L’importante non è la caduta, è l’arrembaggio
Siamo salpatə insieme il 22 settembre, seguendo il vento della società civile
internazionale che, per la prima volta, si organizza e si mobilita contro i
poteri istituzionali ed economici che prosperano diffondendo guerre, assedi e
disuguaglianze. Abbiamo attraversato insieme gli oceani del 3 e del 4 Ottobre a
Roma e ancora oggi navighiamo unitə verso la stessa meta.
Siamo convinte che le guerre, i genocidi, le disparità economiche e sociali,
siano armi nelle mani dello stesso carnefice. Un potere che nel nostro Paese,
per mano del nostro governo, attacca i diritti sociali, il lavoro, la cultura,
la salute e la cura, la solidarietà, le diversità. Una finanziaria di guerra é
l’unica sicurezza che questo governo garantisce senza esitazione.
Per 10 anni ci hanno imposto austerity e tagli alla spesa pubblica come
necessari perché “non c’erano i soldi”. Eppure per il riarmo le risorse si
trovano (146 miliardi entro il 2035) ed anche subito. Per questo manifestiamo
con tutto il nostro dissenso!
> Siamo gli Equipaggi di Terra: moltitudine ribelle che si mobilita contro
> guerra e repressione, contro le politiche colonialiste, imperialiste e di
> terrore. Il genocidio in Palestina ci ha spalancato gli occhi: le ipocrisie e
> le menzogne sono sempre più evidenti.
Ipocrisie e menzogne che ritroviamo in una fitta rete di conflitti profondamente
interconnessi, sotto il segno di diversi, seppur contigui, assi di oppressione:
dei popoli e dei corpi cui è negata l’autodeterminazione, ma anche delle vite
sfruttate cui è negata una legittima presa di parola, una piena realizzazione.
Per questo il 15 novembre abbiamo risposto alla chiamata del climate strike,
perché il genocidio è anche ecocidio. Per questo siamo scesə in piazza il 22
novembre perché il sionismo è massima espressione della violenza patriarcale e
ci vogliamo vive e ci vogliamo libere dal fiume fino al mare! Per questo
generalizzeremo lo sciopero del 28 novembre, perché lo sciopero non è di chi lo
indice ma di chi decide di praticarlo come strumento di liberazione!
Le nostre radici affondano in questa storia sovversiva: l’esercito di contadini
di Munster, i comunardi e le comunarde della Comune di Parigi; il popolo ribelle
della Repubblica Romana; i disertori della prima guerra mondiale; le occupanti
di terre e fabbriche del biennio rosso, le partigiane e i partigiani contro il
fascismo.
Quel testimone oggi vive nei movimenti mondiali transfemministi, nelle comunità
autonome zapatiste e quelle del confederalismo democratico in Kurdistan; nelle
popolazioni indigene dell’Amazzonia in marcia contro la COP30, nelle lotte delle
precarie e precari, nelle mobilitazioni delle e degli studenti per il welfare e
la difesa della formazione, nelle proteste delle nuove generazioni contro
l’economia fossile. Nella resistenza del popolo palestinese al neocolonialismo
occidentale.
Da che parte stare lo sappiamo, ora è il momento di organizzarsi e trasformare
il desiderio di un altro mondo possibile in una materiale trasformazione
dell’esistente. Siamo realtà diverse, ma proprio questa pluralità è la nostra
intelligenza collettiva. Non alziamo bandiere per fare rumore: le alziamo per
rendere visibili le fratture e le ingiustizie che ci attraversano, per lasciare
un impatto reale, concreto, trasversale.
La copertina è di Milos Skakal
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