SOS Villaggi dei Bambini: imputabilità dei minorenni, “Responsabilità sì, automatismi no”

Pressenza - Thursday, July 30, 2026

“SOS Villaggi dei Bambini esprime preoccupazione per il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio, che introduce una presunzione relativa di imputabilità per i minorenni tra i 14 e i 18 anni”, dichiara l’organizzazione chiedendo al Parlamento di preservare la valutazione individuale dei giovani e di rafforzare prevenzione, servizi educativi e percorsi di giustizia riparativa: “La maturità non si presume: deve continuare a essere valutata caso per caso”.

Nel comunicato divulgato oggi, 30 luglio, SOS Villaggi dei Bambini precisa:

Responsabilizzare un adolescente che commette un reato, anche grave, è necessario. Trasformare però la sua capacità di intendere e di volere in una presunzione generale rischia di indebolire uno dei principi fondamentali della giustizia minorile: la valutazione individuale del ragazzo o della ragazza, della sua maturità e del contesto personale, familiare e sociale nel quale è cresciuto.

Il provvedimento non abbassa l’età minima dell’imputabilità e non aumenta le pene, ma cambia il punto di partenza dell’accertamento: la capacità di intendere e di volere del minorenne verrebbe considerata la regola, salvo che emergano elementi concreti in senso contrario. È proprio questo rovesciamento a sollevare una questione di equità. Non tutti i ragazzi e le ragazze, soprattutto quando provengono da contesti familiari e sociali difficili, dispongono della stessa rete di adulti, e risorse necessarie per far emergere tempestivamente il proprio grado effettivo di maturità. Il rischio è che la presunzione finisca per incidere più duramente proprio sui minorenni più vulnerabili.

«Un ragazzo che commette un reato deve essere aiutato a comprenderne la gravità, ad assumersi la responsabilità delle conseguenze e, quando possibile, a riparare il danno provocato – dichiara Samantha Tedesco, responsabile dell’Accademia SOS di SOS Villaggi dei Bambini – Ma responsabilizzare un adolescente non significa presumere che sia già un adulto. Significa costruire una risposta capace di proteggere le vittime, interrompere il percorso che lo ha condotto al reato e ridurre concretamente il rischio che torni a commetterlo».

SOS Villaggi dei Bambini precisa: “I dati mostrano che l’esclusione dell’imputabilità per immaturità viene già applicata in un numero estremamente limitato di casi. Le sentenze di non luogo a procedere emesse dal giudice dell’udienza preliminare per accertata immaturità sono passate da 256 nel 2004 a 110 nel 2014 e a 60 nel 2024. Nello stesso anno i proscioglimenti pronunciati per la medesima ragione dal Tribunale per i minorenni sono stati quattro (Ministero della Giustizia, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità / dati 2024 e serie storiche 2001-2024). Questi numeri non descrivono un sistema indulgente, nel quale l’immaturità rappresenti una facile via d’uscita. Mostrano, al contrario, che la non imputabilità è già riconosciuta soltanto in situazioni eccezionali. Eliminare la necessità di un accertamento positivo rischierebbe, quindi, di produrre un cambiamento più culturale e sistemico che concretamente utile sul piano della sicurezza”.

SOS Villaggi dei Bambini chiede che, nel corso dell’esame parlamentare,

– sia preservato il dovere del giudice di valutare individualmente la capacità e la maturità del ragazzo,

– siano ascoltati magistrati minorili, avvocati, neuropsichiatri, educatori, assistenti sociali, organizzazioni impegnate nella tutela dell’infanzia e giovani con esperienza diretta dei percorsi di accoglienza e della giustizia minorile.

«La domanda non è se un adolescente debba rispondere delle proprie azioni, ma quale risposta sia davvero capace di renderlo più responsabile e di evitare nuovi reati – conclude Samantha Tedesco – La sicurezza non si costruisce scegliendo tra fermezza ed educazione. Si costruisce attraverso una giustizia rigorosa e individualizzata, insieme a scuola, sostegno alle famiglie, servizi territoriali, opportunità educative e percorsi di giustizia riparativa. Il compito degli adulti comincia prima del reato e non può terminare con la condanna».

Redazione Milano