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Trump, Meloni, Netanyahu: stesse guerre, stessi valori…
… nuove armi, fedele collaborazione. di Rossana De Simone (*) Secondo vari media esteri e nazionali come Wired, gli USA usano la guerra contro l’Iran anche per testare nuove armi. Un approccio usato da anni dall’industria militare israeliana che ha trasformato Israele in un esportatore di armi “battle-tested”, ovvero testate in scenari reali come Gaza, Libano e Iran. Da quando
Libano: 1 milione di persone, di cui quasi 350˙000 minorenni, in fuga
Mentre gli attacchi continuano, migliaia di famiglie e bambini stanno abbandonando le loro case in preda alla paura e cercano rifugio in centri sovraffollati. Più di 1 milione di persone, fra cui quasi 350.000 bambini, sono sfollate in Libano.  L’UNICEF è sul campo per fornire assistenza sanitaria, sostegno psicosociale, acqua potabile e aiuti di emergenza ai bambini e alle famiglie in difficoltà. I bambini in Libano non possono permettersi ulteriori ritardi. Sono necessari interventi immediati per allentare la tensione e impedire che i bambini subiscano ulteriori danni. I bambini devono essere protetti. Adesso. UNICEF
March 17, 2026
Pressenza
L’espansione territoriale di Israele dall’ottobre 2023
di Armin Messager (*) Quali sono i confini di  Israele? Questi sono in continua evoluzione – e si respingono – dal 1949, in ogni guerra contro i suoi vicini. Troppo spesso presentate come operazioni di   “difesa”, le offensive che Tel Aviv conduce sui fronti confinanti dal 7 ottobre 2023 fanno parte di questa lunga storia. Si noti che questa evoluzione
17ESIMO GIORNO DI GUERRA IN IRAN: TRUMP ANNUNCIA IL PIANO PER LO STRETTO DI HORMUZ. ISRAELE AVVIA L’INVASIONE DI TERRA IN LIBANO
A più di due settimane dall’inizio dell’aggressione militare israelo-statunitense all’Iran, il presidente statunitense Donald Trump insiste perché gli alleati della Nato contribuiscano a garantire l’apertura dello stretto di Hormuz: “Se non ci supportano, per loro ci sarà un futuro molto negativo”, ha avvertito, lanciando un chiaro monito ai partner dell’Alleanza. “Non è responsabilità Nato quello stretto” è la risposta dell’UE arrivata tramite il ministro degli Esteri tedesco e l’alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas. Kallas ha inoltre spiegato di aver parlato nel fine settimana con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres per valutare la possibilità di un’iniziativa internazionale simile a quella creata nel Mar Nero per consentire l’esportazione del grano ucraino durante la guerra. “La situazione è difficile non solo per le forniture di petrolio – ha sottolineato – ma anche per i fertilizzanti. Se quest’anno ci sarà una carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo potrebbe verificarsi anche una carenza di cibo”. Nel frattempo l’Unione europea sta valutando un possibile rafforzamento della missione navale EUNAVFOR Aspides, pur mantenendo grande cautela sull’ipotesi di un dispiegamento diretto nello Stretto di Hormuz. “Non abbiamo un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, ma di prezzi”, ha spiegato il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen arrivando al Consiglio Ue Energia. “Dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per aiutare gli Stati membri”. Trump, parlando ancora della sicurezza dello stretto, ha chiamato in causa anche la Cina. “Dovrebbe aiutare: il 90% del suo petrolio passa da lì”, ha dichiarato. Da Pechino è arrivata una replica immediata: gli Stati Uniti “devono correggere subito i loro comportamenti scorretti sul commercio”. Sul fronte diplomatico il presidente americano ha affermato che sono in corso contatti con l’Iran, ma ha espresso scetticismo sulla possibilità di un’intesa mentre l’Iran ha escluso negoziati e ha invitato gli alleati degli Stati Uniti a “non fare nulla che possa provocare un allargamento del conflitto”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Farian Sabahi, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e Visiting Research Fellow alla London School of Economics and Political Science. Ascolta o scarica. Intanto il conflitto sul campo continua ad intensificarsi. Israele ritiene che saranno necessarie “almeno altre tre settimane” di operazioni militari, sostenendo che restano “migliaia di obiettivi da colpire”. Nella notte l’esercito israeliano ha lanciato una nuova offensiva su larga scala contro Teheran, accompagnata da operazioni di terra nel sud del Libano. Proprio nel sud del Libano, un raid aereo israeliano ha provocato quattro morti, tra cui due bambini. Gli aggiornamenti con Agnese Stracquadanio, reporter freelance in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.  
March 16, 2026
Radio Onda d`Urto
“Terza guerra del Golfo”: fino a quando?
A Gaza non c’è una tregua. Molti media glissano. Mentre proseguono i bombardamenti aerei, d’artiglieria e con droni, che continuano a mietere vittime, in ambito umanitario, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) ha confermato che gli abitanti della Striscia di Gaza continuano a vivere in condizioni estremamente difficili, a causa delle restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari. L’agenzia ha rilevato che l’esercito di occupazione ha chiuso tutti i valichi di frontiera con la Striscia di Gaza dal 28 febbraio, suscitando serie preoccupazioni in merito alla sicurezza alimentare e alla carenza di carburante, beni necessari per la prosecuzione delle operazioni umanitarie. Ha inoltre aggiunto che, sebbene il valico di Kerem Salem sia stato parzialmente riaperto, i restanti valichi rimangono chiusi, limitando gravemente la consegna di beni di prima necessità alla popolazione. Stamattina, molte tende degli sfollati sono state divelte da raffiche di vento forte. Dopo le piogge delle scorse settimane, un altro flagello sta rendendo la vita dei Gazawi un inferno. In Cisgiordania intanto le forze di occupazione israeliane e i coloni continuano ad uccidere civili, contadini e pastori intenti a pascolare le loro greggi, continuano ad abbattere case, continuano a lanciare granate stordenti contro i residenti. L’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran entra nel suo quindicesimo giorno. Si innalza l’escalation e si registrano intensi attacchi da tutte le tre parti. Sul fronte libanese, Israele intensifica i bombardamenti contro città e paesi, e Hezbollah risponde lanciando razzi contro gli insediamenti israeliani vicino al confine con il Libano. I bombardamenti israeliani sono all’opera 24 ore al giorno ed hanno toccato sia Beirut sia la regione meridionale sia la valle della Bekaa. Attacchi con droni hanno preso di mira palazzi in zone centrali del paese. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato stamattina che dodici membri del personale medico sono stati uccisi in un raid israeliano che ha preso di mira un centro sanitario nella città di Burj Qalawiya, nel sud del Libano. Il ministero ha spiegato che questo attacco è il secondo in poche ore contro il settore sanitario nel Libano meridionale, dopo un altro contro un ambulatorio di pronto soccorso, nella città di Al-Sawana, che ha provocato la morte di due infermieri. Anche i caschi blu non si salvano dalla furia israeliana. Alcuni proiettili lanciati dall’esercito invasore sono caduti all’interno del quartier generale del battaglione nepalese delle forze UNIFIL nella città di Mays al-Jabal. Un attacco all’ambasciata statunitense a Baghdad, in Iraq, ha distrutto il sistema di difesa aerea al suo interno. Un gruppo armato iracheno ha annunciato di aver condotto, nelle ultime 24 ore, otto operazioni di attacco mirate contro basi militari statunitensi all’interno dell’Iraq. Due navi petroliere in un porto iracheno sono state attaccate con droni marittimi (barche telecomandate), che hanno causato un vasto incendio in una e fatto inclinare l’altra. I marinai sono stati costretti ad abbandonare le navi. Sono ancora in corso le operazioni di salvataggio e di spegnimento, per impedire il riversamento del carico di nafta in mare. Cinque aerei cisterna dell’aeronautica militare statunitense sono stati danneggiati in un attacco iraniano contro la base aerea principe Sultan in Arabia Saudita. Il Ministero della Difesa saudita ha annunciato l’intercettazione e la distruzione di un drone nella regione di Al-Jawf. Attacchi con missili e droni iraniani sono stati registrati anche a Doha e Dubai. Ad Oman, sono stati uccise due persone a causa di un missile lanciato dall’Iran.   ANBAMED
March 14, 2026
Pressenza
LIBANO: ISRAELE AMMASSA TRUPPE AL CONFINE. TEL AVIV: “FAREMO COME A GAZA”. CORRISPONDENZA DA BEIRUT
Israele colpisce senza sosta il Libano. 23 morti solo nelle prime ore di sabato 14 marzo per i raid incessanti di Tel Aviv in aree abitate da migliaia di civili, mentre la stessa Tel Aviv ammassa migliaia di riservisti alla frontiera; possibile un’ampia aggressione militare via terra nelle prossime ore. Intanto colpita un’altra base Unifil, a sud, dove Tel Aviv rende sempre più esplicita la volontà di conquistare in maniera stabile l’intera area a sud del fiume Litani, che corre a una trentina di chilometri dall’attuale border. “Faremo quello che abbiamo fatto a Gaza“, ha dichiarato un alto funzionario israeliano ad alcuni giornalisti e media di Tel Aviv. L’operazione militare terrestre programmata da Israele potrebbe costituire la “più grande invasione terrestre” di questo Paese in territorio libanese dal 2006, anno della guerra con Hezbollah, finita non benissimo per Tel Aviv. Il tutto mentre sono oltre 700 le vittime già provocate dagli attacchi ripresi su larga scala il 2 marzo. Circa 2.000 i feriti, mentre un libanese su quattro – circa 1 milione di persone – risulta sfollata, in particolare da sud verso nord, mettendo il fragile equilibrio del Paese ancora una volta ben oltre il livello d’allarme. La corrispondenza su Radio Onda d’Urto da Beirut  con David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per, ong presente in Libano dal 1997 e che ha attivato in questi giorni (clicca qui) una campagna di raccolta fondi straordinaria per sostenere le gigantesche esigenze umanitarie della popolazione libanese. Ascolta o scarica  
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN, LIBANO, PALESTINA: INTERVISTA A GENNARO GERVASIO, DOCENTE DI STORIA DEI PAESI ISLAMICI A ROMA TRE
Continui attacchi israelo-Usa sull’Iran, per il 14esimo giorno consecutivo. Almeno 200 i  raid rivendicati da Tel Aviv e Washington nelle prime ore di venerdì 13 marzo 2026. Uno di questi ha  colpito le vicinanze di un raduno governativo, con molte migliaia di persone nelle strade di Teheran per la Giornata internazionale di Al Quds (Gerusalemme). Tra la folla il capo della polizia Radan, quello dell’Organizzazione giudiziaria delle forze armate Pourkhaghan, il responsabile dell’energia atomica Eslami e sopratuttto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, uno dei leader politici di Teheran ancora in vita. Il bombardamento statunitense-israeliano ha colpito a sud di via Enghelab, arteria centrale di Teheran. C’è almeno una vittima, una donna, mentre la manifestazione si è tenuta comunque al pari di quelle, con folle molto significative, di Khorramabad, Esfahan, Golestan, Yazd, Mashhad e Zahedan. Ancora Iran. Nonostante i raid di Tel Aviv e Washington, resta ancora attiva la capacità militare e logistica di Teheran di colpire con missili e droni le basi occidentali nella zona e i Paesi del Golfo che le ospitano. Nelle ultime ore nel mirino Oman, Qatar, Arabia Saudita e Iraq, dove è precipitato un aereo cisterna Usa con 6 militari a bordo; 4 morti, 2 dispersi. Il Comando centrale Usa parla di incidente e non di fuoco nemico, che invece ha sicuramente colpito – nel Kurdistan iracheno – la base francese di Erbil: un militare è morto, diversi feriti. Nessun ferito invece nella vicina base italiana, anch’essa colpita. I 141 militari sono “in fase di rientro in Italia” dice Tajani, che annuncia una riduzione di personale diplomatico in Iraq, mentre nella vicina Turchia il Ministero della difesa di Ankara ha dichiarato che un missile balistico proveniente dall’Iran è stato abbattuto nello spazio aereo turco dalle difese dell’Alleanza Atlantica, schierata nel Mediterraneo Centrale. E’ il terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana. LIBANO – Oltre 20 gli attacchi israeliani solo oggi in mezzo Libano. Raid degli occupanti si segnalano a sud, est – la valle della Beeka – e sulla capitale Beirut. 19 i morti accertati, tra cui 5 bambini, dall’alba. In totale dal 2 marzo in Libano 700 le vittime, 1.600 i feriti, quasi un milione gli sfollati, 1 libanese su 4. Tra le vittime, a Masghara, anche i figli dell’uomo che nelle scorse ore si è scagliato con la sua auto contro una sinagoga alla periferia di Detroit, Usa, per poi aprire il fuoco contro i poliziotti che lo hanno ucciso.  Tornando in Libano, Hezbollah fa sapere di avere replicato agli attacchi israeliane scagliando 7 ondate di razzi verso il nord e il centro di Israele. PALESTINA – Nella Striscia di Gaza un giovane è stato ferito da un cecchino israeliano a Beit Lahia, nel nord, dove già ieri – giovedì 12 marzo – un attacco analogo aveva portato alla morte di un bambino di soli 5 anni. Colpi d’artiglieria – non è chiaro se con vittime – si segnalano poi a est di Khan Younis, verso l’immaginaria linea gialla inventata dagli occupanti dopo il cessate il fuoco di ottobre, con cui hanno rubato altra terra palestinese, pari a circa la metà di tutta la Striscia, che resta sotto embargo totale, con i valichi chiusi da Tel Aviv. Da Gaza alla Cisgiordania: 2 palestinesi uccisi a Za’tara, sud di Nablus. Sono un 24enne e di un 25enne del vicino villaggio di Einabus. Dopo il duplice omicidio chiuse le strade da e per Nablus, impedendo a migliaia di cittadini di raggiungere città, villaggi e abitazioni, tornando a casa. Spari e feriti –3 palestinesi – anche nel campo profughi di Aqabat Jaber, sud di Gerico, per un raid. Un altro ferito, grave, a Salfit, un 34enne picchiato dagli agenti a un check point. Tensione altissima infine a Gerusalemme, dove per il 13esimo giorno consecutivo è chiusa la Spianata delle Moschee ai fedeli palestinesi, in quello che è l’ultimo venerdì di preghiera del mese di Ramadan. Migliaia gli agenti che occupano la Città Vecchia, con i palestinesi che si sono ritrovati, in massa, alla Porta di Damasco, l’ingresso orientale delle mura di Gerusalemme Occupata. Su Radio Onda d’Urto l’intervista, nella mattinata di venerdì 13 marzo, a Gennario Gervasio, professore associato di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Roma Tre. Ascolta o scarica
March 13, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “SITUAZIONE DEGLI SFOLLATI SEMPRE PIÙ DRAMMATICA, IL GOVERNO USA LE SCUOLE COME RIFUGI”
“Entro la fine di questa settimana gli sfollati potrebbero diventare un milione“, il che rappresenta un quarto della popolazione totale del paese. Il governo ha quindi deciso di usare le scuole come rifugi per gli sfollati, misura che tuttavia risulta insufficiente. Così il nostro corrispondente da Beirut David Ruggini, in linea con quanto denunciato oggi da Oxfam, che parla di “situazione umanitaria prossima al collasso”. A soli dieci giorni dall’inizio dell’ennesima offensiva su larga scala dell’esercito israliano, le vittime sono oltre 634, i feriti circa 1400. Per di più le tensioni con Israele potrebbero contribuire ad esacerbare gli animi e far riemergere le tensioni interne. Non si segnalano per ora aumenti importanti dei prezzi o penuria di beni di largo consumo. Per quanto riguarda la cronaca, la notte scorsa un drone israeliano ha bombardato il lungo mare Ramlet al-Baida della capitale Beirut uccidendo otto sfollati che dormivano nelle tende allestite lungo la banchina. Un altro raid, sul villaggio di Aramoun, ha ucciso tre persone e ferito un bambino. Le forze di occupazione israeliane tentano di avanzare anche via terra nel sud e a est, nella valle della Bekaa, dove sono in corso da giorni pesanti scontri con il movimento sciita Hezbollah. Gli aggiornamenti da Beirut con David Ruggini dell’ong Un Ponte Per, presente in Libano dal 1997 con interventi nei campi profughi palestinesi, per garantire diritto allo studio e alla salute. Ascolta o scarica
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
NON SOLO IRAN: ISRAELE FA 500 MORTI IN LIBANO, MENTRE IN PALESTINA AMMAZZATA UN’ALTRA GIORNALISTA A GAZA
Non solo Iran. L’aggressione militare Usa – Israele scatenata su Teheran a partire dall’ultimo scampolo di febbraio 2026 sta travolgendo sempre più anche il Libano, dove Tel Aviv ha invaso via cielo e terra anche l’est del Paese, vicino al confine con la Siria. Pesanti scontri in corso con Hezbollah, che rivendica abbattimento di un elicottero israeliano. Tel Aviv continua poi i propri crimini di guerra con raid a tappeto sulla periferia sud di Beirut. Almeno 16 morti e 40 feriti oggi, con il totale in una settimana arriva a ben 486 vittime, oltre a 1.300 feriti. Tra i morti per le bombe di Tel Aviv anche il franscescano Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, 50 anni. Non solo: Human Rights Watch denuncia come Israele ha utilizzato fosforo bianco almeno una volta in maniera accertata, il 3 marzo a Yohmor, nel Libano meridionale, parzialmente e nuovamente occupato. Il governo di Beirut chiede a Israele “negoziati immediati” e accusa Hezbollah di volere “fare collassare il Paese”, mentre Parigi ha chiesto un Consiglio urgente di Sicurezza Onu. Dal Libano su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento di lunedì 9 marzo con David Ruggini, capomissione dell’ong “Un Ponte Per” a Beirut, che ha lanciato (clicca qui) una campagna straordinaria di raccolta fondi a sostegno della popolazione civile libanese. Ascolta o scarica C’è poi la Palestina, dove proprio ieri sera – 8 marzo – Israele ha ucciso l’ennesima giornalista donna, Amal Shamali, corrispondente di Qatar Radio dalla Striscia di Gaza, dove nelle ultime 24 ore ci sono almeno 7 morti a Gaza City per mano israeliana, oltre a 17 feriti. Il bilancio delle vittime del genocidio israeliano sulla Striscia in due anni e mezzo è salito a 72.133 morti e 172mila feriti, oltre a migliaia di persone sotto le macerie o…evaporate per gli attacchi di Tel Aviv. A poche ore dalla fine del quinto mese di cessate il fuoco Tel Aviv ha ammazzato 648 palestinesi, ferendo 18mila, e impedendo a migliaia di persone ferite di lasciare la Striscia. Da quando è iniziata l’aggressione sull’Iran, Israele ha infatti nuovamente chiuso i valichi praticamente a chiunque, compresi i feriti, nonostante gli accordi di ottobre 2025. Scenario non troppo dissimile in Cisgiordania, dove sono migliaia i check point, cancelli, barriere che Israele tiene più o meno sempre chiuse per strangolare l’economia e la società palestinese. Liberi di muoversi i coloni fascisti, che fanno il lavoro sporco di sponda con Netanyahu: oggi raid e attacchi a Tubas, Qalqylia, nella Valle del Giordano. E ancora: persone ferite, terre e animali rubati, oltre ai rapimenti dell’esercito, 24 in 24 ore tra Jenin, Nablus, Hebron e Gerusalemme, dove il ministro fascista israeliano della polizia, Ben Gvir, ha annunciato il porto d’armi automatico per i 300mila israeliani che vivono in città. La corrispondenza da Gerusalemme con il giornalista Michele Giorgio, corrispondente del quotidiano Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
March 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina: resistere nel fuoco della guerra
articoli di Eliana Riva, Sara Panarella, Emergency, Enrico Pitzianti, Giulia Abbate ….. con aggiornamenti, appuntamenti e iniziative solidali. QUi troverete: Anbamed – aggiornamenti 7 – 6 e 5 marzo 100 porti per cento città: candidature aperte Eliana Riva sull’assedio totale di Gaza Sara Panarella sulla devastazione umana, animale e arborea con dati agghiaccianti sul presidio di Campobasso per Ahmad Salem