Le Isole Canarie: un laboratorio di produzione di vulnerabilità per i minori non accompagnati

Progetto Melting Pot Europa - Monday, May 25, 2026

FRANCESCA IBRIDI 1

Nel novembre 2020 un’immagine è diventata protagonista dei media europei: il “molo della vergogna”. Duemilaseicento persone stipate sul molo di Arguineguín, sull’isola di Gran Canaria.

Tende improvvisate, servizi inesistenti, corpi ammassati in attesa. Non si trattava di un’eccezione: era la manifestazione di una normalità che di solito rimane nascosta, confinata dentro i centri.

La cosiddetta rotta atlantica collega Senegal, Mauritania, Sahara Occidentale e Marocco alle Isole Canarie. In questi anni, ha acquistato sempre più rilevanza in seguito ai restringimenti dovuti alla diffusione della pandemia di COVID-19, e il conseguente finanziamento spagnolo alla polizia marocchina per sigillare le frontiere di Ceuta e Melilla.

In un contesto totalmente impreparato all’accoglienza, il governo delle Canarie e la Croce Rossa stringono un accordo con l’industria alberghiera: gli hotel ed altre strutture ricettive vengono trasformati in centri di accoglienza temporanei. 

Con la graduale eliminazione delle misure per contenere la pandemia, l’arcipelago si apre nuovamente al suo consueto flusso turistico. Di conseguenza, prende forma il “Plan Canarias“, che prevede la riconversione di strutture pubbliche abbandonate, come ex caserme ed edifici militari, in centri di emergenza.

Il piano viene duramente contestato da organizzazioni come CEAR, Médecins du Monde, Amnesty International e Human Rights Watch, che denunciano le gravi violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate all’interno dei centri.

In “Boza! Diari dalla frontiera” Luca Giliberti e Luca Queirolo-Palmas raccontano che molti scelgono un’esistenza precaria in strada, piuttosto che cedere alle violenze che subisce chi ha la “pulserita”, il braccialetto che sono obbligati ad indossare coloro che vivono nei centri.

Il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli sottolinea che nel corso del 2024 è stato registrato un aumento senza precedenti del numero di “arrivi irregolari” alle Isole Canarie.

Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni spagnolo, almeno 41.425 persone, tra cui 5.699 minori non accompagnati, hanno raggiunto le isole su piccole imbarcazioni tra il 1° gennaio e il 30 novembre.

È l’ennesima manifestazione di un sistema che produce confini mobili: quando si bloccano alcuni passaggi, se ne aprono altri, più remoti e più letali.

I minori non accompagnati che arrivano alle Canarie provengono principalmente da Mali, Senegal e Marocco. Nonostante la natura frammentata e parziale dei dati disponibili, analizzando e comparando le informazioni fornite dalle fonti ufficiali è possibile delineare un profilo migratorio prevalentemente maschile e in età adolescenziale.

I minori non partono esclusivamente per “cercare un futuro migliore”, concetto ormai diventato ridondante nella visione banalizzante diffusa dai media. Alla base della decisione di partire vi è una molteplicità di fattori che rendono i propri luoghi natali inabitabili.

Reportage e inchieste

La Ruta Canaria: sogno e trappola per i minori stranieri (II parte)

Una produzione di Radio Melting Pot

Radio Melting Pot 17 Gennaio 2025

Tra questi rivestono un ruolo fondamentale le politiche neocoloniali europee, attraverso accordi commerciali predatori, sostegno a regimi autoritari, spoliazione delle risorse. Inoltre, la ricerca di accesso all’istruzione risulta un fattore determinante.

Ad esempio, in Marocco e in Senegal tra il 40% e il 65% dei giovani tra i 15 e i 19 anni non ha mai ricevuto un’istruzione o ha abbandonato la scuola.

La principale problematica del sistema d’asilo canario affrontata da chi arriva è la gestione documentale. O meglio, la sistematicità della sua assenza. Spesso i minori arrivano sull’arcipelago sprovvisti di documenti.

In questo caso, la legge spagnola prevede che venga loro rilasciata la “cédula de inscripción“, un documento identificativo che permette di accedere a servizi e richiedere il permesso di soggiorno.

La consegna della cedola avviene quando le forze di polizia dichiarano che si è riscontrata un’impossibilità assoluta di reperire la documentazione del singolo, attestata da una certificazione che deve essere richiesta al consolato del Paese di provenienza.

Sulla carta, il processo dovrebbe concludersi entro novanta giorni dall’arrivo. Nella pratica, migliaia di minori aspettano da anni una risposta.

Gli uffici immigrazione delle Canarie, dichiaratamente sottodimensionati, non riescono a processare le richieste entro i termini. Lo scontro tra governo centrale e amministrazione locale canaria sulla gestione dei minori migranti è arrivato più volte al Tribunale Supremo spagnolo.

Le autorità canarie hanno ripetutamente denunciato l’inadempienza dello Stato nel garantire ai ragazzi l’accesso al sistema di protezione internazionale e nel fornire risorse adeguate all’accoglienza.

Il Tribunale Supremo si è pronunciato due volte a favore dell’esecutivo dell’arcipelago: a marzo 2025 ha ordinato al governo spagnolo di garantire ai minori richiedenti asilo l’accesso al sistema nazionale di accoglienza entro dieci giorni; a giugno, il Tribunale ha imposto nuovi termini perentori minacciando misure coercitive.

Di conseguenza, il 23 giugno 2025 il governo spagnolo e quello delle isole hanno firmato un accordo secondo cui i minori che hanno presentato richiesta di asilo devono essere automaticamente inseriti nel sistema statale. Ma anche questo, nella maggior parte dei casi, non avviene. È stato stimato che più di mille pratiche arretrate non sono nemmeno state avviate.

I minori rimangono quindi in un paradosso kafkiano dove esistono per l’apparato burocratico solo in parte, sono tutelati sulla carta ma non hanno tutele sul piano materiale, sono regolari ma non possono dimostrarlo. La frammentazione delle competenze tra governo centrale, comunità autonoma e uffici immigrazione intrappola i corpi migranti in un limbo giuridico. 

La registrazione del minore nel sistema nazionale rappresenta inoltre un requisito minimo per avviare il processo di “ricollocamento nazionale”. Il Partito Popolare e Vox hanno bloccato per mesi ogni proposta di redistribuzione, usando i minori migranti come arma di propaganda contro il governo centrale.

RTVE 2 riporta che la portavoce di Vox Pepa Millán ha persino messo in discussione il fatto che siano minorenni, affermando che la Spagna “sta aprendo le porte a ragazzi in età militare che non fuggono da alcuna guerra e provengono da culture antagoniste”.

Dopo diversi mesi di trattative e tentativi falliti, il governo statale ha accettato di riformare l’articolo 35 della Ley de Extranjería. Di conseguenza, il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato un decreto reale che dà luogo al trasferimento di circa 3.000 minori nelle altre comunità autonome a partire dal 28 agosto 2025.

Il progetto prevede l’istituzione di un credito straordinario di 100 milioni di euro per finanziare la distribuzione dei giovani senza riferimenti familiari su tutto il territorio nazionale.

Questo procedimento può essere avviato solo qualora la comunità autonoma in questione sia considerata in una situazione di emergenza, ovvero quando il numero di minori migranti accolti sia tre volte superiore alla capacità ordinaria.

I criteri per stabilire i trasferimenti, con peso differente, sono: la popolazione (50%), il reddito pro capite (13%), il tasso di disoccupazione (15%), gli sforzi precedentemente compiuti (6%), la dimensione strutturale (10%), il fatto che si tratti di una città di confine (2%), l’insularità (2%) e la dispersione (2%).

Il 24 novembre 2025, durante la conferenza stampa tenutasi dopo il Consiglio di Governo, il portavoce dell’esecutivo canario Alfonso Cabello ha sottolineato che “la distribuzione tra le comunità autonome dei minori migranti non accompagnati non va a buon ritmo”: solo 154 dei 449 fascicoli inviati allo Stato hanno una risoluzione definitiva.

Inoltre, il governo spagnolo dispone solo di 432 fascicoli sui 2.826 minori che attualmente risiedono nei centri delle Isole Canarie, secondo i dati forniti da EuropaPress 3.

Redistribuire non è una soluzione in sé e per sé. È necessario che sia seguita da pratiche volte all’effettivo inserimento sociale dei minori, prima fra tutte l’istruzione. Jennifer Zuppiroli di Save The Children assicura a RTVE 4 che in alcune comunità autonome “la scolarizzazione inizia non appena il minore entra nel sistema di protezione, mentre in altri casi è più lenta e ci vogliono mesi prima che il minore metta piede in una scuola”.

Spesso a riempire il vuoto lasciato dalle istituzioni entrano in gioco associazioni no profit come Accem, che fornisce assistenza e garantisce un “follow-up personalizzato” in case famiglia che non hanno più di 20 posti. Accem opera in sette comunità autonome, nelle quali cerca di replicare le stesse modalità di azione, nonostante i diversi modelli autonomici.

Un’altra questione problematica è il riconoscimento dell’età. Save the Children 5 ha avvertito che i metodi di determinazione dell’età presentano margini di errore che escludono numerosi minori dal sistema di tutela. A gennaio del 2024 la Procura spagnola ha stimato che erano circa 200 i minori sul suolo spagnolo che erano stati registrati come adulti. 

In un report del 3 novembre 2023 pubblicato da Amnesty International Spagna 6 vengono raccolte le testimonianze dei minori residenti nei centri di accoglienza delle isole. In particolare, si denuncia il fatto che le autorità non compiono le procedure necessarie di accertamento dell’età, anche nei casi in cui il loro aspetto fisico suggerisce che potrebbero essere minorenni.

L’organizzazione ha intervistato 29 persone che si trovavano in rifugi di emergenza per adulti, di cui 12 avevano un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. Tutti questi minori erano stati trattenuti per diversi giorni nei centri di accoglienza temporanea per stranieri (CATE) insieme agli adulti e non avevano ricevuto alcuna misura di protezione aggiuntiva, in contrasto con quanto previsto dal diritto internazionale dei diritti umani.

I minori migranti che attraversano la rotta atlantica non restano semplicemente impigliati in un sistema inefficiente: vengono investiti da una violenza istituzionale che si declina attraverso la dilatazione del tempo, l’impossibilità di ottenere documenti, la produzione sistematica di illegalità.

La violenza non è rintracciabile solo nelle condizioni materiali dei centri sovraffollati o nelle tende montate sui moli, ma nella capacità del sistema di neutralizzare ogni possibilità di futuro. Nella creazione costante e subdola di subalternità permanente. 

La retorica emergenziale giustifica la sospensione dei diritti, le procedure sommarie di accertamento dell’età, l’adibire hotel e strutture ricettive a centri. Tutto ciò nell’attesa di una normalizzazione, che in realtà non viene neanche concepita, in un sistema che funziona solo nell’emergenza.

Alle Isole Canarie non assistiamo al fallimento di un sistema di accoglienza, ma al suo perfetto funzionamento. Quello che le istituzioni europee definiscono “emergenza” è in realtà un dispositivo consolidato, calibrato per produrre vulnerabilità permanente.

L’arcipelago spagnolo si è così trasformato in un luogo di frontiera simbolica e materiale, in cui si concretizza l’approccio securitario delle politiche migratorie europee.

  1. Francesca Ibridi, dopo aver intrapreso un primo percorso di studi linguistici, si è specializzata in relazioni internazionali focalizzando la propria ricerca sulle dinamiche migratorie e, nello specifico, sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati. Il suo lavoro si concentra sulle tutele giuridiche, sui dispositivi di accoglienza e sulle dinamiche di inclusione ed esclusione che investono questa specifica categoria di soggetti. Attraverso questa lente, l’autrice analizza l’impatto delle politiche migratorie europee e come queste influenzino la capacità dei minori di esercitare la propria agency ↩︎
  2. El Congreso da luz verde al reparto de menores migrantes entre las comunidades con el voto en contra de PP y Vox – RTVE (10 aprile 2025) ↩︎
  3. Canarias responde a Torres que la distribución de los menores migrantes “no va a buen ritmo” – EuropaPress (novembre 2025) ↩︎
  4. ¿Hoteles de lujo para menores migrantes? Así funciona el sistema de acogida en España (settembre 2025) ↩︎
  5. Aumenta más de un 116% la llegada de menores de edad migrantes a España en el 2023 ↩︎
  6. Canarias/ Nueva investigación: Niños y niñas que viajan solos detenidos junto a adultos y con sus pertenencias confiscadas (novembre 2023) ↩︎