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Le meditazioni di Mauro Armanino sulle ‘apocalissi’ e sul ‘sotto-costo’
“Un altro nome di apocalisse potrebbe essere quello di insurrezione, che poi è sinonimo di ‘rivelazione’ – spiega il sacerdote ligure – Tra le due parole c’è una profonda connessione e per così dire ‘ complicità’. Ogni autentica sovversione non è, in fondo, che la rivelazione di un mondo altro che, fatto prigioniero da quello esistente, è ‘naturalizzato’ da un’apparente ineluttabilità. Le apocalissi sono dunque incursioni che svelano l’ambizione di offrire chiavi di lettura per interpretare la propria storia. Essa è parte integrante di quella più ampia che involucra e incide su quella realtà che crediamo unica.  Le apocalissi hanno il sapore dell’ultimità e, per certi versi, di fragile passerella per i tempi di crisi che sono i cambiamenti d’epoca”. Nato a Chiavari nel 1952, un obiettore di coscienza che anziché il servizio militare, nel 1976 obbligatorio, ha svolto attività umanitarie in Costa d’Avorio, dove poi è tornato come missionario, Mauro Armanino ha vissuto a Casarza Ligure, dove lavorava come operaio e si impegnava nelle lotte sindacali, poi a lungo in Niger e a Genova, dove mentre assisteva i migranti ha conseguito il dottorato in antropologia culturale ed etnologia. Da quando è tornato a vivere in Liguria partecipa frequentemente alle settimanali Ora in silenzio per la pace di Genova e Sestri Levante. Ha documentato le proprie esperienze nei libri-testimonianza pubblicati da Edizioni Mutus Liber e in questi giorni ha scritto alcune meditazioni. APOCALISSI LEGGERE NEL QUOTIDIANO Una serie di riflessioni ispirate dai brani E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima, infatti, erano scomparsi e il mare non c’era più (Ap 21, 1) e Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, nè di lì possono giungere fino a noi’… (Lc 16, 26), da alcune frasi di altri autori (Franco Arminio, Rainer Maria Rilke, Russel Jacob, Arturo Paoli e Anais Nin) e dalle sue osservazioni sul tema Le frontiere come un’apocalisse: i confini rivelano i nostri volti reali pubblicate su Il Fatto Quotidiano il 22 marzo scorso. SOTTOCOSTO > L’AMT di Genova oggi sciopera. L’Azienda Municipalizzata dei Trasporti > assicura il servizio essenziale solo in alcune fasce orarie del mattino e > della sera. In attesa di un dimenticato sciopero nazionale per il caro vita e > altre faccende legate a una ‘guerra mondiale a pezzi’ che ci coinvolge. > > Ciò è quanto testualmente affermato dall’Avvocatura dello Stato, ci ricorda > Gianni Alioti cofondatore di The Weapon Watch  – Osservatorio sulle armi nei > porti europei e mediterranei, già sindacalista della Cisl. Quest’ultimo sembra > da tempo un sindacato fantasma accodatosi all’ombra del potere attuale. > > Quando i sindacati d’epoca dicevano ‘Uniti si Vince’ sapevano quello che > sarebbe accaduto dopo. > > Se prendete la linea del 17 che fa capolinea a via Ceccardi a Genova vi > dirigerete verso la bella Nervi. Arrivati al cavalcavia di via Carrara, sulla > sinistra c’è un supermercato con tanto di parcheggio sotterraneo. La > pubblicità da cui ho rubato il titolo dell’articolo viaggia col bus e si ferma > proprio qui. > > Dice la Treccani che sottocòsto (o sótto còsto) significa “A un prezzo > inferiore a quello di costo: vendere, comprare una merce s.; cedere s. le > rimanenze”. > > La prima realtà sottocosto nella nostra società occidentale, com’è noto, è la > vita dei poveri. > > I più indifesi sono quelli che avrebbero potuto e per tanti motivi non hanno > ricevuto il permesso di soggiorno per questa terra. Poi quelli che avrebbero > voluto avere accesso alle nostre sponde e ne sono stati impediti da politiche > necrofile. Poi per i quali, anziani, la vita si presume senza importanza e > aiutati a sparire senza che nessuno prenda dovuta nota del loro umano > transito. Le vite dei profughi e degli sfollati dalle innumerevoli guerre > organizzate dalla nuova ‘Classe Armata’, secondo la drammatica intuizione > dell’amico David Colantoni. > > Sottocosto appaiono anche i sogni. > > Quelli funzionali al mantenimento del sistema, diciamo i sogni consumisti, > vengono venduti a prezzo ribassato del tipo tre al prezzo di due o anche di > più. > > Gli altri, quelli pericolosi e sovversivi, sono naturalmente fuori mercato e > anche fuori zona di ‘comfort’ intesa come area nella quale uno si sente al > sicuro. > > I luoghi nei quali si sogna un mondo pericolosamente differente vengono > isolati o, come esperimentato in era Covid, immunizzati perché non contaminino > il futuro. > > Sottocosto specie lui, il futuro, perché temuto in quanto portatore di > indefinita novità. > > La prova più evidente è quella del citato ‘inverno demografico’ o per meglio > dire, l’inconsapevole eppure prevedibile riduzione a comparsa dell’Occidente. > In effetti l’Istituto di statistica italiano, Istat, prevede che tra vent’anni > le coppie senza bambini saranno più numerose di quelle con bambini. > > Sottocosto il lavoro che tra morti quotidiane, sfruttamento nei luoghi di > raccolta industriale di frutti, legumi e affiliati, rende drammaticamente > risibile l’articolo primo della Carta Costituzionale. > > In esso si afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro e che la sovranità > appartiene al popolo. Quest’ultimo (da prendere in senso letterale) la > esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. > > Entrambi i principi sono sconfessati dalla pratica ma c’è di peggio perché, da > tempo, abbiamo smarrito il senso del lavoro come trasformazione della realtà. > > Nel centro storico di Genova come, suppongo, in altre città, si vedono > scorrere sulle strade biciclette elettriche adattate con autisti di origine > straniera. Muniti di zainetto e pubblicità i riders, ciclo-fattorini, sono un > emblema dell’attuale liquidità sociale. > > Sottocosto sono le parole come quelle che ricordava papa Leone agli > ambasciatori: “il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti > che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo > privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare… diviene sempre più > un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari… che le > parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe”. > > Le parole vere non sono in vendita e neppure da esibire per ingannare Dio o > imbrogliare il popolo nella politica. Quelle pericolose sono state crocifisse > e risorgono nei poveri ma solo dopo tre giorni. > > Mauro Armanino, Genova, settembre 2026 Redazione Genova
September 5, 2026
Pressenza
Sottocosto
di   Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole, quando smettono di raccontare …
September 4, 2026
Osservatorio Repressione
La storia si scrive dalle crepe
di Mauro Armanino Nelle ferite, nelle frontiere, nei volti dei migranti e dei poveri si nascondono le tracce di un mondo diverso. Una riflessione sull’apocalisse come rivelazione, insurrezione e possibilità …
Io sono la guerra. Parola di rifugiata
di Mauro Armanino (ripreso da versiinvolo.blogspot.com) A Niamey, capitale del Niger, l’avevamo battezzato ‘ Gruppo del 20 giugno’. Data e nome non erano casuali. Ricordavano ai rifugiati e ai governanti che il 20 giugno era l’anniversario della Convenzione sui rifugiati adottata dall’ONU nel 1951. Si tratta di un accordo destinato a proteggere i diritti delle persone rifugiate e di coloro