Verso il nuovo anno scolastico con il rischio di “suonare la campanella” in edifici roventi

Pressenza - Tuesday, September 1, 2026

Le ondate di calore che si susseguono da maggio a settembre rendono molti ambienti di lavoro difficili da sopportare. E tra questi le scuole.

Tuttoscuola aveva lanciato l’allarme già a luglio, sottolineando che ormai per alcuni mesi durante l’anno scolastico si è costretti a vivere in “scuole incandescenti” e denunciando che, dei 40mila nelle cui circa 368mila aule trascorrono la giornata oltre 7 milioni alunni e studenti, solo un edificio scolastico su 15 dispone di impianti di condizionamento.

Analizzando nel dettaglio gli ultimi dati disponibili, pubblicati sul Portale unico MIM, Tuttoscuola aveva rilevato che “Secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica, nel 2023-24 risultavano dotati di condizionatori soltanto 2.730 edifici scolastici, pari al 6,8%, cioè un edificio ogni quindici. Non è dato sapere se tutte le aule di quei 2.730 edifici ne siano provvisti, ma, comunque, in base ai dati di anagrafe pubblicati sul Portale MIM, le Marche hanno il 27% degli edifici scolastici dotati di condizionatori; segue la Sardegna con il 15,8%, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia con percentuali tra l’8 e il 9%. Prima per valori assoluti è la Lombardia, con 339 edifici scolastici dotati di condizionatori, un numero che, se pur elevato, rappresenta soltanto il 6,4% dei 5.648 edifici presenti. Supponendo che tutte le aule di quei 2.730 edifici siano dotati di condizionatori (il che non è detto), si può stimare che ve ne siano poco più di 25mila. Conseguentemente, dovrebbero essere prive di condizionatori poco meno di 350mila aule”.

Ora, a due settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico, a rilanciare l’allarme è Anief, il sindacato che rappresentata tutte le professionalità dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: docenti, ricercatori, personale ATA, DSGA e lavoratori della scuola precari e di ruolo.

Anief stima che oltre 9 istituti su 10 sono ancora privi di condizionatori d’aria: una circostanza che obbligherà oltre 7 milioni di alunni e studenti e 1,2 milioni di insegnanti e addetti a vivere i primi giorni di lezione in condizioni difficili, con il rischio del “colpo di calore” dietro l’angolo.

Secondo Anief “Il problema è che in Italia le regole sulla sicurezza non sono rispettate e per tutti i tipi di lavoro, sicuramente non lo è per quello che si svolge a scuola, dove sono deficitarie per quanto riguarda le temperature dell’ambiente di lavoro. Si tratta di una mancanza particolarmente grave, perché a convivere con temperature record sono milioni di bambini e centinaia di migliaia di lavoratori over 60, che rappresentano ormai un quarto del personale, con gli over 50 ormai oltre la metà”.

Infatti l’associazione professionale e sindacale si sta fortemente battendo per fare riconoscere il bourn-out crescente tra la categoria: “Il malore da calore estivo è un rischio per la salute di chi lavora che deve essere segnalato come probabile minaccia per la salute, in base alle condizioni degli ambienti di lavoro, dall’istituto dal rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS) o dalle RSU o altro dirigente sindacale alla stessa RLS e da essa al dirigente scolastico – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – Quest’ultimo, in qualità di datore di lavoro deve occuparsene nel documento di valutazione dei rischi (DVR) e adottare tutte le azioni possibili per prevenire tale rischio, pena la responsabilità penale che sta in capo anche e soprattutto al proprietario dell’immobile, qualora siano state ad esso imputate richieste di intervento inevase”.

La CGIL di Reggio Emilia ha posto l’attenzione sui nidi dell’infanzia, spesso privi di impianti di climatizzazione adeguati, dove bambini tra 0 e 6 anni e personale educativo e ausiliario e, soprattutto, gli addetti alla cucina trascorrono intere giornate in condizioni di disagio termico crescente.

“Come Fp Cgil abbiamo richiesto alle Amministrazioni comunali e alle istituzioni scolastiche competenti una valutazione complessiva e strutturata delle condizioni ambientali in cui versano questi plessi durante i mesi più caldi dell’anno – scrive in una nota il sindacato – Lavorare o crescere in ambienti dove le temperature interne superano soglie accettabili non è soltanto scomodo: è un rischio per la salute. Per questo abbiamo chiesto una mappatura puntuale, struttura per struttura, delle condizioni ambientali esistenti durante il periodo estivo: rilevazione delle temperature effettive negli spazi interni, valutazione della ventilazione, dell’esposizione solare, della qualità degli infissi, della presenza o assenza di sistemi di ombreggiatura e di condizionamento ma anche la predisposizione di un programma di interventi e soluzioni concrete, un piano pluriennale che affronti il problema, con installazione di sistemi di raffrescamento dove necessario, riqualificazione energetica degli edifici, potenziamento del verde negli spazi esterni, e adozione di misure organizzative per ridurre l’esposizione al caldo nelle ore più critiche della giornata”.

Cittadinanzattiva, che da tempo correttamente inquadra la necessità di dotare le nostre scuole di impianti di raffreddamento e riscaldamento all’interno del più generale tema della sicurezza scolastica, nel proprio resoconto dello scorso anno, il XXIII RapportoOsservatorio civico sulla sicurezza a scuola”, aveva parlato di poca concretezza in ordine alla “necessità di dotare le scuole di impianti adeguati di condizionamento e riscaldamento, innanzitutto per far fronte ai cambiamenti climatici ma anche in relazione alla richiesta, che viene da più fronti, di modificare il calendario scolastico. Ad oggi, l’impianto di riscaldamento più diffuso nelle scuole è quello centralizzato a metano (69,14%), mentre solo 1.472 sedi scolastiche, pari al 2,45%, sono dotate di impianti solari termici, anche se in aumento rispetto alle 1266 della precedente rilevazione. Riguardo ai sistemi di condizionamento e ventilazione, nonostante le promesse fatte durante e immediatamente dopo il Covid, la loro presenza nelle scuole è davvero irrisoria: ne sono dotate solo 4.457 pari al 7,42%, con un leggero aumento (+490 sedi) rispetto alla rilevazione precedente. Tra le regioni più virtuose spiccano le Marche (30,23%)”.

Giovanni Caprio