
L’antifascismo non è un luogo facile da abitare
Comune-info - Wednesday, March 11, 2026
Da qualche giorno in libreria è possibile trovare un libro L’antifascista geniale (Marotta&Cafiero ed.) di Davide Mattiello, dedicato a Piero Gobetti. È è un racconto pensato per ragazze e ragazzi che attraverso ambientazioni che evocano la Torino dei primi anni Venti del ‘900, personaggi di fantasia e dialoghi ispirati agli editoriali della rivista La Rivoluzione liberale rielabora i tratti essenziali del pensiero di Gobetti e di quegli antifascisti della “prima ora” che lo hanno conosciuto e con i quali lui ha collaborato.

Il fascismo è una brutta bestia, trae tutta la sua forza dal bisogno comprensibile di comodità e sicurezza che donne e uomini cercano incessantemente dall’alba dei tempi. Affrancarsi dal lavoro fisico e non temere per l’incolumità propria e delle persone amate sono necessità “naturali”. Il fascismo chiede di accettare intimamente l’ordine delle cose, di credere che il potere non sia per tutti, che qualcuno è portato naturalmente e maneggiarlo e lo vive con tutta la disinvoltura necessaria, che le classi dominanti esistono e nessun conflitto le rimuoverà. Bisogna accettare il “patto” e lavorare, ognuno al proprio posto, affinché sicurezza e comodità non vengano a mancare. Maggiore è l’abitudine ad esse, maggiore sarà la sua resistenza.
Qual è la principale delle comodità sulle quali si fonda il fascismo del terzo millennio? L’idea che non serva fare politica, ovvero che non serva studiare insieme, confrontarsi e organizzarsi, sacrificando un pezzo della propria libertà, della propria vita privata amicale e amorosa per il bene collettivo. E infine che non serva a niente, anzi sia proprio stupido, abitare le istituzioni e cambiare le regole del gioco che devono valere per tutte e tutti.
L’antifascismo non è mai stato un luogo facile da abitare perché richiede una incessante critica verso se stessi, richiede la disponibilità a rimettere in discussione le scelte e i compromessi, a rinunciare a una buona quota di sicurezza e comodità. E a non mettere la propria morale su di un piedistallo, a sentirsi uguali a tutti gli esseri umani, anche ai fascisti paradossalmente.
“Paolo mio la verità è che bisogna avere il coraggio di non stare sul sicuro!”. Il libro si chiude con questa frase e credo che non ci sia augurio migliore da farsi tra antifascisti, lasciando la libertà a ciascuno di declinare questo concetto come meglio può.
L’uscita di questo libro, a cento anni dalla morte di Piero Gobetti, inciampa in un momento storico che ci aiuta ad aprire gli occhi: per quanto possiamo sentirci assolti l’ombrello statunitense ci coinvolge, perché non abbiamo la forza di evitarlo. Lo giudichiamo, ma non possiamo chiuderlo. Questo libro è un pungolo, una riflessione necessaria che non propone ricette, ci ricorda che qualche sentiero era già tracciato e che bisogna riprenderlo. E anche che un ruolo fondamentale nelle vicende umane e politiche lo ricoprono i maestri e le maestre che si incontrano sul cammino.
E voglio concludere proprio con un pensiero sull’autore, Davide Mattiello, e sull’editore, Rosario Esposito La Rossa, Sono amici e maestri, mi hanno insegnato l’idea che la propria esistenza sia il bene più grande che possiamo condividere con un collettivo, che il nostro destino è il capitale da mettere a disposizione.
Per informazioni e presentazioni: davide.mattiello@benvenutiinitalia.it
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