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Verso il nuovo anno scolastico con il rischio di “suonare la campanella” in edifici roventi
Le ondate di calore che si susseguono da maggio a settembre rendono molti ambienti di lavoro difficili da sopportare. E tra questi le scuole. Tuttoscuola aveva lanciato l’allarme già a luglio, sottolineando che ormai per alcuni mesi durante l’anno scolastico si è costretti a vivere in “scuole incandescenti” e denunciando che, dei 40mila nelle cui circa 368mila aule trascorrono la giornata oltre 7 milioni alunni e studenti, solo un edificio scolastico su 15 dispone di impianti di condizionamento. Analizzando nel dettaglio gli ultimi dati disponibili, pubblicati sul Portale unico MIM, Tuttoscuola aveva rilevato che “Secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica, nel 2023-24 risultavano dotati di condizionatori soltanto 2.730 edifici scolastici, pari al 6,8%, cioè un edificio ogni quindici. Non è dato sapere se tutte le aule di quei 2.730 edifici ne siano provvisti, ma, comunque, in base ai dati di anagrafe pubblicati sul Portale MIM, le Marche hanno il 27% degli edifici scolastici dotati di condizionatori; segue la Sardegna con il 15,8%, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia con percentuali tra l’8 e il 9%. Prima per valori assoluti è la Lombardia, con 339 edifici scolastici dotati di condizionatori, un numero che, se pur elevato, rappresenta soltanto il 6,4% dei 5.648 edifici presenti. Supponendo che tutte le aule di quei 2.730 edifici siano dotati di condizionatori (il che non è detto), si può stimare che ve ne siano poco più di 25mila. Conseguentemente, dovrebbero essere prive di condizionatori poco meno di 350mila aule”. Ora, a due settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico, a rilanciare l’allarme è Anief, il sindacato che rappresentata tutte le professionalità dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: docenti, ricercatori, personale ATA, DSGA e lavoratori della scuola precari e di ruolo. Anief stima che oltre 9 istituti su 10 sono ancora privi di condizionatori d’aria: una circostanza che obbligherà oltre 7 milioni di alunni e studenti e 1,2 milioni di insegnanti e addetti a vivere i primi giorni di lezione in condizioni difficili, con il rischio del “colpo di calore” dietro l’angolo. Secondo Anief “Il problema è che in Italia le regole sulla sicurezza non sono rispettate e per tutti i tipi di lavoro, sicuramente non lo è per quello che si svolge a scuola, dove sono deficitarie per quanto riguarda le temperature dell’ambiente di lavoro. Si tratta di una mancanza particolarmente grave, perché a convivere con temperature record sono milioni di bambini e centinaia di migliaia di lavoratori over 60, che rappresentano ormai un quarto del personale, con gli over 50 ormai oltre la metà”. Infatti l’associazione professionale e sindacale si sta fortemente battendo per fare riconoscere il bourn-out crescente tra la categoria: “Il malore da calore estivo è un rischio per la salute di chi lavora che deve essere segnalato come probabile minaccia per la salute, in base alle condizioni degli ambienti di lavoro, dall’istituto dal rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS) o dalle RSU o altro dirigente sindacale alla stessa RLS e da essa al dirigente scolastico – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – Quest’ultimo, in qualità di datore di lavoro deve occuparsene nel documento di valutazione dei rischi (DVR) e adottare tutte le azioni possibili per prevenire tale rischio, pena la responsabilità penale che sta in capo anche e soprattutto al proprietario dell’immobile, qualora siano state ad esso imputate richieste di intervento inevase”. La CGIL di Reggio Emilia ha posto l’attenzione sui nidi dell’infanzia, spesso privi di impianti di climatizzazione adeguati, dove bambini tra 0 e 6 anni e personale educativo e ausiliario e, soprattutto, gli addetti alla cucina trascorrono intere giornate in condizioni di disagio termico crescente. “Come Fp Cgil abbiamo richiesto alle Amministrazioni comunali e alle istituzioni scolastiche competenti una valutazione complessiva e strutturata delle condizioni ambientali in cui versano questi plessi durante i mesi più caldi dell’anno – scrive in una nota il sindacato – Lavorare o crescere in ambienti dove le temperature interne superano soglie accettabili non è soltanto scomodo: è un rischio per la salute. Per questo abbiamo chiesto una mappatura puntuale, struttura per struttura, delle condizioni ambientali esistenti durante il periodo estivo: rilevazione delle temperature effettive negli spazi interni, valutazione della ventilazione, dell’esposizione solare, della qualità degli infissi, della presenza o assenza di sistemi di ombreggiatura e di condizionamento ma anche la predisposizione di un programma di interventi e soluzioni concrete, un piano pluriennale che affronti il problema, con installazione di sistemi di raffrescamento dove necessario, riqualificazione energetica degli edifici, potenziamento del verde negli spazi esterni, e adozione di misure organizzative per ridurre l’esposizione al caldo nelle ore più critiche della giornata”. Cittadinanzattiva, che da tempo correttamente inquadra la necessità di dotare le nostre scuole di impianti di raffreddamento e riscaldamento all’interno del più generale tema della sicurezza scolastica, nel proprio resoconto dello scorso anno, il XXIII Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola”, aveva parlato di poca concretezza in ordine alla “necessità di dotare le scuole di impianti adeguati di condizionamento e riscaldamento, innanzitutto per far fronte ai cambiamenti climatici ma anche in relazione alla richiesta, che viene da più fronti, di modificare il calendario scolastico. Ad oggi, l’impianto di riscaldamento più diffuso nelle scuole è quello centralizzato a metano (69,14%), mentre solo 1.472 sedi scolastiche, pari al 2,45%, sono dotate di impianti solari termici, anche se in aumento rispetto alle 1266 della precedente rilevazione. Riguardo ai sistemi di condizionamento e ventilazione, nonostante le promesse fatte durante e immediatamente dopo il Covid, la loro presenza nelle scuole è davvero irrisoria: ne sono dotate solo 4.457 pari al 7,42%, con un leggero aumento (+490 sedi) rispetto alla rilevazione precedente. Tra le regioni più virtuose spiccano le Marche (30,23%)”. Giovanni Caprio
September 1, 2026
Pressenza
USB: tutele immediate e controlli contro lo stress termico
Non si può morire di lavoro e di caldo. Il rischio microclimatico non è un inconveniente stagionale, ma un pericolo mortale che va regolamentato e sanzionato. La tragica morte della guardia giurata di 55 anni, deceduta a seguito di un gravissimo malore cardiaco accusato in auto nei pressi del proprio posto di lavoro in Piazza Re Enzo a Bologna, ripropone con drammatica urgenza il tema della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori di fronte alle temperature estreme. In attesa degli accertamenti medico-legali e giudiziari sulle cause esatte del decesso, sottolineiamo che derubricare sistematicamente questi eventi a mere ‘fatalità’ o a ‘patologie pregresse’ significa deresponsabilizzare chi ha il dovere giuridico di tutelare chi lavora. Il prolungato stress termico e le elevate temperature estive costituiscono un fattore di rischio gravissimo e non più procrastinabile, troppo spesso sottovalutato dalle aziende e dalle stazioni appaltanti. I lavoratori della vigilanza privata e dei servizi fiduciari operano frequentemente in condizioni di estremo disagio, tra piantonamenti all’esterno sotto il sole battente, pattugliamenti in auto non sempre adeguate o prive di climatizzazione efficiente, l’obbligo di indossare divise rigide e giubbotti antiproiettile, uniti a turni di lavoro estenuanti e privi delle necessarie pause di recupero. Di fronte a questa drammatica realtà, l’Unione Sindacale di Base ritiene non più rinviabile l’introduzione di misure drastiche a tutela di chi lavora come già ultimamente denunciato per la situazione nei servizi per l’infanzia, nei Centri Estivi del Comune di Bologna, per i rider e per i portalettere di Poste Italiane e in altri settori a rischio elevato. È indispensabile e urgente l’attivazione immediata e vincolante di protocolli per il rischio calore all’interno dei Piani di Valutazione del Rischio (DVR) in tutti i settori operativi, prevedendo la riorganizzazione degli orari di lavoro, la netta riduzione dell’esposizione diretta nelle ore più calde e la garanzia di pause aggiuntive retribuite in ambienti rinfrescati. Contestualmente, chiediamo all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e ai servizi PSAL dell’AUSL di Bologna di avviare immediatamente ispezioni straordinarie e a tappeto per verificare il rispetto delle norme di sicurezza nei cantieri, nella logistica e nella vigilanza privata. Le aziende devono inoltre essere obbligate a fornire dotazioni idonee alle temperature estreme, garantendo divise estive ad alta traspirabilità, scorte d’acqua fresca e integratori salini sui posti di stazionamento. Laddove le temperature percepite superino le soglie critiche per la salute, si deve infine accedere tempestivamente e senza ostacoli burocratici agli ammortizzatori sociali per eventi meteo estremi. La salute e l’incolumità fisica dei lavoratori sono diritti costituzionali primari che non possono soccombere di fronte all’organizzazione del servizio o al profitto aziendale: USB Bologna continuerà a promuovere tutte le azioni di protesta, di denuncia e di mobilitazione necessarie a tutelare la vita e la salute delle lavoratrici e dei lavoratori. USB Bologna Unione Sindacale di Base
August 4, 2026
Pressenza
USB: “Emergenza caldo, alla Questura Stranieri di Roma la situazione è insostenibile!”
Nella mattinata di ieri e di oggi attivisti del sindacato USB hanno monitorato la situazione presso la Questura Stranieri di via Patini a Roma. Le scene a cui abbiamo assistito erano inaccettabili: uomini, donne, minori, anziani in fila sotto i tendoni del cortile, esposti a temperature che in questi giorni raggiungono i 40 gradi, in attesa di essere chiamati per la registrazione della pratica. Molti di loro avevano un appuntamento fissato a un orario preciso, ma l’ingresso non viene rispettato e l’attesa all’esterno può arrivare anche a due ore, con evidenti rischi per la salute. Abbiamo riscontrato diversi casi di forte malessere e principi di malore, soprattutto tra persone anziane o con fragilità medico‑sanitarie, costrette a rimanere all’esterno senza alcuna tutele. Nella zona di attesa non esiste alcun sistema di refrigerazione, né ventilatori, né spazi ombreggiati adeguati: nulla che possa alleviare il caldo estremo a cui queste persone vengono sottoposte. Come sindacato, insieme ad associazioni delle comunità straniere e alle realtà impegnate nella tutela dei diritti dei lavoratori immigrati, abbiamo inviato una lettera alle autorità competenti ed in particolare abbiamo chiesto alla dirigenza dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma di intervenire con urgenza. Le richieste sono chiare: ridurre i tempi di attesa, garantire l’accesso negli orari stabiliti e organizzare la sosta dei lavoratori e delle lavoratrici in un’area interna, ombreggiata e con una temperatura accettabile. I cittadini stranieri non sono animali, ma persone, lavoratori e lavoratrici che meritano un trattamento dignitoso. La tutela della salute e dei diritti fondamentali deve essere garantita a tutti, senza eccezioni. Unione Sindacale di Base
July 30, 2026
Pressenza
Emergenza caldo. USB: “sciopero senza preavviso” quando è rischio la salute di chi lavora
“Lo sciopero sarà proclamato dalle strutture territoriali e aziendali dell’USB Lavoro Privato, senza preavviso, nelle aziende in cui non sia garantita la tutela della salute dei lavoratori, come previsto dalle norme vigenti”. In un comunicato l’USB avvisa di aver messo 16 ore di sciopero a disposizione delle strutture sindacali nei […] L'articolo Emergenza caldo. USB: “sciopero senza preavviso” quando è rischio la salute di chi lavora su Contropiano.
July 13, 2026
Contropiano