Le parole di Erri De Luca hanno un peso determinante?

Comune-info - Wednesday, May 27, 2026

Undici anni fa, Erri De Luca andò a processo, di fatto, per reato d’opinione, perché avrebbe istigato al sabotaggio a fianco dei No Tav. Pochissimi scrittori si schierarono con lui. Tra loro Ascanio Celestini, che scrive oggi: «Uno scrittore ha il potere di smuovere le masse? “Quando De Luca parla, le sue parole hanno un peso determinante” scriveva il pm. E invece non ce l’avevano dieci anni fa quando ero d’accordo con Erri e non ce l’hanno adesso che sono in disaccordo. Questa è la faccenda seria da affrontare se vogliamo avere un peso nel presente che ci tocca di vivere…»

Empoli, 6 maggio 2026. Foto di Gaza FREEstyle

Erri De Luca a Gerusalemme: “Sono un sionista e a Gaza non c’è nessun genocidio“. Questo il titolo dell’articolo tradotto lunedì 25 maggio dall’intervista che Erri ha rilasciato a un giornale israeliano. La traduzione è del Foglio. Ci penso da martedì mattina a quello che ho letto su quel giornale che non sempre l’ha trattato bene. Dopo il primo virgolettato quel foglio scrive che “La solitudine non spaventa Erri De Luca. Guarda con cortese disprezzo l’establishment culturale italiano, che ora cerca di punirlo con il silenzio o l’ostracismo”. Alla fine della giornata mi pare che il Foglio abbia preso una cantonata.

Erri De Luca non ha guardato “con cortese disprezzo l’establishment”. Sia perché non c’è un vero establishment, sia perché lo scrittore non ha disprezzato nessuno. Anzi, ha successivamente risposto spiegando meglio cosa pensa e ha cercato di non gettare benzina sul fuoco.

Il fantomatico establishment non è stato per niente in silenzio. È intervenuto in mille maniere.

Le più folcloristiche si mescolano nel minestrone delle notizie. Accanto alla nuova Ferrari elettrica, Robert Kennedy Jr che afferra due serpenti a mani nude e viene morso davanti alla moglie leggo il commento di un politico di Italia Viva (credo, ma da quelle parti si cambia spesso partito). Scrive che “Ci voleva Erri De Luca per rompere questa insopportabile sequenza di balle, di ipocrisia (e in certi casi servizi a pagamento)”. Poi c’è quello che scrive “Oggi ho buttato nel cassonetto tutti Libri di Erri De Luca”. C’è quello che li ha grigliati sul barbecue. Un altro parla della “ennesima ripetizione a cottimo di comunicati stampa di una propaganda che non ha nemmeno il coraggio di chiamarsi tale”. Quello che lo mette nel mucchio di “tutti questi ‘ex qualcosa’ con la memoria corta”. Una signora sorridente comunica: “Non brucerò i suoi libri né li getterò via perché ho troppo rispetto per gli alberi serviti per quella carta, li userò per fermare eventuali sedie e tavoli traballanti”. E poi il più lapidario: “Erri De Luca è un irredentista nazionalista ottocentesco”. Ma anche “Iniziamo a smettere di rendere intoccabili quelle persone intellettuali tanto brave a scrivere libri, a cantare o a dipingere, per esempio, se poi prendono posizioni umanamente di me*da”. C’è immancabilmente il profeta che ci tiene a ricordare che l’aveva già dichiarato sulla sua pagina Facebook a febbraio: “Per il nulla che vale, non comprerò più nessun suo libro”.

Un tizio bizzarro racconta una storia che gli è successa un po’ di anni fa. Partecipava a una “carovana carica di aiuti umanitari da portare in Bosnia”, bussa al vetro di un’automobile in cerca di un cavatappi, scende De Luca e “bofonchia: “Che cazzo vuoi?”. Così, d’emblée. Spiazzato spiego il nostro problema e chiedo se per caso non avessero un cavatappi e lui impassibile ribadisce che della nostra bottiglia di vino non gliene “frega un cazzo”. A posto così, credo di averlo mandato a fare in culo e di essere tornato mestamente al nostro furgone. Da allora Erri De Luca mi sta sui maroni, mai letto nulla di suo, per principio, per quel “cazzo vuoi” sparato in mezzo alla campagna bosniaca. Ecco, caro Erri, mi sa che non mi ero mica sbagliato…”

Ho trovato anche: “Consigli per le vacanze Non comprate più i libri di Erri De Luca (io lo faccio da un bel po’ di anni). Invece andiamo tutti in vacanza in Toscana all’agriturismo Le …”.

Nessun silenzio, dunque, e nemmeno ostracismo.

E ovviamente ci sono anche i commenti seri. Quasi tutti in disaccordo e in linea con la prima riga del post di Loredana Lipperini di alcune ore prima: “Erri De Luca ha detto cose molto sbagliate e ne ha negate, orribilmente, altre (il genocidio)”.

Ma nel finale del suo post Loredana ricorda “molto bene quando, undici anni fa, De Luca andò a processo, nei fatti, per reato d’opinione, perché avrebbe istigato ‘al sabotaggio’ a fianco dei No Tav. E dal momento che ho memoria buona, ricordo anche che pochissimi scrittori si schierarono al suo fianco”. Tra i pochissimi c’ero anche io. Quella volta ero d’accordo con Erri come adesso sono d’accordo con Loredana.

Un PM aveva chiesto otto mesi di galera perché “nelle interviste rilasciate pubblicamente” De Luca “ha commesso incitazione a commettere il sabotaggio” e quando lo scrittore “parla, le sue parole hanno un peso determinante soprattutto sul movimento”. Poi Erri non è stato condannato perché, evidentemente, uno scrittore non ha il potere di smuovere le masse. È questa la brutta notizia di un processo che s’è chiuso a favore dello scrittore. Tra le parole e le cose c’è una distanza che svuota di senso le prime e rende inafferrabili le seconde.

Se avessero condannato Erri De Luca avremmo una speranza in più. “Quando De Luca parla, le sue parole hanno un peso determinante” scriveva il pubblico ministero. E invece non ce l’avevano dieci anni fa quando ero d’accordo con lui e non ce l’hanno adesso che sono in disaccordo. Questa è la faccenda seria da affrontare se vogliamo avere un peso nel presente che ci tocca di vivere.

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