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PALESTINA: DALL’INIZIO DELL’AGGRESSIONE ISRAELO-USA ALL’IRAN, BOOM DI VIOLENZE DI COLONI ED ESERCITO
Con gli occhi del mondo puntati sullo Stretto di Hormuz, Israele conduce una campagna sistematica di violenze, terrorismo, uccisioni, rapimenti e deportazioni di massa di palestinesi nella Cisgiordania Occupata. A Radio Onda d’Urto Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese da anni a Brescia e nostro collaboratore, riporta “un preoccupante incremento degli attacchi armati condotti dai coloni israeliani e dall’esercito contro civili palestinesi”. Le stragi vere e proprie, come quelle degli ultimi giorni a Tamun e Qaryut, si accompagnano a pesanti “restrizioni alla libertà di movimento. L’isolamento dei villaggi lascia le comunità locali esposte a rappresaglie che godono di una sostanziale impunità giudiziaria. Oltre alle vittime dirette, si registra un numero altissimo di detenzioni amministrative senza processo e la sistematica demolizione di abitazioni e strutture agricole”. Fabian Odeh aggiunge poi, nell’intervista a Radio Onda d’Urto, che “mentre il mondo guarda altrove, nei Territori Palestinesi Occupati prosegue un’operazione di controllo territoriale forzato che mina il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Quello che sta passando la Palestina oggi, particolarmente la Striscia di Gaza, è un genocidio, ma nella Cisgiordania quello che accade è una continuazione dello stesso progetto… un continuo estendere il controllo dell’occupazione a scapito del diritto dei palestinesi”. Ascolta l’intervista al nostro collaboratore, Fabian Odeh, su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
March 19, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA IRAN: NON SI FERMA L’AGGRESSIONE ISRAELO-STATUNITENSE. MIGLIAIA DI PERSONE UCCISE ANCHE IN LIBANO E IN PALESTINA
Medio Oriente, la guerra energetica si allarga. Con il beneplacito degli Stati Uniti, Israele bombarda il giacimento di gas più grande del mondo, quello iraniano di South Pars. All’attacco sul maxi giacimento di gas iraniano, i pasdaran hanno risposto colpendo raffienerie e siti energetici in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar, colpendo più volte il grande impanto qatariota di Ras Laffan. Schizzano i prezzi del petrolio in tutto il mondo. Circa il 20% del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale proviene infatti dal Qatar, in particolare dal giacimento di gas che condivide con l’Iran. In questo contesto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sostenuto che il conflitto di Usa e Israele contro l’Iran “sta per colpire l’economia statunitense“, citando un articolo del Washington Post intitolato “Il Pentagono richiede oltre 200 miliardi di dollari di budget per la guerra contro l’Iran”. Nel mezzo, i civili uccisi da 20 giorni di bombardamenti: un attacco israelo-statunitense ha colpito questa mattina una zona residenziale nella contea iraniana di Dorun, uccidendo almeno 12 persone. Altri morti a Malekan. Sono 1.444 i morti e 18.551 i feriti in Iran in quasi 3 settimane, da quando l’asse Israele-Stati Uniti ha iniziato l’aggressione militare il 28 febbraio. Morti e feriti anche in Libano, dove il numero di civili uccisi sfiora quota mille persone in poco più di due settimane, dall’inizio dei nuovi attacchi israeliani. Qui sono stati segnalati raid israeliani contro diverse città nel Libano meridionale. Aerei da guerra hanno colpito diverse città libanesi, così come i bombardamenti dell’artiglieria israeliana. Su questo si è espresso anche il ministro della difesa italiano Guido Crosetto: “Se ritenessimo inutile la presenza militare nostra e dell’Onu sono già pronti dispositivi per riportare in Italia i nostri militari”, sull’ipotesi di  ritiro dei 1.300 militari italiani impegnati nella missione Unifil in Libano a cui partecipano anche 11mila stranieri, si deciderà “con le altre nazioni che sono lì con noi” E l’aggressione israeliana non si ferma nemmeno in Palestina, martoriata da 2 anni e mezzo di genocidio e nel pieno della crisi energetica e alimentare. Solo da questa mattina almeno 3 persone ammazzate: un morto e un ferito grave nell’attacco israeliano nel quartiere Tuffah a Gaza City; altri due morti in un attacco con droni israeliani nel quartiere di Zeitoun, sempre nella città palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi e il commento di Shokri Hroub, dell’UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese. Ascolta o scarica.
March 19, 2026
Radio Onda d`Urto
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
IN MEMORIA DI LORENZO “ORSO” TEKOSHER ORSETTI: MERCOLEDI 18 E SABATO 21 MARZO LE INIZIATIVE A FIRENZE
Sono passati 7 anni da quanto, il 18 marzo 2019, Lorenzo “Orso” Tekosher Orsetti, compagno fiorentino di 33 anni, veniva colpito a morte a Baghuz, nella Siria del Nord Est, mentre stava combattendo con le forze rivoluzionarie a maggioranza curdo-siriana, le YPG, per cacciare i miliziani del sedicente Stato Islamico dal Rojava. Come ogni anno, anche nel 2026 amici e familiari hanno organizzato una serie di iniziative di commemorazione, ricordo, riflessione e sensibilizzazione. Sarà anche un’occasione per riportare l’attenzione su quello che sta succedendo nel Rojava, dopo l’offensiva militare del cosiddetto governo provvisorio siriano di Al Jolani contro l’est della Siria; offensiva per ora stoppata dalla resistenza delle Fds e dall’accordo (precario) raggiunto tra le parti a fine gennaio 2026. Per Orso e per la rivoluzione confederale, a Firenze 2 gli appuntamenti in cantiere: Questa mattina, mercoledi 18 marzo, commemorazione presso il cimitero fiorentino delle Porte Sante, dove Lorenzo è tumulato, quindi nel pomeriggio è in programma al Polo di Scienze Sociali di Novoli l’iniziativa “Le basi del Confederalismo Democratico e Jineolojî” con il comitato Jineolojî Europa e la partecipazione del professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Firenze, Alberto Tonini (dalle 16, edificio D06). Sabato 21 marzo, alle ore, 11 la commemorazione istituzionale al cimitero di San Miniato, mentre dalle 17 ci si sposta alla Casa del Popolo di Grassina per un incontro dal titolo “Convergere nella guerra globale, prospettive internazionaliste” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Tony Lapicella della Global Sumud Flotilla, Collettivo di fabbrica GKN, Sudd Cobas, Accademia della Modernità Democratica, Calp. A seguire una cena di autofinanzamento e a seguire (dalle 21,30) appuntamento musicale con España Circo Este, The Sopron e Sbanebio. Il ricordo e la presentazione delle iniziative con il papà di Lorenzo, Alessandro Orsetti Ascolta o scarica    Di seguito, la lettera diffusa da Orso: Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin! Orso, Tekoşer, Lorenzo”
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: DUE SETTIMANE DI INCESSANTE AGGRESSIONE MILITARE ISRAELO-USA. INTERVISTA AL COLLETTIVO “TOGETHER FOR IRAN – DONNA, VITA, LIBERTA'”
2 settimane fa, sabato 28 febbraio 2026, iniziava l’aggressione militare israelo-Usa sull’Iran, che prosegue senza sosta anche in queste ore. Raid sono segnalati in queste ore a Tabriz e Urmia, due città dell’Iran nordoccidentale, oltre che nella capitale Teheran. Washington in mattinata ha invece preso di mira per la prima volta le isole di Abu Masa, in mezzo allo Stretto di Hormuz, e quella di Kharg, situata più a nord, che rappresenta il principale hub energetico iraniano. Trump parla di pesanti attacchi aerei contro l’isola di Kharg: “abbiamo colpito duramente hub militari ma non le infrastrutture energetiche” attraverso cui transita il 90% di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione – con le bombe – su Teheran affinché sblocchi il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, al momento chiuso alle navi non iraniane o sue alleate. L’Iran nega dal canto proprio danni alle infrastrutture belliche sull’isola, pur minacciando di potere “ridurre in cenere” le infrastrutture petrolifere legate agli Usa in Medio Oriente; colpite nelle ultime ore diverse basi Usa, come quella di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti, dove Teheran rivendica il diritto a bombardare “porti e infrastrutture energetiche” dell’Emirato, il più stretto alleato di Usa e Israele nell’area. Raid iraniani si segnalano anche in Qatar, Dubai, Arabia Saudita (qui 5 aerei cisterna Usa colpiti a terra nella base aerea Prince Sultan) e Iraq; qui un drone di milizie sciite irachene ha colpito l’ambasciata Usa a Baghdad. Dentro l’Iran invece l’agenzia di stampa statale Fars sostiene che la polizia ha ucciso (“neutralizzato”) 11 persone, arrestandone 54, definiti genericamente “sostenitori di Reza Pahlavi”, figlio dell’ultimo scià e da decenni in esilio. Per la Fars “stavano presumibilmente pianificando rivolte nel Paese”. Altre due persone sono state fermate con l’accusa di spionaggio per conto di Israele e degli Stati Uniti e di aver fotografato “siti importanti”. Sulla situazione interna ed esterna all’Iran l’intervista di Radio Onda d’Urto a Beehrooz Sarabi, compagno iraniano del collettivo “Together for Iran – Donna, Vita, Libertà” di Milano. Ascolta o scarica
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: ISRAELE AMMASSA TRUPPE AL CONFINE. TEL AVIV: “FAREMO COME A GAZA”. CORRISPONDENZA DA BEIRUT
Israele colpisce senza sosta il Libano. 23 morti solo nelle prime ore di sabato 14 marzo per i raid incessanti di Tel Aviv in aree abitate da migliaia di civili, mentre la stessa Tel Aviv ammassa migliaia di riservisti alla frontiera; possibile un’ampia aggressione militare via terra nelle prossime ore. Intanto colpita un’altra base Unifil, a sud, dove Tel Aviv rende sempre più esplicita la volontà di conquistare in maniera stabile l’intera area a sud del fiume Litani, che corre a una trentina di chilometri dall’attuale border. “Faremo quello che abbiamo fatto a Gaza“, ha dichiarato un alto funzionario israeliano ad alcuni giornalisti e media di Tel Aviv. L’operazione militare terrestre programmata da Israele potrebbe costituire la “più grande invasione terrestre” di questo Paese in territorio libanese dal 2006, anno della guerra con Hezbollah, finita non benissimo per Tel Aviv. Il tutto mentre sono oltre 700 le vittime già provocate dagli attacchi ripresi su larga scala il 2 marzo. Circa 2.000 i feriti, mentre un libanese su quattro – circa 1 milione di persone – risulta sfollata, in particolare da sud verso nord, mettendo il fragile equilibrio del Paese ancora una volta ben oltre il livello d’allarme. La corrispondenza su Radio Onda d’Urto da Beirut  con David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per, ong presente in Libano dal 1997 e che ha attivato in questi giorni (clicca qui) una campagna di raccolta fondi straordinaria per sostenere le gigantesche esigenze umanitarie della popolazione libanese. Ascolta o scarica  
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN, LIBANO, PALESTINA: INTERVISTA A GENNARO GERVASIO, DOCENTE DI STORIA DEI PAESI ISLAMICI A ROMA TRE
Continui attacchi israelo-Usa sull’Iran, per il 14esimo giorno consecutivo. Almeno 200 i  raid rivendicati da Tel Aviv e Washington nelle prime ore di venerdì 13 marzo 2026. Uno di questi ha  colpito le vicinanze di un raduno governativo, con molte migliaia di persone nelle strade di Teheran per la Giornata internazionale di Al Quds (Gerusalemme). Tra la folla il capo della polizia Radan, quello dell’Organizzazione giudiziaria delle forze armate Pourkhaghan, il responsabile dell’energia atomica Eslami e sopratuttto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, uno dei leader politici di Teheran ancora in vita. Il bombardamento statunitense-israeliano ha colpito a sud di via Enghelab, arteria centrale di Teheran. C’è almeno una vittima, una donna, mentre la manifestazione si è tenuta comunque al pari di quelle, con folle molto significative, di Khorramabad, Esfahan, Golestan, Yazd, Mashhad e Zahedan. Ancora Iran. Nonostante i raid di Tel Aviv e Washington, resta ancora attiva la capacità militare e logistica di Teheran di colpire con missili e droni le basi occidentali nella zona e i Paesi del Golfo che le ospitano. Nelle ultime ore nel mirino Oman, Qatar, Arabia Saudita e Iraq, dove è precipitato un aereo cisterna Usa con 6 militari a bordo; 4 morti, 2 dispersi. Il Comando centrale Usa parla di incidente e non di fuoco nemico, che invece ha sicuramente colpito – nel Kurdistan iracheno – la base francese di Erbil: un militare è morto, diversi feriti. Nessun ferito invece nella vicina base italiana, anch’essa colpita. I 141 militari sono “in fase di rientro in Italia” dice Tajani, che annuncia una riduzione di personale diplomatico in Iraq, mentre nella vicina Turchia il Ministero della difesa di Ankara ha dichiarato che un missile balistico proveniente dall’Iran è stato abbattuto nello spazio aereo turco dalle difese dell’Alleanza Atlantica, schierata nel Mediterraneo Centrale. E’ il terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana. LIBANO – Oltre 20 gli attacchi israeliani solo oggi in mezzo Libano. Raid degli occupanti si segnalano a sud, est – la valle della Beeka – e sulla capitale Beirut. 19 i morti accertati, tra cui 5 bambini, dall’alba. In totale dal 2 marzo in Libano 700 le vittime, 1.600 i feriti, quasi un milione gli sfollati, 1 libanese su 4. Tra le vittime, a Masghara, anche i figli dell’uomo che nelle scorse ore si è scagliato con la sua auto contro una sinagoga alla periferia di Detroit, Usa, per poi aprire il fuoco contro i poliziotti che lo hanno ucciso.  Tornando in Libano, Hezbollah fa sapere di avere replicato agli attacchi israeliane scagliando 7 ondate di razzi verso il nord e il centro di Israele. PALESTINA – Nella Striscia di Gaza un giovane è stato ferito da un cecchino israeliano a Beit Lahia, nel nord, dove già ieri – giovedì 12 marzo – un attacco analogo aveva portato alla morte di un bambino di soli 5 anni. Colpi d’artiglieria – non è chiaro se con vittime – si segnalano poi a est di Khan Younis, verso l’immaginaria linea gialla inventata dagli occupanti dopo il cessate il fuoco di ottobre, con cui hanno rubato altra terra palestinese, pari a circa la metà di tutta la Striscia, che resta sotto embargo totale, con i valichi chiusi da Tel Aviv. Da Gaza alla Cisgiordania: 2 palestinesi uccisi a Za’tara, sud di Nablus. Sono un 24enne e di un 25enne del vicino villaggio di Einabus. Dopo il duplice omicidio chiuse le strade da e per Nablus, impedendo a migliaia di cittadini di raggiungere città, villaggi e abitazioni, tornando a casa. Spari e feriti –3 palestinesi – anche nel campo profughi di Aqabat Jaber, sud di Gerico, per un raid. Un altro ferito, grave, a Salfit, un 34enne picchiato dagli agenti a un check point. Tensione altissima infine a Gerusalemme, dove per il 13esimo giorno consecutivo è chiusa la Spianata delle Moschee ai fedeli palestinesi, in quello che è l’ultimo venerdì di preghiera del mese di Ramadan. Migliaia gli agenti che occupano la Città Vecchia, con i palestinesi che si sono ritrovati, in massa, alla Porta di Damasco, l’ingresso orientale delle mura di Gerusalemme Occupata. Su Radio Onda d’Urto l’intervista, nella mattinata di venerdì 13 marzo, a Gennario Gervasio, professore associato di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Roma Tre. Ascolta o scarica
March 13, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: È MORTO SALIH MUSLIM, EX CO-PRESIDENTE DEL PYD, TRA I LEADER DELLA RIVOLUZIONE CONFEDERALE
È morto Salih Muslim, ex co-presidente del Partito dell’Unione Democratica (Pyd), tra le personalità più importanti nella leadership della rivoluzione confederale. Nato a Kobane il 3 marzo 1951, studiò in Rojava e in Siria fino al liceo. In seguito frequentò l’Università Tecnica di Istanbul, dove si laureò nel 1977. Per un periodo, lavorò in Arabia Saudita. Incontrò e conobbe Abdullah Öcalan nel 1983. Dopo il massacro di Qamishlo, in Rojava, del 2003, fu arrestato e imprigionato per sette mesi a causa di una lettera di protesta che scrisse all’allora presidente siriano Bashar al-Assad. Dopo il rilascio dal carcere, nel 2003 si unì al neonato Partito dell’Unione Democratica (Pyd) e divenne membro del suo consiglio esecutivo. Nel 2010, Salih Muslim era stato eletto co-presidente del partito che guida il processo rivoluzionario del confederalismo democratico nella Siria settentrionale e orientale. Dal 2017, poi, aveva ricoperto il ruolo di responsabile delle relazioni estere del Tev-Dem, il Movimento della Società Democratica del Rojava. Nel 2022 il nono congresso del Pyd lo aveva ri-eletto co-presidente, ma due anni dopo – nel 2024 – aveva ceduto l’incarico, continuando comunque a partecipare al Consiglio dei co-presidenti. Svolgendo questi incarichi era diventato un attore di spicco a livello nazionale siriano e a livello internazionale. È morto la sera di mercoledì 11 marzo 2026, all’età di 75 anni, in un ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dov’era stato trasferito e ricoverato a causa dell’insufficienza renale della quale soffriva. La sua salma, accolta da una folla di persone, è arrivata stamattina, giovedì 12 marzo, in Rojava. Sarà sepolto a Kobane accanto al figlio Shervan, caduto nel 2013 combattendo – nelle fila delle Unità di protezione del popolo (Ypg) – contro Daesh a Tal Abyad. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Benedetta Argentieri, giornalista di Turning Point Magazine, documentarista, che si è occupata a lungo della rivoluzione del Rojava, dove si è recata in diverse occasioni, e del movimento di liberazione curdo. Ascolta o scarica.
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
NEPAL: L’EX RAPPER E SINDACO DI KATMANDU STRAVINCE CON I VOTI DELLA GEN-Z IN RIVOLTA
Trionfo della GenZ alle elezioni parlamentari del 6 marzo in Nepal. Milioni di giovani hanno votato il partito Rastriya Swatantra, che ha ottenuto 5 milioni 157 mila voti – su 10.785.876 schede conteggiate. Secondo classificato il partito centrista Nepali Congress, con 1 milione 755 mila voti; terzo il partito comunista marxista dell’ex premier Sharma Oli, con 1 milione 452 mila voti e infine il partito comunista maoista con 809 mila voti. Restano gli ultimi riconteggi – questione di un deputato – per capire se il partito Rastriya Swatantra otterrà la supermaggioranza necessaria per guidare un cambiamento costituzionale. Complice del trionfo del partito Rastriya Swatantra, l’ex ingegnere e rapper Dalendra Shah, 35 anni detto “Balen”, già sindaco di Katmandu dal 2022, ora dimessosi in attesa di essere incoronato a capo dell’esecutivo. Tuttavia il partito di “Balen” ha già registrato problemi con la corruzione. Il fondatore Rabi Lamichhane, ex conduttore di talk show prestato al populismo antisistema, è indagato per appropriazione indebita. Le elezioni sono state organizzate dopo un periodo di 6 mesi di governo di transizione, guidato dalla prima donna al vertice del paese, Sushila Karki, che era stata nominata in seguito alle imponenti rivolte scoppiate a settembre. Decine di migliaia di giovani della GenZ erano scesi in piazza in diverse zone del paese contro la corruzione, l’arroganza del potere, la disoccupazione, in quella che su queste frequenze era stata definita “una rivoluzione veloce, netta e senza compromesso”. Alla decisione di bloccare temporaneamente i social network, erano scoppiati pesanti disordini: erano stati dati alle fiamme uffici e ministeri, il Parlamento, il palazzo del Governo, quello della Corte Suprema, la casa del ministro degli interni. Nell’occasione c’erano state anche diverse decine di morti, ufficialmente 77, poi arrivarono le dimissioni del governo di Sharma Oli. Le aspettative sono ora molto alte: centinaia di giovani e nuovi eletti si stanno preparando a governare il paese, “ma spesso non si conoscono e non hanno esperienza” nella gestione della cosa pubblica. Inoltre sullo sfondo c’è lo spettro della crisi energetica causata dall’aggressione statunitense e israeliana all’Iran. Per questo le autorità stanno già chiedendo alla popolazione di risparmiare gas, poiché presto potrebbe scarseggiare. Così ci ha raccontato da Katmandu Navyo Eller, cittadino italiano che vive da oltre trent’anni nel paese himalayano. Ascolta o scarica
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “SITUAZIONE DEGLI SFOLLATI SEMPRE PIÙ DRAMMATICA, IL GOVERNO USA LE SCUOLE COME RIFUGI”
“Entro la fine di questa settimana gli sfollati potrebbero diventare un milione“, il che rappresenta un quarto della popolazione totale del paese. Il governo ha quindi deciso di usare le scuole come rifugi per gli sfollati, misura che tuttavia risulta insufficiente. Così il nostro corrispondente da Beirut David Ruggini, in linea con quanto denunciato oggi da Oxfam, che parla di “situazione umanitaria prossima al collasso”. A soli dieci giorni dall’inizio dell’ennesima offensiva su larga scala dell’esercito israliano, le vittime sono oltre 634, i feriti circa 1400. Per di più le tensioni con Israele potrebbero contribuire ad esacerbare gli animi e far riemergere le tensioni interne. Non si segnalano per ora aumenti importanti dei prezzi o penuria di beni di largo consumo. Per quanto riguarda la cronaca, la notte scorsa un drone israeliano ha bombardato il lungo mare Ramlet al-Baida della capitale Beirut uccidendo otto sfollati che dormivano nelle tende allestite lungo la banchina. Un altro raid, sul villaggio di Aramoun, ha ucciso tre persone e ferito un bambino. Le forze di occupazione israeliane tentano di avanzare anche via terra nel sud e a est, nella valle della Bekaa, dove sono in corso da giorni pesanti scontri con il movimento sciita Hezbollah. Gli aggiornamenti da Beirut con David Ruggini dell’ong Un Ponte Per, presente in Libano dal 1997 con interventi nei campi profughi palestinesi, per garantire diritto allo studio e alla salute. Ascolta o scarica
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto