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L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro
Il 21 maggio è stato presentato alla Camera il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat. L’occasione era storica, dato che questo è l’anno in cui l’istituto di statistica compie un secolo di vita, ma il quadro fatto del paese è il peggiore che ci poteva essere: l‘inflazione, l’invecchiamento della popolazione e la […] L'articolo L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa
In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base […] L'articolo L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
I saperi e il mercato del lavoro: contro la militarizzazione della conoscenza
L’ultimo rapporto Ocse “Fondamenti della crescita e della competitività” richiama l’Italia a rafforzare il capitale umano, denunciando l’elevato numero di giovani Neet e il basso tasso di laureati. L’organizzazione sottolinea come il debole livello di istruzione e la scarsa qualità dell’insegnamento compromettano le competenze della forza lavoro, in particolare quelle digitali, accentuando gli effetti dell’invecchiamento demografico. L’Ocse propone di migliorare la qualità e la diffusione degli Istituti Tecnici Superiori, potenziare la ricerca universitaria e rendere la formazione più aderente ai bisogni del mercato sollecitando maggiori investimenti. In Italia solo il 22% della popolazione è laureata, contro una media Ue del 33,5%; nella fascia tra i giovani 25-34 anni la quota scende al 31,6%, con forti divari territoriali e di genere (38,5% donne contro 25% uomini). Negli ultimi dieci anni circa 100.000 laureati hanno lasciato il Paese, 21.000 solo nel 2023. Dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha abbandonato il Sud, oltre un terzo con una laurea. Solo il 66,7% dei 25-65enni possiede un diploma superiore (media Ue 80,5%) e i Neet tra 15 e 29 anni sono il 15,2%, con incidenza doppia nel Mezzogiorno. L’Italia è terzultima in Ue per spesa pubblica in istruzione, pari al 4% del Pil contro il 4,7% europeo. Nell’attuale fase di sviluppo del capitalismo finanziario e digitale, fondato sul controllo dell’informazione e sull’estrazione e aggregazione dei dati, le reti informatiche sono sia uno strumento essenziale che una forza trainante al servizio della produttività e della trasformazione digitale ed economica. Le piattaforme Hi-Tech e i grandi Data Center sono diventati strumenti di controllo sociale e infrastrutture strategiche per la competitività economica, accelerate e alimentate dal settore militare che investe risorse massicce nella ricerca e nelle sue applicazioni. Oggi circa l’80% delle infrastrutture digitali globali fa capo a società USA, e lo 0,7% degli azionisti detiene l’88% del capitale globale. La profittabilità maggiore si concentra nel settore militare e Dual-use, sostenuta e trainata da finanziamenti pubblici e privati che esercitano una forte pressione sui debiti nazionali, riducendo gli spazi per la spesa sociale, ambientale e infrastrutturale. Il capitale umano della conoscenza risulta essenziale per la produttività e la competitività economica centrata sullo sviluppo delle tecnologie innovative. Tuttavia l’attuale fase del capitalismo digitale è caratterizzata da una crescente concentrazione di ricchezza e determina drammaticamente un crescente ed inedito sistema di disuguaglianze economiche e sociali. Circa 3.000 individui detengono il 50% della ricchezza globale, mentre la metà più povera possiede appena l’1%. Dal 2000 al 2024 l’1% più ricco si è appropriato del 41% della nuova ricchezza mondiale, mentre al 50% più povero è andato solo l’1%. La ricchezza media dell’élite è aumentata di 1,3 milioni di dollari contro i soli 585 dollari della metà più povera. La disuguaglianza alimenta precarietà, genera salari di sussistenza e accresce l’insicurezza alimentare (2,3 miliardi di persone colpite). Il rapporto Oxfam 2025 rileva che la ricchezza dei miliardari è cresciuta dell’81% in cinque anni, mentre la metà della popolazione mondiale vive in condizioni indegne, in contesti di erosione democratica e rafforzamento di dinamiche autoritarie. Inoltre, negli ultimi anni la eccezionale capacità di elaborazione di dati, e la potenza delle infrastrutture tecnologiche dirette dalla piattaforma Palantir, è stata utilizzata anche per la elaborazione di sistemi di controllo sociale e a fini di “repressione preventiva” e mostrando una disponibilità di interconnessione e funzionalità alle attività militari nelle guerre in atto a livello globale. Il sistema produttivo tradizionale, privo di autonomia tecnologica, resta ai margini del processo produttivo. Le politiche europee oscillano tra l’adesione alla “dottrina tecnocratica” dettata dagli oligopoli finanziari e il tentativo di differenziarsi dagli Stati Uniti, oggi in declino per la perdita di supremazia nel mercato globale e con un forte e crescente debito pubblico, ma con una alta concentrazione di capitale finanziario privato ancora dominante sul piano economico. Il Rapporto Draghi sulla competitività europea (2024) punta a un mercato unico dei paesi UE fondato su sovranità energetica, autonomia digitale e difesa comune europea, con un investimento previsto di 500 miliardi in dieci anni oltre al 2% del Pil per la Nato. Tuttavia persistono tensioni geopolitiche e militari con gli Usa e interessi divergenti tra Paesi membri. L’Italia, con un debito pubblico tra i più alti dell’area Ocse e una struttura industriale arretrata e poco competitiva, rimane ancorata e subalterna al sistema politico-militare degli USA. Il Paese importa la gran parte dell’energia che consuma, e registra salari reali tra i più bassi d’Europa. L’occupazione cresce quasi esclusivamente negli over 50 e nei servizi a bassa produttività, in particolare turismo e commercio, dove i redditi sfiorano la soglia di sussistenza. Aumenta la povertà, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne, segnate da spopolamento e invecchiamento. Gli investimenti in R&S restano scarsi e concentrati in progetti legati alla difesa e alla sicurezza, spesso condizionati da interessi privati e militari (come nel caso di Leonardo). La formazione secondaria e tecnica è indirizzata a sostenere un’industria di supporto a basso valore aggiunto, legata soprattutto alla manifattura del Nord e all’indotto tedesco. Nella formazione la cultura umanistica è stata progressivamente marginalizzata a favore di competenze tecniche standardizzate, riducendo la capacità critica e logico-analitica delle nuove generazioni. L’Italia, appesantita e resa vulnerabile dal forte debito pubblico, si trova in una posizione fragile: dipendenza energetica, incapacità di affrontare i dissesti ambientali, bassa qualità dei servizi sociali, scarsa qualità dell’istruzione e della ricerca pubblica, bassa capacità di innovazione, una distribuzione diseguale delle opportunità. Tali fattori costituiscono meccanismi strutturali profondi che non consentono l’accesso alle nuove frontiere della geoeconomia, della conoscenza e del potere digitale. Il sistema politico nazionale non riesce ad individuare alcuna via di uscita. Impaurito dalla crescente pressione sociale, generata dalla perdita della capacità di acquisto dei redditi, dalla richiesta di migliori servizi sociali e sanitari, per le recenti scelte politiche complici delle guerre in atto, sia in Ucraina come in quelle genocide in Palestina, il Governo risponde con leggi finanziarie da economie di guerra e provvedimenti securitari e repressivi, senza riuscire ad affrontare i problemi reali delle persone. La soluzione di riserva sembra presentarsi nella possibilità di convergere verso la proposta della ricomposizione degli interessi dei diversi paesi in uno Stato-Sovrano UE. Una sovranità economica federata finalizzata alla affermazione di una geopolitica alternativa agli USA ed alla Cina. Una riorganizzazione dell’imperialismo europeo che resta ancorato alla supremazia del capitale finanziario delle Big-Tech e si affida al rilancio settore bellico come strategia per lo sviluppo tecnologico, con una previsione di investimento per il riarmo di circa 500 MLD nei primi 10 anni, a gravare ulteriormente sul debito pubblico degli stati membri e con scarsissima attenzione verso il sociale Una proposta alternativa è possibile se si riesce ad organizzare e far crescere il movimento antagonista al sistema dell’autocrazia finanziaria a partire dalla ricomposizione degli interessi sociali e di classe. Un movimento che definisca chiaramente come obiettivi la riduzione del divario sociale e ambientale e che riesce a fare rete con tutti i movimenti e le popolazioni già in rivolta a livello globale che rivendicano i propri diritti all’autodeterminazione. Una rete solidale basata sui diritti civili e sull’eguaglianza economica e sociale, contro ogni forma di autocrazia politica o religiosa. In questo contesto, il controllo pubblico e la condivisione delle infrastrutture digitali a livello globale che combinano innovazione, riduzione dei costi dei beni di consumo, il potenziamento dei servizi pubblici e l’autonomia energetica delle comunità locali, possono svolgere un ruolo fondamentale per l’eguaglianza economica, sociale ed ambientale. I lavoratori digitali e cognitivi sono i soggetti centrali nell’attuale fase dell’economia digitale, in quanto attore sociale, in grado di coagulare e dare sviluppo ai processi di antagonismo sociale, ma soprattutto come soggetto politico (“proletariato instabile o nomade”) con un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie innovative e con un portato di conoscenze e competenze in grado di avviare un processo per contrastare il dominio delle autocrazie finanziarie. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E STATISTICI RAPPORTO OXFAM 2026 RAPPORTO “G20 EXTRAORDINARY COMMITTEE OF INDIPENDENT EXPERTS ON GLOBAL INEQUALITY”2025 RAPPORTO DRAGHI SUL FUTURO DELLA COMPETITIVITÀ EUROPEA 2024 FONDAZIONE OPENPOLIS OCSE EUROSTAT ISTAT E,BRANCACCIO, LIBERALCOMUNISMO, FELTRINELLI 2025 ZHAO ZICHEN E LIU HAIJUN, IL PROLETARIATO DIGITALE, RIVISTA CONTROPIANO, GENNAIO 2026   CARLO SIMONETTI È ARCHITETTO, SOCIO FONDATORE E COLLABORATORE DAL 1994 DELL’ISTITUTO DI RICERCA AMBIENTE ITALIA. IN QUALITÀ DI RICERCATORE SENIOR HA COORDINANDO ATTIVITÀ DI REPORTING AMBIENTALE, AGENDA 21 LOCALE, PIANI DI AZIONE LOCALE E ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI LABORATORI PARTECIPATI. HA COORDINATO NUMEROSI PROGETTI FINANZIATI DALLA COMMISSIONE EUROPEA FINALIZZATI ALLA GESTIONE INTEGRATA E SOSTENIBILE DELL’AMBIENTE URBANO E TERRITORIALE, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA PROMOZIONE DELLO SVILUPPO LOCALE E SOSTENIBILE DELLE AREE RURALI DEL MEDITERRANEO.   Redazione Italia
May 7, 2026
Pressenza
Tassare i grandi patrimoni: dal 15 maggio parte…
… la raccolta di firme per una proposta di legge. (*)   Dal 15 maggio al 15 novembre FIRMA LA PROPOSTA DI LEGGE Imposta Grandi Patrimoni 1%EQUO è una campagna nazionale per una legge di iniziativa popolare. Propone un contributo dall’1 al 3,5% sui patrimoni di meno dell’1% più benestante della popolazione, che ha più di 2 milioni di € oltre alla
UTILI MONSTRE PER BANCHE E AZIENDE ENERGETICHE, PAGANO I CONSUMATORI. SCHETTINO: “UN’ECONOMIA CHE SI BASA SULL’ANTAGONISMO DI CLASSE”
Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni. Per quanto riguarda le banche, Banco Bpm ha chiuso i primi 3 mesi del 2026 con un utile di 480 milioni di euro, in crescita del trimestre prcedente del 15%. Unicredit invece chiude i primi 3 mesi dell’anno con un utile di 3,2 miliardi di euro. Al contempo arriva l’allarme del Fondo Monetario Internazionale sul caro energia: “con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”. Va peggio per l’Italia, dopo la fine del taglio delle accise, dove la benzina è arrivata a sfiorare i 2 al litro al self. Quasi 10 euro in più per fare il pieno. Oltre i carburanti, a svuotare i redditi italiani sono anche i rincari su trasporti e generi alimentari. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati Istat sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. “Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia tipo (2 adulti e un figlio) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli”, scrive oggi l’associazione dei consumatori. Il commento sugli ultimi dati economici di Fmi e Istat con Francesco Schettino, economista e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per
Misurare la povertà educativa. I risultati del lavoro della Commissione scientifica ISTAT
Il 16 e il 17 aprile scorsi, presso la Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, si è svolto per iniziativa dell’ISTAT il Convegno “Misurare la Povertà Educativa: Risultati e prospettive del lavoro della Commissione Scientifica Interistituzionale”. La Commissione scientifica interistituzionale sulla povertà educativa è stata istituita nel 2023 dall’Istat con il coinvolgimento della comunità scientifica, della società civile, di esponenti di governo e delle istituzioni. Il Convegno, che ha riunito esperti, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo educativo, è stato il momento finale di un percorso di studio e approfondimento su dimensioni e determinanti della povertà educativa nel nostro Paese. Nel corso della prima giornata, i lavori si sono concentrati sulla presentazione dei risultati della Commissione, analizzando le diverse dimensioni della povertà educativa. La seconda giornata ha invece esplorato le nuove prospettive della ricerca sul campo e il ruolo della cultura statistica nelle scuole. Nelle diverse sessioni tematiche sono stati approfonditi casi di studio, con un momento speciale dedicato all’esperienza laboratoriale degli studenti. Si sono inoltre svolte due tavole rotonde per creare sinergie tra ricerca, interventi e politiche territoriali. “Il nostro Paese sta facendo progressi importanti nel settore dell’istruzione che si riscontrano nell’andamento di diversi indicatori – ha sottolineato Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat – Ad esempio, nel 2025, il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce si è attestato all’8,2%, registrando un risultato migliore rispetto all’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 dell’Unione Europea (9%). Tuttavia, non possiamo ignorare le disuguaglianze che ancora persistono e che la statistica ufficiale ha il compito di illuminare. In questo senso, il lavoro svolto dalla Commissione costituisce un fondamentale benchmark di riferimento. L’aggiornamento periodico di questo sistema di indicatori contribuirà a misurare i progressi, monitorare i cambiamenti nel tempo e valutare l’impatto delle politiche attuate sul territorio.” La povertà educativa è un fenomeno multidimensionale frutto del contesto familiare, economico e sociale in cui i bambini e i ragazzi vivono. La povertà di risorse è una condizione che deriva da una carenza di risorse educative e culturali della comunità di riferimento (famiglia, scuola, luoghi di apprendimento e aggregazione) o da una limitazione nelle opportunità di fare esperienze utili alla crescita personale. La povertà di esiti significa, infine, non avere acquisito competenze personali, sociali e cognitive necessarie per crescere e sviluppare relazioni con gli altri; coltivare talenti e aspirazioni; sentirsi parte di una comunità, a livello collettivo, ed esercitare con consapevolezza il diritto di cittadinanza attiva. Vediamo alcuni dati relativi alla povertà educativa emersi durante il Convegno: il 20,7% di ragazzi in povertà educativa ha genitori con basso titolo di studio; il 37% vivono in abitazioni senza libri o con al massimo 25 libri; il 27,1 % sono figli di genitori che non hanno visto spettacoli fuori casa nell’ultimo anno; il 42,7% sono studenti non iscritti al tempo pieno; il 13,3% sono bambini e ragazzi che dichiarano di vivere in una zona senza spazi verdi, parchi e giardini; il 35,6% sono i bambini che non praticano sport; il 13% sono i bambini e ragazzi che invece si dichiarano poco o per niente soddisfatti della vita; il 9,5% si dichiarano poco o per niente soddisfatti delle relazioni amicali; il 14,1% dichiara che la scarsa fiducia in se stesso non gli ha permesso di superare momenti difficili; il 9,8% è uscito precocemente dal sistema di istruzione e formazione (dispersione esplicita). “Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che colpiscono bambini, bambine e adolescenti – ha ribadito Save the Children, al convegno ISTAT a Napoli – In Italia il 13,8% dei minori vive in povertà assoluta e il 6,5% delle famiglie con almeno un minore si trova in grave deprivazione materiale e sociale. Dati che rendono urgente rafforzare le politiche educative nei territori più fragili. Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che continuano a penalizzare l’orizzonte di migliaia di bambine, bambini e adolescenti nel nostro Paese”. Save the Children che dieci anni fa introdusse in Italia il concetto di “Povertà Educativa – definendola come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” – e promosse il primo Indice di Povertà Educativa (IPE), per misurare le disuguaglianze educative a livello regionale:  https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/la-lampada-di-aladino.pdf. Ed è significativo che la nuova misurazione elaborata dall’ISTAT abbia adottato proprio un approccio multidimensionale, che non si limita al successo scolastico ma comprende tutte le dimensioni educative della crescita, dallo sport alle opportunità culturali. Importante anche il passaggio dalla dimensione nazionale e regionale alla mappatura dei territori, utile per individuare con maggiore precisione dove concentrare gli investimenti. Il tema degli spazi della crescita sarà centrale nella edizione 2026 di IMPOSSIBILE, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa da Save the Children, che si terrà a Roma il 21 maggio e che quest’anno sarà dedicata al tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/impossibile-2026. Giovanni Caprio
April 21, 2026
Pressenza
L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni
Una grossa rogna è esplosa sulle rilevazioni statistiche dell’ISTAT e su come vengono rilevate le risposte sulle quali si fanno poi le elaborazioni. L’indagine sulla violenza di genere in Italia prodotta da ISTAT a novembre 2025 è stata pubblicata in maniera parziale escludendo i dati sulle donne migranti. Stando a quanto dichiara, […] L'articolo L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Il mondo che Meloni inventò
di Mario Sommella (*).   La fabbrica della realtà: istruzioni per abitare il Paese più bello del mondo (quello immaginario)   Cari concittadini, una buona notizia: viviamo nel migliore dei Paesi possibili. Lo sappiamo per certo perché ce l’ha appena comunicato la premier dal banco del governo, con la compostezza di chi legge un bollettino meteorologico nel quale c’è sempre il
La sedentarietà si riduce, ma riguarda ancora 3 persone su 10
Nel confronto europeo (Ue27), l’Italia presenta tassi molto bassi di obesità e una quota inferiore di fumatori abituali, ma si distingue purtroppo per la scarsa diffusione dell’attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il mantenimento di un buon stato salute. E’ quanto certifica l’ISTAT con il focus “FATTORI DI RISCHIO PER LA SALUTE: PESO, SEDENTARIETÀ, FUMO E ALCOL | ANNO 2025”. Nel 2025 il 46,4% di persone di 18 anni e più risulta in eccesso di peso, tra queste il 34,8% è in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità (5 milioni 750mila persone). Il dato è stabile rispetto a quanto registrato nell’ultimo triennio (era pari al 46,3% nel 2023). Tuttavia, l’analisi degli ultimi 10 anni mette in evidenza un incremento di 1,3 punti percentuali, determinato dalla componente dell’indicatore relativa all’obesità, passata dal 9,8% all’11,6%. È diminuita leggermente, invece, la quota relativa al sovrappeso, passata dal 35,5% nel 2015 al 34,8% nel 2025. L’incremento dell’obesità nel tempo ha riguardato in egual misura uomini e donne, interessando soprattutto la popolazione di 18-54 anni (+2,4 punti percentuali), mentre nelle altre classi di età il fenomeno si è mantenuto complessivamente stabile. Tra gli adulti l’eccesso di peso colpisce soprattutto gli uomini: nel 2025, infatti, il 55,1% degli uomini risulta in eccesso ponderale contro il 38,2% delle donne. Il divario è particolarmente evidente tra i 35 e i 59 anni, dove gli uomini superano le donne di oltre 20 punti percentuali. Tale differenza si riduce a circa 7 punti percentuali tra i 18 e i 34 anni e a circa 10 dai 75 anni in su. Anche nel caso specifico dell’obesità, le prevalenze sono più alte tra gli uomini, ma con differenze per età meno marcate, pari al massimo a quattro punti nell’età centrali. Il picco di prevalenza dell’obesità, sia per gli uomini sia per le donne, è a 65-74 anni: pari al 16,4% tra i primi e al 14,1% per le seconde. Dopo i 74 anni l’obesità si riduce (12,0% e 13,7%, rispettivamente). La geografia dell’eccesso di peso mette in evidenza un forte gradiente territoriale Nord-Mezzogiorno. Nel 2025 la quota di persone adulte in eccesso di peso raggiunge il 49,3% nel Mezzogiorno (di cui il 37,0% in sovrappeso e il 12,3% con obesità), mentre nel Nord si registrano prevalenze più basse (32,1% e 10,6%, rispettivamente). Si osservano valori particolarmente elevati in Campania (51,5%), Puglia (50,8%), Sicilia (50%) e Molise (48,5%). E per l’eccesso di peso si osservano anche marcate differenze rispetto al titolo di studio: tra le persone laureate la prevalenza di eccesso di peso è pari al 35,9% (28,9% in sovrappeso e 7,0% obese), sale al 47,1% tra i diplomati (35,7% in sovrappeso e 11,4% obese) e raggiunge il 56,4% (15,5% e 40,9%) tra quanti hanno al massimo la licenza media. La prerogativa in base alla quale le persone con titolo di studio più elevato risultano meno esposte ai fattori di rischio dovuti all’eccesso di peso corporeo si riscontra in tutte le fasce di età, sia per gli uomini sia per le donne. E’ pari al 18,6%, invece, la quota di fumatori tra la popolazione di 11 anni e più (pari a circa 10 milioni di persone), valore che risulta in diminuzione rispetto a quanto registrato nel 2024 (19,2%). Il 15,1% della popolazione di 11 anni e più (pari a 8 milioni e 79mila persone) ha, infine, almeno un comportamento a rischio di consumo di bevande alcoliche (consumo abituale eccedentario o ubriacature, il cosiddetto binge drinking). Per quanto riguarda le persone di 3 anni e più che risultano sedentarie, che dichiarano cioè di non svolgere né sport né attività fisica nel tempo libero, la quota è di 30,8% (circa 17 milioni 670mila persone). L’indicatore di sedentarietà mostra un significativo miglioramento rispetto al 2024 (quando aveva raggiunto il 33,1%), a conferma del trend di diminuzione registrato negli ultimi anni. In particolare, la riduzione risulta particolarmente elevata se confrontata con quanto osservato già tre anni prima (-6,4 punti percentuali rispetto al 2022) e ancora di più nel confronto a 10 anni (nel 2015 la sedentarietà riguardava il 39,9% della popolazione). Rispetto al 2024, la riduzione della sedentarietà ha riguardato uomini e donne (-2,6 punti percentuali gli uni e -2,3 le altre). Inoltre, la sedentarietà è diminuita in quasi ogni fascia di età, con punte di riduzione maggiore tra i 20 e i 54 anni (-3,4 punti percentuali) e tra la popolazione anziana di 75 anni e più (-3,6 punti). Fanno eccezione le bambine di 3-5 anni per le quali, viceversa, si osserva un aumento di inattività fisico-sportiva (dal 39,4% del 2024 al 46,6% del 2025). Le donne presentano livelli di sedentarietà più elevati rispetto agli uomini (34,2% contro 27,2%), anche se nel tempo il divario di genere è andato riducendosi (pari a 9,2 punti percentuali nel 2015, scende a 7 punti percentuali nel 2025). Le donne risultano più sedentarie degli uomini a quasi ogni età e, in particolare, tra le persone di 75 anni e più dove si dichiara sedentario il 47,2% degli uomini e il 65,9% delle donne. La quota di sedentari è invece pari al 15,5% tra i bambini di 6-10 anni e si mantiene bassa tra i minori, mentre a partire dai 35-44 anni riguarda già più di un adulto su quattro. Tra le persone di 65 anni, invece, più di una persona su tre si dichiara sedentaria, con particolare impatto tra gli ultra-settantaquattrenni, fra i quali quasi sei su 10 dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero.  “Eccesso di peso, sedentarietà, abitudine al fumo e uso non moderato di alcol, sottolinea l’ISTAT, costituiscono stili di vita che aumentano il rischio di sviluppare patologie croniche. Poiché si tratta per lo più di comportamenti modificabili, il loro monitoraggio, la diagnosi precoce e le azioni di contrasto rappresentano interventi essenziali di prevenzione. Secondo il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, i principali fattori di rischio, insieme alle condizioni ambientali e al contesto sociale, economico e culturale, sono responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili, ossia di quelle cause più frequentemente responsabili della mortalità in Italia e nel mondo. Il Piano adotta una visione integrata della salute fondata sull’equilibrio tra benessere umano, ecosistemi e ambiente, sottolineando l’importanza di interventi di prevenzione primaria fin dalle prime fasi della vita, affinché producano benefici duraturi per l’individuo, la comunità e le generazioni future. Rilevante, in questo quadro, anche la recente approvazione della Legge n. 149/2025, che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. La norma prevede l’inclusione delle prestazioni per la sua cura nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e istituisce un programma nazionale dedicato alla prevenzione e al trattamento”. Qui il focus dell’ISTAT: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/04/Report_Fattori-di-rischio-per-la-salute-peso-sedentarieta-fumo-e-alcol_Anno-2025.pdf.  Giovanni Caprio
April 8, 2026
Pressenza