
Dal linguaggio alle relazioni
Progetto Melting Pot Europa - Thursday, January 15, 2026L’articolo nasce dall’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi il 4 novembre 2025 alla sede di Coges Don Milani a Mestre nell’ambito del progetto PASSI PLUS, finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021–2027. L’iniziativa ha riunito enti del terzo settore, istituzioni, sindacati e rappresentanti della società civile per riflettere sull’accesso alle politiche attive del lavoro da parte delle persone più fragili, con un focus sulla comunità bengalese veneziana.
Nonostante il divario occupazionale tra cittadini italiani e stranieri sia ormai minimo, persistono forti criticità legate al genere e all’accessibilità dei servizi 1. Barriere linguistiche, culturali e informative, insieme a una rete pubblico-privata frammentata, rendono complesso l’orientamento tra sigle, enti e procedure. I destinatari delle politiche attive del lavoro (PAL) – e quindi dei programmi come PASSI PLUS, GOL2 e altri – sono spesso persone con bassi livelli di alfabetizzazione o fragilità sociali, che necessitano non solo di formazione, ma di un accompagnamento relazionale.
L’incontro ha posto al centro proprio questa dimensione: ripensare le politiche attive come strumenti di tutela attiva e di valorizzazione delle risorse individuali, capaci di ridurre la distanza tra servizi e cittadini e di rendere il mercato del lavoro più accessibile e inclusivo.
Di seguito l’articolo di Camilla Zampini.
PPA, DID, SPID, PAL, CPI, CPIA 3.
Le sigle non sono solo un linguaggio tecnico: sono il primo filtro dell’accesso. Chi non le capisce resta fuori. E non succede soltanto alle persone meno alfabetizzate o non italofone: spesso inciampano anche gli operatori, perché acronimi e procedure cambiano più velocemente della vita delle persone. Quando il mercato del lavoro diventa una traduzione continua, l’inclusione non dipende dalle competenze, ma dalla capacità di decifrare i servizi.
Il tema non riguarda solo l’utenza, ma il sistema. L’accesso ai servizi spesso dipende dalla fortuna di incontrare qualcuno che “traduce”. Qui la rete fa la differenza (quando c’è, e quando funziona davvero).
A Venezia, il Centro per l’Impiego ha scelto una posizione rara: non essere il punto finale della presa in carico, ma un alleato dei cittadini nel superare gli ostacoli. Non tutti i nodi si sciolgono, ma molti sì, perché l’orientamento non viene trattato come un adempimento, bensì come una relazione. È un esempio concreto di come il pubblico possa agire non solo come erogatore, ma come infrastruttura di accessibilità.
Il confronto tra gli enti ha mostrato che le criticità più ricorrenti non sono nuove – informazioni frammentate, passaggi poco leggibili, accesso affidato al passaparola – ma ha evidenziato una direzione condivisa: l’inclusione non dipende dall’introduzione di nuovi strumenti, bensì dalla capacità di fare funzionare quelli esistenti attraverso legami stabili. Collaborazioni tra pubblico e privato sociale che non si attivano solo a progetto, il riconoscimento del ruolo dei mediatori culturali e dei peer educator, spazi di prossimità che non siano eccezioni ma dispositivi ordinari. È qui che il welfare territoriale smette di essere un concetto astratto e diventa una pratica quotidiana.
PASSI PLUS non sostituisce le politiche attive: le rende praticabili. Lavora prima del lavoro, ma non fuori dal lavoro. Non riduce il tempo dell’attesa, ma trasforma l’attesa in capacità. L’inclusione non coincide con l’attivazione di una misura, ma con il momento in cui una persona riesce a entrarci senza sentirsi smarrita.
Forse la vera innovazione sta tutta qui: non produrre nuove sigle, ma restituire significato a ciò che precede le sigle. Le politiche attive iniziano molto prima dei corsi e molto prima dei tirocini — iniziano quando qualcuno, finalmente, capisce dove può andare e sente di avere il diritto di farlo.
È da qui che nasce l’idea di una pre-politica attiva: tutto ciò che serve prima di essere pronti a entrare in una misura. Non è un passaggio in più, ma il livello che mancava.
PASSI PLUS lavora in questo spazio: non promette occupazione immediata, ma costruisce condizioni reali di accesso – lingua, orientamento, fiducia, prossimità – senza le quali le politiche attive restano teoriche.
Lo si è visto durante l’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi a Mestre lo scorso novembre. Non un appuntamento celebrativo, ma un momento di confronto tra enti del terzo settore, associazioni, istituzioni e operatori. Il punto non era raccontare un progetto, ma osservare cosa succede quando le politiche incontrano le persone e non solo le procedure.
La comunità bengalese è numerosa a Venezia, ma spesso invisibile nei servizi. In sala c’era un solo rappresentante diretto, e tuttavia il segnale più interessante arriva dai percorsi di lingua e autonomia attivati dal Progetto Guarda Avanti, inscritto nella DGR 1143/2024 – PASSI PLUS.
Si nota infatti come sempre più donne partecipino alle attività, non per avvicinarsi subito al lavoro, ma per iniziare a far parte del territorio.
In un welfare in transizione, questi spazi non producono risultati immediati, ma generano competenze trasversali: comprensione, orientamento, il coraggio di interfacciarsi con il territorio senza timore. Ma anche ascolto, prossimità e rispetto.
Ridurre le distanze fra cittadini e mercato del lavoro significa innanzitutto tradurre linguaggi, bisogni e aspettative. Significa fare rete e gettare le basi per una partecipazione futura, in cui la rete diventi reale, tangibile, quotidiana.
Dove ogni parola imparata, ogni conversazione, ogni incontro contribuisce a costruire fiducia e consapevolezza, che sono le vere premesse per un’inclusione duratura.
- I dati: il divario occupazionale tra italiani e stranieri è ormai molto contenuto: 0,8 punti percentuali.
Resta critica la questione di genere con una tasso di occupazione delle donne stranieri che passa dal 34,59% del 2020 al 32,61% del 2024 ↩︎ - Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, programma nazionale di politiche attive del lavoro finalizzato a favorire l’inserimento o il reinserimento lavorativo attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione, riqualificazione e accompagnamento al lavoro ↩︎
- PPA: Proposta di Politica Attiva, un patto individuale che delinea le azioni concordate per favorire l’occupazione;
DID: Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, necessaria per l’accesso ai servizi per l’impiego;
SPID: Sistema Pubblico di Identità Digitale, credenziale unica per l’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione;
PAL: Politiche Attive del Lavoro, insieme di interventi volti a favorire l’occupabilità e l’inserimento lavorativo;
CPI: Centro per l’Impiego, struttura pubblica che eroga servizi per il lavoro;
CPIA: Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, istituzione scolastica dedicata all’istruzione e alla formazione degli adulti ↩︎