Source - Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro

Il trattore killer uccide un altro giovanissimo,
Non solo lavoro: quando l'indifferenza istituzionale miete vittime anche tra i giovanissimi Aveva solo 17 anni. Era uscito con i suoi amici, in un momento di spensieratezza come tanti altri, quando il trattore su cui si trovava si è ribaltato. Non entrerà nelle statistiche ufficiali dei morti sul lavoro, ma la sostanza non cambia: è l'ennesima vita spezzata da una macchina di morte che non perdona. Si aggiunge a una lista drammatica che ha già superato i 110 morti dall'inizio dell'anno, proiettandoci verso un bilancio che rischia di superare persino i 143 tragici casi registrati. Se i genitori di quel ragazzo avessero avuto un'idea chiara della frequenza e della letalità di questi incidenti, avrebbero potuto fermarlo, avvertirlo, pensarci due volte. Ma la consapevolezza sociale si costruisce anche e soprattutto con l'informazione pubblica. È qui che risiede la grave responsabilità delle istituzioni. Spetterebbe al Ministro dell'Agricoltura muoversi con urgenza: promuovere ed emanare disposizioni per una vasta campagna informativa nazionale che spieghi a tutti — lavoratori, famiglie e giovani — la reale pericolosità di questi mezzi e l'importanza vitale dei dispositivi di sicurezza (roll-bar, archi di protezione e cinture). L'assenza di informazione produce un'illusione di sicurezza che si paga con la vita. Non possiamo continuare ad assistere in silenzio a questo bollettino di guerra.
strage inarrestabile di autotrasportatori
Soltanto ieri vi raccontavamo la drammatica strage che sta colpendo il settore dell'autotrasporto, in un post che ha superato le 10.000 visualizzazioni e scosso la nostra community. Purtroppo, a fine giornata il bilancio è tragicamente peggiorato: dobbiamo aggiungere altre due vittime a questo elenco, portando il totale a 130 morti. Ci stringiamo al dolore per la scomparsa di Dario Viscido, 50 anni, il cui furgone è rimasto schiacciato tra due TIR sulla A16 in Campania, e di Othmane Moufakir, appena 31 anni, che ha perso la vita a Isola Rizza (Verona) impattando contro una barriera di cemento. Non possiamo e non dobbiamo abituarci a questo bollettino di guerra. il report sulla strage lo trovate in apertura dell'osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
STRAGE SULLE STRADE: IL TRISTE PRIMATO DEL GOVERNO MELONI-SALVINI E LA MORIA NEL VENETO CHE HA GIA’ SUPERATI I 100 MORTI PER INFORTUNI NEL 2026.CARNAGE ON ITALIAN ROADS: THE TRAGIC RECORD OF THE MELONI-SALVINI GOVERNMENT AND THE SLAUGHTER IN VENETO
Gli incidenti dei mezzi pesanti mettono a rischio gli autisti e chiunque viaggi sulle strade. Fonte: Messaggero Veneto In soli otto mesi e quattro giorni, l'Italia ha quasi raggiunto il bilancio di un intero anno di tragici incidenti nell'autotrasporto: al 4 settembre 2026 sono già 129 gli autotrasportatori che hanno perso la vita sul lavoro. Nel 2023 gli autotrasportatori morti nell'intero anno erano stati 134. A questo ritmo, il 2026 si avvia a infrangere ogni drammatico record precedente. È un vero e proprio "primato" di cui il Governo Meloni e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini dovrebbero solo vergognarsi. IL VENETO: EPICENTRO DELLA STRAGE In questa spaventosa mappa della morte, è il Veneto a conquistare la maglia nera come regione più colpita d'Italia. Un territorio snodo fondamentale della logistica e del PIL del Nord-Est, trasformato in un mattatoio a cielo aperto per chi guida un camion. Non parliamo solo di scontri devastanti sulle autostrade che coinvolgono ignari automobilisti. Parliamo di: • Eroi del volante trovati privi di vita nelle cabine dei camion nei piazzoli di sosta e nelle aree di servizio, stroncati da ritmi usuranti e infarti senza che nessuno se ne accorga. • Lavoratori schiacciati o travolti durante le operazioni di carico e scarico nei piazzali aziendali e nella logistica. APPALTI A CASCATA E PRECARIETÀ: LE VERE CAUSE Questa "moria" non è una fatalità: è il risultato preciso di scelte politiche e normative sciagurate: 1. Gli appalti a cascata sdoganati da Salvini: La deregolamentazione e il Far West dei subappalti spingono le aziende al ribasso continuo dei prezzi, scaricando costi e tempi di consegna sulle spalle (e sulla vita) degli autisti. 2. Il ricatto del precariato (da Renzi a oggi): L'abolizione dell'Articolo 18 con il Jobs Act del 2015 ha trasformato il lavoro privato in una forma di caporalato legalizzato. I lavoratori assunti con le nuove regole sono sotto il perenne ricatto del licenziamento: possono essere mandati a casa in qualsiasi momento con una scusa e una manciata di spiccioli. Per non perdere il posto, si è costretti ad accettare turni stremanti, velocità folli e mancate pause di riposo. COSA SERVE SUBITO Fermare questa strage si può, ma serve la volontà politica di cancellare il precariato e introdurre un tempo indeterminato vero, non "farlocco". Finché il lavoro sarà trattato come una merce usa e getta e le strade come piste di gara per la logistica selvaggia, i nostri autotrasportatori continueranno a morire nel silenzio generale. Carlo Soricelli Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it In just eight months and four days, Italy has almost matched the entire annual death toll for fatal accidents in the road haulage sector: as of September 4, 2026, 129 truck drivers have already lost their lives on the job. In 2023, the total number of fatalities among truck drivers for the whole year was 134. At the current pace, 2026 is on track to break every previous grim record. This is a "primacy" that the Meloni Government and Minister of Infrastructure and Transport Matteo Salvini should be deeply ashamed of. RACE TOWARDS 1,000 TOTAL WORKPLACE DEATHS This tragedy in transport is part of a wider national emergency. Today, Italy is rapidly racing toward 1,000 total workplace fatalities since the beginning of the year. At this unrelenting rate, we will cross this horrific threshold within a week at most. A thousand workers killed on the job is not an abstract statistic—it is a systemic collapse of safety rights. VENETO: THE EPICENTER OF THE SLAUGHTER In this terrifying map of death, the Veneto region holds the black jersey as the most severely affected area in Italy. Veneto—a crucial hub for logistics and the industrial economy of the North-East—has been turned into an open-air slaughterhouse for those who drive heavy vehicles. We are not only talking about devastating highway crashes that endanger all commuters. We are talking about: • Heroes of the wheel found dead in their cabs in truck stops and service areas, killed by grueling work hours and sudden cardiac arrests before anyone notices. • Workers crushed or run over during loading and unloading operations in logistics yards and factory bays. CASCADING SUB-CONTRACTS AND PRECARITY: THE REAL CAUSES This mass mortality among workers is not bad luck—it is the direct outcome of reckless political choices: 1. Cascading sub-contracts introduced by Salvini: The deregulation of public procurement and the "Wild West" of subcontracting push companies into endless race-to-the-bottom pricing, dumping costs and delivery pressures onto the drivers' health and lives. 2. The blackmail of precarious labor (from Renzi to today): The removal of protections (such as Article 18 of the Italian Labor Code in 2015) transformed private sector labor into a form of legalized exploitation. Workers under modern precarious contracts face the constant threat of dismissal: they can be fired at any moment under false pretenses with a tiny payout. To keep their jobs, drivers are forced to accept exhausting shifts, unsafe speeds, and skipped rest breaks. WHAT MUST BE DONE IMMEDIATELY Stopping this carnage is possible, but it requires the political will to eliminate job insecurity and restore genuine open-ended employment contracts. As long as labor is treated as a disposable commodity and roads as racetracks for unchecked logistics, our truck drivers will continue to die in widespread silence. Carlo Soricelli Independent Observatory of Bologna on Workplace Fatalities http://cadutisullavoro.blogspot.it
Strage di vecchi che lavorano, gli ultrasettantenni sono il 17% dei morti sui luoghi di lavora. Ma anche ieri 4 morti sul lavoro
Gaetano Ciccarese muore a 79 anni cadendo da un'impalcatura come ho scritto nel Report dei morti nei primi otto mesi del 2026 assistiamo a un'autentica strage di vecchi, il 17% dei morti quest'anno sono ultrasettantenniun'morto l’operaio di 79 anni di Copertino rimasto coinvolto in un incidente sul lavoro a Porto Cesareo lo scorso 19 agosto. Gaetano Ciccarese era caduto dall’impalcatura da un’altezza di 5 metri, mentre era intento a tinteggiare l’esterno di un’abitazione privata. ma ci sono stati altri 3 morti: due in sicilia e uno a Latina
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Le trasferte delle morti
I mortali "itineranti": quando il lavoro diventa merce La tragedia di Alessandro Vezzoli — bresciano di 53 anni, morto schiacciato in un cantiere nel varesotto — svela un dramma taciuto: ogni anno centinaia di persone muoiono lontano da casa, spostandosi da una provincia o regione all'altra. Siamo di fronte alla mobilità del rischio: Pendolarismo estremo e subappalti: Trasferte continue, ritmi logoranti e ditte itineranti moltiplicano i pericoli. Persone come merce: Nella corsa al ribasso dei costi, la sicurezza viene trattata come una spesa superflua e i lavoratori come materiale sostituibile. Sradicamento: Dal Sud al Nord, o tra province vicine, la necessità di lavorare costringe a rischiare la vita lontani dai propri cari. Denunciare queste trasferte della morte serve a ricordare che dietro ogni statistica non c'è una "risorsa umana", ma una vita spezzata.
​"Papà torna a casa?": la domanda che spezza il cuore ai tre figli di Pasquale.
Pasquale Andriotta aveva il contratto in scadenza. Quello doveva essere il suo ultimo giorno di lavoro. Ad aspettarlo a casa c’erano tre bambini piccoli e una famiglia intera. Non è più tornato. Quando un lavoratore perde la vita, il contatore delle statistiche sale di un'unità e poi la notizia scompare. Ma dentro le case delle famiglie colpite, il tempo si ferma per sempre. Solo quest'anno sono già oltre 100 i bambini e i ragazzi rimasti orfani a causa del lavoro. Figli piccolissimi, adolescenti a cui viene strappato un padre o una madre da un momento all'altro. Immaginate lo strazio di un bambino che aspetta il papà a cena e deve sentirsi dire che non tornerà mai più. Immaginate la vita di questi figli, spezzata in un secondo, costretti a crescere con un'assenza gigante. E poi ci sono le mogli, i mariti, i genitori, i fratelli, i nonni. L'anno scorso sono state oltre 1.500 le tragedie come questa. 1.500 famiglie devastate da uno strazio che non si può raccontare a parole, ma che si legge chiaramente negli occhi di chi resta. Chi vive da vicino questo dolore sa che non si supera mai: diventa un vissuto quotidiano fatto di silenzio, rabbia e una solitudine immensa. Non si muore mai da soli sul lavoro. Insieme a ogni lavoratore muore un pezzo di chi gli voleva bene. A Pasquale, alla sua famiglia e a tutti gli orfani e le famiglie vittime di questa strage silenziosa: la nostra memoria e il nostro impegno per non abituarci mai a questo orrore.
Precariato uguale a caporalato.. La morte di Pasquale è questo
Pasquale Andriotta: morto di sfruttamento, fatica e precarietà. Il lavoro precario è un omicidio sociale Pasquale Andriotta aveva 42 anni e tre figli. È morto stroncato da un malore mentre stava effettuando l'ennesima consegna in un giorno rovente, piegato da carichi di lavoro estenuanti e da un ritmo disumano. Ma la tragedia nella tragedia è che Pasquale è morto nell'ultimo giorno del suo contratto a termine. Mentre la fatica gli spezzava il cuore, l'angoscia gli divorava i pensieri: la paura devastante di non vedere rinnovato quel contratto, l'assillo permanente di non poter garantire il pane e un futuro ai suoi tre bambini. Morire nell'ansia della riconferma Non ci sono parole rassicuranti per descrivere quanto accaduto. Pasquale non è soltanto la vittima di un malore sul posto di lavoro: è la dimostrazione spietata di come la precarietà uccida prima ancora degli incidenti. La sua morte è figlia diretta di un sistema basato sullo sfruttamento e sulla fatica spinta oltre ogni limite umano. Quando un lavoratore vive con una scadenza fissa stampata sopra la testa, perde perfino la libertà di fermarsi, di protestare o di dire "non ce la faccio", nel terrore di essere tagliato fuori il giorno dopo. Il caporalato moderno Il precariato non è una semplice scelta organizzativa: è una condizione di ricattabilità permanente. È il caporalato del nostro tempo, nascosto dietro la facciata di contratti temporanei, appalti e sigle burocratiche. Togliere la stabilità a un padre di famiglia significa togliergli l'aria. Significa esporlo a ritmi insostenibili pur di dimostrare di "meritarsi" un rinnovo. Per questo motivo dobbiamo dirlo ad alta voce e senza mezzi termini: il lavoro precario è un omicidio sociale. Una battaglia civile senza se e senza ma Mentre la narrazione ufficiale ci parla di dati in miglioramento e di tutele all'avanguardia, nelle nostre strade si consuma la tragedia invisibile di chi cade nell'indifferenza generale. L'Osservatorio continuerà a denunciare questa strage e a dare un nome e un volto a chi perde la vita in questo modo. Non ci sarà mai reale sicurezza sul lavoro finché non si cancellerà il ricatto del precariato e dello sfruttamento. Per Pasquale, per i suoi tre figli e per tutti i lavoratori trasformati in invisibili.
Un agosto di sangue mai visto in 19 anni di monitoraggio dell'Osservatorio di bologna morti sul lavoro. REPORT: WORKPLACE FATALITIES IN ITALY (Data as of August 31, 2026)
REPORT: MORTI SUL LAVORO IN ITALIA (Dati al 31 Agosto 2026) Nei primi otto mesi del 2026 sono morti complessivamente 959 lavoratori (compresi gli infortuni in itinere). Di questi, 765 sono deceduti direttamente sui luoghi di lavoro. Oggi, 31 agosto, si conclude un mese orribile segnato da una montagna di morti: quattro soltanto nella giornata odierna. Il nuovo schiavismo, che oggi si chiama precariato, ha ucciso Pasquale Andriotta (nella foto), morto per fatica, stress, caldo e precarietà. Oggi gli scadeva il contratto e, con ogni probabilità, il timore di un mancato rinnovo ha contribuito alla sua fine. Non possiamo più assistere inermi a questo precariato imperante che sta facendo aumentare esponenzialmente i morti sul lavoro. I numeri dell'Osservatorio e i visitatori Prima di tutto vorrei ringraziare i visitatori del blog dell’Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro (cadutisullavoro.blogspot.it), che nel solo mese di agosto hanno superato l’incredibile cifra di 250.000 visualizzazioni. Cittadini comuni, istituzioni, giornalisti, studiosi e media (anche esteri) visitano regolarmente l’Osservatorio. Mi sento molto orgoglioso del lavoro volontario svolto da 19 anni a questa parte. Un grazie va anche ai circa 70.000 amici di Facebook che seguono i post dedicati a queste tragedie (oltre a una quota di appassionati d’arte che mi segue per altri contenuti). Confronto con il 2025: un aumento spaventoso • Dati complessivi (1° gennaio - 31 agosto 2026): 959 morti totali (di cui 765 sui luoghi di lavoro). Al 31 agosto 2025 i morti totali erano 687: si registra quindi un incremento di oltre il 10%. • Focus sul mese di agosto: Considerando i soli decessi avvenuti sui luoghi di lavoro nel mese di agosto, quest'anno ne sono stati registrati 101 (contro i 62 del mese di agosto 2025). Includendo i decessi in itinere, nel solo mese di agosto si superano i 120 morti, registrando uno spaventoso aumento del 36%. Occorre analizzare a fondo questo dato che lascia letteralmente senza fiato. Giovani, donne e lavoratori stranieri Questo mese verrà ricordato per la tragica scomparsa di Gabriele Tullio (nella foto), di soli 15 anni, che lavorava in nero e di notte come ambulante. • Under 30: Dall'inizio dell'anno sui luoghi di lavoro sono morti 55 giovani sotto i 30 anni. A questi ne vanno aggiunti moltissimi altri deceduti in incidente stradale mentre andavano o tornavano dal lavoro: una vera e propria strage. Mettersi alla guida di una moto nel tragitto casa-lavoro richiede massima prudenza, spesso compromessa dalla stanchezza o dalla fretta. • Donne e stranieri: Le donne muoiono soprattutto in itinere. Gli stranieri deceduti sui luoghi di lavoro nei primi 8 mesi sono stati 145: rapportati alla popolazione italiana lavoratrice, presentano un tasso di mortalità triplo, poiché destinati alle mansioni più umili e pericolose. I settori più colpiti: Autotrasporto e Agricoltura Impressionante la sequenza di morti nell’autotrasporto, che conta ben 133 vittime da quando, a fine 2022, sono stati introdotti gli "appalti a cascata". Terribile è anche il bilancio nel settore agricolo per lo schiacciamento da trattore, dove si registrano già 110 morti sui luoghi di lavoro. Non vedere alcun intervento strutturale da parte dei due Ministeri competenti lascia sconcertati. Da soli, autotrasporto e agricoltura rappresentano il 32% dei morti totali sui luoghi di lavoro. Le vittime anziane e il fenomeno sociale • Ultra-sessantenni: I lavoratori sopra i 60 anni deceduti sui luoghi di lavoro sono già 238, rappresentando da soli il 31,5% del totale. • Ultra-settantenni: Se passiamo agli ultra-settantenni, il dato raggiunge la cifra incredibile di 140 morti (18,37% del totale sui luoghi di lavoro). Ovviamente non continuano a lavorare per "divertimento" o per mancanza di passatempi: lo fanno per integrare magre pensioni e per aiutare figli e nipoti che, con i propri stipendi, non riescono ad arrivare a fine mese. Con il precariato gli stipendi sono diventati da fame, spingendo al contempo i giovani italiani qualificati a fuggire all'estero. Speriamo che qualche sociologo decida di approfondire e analizzare questo devastante fenomeno sociale. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro REPORT: WORKPLACE FATALITIES IN ITALY (Data as of August 31, 2026) In the first eight months of 2026, a total of 959 workers lost their lives (including commuting accidents). Of these, 765 died directly at their place of work. Today, August 31, closes a horrific month marked by a tragic toll of lives lost: four today alone. The new form of modern slavery, now labeled job insecurity (precarious work), claimed the life of Pasquale Andriotta today, who died from exhaustion, stress, heat, and employment instability. His contract was expiring today, and in all likelihood, the fear of it not being renewed contributed to his demise. We can no longer stand idly by as this pervasive precarious work drives up workplace fatalities exponentially. The Observatory’s Figures and Visitors First and foremost, I would like to thank the visitors of the blog for the Bologna Observatory on Workplace Fatalities (cadutisullavoro.blogspot.it), which in the month of August alone exceeded an incredible 250,000 views. Everyday citizens, public institutions, journalists, researchers, and media outlets (including foreign ones) regularly visit the Observatory. I feel immense pride in the voluntary work carried out over the past 19 years. My thanks also go to the roughly 70,000 Facebook followers who read my posts dedicated to these tragedies (alongside art enthusiasts who follow the page for other content). Comparison with 2025: A Staggering Increase • Overall Data (January 1 – August 31, 2026): 959 total fatalities (including 765 directly on site). As of August 31, 2025, total deaths stood at 687: representing an increase of over 10%. • Focus on August: Looking strictly at deaths occurring at the workplace during the month of August, 101 were recorded this year (compared to 62 in August 2025). Including commuting accidents, the total for August exceeds 120 deaths, marking a staggering 36% increase. This data requires deep, urgent analysis, as it is truly breathtaking in its severity. Youth, Women, and Foreign Workers This month will be remembered for the tragic loss of Gabriele Tullio, just 15 years old, who was working undeclared night shifts as a street vendor. • Under 30s: Since the start of the year, 55 young people under the age of 30 have died at work. To these, we must add many others who died in road accidents while commuting to or from work: a true slaughter. Riding a motorcycle on the home-to-work commute requires maximum caution, often compromised by exhaustion or rushing. • Women and Foreigners: Women primarily lose their lives while commuting. Foreign workers who died at their workplaces in the first 8 months number 145: relative to the Italian working population, they have a mortality rate three times higher, as they are relegated to the most low-paying and hazardous jobs. Most Affected Sectors: Road Transport and Agriculture The sequence of deaths in road transport is alarming, accounting for 133 fatalities since late 2022, when "cascading subcontracting" rules were introduced. Terrible is also the toll in the agricultural sector due to tractor rollovers, where 110 deaths have already been recorded at work. Seeing no structural intervention from the two competent Ministries leaves one bewildered. On their own, road transport and agriculture represent 32% of total workplace fatalities. Elderly Victims and the Social Phenomenon • Over-60s: Workers over the age of 60 who died at work already total 238, accounting on their own for 31.5% of the total. • Over-70s: Looking at workers over 70, the figure reaches an unbelievable 140 deaths (18.37% of the total workplace deaths). Obviously, they do not continue working for "fun" or due to a lack of hobbies: they do so to supplement meager pensions and to support children and grandchildren who, with their own salaries, cannot make ends meet. With precarious employment, wages have fallen to starvation levels, while simultaneously driving qualified young Italians to flee abroad. We hope that sociologists will step forward to study and analyze this devastating social phenomenon. Carlo Soricelli Curator of the Bologna Observatory on Workplace Fatalities
Di corsa verso i 1000 morti sul lavoro in Italia
IL MANIFESTO DELL'OSSERVATORIO BOLOGNA MORTI SUL LAVORO Stiamo correndo a velocità folle verso una quota drammatica: 1.000 morti complessivi sul lavoro (compresi i deceduti in itinere). Una corsa inarrestabile che, di questo passo, entro settembre raggiungerà questo ennesimo, devastante numero di vite spezzate. In queste ore piangiamo l'ennesima tragedia: un bracciante ucraino di soli 45 anni, stroncato dal caldo e dalla fatica tremenda nei campi del Napoletano. Ma la striscia di sangue si allunga ogni giorno senza tregua, dal Sud al Nord, con danni e vittime gravissime che colpiscono duramente anche il Veneto e ogni angolo d'Italia. C'è poi un aspetto sommerso di cui non si parla mai abbastanza quando si analizza la tragedia della sicurezza: la morte per fatica, stress e logoramento psicofisico. Riguarda tantissimi lavoratori in ogni settore, spesso costretti a ritmi insostenibili e carichi di lavoro devastanti. Ne è un simbolo tragico e recente la scomparsa di Daniele Compatangelo, stimato inviato e corrispondente de La7, stroncato improvvisamente a soli 50 anni. La fatica uccide. Il caldo uccide. I ritmi disumani uccidono. Oggi più che mai, i lavoratori devono ritrovare una visione d'insieme. Indipendentemente da come la si pensi dal punto di vista politico, è fondamentale ritrovare un'unità d'azione per tutelare i propri interessi. Questi interessi e il diritto alla vita sono gli stessi per tutti, anche se il mondo del lavoro è stato frammentato e spezzettato in mille rivoli. Non si può continuare a morire di lavoro nell'indifferenza. Serve una svolta immediata, prima che questa strage continua inghiotta altre centinaia di famiglie. — Carlo Soricelli Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro. THE MANIFESTO OF THE BOLOGNA WORKPLACE FATALITY OBSERVATORY I am Carlo Soricelli, curator of the Bologna Observatory on Workplace Fatalities. We are rushing at a terrifying speed toward a tragic milestone: 1,000 overall workplace fatalities (including commuting accidents). An unstoppable surge that, at this rate, will reach this devastating number of lost lives by September. In these hours, we mourn yet another tragedy: a Ukrainian farm worker, just 45 years old, collapsed from the intense heat and severe exhaustion in the fields near Naples. But this trail of blood stretches relentless every single day, from South to North, with severe damage and casualties hitting Veneto and every corner of Italy hard. There is also a hidden aspect that is rarely mentioned when analyzing the tragedy of workplace safety: death caused by exhaustion, stress, and physical and mental wear and tear. It impacts countless workers across every sector, who are often subjected to unbearable paces and crushing workloads. A tragic and recent symbol of this is the sudden passing of Daniele Compatangelo, a respected correspondent for La7, who died unexpectedly at just 50 years old. Exhaustion kills. Heat kills. Inhumane paces kill. Today more than ever, workers must regain a unified, big-picture perspective. Regardless of individual political views, it is vital to rebuild a unified action front to safeguard their shared interests. These interests—and the fundamental right to life—are identical for everyone, even though the labor market has been fragmented and split into a thousand separate streams. We cannot allow people to keep dying on the job amid indifference. An immediate turning point is needed before this ongoing tragedy destroys hundreds more families. — Carlo Soricelli National Observatory of Bologna on Workplace Fatalities
Karosci anche in Italia, ormai i lavoratori in Italia muoiono quanto in Giappone per superlavoro, e non solo per la fatica fisica
Il giornalista di La7 Daniele Compatangelo è scomparso negli Stati Uniti per un improvviso malore. Un dramma che porta alla luce il fenomeno del Karoshi (過労死), termine giapponese che indica la morte per superlavoro, stress estremo e ritmi insostenibili. Ormai sono tantissimi anche gli italiani che muoiono di superfatica, vittime di pressioni d'impatto devastante sul lavoro. La7 journalist Daniele Compatangelo passed away suddenly in the US. His death brings to light the tragedy of Karoshi—the Japanese term for death caused by extreme overwork and stress. Countless Italians are now dying from severe overwork, caught in unsustainable and dangerous work conditions.