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La solidarietà in tanti minuti, ma grandi, momenti di ‘silenzio per la pace’
In tantissime città e località di tutta Italia variegate minute, cioè piccole, iniziative che coinvolgono molteplici gruppi di persone aggregate dall’impegno di testimoniare, con la propria taciturna ma eloquente costante presenza, il loro dissenso al bellicismo e alle politiche militariste oggi e nei prossimi giorni verranno svolte esprimendo un’unanime coro di protesta contro l’attacco delle imbarcazioni e il sequestro degli equipaggi della Global Sumud Flotilla. Oggi a Genova la 1251esima ORA IN SILENZIO PER LA PACE, come di consueto praticata ogni giovedì nel pomeriggio, dalle 18 alle 19, in un luogo emblematico – sulla gradinata di Palazzo Ducale, che è uno dei principali edifici storici del capoluogo ligure, in passato sede del dogato dell’antica Repubblica, ora un museo e la sede della cittadina Fondazione per la Cultura, sulla cui facciata è affisso lo striscione con scritto R1PUD1A – verrà svolta all’insegna del messaggio così enunciato: > 35 italiani rapiti. Il governo italiano ha il dovere di difenderli > > Si tratta di attivisti della Sumud Flotilla, che hanno deciso di cercare di > forzare l’assedio israeliano a Gaza insieme ad attivisti di decine di altre > nazionalità. > > Erano intenzionati a raggiungere Gaza per consegnare aiuti alla popolazione > stremata da due anni e mezzo di bombardamenti e di assedio, sono stati > intercettati e sequestrati dalla marina militare israeliana. > > Erano in acque internazionali. Si trovavano vicino a Cipro, in piena > Europa. Ancora lontanissimi da Gaza. E, anche se si fossero avvicinati, le > acque di Gaza non sono territorio israeliano. > > Le barche che battevano bandiera italiana quindi erano a tutti gli effetti > territorio italiano. Il nostro paese, che continua ad aumentare le spese > militari e continua a blaterare di “orgoglio nazionale” non ha neppure deciso > di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per esigere l’immediato rilascio > degli attivisti e la garanzia della loro incolumità. > > Trasportavano aiuti umanitari. > > Per due anni e mezzo Israele ha chiuso i confini di Gaza, impedendo l’ingresso > degli aiuti o lasciandone entrare una quantità minima, del tutto > sproporzionata rispetto alle esigenze della popolazione. I palestinesi di Gaza > vivono in alloggi di fortuna, sono privi di medicine e di acqua potabile. Il > numero dei topi sta aumentando in maniera preoccupante. Migliaia di cadaveri > sono ancora sotto le macerie. > > Non esistono altri modi di consegnare aiuti umanitari. I confini di terra e i > porti sono chiusi > A differenza della Russia, Israele non è stata colpita da sanzioni > internazionali. Il commercio, anche di armi, tra italia e Israele è > attivissimo. Eppure è un paese che si sta macchiando di genocidio. > > A Genova, come in tutto il mondo, migliaia di persone manifestano la propria > solidarietà agli a alle attiviste della flotilla. Anche noi esprimiamo la > nostra solidarietà, e la nostra convinzione che il loro coraggio sarà > ricordato quando la storia chiederà a tutti i paesi del mondo, Italia > compresa, che cosa hanno fatto per impedire il genocidio di Gaza. > > E attendiamo la scarcerazione di Mohamed Hanoun, il cui arresto è stato > annullato dalla Cassazione, ma che si trova tuttora in carcere in attesa della > rivalutazione del tribunale del riesame. Il cartello esposto venerdì prossimo, 22 maggio, a Casale Monferrato. Oltre che oggi a Genova, consueti presidi e sit-in mensili, settimanali e quotidiani sono in programma, ad esempio, giovedì a Bari, Grosseto, Lucca, Milano e Verona, venerdì a Bra e Casale Monferrato, sabato a Ivrea, Sartirana Lomellina, Sondrio e Torino, domenica a Palermo e Sassari, lunedì a Sestri Levante,… tutti i giorni a Cagliari, Milano e Vercelli. Quelli in svolgimento in una 70ina di piazze sparse in tutta la penisola sono indicati nella mappa online e pubblicata nella colonna a destra della home-page e di ogni pagina della sezione italiana di Pressenza. Maddalena Brunasti
May 20, 2026
Pressenza
“Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità”, il 21 maggio a Rovereto
L’incontro con Marco Pertile e Riccardo Corradini, rispettivamente docente di diritto internazionale all’Università di Trento e medico referente dell’associazione Sanitari per Gaza, fornisce l’occasione di approfondire conoscenze sulla situazione dei diritti umani in Palestina e sulle responsabilità internazionali nella loro violazione.  L’iniziativa è proposta per riflettere sulla complessa situazione mediorientale e sul coinvolgimento di istituzioni, governi e società civile: “Un incontro per rompere il silenzio e denunciare l’illegittimo assedio della Striscia di Gaza – spiegano le organizzazioni promotrici – Come organizzazioni della società civile non possiamo restare a guardare di fronte alla violazione dei diritti umani e pertanto chiediamo la fine immediata della complicità politica e istituzionale con le violenze e i crimini bellici. Sosteniamo con forza il coraggio della Flotilla umanitaria, impegnata a sfidare i blocchi per portare aiuti concreti e vitali alla popolazione civile“.   In svolgimento giovedì 21 maggio dalle 20:30 nella Sala Conferenze della sede di Rovereto della Fondazione Caritro (piazza Rosmini), l’incontro sul tema Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità è inserito nella rassegna Gaza: lì dove brucia l’anima del mondo. Il prossimo incontro del ciclo, previsto per giovedì 28 maggio (ore 17.30, Sala Conferenze della Fondazione Caritro – piazza Rosmini) sarà sul tema Sumud, storie di donne palestinesi che resistono, svolto insieme a Maria Cristina Paciello, Docente di Storia dei Paesi islamici all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Durante gli incontri sarà presente Emergency Trento con un banchetto informativo.   Le organizzazioni promotrici delle iniziative sono: • Donne in Nero – Rovereto  • Pace per Gerusalemme onlus  • A.N.P.I. Rovereto- Vallagarina  • Giuristi Democratici – Sezione Trentino Sudtirol  • Centro Pace Ecologia Diritti Umani di Rovereto  • CGIL del Trentino  • Ass. Ubalda Bettini Girella  • Associazione Sanitari per Gaza  • Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani • gruppo BDS Trentino Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza
La Flotilla nuovamente sotto attacco. Gli equipaggi segnalano raffiche di spari.
Mentre scriviamo, le forze israeliane stanno aprendo il fuoco contro le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla ancora in navigazione verso Gaza, in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia, al largo di Cipro. Lo confermano gli equipaggi a bordo. Si tratta dell’uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, non violenti e inermi, che tengono le mani alzate e indossano i giubbetti di salvataggio. Non è più soltanto abbordaggio, sequestro e sabotaggio: è fuoco aperto su una missione umanitaria e pacifica. È esattamente ciò che la Global Sumud Flotilla aveva denunciato e previsto il 15 maggio scorso: Israele ha costruito a tavolino la menzogna dei «violenti» per ottenere il consenso all’uso di una forza potenzialmente letale. Lo avevamo scritto prima che agissero. Nessun governo e nessun leader potrà affermare di non sapere. L’operazione è iniziata il 18 maggio e prosegue senza sosta da oltre ventiquattro ore. Israele ha schierato quattro navi da guerra e sei imbarcazioni veloci contro una flotta eterogenea di piccole barche a vela, natanti in legno e modesti motoscafi. Ricordiamo che lo stesso copione propagandistico fu usato per giustificare il massacro di dieci operatori umanitari a bordo della Mavi Marmara, il 31 maggio 2010, anch’esso in acque internazionali. Non permetteremo che la storia si ripeta nel silenzio. Schierare un’enorme forza militare e aprire il fuoco contro una manciata di civili disarmati non è un’operazione di sicurezza: è un atto di guerra contro una missione umanitaria e la prova del disprezzo totale del regime Netanyahu per la vita umana e per lo stato di diritto. L’uso di proiettili — la cui tipologia non è ancora confermata, ma che anche se di gomma sono notoriamente in grado di uccidere a distanza ravvicinata — contro persone inermi in alto mare espone deliberatamente la vita dei partecipanti a un rischio gravissimo e immediato, in palese violazione della libertà di navigazione in acque internazionali, della tutela accordata alle navi che trasportano aiuti umanitari e del diritto italiana, soggetti pertanto alla giurisdizione italiana. L’apertura del fuoco aggrava in modo decisivo il quadro già denunciato il 30 aprile e integra, in particolare: * il tentato omicidio (artt. 56 e 575 c.p.), poiché sparare proiettili contro persone inermi costituisce atto idoneo e diretto in modo non equivoco a cagionarne la morte; * il sequestro di persona (art. 605 c.p.) per la privazione della libertà personale dei partecipanti trasferiti con la forza; * il tentato naufragio e il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio (artt. 428 e 449 c.p.) per lo speronamento e il sabotaggio dei natanti; * le lesioni personali e la violenza privata (artt. 582-583 e 610 c.p.) in danno di chi sia stato colpito o costretto con la forza; * la pirateria e la violazione delle convenzioni internazionali sulla navigazione ratificate dall’Italia (art. 1135 cod. nav.; UNCLOS). Sul piano internazionale, l’aggressione viola gli articoli 2, 3 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo — diritto alla vita, divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, libertà personale. Il trasferimento illegale in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane espongono inoltre attiviste e attivisti al rischio concreto di tortura, come già accertato dalle testimonianze raccolte da Adalah e dall’indagine per tortura aperta dalla Procura di Roma. Solo circa dieci imbarcazioni mantengono ancora la rotta verso Gaza. Decine di imbarcazioni sono già state intercettate, danneggiate o lasciate alla deriva. Centinaia di partecipanti civili — medici, giornalisti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi — sono stati rapiti e trasferiti con la forza verso un porto della Palestina occupata. A bordo delle barche battenti bandiera italiana e tra i partecipanti vi sono cittadini italiani: secondo le informazioni disponibili almeno dodici italiani risultano fermati, tra i quali attivisti di lungo corso e un parlamentare. La presenza a bordo di cittadini italiani e di natanti battenti bandiera italiana fa sorgere in capo allo Stato italiano non una facoltà, ma un preciso obbligo positivo di protezione. Tutte le persone a bordo di navi battenti bandiera italiana sono sottoposte alla giurisdizione italiana ai sensi dei trattati sui diritti umani ratificati dall’Italia, che impongono allo Stato di adottare, con la dovuta diligenza, ogni misura necessaria a proteggere la vita umana. È un dovere, non un’opzione politica: il silenzio e l’inerzia, di fronte al fuoco aperto su civili italiani, equivalgono a un venir meno a tale obbligo. Per queste ragioni la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla chiede con la massima urgenza al Governo italiano di: * Intervenire immediatamente e con ogni mezzo per far cessare l’uso della forza armata contro le imbarcazioni e ottenere l’immediata liberazione di tutti i cittadini italiani e di tutti i partecipanti imbarcati su navi battenti bandiera italiana, garantendone l’integrità fisica e la tutela dei diritti fondamentali. * Adottare senza indugio misure di protezione attiva delle imbarcazioni battenti bandiera italiana e dei loro equipaggi, anche mediante l’impiego di assetti navali, conformemente al diritto internazionale, che riconosce la legittimità — e in questo caso la doverosità — di azioni di protezione poste in essere a salvaguardia di navi e cittadini sotto giurisdizione italiana. * Condannare pubblicamente e formalmente l’apertura del fuoco e gli atti posti in essere da Israele contro la missione, e avviare senza ritardo l’accertamento delle responsabilità penali, sostenendo l’indagine già aperta dalla Procura della Repubblica di Roma per sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e tortura, alla quale i fatti odierni aggiungono l’ipotesi di tentato omicidio. * Inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, intimando la cessazione di ogni atto ostile contro la Flotilla e il rispetto della natura esclusivamente umanitaria e pacifica della missione. * Attivare con la massima tempestività misure di protezione consolare e assistenza legale per ogni cittadino italiano fermato o detenuto, ottenendo informazioni ufficiali su condizioni e luogo di trattenimento, pieno accesso consolare e legale e il coinvolgimento di organismi internazionali di monitoraggio. * Adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario destinato alla popolazione civile di Gaza. Non navighiamo soltanto per consegnare aiuti: navighiamo per smascherare la complicità che rende necessaria la nostra navigazione. Ogni comandante navale e ogni commando coinvolto in questa operazione viene documentato; le prove vengono trasmesse a team legali internazionali che guidano procedimenti penali in venti giurisdizioni. L’impunità di Israele ha una data di scadenza. Navighiamo con l’eredità di un popolo che resiste da otto decenni, radicato nella fermezza, nel Sumud. Non ci fermeremo finché l’assedio non sarà spezzato e finché la Palestina non sarà libera. Il mondo sta guardando. Chiediamo al Governo italiano di agire ora.       Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
Gli equipaggi sequestrati dall’esercito israeliano: centinaia di persone detenute illegalmente
La Global Sumud Flotilla ha ricevuto conferma che le centinaia di persone facenti parte degli equipaggi civili rapiti illegalmente durante l’aggressione navale israeliana avvenuta in alto mare ieri (lunedì 18 maggio) stanno venendo trasferite dalle forze di occupazione israeliane verso un porto della Palestina occupata. L’imbarcazione militare che trasporta gli equipaggi sequestrati – tra cui medici, giornalisti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi – dovrebbe attraccare approssimativamente alle 16:30 ora locale. La Global Sumud Flotilla chiede l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i propri equipaggi, insieme agli oltre 9.000 prigionieri politici palestinesi arbitrariamente detenuti e sottoposti a un regime istituzionalizzato di terrore di Stato. La GSF invita inoltre i leader mondiali a chiedere la liberazione degli equipaggi della Flotilla, dei prigionieri politici palestinesi e degli ostaggi, nonché la fine del genocidio e del blocco di Gaza. Alla luce delle testimonianze relative al rapimento illegale del 29 aprile di equipaggi della GSF in acque internazionali – che descrivono pratiche di tortura, gravi abusi fisici e violenze sessuali invasive perpetrate dalle forze di occupazione israeliane – la GSF nutre gravi e assillanti preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente.   Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
La manifestazione settimanale in solidarietà con gli equipaggi della GSF
Oggi – 1° maggio 2026 – la consueta “Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale” è stata svolta in solidarietà con gli equipaggi della Global Sumud Flotilla che nella notte tra il 29 e 30 marzo scorsi sono stati assaltati e sequestrati dalla marina israeliana. Da venerdì 24 aprile scorso durante la manifestazione viene diffuso il suono della sirena che, nelle città assediate, avverte la popolazione di un imminente attacco. Al sentirla, una donna ha spiegato di ricordare questo suono, che sentiva da piccola, e raccontato: L’iniziativa della “Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale”, una delle numerose attività indicate sulla mappa di presidi per la pace online nella colonna a destra delle pagine nella sezione italiana del sito di Pressenza, viene praticata a Casale Monferrato ogni venerdì continuativamente dal primo di gennaio 2024. MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE a Casale Monferrato, in piazza Mazzini (o ‘del cavallo’), ogni venerdì, dalle 18:30 alle 19 sito web – Facebook – mezzoraperlapace@gmail.com Reportage realizzato a cura di LISISTRATA NEL XXI SECOLO (Maddalena Brunasti) Redazione Piemonte Orientale
May 1, 2026
Pressenza
GSF Italia chiede al Governo italiano azioni chiare, rispetto del diritto internazionale e tutela della missione
L’abbordaggio illegale e il sequestro degli equipaggi delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla da parte di Israele nella notte tra il 29 e il 30 aprile atti criminali gravissimi, in violazione del diritto internazionale e della legge italiana, lesivi della libertà e della dignità delle persone e che espongono la vita umana a gravi rischi di violazioni e trattamenti inumani e degradanti. L’abbordaggio avvenuto a circa 600 miglia marittime, in acque internazionali, configura un cambio di passo nella strategia di aggressione di Israele contro le missioni marittime umanitarie e civili volte a consegnare beni essenziali e salvavita alle popolazioni civili della Palestina. Tale abbordaggio costituisce un pericolosissimo precedente, un atto di deliberata arroganza in sfregio alle regole del diritto e della diplomazia internazionale, che non può e deve passare inosservato. Al momento in cui scriviamo, abbiamo contezza di 23 italiani che si trovavano a bordo delle 21 imbarcazioni illegittimamente sequestrate, tra le quali almeno 7 battono bandiera italiana. Sulla base del diritto internazionale e delle leggi italiane il Governo italiano ha precisi obblighi di garantire la sicurezza di tutti i cittadini italiani che partecipano alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla e degli equipaggi, italiani e non, che si trovano a bordo delle imbarcazioni battenti bandiera italiana. Le imbarcazioni intercettate dalla marina israeliana navigavano in acque internazionali e trasportavano aiuti umanitari. La missione risponde agli obblighi internazionali di adoperarsi per prevenire ulteriori violazioni dei diritti della popolazione civile di Gaza, privata dei beni e dei servizi essenziali dal blocco navale illegittimo israeliano che perdura da 17 anni, e da oltre 3 anni di violenze indiscriminate che integrano il rischio di un genocidio, come riconosciuto anche dalla Corte Internazionale di Giustizia. A bordo si trovavano, infatti, cibo, prodotti sanitari e per l’igiene, nonché materiali da costruzione ed educativi destinati alla popolazione civile di Gaza. L’intercettazione delle barche della Global Sumud Flottilla rappresenta la continuazione dell’assedio illegale israeliano contro il popolo palestinese a Gaza. L’azione della marina israeliana costituisce, inoltre, una grave violazione della libertà di navigazione in acque internazionali, della tutela accordata alle navi che trasportano aiuti umanitari, nonché del diritto alla vita dei partecipanti, protetto da molteplici strumenti vincolanti a livello sia internazionale che regionale. Alla luce di quanto esposto, esortiamo dunque le autorità a prendere con immediatezza ogni misura volta a porre fine ai gravi crimini in atto e a prevenire ulteriori crimini punibili ai sensi della legge italiana. L’azione dell’esercito israeliano configura, infatti, una serie di ipotesi di reato, previste dalla legislazione italiana, ai danni di cittadine e cittadini italiani o imbarcati su natanti battenti bandiera italiana, tra le quali il tentato omicidio, il tentato naufragio, il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio, il sequestro di persona e la violazione delle norme previste dalle convenzioni internazionali sulla navigazione ratificate dall’Italia. Il trasferimento illegale in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane espongono, inoltre, le e gli attivisti al rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti. Chiediamo con urgenza al Governo italiano di: 1. adoperarsi per l’immediata liberazione di tutti i cittadini italiani, nonché di tutti i partecipanti alla missione umanitaria imbarcati su navi battenti bandiera italiana garantendo la loro integrità e la tutela dei loro diritti fondamentali; 2. condannare pubblicamente e formalmente gli atti posti in essere da Israele contro la missione della Global Sumud Flotilla e avviare l’accertamento delle responsabilità per i crimini perpetrati; 3. inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, per riaffermare la natura umanitaria della Global Sumud Flotilla e chiedere formalmente a Israele di non interferire con il suo passaggio; 4. adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario presente a bordo al momento dell’abbordaggio; 5. avviare immediatamente misure di protezione consolare e di assistenza legale volte ad assicurare l’immediato rilascio e l’incolumità di qualunque cittadino italiano eventualmente detenuto, incluso il coinvolgimento di organismi internazionali di monitoraggio. Legal Team Global Sumud Italia   Global Sumud Flotilla
April 30, 2026
Pressenza
Contro la legge del più forte, la piazza è partigiana
I fatti avvenuti a Milano il 25 aprile che hanno coinvolto la Brigata Ebraica (con una eco mediatica, oltretutto, spropositata a fronte del ferimento a Roma della coppia di compagni dell’ANPI da parte di un giovane di religione ebraica) meritano una riflessione, a bocce ferme, riflessione che ci sforzeremo di impostare in modo che sia la più obiettiva e neutrale possibile, anche a dispetto delle idee politiche di chi scrive. Sorvoliamo pertanto sulle bandiere israeliane e su quelle americane e sui cartelli che inneggiavano al ritorno in Iran della dinastia dello Scià. Per quel che mi riguarda il tutto è una dimostrazione colpevolmente negazionista rispetto al genocidio in corso in Palestina e all’aggressione statunitense nei riguardi dell’Iran. Ma non è questo che ora ci interessa. In fondo si potrebbe argomentare, e non senza ragione, che ognuno è libero di pensarla come vuole e di manifestare liberamente e pubblicamente le proprie idee. Hanno dunque sbagliato coloro che hanno cacciato la Brigata Ebraica dal corteo? La risposta è assolutamente NO! La possibilità di esprimere le proprie opinioni e il proprio modo di essere schierati politicamente non è un diritto che si possa esercitare senza limitazioni formali e senza il rispetto di alcune determinate regole. Tanto per mettere subito le carte in tavola: cosa direbbero quei giornalisti di destra che hanno parlato di “caccia all’ebreo”, se domani qualcuno si presentasse ad un comizio della Meloni con una bandiera rossa con falce e martello e iniziasse a inneggiare a Stalin e alla vecchia Unione Sovietica? E se il contestatore fosse allontanato, (temo in modo non gentile) pensate che si indignerebbero blaterando di “caccia al comunista”? Per capire la questione bisogna fare una netta distinzione tra la logica del “palazzo” e quella della “piazza”. Il Palazzo è tipicamente il luogo istituzionale, per esempio il Parlamento, dove tutti gli schieramenti hanno il diritto di esprimersi e dove il confronto, anche quando assume i caratteri dello scontro aperto, viene comunque sempre regolato (almeno in linea di principio) da una presidenza che ne è responsabile, in modo da non permettere prevaricazioni o esclusioni. Al contrario la “piazza” non è un luogo di confronto, ma si caratterizza sempre come manifestazione partigiana (cioè di una parte specifica) tendente ad affermare un tema o un obiettivo particolare (partigiana anche in senso gramsciano, dunque). Per fare un esempio banale, sarebbe del tutto senza senso immaginare una manifestazione sulla guerra, o meglio su una specifica guerra, cui partecipassero insieme sostenitori del conflitto armato e sostenitori della pace. Date queste premesse il responsabile della manifestazione di Piazza (anche in senso legale) non può  che essere il soggetto che l’ha organizzata e che ne ha fissato i contenuti e le modalità, dandone anche comunicazione alla questura. Gli organizzatori hanno pertanto il diritto di stabilire chi può e chi non può partecipare, quali striscioni possono essere portati e quali slogan possono essere ammessi. Ricordiamo che ad organizzare la commemorazione del 25 aprile a Milano e ad avere il diritto di fissarne le modalità di svolgimento, era l’ANPI, a cui la Brigata Ebraica avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione a portare i propri contenuti, invece di irrompere nel corteo in modo provocatorio e senza averne alcun diritto, per sostenere posizioni estranee, e financo opposte, a quelle degli organizzatori. La sua cacciata dal corteo – nonviolenta, a differenza dell’uso di una pistola scacciacani a Roma – era a quel punto un atto doveroso anche in considerazione della distanza abissale tra l’accusa di genocidio nei confronti di Israele sostenuta della stragrande maggioranza dei partecipanti e il sostegno al sionismo degli intrusi. Qualcuno ha sostenuto che in questo modo la commemorazione del 25 aprile sarebbe stata monopolizzata da una sola parte politica. Ma questa obiezione è del tutto priva di senso. Nessuno infatti impediva alla Brigata Ebraica di indire una manifestazione alternativa in un’altra piazza. Ma forse si temeva il confronto, o forse si temeva soprattutto di non poter alzare la voce facendo le vittime di un 25 aprile falsamente spacciato per antisemita. Noterella a margine: la cronaca dei crimini israeliani supera i tempi delle nostre riflessioni. Ieri la Flottiglia è stata sequestrata dai criminali sionisti in acque internazionali. Qui si apre un altro capitolo: non vi è solo “il palazzo” o “la piazza” dentro i confini di uno Stato, ma vi sono anche i luoghi di tutti come le acque internazionali, dove le regole le detta (o le dovrebbe dettare) il diritto internazionale, e la responsabilità del loro rispetto dovrebbe essere demandata alla comunità globale, ma spesso in spregio a tutto ciò vige invece la legge del più forte. Il nostro dovere, e la nostra sola possibilità, è quella di lavorare per sostituire la forza dei giusti a quella degli usurpatori. Antonio Minaldi
April 30, 2026
Pressenza
Indagine della Procura polacca sull’attacco alla Global Sumud Flotilla
L’indagine della Procura polacca sull’attacco alla Global Sumud Flotilla nell’ottobre 2025 è un passo legale per rompere l’impunità. La Fondazione Hind Rajab ha accolto con favore tale decisione. L’indagine si basa su ulteriori prove fornite in collaborazione con le vittime, che documentano l’intercettazione illegale di 42 navi umanitarie, di cui 15 battenti bandiera polacca. I dati indicano l’arresto di 462 persone durante l’operazione, tra cui quattro cittadini polacchi, in una chiara violazione del diritto internazionale. Le prove includono anche accuse di “pirateria, terrorismo e uso di metodi di guerra proibiti”, sulla base dello Statuto di Roma, recepito nell’ordinamento giuridico polacco. L’organizzazione per i diritti umani belga, (intitolata alla bambina palestinese di 6 anni, di Gaza, assassinata dai criminali israeliani in diretta telefonica con la Mezzaluna Rossa con 365 pallottole), ha presentato un’analisi dettagliata dei nomi dei militari israeliani della catena di comando, con l’obiettivo di identificare i responsabili e perseguire tutti coloro che hanno pianificato, eseguito e agevolato l’operazione. Questa iniziativa si inserisce in un più ampio sforzo legale intrapreso da diversi Paesi europei per porre fine all’impunità nei casi di attacchi contro convogli di aiuti umanitari diretti a Gaza.   ANBAMED
April 27, 2026
Pressenza