
IRAN, LIBANO, PALESTINA: INTERVISTA A GENNARO GERVASIO, DOCENTE DI STORIA DEI PAESI ISLAMICI A ROMA TRE
Radio Onda d`Urto - Friday, March 13, 2026Continui attacchi israelo-Usa sull’Iran, per il 14esimo giorno consecutivo. Almeno 200 i raid rivendicati da Tel Aviv e Washington nelle prime ore di venerdì 13 marzo 2026. Uno di questi ha colpito le vicinanze di un raduno governativo, con molte migliaia di persone nelle strade di Teheran per la Giornata internazionale di Al Quds (Gerusalemme). Tra la folla il capo della polizia Radan, quello dell’Organizzazione giudiziaria delle forze armate Pourkhaghan, il responsabile dell’energia atomica Eslami e sopratuttto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, uno dei leader politici di Teheran ancora in vita. Il bombardamento statunitense-israeliano ha colpito a sud di via Enghelab, arteria centrale di Teheran. C’è almeno una vittima, una donna, mentre la manifestazione si è tenuta comunque al pari di quelle, con folle molto significative, di Khorramabad, Esfahan, Golestan, Yazd, Mashhad e Zahedan.
Ancora Iran. Nonostante i raid di Tel Aviv e Washington, resta ancora attiva la capacità militare e logistica di Teheran di colpire con missili e droni le basi occidentali nella zona e i Paesi del Golfo che le ospitano. Nelle ultime ore nel mirino Oman, Qatar, Arabia Saudita e Iraq, dove è precipitato un aereo cisterna Usa con 6 militari a bordo; 4 morti, 2 dispersi. Il Comando centrale Usa parla di incidente e non di fuoco nemico, che invece ha sicuramente colpito – nel Kurdistan iracheno – la base francese di Erbil: un militare è morto, diversi feriti. Nessun ferito invece nella vicina base italiana, anch’essa colpita. I 141 militari sono “in fase di rientro in Italia” dice Tajani, che annuncia una riduzione di personale diplomatico in Iraq, mentre nella vicina Turchia il Ministero della difesa di Ankara ha dichiarato che un missile balistico proveniente dall’Iran è stato abbattuto nello spazio aereo turco dalle difese dell’Alleanza Atlantica, schierata nel Mediterraneo Centrale. E’ il terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana.
LIBANO – Oltre 20 gli attacchi israeliani solo oggi in mezzo Libano. Raid degli occupanti si segnalano a sud, est – la valle della Beeka – e sulla capitale Beirut. 19 i morti accertati, tra cui 5 bambini, dall’alba. In totale dal 2 marzo in Libano 700 le vittime, 1.600 i feriti, quasi un milione gli sfollati, 1 libanese su 4. Tra le vittime, a Masghara, anche i figli dell’uomo che nelle scorse ore si è scagliato con la sua auto contro una sinagoga alla periferia di Detroit, Usa, per poi aprire il fuoco contro i poliziotti che lo hanno ucciso. Tornando in Libano, Hezbollah fa sapere di avere replicato agli attacchi israeliane scagliando 7 ondate di razzi verso il nord e il centro di Israele.
PALESTINA – Nella Striscia di Gaza un giovane è stato ferito da un cecchino israeliano a Beit Lahia, nel nord, dove già ieri – giovedì 12 marzo – un attacco analogo aveva portato alla morte di un bambino di soli 5 anni. Colpi d’artiglieria – non è chiaro se con vittime – si segnalano poi a est di Khan Younis, verso l’immaginaria linea gialla inventata dagli occupanti dopo il cessate il fuoco di ottobre, con cui hanno rubato altra terra palestinese, pari a circa la metà di tutta la Striscia, che resta sotto embargo totale, con i valichi chiusi da Tel Aviv.
Da Gaza alla Cisgiordania: 2 palestinesi uccisi a Za’tara, sud di Nablus. Sono un 24enne e di un 25enne del vicino villaggio di Einabus. Dopo il duplice omicidio chiuse le strade da e per Nablus, impedendo a migliaia di cittadini di raggiungere città, villaggi e abitazioni, tornando a casa. Spari e feriti –3 palestinesi – anche nel campo profughi di Aqabat Jaber, sud di Gerico, per un raid. Un altro ferito, grave, a Salfit, un 34enne picchiato dagli agenti a un check point. Tensione altissima infine a Gerusalemme, dove per il 13esimo giorno consecutivo è chiusa la Spianata delle Moschee ai fedeli palestinesi, in quello che è l’ultimo venerdì di preghiera del mese di Ramadan. Migliaia gli agenti che occupano la Città Vecchia, con i palestinesi che si sono ritrovati, in massa, alla Porta di Damasco, l’ingresso orientale delle mura di Gerusalemme Occupata.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista, nella mattinata di venerdì 13 marzo, a Gennario Gervasio, professore associato di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Roma Tre. Ascolta o scarica
