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La cybersicurezza e i decreti legislativi che accrescono gli organici dell’esercito italiano
L’azione  del Governo Meloni nel campo della difesa è innegabile, dall’aumento delle spese militari all’acquisto di nuovi e moderni sistemi di arma fino a una incessante opera di militarizzazione del corpo sociale. Sarebbe lunga la lista delle iniziative solo intraprese negli ultimi mesi, valga per tutte la riforma complessiva delle Forze Armate, da cui scaturirà l’aumento degli organici militari fino  all’istituzione di nuovi corpi di riserva. Dopo l’esercito di professionisti la guerra in Ucraina detta le linee guida imponendo non solo l’aumento degli effettivi ma anche un’architettura militare ripensata e strutturata per la guerra informatica e i conflitti cosiddetti non convenzionali. Nel recente passato avevamo scritto a proposito del primo aspetto,[1] mentre ora andremo a commentare il secondo. Ma andiamo con ordine non prima di avere sintetizzato in una scheda i provvedimenti recenti che vanno a incidere sulla nuova impalcatura delle Forze armate. E’ sempre bene consultare le fonti ed averle a disposizioni per verificare la correttezza delle citazioni e delle analisi effettuate ALCUNI DEI PROVVEDIMENTI CHE INTRODUCONO MODIFICHE SULL’ORDINAMENTO DELLE FORZE ARMATE – ANNO 2026 * D. Lgs. 58/2026, approvato, comporta l’assunzione di nuovi graduati nell’Esercito; * L. 48/2026, art. 3, approvato, comporta una delega al Governo per la razionalizzazione e semplificazione della normativa riguardante il corpo militare; * Schema di DdL recante Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare, non depositato in Parlamento ma pubblicato sotto forma di Schema di DdL, riguarda l’ampliamento dell’organico e l’istituzione di corpi di riserva dell’Esercito; * Cd. “DdL di revisione dello strumento militare”, non depositato in Parlamento e non pubblicato nemmeno sotto forma di Schema di DdL, concerne l’ampliamento dell’organico delle Forze Armate. Nel febbraio 2026,  presso lo Stato Maggiore della Difesa è stato presentato “il nuovo modello di riorganizzazione delle Forze Armate, che costituirà la base del disegno di legge di revisione dello strumento militare”.[2] Il Disegno di Legge è in attesa di essere approvato dal Parlamento. A conferma che su questo modello non ci sono posizioni univoche e alcune correzioni saranno portate in corso d’opera guardando agli sviluppi bellici, alle indicazioni Nato e Ue e anche agli equilibri da mantenere nei vari ambiti, la diffusione di  un secondo Schema di Disegno di Legge,[3] ad oggi in fase preparatoria e riguardante l’ampliamento dell’organico delle Forze Armate, nella misura di un 20/25% complessivo (40.000 unità). Si tratta quindi di due iter normativi distinti che, tuttavia, vanno a intervenire sul medesimo tema. Esiste poi un terzo provvedimento: il D. Lgs. 58/2026, già divenuto Legge, che in sostanza consente l’assunzione di nuovi graduati nell’Esercito pur restando dentro la precedente cornice legislativa, senza aumentare  l’organico complessivo delle Forze Armate come invece viene richiesto dalla Nato e dal Ministero della Difesa. La ragione di questa frammentazione normativa ? Esistono grandi  divergenze, interne al Governo, sulla questione della cyber sicurezza. Lo Schema di DdL prima citato, non per nulla, in una versione preliminare circolata prima di giugno conteneva profonde modifiche legislative sul tema della difesa informatica: fra tutte spiccava l’istituzione di un ‘Comando interforze Cyber Intel’ per la guerra cybernetica alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa. Come detto, nella nuova versione del documento sono scomparsi tutti i riferimenti alla guerra informatica, anche se il Governo manterrebbe la Delega per poter legiferare autonomamente sul tema senza l’approvazione del Parlamento.[4] Alle basi di questo scontro interno alla maggioranza vi è tuttavia  un’ambiguità di fondo o se preferiamo un tema rilevante che suggerisce soluzioni differenti e tali da dividere anche i legislatori. La normativa attuale, infatti, non riesce ad attribuire correttamente e chiaramente le competenze sulla cyber sicurezza: da un lato abbiamo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), istituita col D. L. 82/2021 e dipendente dalla Presidenza del Consiglio,[5] mentre dall’altro troviamo i casi di guerra cibernetica relativi alla ‘difesa dello Stato’, che sono di competenza del Ministero della Difesa. Il citato Decreto Legge, ad esempio, stabilisce che l’ACN sia “autorità per la gestione delle crisi informatiche relative alla resilienza delle reti informatiche”,[6] mentre il D. Lgs. 138/2024 dice che “per la parte relativa alla resilienza nazionale [è competente] l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale [, mentre] per la parte relativa alla difesa dello Stato, il Ministero della difesa”; entrambi gli organismi, inoltre, sono considerati “Autorità nazionali responsabili della gestione degli incidenti e delle crisi di cybersicurezza su vasta scala”.[7] Si consideri che per “resilienza nazionale” la legislazione intende un “pregiudizio per la sicurezza nazionale, danno o pericolo di danno all’indipendenza, all’integrità o alla sicurezza della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento, ovvero agli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia”.[8] Dov’è la differenza col concetto di “difesa dello Stato”? La attuale normativa non precisa se la cyber sicurezza sia da considerare un tema prevalentemente civile oppure prettamente militare, perché i contorni dei due ambiti sono molto sfumati e parzialmente coincidenti. Secondo alcuni commentatori specializzati[9] lo scontro in atto si starebbe verificando prevalentemente fra il Ministro Crosetto, che rappresenta gli interessi della Difesa e dei Servizi Segreti (è coinvolto, in particolare, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), e Alfredo Mantovano, Segretario del Consiglio dei Ministri e legato all’ACN, che pur essendo anch’egli vicino ai Servizi vorrebbe mantenere la cyber sicurezza all’interno della cornice civile. La visione di Crosetto è chiara: “la sicurezza deve (…) essere concepita in senso ampio, estesa all’energia, al digitale, alle catene di approvvigionamento, alla resilienza industriale e alla tenuta della società e delle Istituzioni democratiche»”.[10] Secondo lui, “Il Dicastero dovrà quindi individuare e presidiare lo spazio cyber di interesse Nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato, inteso come un vero e proprio ‘campo di operazioni’ nel quale operare senza soluzione di continuità per l’assolvimento dei propri compiti istituzionali. A questo scopo, dovrà essere sviluppata un’Arma Cyber dotata di strumenti operativi efficaci e capace di operare con continuità lungo l’intero spettro delle minacce. Essa dovrà integrare professionalità militari e competenze specialistiche provenienti dal mondo civile, valorizzando progressivamente anche il contributo della Riserva [che si vuole istituire con il DdL precedentemente citato]”.[11] Diversi elementi ci inducono a pensare che prevarrà la lettura e la posizione di  Guido Crosetto.  Ricordiamo la foto del Ministro assieme all’allora Presidente dell’ACN Bruno Frattasi dell’estate 2024, scattata durante una convention di Fratelli d’Italia e non a caso molto commentata. LA SITUAZIONE ALLO STATO ATTUALE DELLA LEGISLAZIONE Per come è definito dalla Legge, il concetto di cyber sicurezza comprende sia la resilienza, la disponibilità, la confidenzialità e l’integrità di reti, sistemi informativi, servizi informatici e comunicazioni elettroniche, che la difesa da minacce esterne agli stessi.[12] Il problema è che nella pratica i due campi non possono essere realmente distinti – né a livello concettuale né, tantomeno, in ambito operativo per la configurazione delle risposte alle minacce. Nei testi di Legge riguardanti l’ACN si trovano riferimenti al concetto di ‘difesa civile’,[13] ma di certo non sono sufficienti fermo restando che ragionare attorno alla difesa civile con le stesse categorie degli anni ottanta (ai tempi della obiezioni di coscienza e in contesti storici ed economici diversissimi da quelli odierni) sarebbe non solo errato ma anche avulso dalla realtà (40 anni fa non si parlava di tecnologie duali, non esisteva l’odierno processo di militarizzazione e per fare un esempio la produzione militare di alcuni grandi imprese allora pubbliche era assai più contenuta di quella dei nostri giorni) Il controllo militare della cyber sicurezza avrebbe un grande impatto su alcuni temi, quali la condivisione delle informazioni e la pianificazione democratica delle risposte da attuare. Non dimentichiamo infatti che proprio legislazione attuale prescrive come la notifica di incidenti “aventi impatto su reti, sistemi informativi e servizi informatici” vada fatta all’ACN, anche se l’apparato militare è esente dall’obbligo.[14] Pure i meccanismi e le procedure – relative allo spazio cyber – per la raccolta dati, il monitoraggio, il controllo, le procedure di verifica e via dicendo sono teoricamente in capo all’ACN, tranne che per le azioni svolte dal comparto militare.[15] Sul piano istituzionale le autorità competenti coordinate dall’ACN sono la Presidenza del Consiglio e tutti i Ministeri – ad esclusione di quello della Difesa, che lavora ‘in proprio’. Sul piano del finanziamento per la guerra informatica, inoltre, il Ministero della Difesa gode di fondi separati[16] che, a differenza di quelli assegnati agli altri Ministeri, non sono soggetti al controllo dell’ACN. Quest’ultima gestisce il Fondo per l’attuazione della Strategia nazionale di cybersicurezza e il Fondo per la gestione della cybersicurezza e ne propone la ripartizione fra i Ministeri al Presidente del Consiglio, verificandone poi le modalità di impiego.[17] Esiste, infine, un piano nazionale di risposta agli incidenti e alle crisi informatiche su vasta scala, che viene aggiornato al massimo ogni tre anni. Questo però è escluso dall’accesso e non soggetto a pubblicazione, ossia è segreto.[18]  Di conseguenza non è lecito conoscere sino in fondo i rapporti di forza tra la componente “civile” e quella “militare” per la gestione della cyber sicurezza. In conclusione, il rischio a cui andiamo incontro è che l’ACN sia progressivamente svuotata di contenuto e competenze, che passerebbero invece direttamente alla  Difesa. Ricordiamo anche che quest’ultima non è soggetta a obblighi di legge nemmeno per quanto concerne l’utilizzo di tecnologie IA, sulla base sia della normativa nazionale che europea,[19] e che gode di una relativa (per ora) autonomia dai processi democratici decisionali e di controllo. Da qui un passaggio di competenze al settore militare dovrebbe indurre a qualche domanda sulla democrazia nel nostro paese sempre che il tema goda della attenzione dovuta e auspicabile. La cyber sicurezza rientra nell’ampio campo di applicazione delle tecnologie duali (cioè a uso sia civile che militare) e quindi l’ambiguità normativa di cui abbiamo parlato non riguarda solo la risposta alle minacce ma la costituzione stesso di uno spazio di sicurezza informatico. L’intenzione del Governo è di foraggiare il mercato e attrarre investimenti creando domanda proprio a partire dalla riduzione dei vincoli d’impiego di tali tecnologie (non per niente le imprese sono chiamate a partecipare alla costruzione della cosiddetta ‘resilienza cyber’ anche all’interno dei testi di Legge citati finora, sul modello statunitense). Si va alimentando in tal modo un circolo (vizioso?) per cui le tecnologie militari vengono trasmesse alla sfera civile, sviluppandosi e diffondendosi, e viceversa. Pertanto, nella narrazione dominante ogni freno alla libera applicazione delle tecnologie dual-use diventa un sabotaggio delle filiere economiche – tant’è che il Governo ha recentemente polemizzato con l’Unione Europea[20] a proposito della possibilità di utilizzare il riconoscimento biometrico delle persone per operazioni di Polizia, che dall’AI Act europeo non è concessa, proprio su questa base. E qualunque iniziativa di boicottaggio  universitario o di semplice critiche alla ricerca duale potrebbe divenire pretesto di ulteriori campagne repressive subordinando il sapere e la ricerca agli interessi economici e militari, impedendo di fatto prese di posizioni contrarie all’utilizzo degli atenei per finalità di guerra.  Emiliano Gentili, Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Note:  [1] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Prosegue la riforma militare: nuovi corpi e una delega al Governo, 27 Giugno 2026, https://www.lordinenuovo.it/2026/06/27/prosegue-la-riforma-militare-nuovi-corpi-e-una-delega-al-governo/. [2] Ministero della Difesa, DDL riforma Difesa: presentato al Ministro il nuovo modello di riorganizzazione delle Forze Armate, 16 Febbraio 2026, https://www.difesa.it/primopiano/ddl-riforma-difesa-presentato-al-ministro-il-nuovo-modello-di-riorganizzazione-delle-forze-armate/89243.html. [3] Schema di Disegno di Legge recante “Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare”. [4] I decreti legge prevedono solo pareri consultivi forniti dalle commissioni parlamentari competenti e il Governo può utilizzarli per riformare le Forze Armate a causa della L. 244/2012. [5] D. L. 82/2021, art. 2, c. 1. [6] D. L. 82/2021, art. 7, c. 2. [7] D. Lgs. 138/2024, art. 2, c. 1, lett. “g”. [8] DPCM 131/2020, art. 1, c. 1, lett. “f”. [9] Cfr. L. Varriale, ACN verso lo svuotamento: la cybersicurezza passa alla Difesa?, 23 Giugno 2026, https://www.matricedigitale.it/2026/06/23/riforma-cyber-acn-difesa-dis-servizi-militari/. [10] G. Crosetto, Atto di indirizzo del Ministro della Difesa 2026, 9 Luglio 2026, p. 10. [11] Ivi, p. 29. [12] Cfr. D. L. 82/2021, art. 1, c. 1, lett. “a”. [13] Cfr. D. L. 82/2021, art. 9. [14] L. 90/2024, art. 1. [15] L. 90/2024, art. 8. [16] L’art. 35-bis, comma 2, del D.L. 7 maggio 2024, n. 60, convertito dalla L. 95/2024, ha istituito nello stato di previsione del Ministero della Difesa un: «fondo per il potenziamento delle capacità di cybersicurezza e delle tecnologie satellitari». Vi sono inoltre una componente molto significativa del PNRR – Missione 1, Componente 1, Investimento 1.5 “Cybersecurity” e altri fondi assegnati dall’ACN al Mef che possono essere in parte stati destinati al Ministero della Difesa in quanto soggetto attuatore di singoli investimenti. [17] Cfr. L. 197/2022, art. 1, cc. 899, 900 e 901. [18] Cfr. D. Lgs. 138/2024, art. 13, cc. 3 e 5. [19] Cfr. AI Act, art. 2, c. 3: «Il presente regolamento non si applica ai sistemi di IA sviluppati o usati per scopi esclusivamente militari». [20] Cfr. Redazione politica de il Fatto Quotidiano, Slitta il voto sul riconoscimento facciale con l’IA. Bruxelles: “Norma Ue vieta la sorveglianza negli spazi accessibili al pubblico”, «il Fatto Quotidiano», 30 Luglio 2026. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Da Qusra a Beit Sahour, assedio e spari sui palestinesi
Beit Sahour è un paese di circa 15mila abitanti attaccato a Betlemme, una delle principali città palestinesi a maggioranza cristiana della Cisgiordania occupata, punto di riferimento per la solidarietà internazionale in Palestina. Nonostante si trovi all’interno dell’Area A, ossia sotto la gestione dell’Autorità nazionale palestinese, ieri gli attivisti si sono ritrovati […] L'articolo Da Qusra a Beit Sahour, assedio e spari sui palestinesi su Contropiano.
August 15, 2026
Contropiano
L’Ordine dei Giornalisti Toscana a lezione dall’Esercito italiano: continua la normalizzazione della guerra
Le segnalazioni che arrivano nella casella di posta elettronica dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci aiutano ad avere una conoscenza più eterogenea e completa del fenomeno che monitoriamo. Spesso ci segnalano eventi pubblicizzati (celebrazioni, mostre, convegni) e di facile riscontro, altre volte, come in questo caso, ci mettono al corrente di comunicazioni interne e riservate a uno specifico gruppo di destinatari. La segnalazione che riportiamo nel presente articolo ci arriva dalla pagina interna dell’Ordine dei Giornalisti Toscana e riguarda un corso gratuito di quattro ore intitolato “Il ruolo dell’Esercito nell’immaginario dei media e della collettività. Guida pratica per giornalisti“, organizzato dalla Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, in collaborazione con il Comando Militare Esercito Toscana e con l’Istituto geografico militare. Il corso si è svolto il 3 luglio scorso, in presenza, nel Circolo Unificato dell’Esercito di Firenze. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università questo corso di formazione costituisce un ulteriore tassello di quel processo organizzato, costante e diffuso che il settore Difesa sta mettendo in atto per influenzare l’opinione pubblica sulla bontà dell’operato delle FFAA dentro e fuori i confini nazionali. L’obiettivo più o meno dichiarato è che nessuno debba mettere in discussione la legittimità della partecipazione attiva dell’Italia ai conflitti armati in corso, o la repressione violenta del dissenso in nome della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico. Così come sta penetrando nelle scuole e nelle università, il settore Difesa sta entrando nella formazione professionale, nella comunicazione di massa, nelle tendenze di costume. Alla propaganda deve piegarsi anche il giornalismo, rimuovendo le questioni deontologiche che garantirebbero ai cittadini e alle cittadine un’informazione completa, imparziale e plurale. L’Osservatorio riconosce nel breve corso tenuto lo scorso 3 luglio il fine di promuovere le FFAA e le opportunità di lavoro nel settore militare, quindi di indirizzare l’opinione pubblica a rispondere positivamente alla nuova richiesta di arruolamento. Leggi cosa prevede la recente proposta del Ministro della Difesa Guido Crosetto. Tra i relatori del 3 luglio anche il giornalista caposezione pubblica informazione dell’Istituto Geografico Militare, ente che in questi anni attraverso l’USR Toscana sta portando progetti nelle scuole di ogni ordine e grado «affinché gli studenti e gli insegnanti delle scuole dislocate su tutto il territorio regionale, anche in zone periferiche, possano avere la possibilità di conoscere le svariate attività che l’Esercito realizza in Italia e all’estero e le opportunità professionali offerte». Gli altri informatori presenti al corso erano il capo ufficio reclutamento e comunicazione del Comando Militare Esercito Toscana e il capo sezione sostegno alla ricollocazione professionale dei militari congedati. Insomma tutto ruotava attorno al reclutamento e alle opportunità di lavoro. L’Ordine dei Giornalisti Toscana servirà per agganciare il mondo civile. Ringraziamo chi continua a mandarci segnalazioni che, data la mole di lavoro, non sempre riusciamo a concretizzare in articoli, ma ci permettono di avere una visione più approfondita del fenomeno della militarizzazione delle scuole e della società civile. Se volete scriverci potete farlo inviando la vostra mail a questo indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Accordo ASPAL – Esercito: un altro passo del graduale aumento degli arruolamenti in Sardegna… E la call to action per impedirlo
È di ieri la call to action del Comitato per la smilitarizzazione della Sardegna di inviare una mail all’Assessora Manca e a tutta la Giunta Regionale sarda perché ritirino immediatamente l’accordo tra ASPAL e il Comando Militare Esercito Sardegna. Questa è una prima risposta della collettività sarda all’accordo del 17 giugno che prevede una strutturale collaborazione tra l’ASPAL (Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro) ed Esercito Italiano. La giunta regionale infatti ha firmato, in contraddizione con quanto programmato in sede elettorale, affinché il 2027 sia all’insegna della promozione delle carriere militari. Si tratta di un passo del tutto in linea con la strategia di aumento degli organici degli eserciti di vari paesi europei: uno delle strategie infatti è arrivarci attraverso l’incremento degli arruolamenti volontari. Come? Con incentivi e propaganda, meglio se nelle scuole. Per esempio, si legge nell’accordo dell’ASPAL di una «collaborazione istituzionale gratuita per promuovere e disseminare le opportunità di carriera nell’Esercito italiano attraverso azioni di orientamento e animazione territoriale rivolte a cittadini disoccupati, giovani in uscita dai percorsi scolastici / formativi, e volontari congedati senza demerito dalle Forze Armate». E ancora, si parla di «co-progettazione di attività di orientamento e animazione territoriale anche con il coinvolgimento di Enti locali, Scuole e Università». Rimandiamo al nostro precedente articolo per più dettagli. Ma quanto accade in Sardegna non riguarda solo la Sardegna… Il resto del continente è coinvolto. Se letto nell’ottica della deriva bellicista in Italia e in Europa, possiamo ipotizzare in questo tipo di accordo una forma di sperimentazione, un “progetto pilota” che presto potrebbe ritrovarsi rideclinato in altre regioni d’Italia. Come Osservatorio, possiamo contribuire con due riflessioni. La prima è che da un recente confronto con realtà francesi, siamo venute a conoscenza di come anche là il loro Ministero della Difesa utilizzi da anni particolari territori come terreno di sperimentazione per politiche di militarizzazione e arruolamento da poi estendere a livello nazionale. Uno di essi è la provincia di Seine-Saint-Denis, nell’Île-de-France, dove le campagne dell’esercito francese si strutturano ad hoc per una popolazione con forte background migratorio, meno risorse economiche e scarsità di opportunità lavorative. Non a caso realtà di insegnanti francesi analoghe all‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono presenti proprio a Saint-Denis. La seconda osservazione parte dalla richiesta di aumento di 40.000 soldati entro il 2033, avanzata da Crosetto lo scorso 8 giugno in uno schema di ddl per la riforma del codice dell’ordinamento militare insieme a molte altre misure particolarmente preoccupanti e che avranno pesanti ricadute anche sulle scuole. Crosetto indica (a livello nazionale) di «introdurre strumenti volti ad agevolare il ricollocamento professionale del personale militare in servizio permanente e in ferma prefissata nel settore privato, nonché nella pubblica amministrazione, prevedendo istituti di mobilità tra Ministeri, analoghi a quelli applicabili al personale civile, rafforzando le agevolazioni nell’accesso ai concorsi pubblici e disciplinando, altresì, misure specifiche per l’accesso al trattamento pensionistico». Insomma, incentivi economici e agevolazioni a trovare, dopo il servizio militare, lavoro nel settore pubblico sono solo due degli strumenti già annunciati da Crosetto per chi accetterà di diventare soldato. Due misure che si ritrovano precisamente nell’accordo di ASPAL. Riportiamo quindi, per opportuna conoscenza di tutte e tutti coloro che seguono l’Osservatorio, l’appello del Comitato per la smilitarizzazione della Sardegna a scrivere in massa alla giunta regionale sarda. > «Questo accordo è una vergogna perché è l’ammissione che l’unica idea che la > Regione riesce a mettere in campo per affrontare il problema della > disoccupazione sia proporre ai nostri giovani e alle nostre giovani > l’arruolamento. E ciò in perfetta continuità con anni e anni di propaganda > militarista nelle scuole, piu volte segnalata dell’Osservatorio contro la > militarizzazione delle scuole e delle università. > > Manda subito una email dal sito: https://stopaccordoaspal.watermelonapps.com» > > Da lì il sito rimanda a una mail modificabile in cui si chiede con fermezza > l’immediata interruzione dell’accordo tra ASPAL ed Esercito e di non siglare > accordi analoghi con altre forze armate… Un altro modo per praticare > un’obiezione di coscienza totale e collettiva. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Oltre 120 adolescenti israeliani annunciano il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito
L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. Testo completo della lettera “Ci rifiutiamo!” Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale. Siamo stati tutti cresciuti nel mito secondo cui Israele agisce solo per legittima difesa. Il sistema educativo ci terrorizza fin da piccoli, facendoci credere che «non ci sia scelta» e che dobbiamo vivere per sempre con la spada in mano. Le nostre scuole ci preparano all’esercito instillandoci una visione del mondo militarista. Al liceo la preparazione ai test militari e i colloqui con i soldati sono parte integrante della nostra quotidianità, ma la verità è che arruolarsi nell’esercito non è inevitabile. Nessuno nasce soldato. E come ogni altra scelta, arruolarsi nell’esercito ha le sue ripercussioni. Negli ultimi due anni e mezzo, attraverso i social media e i notiziari, siamo stati esposti a contenuti difficili e violenti relativi al 7 ottobre. Ma ciò che era iniziato come una risposta a quel terribile massacro si è trasformato in una crudele campagna di sterminio della popolazione di Gaza, di proporzioni incomprensibili. E quali sono i risultati delle azioni dell’esercito? Secondo i dati ammessi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dall’inizio della guerra a Gaza sono state uccise più di 72.000 persone, molte delle quali donne, bambini e persino neonati. E nonostante il cosiddetto «cessate il fuoco», il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra continuano. Recentemente, abbiamo assistito a un forte aumento della violenza sia da parte dei coloni che dell’esercito in tutta la Cisgiordania. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni Israele utilizza l’esercito per opprimere il popolo palestinese, annettere territori e perpetrare violenze contro i palestinesi che vivono in Cisgiordania – il tutto nell’ambito del progetto di pulizia etnica del Paese. L’esercito attacca, uccide e arresta persone senza processo, compresi ragazzi della nostra età. L’unica cosa che ci differenzia è che loro sono nati dalla parte sbagliata della linea di confine. Riflettete: sono queste le azioni di una “forza di difesa”? Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite. Viviamo tra una corsa ai rifugi antiaerei e l’altra e gli annunci dei soldati caduti. Siete disposti a diventare parte delle statistiche? Siete pronti a compiere un simile sacrificio in nome di un governo cinico e dittatoriale che baratta vite umane per rafforzare il proprio dominio? E voi cosa farete? Mesarvot. Rete di obiettori di coscienza israeliani da www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Oltre 120 adolescenti israeliani annunciano il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito
L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. Testo completo della lettera “Ci rifiutiamo!” Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale. Siamo stati tutti cresciuti nel mito secondo cui Israele agisce solo per legittima difesa. Il sistema educativo ci terrorizza fin da piccoli, facendoci credere che «non ci sia scelta» e che dobbiamo vivere per sempre con la spada in mano. Le nostre scuole ci preparano all’esercito instillandoci una visione del mondo militarista. Al liceo la preparazione ai test militari e i colloqui con i soldati sono parte integrante della nostra quotidianità, ma la verità è che arruolarsi nell’esercito non è inevitabile. Nessuno nasce soldato. E come ogni altra scelta, arruolarsi nell’esercito ha le sue ripercussioni. Negli ultimi due anni e mezzo, attraverso i social media e i notiziari, siamo stati esposti a contenuti difficili e violenti relativi al 7 ottobre. Ma ciò che era iniziato come una risposta a quel terribile massacro si è trasformato in una crudele campagna di sterminio della popolazione di Gaza, di proporzioni incomprensibili. E quali sono i risultati delle azioni dell’esercito? Secondo i dati ammessi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dall’inizio della guerra a Gaza sono state uccise più di 72.000 persone, molte delle quali donne, bambini e persino neonati. E nonostante il cosiddetto «cessate il fuoco», il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra continuano. Recentemente, abbiamo assistito a un forte aumento della violenza sia da parte dei coloni che dell’esercito in tutta la Cisgiordania. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni Israele utilizza l’esercito per opprimere il popolo palestinese, annettere territori e perpetrare violenze contro i palestinesi che vivono in Cisgiordania – il tutto nell’ambito del progetto di pulizia etnica del Paese. L’esercito attacca, uccide e arresta persone senza processo, compresi ragazzi della nostra età. L’unica cosa che ci differenzia è che loro sono nati dalla parte sbagliata della linea di confine. Riflettete: sono queste le azioni di una “forza di difesa”? Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite. Viviamo tra una corsa ai rifugi antiaerei e l’altra e gli annunci dei soldati caduti. Siete disposti a diventare parte delle statistiche? Siete pronti a compiere un simile sacrificio in nome di un governo cinico e dittatoriale che baratta vite umane per rafforzare il proprio dominio? E voi cosa farete? Mesarvot
June 24, 2026
Pressenza
Cagliari: l’accordo ASPAL – Esercito continua la militarizzazione della Sardegna
Si è conclusa il 17 giugno 2026 la firma dell’accordo tra ASPAL (Agenzia Sarda per le Politiche Attive sul lavoro) e il Comando Militare Esercito Sardegna (CME Sardegna) in occasione della conferenza stampa appositamente indetta alle ore 16 negli uffici dell’Assessorato regionale al lavoro di Via San Simone a Cagliari, alla presenza dell’Assessore regionale al lavoro, la pentastellata Desirée Manca.    Con questo accordo «per lo sviluppo di sinergie volte all’individuazione di azioni comuni per l’orientamento al lavoro nell’Esercito italiano», l’ASPAL si impegna a fornire una «collaborazione istituzionale gratuita per promuovere e disseminare le opportunità di carriera nell’Esercito italiano attraverso azioni di orientamento e animazione territoriale rivolte a cittadini disoccupati, giovani in uscita dai percorsi scolastici / formativi, e volontari congedati senza demerito dalle Forze Armate». A tal scopo, oltre a erogare informativa presso i loro Centri per l’impiego (CPI) l’ASPAL si impegna a «co-progettazione di attività di orientamento e animazione territoriale anche con il coinvolgimento di Enti locali, Scuole e Università», realizzazione di «giornate di orientamento dedicate alle opportunità nell’Esercito», e ancora «supporto e presa in carico dei volontari congedati senza demerito», e altri impegni relativi alla pubblicizzazione delle iniziative e informazione sulle varie carriere offerte dall’Esercito.   L’intesa resterà in vigore sino al 31 dicembre 2027, e il proposito annunciato dalla stessa Assessora Manca è di stringere analoghi accordi con gli altri corpi delle forze armate. La conferenza stampa, all’ottavo piano del palazzo, era riservata ai soli giornalisti e per chi non avesse un invito è stato impossibile accedervi, come ha dovuto constatare un gruppo di persone interessate alla questione, che è per l’appunto rimasta giù del palazzo. Una modalità più che comprensibile per proteggere l’ambiente ovattato dell’incontro da critiche e obiezioni. Tra le persone convenute ma non ammesse all’incontro, rappresentanti di Potere al popolo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e dell’associazione universitaria UNICA per la Palestina. Eppure, quando Alessandra Todde, attuale presidente, si candidava alle elezioni, portava anche la promessa che la Sardegna sarebbe stata indirizzata a scelte politiche rivolte alla pace, anziché alla militarizzazione. Al contrario questo fardello legato alla guerra e ai conflitti si aggrava per la Sardegna, come abbiamo visto dalle esercitazioni militari sempre più prolungate intensive (es. la “Mare Aperto” o la “Joint Stars 2025” a cui la Regione Sardegna ha addirittura dato il suo patrocinio), o lo schierasi della Regione, tramite la propria avvocatura, a difesa della fabbrica di bombe RWM contro le associazioni che hanno fatto ricorso al TAR chiedendo la sospensiva dell’apertura dei nuovi reparti). Quest’accordo tra l’ASPAL e l’Esercito conferma un passivo ricadere della politica dentro la logica dei poteri forti, che non richiedono nessuno sforzo di immaginazione su strade alternative, ma indirizzano alle loro esigenze. Così i Centri per l’Impiego offriranno ai disoccupati informazione su come arruolarsi nell’Esercito (ricordiamo che il generale Masiello aveva lamentato una carenza di effettivi di almeno 40.000 unità), e chissà forse in questo saranno anche più solerti nell’informare e convocare di quanto non accada per altri tipi di impiego a cui i disoccupati cercano di fare domanda – affrontando tempi di attesa interminabili nei CPI, senza che successivamente arrivi alcuna chiamata.  Per informare sulle carriere militari si programmano incontri tra studenti e figure di militari nelle scuole medie superiori, e nei gradi inferiori dell’istruzione si realizzano visite e incontri in siti militari sin dalle primarie. Non c’è incontro sull’orientamento in uscita – organizzato dall’università o da altre agenzie dedicate, che non preveda banchetti informativi sistemati in primo piano per le forze armate al completo.    Questo impegno dell’ASPAL appare un ulteriore tassello nell’intento di setacciare la società civile duramente depauperata di occasioni di impiego e possibilità d’iniziativa autonoma, indirizzando i giovani privi di prospettive a magari poco supportati dalle famiglie in una direzione: le forze armate – nella prospettiva di un acuirsi dei conflitti internazionali. Avremmo dato all’ASPAL di questa amministrazione regionale un impegno ben diverso, ma per ora non possiamo che prendere atto di una mossa che è sostanzialmente una dichiarazione di impotenza e passività rispetto al trend della militarizzazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Emilia Romagna, l’USR diffonde messaggi per celebrare l’Esercito Italiano
È accaduto lo scorso 5 maggio, per la celebrazione del 165° anniversario dell’Esercito Italiano. La comunicazione dell’USR Emilia Romagna illustrava la possibilità per le scolaresche di «accedere all’infrastruttura militare» Caserma Mameli di Bologna per: partecipare ad una cerimonia commemorativa, assistere a un’esposizione di armi («mezzi e materiali in dotazione alla Forza Armata») e «conoscere i valori di servizio alla Nazione». La comunicazione è arrivata alle e ai dirigenti delle scuole di tutta Bologna (ma è possibile anche più in là), e da lì, se le dirigenti lo ritenevano, a tutte e tutti i docenti della loro scuola. Ma questa catena di comando interdisciplinare (visto che si origina nel Ministero della Difesa e se ne continua in quello dell’Istruzione e del Merito) stavolta ha preso una piega inaspettata e da alcune e alcuni docenti, com’è il caso dell’IIS Belluzzi-Fioravanti, è stata allungata ancora un po’, affinché arrivasse all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, finalmente come segnalazione di qualcosa che non va. Beh, leggiamola insieme: > «Nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il 165° anniversario della > costituzione dell’Esercito Italiano, il giorno 05 maggio 2026, il Comando > Militare Esercito “Emilia Romagna”, organizza un evento istituzionale presso > la Caserma “Mameli”, sede del Comando Brigata Aeromobile “Friuli”, sita in > Viale Giovanni Vicini, 32 a Bologna. Nel corso della mattinata, con ingresso > dalle 09.30 alle 10.00, le scolaresche che volessero prendere parte alla > celebrazione, previa organizzazione interna degli Istituti, potranno accedere > all’infrastruttura militare dove si svolgerà una cerimonia commemorativa e > sarà contestualmente allestita un’esposizione di mezzi e materiali in > dotazione alla Forza Armata per promuovere la conoscenza delle attività > istituzionali e dei valori di servizio alla Nazione. Inoltre, l’esposizione > permarrà visibile a tutti coloro che volessero visionarla fino alle ore 16.00 > dello stesso giorno, con ingresso libero». > Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna E denunciamola. Visto che è inaccettabile che un Ufficio Scolastico si adoperi per far partecipare alunne e alunni a un’esposizione di armi e mostrine, debitamente spolverati da sangue e fango per l’occasione. Chissà perché questo non siamo riusciti a trovarlo scritto né sulla pagina dell’USR Emilia-Romagna né in nessuno di quei “villaggi esercito” che tanto ricordano il binomio “villaggi vacanze” e poco la brutalità della guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra (vedi anche qui). L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università