Ecosocialismo o barbarie

Jacobin Italia - Wednesday, March 11, 2026

L’ecosocialismo si basa sul riconoscimento che la società, e la storia umana in genere – la lotta di classe, il cambiamento politico, il progresso sociale – esistono in rapporto dialettico con il resto della natura non-umana, o meglio con le condizioni biofisiche dell’esistenza, la biosfera. Rapporto dialettico significa in trasformazione reciproca costante, seppure tendente verso l’evoluzione – in un movimento a elica. 

Il socialismo, come trasformazione della società e del modo di produzione, non può essere immaginato al di fuori di questo rapporto con la biosfera; tale riconoscimento apre il campo dell’immaginario rivoluzionario alla questione di come questo rapporto dialettico tra società e biosfera possa essere emancipatorio. In altri termini, dal momento che la società può solo esistere in un rapporto costante con la biosfera, ne deriva che il socialismo non possa né prescindere da questo rapporto, né accettarlo deterministicamente come un dato apolitico, ma debba necessariamente porsi il problema di come esso possa configurarsi in modo non capitalista. 

In questo l’ecosocialismo si distingue fondamentalmente da altre forme di ecologismo: il suo fine ultimo non è quello di «rispettare» la biosfera, ponendo limiti all’intervento umano in senso generico ma lasciando inalterati rapporti sociali e modi di produzione. Piuttosto il fine è proprio quello di trasformare questi ultimi in modo che la società possa co-evolvere con il suo ambiente biofisico, cioè le due sfere possano svilupparsi reciprocamente. Nella visione ecosocialista, infatti, nulla si dà al di fuori di questo rapporto di co-evoluzione, mediato dal lavoro umano – dunque non esiste una «natura» da proteggere al di fuori di esso. 

Non soltanto «marxismo verde»

Già Marx (soprattutto nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 e negli scritti post-comune di Parigi) parlava di un rapporto dialettico tra natura non-umana e natura umana, dato dal fatto che il lavoratore, in quanto essere umano, è esso stesso natura (un concetto esposto anche da Engels nella Dialettica della Natura); nel libro I del Capitale, Marx accennava anche al ruolo attivo della natura nel trasformare la materia attraverso processi chimici e biofisici. Tuttavia, dato che nell’analisi marxiana del capitalismo la creazione di valore rimane saldamente in mano al lavoro industriale, ciò implica che spetti a esso il compito storico rivoluzionario di abbattere il sistema, mentre il lavoro riproduttivo (specialmente quello non remunerato) può svolgere un ruolo al massimo di supporto e servizio alla causa, ma non ha un ruolo attivo nel trasformare la società, nel plasmare la società futura. Quest’approccio poneva dunque un problema per il movimento ecosocialista: se il lavoro industriale era il protagonista della rivoluzione, come era possibile immaginare una società futura che riconoscesse il contributo chiave del lavoro di cura, e mettesse al centro il nesso inscindibile tra produzione e riproduzione? 

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