
Il potere di immaginare
Jacobin Italia - Wednesday, March 11, 2026Immaginate la scena. Nel 2005, Trafalgar Square a Londra è stata smantellata completamente. La colonna dedicata all’ammiraglio Nelson, eroe della battaglia contro la flotta napoleonica del 1805, è scomparsa perché abbattuta: per ricordare la brutta piazza piena di sculture commemorative, il signor Guest deve chiudere gli occhi, e lasciarsi andare a una «fantasmagoria del passato». In quel luogo ora si allineano, ordinate e piene di decorazioni, una serie di case dotate di un proprio giardino, che si uniscono in una sorta di intreccio boschivo, dove i merli cantano e i ciliegi, gli albicocchi e gli alberi di mele si allungano fino a Piccadilly Circus, antica sede del mercato. Dick, che accompagna il signor Guest nel suo viaggio su un fiume Tamigi pulitissimo, racconta che, quando quella piazza era brutta, la polizia aveva sparato contro gli operai: Dick mette in dubbio questa storia, ma il signor Guest, che viene proprio da quegli anni, sa che quella è stata la Domenica di Sangue (1887), quando una manifestazione di operai organizzata dalla Social-Democratic Federation venne dispersa nel sangue (due morti e più di cinquanta feriti).
La scena è descritta nel capitolo 7 di News from Nowhere, il romanzo-capolavoro pubblicato da William Morris nel 1890. Un monumento all’imperialismo britannico distrutto e una città rimessa a nuovo e senza inquinamento (nel Tamigi saltano i delfini): il romanzo descrive, attraverso un dialogo in sogno tra l’autore, il barcaiolo Dick e il bibliotecario Hammond, come sarà la società comunista, che verrà instaurata nei primi anni 2000 dopo un violentissimo scontro tra Capitale e Lavoro. Sarà una società del tempo liberato, di libertà sessuale, senza la competizione tra gli individui e priva di prigioni – «come si potrebbe essere felice, sapendo che altri cittadini si trovassero rinchiusi in prigione e pazientemente si dovesse sopportare una tale enormità!», si arrabbia Dick – e ovviamente, senza mercato. Alla fine degli anni Novanta del Novecento, il mercato si era fatto globale (il «mercato del mondo»), la produzione era diventata facilissima perché integralmente automatizzata (la «facilità meravigliosa»): questo processo, invece di liberare gli uomini dal lavoro, li aveva ulteriormente schiavizzati, il sistema spinge a produrre sempre più merci inutili o «rese convenzionalmente necessarie». Solo un sussulto violento poteva liberarli.
Un altro mondo
Per uno che dichiarava di aver letto il Capitale ma di non averlo capito del tutto, è una profezia piuttosto sconcertante. Karl Marx, nel Poscritto del 1873 allo stesso Capitale, aveva parlato con disprezzo di chi gli chiedeva di dare le ricette per la Garküche, l’osteria dell’avvenire. Il futuro non è scritto; la rivoluzione si fa con la critica e non con la fiducia in processi storici già previsti, come invece pensavano (e, diciamo la verità, pensano ancora) i sociologi dell’epoca che si illudevano di aver trovato le chiavi di spiegazione di tali processi.
William Morris, che aderisce al socialismo nel 1883, spiega chiaramente che aveva apprezzato soprattutto la riflessione storica di Marx, mentre la parte economica gli aveva dato tormenti enormi. In una delle migliaia di conferenze che Morris faceva, girando in lungo e largo l’Inghilterra per la Socialist League, rivendica chiaramente: «Noi militiamo per un cambiamento dei fondamenti della società sulla base di ciò che sappiamo già, ma non possiamo impedirci di immaginare altrettante cose che non possiamo conoscere con certezza. Queste intuizioni, queste speranze e, se preferite, questi sogni per l’avvenire spingono molti di noi a essere socialisti, ben più di quanto ci scuotano la saggezza della ragione scientifica, l’economia politica e la teoria della competizione». (La società del futuro, 1887). Non è un disprezzo per il socialismo scientifico. Nel dividere i rivoluzionari in due tipi, analitici e costruttivi, Morris si posizionava nel secondo gruppo: aveva visto giusto, per cambiare il mondo bisogna immaginarsene uno migliore, bisogna toccarlo con mano. Anche a costo di sbagliare, come dirà in un’altra straordinaria conferenza del 1893 intitolata al Comunismo che verrà: «È difficile, anzi impossibile non commettere errori, pressati come siamo dalla rapidità dei tempi e dalla necessità di agire».
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