura politica moderna, si sa che la divisione dei poteri è a fondamento della libertà civile, e che il “potere assoluto corrompe assolutamente”. Solo chi è completamente in mala fede può negare che l’obiettivo di questa riforma è limitare l’autonomia della magistratura e concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo. Non illudiamoci che la vittoria del No apra una prospettiva di democrazia e di pace. La guerra incombe e la coppia maledetta di etno-nazionalismo e totalitarismo tecno-finanziario è profondamente radicata nella costituzione materiale del mondo contemporaneo. Ci vuol altro che un referendum per uscire da questo abisso. Eppure quel che possiamo fare è impedire che si consolidi uno stato di polizia e mantenere aperti spazi di vita intelligente. Perciò dobbiamo spiegare a tutti che in questo referendum ci giochiamo forse l’ultima possibilità di fermare una svolta apertamente fascista, e dunque è opportuno che tutti coloro che non hanno simpatia per le carogne vadano a votare. Con questo potrei anche avere concluso il mio messaggio. Invece no. Mi prendo la libertà di aggiungere qualche considerazione sulla prospettiva che si sta aprendo (ma che potrebbe anche chiudersi rapidamente dopo questo fine settimana): nell’area latina – Italia Francia e naturalmente Spagna e Portogallo – pare possibile interrompere l’occupazione del potere da parte di un ceto di ignoranti aggressivi, amici della mafia, aspiranti assassini. Le elezioni in Castiglia hanno fermato e rovesciato l’avanzata dei franchisti di Vox. Il primo turno delle amministrative in Francia ha aperto la strada a un’affermazione delle sinistre e particolarmente della France Insoumise, che in questa maniera potrebbe ripeterebbe il miracolo politico del 7 luglio 2024, quando i lepenisti furono fermati, e si aprì la possibilità di un governo delle sinistre che solo il tradimento di un presidente spregevole poté impedire. In Italia abbiamo la possibilità di fermare l’avanzata dei successori di Mussolini e dei razzisti putinisti della Lega. La presidente del Consiglio si aggrapperà probabilmente al suo seggio, ma per lei sarebbe l’inizio della fine. Se l’arco latino fosse teatro di un simile rovesciamento dovremmo cantare vittoria? Dovremmo pensare di avere sventato il pericolo che incombe? Certamente no. L’onda nera globale è ben lungi dall’essere esaurita, e sta per arrivare un cataclisma economico e finanziario destinato a moltiplicare gli effetti della guerra. Ma proprio per questo è importante creare un’area in cui la ragione prevalga sulla follia, e l’umanità prevalga sulla violenza. Questo è un voto sullo stato di diritto e sulla divisione dei poteri. Ma è anche un voto sull’alternativa tra umanità e orrore. È un voto in cui ciascuno deve scegliere se stare dalla parte dei nazi-sionisti o dalla parte di chi dice No al genocidio. È per questo che c’è qualche ragione di essere ottimisti: forse in Italia non c’è molta gente che ha letto L’Esprit des Lois, e l’indipendenza dei giudici non è al primo posto nell’attenzione della maggioranza. Ma una maggioranza nettissima degli italiani ha orrore per gli assassini sionisti e per il genocidio. E tutti hanno capito che questo governo (che criminalizza come antisemita chi si oppone il genocidio) è composto dai discendenti di coloro che stavano dalla parte di Adolf Hitler quando si trattava di mandare a morte gli ebrei, e da coloro che oggi stanno di nuovo dalla parte di chi infligge umiliazione tortura e morte a un intero popolo, agli ebrei del nuovo secolo, a coloro che il razzismo perseguita e vorrebbe eliminare. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quello che possiamo fare proviene da Comune-info.
March 20, 2026
Comune-info
#referendum #giustizia Domenica 22 marzo il mio NO senza se e senza ma....
March 20, 2026
Antonio Mazzeo
Gli altri interventi normativi sul diritto penale – Stefano Pesci
Pubblichiamo l’ultimo intervento inserito nel libro di Carteinregola Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli – 30 interventi per il NO (> vai alla pagina con l’indice) Scarica il LIBRO vai alla pagina con i video delle interviste Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli GLI ALTRI INTERVENTI NORMATIVI SUL DIRITTO PENALE di Stefano Pesci, Procuratore aggiunto della Procura di Roma Anna Maria Bianchi A Stefano Pesci, Procuratore aggiunto della Procura di Roma, chiediamo di introdurre un ultimo tassello, che riguarda molti interventi dell’attuale governo che influiscono sul diritto penale, che evidenziano un doppio binario: da una parte vengono introdotti nuovi reati o aggravate le pene di quelli già esistenti che destano più allarme sociale, dall’altra sono stati alleggeriti o addirittura cancellati alcuni reati che riguardano i cosiddetti “colletti bianchi”.  E poi c’è l’ennesimo pacchetto sicurezza, che interviene pesantemente anche sui diritti dei cittadini. Stefano Pesci  Se noi guardiamo agli indirizzi che ha assunto la legislazione penale in questi ultimi due o tre anni è agevole registrare una tendenza, che è quella che è stata chiamata, per l’appunto del “doppio binario”, con alcune caratteristiche rilevanti che dovrebbero interessare tutti. Cosa intendo per doppio binario? Che da un lato appunto si considera il tema del diritto penale come uno strumento per acquisire consenso, mandando contestualmente alla pubblica opinione il messaggio insistito di una generale insicurezza, della necessità di intervenire per garantire al cittadino che diminuiscano i piccoli furti, i danneggiamenti, le aggressioni di strada ed enfatizzando peraltro i dati relativi a questi fenomeni criminali.  Sia chiaro: non si può negare che il fenomeno della criminalità da strada vada preso in carico, perché il cittadino vive un forte disagio quando è vittima di reati di questo tipo, ma altrettanto certamente va considerato che, purtroppo, una certa quota di criminalità è legata in generale al mondo contemporaneo. Comportamenti criminali di questo genere si manifestano in tutti i Paesi, ed anzi l’Italia da questo punto di vista è uno dei paesi più sicuri. Fatto che non ci deve indurre ovviamente a sottovalutare l’impatto della micro-criminalità, ma a dimensionarla correttamente e soprattutto a comprendere che lo strumento penale non è la strada maestra per fronteggiare queste manifestazioni di disagio e marginalità sociale. Nella gran parte dei casi queste situazioni scaturiscono infatti dal disagio sociale, da disoccupazione, emarginazione, anomia[1] e, se così è, mettere in campo una seria prevenzione risulta certamente più efficace rispetto alla pura repressione, che, in effetti, a livello di macrofenomeno, non funziona. Esistono tanti studi che evidenziano come un intervento esclusivamente repressivo non serve ad aumentare la sicurezza mentre si sono spesso rivelati utili sia interventi preventivi di bonifica delle aree di degrado o di riqualificazione della vita quotidiana di queste persone, sia interventi successivi di reinserimento sociale post-reato. Nello stesso tempo, però a fronte di questo massiccio intervento sul penale “di strada” (e, va detto anche sulla “criminalità professionale”, rapine ecc.), abbiamo una evidente riduzione dell’intervento penale volto a fronteggiare la criminalità delle classi dirigenti e dei colletti bianchi. L’intervento più evidente da questo punto di vista è quello che ha rimosso il reato di abuso d’ufficio, normato nell’articolo 323  del codice penale[2], a proposito del quale vi è stato un lungo dibattito nel paese. Il reato prevedeva di punire il pubblico dipendente che nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole previste dalla legge “procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto….”. Anna Maria Bianchi Può fare qualche  esempio?. Stefano Pesci  Facciamo il caso dell’affidamento delle gare e quello dei concorsi. Il sindaco di un paese, nell’affidamento di una gara per le pulizie della scuola, fa partecipare e vincere l’appalto alla società di un parente: è un atto in palese conflitto di interesse che in precedenza risultava punibile in base all’articolo 323. Oppure i casi di favoritismi nell’ambito di concorsi pubblici: in assenza di una norma come l’abuso d’ufficio si faticherà a individuare un reato applicabile. Molti possono essere gli esempi di quello che è qualcosa di più di un malcostume: è un abuso di un ufficio pubblico. Per anni nel dibattito giuridico e politico si era sviluppata discussione perché si sosteneva che la norma fosse scritta in modo da ricomprendere troppe situazioni diverse e che pertanto si determinava incertezza applicativa. Per questo, si sosteneva, il pubblico amministratore, temendo che la propria scelta potesse essere soggetta al sindacato del giudice penale, era paralizzato. In gergo si parlava di “paura della firma”. Come ricorderete, però, molti sottolineavano un altro aspetto: le denunce per questo tipo di abusi erano molte, ma la magistratura applicava con grande cautela questa norma, per cui a fronte di tante denunce, le condanne erano veramente poche. Questa paura della firma era, quindi, più legata a possibili denunce che alla prospettiva concreta di condanne nei processi. Sta di fatto che eliminare questa previsione, senza sostituirla con qualcosa di più preciso o di più raffinato per tutelare gli importanti interessi in gioco, impedisce ora di fronteggiare varie situazioni obiettivamente abusive che meriterebbero un intervento. Si è inoltre chiusa una strada di accertamento, una valvola di accesso a fenomeni criminali più gravi, perché in molti casi le attività di indagine finalizzate a verificare un possibile abuso di ufficio, rappresentavano il passaggio necessario per scoprire possibili corruzioni o concussioni, condotte che difficilmente affiorano in prima battuta. In qualche modo, quindi, l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio ha determinato una scopertura di tutela in riferimento all’interesse che abbiamo tutti noi ad una Pubblica Amministrazione che operi in modo trasparente e corretto. Abbiamo dovuto registrare anche altri interventi in materia di crimini dei colletti bianchi, che segnalano un’attenuazione dell’attenzione a questi profili. Per esempio, ricordo interventi normativi assai complessi, che in questa sede sarebbe impossibile illustrare, in materia di reati tributari, interventi che hanno determinato una riduzione significativa dell’intervento penale in materia di evasione fiscale, (già di per sé residuale perché riguarda solo i casi estremamente gravi). In sintesi, si verifica una tendenza ad una diminuzione dell’efficacia degli strumenti di tutela quando in gioco è l’interesse della collettività a una pubblica amministrazione corretta, al contrasto agli abusi fiscali, corruzione, concussione, che sono i reati commessi dalla parte ricca della società e dalla parte apicale dell’amministrazione e viceversa si punta molto a interventi repressivi verso la criminalità di strada, un po’ declamati e un po’ anche attuati. L’ultimo passaggio di questo indirizzo è rappresentato dal “Decreto sicurezza”, emanato di recente, nel quale sono previsti vari aggravamenti di pena per reati già esistenti, l’introduzione di alcuni nuovi reati e ulteriori due aspetti che meritano una qualche attenzione. Il primo è rappresentato da una serie di interventi che estendono i poteri della polizia e che comprimono le libertà del cittadino, senza passare per il controllo del giudice o del pubblico ministero. Questo tipo di interventi è piuttosto borderline rispetto ai principi costituzionali e bisognerà vedere poi se la Corte costituzionale interverrà per censurare le scelte del legislatore. Si prevede ad esempio una sorta di fermo preventivo nel caso di pubbliche manifestazioni, cioè la possibilità che la polizia intervenga, per impedire che persone specifiche (individuate sulla base di premesse non sempre rigorose) partecipino alle manifestazioni. Ci sono molto dubbi su questa norma e soprattutto, sul fatto che si prescinda da una necessaria verifica dell’autorità giudiziaria. Il secondo aspetto che merita attenzione riguarda la previsione di, una serie di pene accessorie e di sanzioni amministrative accessorie, alcune delle quali paiono discutibili nelle modalità e nelle premesse. Si pensi ai casi in cui si comprimono i diritti del cittadino in riferimento ad aspetti non collegati strumentalmente al reato commesso, come nel caso di confisca dell’autovettura nei confronti del piccolo spacciatore. Oppure alle sanzioni amministrative previste nei confronti dei genitori dei minori che vengano sorpresi, ad esempio, con coltelli dalla lama superiore a 8 cm. Si tratta di un profilo afflittivo nuovo e discutibile, specie quando il minore è diciassettenne o sedicenne. Perché in questi casi la sanzione finisce per colpire una persona (il genitore) che non è scontato abbia la possibilità di impedire al minore di commettere questo reato o addirittura che potrebbe esser stato totalmente all’oscuro del porto del coltello da parte del figlio.  Così come sono previste sanzioni abbastanza asimmetriche, come ad esempio la sospensione della patente nei confronti di chi porti coltelli di un certo tipo fuori dalla propria abitazione: non si capisce per quale motivo si debba prevedere una sanzione di questo tipo che non ha alcuna relazione con il  portare il coltello, perché non c’è una relazione immediata con l’uso di un’autovettura. Tutti gli interventi che mirano a una pura repressione, anche un po’ cieca, anche un po’ a 360°, mentre non si vede alcun intervento per aumentare veramente la sicurezza riducendo il disagio delle fasce giovanili Sono interventi certamente costosi, ma investire sulla qualità della vita dei minori delle nostre periferie probabilmente sarebbe molto più efficace se lo scopo fosse quello di ridurre i reati, di aumentare la sicurezza. Cosa temo che accada? Avremo molti più processi del tutto inutili, un po’ più di carcere per soggetti problematici per i quali il passaggio di due mesi o due anni in un istituto di pena non farà altro che aumentare la situazione di disagio, di estraneità al consesso sociale, di marginalizzazione, piuttosto che il reinserimento sociale, generando potenzialmente per il futuro ancora più insicurezza. Anche perché, sempre sotto questo profilo, non si investe minimamente sul delicato passaggio dal carcere alla vita ordinaria, cosicché l’uscita dal carcere significa semplicemente la ricollocazione all’interno di quello stesso mondo che aveva generato la commissione di quei reati. Quindi anche l’intervento repressivo, per la parte in cui è veramente ora efficace, sarà solo una norma-manifesto, un intervento repressivo nella sostanza inefficace che non finirà per ridurre la criminalità di strada. Anna Maria Bianchi  Un’ultima domanda sugli interventi normativi che sono intervenuti sulla fase delle indagini, in particolare  sia rispetto le intercettazioni, sia rispetto alla previsione dell’interrogatorio dell’indagato prima dell’arresto Stefano Pesci  Sì, sono argomenti tecnicamente abbastanza complessi che non è possibile illustrare in un tempo limitato. Da un lato abbiamo una riduzione della concreta possibilità di effettuare intercettazioni, sia per i presupposti richiesti sia per le modalità nuove che vengono imposte. Spiegarlo in questa sede non è possibile; diciamo, però, che lo strumento delle intercettazioni, essenziale per certe tipologie d’indagine, viene per molti versi limitato (ad esempio non si possono fare intercettazione oltre i 45 giorni per quasi tutti i reati tranne un numero limitato di essi). Queste limitazioni finiscono per ridurre l’uso di questo importante strumento che opera fondamentalmente in due casi, in due categorie di reati: la grande criminalità mafiosa o comunque la criminalità organizzata seria (e questa sfera non è stata toccata) e  i reati dei colletti bianchi, come ad esempio i reati di infedeltà fiscale, che per effetto della nuova disciplina rimangono sostanzialmente al di fuori della sfera della concreta possibilità d’intercettare. Poi vi sono norme che disciplinano in maniera più restrittiva la richiesta di custodia cautelare in carcere perché si prevede che, prima di emettere un’ordinanza di custodia cautelare, il giudice interroghi la persona che dovrebbe essere raggiunta dalla misura per consentirgli di difendersi; questo è previsto, in particolare, per i casi in cui le esigenze cautelari, che giustificano la misura cautelare, non siano il pericolo di fuga o l’inquinamento probatorio: in questi ultimi casi casi, ovviamente, non avrebbe senso consentire alla persona indagata di sapere in anticipo della misura, consentendogli di fuggire o di alterare le prove; negli altri casi, invece, la legge impone che il soggetto sia interrogato preventivamente. Questo crea una situazione ambigua: pensate alla situazione di un soggetto il quale viene raggiunto a casa da una notifica Nella quale dice “Guarda, tu devi essere interrogato, se vuoi, fra tre giorni perché così potrò decidere se mandati in carcere o meno, in quanto sei accusato di questo e questo e questo”. Il messaggio che arriva all’indagato è: o ti giustifichi o ti metto in carcere. Da un lato questa procedura consente a chi ne ha la possibilità di adottare delle contromisure di inquinare le prove. Certo, la legge prevede che non si procede all’interrogatorio preventivo nei casi in cui vi sia pericolo di inquinamento, ma, in questo caso sei tupubblico ministero  che devi poter dimostrare in anticipo il concreto pericolo di questa alterazione delle prove, e se non lo puoi dimostrare in anticipo, l’inquinamento probatorio sarà possibile. Inoltre, e forse soprattutto, quest’obbligo crea paradossalmente una situazione difficilissima anche per lo stesso accusato il quale, a fronte delle prove che vengono contestate, se vuole evitare il carcere molte volte avrà come via maestra, sostanzialmente, quella di ammettere i fatti, perché nella vita concreta dei processi, quando il PM  formula, se hai delle prove a carico, o hai molti elementi per giustificarti oppure rimanere silente vuol dire consegnarti alla misura, quindi al carcere. Questa nuova normativa, quindi, ha effettivamente una seria incidenza pratica, perché da un lato stiamo verificando una significativa riduzione delle misure cautelari, ma dall’altro lato quando si effettuano gli interrogatori, paradossalmente sono delle pistole puntate nei confronti degli indagati. Anna Maria Bianchi: C’è anche il rischio che si possano intimidire i testimoni o i denuncianti? Stefano Pesci: Se c’è il pericolo di possibili intimidazioni nei confronti dei testimoni, la norma prevede che non si proceda ad interrogatorio preventivo; tuttavia, come dicevo, in molti casi non è possibile provare in anticipo un concreto pericolo di intimidazione. Più in generale diciamo che, se pure in molti casi è possibile adottare cautele per evitare i danni peggiori, questa nuova disciplina rappresenta innegabilmente un segnale molto chiaro perché scoraggia gli interventi di natura cautelare nei confronti dei “colletti bianchi”. E questo perché? perché questo tipo di meccanismo, per come è congegnato, fatalmente non opera nei confronti del criminale di strada, perché in quel caso è possibile trovare prove del fatto che sia un violento, che sia un prevaricatore, e quindi si può affermare l’esistenza di un concreto  rischio di inquinamento della prove; con il “colletto bianco”, viceversa, non puoi ragionevolmente affermare che il previo interrogatorio determini il rischio di intimidazione dei testimoni, perché l’indagato è una persona tra virgolette “per bene”, è una persona educata, colta (il commercialista, l’imprenditore), perché non ha una storia di minacce e violenze, non ha una figura da intimidatore. In sintesi: nei fatti anche quei pochi procedimenti che vedevano richieste di misura cautelare nei confronti di “colletti bianchi” si vanno riducendo moltissimo e la tutela degli interessi pubblici, in questi casi, è estremamente ridotta. (intervista registrata il 7 marzo 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratorioccarteinregola@gmail.com 16 marzo 2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Anomia, in sociologia, è una situazione di assenza o indebolimento delle norme sociali, che porta disorientamento e perdita di punti di riferimento (concetto reso celebre da Durkheim e Merton) [2] Articolo 323 Codice Penale -Abuso d’ufficio [ABROGATO]Articolo abrogato dall’art. 1, comma 1, lettera b) della L. 9 agosto 2024, n. 114. [Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato(1), il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio(2) che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio(3), in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità(4), ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale(5) ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni(6). La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità(7)(8).] NOTE (1) La clausola di riserva fa soccombere la norma nel concorso apparente rispetto ai reati più gravi, a prescindere dal principio di specialità (v. art. 15 del c.p.) (2) Si tratta di un reato proprio, che può essere commesso tanto dal p.u. quanto dall’i.p.s., figura inserita dalla legge 26 aprile 1990, n.86, al fine di non lasciare impunita la condotta di distrazione di danaro o altra cosa mobile effettuata a vantaggio del privato da parte dell’incaricato di un pubblico servizio. (3) La condotta deve essere compita nello svolgimento delle funzioni o del servizio, non rileva dunque il compimento di atti in occasione dell’ufficio e il mero abuso di qualità, cioè l’agire al di fuori dell’esercizio della funzione o del servizio. (4) Il comma 1 è stato modificato dall’art. 23 comma 1 del D.L. 16 luglio 2020, n. 76. (5) Il riferimento al vantaggio patrimoniale fa sì che venga dato rilievo al complesso dei rapporti giuridici a carattere patrimoniale conseguenti all’atto antidoveroso dell’agente, senza dunque ricomprendere vantaggi di tipo morale o politico. (6) L’art. 1 della l. 6 novembre 2012, n. 190 ha comportato un aggravamento di pena, prima prevista nei limiti edittali di sei mesi e tre anni. (7) Si tratta di una circostanza aggravante speciale ad effetto comune, connessa ad una rilevante gravità. (8) Articolo abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. b), L. n. 114 del 9 agosto 2024.
March 16, 2026
carteinregola
La newsletter di Carteinregola del 13 marzo 2026
REFERENDUM – IL LIBRO “Riforma della magistratura, risposte competenti a slogan ingannevoli” – 30 INTERVENTI PER IL NO a cura di Carteinregola è scaricabile gratuitamente dal sito   VAI AI VIDEO DELLE INTERVISTE Vai a Riforma costituzionale della magistratura cronologia materiali ­ 15.000 EURO DI MULTE A CARTEINREGOLA  Ci si può trovare, per aver copiato sul proprio sito un comunicato che invita la politica a occuparsi, per il Giubileo della Chiesa Cattolica, di chi non ha casa, a dover pagare multe per più di 15.000 euro?  ­ Il comunicato, il video della conferenza stampa  e i dettagli della vicenda  > vai alla pagina Carteinregola ripubblica il “comunicato delle multe” e chiede di rilanciarlo per solidarietà > vai alla pagina con il comunicato da rilanciare -------------------------------------------------------------------------------- Dossier mobilità: il video dell’incontro sul Piano Urbano Parcheggi(e le modifiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi) > Vai alla pagina con la registrazione e il calendario dei prossimi incontri ­ Progetti per il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici? Con il Comunicato del Polo civico Esquilino. Leggi -------------------------------------------------------------------------------- Stadio della Roma a Pietralata: si accelera l’iter e Carteinregola chiede audizioni alle CommissioniAggiornamenti sull’iter pubblicazione degli elaborati del PFTE pubblicati sul sito istituzionale) Leggi   Vai a Stadio della Roma a Pietralata cronologia e materiali -------------------------------------------------------------------------------- SEGNALAZIONI venerdì 13 marzo 2026 ore 17:00 Auditorium della basilica di Santa Croce al Flaminio Via Guido Reni 2 Roma  Referendum giustizia: cosa sapere prima di votare,  un’iniziativa di Amuse per offrire informazioni chiare e imparziali sui contenuti della consultazione.  Con Margherita Cassano e Giulio Prosperetti modera  Elvira Naselli  – per Informazioni eventi@associazioneamuse.it  Dal 16 al 20 marzo ore 21:00  La Costituzione è nostra – Incontri al Caffè letterario Via Ostiense 95 Roma – Marco Travaglio dialoga con Piercamillo Davigo (lunedì 16 marzo) Roberto  Scarpinato (martedì 17 marzo) Nicola Gratteri (mercoledì 18 marzo) la Comunità del Fatto (venerdì 20 marzo) anche in diretta streaming sul sito del Fatto martedì 17 marzo ore 17:30 Casa della Memoria e della Storia, via S.Francesco di Sales, 5 Roma – Presentazione del volume UN GIRO DI ORIZZONTE Scritti, discorsi parlamentari e proposte di legge di Antonio Cederna. Biblion ed. 2026 – Coordina Adriano Labbucci Ass. Memoria I Municipio- Intervengono Ella Baffoni, giornalista, Paolo Conti, Corriere della Sera, Vezio De Lucia Urbanista; saranno presenti gli autori Andrea Costa e Sauro Turroni mercoledì 18 marzo ore 17:00 a Piazza del Popolo a Roma Tutti insieme per Il No chiusura della campagna a Roma Piazza del Popolo 19 marzo ore 18:00 Giardini di Piazza Vittorio Emanuele II Area Anfiteatro ASSEMBLEA PUBBLICA Curiamo il Dente Cariato Il Polo dell’Esquilino organizza l’assemblea per proporre un progetto utile alla città invece dell’ennesimo albergo/studentato – partecipa Carteinregola per info https://polocivicoesquilino.it/evento/assemblea-pubblica-curiamo-il-dente-cariato/  giovedì 19 marzo Serata evento al Teatro Italia Roma Via Bari 18: Maratona per il NO  di artisti intellettuali e giornalisti-  per info www.ilfattoquotidiano.it *  *  * RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale, disponibile dal febbraio 2026 Dove trovarla:Librerie: Varie librerie di Roma, incluse le Feltrinelli di Largo Argentina.Musei: Nei principali musei cittadini.Biblioteche: Nelle biblioteche comunali di Roma. Online: È possibile consultare i contenuti anche sul sito ufficiale culture.roma.it CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA tutte le nostre iniziative  Iscriviti alla Newsletter Associazione CARTEinREGOLA www.carteinregola.it laboratoriocarteinregola@gmail.com info@carteinregola.it carteinregola@casellapec.com  per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 13, 2026
carteinregola
Montanari: al Referendum ci giochiamo la democrazia
Riprendiamo l’intervento di Tomaso Montanari sulla pagina Instagram dell’ANPI nazionale. Il testo qui riprodotto ne è la trascrizione letterale. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza a Tomaso per l’ignobile attacco di La Russa, sintomo del nervosismo serpeggiante tra le file … Leggi tutto L'articolo Montanari: al Referendum ci giochiamo la democrazia sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Referendum #1 | NO, NO, NO e poi NO! (Il referendum del 22 marzo) – di Effimera
La raccolta delle firme promossa da 15 persone libere da ogni soggezione a partiti o a organizzazioni politiche istituzionali ha segnato una svolta in questa vicenda, cogliendo di sorpresa non solo l’arrogante governo in carica e la sua opposizione assopita, ma anche la comunicazione in tutti i suoi variegati segmenti (stampa, televisione, network, ogni [...]
March 10, 2026
Effimera
La giustizia per ricchi e le ragioni del NO.
Intervista a Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, che insieme alla giornalista Federica Alba Di Raimondo, hanno firmato il libro "La giustizia dei ricchi, perché la «riforma» distrugge l’uguaglianza tra i cittadini. Le ragioni del NO". Nel libro Di Raimondo e Facchini spiegano come dietro il referendum non c'è nessuna riforma tecnica bensì un progetto che non è altro che l’ennesimo tentativo di costruire un modello di giustizia penale di classe, pensato su misura per i più ricchi e più facilmente permeabile alle pressioni del potere politico ed economico. Intervista registrata per Tabula Rasa. Durata 18' ca.
March 5, 2026
Radio Onda Rossa