
Virginia Woolf / Virginia, Street Haunting
Pulp Magazine - Sunday, August 30, 2026Virginia Woolf abitante di una metropoli, sprofondata nell’anonimato quando da perfetta flâneuse “perde tempo” avventurandosi nelle vie londinesi dove l’attende l’imprevedibilità. E una teoria di fantasmi (non quelli in catene nei castelli medievali) si presentano come elementi essenziali del “fantastico”. Lei, corpo fantasma di una mente lavoratrice e divina che un giorno, dopo capolavori sul bordo dello sperimentale, si annega in un tempo comandato dalla guerra mondiale. Woolf intenerita dopo l’ora del tè varca la soglia ed esce di casa, esce all’aperto. E la segue, in questo aureo libretto, Nadia Fusini, simultanea alle passeggiate della scrittrice fuori dalla torre d’avorio.
Fusini, da par suo, ci spiega come i diversi modi di esprimere inglesi riguardanti lo stare all’aperto si possano adeguare alla volontà di Virginia sospinta quotidianamente dopo aver passato mattine intere e primi pomeriggi a scrivere articoli, romanzi, saggi, lettere e comporre i libri di amici e amiche con la fedele pressa, la mitica Hogarth Press. Fusini fotografa ogni istante con occhi e obiettivi ottici che dicono molto senza interferire, senza disturbare visioni e sogni esterni e interiori dell’autrice di Orlando, Mrs Dalloway e A Room of One’s Own. Lo scritto qui presentato, edito sulla “Yale Review” nel 1927, ha per titolo Street Haunting, qualificandolo – ci spiega Fusini – come un’avventura fantasmatica: la scrittrice conia una geniale invenzione linguistica (difficile da tradurre), e «introduce nell’atto del movimento all’esterno una specie di possesso spettrale».
Virginia vuol farci credere che le basti il desiderio di una matita per accendere la passione che la conduca per mezza Londra, stando bene attenta a anonimi signori in rotta di collisione con tavolini di ferro e tazzine di caffè, mentre le interessano luoghi di oscurità e sferragliare di treni lontani, luci tremolanti di lampioni, persone e cose dove con cui imbastire dialoghi silenziosi e indulgenti con le proprie ombre interne finalmente proiettate fuori dal corpo. Non mancano personaggi in quella metropoli, né capricciose anime, che si dilettano a rappresentarsi come sulle tavole consunte di un palcoscenico.
Nel libretto di Graphe.it si presenta una traduzione molto evocativa, che si unisce alle diverse uscite sotto varie sigle nel corso degli anni, prima fra tutte quella curata dalla stessa Fusini e inserita nella raccolta Saggi, prose, racconti pubblicata nei Meridiani nel 1998. È una conferma – senza dubbio questo breve saggio non smette di inserirsi nei percorsi letterari dei nostri critici e traduttori più accorti e sollecitati dalla scrittura dell’inventrice del Bloomsbury Group.
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