Diritti, sud e divenire minoritario
IL DETRITO È LO SCARTO, L’IMPRODUTTIVO, QUALCOSA CHE IL SISTEMA RIGURGITA. A
VOLTE PERÒ I DETRITI PRENDONO PARLANO, IN ALCUNI CASI IMPARANO A DISOBBEDIRE,
SPESSO VIVONO I SUD PER PENSARE LE VITE ALTRIMENTI E APRIRE SPAZI DEL POSSIBILE.
A PROPOSITO DEL FILM DEBRIS/DETRITI_ARGENTINA DI SERGIO RACANATI, PRESENTATO AL
BIF&ST-BARI INTERNATIONAL FILM&TV FESTIVAL VENERDÌ 27 MARZO
Una carcassa di un animale, inerme e isolata in una strada. Cartelli e murales
tra i rumori del traffico di Buenos Aires. Persone che dicono No. Sono i detriti
di cui ci parla il film DEBRIS/DETRITI_Argentina di Sergio Racanati, presentato
in occasione del Bif&st-Bari International Film&Tv Festival il 27 marzo 2026.
Ma cos’è un detrito? Il detrito è lo scarto, l’improduttivo, qualcosa che ha
svolto la sua funzione per un certo lasso di tempo e ora ha smesso di farlo.
Qualcosa che il sistema ha rigurgitato, via, lontano, tra i marciapiedi, nelle
periferie, nei terzi mondi interni ed esterni, fuori dalle aziende, dalle
economie, dai privilegi, dalle norme. Qualcosa che non può essere reintrodotta e
deve essere accumulata, accatastata, ma pur sempre misurata e controllata, nelle
città, nei quartieri, nei sottoscala. Racanati afferma a tal riguardo: “Per me
il film essay si sviluppa come un dialogo continuo e stratificato tra materiali
visivi, etno-antropologici e una riflessione concettuale e politica che li
attraversa e li mette in tensione”. Come gli ossi di seppia di Montale, anche
qui le vite sono state prosciugate, ridotte all’osso. Mentre i cosiddetti Grandi
20 nel 2018 parlavano di nuove agende lavorative, di nuove infrastrutture per
incrementare lo sviluppo e di politiche sostenibili, il mondo, le strade, i
detriti, gli ossi de seppia, iniziarono a disobbedire. D’altro canto, si sa,
sono sempre gli altri che hanno buoni propositi per noi, guai lasciare alle
persone la possibilità di autodeterminarsi. Nel film di Racanati sono proprio
questi detriti a parlarci, che si tratti di anime al margine, di oggetti
abbandonati sul ciglio della strada, di lische di pesce, di cibi putridi, essi
in ogni caso custodiscono la potenza di una possibilità. Le inquadrature si
soffermano proprio su questi particolari apparentemente inutili, insignificanti,
improduttivi, che disegnano una logica del minorare, come avrebbe detto Deleuze,
che non vuole convertirsi in maggioranza e, forse, non vuole più essere
contemplato dalla Storia, quella con la “S” maiuscola. Così come nel pensiero
del filosofo francese la letteratura minore scava e sovverte quella maggiore,
allo stesso modo la logica dei detriti di Racanati cerca di sovvertire — o al
limite sospendere — gli accadimenti in cui essi sono inseriti. Inquadrare ciò
che è scarto, l’improduttivo, affinché tutto il resto venga sospeso. Sembra
essere questo, tra le altre cose, l’atto di resistenza dell’artista. Il detrito
diventa l’elemento che apre lo spazio del possibile quando ogni politica, etica
ed estetica hanno irrimediabilmente fallito. Perché sì, inutile ribadirlo, hanno
fallito. L’artista sostiene infatti: “Sono contento di portare la riflessione
sui Sud del mondo al BIFEST, insieme al materiale fragile dell’umanità che per
me designa quella moltitudine di soggettività, narrazioni e forme di vita che
occupano una posizione di vulnerabilità all’interno dei regimi di visibilità e
di rappresentazione”.
La sezione Frontiere del festival è il luogo ideale per condividere il film con
il pubblico: “La mia ricerca ha come punto di partenza e di approdo la
dimensione umana, osservata e de-costruita in relazione alle disparità politiche
e sociali. Storia e contesto, coordinate imprescindibili ai fini di questa
indagine filosofica e politica, si integrano in un rapporto tra forze
polarizzate – globale e locale, macrostoria e microstoria, memoria collettiva e
individuale – con uno sguardo che si focalizza sullo scarto, sul frammento, sul
lacerato, sul detrito”.
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Frame tratto da DEBRIS/DETRITI_Argentina, concessione dell’artista
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È forse a partire da questo che si comprende la riflessione sui Sud che
accompagna la produzione artistica di Racanati. Il film è infatti accompagnato
dalla lettura del manifesto redatto dall’artista in cui vengono esplicitate le
ragioni che lo hanno portato ad abbandonare le grandi capitali europee per
vivere in un paese marginale del Sud Italia. Anche qui, il Sud è vissuto come
spazio di possibilità. Non un’area geografica, ma una potenza che si muove
all’interno delle relazioni politiche, ecologiche, sociali, spaziali e,
disattivando l’operare dei dispositivi di potere, consente di pensare le vite
altrimenti. Racanati, attraverso il Sud e la logica del minorare dei detriti,
sembra parlarci proprio di questa possibilità. Come spiega lo stesso artista nel
suo manifesto:
“Sono particolarmente interessato alle marginalità, ai territori liminali, alle
periferie, ai sistemi di decentramento del capitale cognitivo: ed ecco che ho
scelto di ri-posizionarmi a Sud. Il Sud per me è un eco-sistema di possibilità
di riscatto, di rivincita sullo sfruttamento del tempo-spazio e delle risorse
umane. A Sud puoi ri-appropriarti del tuo tempo, del tuo spazio esistenziale.
Non sono legato alla spettacolarizzazione del Sud. La sua dimensione più rurale,
le sonorità più dure, l’inceppo politico, la sua struggente deriva mi seducono.
Il Sud, è per me, un bene comune: un archivio dell’umanità. È ancor oggi per me
la culla dell’umanità, anche nella sua dimensione più tragica. Anche nella sua
dimensione di deriva”.
Siamo il popolo dei detriti, degli amputati, quelli a cui è stata cucita la
bocca, tagliato un braccio, una gamba; siamo il popolo che a lungo è stato
tenuto nelle tenebre, ai margini delle strade, dei marciapiedi, lontano da
quello che loro chiamano civiltà. Ma come dice Isaia, siamo il popolo delle
tenebre, ma “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”.
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Frame tratto da DEBRIS/DETRITI_Argentina, concessione dell’artista
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