
Quando l’antisemitismo lo fa chi pretende di combatterlo
Pressenza - Sunday, September 6, 2026diritti umani
equiparazione tra antisionismo e antisemitismo
non discriminazione
𝗜𝗛𝗥𝗔
𝗝𝗲𝗿𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲𝗺 𝗗𝗲𝗰𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗼𝗻 𝗔𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺
Lion Udler, cogestore del canale Telegram «Israele senza filtri», nel quale quotidianamente vengono pubblicati contenuti violentemente ostili ai musulmani e difese del genocidio compiuto da Israele, ha recentemente pubblicato il post riprodotto nell’immagine.
Udler ha fatto parte di un’unità speciale antiterrorismo dell’esercito israeliano, ed oggi è attivo come commentatore e analista sui temi della sicurezza, dell’antiterrorismo e della strategia militare israeliana; Shalom, la testata della Comunità ebraica di Roma, lo ha inoltre presentato come esperto di intelligence e controinformazione. Gestisce un proprio canale Telegram in italiano dedicato a Israele e al mondo arabo-islamico, seguito da decine di migliaia di persone.¹
E questo suo post è particolarmente interessante, perché mostra uno dei cortocircuiti più grotteschi ai quali può condurre la pretesa di sovrapporre 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙞, 𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞𝙨𝙢𝙤 e 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙙’𝙄𝙨𝙧𝙖𝙚𝙡𝙚 fino a renderli sostanzialmente sinonimi.
Udler, rivolgendosi ad alcuni ebrei che hanno espresso solidarietà ad Alessandro Di Battista, dice loro che
– non sono «in grado di identificare il nemico»;
– sono «deboli»;
– devono «alzarsi e difendersi»;
E, soprattutto:
«𝗖𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗲𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗮 𝘀𝘂𝗯𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶».
Vale la pena soffermarsi sulla mostruosità di questa frase.
Delle persone ebree vengono insultate perché hanno espresso una posizione politica che Udler non condivide e viene spiegato loro che, qualora subissero antisemitismo, in qualche modo se lo sarebbero cercato: perché non avrebbero saputo riconoscere «il nemico», perché sarebbero state troppo deboli, troppo dialoganti, troppo poco inclini all’«attacco».
In pratica: 𝙨𝙚 𝙨𝙚𝙞 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙤, 𝙙𝙚𝙫𝙞 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙖 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙤. E cosa debba pensare un ebreo lo decide, evidentemente, Lion Udler.
Ed è qui che si manifesta il paradosso.
Perché una delle caratteristiche storiche dell’antisemitismo consiste precisamente nel trattare gli ebrei non come individui, ciascuno dotato delle proprie idee politiche, morali e religiose, ma come una collettività omogenea, alla quale attribuire interessi, comportamenti e responsabilità comuni.
E non è una mia personale definizione.
Persino la controversa definizione operativa dell’𝗜𝗛𝗥𝗔 – quella che viene frequentemente utilizzata proprio per sostenere che certe forme di antisionismo possano diventare antisemitismo – indica tra gli esempi di antisemitismo il «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele». La stessa IHRA precisa inoltre esplicitamente che criticare Israele come si critica qualsiasi altro paese non costituisce, di per sé, antisemitismo.²
La 𝗝𝗲𝗿𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲𝗺 𝗗𝗲𝗰𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗼𝗻 𝗔𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺, elaborata da studiosi dell’antisemitismo, dell’Olocausto e degli studi ebraici, è ancora più esplicita: è antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele».³
E il 𝗡𝗲𝘅𝘂𝘀 𝗗𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁 arriva a contemplare quasi esattamente il fenomeno che vediamo qui: considera antisemita anche denigrare o negare l’identità ebraica di determinati ebrei perché assumono la posizione “sbagliata” su Israele.⁴
Non è quindi necessario inventarsi una nuova definizione di antisemitismo per vedere il problema.
𝗕𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗼𝗻𝗼.
Ed ecco il gigantesco cortocircuito.
Per combattere quello che considera antisemitismo, Udler finisce per adottare proprio una concezione essenzialista dell’ebreo: l’ebreo dovrebbe riconoscere determinati nemici, sostenere determinate politiche, schierarsi con Israele e considerare chi denuncia i crimini israeliani non un interlocutore politico ma «𝗶𝗹 𝗻𝗲𝗺𝗶𝗰𝗼».
Se non lo fa, diventa un ebreo «fesso», «debole», incapace persino di comprendere quale debba essere il proprio interesse.
L’antisemitismo non è qualcosa che un ebreo subisce perché non è stato sufficientemente aggressivo. Non è la conseguenza dell’avere solidarizzato con Di Battista, con Francesca Albanese, con i palestinesi o con chiunque altro. La responsabilità dell’antisemitismo appartiene a chi pratica l’antisemitismo, non all’ebreo che non si è comportato come qualche nazionalista pretendeva che si comportasse.
Il 𝙫𝙞𝙘𝙩𝙞𝙢 𝙗𝙡𝙖𝙢𝙞𝙣𝙜 del generico ebreo in quanto non “ebreo” secondo canoni prestabiliti di ebraismo è dunque una delle più ripugnanti forme di antisemitismo.
C’è infine nel post un altro piccolo capolavoro retorico: Udler parla del «genocidio del 7 ottobre» e, poche parole dopo, del «inventato genocidio» di Gaza.
Ora, sui crimini del 7 ottobre non c’è alcuna necessità di edulcorare alcunché: Hamas e altri gruppi armati palestinesi sono responsabili di crimini di diritto internazionale. La Corte Penale Internazionale aveva emesso un mandato d’arresto nei confronti di Mohammed Deif, mentre il procuratore aveva richiesto mandati anche per Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh; le loro successive uccisioni extragiudiziali da parte di Israele hanno impedito che quei procedimenti potessero giungere a compimento.
Ma chiamare quegli attacchi «genocidio» mentre si liquida come «inventato» quello di Gaza significa curiosamente pretendere per la prima qualificazione giuridica una certezza che si nega alla seconda, nonostante sul genocidio di Gaza esista ormai una vastissima documentazione.
Amnesty International, dopo un’indagine che ha preso in esame uccisioni, distruzione delle infrastrutture civili, sfollamento forzato, ostacoli agli aiuti umanitari e dichiarazioni dei vertici politici e militari israeliani, ha concluso nel dicembre 2024 che Israele ha commesso e continua a commettere genocidio contro i palestinesi di Gaza.⁵ Ad Amnesty si accompagnano una commissione ONU, i rapporti di Francesca Albanese e molteplici altre ONG e esperti di genocidio e olocausto, anche israliani, come B’Tselem e Omer Bartov.
Si può naturalmente contestare quella conclusione giuridica, ma definire il genocidio di Gaza semplicemente «inventato» significa far sparire non una qualche fantasia dei social network, bensì conclusioni argomentate e documentate di importanti organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Ed è forse proprio questo il punto più importante.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗯𝗿𝗲𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼.
Perché gli ebrei non sono un blocco politico monolitico al quale qualcuno possa impartire istruzioni su chi debba essere considerato «il nemico».
Pretendere il contrario non è combattere l’antisemitismo, è precisamente riprodurre quella riduzione dell’individuo ebreo a membro di una collettività politica indistinta sulla quale l’antisemitismo ha prosperato per secoli.
E farlo mentre si accusa un ebreo dell’antisemitismo che potrebbe subire rende il tutto, se possibile, ancora più osceno.
———
¹ Shalom, «30 minuti con Lion Udler: Israele, il conflitto e la guerra mediatica», 26 novembre 2023.
Udler viene presentato come ex appartenente a un’unità speciale antiterrorismo dell’esercito israeliano ed esperto di intelligence e controinformazione.
https://www.shalom.it/…/30-minuti-con-lion-udler…/
² International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), «Working Definition of Antisemitism», adottata nel 2016.
Tra gli esempi indicati figura esplicitamente il «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele»; la stessa definizione precisa che una critica a Israele analoga a quella rivolta a qualsiasi altro paese non può essere considerata antisemita.
https://holocaustremembrance.com/…/working-definition…
³ Jerusalem Declaration on Antisemitism, «Guidelines», 2021.
La linea guida n. 7 considera antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele».
https://jerusalemdeclaration.org/
⁴ Nexus Task Force, «The Nexus Document: Understanding Antisemitism at Its Nexus with Israel and Zionism».
Il documento include tra le manifestazioni di antisemitismo il «denigrare o negare l’identità ebraica di determinati ebrei perché sono percepiti come sostenitori della posizione “sbagliata” – troppo critica o troppo favorevole – su Israele». È un passaggio particolarmente pertinente al post di Udler.
https://nexusproject.us/nexus-resources/the-nexus-document/
⁵ Amnesty International, «“You Feel Like You Are Subhuman”: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza», 5 dicembre 2024.
Dopo aver esaminato uccisioni, gravi danni fisici e mentali, distruzione delle infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza, sfollamenti, ostacoli agli aiuti e dichiarazioni di esponenti politici e militari israeliani, Amnesty conclude di avere elementi sufficienti per ritenere che Israele abbia commesso e continui a commettere genocidio contro i palestinesi della Striscia di Gaza.
https://www.amnesty.org/…/amnesty-international…/
Fabio Alemagna
E questo suo post è particolarmente interessante, perché mostra uno dei cortocircuiti più grotteschi ai quali può condurre la pretesa di sovrapporre 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙞, 𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞𝙨𝙢𝙤 e 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙙’𝙄𝙨𝙧𝙖𝙚𝙡𝙚 fino a renderli sostanzialmente sinonimi.
Udler, rivolgendosi ad alcuni ebrei che hanno espresso solidarietà ad Alessandro Di Battista, dice loro che
– non sono «in grado di identificare il nemico»;
– sono «deboli»;
– devono «alzarsi e difendersi»;
E, soprattutto:
«𝗖𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗲𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗮 𝘀𝘂𝗯𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶».
Vale la pena soffermarsi sulla mostruosità di questa frase.
Delle persone ebree vengono insultate perché hanno espresso una posizione politica che Udler non condivide e viene spiegato loro che, qualora subissero antisemitismo, in qualche modo se lo sarebbero cercato: perché non avrebbero saputo riconoscere «il nemico», perché sarebbero state troppo deboli, troppo dialoganti, troppo poco inclini all’«attacco».
In pratica: 𝙨𝙚 𝙨𝙚𝙞 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙤, 𝙙𝙚𝙫𝙞 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙖 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙤. E cosa debba pensare un ebreo lo decide, evidentemente, Lion Udler.
Ed è qui che si manifesta il paradosso.
Perché una delle caratteristiche storiche dell’antisemitismo consiste precisamente nel trattare gli ebrei non come individui, ciascuno dotato delle proprie idee politiche, morali e religiose, ma come una collettività omogenea, alla quale attribuire interessi, comportamenti e responsabilità comuni.
E non è una mia personale definizione.
Persino la controversa definizione operativa dell’𝗜𝗛𝗥𝗔 – quella che viene frequentemente utilizzata proprio per sostenere che certe forme di antisionismo possano diventare antisemitismo – indica tra gli esempi di antisemitismo il «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele». La stessa IHRA precisa inoltre esplicitamente che criticare Israele come si critica qualsiasi altro paese non costituisce, di per sé, antisemitismo.²
La 𝗝𝗲𝗿𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲𝗺 𝗗𝗲𝗰𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗼𝗻 𝗔𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺, elaborata da studiosi dell’antisemitismo, dell’Olocausto e degli studi ebraici, è ancora più esplicita: è antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele».³
E il 𝗡𝗲𝘅𝘂𝘀 𝗗𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁 arriva a contemplare quasi esattamente il fenomeno che vediamo qui: considera antisemita anche denigrare o negare l’identità ebraica di determinati ebrei perché assumono la posizione “sbagliata” su Israele.⁴
Non è quindi necessario inventarsi una nuova definizione di antisemitismo per vedere il problema.
𝗕𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗼𝗻𝗼.
Ed ecco il gigantesco cortocircuito.
Per combattere quello che considera antisemitismo, Udler finisce per adottare proprio una concezione essenzialista dell’ebreo: l’ebreo dovrebbe riconoscere determinati nemici, sostenere determinate politiche, schierarsi con Israele e considerare chi denuncia i crimini israeliani non un interlocutore politico ma «𝗶𝗹 𝗻𝗲𝗺𝗶𝗰𝗼».
Se non lo fa, diventa un ebreo «fesso», «debole», incapace persino di comprendere quale debba essere il proprio interesse.
L’antisemitismo non è qualcosa che un ebreo subisce perché non è stato sufficientemente aggressivo. Non è la conseguenza dell’avere solidarizzato con Di Battista, con Francesca Albanese, con i palestinesi o con chiunque altro. La responsabilità dell’antisemitismo appartiene a chi pratica l’antisemitismo, non all’ebreo che non si è comportato come qualche nazionalista pretendeva che si comportasse.
Il 𝙫𝙞𝙘𝙩𝙞𝙢 𝙗𝙡𝙖𝙢𝙞𝙣𝙜 del generico ebreo in quanto non “ebreo” secondo canoni prestabiliti di ebraismo è dunque una delle più ripugnanti forme di antisemitismo.
C’è infine nel post un altro piccolo capolavoro retorico: Udler parla del «genocidio del 7 ottobre» e, poche parole dopo, del «inventato genocidio» di Gaza.
Ora, sui crimini del 7 ottobre non c’è alcuna necessità di edulcorare alcunché: Hamas e altri gruppi armati palestinesi sono responsabili di crimini di diritto internazionale. La Corte Penale Internazionale aveva emesso un mandato d’arresto nei confronti di Mohammed Deif, mentre il procuratore aveva richiesto mandati anche per Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh; le loro successive uccisioni extragiudiziali da parte di Israele hanno impedito che quei procedimenti potessero giungere a compimento.
Ma chiamare quegli attacchi «genocidio» mentre si liquida come «inventato» quello di Gaza significa curiosamente pretendere per la prima qualificazione giuridica una certezza che si nega alla seconda, nonostante sul genocidio di Gaza esista ormai una vastissima documentazione.
Amnesty International, dopo un’indagine che ha preso in esame uccisioni, distruzione delle infrastrutture civili, sfollamento forzato, ostacoli agli aiuti umanitari e dichiarazioni dei vertici politici e militari israeliani, ha concluso nel dicembre 2024 che Israele ha commesso e continua a commettere genocidio contro i palestinesi di Gaza.⁵ Ad Amnesty si accompagnano una commissione ONU, i rapporti di Francesca Albanese e molteplici altre ONG e esperti di genocidio e olocausto, anche israliani, come B’Tselem e Omer Bartov.
Si può naturalmente contestare quella conclusione giuridica, ma definire il genocidio di Gaza semplicemente «inventato» significa far sparire non una qualche fantasia dei social network, bensì conclusioni argomentate e documentate di importanti organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Ed è forse proprio questo il punto più importante.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗯𝗿𝗲𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼.
Perché gli ebrei non sono un blocco politico monolitico al quale qualcuno possa impartire istruzioni su chi debba essere considerato «il nemico».
Pretendere il contrario non è combattere l’antisemitismo, è precisamente riprodurre quella riduzione dell’individuo ebreo a membro di una collettività politica indistinta sulla quale l’antisemitismo ha prosperato per secoli.
E farlo mentre si accusa un ebreo dell’antisemitismo che potrebbe subire rende il tutto, se possibile, ancora più osceno.
———
¹ Shalom, «30 minuti con Lion Udler: Israele, il conflitto e la guerra mediatica», 26 novembre 2023.
Udler viene presentato come ex appartenente a un’unità speciale antiterrorismo dell’esercito israeliano ed esperto di intelligence e controinformazione.
https://www.shalom.it/…/30-minuti-con-lion-udler…/
² International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), «Working Definition of Antisemitism», adottata nel 2016.
Tra gli esempi indicati figura esplicitamente il «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele»; la stessa definizione precisa che una critica a Israele analoga a quella rivolta a qualsiasi altro paese non può essere considerata antisemita.
https://holocaustremembrance.com/…/working-definition…
³ Jerusalem Declaration on Antisemitism, «Guidelines», 2021.
La linea guida n. 7 considera antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele».
https://jerusalemdeclaration.org/
⁴ Nexus Task Force, «The Nexus Document: Understanding Antisemitism at Its Nexus with Israel and Zionism».
Il documento include tra le manifestazioni di antisemitismo il «denigrare o negare l’identità ebraica di determinati ebrei perché sono percepiti come sostenitori della posizione “sbagliata” – troppo critica o troppo favorevole – su Israele». È un passaggio particolarmente pertinente al post di Udler.
https://nexusproject.us/nexus-resources/the-nexus-document/
⁵ Amnesty International, «“You Feel Like You Are Subhuman”: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza», 5 dicembre 2024.
Dopo aver esaminato uccisioni, gravi danni fisici e mentali, distruzione delle infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza, sfollamenti, ostacoli agli aiuti e dichiarazioni di esponenti politici e militari israeliani, Amnesty conclude di avere elementi sufficienti per ritenere che Israele abbia commesso e continui a commettere genocidio contro i palestinesi della Striscia di Gaza.
https://www.amnesty.org/…/amnesty-international…/
Fabio Alemagna