Le Isole Canarie: un laboratorio di produzione di vulnerabilità per i minori non accompagnati
FRANCESCA IBRIDI 1
Nel novembre 2020 un’immagine è diventata protagonista dei media europei: il
“molo della vergogna”. Duemilaseicento persone stipate sul molo di Arguineguín,
sull’isola di Gran Canaria.
Tende improvvisate, servizi inesistenti, corpi ammassati in attesa. Non si
trattava di un’eccezione: era la manifestazione di una normalità che di solito
rimane nascosta, confinata dentro i centri.
La cosiddetta rotta atlantica collega Senegal, Mauritania, Sahara Occidentale e
Marocco alle Isole Canarie. In questi anni, ha acquistato sempre più rilevanza
in seguito ai restringimenti dovuti alla diffusione della pandemia di COVID-19,
e il conseguente finanziamento spagnolo alla polizia marocchina per sigillare le
frontiere di Ceuta e Melilla.
In un contesto totalmente impreparato all’accoglienza, il governo delle Canarie
e la Croce Rossa stringono un accordo con l’industria alberghiera: gli hotel ed
altre strutture ricettive vengono trasformati in centri di accoglienza
temporanei.
Con la graduale eliminazione delle misure per contenere la pandemia,
l’arcipelago si apre nuovamente al suo consueto flusso turistico. Di
conseguenza, prende forma il “Plan Canarias“, che prevede la riconversione di
strutture pubbliche abbandonate, come ex caserme ed edifici militari, in centri
di emergenza.
Il piano viene duramente contestato da organizzazioni come CEAR, Médecins du
Monde, Amnesty International e Human Rights Watch, che denunciano le gravi
violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate all’interno dei centri.
In “Boza! Diari dalla frontiera” Luca Giliberti e Luca Queirolo-Palmas
raccontano che molti scelgono un’esistenza precaria in strada, piuttosto che
cedere alle violenze che subisce chi ha la “pulserita”, il braccialetto che sono
obbligati ad indossare coloro che vivono nei centri.
Il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli sottolinea che nel corso del
2024 è stato registrato un aumento senza precedenti del numero di “arrivi
irregolari” alle Isole Canarie.
Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni spagnolo, almeno 41.425
persone, tra cui 5.699 minori non accompagnati, hanno raggiunto le isole su
piccole imbarcazioni tra il 1° gennaio e il 30 novembre.
È l’ennesima manifestazione di un sistema che produce confini mobili: quando si
bloccano alcuni passaggi, se ne aprono altri, più remoti e più letali.
I minori non accompagnati che arrivano alle Canarie provengono principalmente da
Mali, Senegal e Marocco. Nonostante la natura frammentata e parziale dei dati
disponibili, analizzando e comparando le informazioni fornite dalle fonti
ufficiali è possibile delineare un profilo migratorio prevalentemente maschile e
in età adolescenziale.
I minori non partono esclusivamente per “cercare un futuro migliore”, concetto
ormai diventato ridondante nella visione banalizzante diffusa dai media. Alla
base della decisione di partire vi è una molteplicità di fattori che rendono i
propri luoghi natali inabitabili.
Reportage e inchieste
LA RUTA CANARIA: SOGNO E TRAPPOLA PER I MINORI STRANIERI (II PARTE)
Una produzione di Radio Melting Pot
Radio Melting Pot
17 Gennaio 2025
Tra questi rivestono un ruolo fondamentale le politiche neocoloniali europee,
attraverso accordi commerciali predatori, sostegno a regimi autoritari,
spoliazione delle risorse. Inoltre, la ricerca di accesso all’istruzione risulta
un fattore determinante.
Ad esempio, in Marocco e in Senegal tra il 40% e il 65% dei giovani tra i 15 e i
19 anni non ha mai ricevuto un’istruzione o ha abbandonato la scuola.
La principale problematica del sistema d’asilo canario affrontata da chi arriva
è la gestione documentale. O meglio, la sistematicità della sua assenza. Spesso
i minori arrivano sull’arcipelago sprovvisti di documenti.
In questo caso, la legge spagnola prevede che venga loro rilasciata la “cédula
de inscripción“, un documento identificativo che permette di accedere a servizi
e richiedere il permesso di soggiorno.
La consegna della cedola avviene quando le forze di polizia dichiarano che si è
riscontrata un’impossibilità assoluta di reperire la documentazione del singolo,
attestata da una certificazione che deve essere richiesta al consolato del Paese
di provenienza.
Sulla carta, il processo dovrebbe concludersi entro novanta giorni dall’arrivo.
Nella pratica, migliaia di minori aspettano da anni una risposta.
Gli uffici immigrazione delle Canarie, dichiaratamente sottodimensionati, non
riescono a processare le richieste entro i termini. Lo scontro tra governo
centrale e amministrazione locale canaria sulla gestione dei minori migranti è
arrivato più volte al Tribunale Supremo spagnolo.
Le autorità canarie hanno ripetutamente denunciato l’inadempienza dello Stato
nel garantire ai ragazzi l’accesso al sistema di protezione internazionale e nel
fornire risorse adeguate all’accoglienza.
Il Tribunale Supremo si è pronunciato due volte a favore dell’esecutivo
dell’arcipelago: a marzo 2025 ha ordinato al governo spagnolo di garantire ai
minori richiedenti asilo l’accesso al sistema nazionale di accoglienza entro
dieci giorni; a giugno, il Tribunale ha imposto nuovi termini perentori
minacciando misure coercitive.
Di conseguenza, il 23 giugno 2025 il governo spagnolo e quello delle isole hanno
firmato un accordo secondo cui i minori che hanno presentato richiesta di asilo
devono essere automaticamente inseriti nel sistema statale. Ma anche questo,
nella maggior parte dei casi, non avviene. È stato stimato che più di mille
pratiche arretrate non sono nemmeno state avviate.
I minori rimangono quindi in un paradosso kafkiano dove esistono per l’apparato
burocratico solo in parte, sono tutelati sulla carta ma non hanno tutele sul
piano materiale, sono regolari ma non possono dimostrarlo. La frammentazione
delle competenze tra governo centrale, comunità autonoma e uffici immigrazione
intrappola i corpi migranti in un limbo giuridico.
La registrazione del minore nel sistema nazionale rappresenta inoltre un
requisito minimo per avviare il processo di “ricollocamento nazionale”. Il
Partito Popolare e Vox hanno bloccato per mesi ogni proposta di redistribuzione,
usando i minori migranti come arma di propaganda contro il governo centrale.
RTVE 2 riporta che la portavoce di Vox Pepa Millán ha persino messo in
discussione il fatto che siano minorenni, affermando che la Spagna “sta aprendo
le porte a ragazzi in età militare che non fuggono da alcuna guerra e provengono
da culture antagoniste”.
Dopo diversi mesi di trattative e tentativi falliti, il governo statale ha
accettato di riformare l’articolo 35 della Ley de Extranjería. Di conseguenza,
il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato un decreto reale che dà luogo al
trasferimento di circa 3.000 minori nelle altre comunità autonome a partire dal
28 agosto 2025.
Il progetto prevede l’istituzione di un credito straordinario di 100 milioni di
euro per finanziare la distribuzione dei giovani senza riferimenti familiari su
tutto il territorio nazionale.
Questo procedimento può essere avviato solo qualora la comunità autonoma in
questione sia considerata in una situazione di emergenza, ovvero quando il
numero di minori migranti accolti sia tre volte superiore alla capacità
ordinaria.
I criteri per stabilire i trasferimenti, con peso differente, sono: la
popolazione (50%), il reddito pro capite (13%), il tasso di disoccupazione
(15%), gli sforzi precedentemente compiuti (6%), la dimensione strutturale
(10%), il fatto che si tratti di una città di confine (2%), l’insularità (2%) e
la dispersione (2%).
Il 24 novembre 2025, durante la conferenza stampa tenutasi dopo il Consiglio di
Governo, il portavoce dell’esecutivo canario Alfonso Cabello ha sottolineato che
“la distribuzione tra le comunità autonome dei minori migranti non accompagnati
non va a buon ritmo”: solo 154 dei 449 fascicoli inviati allo Stato hanno una
risoluzione definitiva.
Inoltre, il governo spagnolo dispone solo di 432 fascicoli sui 2.826 minori che
attualmente risiedono nei centri delle Isole Canarie, secondo i dati forniti da
EuropaPress 3.
Redistribuire non è una soluzione in sé e per sé. È necessario che sia seguita
da pratiche volte all’effettivo inserimento sociale dei minori, prima fra tutte
l’istruzione. Jennifer Zuppiroli di Save The Children assicura a RTVE 4 che in
alcune comunità autonome “la scolarizzazione inizia non appena il minore entra
nel sistema di protezione, mentre in altri casi è più lenta e ci vogliono mesi
prima che il minore metta piede in una scuola”.
Spesso a riempire il vuoto lasciato dalle istituzioni entrano in gioco
associazioni no profit come Accem, che fornisce assistenza e garantisce un
“follow-up personalizzato” in case famiglia che non hanno più di 20 posti. Accem
opera in 15 comunità autonome e nelle comunità autonome di Ceuta e Melilla,
nelle quali cerca di replicare le stesse modalità di azione, nonostante i
diversi modelli autonomici.
Un’altra questione problematica è il riconoscimento dell’età. Save the Children
5 ha avvertito che i metodi di determinazione dell’età presentano margini di
errore che escludono numerosi minori dal sistema di tutela. A gennaio del 2024
la Procura spagnola ha stimato che erano circa 200 i minori sul suolo spagnolo
che erano stati registrati come adulti.
In un report del 3 novembre 2023 pubblicato da Amnesty International Spagna 6
vengono raccolte le testimonianze dei minori residenti nei centri di accoglienza
delle isole. In particolare, si denuncia il fatto che le autorità non compiono
le procedure necessarie di accertamento dell’età, anche nei casi in cui il loro
aspetto fisico suggerisce che potrebbero essere minorenni.
L’organizzazione ha intervistato 29 persone che si trovavano in rifugi di
emergenza per adulti, di cui 12 avevano un’età compresa tra i 15 e i 17 anni.
Tutti questi minori erano stati trattenuti per diversi giorni nei centri di
accoglienza temporanea per stranieri (CATE) insieme agli adulti e non avevano
ricevuto alcuna misura di protezione aggiuntiva, in contrasto con quanto
previsto dal diritto internazionale dei diritti umani.
I minori migranti che attraversano la rotta atlantica non restano semplicemente
impigliati in un sistema inefficiente: vengono investiti da una violenza
istituzionale che si declina attraverso la dilatazione del tempo,
l’impossibilità di ottenere documenti, la produzione sistematica di illegalità.
La violenza non è rintracciabile solo nelle condizioni materiali dei centri
sovraffollati o nelle tende montate sui moli, ma nella capacità del sistema di
neutralizzare ogni possibilità di futuro. Nella creazione costante e subdola di
subalternità permanente.
La retorica emergenziale giustifica la sospensione dei diritti, le procedure
sommarie di accertamento dell’età, l’adibire hotel e strutture ricettive a
centri. Tutto ciò nell’attesa di una normalizzazione, che in realtà non viene
neanche concepita, in un sistema che funziona solo nell’emergenza.
Alle Isole Canarie non assistiamo al fallimento di un sistema di accoglienza, ma
al suo perfetto funzionamento. Quello che le istituzioni europee definiscono
“emergenza” è in realtà un dispositivo consolidato, calibrato per produrre
vulnerabilità permanente.
L’arcipelago spagnolo si è così trasformato in un luogo di frontiera simbolica e
materiale, in cui si concretizza l’approccio securitario delle politiche
migratorie europee.
1. Francesca Ibridi, dopo aver intrapreso un primo percorso di studi
linguistici, si è specializzata in relazioni internazionali focalizzando la
propria ricerca sulle dinamiche migratorie e, nello specifico, sulla
condizione dei minori stranieri non accompagnati. Il suo lavoro si concentra
sulle tutele giuridiche, sui dispositivi di accoglienza e sulle dinamiche di
inclusione ed esclusione che investono questa specifica categoria di
soggetti. Attraverso questa lente, l’autrice analizza l’impatto delle
politiche migratorie europee e come queste influenzino la capacità dei
minori di esercitare la propria agency ↩︎
2. El Congreso da luz verde al reparto de menores migrantes entre las
comunidades con el voto en contra de PP y Vox – RTVE (10 aprile 2025) ↩︎
3. Canarias responde a Torres que la distribución de los menores migrantes “no
va a buen ritmo” – EuropaPress (novembre 2025) ↩︎
4. ¿Hoteles de lujo para menores migrantes? Así funciona el sistema de acogida
en España (settembre 2025) ↩︎
5. Aumenta más de un 116% la llegada de menores de edad migrantes a España en
el 2023 ↩︎
6. Canarias/ Nueva investigación: Niños y niñas que viajan solos detenidos
junto a adultos y con sus pertenencias confiscadas (novembre 2023) ↩︎