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Accordo ASPAL – Esercito: un altro passo del graduale aumento degli arruolamenti in Sardegna… E la call to action per impedirlo
È di ieri la call to action del Comitato per la smilitarizzazione della Sardegna di inviare una mail all’Assessora Manca e a tutta la Giunta Regionale sarda perché ritirino immediatamente l’accordo tra ASPAL e il Comando Militare Esercito Sardegna. Questa è una prima risposta della collettività sarda all’accordo del 17 giugno che prevede una strutturale collaborazione tra l’ASPAL (Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro) ed Esercito Italiano. La giunta regionale infatti ha firmato, in contraddizione con quanto programmato in sede elettorale, affinché il 2027 sia all’insegna della promozione delle carriere militari. Si tratta di un passo del tutto in linea con la strategia di aumento degli organici degli eserciti di vari paesi europei: uno delle strategie infatti è arrivarci attraverso l’incremento degli arruolamenti volontari. Come? Con incentivi e propaganda, meglio se nelle scuole. Per esempio, si legge nell’accordo dell’ASPAL di una «collaborazione istituzionale gratuita per promuovere e disseminare le opportunità di carriera nell’Esercito italiano attraverso azioni di orientamento e animazione territoriale rivolte a cittadini disoccupati, giovani in uscita dai percorsi scolastici / formativi, e volontari congedati senza demerito dalle Forze Armate». E ancora, si parla di «co-progettazione di attività di orientamento e animazione territoriale anche con il coinvolgimento di Enti locali, Scuole e Università». Rimandiamo al nostro precedente articolo per più dettagli. Ma quanto accade in Sardegna non riguarda solo la Sardegna… Il resto del continente è coinvolto. Se letto nell’ottica della deriva bellicista in Italia e in Europa, possiamo ipotizzare in questo tipo di accordo una forma di sperimentazione, un “progetto pilota” che presto potrebbe ritrovarsi rideclinato in altre regioni d’Italia. Come Osservatorio, possiamo contribuire con due riflessioni. La prima è che da un recente confronto con realtà francesi, siamo venute a conoscenza di come anche là il loro Ministero della Difesa utilizzi da anni particolari territori come terreno di sperimentazione per politiche di militarizzazione e arruolamento da poi estendere a livello nazionale. Uno di essi è la provincia di Seine-Saint-Denis, nell’Île-de-France, dove le campagne dell’esercito francese si strutturano ad hoc per una popolazione con forte background migratorio, meno risorse economiche e scarsità di opportunità lavorative. Non a caso realtà di insegnanti francesi analoghe all‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono presenti proprio a Saint-Denis. La seconda osservazione parte dalla richiesta di aumento di 40.000 soldati entro il 2033, avanzata da Crosetto lo scorso 8 giugno in uno schema di ddl per la riforma del codice dell’ordinamento militare insieme a molte altre misure particolarmente preoccupanti e che avranno pesanti ricadute anche sulle scuole. Crosetto indica (a livello nazionale) di «introdurre strumenti volti ad agevolare il ricollocamento professionale del personale militare in servizio permanente e in ferma prefissata nel settore privato, nonché nella pubblica amministrazione, prevedendo istituti di mobilità tra Ministeri, analoghi a quelli applicabili al personale civile, rafforzando le agevolazioni nell’accesso ai concorsi pubblici e disciplinando, altresì, misure specifiche per l’accesso al trattamento pensionistico». Insomma, incentivi economici e agevolazioni a trovare, dopo il servizio militare, lavoro nel settore pubblico sono solo due degli strumenti già annunciati da Crosetto per chi accetterà di diventare soldato. Due misure che si ritrovano precisamente nell’accordo di ASPAL. Riportiamo quindi, per opportuna conoscenza di tutte e tutti coloro che seguono l’Osservatorio, l’appello del Comitato per la smilitarizzazione della Sardegna a scrivere in massa alla giunta regionale sarda. > «Questo accordo è una vergogna perché è l’ammissione che l’unica idea che la > Regione riesce a mettere in campo per affrontare il problema della > disoccupazione sia proporre ai nostri giovani e alle nostre giovani > l’arruolamento. E ciò in perfetta continuità con anni e anni di propaganda > militarista nelle scuole, piu volte segnalata dell’Osservatorio contro la > militarizzazione delle scuole e delle università. > > Manda subito una email dal sito: https://stopaccordoaspal.watermelonapps.com» > > Da lì il sito rimanda a una mail modificabile in cui si chiede con fermezza > l’immediata interruzione dell’accordo tra ASPAL ed Esercito e di non siglare > accordi analoghi con altre forze armate… Un altro modo per praticare > un’obiezione di coscienza totale e collettiva. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Oltre 120 adolescenti israeliani annunciano il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito
L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. Testo completo della lettera “Ci rifiutiamo!” Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale. Siamo stati tutti cresciuti nel mito secondo cui Israele agisce solo per legittima difesa. Il sistema educativo ci terrorizza fin da piccoli, facendoci credere che «non ci sia scelta» e che dobbiamo vivere per sempre con la spada in mano. Le nostre scuole ci preparano all’esercito instillandoci una visione del mondo militarista. Al liceo la preparazione ai test militari e i colloqui con i soldati sono parte integrante della nostra quotidianità, ma la verità è che arruolarsi nell’esercito non è inevitabile. Nessuno nasce soldato. E come ogni altra scelta, arruolarsi nell’esercito ha le sue ripercussioni. Negli ultimi due anni e mezzo, attraverso i social media e i notiziari, siamo stati esposti a contenuti difficili e violenti relativi al 7 ottobre. Ma ciò che era iniziato come una risposta a quel terribile massacro si è trasformato in una crudele campagna di sterminio della popolazione di Gaza, di proporzioni incomprensibili. E quali sono i risultati delle azioni dell’esercito? Secondo i dati ammessi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dall’inizio della guerra a Gaza sono state uccise più di 72.000 persone, molte delle quali donne, bambini e persino neonati. E nonostante il cosiddetto «cessate il fuoco», il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra continuano. Recentemente, abbiamo assistito a un forte aumento della violenza sia da parte dei coloni che dell’esercito in tutta la Cisgiordania. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni Israele utilizza l’esercito per opprimere il popolo palestinese, annettere territori e perpetrare violenze contro i palestinesi che vivono in Cisgiordania – il tutto nell’ambito del progetto di pulizia etnica del Paese. L’esercito attacca, uccide e arresta persone senza processo, compresi ragazzi della nostra età. L’unica cosa che ci differenzia è che loro sono nati dalla parte sbagliata della linea di confine. Riflettete: sono queste le azioni di una “forza di difesa”? Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite. Viviamo tra una corsa ai rifugi antiaerei e l’altra e gli annunci dei soldati caduti. Siete disposti a diventare parte delle statistiche? Siete pronti a compiere un simile sacrificio in nome di un governo cinico e dittatoriale che baratta vite umane per rafforzare il proprio dominio? E voi cosa farete? Mesarvot. Rete di obiettori di coscienza israeliani da www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Oltre 120 adolescenti israeliani annunciano il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito
L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. Testo completo della lettera “Ci rifiutiamo!” Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale. Siamo stati tutti cresciuti nel mito secondo cui Israele agisce solo per legittima difesa. Il sistema educativo ci terrorizza fin da piccoli, facendoci credere che «non ci sia scelta» e che dobbiamo vivere per sempre con la spada in mano. Le nostre scuole ci preparano all’esercito instillandoci una visione del mondo militarista. Al liceo la preparazione ai test militari e i colloqui con i soldati sono parte integrante della nostra quotidianità, ma la verità è che arruolarsi nell’esercito non è inevitabile. Nessuno nasce soldato. E come ogni altra scelta, arruolarsi nell’esercito ha le sue ripercussioni. Negli ultimi due anni e mezzo, attraverso i social media e i notiziari, siamo stati esposti a contenuti difficili e violenti relativi al 7 ottobre. Ma ciò che era iniziato come una risposta a quel terribile massacro si è trasformato in una crudele campagna di sterminio della popolazione di Gaza, di proporzioni incomprensibili. E quali sono i risultati delle azioni dell’esercito? Secondo i dati ammessi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dall’inizio della guerra a Gaza sono state uccise più di 72.000 persone, molte delle quali donne, bambini e persino neonati. E nonostante il cosiddetto «cessate il fuoco», il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra continuano. Recentemente, abbiamo assistito a un forte aumento della violenza sia da parte dei coloni che dell’esercito in tutta la Cisgiordania. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni Israele utilizza l’esercito per opprimere il popolo palestinese, annettere territori e perpetrare violenze contro i palestinesi che vivono in Cisgiordania – il tutto nell’ambito del progetto di pulizia etnica del Paese. L’esercito attacca, uccide e arresta persone senza processo, compresi ragazzi della nostra età. L’unica cosa che ci differenzia è che loro sono nati dalla parte sbagliata della linea di confine. Riflettete: sono queste le azioni di una “forza di difesa”? Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite. Viviamo tra una corsa ai rifugi antiaerei e l’altra e gli annunci dei soldati caduti. Siete disposti a diventare parte delle statistiche? Siete pronti a compiere un simile sacrificio in nome di un governo cinico e dittatoriale che baratta vite umane per rafforzare il proprio dominio? E voi cosa farete? Mesarvot
June 24, 2026
Pressenza
Cagliari: l’accordo ASPAL – Esercito continua la militarizzazione della Sardegna
Si è conclusa il 17 giugno 2026 la firma dell’accordo tra ASPAL (Agenzia Sarda per le Politiche Attive sul lavoro) e il Comando Militare Esercito Sardegna (CME Sardegna) in occasione della conferenza stampa appositamente indetta alle ore 16 negli uffici dell’Assessorato regionale al lavoro di Via San Simone a Cagliari, alla presenza dell’Assessore regionale al lavoro, la pentastellata Desirée Manca.    Con questo accordo «per lo sviluppo di sinergie volte all’individuazione di azioni comuni per l’orientamento al lavoro nell’Esercito italiano», l’ASPAL si impegna a fornire una «collaborazione istituzionale gratuita per promuovere e disseminare le opportunità di carriera nell’Esercito italiano attraverso azioni di orientamento e animazione territoriale rivolte a cittadini disoccupati, giovani in uscita dai percorsi scolastici / formativi, e volontari congedati senza demerito dalle Forze Armate». A tal scopo, oltre a erogare informativa presso i loro Centri per l’impiego (CPI) l’ASPAL si impegna a «co-progettazione di attività di orientamento e animazione territoriale anche con il coinvolgimento di Enti locali, Scuole e Università», realizzazione di «giornate di orientamento dedicate alle opportunità nell’Esercito», e ancora «supporto e presa in carico dei volontari congedati senza demerito», e altri impegni relativi alla pubblicizzazione delle iniziative e informazione sulle varie carriere offerte dall’Esercito.   L’intesa resterà in vigore sino al 31 dicembre 2027, e il proposito annunciato dalla stessa Assessora Manca è di stringere analoghi accordi con gli altri corpi delle forze armate. La conferenza stampa, all’ottavo piano del palazzo, era riservata ai soli giornalisti e per chi non avesse un invito è stato impossibile accedervi, come ha dovuto constatare un gruppo di persone interessate alla questione, che è per l’appunto rimasta giù del palazzo. Una modalità più che comprensibile per proteggere l’ambiente ovattato dell’incontro da critiche e obiezioni. Tra le persone convenute ma non ammesse all’incontro, rappresentanti di Potere al popolo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e dell’associazione universitaria UNICA per la Palestina. Eppure, quando Alessandra Todde, attuale presidente, si candidava alle elezioni, portava anche la promessa che la Sardegna sarebbe stata indirizzata a scelte politiche rivolte alla pace, anziché alla militarizzazione. Al contrario questo fardello legato alla guerra e ai conflitti si aggrava per la Sardegna, come abbiamo visto dalle esercitazioni militari sempre più prolungate intensive (es. la “Mare Aperto” o la “Joint Stars 2025” a cui la Regione Sardegna ha addirittura dato il suo patrocinio), o lo schierasi della Regione, tramite la propria avvocatura, a difesa della fabbrica di bombe RWM contro le associazioni che hanno fatto ricorso al TAR chiedendo la sospensiva dell’apertura dei nuovi reparti). Quest’accordo tra l’ASPAL e l’Esercito conferma un passivo ricadere della politica dentro la logica dei poteri forti, che non richiedono nessuno sforzo di immaginazione su strade alternative, ma indirizzano alle loro esigenze. Così i Centri per l’Impiego offriranno ai disoccupati informazione su come arruolarsi nell’Esercito (ricordiamo che il generale Masiello aveva lamentato una carenza di effettivi di almeno 40.000 unità), e chissà forse in questo saranno anche più solerti nell’informare e convocare di quanto non accada per altri tipi di impiego a cui i disoccupati cercano di fare domanda – affrontando tempi di attesa interminabili nei CPI, senza che successivamente arrivi alcuna chiamata.  Per informare sulle carriere militari si programmano incontri tra studenti e figure di militari nelle scuole medie superiori, e nei gradi inferiori dell’istruzione si realizzano visite e incontri in siti militari sin dalle primarie. Non c’è incontro sull’orientamento in uscita – organizzato dall’università o da altre agenzie dedicate, che non preveda banchetti informativi sistemati in primo piano per le forze armate al completo.    Questo impegno dell’ASPAL appare un ulteriore tassello nell’intento di setacciare la società civile duramente depauperata di occasioni di impiego e possibilità d’iniziativa autonoma, indirizzando i giovani privi di prospettive a magari poco supportati dalle famiglie in una direzione: le forze armate – nella prospettiva di un acuirsi dei conflitti internazionali. Avremmo dato all’ASPAL di questa amministrazione regionale un impegno ben diverso, ma per ora non possiamo che prendere atto di una mossa che è sostanzialmente una dichiarazione di impotenza e passività rispetto al trend della militarizzazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Emilia Romagna, l’USR diffonde messaggi per celebrare l’Esercito Italiano
È accaduto lo scorso 5 maggio, per la celebrazione del 165° anniversario dell’Esercito Italiano. La comunicazione dell’USR Emilia Romagna illustrava la possibilità per le scolaresche di «accedere all’infrastruttura militare» Caserma Mameli di Bologna per: partecipare ad una cerimonia commemorativa, assistere a un’esposizione di armi («mezzi e materiali in dotazione alla Forza Armata») e «conoscere i valori di servizio alla Nazione». La comunicazione è arrivata alle e ai dirigenti delle scuole di tutta Bologna (ma è possibile anche più in là), e da lì, se le dirigenti lo ritenevano, a tutte e tutti i docenti della loro scuola. Ma questa catena di comando interdisciplinare (visto che si origina nel Ministero della Difesa e se ne continua in quello dell’Istruzione e del Merito) stavolta ha preso una piega inaspettata e da alcune e alcuni docenti, com’è il caso dell’IIS Belluzzi-Fioravanti, è stata allungata ancora un po’, affinché arrivasse all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, finalmente come segnalazione di qualcosa che non va. Beh, leggiamola insieme: > «Nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il 165° anniversario della > costituzione dell’Esercito Italiano, il giorno 05 maggio 2026, il Comando > Militare Esercito “Emilia Romagna”, organizza un evento istituzionale presso > la Caserma “Mameli”, sede del Comando Brigata Aeromobile “Friuli”, sita in > Viale Giovanni Vicini, 32 a Bologna. Nel corso della mattinata, con ingresso > dalle 09.30 alle 10.00, le scolaresche che volessero prendere parte alla > celebrazione, previa organizzazione interna degli Istituti, potranno accedere > all’infrastruttura militare dove si svolgerà una cerimonia commemorativa e > sarà contestualmente allestita un’esposizione di mezzi e materiali in > dotazione alla Forza Armata per promuovere la conoscenza delle attività > istituzionali e dei valori di servizio alla Nazione. Inoltre, l’esposizione > permarrà visibile a tutti coloro che volessero visionarla fino alle ore 16.00 > dello stesso giorno, con ingresso libero». > Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna E denunciamola. Visto che è inaccettabile che un Ufficio Scolastico si adoperi per far partecipare alunne e alunni a un’esposizione di armi e mostrine, debitamente spolverati da sangue e fango per l’occasione. Chissà perché questo non siamo riusciti a trovarlo scritto né sulla pagina dell’USR Emilia-Romagna né in nessuno di quei “villaggi esercito” che tanto ricordano il binomio “villaggi vacanze” e poco la brutalità della guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra (vedi anche qui). L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Al Romics l’Esercito prova ad arruolare ancora
Al Romics di Roma, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cosplay, Cinema e Games, che vede una partecipazione di circa duecentomila visitatori l’anno, l’Esercito ha schierato droni, mezzi militari e una folta schiera di soldati e soldatesse pronte a convincere i più giovani a fare quantomeno un’esperienza di leva volontaria. Pezzo forte di questo appuntamento affollatissimo di ragazzi e ragazze è stata la graphic novel Naja Comics. In viaggio tra passato e nuovi professionisti digitali in cui un nonno racconta a suo nipote appena arruolato la bellezza della vita nell’Esercito. Ovviamente, il libro è disseminato di soldati che aiutano malati, bambini e chiunque si trovi in pericolo. Come sempre più spesso si trova anche un accenno ad una presunta parità di genere completamente raggiunta nelle Forze Armate grazie alla possibilità di carriera delle donne che finalmente non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi. Nello sforzo generale di spingere all’arruolamento, fortemente sostenuto dalla presenza di Radio Esercito, non poteva mancare il riferimento ai notevoli vantaggi economici derivanti dalla carriera militare. Oltre alla stabilità economica si fa infatti riferimento a come le competenze acquisite nel periodo di leva possano essere spese sul mercato del lavoro nel momento in cui si dovesse cambiare idea sulle proprie prospettive future. Si fa così l’esempio di chi è riuscito a trovare un posto di lavoro come meccanico aeronautico o chi è riuscito a farsi assumere da un’importante emittente TV grazie ai patentini per la guida di droni consegui mentre era arruolato. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci domandiamo dunque come sia possibile che in un evento importante come il Romics, attraversato da migliaia di giovani in cerca di supereroi, sia dato spazio ad una campagna dell’Esercito che inviti le giovani generazioni ad arruolarsi esponendole al rischio concreto di andarsi a fare massacrare in guerra. Come Osservatorio ci auguriamo pertanto che i giovani possano sognare supereroi che difendono la pace e la democrazia e non quelli che portano morte e distruzione. Fonte: https://www.romareport.it/romics-un-fumetto-per-arruolare/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Anniversario dell’Esercito: L’Aquila diventa una vetrina per l’arruolamento
Dal 1 al 5 maggio il centro storico della città dell’Aquila è stato completamente trasformato per l’allestimento del “Villaggio Esercito”, una metafora per indicare la miriade di gazebo, mezzi militari e soldati che si è riversata per le strade e per le piazze con lo scopo di festeggiare il 165° anniversario dell’Esercito. Il tutto si è aperto con il taglio del nastro lungo il corso Vittorio Emanuele e con un alzabandiera. Come si legge sul sito della Difesa i cittadini hanno potuto partecipare a varie attività e «conoscere da vicino l’evoluzione tecnologica, l’addestramento, le capacità e i valori del mondo militare» (clicca qui). I vari allestimenti hanno permesso infatti alla cittadinanza di vedere armi, equipaggiamenti, dimostrazioni di attività militari e, immancabilmente, di conoscere le opportunità professionali delle Forze Armate. L’Aquila è stata scelta per questa occasione perché, dopo il devastante terremoto del 2009, dovrebbe incarnare il concetto stesso di resilienza, una parola tanto di moda nelle molteplici crisi che stanno attanagliando l’Italia, ma che nel caso specifico del capoluogo abruzzese nasconde un lungo periodo di ricostruzione in cui silentemente molti hanno deciso di emigrare per mancanza di lavoro, con un tessuto industriale e commerciale che si è decisamente indebolito. Come in molte città del Centro-Sud l’Esercito rappresenta perciò una forte attrattiva lavorativa e la festa di compleanno che è stata organizzata nelle vie della città in favore delle Forze Armate non fa che invitare ancora più cittadini e cittadine a intraprendere la carriera militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per tali ragioni non può non denunciare come tali iniziative contribuiscano a militarizzare i territori, la società e l’economia, facendo passare l’idea che andare a fare la guerra sia un mestiere come un altro e che arruolarsi sia al momento tra le poche soluzioni possibili per sperare in un futuro sereno. Noi speriamo al contrario che i cittadini e le cittadine di questo Paese possano pensare ad un domani felice senza dover per forza passare per una divisa. Fonte: https://www.laquilablog.it/villaggio-esercito-allaquila-il-centro-storico-diventa-spazio-aperto/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vogliamo i condizionatori o la pace? In merito allo spot per il reclutamento nell’Esercito Italiano
La campagna con cui l’Esercito Italiano prova ad attirare i nostri e le nostre giovani basa il suo messaggio sul rapporto tra guerra e pace, un messaggio che, parafrasando il buon vecchio Mario Draghi, potrebbe essere riassunto così: «Volete continuare a vivere in pace? Allora abituatevi alla guerra!» (clicca qui). Lo spot si apre con la frase centrale «La sicurezza è poter vivere la quotidianità, la normalità senza paura» a cui fanno seguito immagini di vita quotidiana (semplici persone che escono dall’androne di casa, chicchi di caffè, passanti a passeggio in un corso cittadino, bimbi che giocano in riva al mare) alternate a immagini di soldati impegnati in misteriose e pericolose missioni notturne o nelle nostre strade a presidio del territorio. È un messaggio breve, di soli 30 secondi, ma denso di significato; e il significato sta più in quello che non si dice né si fa vedere che non in quello che viene mostrato. La prima cosa che scompare, ma che è fortemente sottesa al messaggio, è la guerra: non ci sono bombe o azioni belliche, questi soldati non fanno la guerra, ma al massimo sono impegnati in qualche addestramento che forse nelle intenzioni dell’emittente dovrebbe apparire affascinante. Ma la campagna reclutamento serve, oggi più che mai, ad attirare giovani perché siano addestrati alla guerra, una guerra che è tanto assente in questo spot quanto ben presente a tutti i suoi destinatari; rimuoverla da uno spot di propaganda non riuscirà certo a cancellarla dall’orizzonte di chi potrà prendere in considerazione di fare questa scelta. La seconda cosa che scompare è il “nemico”: perché queste scene di quotidianità spensierata dovrebbero essere minacciate? E da chi? La minaccia è incombente, potrebbe mettere a rischio la normalità delle nostre vite, ma la minaccia non si vede, è un “qualcosa” che è assenza e proprio perché è assente, non diventa perturbante. Le scene di vita quotidiana non sono in pericolo, il messaggio non punta a farci paura, al contrario vuole essere rassicurante e trasmettere serenità. Il messaggio è: vivi in pace e senza paura grazie alle forze armate. Ma anche questa seconda assenza rimanda, come già l’assenza della rappresentazione della guerra, ad una realtà completamente diversa: da anni lavorano in profondità per costruire cittadini il più possibile terrorizzati, e la paura è entrata nelle menti dei singoli, che vivono il presente con una continua minaccia sul futuro. E così anche questo “nemico”,  benché assente nello spot, è ben presente nella realtà e nell’immaginario dei destinatari. Siamo cioè di fronte a un messaggio che trova i suoi contenuti e la sua centralità più nella dimensione extratestuale che non all’interno del messaggio stesso: chi ascolta e vede sa che la guerra c’è e che la paura esiste, ma questi non vengono mostrati, il perturbante sta nella realtà fuori dal messaggio e non nel messaggio stesso. In questo modo il messaggio di solidità e di protezione che l’esercito vuol mandare diventa paternalistico: è come un buon padre che vuole che i suoi bambini-sudditi possano continuare a giocare senza che si accorgano del pericolo che stanno correndo; ma questo padre-esercito è sì protettivo, ma come un genitore manipolatorio non spaventa i propri figli, ma vuole che sappiano che è solo grazie a lui che possono continuare a giocare. I soldati, dunque, ci proteggono da una guerra che non si vede, ma che c’è e da un nemico che non si vede, ma che viene dato per scontato. Ed è qui che i due non detti si uniscono: sappiate che siete minacciati, sappiate che se volete continuare ad avere la vostra vita e i vostri condizionatori, dobbiamo essere pronti alla guerra, sappiate che la sicurezza interna è legata a doppio filo con quella esterna. Mentre continuano a terrorizzarci, contemporaneamente trovano la soluzione nella militarizzazione della società e delle menti. E questo perché la loro idea di sicurezza è legata a doppio filo con il sistema guerra, l’uno ha bisogno dell’altra; al contrario la nostra idea di sicurezza è legata a doppio filo con la l’idea della pace e crediamo che per uscire tranquilli da un portone di casa serva innanzitutto avere una casa che non costi come metà del nostro stipendio e che per portare i nostri figli al mare servano salari dignitosi; crediamo che le risorse a livello mondiale andrebbero redistribuite secondo criteri di giustizia economica, politica e sociale; insomma crediamo che la vera sicurezza sia fatta di diritti diffusi e universali, e che questa sia l’unica vera garanzia per limitare criminalità interna e per sventare le guerre così necessarie invece a chi impoverisce le condizioni sociali delle nostre vite e continua con la guerra coloniale a depredare il mondo. SAPREMO ANCHE NOI NARRARE AI NOSTRI GIOVANI NON UN FUTURO DI GUERRA COME VOI VORRESTE, MA LA NECESSITÀ DI LOTTARE PER UN ALTRO FUTURO, LIBERO DAI VOI SIGNORI DELLA GUERRA E DA VOI CHE VI SIETE AUTOPROCLAMATI PADRONI DEL MONDO. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente