
Le meditazioni di Mauro Armanino sulle ‘apocalissi’ e sul ‘sotto-costo’
Pressenza - Saturday, September 5, 2026“Un altro nome di apocalisse potrebbe essere quello di insurrezione, che poi è sinonimo di ‘rivelazione’ – spiega il sacerdote ligure – Tra le due parole c’è una profonda connessione e per così dire ‘ complicità’. Ogni autentica sovversione non è, in fondo, che la rivelazione di un mondo altro che, fatto prigioniero da quello esistente, è ‘naturalizzato’ da un’apparente ineluttabilità. Le apocalissi sono dunque incursioni che svelano l’ambizione di offrire chiavi di lettura per interpretare la propria storia. Essa è parte integrante di quella più ampia che involucra e incide su quella realtà che crediamo unica. Le apocalissi hanno il sapore dell’ultimità e, per certi versi, di fragile passerella per i tempi di crisi che sono i cambiamenti d’epoca”.
Nato a Chiavari nel 1952, un obiettore di coscienza che anziché il servizio militare, nel 1976 obbligatorio, ha svolto attività umanitarie in Costa d’Avorio, dove poi è tornato come missionario, Mauro Armanino ha vissuto a Casarza Ligure, dove lavorava come operaio e si impegnava nelle lotte sindacali, poi a lungo in Niger e a Genova, dove mentre assisteva i migranti ha conseguito il dottorato in antropologia culturale ed etnologia. Da quando è tornato a vivere in Liguria partecipa frequentemente alle settimanali Ora in silenzio per la pace di Genova e Sestri Levante. Ha documentato le proprie esperienze nei libri-testimonianza pubblicati da Edizioni Mutus Liber e in questi giorni ha scritto alcune meditazioni.
Apocalissi leggere nel quotidiano
Una serie di serie di riflessioni ispirate dai brani E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima, infatti, erano scomparsi e il mare non c’era più (Ap 21, 1) e Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, nè di lì possono giungere fino a noi’… (Lc 16, 26), da alcune frasi di altri autori (Franco Arminio, Rainer Maria Rilke, Russel Jacob, Arturo Paoli e Anais Nin) e dalle sue osservazioni sul tema Le frontiere come un’apocalisse: i confini rivelano i nostri volti reali pubblicate su Il Fatto Quotidiano il 22 marzo scorso.
Sottocosto
L’AMT di Genova oggi sciopera. L’Azienda Municipalizzata dei Trasporti assicura il servizio essenziale solo in alcune fasce orarie del mattino e della sera. In attesa di un dimenticato sciopero nazionale per il caro vita e altre faccende legate a una ‘guerra mondiale a pezzi’ che ci coinvolge.
Ciò è quanto testualmente affermato dall’Avvocatura dello Stato, ci ricorda Gianni Alioti cofondatore di The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, già sindacalista della Cisl. Quest’ultimo sembra da tempo un sindacato fantasma accodatosi all’ombra del potere attuale.
Quando i sindacati d’epoca dicevano ‘Uniti si Vince’ sapevano quello che sarebbe accaduto dopo.
Se prendete la linea del 17 che fa capolinea a via Ceccardi a Genova vi dirigerete verso la bella Nervi. Arrivati al cavalcavia di via Carrara, sulla sinistra c’è un supermercato con tanto di parcheggio sotterraneo. La pubblicità da cui ho rubato il titolo dell’articolo viaggia col bus e si ferma proprio qui.
Dice la Treccani che sottocòsto (o sótto còsto) significa “A un prezzo inferiore a quello di costo: vendere, comprare una merce s.; cedere s. le rimanenze”.
La prima realtà sottocosto nella nostra società occidentale, com’è noto, è la vita dei poveri.
I più indifesi sono quelli che avrebbero potuto e per tanti motivi non hanno ricevuto il permesso di soggiorno per questa terra. Poi quelli che avrebbero voluto avere accesso alle nostre sponde e ne sono stati impediti da politiche necrofile. Poi per i quali, anziani, la vita si presume senza importanza e aiutati a sparire senza che nessuno prenda dovuta nota del loro umano transito. Le vite dei profughi e degli sfollati dalle innumerevoli guerre organizzate dalla nuova ‘Classe Armata’, secondo la drammatica intuizione dell’amico David Colantoni.
Sottocosto appaiono anche i sogni.
Quelli funzionali al mantenimento del sistema, diciamo i sogni consumisti, vengono venduti a prezzo ribassato del tipo tre al prezzo di due o anche di più.
Gli altri, quelli pericolosi e sovversivi, sono naturalmente fuori mercato e anche fuori zona di ‘comfort’ intesa come area nella quale uno si sente al sicuro.
I luoghi nei quali si sogna un mondo pericolosamente differente vengono isolati o, come esperimentato in era Covid, immunizzati perché non contaminino il futuro.
Sottocosto specie lui, il futuro, perché temuto in quanto portatore di indefinita novità.
La prova più evidente è quella del citato ‘inverno demografico’ o per meglio dire, l’inconsapevole eppure prevedibile riduzione a comparsa dell’Occidente. In effetti l’Istituto di statistica italiano, Istat, prevede che tra vent’anni le coppie senza bambini saranno più numerose di quelle con bambini.
Sottocosto il lavoro che tra morti quotidiane, sfruttamento nei luoghi di raccolta industriale di frutti, legumi e affiliati, rende drammaticamente risibile l’articolo primo della Carta Costituzionale.
In esso si afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo. Quest’ultimo (da prendere in senso letterale) la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Entrambi i principi sono sconfessati dalla pratica ma c’è di peggio perché, da tempo, abbiamo smarrito il senso del lavoro come trasformazione della realtà.
Nel centro storico di Genova come, suppongo, in altre città, si vedono scorrere sulle strade biciclette elettriche adattate con autisti di origine straniera. Muniti di zainetto e pubblicità i riders, ciclo-fattorini, sono un emblema dell’attuale liquidità sociale.
Sottocosto sono le parole come quelle che ricordava papa Leone agli ambasciatori: “il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare… diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari… che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe”.
Le parole vere non sono in vendita e neppure da esibire per ingannare Dio o imbrogliare il popolo nella politica. Quelle pericolose sono state crocifisse e risorgono nei poveri ma solo dopo tre giorni.
Mauro Armanino, Genova, settembre 2026