
La Flotilla nuovamente sotto attacco. Gli equipaggi segnalano raffiche di spari.
Pressenza - Tuesday, May 19, 2026Mentre scriviamo, le forze israeliane stanno aprendo il fuoco contro le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla ancora in navigazione verso Gaza, in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia, al largo di Cipro. Lo confermano gli equipaggi a bordo.
Si tratta dell’uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, non violenti e inermi, che tengono le mani alzate e indossano i giubbetti di salvataggio. Non è più soltanto abbordaggio, sequestro e sabotaggio: è fuoco aperto su una missione umanitaria e pacifica.
È esattamente ciò che la Global Sumud Flotilla aveva denunciato e previsto il 15 maggio scorso: Israele ha costruito a tavolino la menzogna dei «violenti» per ottenere il consenso all’uso di una forza potenzialmente letale. Lo avevamo scritto prima che agissero. Nessun governo e nessun leader potrà affermare di non sapere.
L’operazione è iniziata il 18 maggio e prosegue senza sosta da oltre ventiquattro ore.
Israele ha schierato quattro navi da guerra e sei imbarcazioni veloci contro una flotta eterogenea di piccole barche a vela, natanti in legno e modesti motoscafi.
Ricordiamo che lo stesso copione propagandistico fu usato per giustificare il massacro di dieci operatori umanitari a bordo della Mavi Marmara, il 31 maggio 2010, anch’esso in acque internazionali. Non permetteremo che la storia si ripeta nel silenzio.
Schierare un’enorme forza militare e aprire il fuoco contro una manciata di civili disarmati non è un’operazione di sicurezza: è un atto di guerra contro una missione umanitaria e la prova del disprezzo totale del regime Netanyahu per la vita umana e per lo stato di diritto.
L’uso di proiettili — la cui tipologia non è ancora confermata, ma che anche se di gomma sono notoriamente in grado di uccidere a distanza ravvicinata — contro persone inermi in alto mare espone deliberatamente la vita dei partecipanti a un rischio gravissimo e immediato, in palese violazione della libertà di navigazione in acque internazionali, della tutela accordata alle navi che trasportano aiuti umanitari e del diritto italiana, soggetti pertanto alla giurisdizione italiana.
L’apertura del fuoco aggrava in modo decisivo il quadro già denunciato il 30 aprile e integra, in particolare:
- il tentato omicidio (artt. 56 e 575 c.p.), poiché sparare proiettili contro persone inermi costituisce atto idoneo e diretto in modo non equivoco a cagionarne la morte;
- il sequestro di persona (art. 605 c.p.) per la privazione della libertà personale dei partecipanti trasferiti con la forza;
- il tentato naufragio e il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio (artt. 428 e 449 c.p.) per lo speronamento e il sabotaggio dei natanti;
- le lesioni personali e la violenza privata (artt. 582-583 e 610 c.p.) in danno di chi sia stato colpito o costretto con la forza;
- la pirateria e la violazione delle convenzioni internazionali sulla navigazione ratificate dall’Italia (art. 1135 cod. nav.; UNCLOS).
Sul piano internazionale, l’aggressione viola gli articoli 2, 3 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo — diritto alla vita, divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, libertà personale. Il trasferimento illegale in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane espongono inoltre attiviste e attivisti al rischio concreto di tortura, come già accertato dalle testimonianze raccolte da Adalah e dall’indagine per tortura aperta dalla Procura di Roma.
Solo circa dieci imbarcazioni mantengono ancora la rotta verso Gaza.
Decine di imbarcazioni sono già state intercettate, danneggiate o lasciate alla deriva. Centinaia di partecipanti civili — medici, giornalisti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi — sono stati rapiti e trasferiti con la forza verso un porto della Palestina occupata.
A bordo delle barche battenti bandiera italiana e tra i partecipanti vi sono cittadini italiani: secondo le informazioni disponibili almeno dodici italiani risultano fermati, tra i quali attivisti di lungo corso e un parlamentare.
La presenza a bordo di cittadini italiani e di natanti battenti bandiera italiana fa sorgere in capo allo Stato italiano non una facoltà, ma un preciso obbligo positivo di protezione.
Tutte le persone a bordo di navi battenti bandiera italiana sono sottoposte alla giurisdizione italiana ai sensi dei trattati sui diritti umani ratificati dall’Italia, che impongono allo Stato di adottare, con la dovuta diligenza, ogni misura necessaria a proteggere la vita umana. È un dovere, non un’opzione politica: il silenzio e l’inerzia, di fronte al fuoco aperto su civili italiani, equivalgono a un venir meno a tale obbligo.
Per queste ragioni la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla chiede con la massima urgenza al Governo italiano di:
- Intervenire immediatamente e con ogni mezzo per far cessare l’uso della forza armata contro le imbarcazioni e ottenere l’immediata liberazione di tutti i cittadini italiani e di tutti i partecipanti imbarcati su navi battenti bandiera italiana, garantendone l’integrità fisica e la tutela dei diritti fondamentali.
- Adottare senza indugio misure di protezione attiva delle imbarcazioni battenti bandiera italiana e dei loro equipaggi, anche mediante l’impiego di assetti navali, conformemente al diritto internazionale, che riconosce la legittimità — e in questo caso la doverosità — di azioni di protezione poste in essere a salvaguardia di navi e cittadini sotto giurisdizione italiana.
- Condannare pubblicamente e formalmente l’apertura del fuoco e gli atti posti in essere da Israele contro la missione, e avviare senza ritardo l’accertamento delle responsabilità penali, sostenendo l’indagine già aperta dalla Procura della Repubblica di Roma per sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio etortura, alla quale i fatti odierni aggiungono l’ipotesi di tentato omicidio.
- Inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, intimando la cessazione di ogni atto ostile contro la Flotilla e il rispetto della natura esclusivamente umanitaria e pacifica della missione.
- Attivare con la massima tempestività misure di protezione consolare e assistenza legale per ogni cittadino italiano fermato o detenuto, ottenendo informazioni ufficiali su condizioni e luogo di trattenimento, pieno accesso consolare e legale e il coinvolgimento di organismi internazionali di monitoraggio.
- Adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario destinato alla popolazione civile di Gaza.
Non navighiamo soltanto per consegnare aiuti: navighiamo per smascherare la complicità che rende necessaria la nostra navigazione. Ogni comandante navale e ogni commando coinvolto in questa operazione viene documentato; le prove vengono trasmesse a team legali internazionali che guidano procedimenti penali in venti
giurisdizioni.
L’impunità di Israele ha una data di scadenza. Navighiamo con l’eredità di un popolo che resiste da otto decenni, radicato nella fermezza, nel Sumud. Non ci fermeremo finché l’assedio non sarà spezzato e finché la Palestina non sarà libera. Il mondo sta guardando. Chiediamo al Governo italiano di agire ora.