
Il Medico della Pace. L’Eredità mondiale di Ronald McCoy e la nascita di ICAN /2
Pressenza - Sunday, September 6, 2026continua da Il Medico della Pace. L’Eredità mondiale di Ronald McCoy e la nascita di ICAN /1
La testimonianza di Michele Di Paolantonio
Per comprendere il significato di quella esperienza abbiamo raccolto la testimonianza di Michele Di Paolantonio, presidente dell’AIMPGN e protagonista di quella stagione del movimento medico per la pace.
Dottor Di Paolantonio, che cosa ricorda della presenza di Ronald McCoy in Italia?
Ronald McCoy venne in Italia nel novembre 2003, in occasione del IV World Summit of Nobel Peace Laureates, a Roma. Da molti anni sul nostro sito italiano pubblichiamo una fotografia storica che lo ritrae con Mikhail Gorbaciov insieme agli altri due componenti della delegazione IPPNW che Ron aveva voluto con sé: il presidente dell’AIMPGN, affiliata italiana dell’IPPNW, e il rappresentante mondiale degli studenti dell’IPPNW.
In quella occasione donammo a Gorbaciov, direttore dei Summit, il rapporto Collateral Damages, elaborato da David McCoy, figlio di Ronald e medico a Londra, insieme a Oxfam. Ronald lo aveva portato a Roma. Il rapporto descriveva circa 100 mila morti nella seconda guerra del Golfo, dei quali 40 mila civili, vittime di quelli che venivano definiti “danni collaterali”.
Ron fu ricevuto anche dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e guidò l’assemblea dell’AIMPGN nella stessa sede della FNOMCeO.
E poi tornò a Roma nel 2004. Che cosa accadde al NATO Defense College?
“Ron tornò a Roma nel marzo 2004 e guidò un seminario internazionale storico al NATO Defense College sulle armi di distruzione di massa. Fu un momento straordinario. Alla fine del suo intervento conclusivo, davanti ai membri di circa novanta delegazioni internazionali, sostenne con grande forza che le armi nucleari avrebbero dovuto essere cancellate dalla comunità internazionale, proprio come era stata cancellata la schiavitù.
Il suo ragionamento era semplice: ciò che oggi appare impossibile può diventare realtà quando la comunità internazionale assume una decisione comune, scritta e sottoscritta.
Fu allora che spiegò alla delegazione IPPNW che il movimento dei medici avrebbe dovuto coinvolgere molte altre categorie professionali e sociali nella battaglia contro le armi nucleari. Era già, in qualche modo, l’idea di ICAN.”
Quella intuizione sarebbe diventata realtà pochi anni dopo.
Sì. Nel 2007 nacque ICAN. E io non dimenticherò mai il suo sorriso quando venne a Oslo il 10 dicembre 2017, per il nostro secondo Premio Nobel per la Pace: quella volta era il Nobel assegnato a ICAN.
Ron era un gigante per la sua famiglia, per il suo Paese, la Malesia, e per tutti noi.”
La testimonianza di Di Paolantonio restituisce alla figura di McCoy una dimensione che va oltre la semplice cronologia della nascita di ICAN. Mostra infatti come l’idea dell’abolizione nucleare maturasse dentro una rete internazionale di medici, studenti, associazioni, premi Nobel e rappresentanti della società civile, ma anche attraverso il confronto diretto con le istituzioni della sicurezza internazionale.
È significativo che uno dei passaggi ricordati da Di Paolantonio sia avvenuto proprio in un ambiente come ilNATO Defense College. McCoy non cercava soltanto di parlare a chi era già convinto del disarmo. Voleva portare l’argomento nel cuore stesso della discussione strategica, sostenendo che la vera sicurezza non potesse essere costruita sulla possibilità permanente di distruggere l’altro.
Dalla medicina alla politica della vita
Questa è forse la lezione più importante lasciata da Ronald McCoy.
Il medico vede la persona prima ancora di vedere il soldato, il cittadino, l’appartenenza nazionale o l’avversario. Davanti alla guerra nucleare questa prospettiva diventa ancora più radicale: non esiste una vittima “nemica” di una bomba atomica, perché gli effetti della contaminazione, delle radiazioni, della distruzione delle infrastrutture sanitarie e dell’alterazione degli ecosistemi possono estendersi molto oltre il luogo dell’esplosione e molto oltre il tempo del conflitto.
La medicina diventa così una forma di diplomazia dal basso. Non sostituisce la politica, ma pone alla politica un limite etico: esistono strumenti di guerra davanti ai quali non è possibile garantire una risposta sanitaria proporzionata.
Da qui la forza dell’argomento umanitario che ICAN avrebbe portato nella discussione internazionale. Non si tratta soltanto di stabilire quale Stato possieda più armi, quale arsenale sia più potente o quale strategia di deterrenza sia più efficace. La domanda fondamentale è un’altra: può essere considerato accettabile uno strumento la cui utilizzazione comporterebbe conseguenze catastrofiche per le popolazioni civili e per l’ambiente?
Nel 2017 questa impostazione trovò una traduzione concreta nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, adottato dalle Nazioni Unite il 7 luglio di quell’anno. Pochi mesi dopo arrivò il riconoscimento del Nobel per la Pace a ICAN. (AIMPGN)
Il Premio Nobel non rappresentò, per McCoy e per i suoi compagni di strada, il punto conclusivo di una battaglia. Al contrario, fu la conferma che una prospettiva considerata per lungo tempo marginale era riuscita a entrare nel cuore del diritto internazionale e della coscienza pubblica.
Un’eredità ancora attuale
Ronald McCoy appartiene a quella generazione di medici che ha trasformato il giuramento professionale in una responsabilità planetaria. La sua esperienza dimostra che la medicina non può limitarsi alla cura degli effetti della violenza quando è chiamata anche a interrogarsi sulle cause che la producono.
La sua vicenda parla di Hiroshima e Nagasaki, della Guerra Fredda, delle guerre del Golfo, delle armi di distruzione di massa, ma anche del nostro presente. In un mondo nel quale gli arsenali nucleari continuano a esistere e nel quale il linguaggio della deterrenza torna con forza nel dibattito politico e militare, la domanda posta da McCoy rimane intatta: che cosa significa sicurezza?
È sicurezza la possibilità di distruggere l’avversario e contemporaneamente mettere a rischio la propria popolazione? Oppure la sicurezza deve essere ripensata come capacità di prevenire la guerra, ridurre gli arsenali, costruire fiducia e creare strumenti internazionali capaci di impedire la catastrofe?
McCoy aveva scelto senza esitazioni la seconda strada. La sua idea di pace non era ingenua. Era profondamente concreta. Partiva dalla medicina, dalla conoscenza scientifica degli effetti delle armi nucleari e dalla consapevolezza che, una volta iniziata una guerra atomica, non sarebbe più possibile controllarne pienamente le conseguenze.
Per questo la sua eredità appartiene contemporaneamente alla scienza, alla politica, al diritto internazionale e alla società civile.
Ronald McCoy ha lasciato un insegnamento che appare oggi ancora più necessario: la pace non è soltanto l’assenza della guerra, ma la costruzione quotidiana delle condizioni che rendono impossibile la distruzione dell’altro.
Il suo percorso, dalla sala operatoria alla mobilitazione internazionale, dimostra che anche un medico può incidere sulla storia quando decide di non considerare la propria professione separata dalla responsabilità verso l’umanità. La nascita di ICAN è la prova concreta di questa intuizione: un’idea nata nel mondo dei medici, trasformata in una campagna globale e infine tradotta in un trattato internazionale.
Per questo ricordare McCoy oggi non significa soltanto celebrare un uomo che ha dedicato la propria vita al disarmo. Significa raccogliere una domanda che continua a interpellare la coscienza del mondo: se la medicina sa che non potrà curare una guerra nucleare, perché la politica dovrebbe continuare a considerarla uno strumento legittimo della sicurezza?
Il “Medico della Pace” aveva già indicato la risposta. Le armi nucleari non devono essere rese semplicemente più sicure, più moderne o più efficienti. Devono essere abolite.
Come la schiavitù, ricordava McCoy, anche l’arma nucleare può sembrare per un tempo un elemento inevitabile della storia. Ma la storia cambia quando l’umanità decide di trasformare ciò che appare inevitabile in ciò che non è più accettabile.
È questa la grande eredità di Ronald McCoy. E anche per questo, ogni volta che la comunità internazionale torna a discutere di pace e disarmo, la sua voce continua a essere presente.
La parte storica su ICAN e McCoy è stata verificata anche alla luce del ricordo ufficiale pubblicato da ICAN il 1° settembre 2026, che conferma la sua nascita nel 1930, il ruolo nell’IPPNW, la proposta di ICAN a metà degli anni Duemila, la fondazione nel 2007 e il Nobel per la Pace del 2017.