L’importante non è la caduta, è l’arrembaggio

DINAMOpress - Monday, November 24, 2025

Siamo salpatə insieme il 22 settembre, seguendo il vento della società civile internazionale che, per la prima volta, si organizza e si mobilita contro i poteri istituzionali ed economici che prosperano diffondendo guerre, assedi e disuguaglianze. Abbiamo attraversato insieme gli oceani del 3 e del 4 Ottobre a Roma e ancora oggi navighiamo unitə verso la stessa meta.

Siamo convinte che le guerre, i genocidi, le disparità economiche e sociali, siano armi nelle mani dello stesso carnefice. Un potere che nel nostro Paese, per mano del nostro governo, attacca i diritti sociali, il lavoro, la cultura, la salute e la cura, la solidarietà, le diversità. Una finanziaria di guerra é l’unica sicurezza che questo governo garantisce senza esitazione.

Per 10 anni ci hanno imposto austerity e tagli alla spesa pubblica come necessari perché “non c’erano i soldi”. Eppure per il riarmo le risorse si trovano (146 miliardi entro il 2035) ed anche subito. Per questo manifestiamo con tutto il nostro dissenso!

Siamo gli Equipaggi di Terra: moltitudine ribelle che si mobilita contro guerra e repressione, contro le politiche colonialiste, imperialiste e di terrore. Il genocidio in Palestina ci ha spalancato gli occhi: le ipocrisie e le menzogne sono sempre più evidenti.

Ipocrisie e menzogne che ritroviamo in una fitta rete di conflitti profondamente interconnessi, sotto il segno di diversi, seppur contigui, assi di oppressione: dei popoli e dei corpi cui è negata l’autodeterminazione, ma anche delle vite sfruttate cui è negata una legittima presa di parola, una piena realizzazione.

Per questo il 15 novembre abbiamo risposto alla chiamata del climate strike, perché il genocidio è anche ecocidio. Per questo siamo scesə in piazza il 22 novembre perché il sionismo è massima espressione della violenza patriarcale e ci vogliamo vive e ci vogliamo libere dal fiume fino al mare! Per questo generalizzeremo lo sciopero del 28 novembre, perché lo sciopero non è di chi lo indice ma di chi decide di praticarlo come strumento di liberazione!

Le nostre radici affondano in questa storia sovversiva: l’esercito di contadini di Munster, i comunardi e le comunarde della Comune di Parigi; il popolo ribelle della Repubblica Romana; i disertori della prima guerra mondiale; le occupanti di terre e fabbriche del biennio rosso, le partigiane e i partigiani contro il fascismo.

Quel testimone oggi vive nei movimenti mondiali transfemministi, nelle comunità autonome zapatiste e quelle del confederalismo democratico in Kurdistan; nelle popolazioni indigene dell’Amazzonia in marcia contro la COP30, nelle lotte delle precarie e precari, nelle mobilitazioni delle e degli studenti per il welfare e la difesa della formazione, nelle proteste delle nuove generazioni contro l’economia fossile. Nella resistenza del popolo palestinese al neocolonialismo occidentale.

Da che parte stare lo sappiamo, ora è il momento di organizzarsi e trasformare il desiderio di un altro mondo possibile in una materiale trasformazione dell’esistente. Siamo realtà diverse, ma proprio questa pluralità è la nostra intelligenza collettiva. Non alziamo bandiere per fare rumore: le alziamo per rendere visibili le fratture e le ingiustizie che ci attraversano, per lasciare un impatto reale, concreto, trasversale.

La copertina è di Milos Skakal

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