IRAN: PROTESTE SENZA PRECEDENTI NONOSTANTE LA BRUTALE REPRESSIONE DEL REGIME. ALMENO 454 I MORTI ACCERTATI

Radio Onda d`Urto - Monday, January 12, 2026

Nonostante i mezzi brutali messi in campo dal regime degli ayatollah per reprimere le piazze, le proteste che dalla fine del 2025 scuotono l’Iran aprendo un nuovo ciclo di rivolte politiche nel Paese non accennano a fermarsi.

L’ondata di manifestazioni è scoppiata il 27 dicembre 2025 dal Bazar di Teheran, in seguito al crollo della valuta locale, e si è rapidamente trasformata in un movimento di protesta politico su scala nazionale. Alle mobilitazioni hanno preso parte classi sociali e generazioni diverse, segno di un malcontento diffuso.

Nel tentativo di isolare il Paese e interrompere le comunicazioni interne ed esterne, il regime ha imposto la chiusura di Internet a partire da giovedì 8 gennaio; il blackout informativo ha quasi azzerato il flusso di notizie indipendenti dall’interno dell’Iran, rendendo difficile valutare l’effettiva portata delle proteste e della repressione. Prima del blocco, le manifestazioni avevano interessato quasi tutte le province e almeno 70 città.

Secondo l’ONG statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA), sarebbero almeno 545 le vittime accertate della repressione, con altre 580 ancora da verificare, mentre gli arresti ammonterebbero a circa 10.700. Numerosi video diffusi online mostrano cadaveri ammassati nelle strade e negli ospedali, ma al momento non è possibile una verifica indipendente dei dati a causa dell’estensione del Paese e delle restrizioni all’accesso a Internet.

In questo contesto il governo ha invitato la popolazione a scendere in piazza oggi per manifestazioni di sostegno alla leadership del Paese, acusando Stati Uniti e Israele di fomentare le proteste.

Sul piano internazionale, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di valutare “opzioni molto concrete” di intervento. Da parte iraniana,  il  ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che Teheran è pronta sia al dialogo sia alla guerra, mentre il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha messo in guardia gli Stati Uniti contro un errore di calcolo, parlando di ritorsioni contro Israele e le basi e le navi statunitensi nella regione in caso di attacco.

Sulla situazione in Iran abbiamo ascoltato Paola Rivetti, ricercatrice e docente di Relazioni internazionali presso la Dublin City University e autrice di diversi testi sull’Iran. Ascolta o scarica.