Decreto Flussi, entrati regolarmente ma lasciati senza dirittiIl Decreto Flussi continua a produrre irregolarità, sfruttamento e
vulnerabilità, colpendo proprio chi ha seguito le regole. A denunciarlo sono il
Tavolo Asilo e Immigrazione e altre associazioni 1, che in occasione della
Giornata Internazionale dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie, giovedì
18 dicembre, lanciano un appello al Governo. E soprattutto, a denunciarlo sono
anche i lavoratori direttamente coinvolti che domani scendono in piazza
organizzati in una mobilitazione dal basso.
«Il Decreto Flussi non è mai stato uno strumento efficace per garantire ingressi
legali e sicuri», ribadiscono le associazioni nell’appello. «Si fonda su un
incrocio a distanza tra domanda e offerta di lavoro che non tiene conto della
realtà del mercato del lavoro e che, nella pratica, produce irregolarità».
Negli ultimi anni, nonostante alcune modifiche normative, la sostanza del
meccanismo non è cambiata. Ritardi strutturali, opacità delle procedure e
mancanza di informazioni continuano a caratterizzare il sistema.
I dati della campagna Ero Straniero mostrano il fallimento dei recenti Decreti
Flussi e come decine di migliaia di persone siano entrate in Italia con un visto
e un nulla osta all’assunzione, per poi scoprire, una volta arrivate, che il
lavoro promesso non esisteva o non rispettava le condizioni previste.
«Molti di noi hanno scoperto solo dopo l’arrivo in Italia che il lavoro e
l’alloggio promessi non erano reali», raccontano i membri del Comitato dei
cittadini bengalesi arrivati con il Decreto Flussi, nato dopo l’importante
incontro di autoformazione che si è svolto il 29 ottobre presso la sede di Arci
a Roma e che ha registrato una partecipazione di oltre 800 persone.
Il problema principale è per chi è rimasto truffato, ma non è solo questo
aspetto ad essere criticato. A pesare è anche un sistema privo di punti di
riferimento, sia nei Paesi di origine sia all’arrivo in Italia. «Non esistono
canali informativi chiari, i documenti sono solo in italiano e gli appuntamenti
in prefettura arrivano anche dopo un anno», spiegano dal Comitato.
Nel frattempo, il visto scade e la persona diventa facilmente ricattabile. «Una
vulnerabilità ingiustificabile – sottolineano – che non dovrebbe mai riguardare
chi segue un percorso regolare».
Una condizione che incide profondamente sulla vita quotidiana, sull’accesso ai
diritti e sulla salute fisica e mentale. «Il mancato rilascio del permesso di
soggiorno compromette anche l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale»,
ricordano le associazioni promotrici dell’appello.
Sono centinaia i lavoratori truffati e raggirati che hanno rispettato tutte le
procedure previste dalla legge e che oggi vivono in una situazione di incertezza
amministrativa. «Siamo vittime dello stesso meccanismo che avrebbe dovuto
portarci in Italia in modo sicuro», affermano.
Un paradosso evidente, soprattutto in un momento storico in cui si fatica a
reperire manodopera in molti settori. «L’interesse dell’Italia è avere
lavoratrici e lavoratori regolari, non spingerli nel lavoro nero», ribadiscono
le associazioni. «L’Italia non ha bisogno di forza lavoro ricattabile da
sfruttare e oggetto anche della propaganda xenofoba e securitaria».».
La richiesta avanzata è concreta e immediata. «In passato – ricordano le
organizzazioni – il Governo è intervenuto con semplici circolari per chiarire
situazioni analoghe». È il caso della circolare n. 3836 del 20 agosto 2007 del
Ministero dell’Interno, che riconosce il diritto a un permesso di soggiorno per
lavoro o attesa occupazione.
«Chiediamo una circolare che dia chiarezza a un percorso già iniziato
regolarmente», affermano dal Comitato bengalese. «TIKASE vuol dire “va bene“, “è
tutto OK“. Ma sarà davvero tutto OK solo quando la legge sarà chiara».
La mobilitazione del 18 dicembre si inserisce in una data carica di memoria. È
il giorno in cui si ricordano anche i 28 lavoratori africani morti nel 1972
sotto il tunnel del Monte Bianco, nascosti in un camion diretto in Francia. «Da
allora poco o nulla è cambiato», sottolineano le associazioni.
Per questo domani in molte città italiane si terranno assemblee e iniziative
pubbliche. A Roma, l’appuntamento è in piazza Capranica alle 16.30, dove il
Comitato porterà la propria voce insieme alle organizzazioni della società
civile.
«È una mobilitazione dal basso, ampia, responsabile e pubblica», spiegano. «Fate
passaparola, fate arrivare la nostra voce».
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1. L’appello è promosso da A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa
dei Diritti Sociali, CGIL, CIES, CNCA, Commissione Migrantes Missionari
Comboniani Italia, Emergency, Ero Straniero, Forum per Cambiare l’Ordine
delle Cose, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam, Recosol,
SIMM, UIL, Unire. ↩︎