Source - Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro

Morte di mamma e figlio. Ma la povera mamna Teresa era assunta regolarmente o lavorava in nero?
Un’altra tragedia colpisce la stessa famiglia e la stessa comunità, ma stavolta il dolore si unisce alla rabbia. A distanza di quasi tre anni dal drammatico incidente del 28 luglio 2023 — in cui persero la vita Franco Colle e i suoi figli Anna e Claudio — la storia si ripete nella stessa azienda di fuochi d'artificio. Un incendio ha innescato tre violentissime esplosioni, provocando il crollo della struttura e la morte di altre due persone di Avezzano, legate da parentela alle prime vittime. Se la posizione del figlio trentenne Simone sembra regolare, sul decesso della madre, Teresa Tozzi, pesa il forte sospetto del lavoro in nero. Un dubbio che solleva una ferita profonda e purtroppo comune: il rischio che questa tragedia diventi l'ennesima "morte invisibile", esclusa dalle statistiche ufficiali dell'INAIL perché priva di un contratto. Il timore, denunciato spesso da sindacati e associazioni, è che il lavoro sommerso finisca per sfoltire artificialmente i dati reali inviati in Europa, per non far apparire l'Italia meno virtuosa sul fronte della sicurezza. Mentre la Procura indaga (in un'azienda già precedentemente coinvolta in un'inchiesta per caporalato), resta l'amarezza per un sistema in cui l'illegalità contrattuale rischia di cancellare persino la dignità del ricordo e il riconoscimento ufficiale del sacrificio di un lavoratore.
Rapporto di Sintesi: Il Divario dei Dati e la Crisi del Lavoro Nero e il Veneto maglia nera sui morti sul lavoro che sono quasi il doppio rispetto all'Emilia Romagna
Il divario Inail-Osservatorio: Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano 339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l'Osservatorio ne rileva 427 sui soli luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le strade). Questa forbice sempre più profonda evidenzia una drammatica espansione del lavoro nero e sommerso, privo di tutele e frammentato dalla logica degli appalti a cascata. Il caso Veneto Il Veneto, governato dalla Lega, registra i dati più tragici. All' 8 luglio, a parità di popolazione, il Veneto conta ben 72 morti sui luoghi di lavoro (escluso l'itinere), contro i 41 dell'Emilia-Romagna. E la Lombardia, sempre a guida leghista 76 ma che ha il doppio dei lavoratori Il divario territoriale: L'Emilia-Romagna registra il 43% di vittime in meno rispetto al Veneto. Un dato politico e strutturale macroscopico, che dimostra come i diversi modelli di tutela, contrattazione e controllo territoriale incidono direttamente sulla vita dei lavoratori. Nota di lettura: La discrepanza tra le denunce INAIL e i dati reali dimostra che una fetta enorme di chi perde la vita in Italia non è nemmeno censita come "lavoratore" al momento dell'incidente, svelando lo sfacelo della precarizzazione estrema che porta al lavoro nero.
La Ministra Calderone dà i numeri (al ribasso) dei morti sul lavoro
Report Vittime sul Lavoro nei Primi 6 Mesi del 2026 Al 30 giugno 2026, lo scenario dei decessi legati al lavoro in Italia mostra un quadro drammatico, con una forte incidenza dei settori legati alla movimentazione e all'agricoltura. I Numeri Complessivi Morti sui luoghi di lavoro: 554 vittime registrate dall'inizio dell'anno. Totale con "In Itinere" e altre categorie "invisibili": Il dato parziale (aggiornato a maggio) tocca già quota 761 vittime. Media storica di riferimento (2025): Ogni 24 ore sono morti in media 3,95 lavoratori (sabati e domeniche inclusi). I Settori Più Colpiti Il report evidenzia una particolare criticità per due categorie specifiche, che insieme rappresentano una quota enorme dei decessi sui luoghi di lavoro. 1. Schiacciati da Trattore (Agricoltura) Vittime nel 2026 (parziale): 82 morti. Confronto con il 2025: Nel corso di tutto l'anno precedente i decessi erano stati 144. La proiezione a metà anno mostra che il trend rimane altissimo e drammatico. Contesto: Il fenomeno colpisce spesso sia i lavoratori agricoli professionali sia i coadiuvanti o pensionati, legandosi strettamente al tema delle "vittime fragili". 2. Autotrasportatori Vittime nel 2026 (parziale): 93 morti. Confronto con il 2025: Nel 2025 il totale era stato di 169 decessi. L'autotrasporto si conferma la categoria singola con il più alto numero di vittime in questi primi sei mesi. Fattori di rischio: Questa categoria risente enormemente dei ritmi di lavoro serrati, della stanchezza e delle problematiche stradali, aggravando anche il bilancio dei decessi nei tratti autostradali regionali. Altre Categorie Monitorate Karoshi (da superlavoro): 51 vittime (rispetto alle 111 totali del 2025). Infortuni domestici: 36 vittime (81 nel 2025). Taglialegna: 21 vittime (raggiunto già il totale dell'intero 2025). Identikit delle Vittime: Anzianità e Vulnerabilità Le Vittime Fragili: Gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni deceduti sono ben 179, rappresentando il 32% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L'Osservatorio correla direttamente questo dato alle riforme pensionistiche che hanno allungato l'età lavorativa anche per mansioni usuranti e pericolose (come, appunto, gli autotrasportatori), dove la prontezza dei riflessi, la vista e l'udito possono essere ridotti. Lavoratori stranieri vittime in loco: 103 morti (pari a circa il 18,6% del totale dei decessi registrati direttamente sul posto di lavoro). Rischio reale: Questo balzo rispetto al dato parziale precedente conferma in modo matematico che il rischio di mortalità per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto ai colleghi italiani, se rapportato alla percentuale effettiva di occupati nel tessuto produttivo. Genere: Le donne registrano un'incidenza minore di decessi direttamente "in loco", ma subiscono un forte impatto nei casi in itinere, spesso a causa del forte stress legato alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia. Geografia della Strage (Top Regioni) L'analisi territoriale dell'Osservatorio computa nei dati regionali anche i decessi avvenuti nei rispettivi tratti autostradali: 1. LOMBARDIA: 75 sui luoghi di lavoro (101 con in itinere). Province principali: Brescia (23), Bergamo (12), Milano (10), Mantova (10). 2. VENETO: 66 sui luoghi di lavoro (91 con in itinere). Province principali: Treviso (18), Vicenza (11), Verona (10), Padova (10), Venezia (10). 3. TOSCANA: 47 con in itinere (Lucca registra 10 vittime). 4. CAMPANIA: 46 sui luoghi di lavoro (63 con in itinere). Provincia principale: Napoli (17), Salerno (10). 5. EMILIA-ROMAGNA: 37 sui luoghi di lavoro (54 con in itinere). Provincia principale: Bologna (8). 6. PIEMONTE: 37 sui luoghi di lavoro (49 con in itinere). Provincia principale: Torino (26). Analisi delle Cause Politiche e Strutturali L'Osservatorio individua precise responsabilità legislative e strutturali dietro l'andamento di questi dati: Estensione dell'Età Pensionabile (Legge Fornero): Ha costretto al lavoro in mansioni ad alto rischio persone anziane con fisiologici acciacchi o minori riflessi. Liberalizzazione degli Appalti a Cascata (Normativa 2023): Viene stimato un incremento del 15% dei decessi, specialmente nei settori dell'edilizia e dell'autotrasporto, a causa della frammentazione dei controlli. Un caso simbolo citato è il cantiere Esselunga di Firenze (5 morti con 56 aziende coinvolte nel subappalto). Precarizzazione e tutele (Jobs Act 2015): Viene calcolato un aumento storico dei decessi del 43% a seguito della rimozione delle tutele dell'Articolo 18. Coinvolgimento Pubblico: Viene evidenziato come 3 delle ultime 6 grandi stragi sul lavoro siano avvenute in aziende a partecipazione
COMUNICATO STAMPA – STRAGE CONTINUA: 9 MORTI IN UNA SOLA GIORNATA
Una giornata drammatica, un vero e proprio bollettino di guerra che fotografa il fallimento totale delle misure di sicurezza nel nostro Paese. In sole ventiquattro ore, l'Osservatorio indipendente ha registrato ben 9 vittime, una contabilità agghiacciante che strappa ogni velo di ipocrisia istituzionale. Non sono fatalità, sono sacrifici umani sull'altare del profitto, della fretta, del caldo estremo e della mancanza di tutele reali. L'Osservatorio continuerà a contare e a dare dignità a ogni singola riga di questa strage, perché dietro i numeri ci sono famiglie distrutte che pretendono giustizia. ECCO CHI SONO E COME SONO MORTI IL 23 GIUGNO: Sergio Milani (59 anni, agricoltura): muore lavorando incastrato in una macchina agricola per la lavorazione del grano a Castiglione dei Pepoli (Bologna). Sconosciuto (54 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una lastra di marmo in una cava a Botticino (Brescia). Antonio Giuseppe Patitucci (57 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una massa di detriti in una cava a Faloppio (Como). Francesco Imprezzabile (39 anni, forze dell'ordine): è morto lavorando, agente della polizia locale caduto dalla moto durante un inseguimento a Peschiera Borromeo (Milano). Sconosciuto (età sconosciuta, industria): muore lavorando schiacciato da un macchinario in uno stabilimento a Imola (Bologna). Sconosciuto (64 anni, autotrasporto): è morto lavorando colto da infarto in azienda a Vigevano (Pavia) per caldo e fatica eccessiva (Karoshi). Sconosciuto (età sconosciuta, agricoltura): è morto lavorando stroncato dal caldo eccessivo mentre era impegnato nei campi a Livraga (Lodi). Moreno Mariotti (62 anni, industria verniciature): muore lavorando precipitato nel vuoto all'interno dell'azienda Polver Srl a Fano (Pesaro e Urbino). Sconosciuto (54 anni, infortunio domestico): muore per infortunio domestico carbonizzato a causa di un incendio nel proprio appartamento a Mantova.
E' morto Piter Pan, Massimo Fasciani nella foto è l'86esimo autotrasportatore morto sul lavoro
REPORT: La strage invisibile nei trasporti e nell'agricoltura A cura di Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro La contabilità dei morti sul lavoro si aggiorna con un altro nome: è deceduto Massimo Fasciana, l'autotrasportatore che tutti nell'ambiente chiamavano affettuosamente "Peter Pan". La sua scomparsa non è un caso isolato, ma si inserisce in una vera e propria strage silenziosa che colpisce il settore dei trasporti: 86 autotrasportatori deceduti dall'inizio di quest'anno. 144 i lavoratori del settore che hanno perso la vita l'anno scorso. Le radici di questa strage sono da ricercare in un sistema basato sul precariato selvaggio, che finisce per colpire duramente anche i lavoratori over 60, trasformati in precari a fine carriera. La logica aziendale dominante è diventata un ricatto esplicito: "O lavori alle mie condizioni, o sei licenziato". È proprio a causa di questo sfruttamento, dei salari sottopagati e della totale assenza di tutele e protezioni che assistiamo a una fuga di massa: tantissimi giovani italiani scappano all'estero, rifiutandosi legittimamente di accettare queste condizioni. Agricoltura: i numeri della vergogna Non va meglio nei campi, dove si registra un'altra statistica drammatica e inaccettabile: sono già 78 i lavoratori schiacciati dal trattore dall'inizio dell'anno. Anche in questo caso, si tratta di una strage strutturale che continua a ripetersi nell'indifferenza generale. La latitanza della politica e dei Ministeri competenti Di fronte a questi numeri, i ministeri direttamente responsabili appaiono immobili e distanti. Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sembrano occuparsi di tutto fuorché delle materie e delle tragedie che ricadono sotto la loro diretta responsabilità. I morti sul lavoro non offrono un ritorno d'immagine. Non fanno propaganda. Per questo i ministri che governano questi settori evitano di occuparsene, preferendo volgere lo sguardo altrove invece di affrontare l'emergenza dei propri ministeri. I dati complessivi dell'anno in corso Il bilancio complessivo delle vittime in Italia ha già raggiunto vette spaventose: 519 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro. 699 morti complessivi se si includono gli infortuni in itinere (ovvero nel tragitto casa-lavoro), posizionandosi a un solo decesso dalla drammatica quota di 700 morti (senza contare i casi che inevitabilmente sfuggono al monitoraggio in itinere). Nota del Curatore: Rompere il muro dell'occultamento e un ringraziamento sentito Come Osservatorio ce la stiamo mettendo tutta per far emergere la verità. Buona parte di questa strage viene quotidianamente occultata o ignorata dal dibattito pubblico perché manca un monitoraggio istituzionale trasparente e universale; l'INAIL, infatti, si limita a censire esclusivamente i propri assicurati, lasciando fuori una fetta enorme di mondo del lavoro. In veste di curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro, ci tengo a ringraziare profondamente tutti quegli italiani – dai 1.000 ai 2.000 cittadini ogni giorno – che visitano il nostro portale. Il vostro sostegno nasce dalla consapevolezza che quanto scrivo e pubblico su questo osservatorio da ben 19 anni corrisponde alla pura verità. Perché i numeri non mentono, così come non mentono mai i nomi e i cognomi di chi ha perso la vita lavorando. È fondamentale continuare a lottare uniti per dare dignità a ognuna di queste vittime, costringendo la politica e le istituzioni a rispondere del proprio silenzio.
COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.
“E Paron è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane. BOLOGNA, 19 giugno 2026 – Lunedì 29 giugno 2026 si terrà a Bologna un’importante iniziativa promossa dalla CGIL in memoria di Mattia Battistetti, il giovane operaio che ha perso la vita il 29 aprile 2021 a Montebelluna (Treviso). L’evento, incentrato sullo spettacolo dal titolo emblematico “El paron è sempre assolto”, accende ancora una volta i riflettori sulla piaga drammatica delle morti sul lavoro in Italia e sulla complessa ricerca di giustizia per le vittime e le loro famiglie. A ridosso della sentenza di primo grado che ha visto l’assoluzione degli imprenditori coinvolti — di cui si attendono ora le motivazioni —, i dati raccolti tracciano un quadro a dir poco agghiacciante sull’incidenza degli infortuni mortali nel solo territorio trevigiano dal giorno del tragico incidente. I numeri della tragedia nella Provincia di Treviso Dall’analisi dei dati monitorati emerge una realtà drammatica che trasforma la provincia di Treviso in una delle aree più colpite del Paese: 97 morti strettamente sui luoghi di lavoro dal 29 aprile 2021 a oggi. 17 vittime già registrate sui Luoghi di lavoro (pù itinere) dall'inizio del solo anno in corso. Oltre 120 morti complessivi calcolando anche i decessi avvenuti in itinere (nel tragitto casa-lavoro), che aggiungono un tragico 20% in più al bilancio delle vittime in quella sola provincia. "È una cifra incredibile e inaccettabile per un solo territorio", viene denunciato. "Una montagna di morti che dimostra quanto sia importantissimo partecipare a questo spettacolo: per far comprendere l'immensità di questo dramma e per ribadire che il padrone non ha sempre ragione." E che deve pagare sia penalmente che economicamente. Il valore dell’iniziativa e la denuncia L'appuntamento di lunedì 29 giugno a Bologna vuole essere un forte atto di denuncia contro un sistema in cui i responsabili vengono troppo spesso assolti o se la cavano con pene lievissime, arrivando persino a far sparire i soldi pur di non pagare. Partecipare a questo spettacolo significa contrastare l'indifferenza, sostenere la memoria di Mattia e di tutti i lavoratori, e riaffermare che la sicurezza deve venire prima di ogni profitto. Ci sarò anch'io a dare sostegno a questa magnifica famiglia Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro
Il prezzo più alto: arrivano dal mondo, i lavoratori stranieri muoiono sul lavoro al posto nostro, percentualmente sono oltre il doppio a perdere la vita lavorando
Ieri a Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni. L'ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli assicurati all'Inail. Per l'esattezza, l'Osservatorio ne ha monitorati 504 che diventano oltre 650 con l'itinere.Monitoro la situazione della sicurezza sul lavoro da 19 anni come curatore dell'Osservatorio di Bologna, e i dati non mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieri.Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.È ora di smetterla con la propaganda d'odio e di guardare in faccia la realtà:Sostituzione nei lavori rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli che gli italiani non vogliono o non possono più fare.Sfruttamento e disparità: Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di sicurezza.Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di arrivare o incrociassero le braccia, l'Italia si bloccherebbe all'istante e i costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi, letteralmente.La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta l'erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch'io e la mia famiglia. Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità, sicurezza e rispetto, non una campagna d'odio permanente. Se i salari restano da fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l'Italia per mete europee più sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal collasso.Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta l'Italia.Un'ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo in Italia, ma in tutto l'Occidente. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, che ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni giorno visitano il sito dell'Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it
strage di schiacciati dal trattore 6 morti in 3 giorni
STRAGE SILENZIOSA DEGLI SCHIACCIATI DAL TRATTORE: ne sono morti 6 negli ultimi 3 giorni. Ministro Lollobrigida, dica qualcosa la prego Posta in arrivo In questo fine settimana si è consumata l'ennesima strage nelle campagne italiane: 6 lavoratori sono morti schiacciati dal trattore. 11/06/2026 grosseto toscana cristiano villa 63 agricoltura italia schiacciato dal trattore a cinigiano 11/06/2026 macerata marche enzo mei 73 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitanova 12/06/2026 torino piemonte 82 agricoltura italia schiacciato dal trattore a brandizzo 13/06/2026 chieti marche walter grilli 81 agricoltura italia schiacciato dal trattore 12/06/2026 verona veneto giancarlo formenti 83 agricoltura italia schiacciato dal trattore caduto in un canale 14/06/2026 Campobasso molise 70 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitacamparano Con queste ultime tragedie, sono già 72 i morti schiacciati dal trattore nel 2026. Di questo passo si rischia di superare i 143 morti schiacciati del 2025. Dal 2008, da quando è nato l'Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro, gli schiacciati dal trattore hanno ormai superato abbondantemente quota 3.000 vittime. Eppure, di fronte a questa strage senza fine, continua a colpire il silenzio del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Un silenzio che, davanti a questi numeri e a questa impressionante successione di morti, appare sempre più incomprensibile e, per molti, vergognoso. Non si può continuare a parlare di fatalità. Servono una grande campagna nazionale di prevenzione, il rinnovo del parco macchine agricole e interventi concreti per la sicurezza. Quanti altri agricoltori dovranno morire prima che questa strage venga finalmente considerata una priorità nazionale? Fermate la terribile macchina di morte che è il trattore, chi li guida e i loro familiari non sanno che il trattore è una bara Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata»
Morti sul lavoro, Soricelli (Osservatorio Bologna): «Siamo a 650 vittime. Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata» «La strage di Amendolara deve segnare una svolta nelle coscienze di tutti. Ad oggi contiamo 476 morti sui luoghi di lavoro, che superano i 650 con i decessi in itinere. Una strage continua che vede nell'autotrasporto la sua punta più drammatica». Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna, interviene con durezza sui dati e sulle responsabilità politiche della sicurezza sul lavoro in Italia. «Tra gli autotrasportatori è un’autentica mattanza: sono già 79 i morti dall'inizio dell'anno. Questo accade grazie alla precarizzazione introdotta in modo massiccio dal Ministro Matteo Salvini con gli appalti a cascata. Il Ministro dei Trasporti si occupa di tutto ma non dei "suoi" morti. Scenario identico in agricoltura, dove il Ministro Lollobrigida conta già 67 vittime schiacciate dal trattore». Soricelli si sofferma poi sul dolore degli ultimi due giorni, che hanno visto la fine di tre giovani vite: Riccardo Franzoni (21 anni), Francesco Dergano (23 anni) e Alessandro Ferrari (26 anni). «La morte di Alessandro Ferrari, nello scontro in cui ha perso la vita anche un automobilista, accende un faro sulla sicurezza stradale di tutti noi. L’autotrasporto è diventato la prima causa di morte sul lavoro. Lo sfruttamento, la stanchezza e i ritmi folli trasformano i mezzi pesanti in bombe umane. Pochi anni fa questo settore era al quarto posto nelle nostre rilevazioni, oggi è al primo. È una vergogna assoluta che richiede interventi immediati, non più propaganda». Carlo Soricelli – Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro
Aumentati in modo drammatico i lavoratori morti per karoshi
ANCORA MORTI DI SUPERLAVORO: IL DRAMMA DEL KAROSHI IN ITALIA Ieri, in Veneto, altri due lavoratori si sono spenti a causa di un infarto fatale. Kazi Shakib, 48 anni, si è accasciato davanti ai colleghi durante il turno in uno stabilimento a Scorzè. Natale Simon, 55 anni, è stato stroncato da un infarto fulminante a casa, poche ore dopo aver concluso un pesante turno di notte continuativo nella nettezza urbana. In Giappone lo chiamano Karoshi, il termine che indica la morte per il troppo lavoro. Ma questa ormai è una drammatica realtà quotidiana anche in Italia. Dai rilievi e dal monitoraggio continuo effettuati dall'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, emerge un aumento drammatico di queste tragedie. Non parliamo solo di incidenti nei cantieri o nei campi: il Karoshi colpisce ovunque. Operai, impiegati, quadri e dirigenti stroncati da infarti e malori provocati da stress accumulato, ritmi pressanti e una stanchezza psicofisica insostenibile che il corpo non riesce più a reggere. Il malore sul lavoro, o subito dopo il turno, non è una fatalità inevitabile. È la conseguenza di un sistema che consuma le energie vitali delle persone. Non si può morire di solo lavoro.
La grande "magia" sui morti sul lavoro: tra propaganda, appalti e i miliardi della sicurezza Posta in arrivo
Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della sicurezza sul lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per "far quadrare i conti", non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche, ma a una precisa operazione di occultamento della realtà. Ci sono tre verità drammatiche che nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente: 1. La vergogna europea: l'Italia "virtuosa" solo sulla carta La cosa più grave è che i dati parziali diffusi dall'INAIL sono gli unici che vengono inviati in Europa. La realtà: Centinaia di morti (lavoratori in nero, categorie non coperte, ecc.) spariscono dai radar. Il risultato: L'Italia appare agli occhi delle istituzioni europee molto più virtuosa di quanto non sia. Mentre i monitoraggi indipendenti combattono da anni per mostrare la verità, le istituzioni nazionali usano questa "magia" statistica per evitare sanzioni e critiche internazionali. Da italiani, c'è da vergognarsi. 2. Le responsabilità del Ministero dei Trasporti Parliamo di settori specifici: l'autotrasporto è ormai in cima alle classifiche dei decessi. anche negli ultimi giorni sono morti altri quattro autisti. Eppure, il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra occuparsi di tutto fuorché dei morti di sua competenza. Non si tratta solo di assenza, ma di precise scelte politiche: basti pensare alla reintroduzione degli appalti a cascata, una misura che ha precarizzato i cantieri e la logistica, portando a un incremento stimato dei morti del 15%. Questo governo ha dimostrato una linea drammatica e fallimentare per il mondo del lavoro. 3. La lobby della sicurezza: un business da miliardi Perché nessuno parla? Perché in Italia la sicurezza sul lavoro è diventata un'industria che muove miliardi di euro tra corsi di formazione spesso formali, consulenze, certificati e burocrazia. Dietro questa facciata c'è una lobby potentissima composta da figure influenti a cui questo sistema fa gola. Una ragnatela di interessi economici che porta a chiudere occhi e orecchie: si spende tanto per la "carta", ma non si fa prevenzione reale sul territorio. L'unico vero argine sono i sindacati I dati storici continuano a confermarlo: il 95% dei morti si concentra nelle piccole aziende non sindacalizzate. Dove c'è il sindacato, dove ci sono i rappresentanti dei lavoratori (RLS) che controllano davvero e non per finta, la mortalità è quasi azzerata. Il sindacato, facendo il suo lavoro, fa anche il bene e la legalità dell'azienda stessa. AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE (Dati a stamattina, post-elaborazione del 5 giugno) Mentre l'INAIL diffondeva per i primi quattro mesi dell'anno una contabilità ferma a meno di 300 casi totali ipotizzando cali statistici, i numeri reali del monitoraggio indipendente aggiornati a stamattina gridano vendetta: 456 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. 621 morti complessivi se si aggiungono le vittime in itinere (nel tragitto casa-lavoro). Questa è la realtà. Quella vera, quella che si tenta di occultare per non disturbare i manovratori e per far sembrare il Paese civile agli occhi dell'Europa. Non sono numeri, sono persone che non sono tornate a casa. Carlo Soricelli curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro. http://cadutisullavoro.blogspot.it