
Mobilità interna in ripresa, fuga verso l’estero attenuata, ma entro il 2050 popolazione in calo di 4 milioni
Pressenza - Wednesday, September 2, 2026Dopo il picco del 2024, pari a 141mila, nel 2025 gli espatri si sono attestati a 109mila unità (-22,7%), con un saldo migratorio negativo di italiani che da -83mila si riduce a -53mila. Nonostante una lieve flessione, le immigrazioni dei cittadini stranieri (383mila; -2,5%) continuano a sostenere il saldo migratorio con l’estero, che passa da +263mila nel 2024 a +296mila nel 2025. I trasferimenti di residenza tra Comuni italiani tornano, invece, a crescere: nel 2025 sono stati un milione 455mila, oltre 70mila in più rispetto al 2024. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati italiani di 25-34 anni. La perdita deriva soprattutto dai trasferimenti verso il Centro-Nord (-122mila unità), a cui si accompagna un saldo negativo anche con l’estero (-28mila). “Il biennio appena trascorso, si sottolinea nel Report dell’ISTAT, è caratterizzato da una ripresa della mobilità interna e da un contenimento delle emigrazioni per l’estero, mentre le immigrazioni dall’estero rimangono sostenute, particolarmente quelle di cittadini stranieri. Il saldo con l’estero resta positivo e si rafforza, ma continua a essere sostenuto quasi esclusivamente dalla componente straniera, mentre per gli italiani permane una perdita netta, seppur ridotta”. Sul versante delle immigrazioni dall’estero, il 2025 ha segnato, invece, una lieve flessione: gli ingressi complessivi sono scesi da 452mila a 440mila unità, con una riduzione di 12mila immigrazioni (-2,6%), con un calo che interessa sia gli italiani di rientro (rimpatri), che scendono da 58mila a 56mila (-3,4%), sia gli stranieri, che passano da 393mila a 383mila (-2,5%). Di conseguenza, nel 2025 il saldo migratorio con l’estero aumenta a +296mila (dati provvisori), dopo che nel 2024 era risultato pari a +263mila unità. L’incremento è dovuto quasi interamente alla riduzione delle emigrazioni dei cittadini italiani, il cui saldo resta negativo, ma passa da -83mila nel 2024 a -53mila nel 2025. Per gli stranieri, invece, il saldo rimane ampiamente positivo e in lieve crescita, passando da +345mila a +348mila. Nel dettaglio dei singoli Paesi di provenienza dell’immigrazione straniera è da evidenziare la forte crescita degli ingressi dal Marocco, passati da 24mila nel 2024 a 36mila nel 2025 (+48,4%), diventando così il secondo Paese di provenienza, dietro al Bangladesh con 37mila ingressi (+22,0%). Cresciuti anche gli arrivi di cittadini stranieri dal Pakistan (+20,0%), dall’India (+22,7%) e dal Perù. +15,7%). All’opposto, ci sono state riduzioni rilevanti degli arrivi da Paesi che nel 2024 avevano avuto un peso significativo. Il calo più marcato si è registrato con gli ingressi dall’Ucraina, che sono passati da 26mila a 17mila (-33,9). In forte calo anche gli arrivi dalla Romania (-18,8%), mentre più contenuta è stata la diminuzione di quelli provenienti dall’Albania (-2,9%) e dalla Tunisia (-6,8%). Per quanto riguarda i rimpatri, la Germania si è confermate come il primo Paese di provenienza degli italiani, con 9mila rientri nel 2025 (+3,6%). A seguire, il Regno Unito, con poco meno di 7mila rientri (-2,6%), e la Svizzera, con circa 5mila rimpatri (-1,3%).
Per quanto riguarda la mobilità interna, è Il Nord a confermarsi come l’area del Paese più attrattiva e dinamica, registrando un volume di ingressi dalle altre ripartizioni geografiche superiore a quello delle uscite. All’opposto, il Mezzogiorno continua a mostrare una dinamica migratoria interna sfavorevole, con le partenze verso il resto del Paese che non sono compensate da un equivalente volume di arrivi. Le perdite più accentuate si sono registrate in Basilicata (-5,5 per mille) e in Calabria (-3,8 per mille); a livello provinciale, il valore più sfavorevole è stato rilevato a Matera (-6,3 per mille). Nel 2025, in continuità con gli anni precedenti, la mobilità interna si è concentrata prevalentemente su distanze brevi: quasi il 60% dei trasferimenti è avvenuto tra Comuni della stessa provincia, oltre il 16% tra province diverse della stessa regione, mentre circa un quarto dei movimenti sono stati trasferimenti interregionali. All’interno di questi ultimi, è rimasto stabile il peso dei flussi dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, che rappresentano oltre un terzo dei movimenti interregionali. Tra i movimenti in uscita dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, quasi tre su 10 hanno avuto come destinazione la Lombardia, che si conferma la principale meta dei flussi provenienti da gran parte delle regioni meridionali. Fanno eccezione Abruzzo e Molise, per le quali circa un quarto delle emigrazioni interne è diretto verso il Lazio. Quanto alle aree di origine dei movimenti verso il Centro-Nord, il 29% dei trasferimenti proviene dalla Campania, il 23,6% dalla Sicilia e il 17,7% dalla Puglia.
L’ISTAT nei giorni scorsi ha presentato anche un altro dossier, sottolineando la diminuzione della popolazione residente fino al 2080, anche negli scenari più favorevoli. “L’invecchiamento della popolazione rappresenta la prospettiva più certa, ha certificato l’ISTAT, trainato dall’ingresso nelle età anziane delle generazioni del baby boom. Il saldo migratorio con l’estero resterà positivo ma non sarà sufficiente a compensare il persistente deficit tra nascite e decessi. Le aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno, continueranno a perdere popolazione più rapidamente dei centri urbani, ampliando i divari territoriali. Le famiglie saranno più numerose ma di dimensioni sempre più ridotte, riflettendo l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle persone sole. La diminuzione della popolazione in età lavorativa ridurrà la disponibilità di forza lavoro, ponendo nuove sfide al sistema economico e al welfare”. Stando alle nuove previsioni demografiche dell’ISTAT la popolazione dovrebbe passare da 58,9 milioni di residenti al 1° gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55,0 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Quindi, la diminuzione della popolazione rappresenta un risultato praticamente certo: già nel medio periodo nessuno degli scenari considerati dall’ISTAT prospetta un ritorno agli attuali livelli di popolazione e, nel lungo termine, il calo risulta confermato in tutte le possibili evoluzioni demografiche. Le dinamiche territoriali risultano differenziate, con il solo Nord che avrà una crescita della popolazione nel breve periodo, passando da 27,5 milioni nel 2025 a 27,7 milioni nel 2030, con un incremento medio annuo dello 0,1%. Dal 2030 la tendenza si inverte: la popolazione scende a 27,2 milioni nel 2050 (-0,1% medio annuo) e a 24,2 milioni nel 2080 (-0,4% medio annuo). Pur in un contesto di diminuzione, il Nord mantiene una dinamica relativamente più favorevole rispetto al resto del Paese. Nel Centro, invece, il calo è già presente nel breve periodo, anche se molto contenuto. La popolazione perde appena 40mila residenti tra il 2025 e il 2030, con un tasso medio annuo di -0,1%. Tra il 2030 e il 2050 il decremento si intensifica (-0,3% medio annuo), portando la popolazione a 11,0 milioni, mentre nel lungo periodo si scende a 9,3 milioni (-0,6% medio annuo). Il Mezzogiorno, infine, presenta una dinamica meno favorevole. La popolazione diminuisce da 19,7 milioni nel 2025 a 19,4 milioni nel 2030, con un tasso medio annuo di -0,4%. Nel periodo 2030-2050 il ritmo del calo aumenta (-0,7% medio annuo), facendo scendere la popolazione a 16,7 milioni. Tra il 2050 e il 2080 la contrazione raggiunge l’1,0% medio annuo, andando a definire una popolazione di 12,3 milioni, ovvero oltre un terzo inferiore rispetto ai livelli iniziali.
Qui i due Report presentati dell’ISTAT: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/08/Statistica-report_Migrazioni-interne-e-internazionali-della-popolazione-residente_ANNI-2024-2025.pdf; https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/08/Previsioni-popolazione-residente-famiglie-forze-lavoro.pdf;