Voto NO al Referendum sulla Giustizia: chi conta i morti sul lavoro sa che per le vittime cambierà in peggio
Mi chiamo Carlo Soricelli e dal 1° gennaio 2008 porto avanti, come volontario,
l’attività dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna. Da quasi
vent’anni il mio compito è dare un nome a chi non c’è più e farlo ricordare. Ma
oggi sento il dovere di lanciare un allarme: se vinceranno i SÌ ai quesiti
referendari sulla giustizia, per le vittime del lavoro e per i loro familiari la
parola “giustizia” rischierà di diventare un miraggio ancora più lontano. E
voglio dirlo con chiarezza: questo referendum non incide in alcun modo sui tempi
dei processi né migliora la giustizia per i morti sul lavoro. Non riduce le
attese delle famiglie, non accelera i procedimenti, non rafforza la tutela delle
vittime. Per chi ha perso un figlio, un padre o una madre lavorando, non
cambierà nulla. E anzi, temo che la situazione possa peggiorare. Nel mio
archivio conservo le storie di decine di migliaia di famiglie che, per ottenere
una sentenza di terzo grado, sono costrette ad aspettare anche vent’anni.
Vent’anni di processi, di rinvii, di udienze che riaprono ogni volta la ferita
del lutto. Un tempo infinito che prolunga il dolore e che spesso trasforma la
ricerca della verità in un calvario giudiziario. Nel frattempo le controparti —
spesso grandi aziende e colossi industriali — affrontano questi processi con il
fior fiore degli avvocati, capaci di trascinare i dibattimenti per anni, fino
alla prescrizione o allo sfinimento psicologico ed economico delle famiglie
delle vittime. Il recente caso del sequestro a Glovo per caporalato dimostra che
solo una magistratura realmente indipendente può arrivare a colpire anche i
potenti della cosiddetta “nuova economia”. Per questo temo profondamente che,
con un maggiore controllo politico sulla giustizia, ed è quello che vogliono
fare, si possa arrivare a una magistratura più tollerante e comprensiva con i
ricchi e i potenti, mentre la massima durezza continuerebbe ad abbattersi sui
lavoratori poveri e sui più deboli. Questa preoccupazione non è soltanto mia. È
la preoccupazione di tantissimi familiari delle vittime che seguo da anni. Molti
di loro mi chiedono perfino di non apparire pubblicamente, temendo ritorsioni da
parte delle controparti o conseguenze nei procedimenti giudiziari. È un clima di
paura che non dovrebbe esistere in uno Stato di diritto. E mentre si discute di
riforme, la realtà della giustizia per i morti sul lavoro è questa. Il processo
per Umberto Musilli, morto quattro anni fa, non è ancora iniziato. Quello per la
morte nel 2019 di Giuseppina Marcinnò, 65 anni, è ancora fermo al primo grado.
Sono storie concrete, famiglie vere, vite spezzate che attendono ancora
giustizia. Invito tutti a guardare la mia installazione, il “Muro delle Farfalle
Bianche”. Rappresenta trecento volti di lavoratori che non sono tornati a casa.
Per i loro familiari quelle farfalle bianche sono simbolo di purezza, memoria e
amore sopra le tombe. Ma per il nostro sistema giudiziario, troppe di quelle
fotografie rappresentano procedimenti aperti da anni, a volte da decenni. Se
vinceranno i SÌ, temo che quel muro diventerà ancora più alto e ancora più
difficile da attraversare. Una giustizia lenta e politicamente influenzabile non
è giustizia. È un segnale pericoloso: significa dire che si può continuare a
risparmiare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, perché tanto le responsabilità
arriveranno tardi, forse troppo tardi, o forse non arriveranno mai. Per questo,
per difendere chi non ha voce e per onorare chi ha perso la vita lavorando,
esprimo la mia totale contrarietà a questa riforma. Perché chi, come me, conta i
morti sul lavoro da quasi vent’anni sa che senza una giustizia davvero
indipendente e forte, le vittime resteranno solo numeri e le loro famiglie
continueranno ad aspettare giustizia per tutta la vita. Chiedo alle migliaia di
visitatori del blog http://cadutisullavoro.blogspot.it di far sentire la
vicinanza a ai familiari dei morti sul lavoro e di non contribuire con
l'indifferenza a far peggiorare la situazione Carlo Soricelli Curatore
dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna