Islamizzazione o israelizzazione: il pericolo siamo noi

Comune-info - Thursday, May 28, 2026
Foto di Davit Margaryan su Unsplash

L’Occidente muscolare e debole al contempo, che non si rassegna al multipolarismo e alla fine della sua egemonia, ha stabilito precisi doppi standard che eliminano alla radice ogni necessità di autocritica.

La minaccia ai “valori” occidentali è legata all’immagine evocativa dell’invasione, dell’islamizzazione, alla perdita delle fondamenta della nostra cultura.  Ma, se ci concediamo il tempo per riflettere su quali questi valori siano in realtà, saremo presto consci della grande illusione sulla quale il secolo breve e soprattutto gli ultimi decenni hanno costruito la propria narrazione suprematista.

Rimando a Luciano Canfora per un passaggio in rassegna delle sue considerazioni sui valori dell’Occidente e su chi realmente sia il prepotente:

«Il “Patto Atlantico” è il Santo Graal dell’Occidente. I soci fondatori condividevano un tratto comune: usurpavano, o avevano appena perso, un dominio coloniale. Ma alla metà del Novecento, quando nacque la NATO, il mondo colonizzato era in rivolta. Non era facile riproporre il vecchio predominio senza cambiare il linguaggio. Così le parole propinate al mondo furono “libertà e “democrazia”, usate spesso come utensili intercambiabili. … Per guerreggiare unito, l’Occidente ha bisogno di un nemico. Sulla carta geografica il nemico ogni tanto cambia posto e lo stesso Occidente a sua volta si sposta: fino al paradosso, quando nemico è un pezzo dello stesso Occidente» (dal libro Il porcospino d’acciaio).

L’aggressore, sulla cui retorica è costruita tutta la narrazione che rende l’emergenza e la guerra le uniche chiavi ermeneutiche del periodo, come ci ricorda nel testo Canfora citando lo storico inglese Arnold Toybee, è in realtà l’occidente stesso; eppure assistiamo quotidianamente, forti anche di eventi come quello di Modena, che impressionano profondamente l’opinione pubblica, a proporre l’idea che la minaccia venga dal diverso, dal barbaro moderno, dal nero, dal musulmano, dall’”islamizzazione”.

Singolare è che un mondo che ha smarrito il senso del proprio incedere, identifichi poi come nemico mortale proprio un emblema religioso che, a suo dire, ci contaminerebbe irrimediabilmente: una forma di neocontagio che riconferma, con una certa ironia, la tesi della continuità storica dalla pandemia all’oggi (è uno dei temi di La società dell’emergenza).

L’enfasi con la quale l’avvisaglia dell’islamizzazione viene sparsa a piene mani, non solo da una precisa area politica, ma anche da una buona parte di quella che potremmo definire postinformazione, ha anche una precisa ragione: non riconoscere alcuna responsabilità storica, culturale, ideologica nella situazione di squilibrio nella quale ci troviamo immersi. I fenomeni di radicalizzazione religiosa esistono, beninteso, e vanno perseguiti con le misure che i nostri sistemi già possiedono, ma non vi è dubbio che rappresentino una formidabile opportunità per inasprire l’idea di un mondo diviso, insicuro, schierato, in perenne bilico.

Gli stessi viaggi in gommone dei migranti in Mediterraneo non sono per la vulgata corrente la conseguenza del comportamento predatorio dell’Occidente in Africa e Asia, bensì rappresentano una causa, la causa di nostri problemi, l’invasione invisibile e silenziosa ma che, quando occorre sollevarla e non si occupa delle tragedie in mare, eventualmente di quelle nelle nostre città, fa rumore.

Nel frattempo, qualcuno ci invade, altrettanto silenziosamente, e ciò non è solo tollerato, ma auspicato come neo modello securitario proprio per la difesa di quel blocco i cui privilegi in tempo di crisi ed emergenza debbono essere difesi a ogni costo.

Ecco i’israelizzazione dell’occidente; ecco l’osservazione che Israele si ponga come paradosso: uno dei punti più oscuri della postcontemporaneità diviene nuovo faro da seguire per uscire indenni dalle minacce insite nella medesima.

Insomma, il pericolo non viene dagli altri, ma da noi stessi: dalla nostra cecità che ha sdoganato l’ideale di un sistema di emergenza, sorveglianza, guerra, appartenenza che rischia di ripiombarci nella barbarie, nell’immagine guarda caso biblica del l’occhio per occhio. E che ci renderà tutti ciechi.

L'articolo Islamizzazione o israelizzazione: il pericolo siamo noi proviene da Comune-info.