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Prato risponde: «Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù»
La risposta all’aggressione al presidio contro la delocalizzazione dei diritti degli operai ACCA di Seano è arrivata domenica nelle strade del capoluogo Prato. In millecinquecento si sono riversati in strada nonostante il caldo torrido sotto lo slogan «chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù», per ribadire quanto la lotta della classe operaia multinazionale nel distretto tessile di Prato continui i suoi diritti imponendo rapporti di forza sul campo. In testa al rumoroso corteo, gli operai imbracciano cartelli con le immagini degli operai feriti nello sgombero avvenuto venerdì mattina. Non è una novità per i 95 lavoratori dell’ACCA: già nel 2023, nel pieno della vertenza per la giornata lavorativa di otto ore “8×5”, diversi operai in sciopero vennero seguiti e picchiati dai caporali. Stavolta la violenza è stata agita direttamente dall’ingente dispositivo di polizia che da giorni si frappone fra padroni e caporali all’interno dello stabilimento, e lavoratori e sindacato. Foto di Luca Mangiacotti La significatività dell’evento è restituita dalle caratteristiche dell’ACCA, centrale per l’economia tessile pratese. ACCA è parte della multinazionale leader della logistica Xinsitong e centrale nella circolazione delle merci prodotte nel distretto produttivo. Già negli scorsi anni l’azienda è stata posta in custodia giudiziaria per frode fiscale da 71 milioni e i suoi titolari sono a processo per caporalato.  La vittoria degli operai ACCA, seguiti dal sindacato SUDD Cobas, è ora a rischio con l’annuncio della chiusura dello stabilimento arrivato il 20 giugno. Una serrata di fatto per cancellare i diritti conquistati dalla classe operaia multinazionale che da anni si ritrova a combattere contro il sistema del “chiudi, evadi, scappa”. Foto di Luca Mangiacotti I pretesti della crisi aziendale non reggono davanti alla mole di merce in entrata e uscita dallo stabilimento: questa è una prova di forza dei padroni del distretto per rispondere alla conflittualità della classe operaia. Così martedì scorso, il responsabile Acca Fu Sholing pubblica su WeChat un post in cui esorta i padroni – «chi ha subito torti in passato» – a «non perdere l’occasione» per «mettere in ginocchio il sindacato dei tremila neri».  Una chiamata che arriva dopo giorni di carico e scarico merci dai furgoni in mezzo alla strada, senza alcuna misura di sicurezza o autorizzazione a effettuare le operazioni; nel pieno della cancellazione dei diritti sindacali dovuti, con i padroni del distretto costretti a rimboccarsi le maniche per caricare da sé la merce da spedire. Alla chiamata alle armi partecipano oltre 250 padroni e caporali volenterosi di dare una prova di forza. La risposta della classe operaia multinazionale arriva pronta: due giorni di sciopero generale nel distretto vanno a dare forza alla “muraglia operaia” a presidio dei diritti sindacali.  Foto di Luca Mangiacotti Così si arriva alla mattina di venerdì 3 luglio, quando è l’intervento della polizia a liberare il passaggio delle merci. Decine di operai e sindacalisti vengono portati via dal presidio a bordo di un pulmino della polizia alle prime luci del mattino, ma il presidio continua. Mentre padroni e caporali iniziano a svuotare il magazzino il presidio si rinfocola: alla risposta squadrista dell’assalto ai diritti sindacali segue la risposta di una classe operaia forgiata nel picchetto. Il sindacato definisce così la pratica: «Se assalti i picchetti durante gli scioperi per “riprenderti le scatole”, non sei un “imprenditore esasperato”. Sei come gli agrari che cento anni fa scelsero di indossare la camicia nera». Attonite le istituzioni, le cui uniche risposte arrivano in ritardo e per richiedere il rispetto di una legalità difesa sul campo dalla classe operaia multinazionale. Caratteristico invece il dispositivo legale invocato da parte di ACCA e altri padroni del distretto, che hanno intentato una causa per violenza privata ai sindacalisti SUDD Cobas. Foto di Luca Mangiacotti Accuse rispedite al mittente dalla piazza di domenica a Prato. Al fianco della classe operaia multinazionale e SUDD Cobas, il Collettivo di Fabbrica – lavoratori ex-GKN, il comitato 25 Aprile Prato, Antonella Bundu e altri esponenti della politica locale.  I picchetti che hanno portato all’ottenimento dei diritti minimi agli operai di oltre 140 aziende nel distretto non possono essere oggetto di procedimenti per violenza privata: è attraverso questo metodo che si attua la Costituzione nel più grande distretto tessile d’Europa. «Se dobbiamo finire in galera per questo, lo facciamo. Se per la Procura si chiama violenza privata, vogliamo autodenunciarci per ogni singolo picchetto che abbiamo fatto negli ultimi otto anni. Che per centinaia di persone ha voluto dire poter tornare a essere persone, non più ridotte a macchine, avere la dignità di un contratto, poter lavorare otto ore invece che dodici ore. Lo abbiamo fatto, lo facciamo e continueremo a farlo. Viva i picchetti, e viva il diritto di sciopero». La foto di copertina è di Luca Mangiacotti Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Prato risponde: «Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù» proviene da DINAMOpress.
July 8, 2026
DINAMOpress
I segni della lotta
di Mauro Armanino Dalle mani dei partigiani ai migranti del Sahel, dalle fabbriche agli sfollati delle guerre, le cicatrici lasciate dall’impegno per la dignità umana raccontano una storia che attraversa …
[entropia massima] Emergenza 0
Puntata 27 di EM, sesta del ciclo Emergenza0. In questa puntata parliamo di amianto con  Marcello Zinola, giornalista, autore del libro “la strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia” (M.Grasso e M.Zinola, Rubettino, 2018) e con Martino Terrone di Geologia Senza Frontiere ETS.  Nella prima parte Con Martino Terrone vediamo gli aspetti tecnici dell'amianto, a partire dalla mineralogia e gli ambienti di formazione dei diversi minerali che vanno sotto in nome commerciale di "amianto", i rischi per la salute e le malattie amianto-correlate,  la gestione dei siti contaminati e lo smaltimento. Nella seconda parte Marcello Zinola ci racconta della lunga battaglia degli operai dell'amianto di Genova, dove ad essere processati sono stati gli operai stessi, mentre chiedevano che fossero rispettati i loro diritti, e non i veri responsabili delle migliaia di morti per mesotelioma. 
May 25, 2026
Radio Onda Rossa
Tutto in una settimana
di Renato Turturro Dall’omicidio di Bakary Sako alle cariche contro gli operai in sciopero, passando per i ghetti dei braccianti: una stessa filiera di sfruttamento, razzismo e repressione attraversa il …
LOTTE OPERAIE: ANNUNCIATI 1700 LICENZIAMENTI ALLA ELECTROLUX. SCIOPERO DI OTTO ORE E PRESIDI AI CANCELLI
Il colosso svedese dell’elettrodomestico Electrolux ha annunciato 1.700 licenziamenti, pari a quasi il 40% dei 4.500 attuali dipendenti. Lo hanno riferito i sindacati. Nessuno stabilimento in Italia sarà escluso dalla ristrutturazione e riduzione del personale. In particolare, è stata annunciata la chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona), in cui operano 170 lavoratori. Contro i licenziamenti Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale, da declinare in ogni stabilimento. I sindacati si rivolgono all’esecutivo: “Chiediamo al governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit”. Nei prossimi giorni saranno coinvolte le istituzioni locali per chiedere di fare fronte comune con i lavoratori. Tutti gli stabilimenti Electrolux saranno in sciopero tra oggi e domani annuncia Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil e responsabile settore elettrodomestico, che aggiunge: “Non consentiremo l’ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese”. Si rinnova dunque la richiesta al governo “di intervenire con urgenza per tutelare le lavoratrici e i lavoratori e salvare un polo industriale strategico”. A partire dalle 5.30 di questa mattina è in corso un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Forlì. Ci siamo collegati con Elisa Rsu Fiom Ascolta o scarica  
May 12, 2026
Radio Onda d`Urto
PRATO: TERZO GIORNO DI STRIKE DAYS E 22 ACCORDI GIÀ RAGGIUNTI. SUDD COBAS: “LA FORZA DI QUESTI SCIOPERI È LA SOLIDARIETÀ”
Terzo giorno di Strike Days nel distretto industriale tessile di Prato e già si vedono i primi importanti traguardi. 22 gli accordi già raggiunti a fronte dei 27 scioperi iniziati in altrettante aziende del distretto della moda pratese. Gli Strike Days sono una serie di scioperi e picchetti a oltranza organizzati e promossi dal sindacato di base Sudd Cobas per denunciare, e combattere, lo sfruttamento e le condizioni di totale insicurezza di lavoratori e lavoratrici in subappalto in una delle filiere del pronto moda più grandi d’Europa. Partita venerdì 17 aprile – e giunta alla sua quarta edizione – l’iniziativa ha visto, ancora una volta, lavoratrici e lavoratori unirsi e lottare insieme contro sfruttamento, turni disumani e lavoro nero, incrociando le braccia e allestendo picchetti davanti ai cancelli delle aziende con l’intenzione di proseguire l’agitazione ad oltranza. Le mobilitazioni proseguono ora in cinque fabbriche tessili e pronto moda tra il Macrolotto 1, Seano e Montemurlo, dove restano aperte le vertenze, ma i risultati ottenuti fino ad oggi fanno sperare in altrettanti accordi e regolarizzazioni. “Siamo di fronte a un effetto valanga – hanno dichiarato i Sudd Cobas in un comunicato – Solo nelle ultime 48 ore sono tanti i lavoratori che stanno contattando il sindacato per unirsi agli StrikeDays anche dalla propria fabbrica. Anche stavolta agli scioperi degli operai sfruttati si sono affiancati gli scioperi di solidarietà di quei lavoratori che in questi anni, con gli scioperi, hanno già conquistato contratti regolari, turni umani e diritti”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Elena dei Sudd Cobas, in collegamento con noi da uno dei picchetti Ascolta o scarica
April 20, 2026
Radio Onda d`Urto
LAVORO: “VITTORIA STORICA” DI OPERAI E SUDD COBAS NELLA VERTENZA “L’ALBA” A MONTEMURLO (PRATO)
Dopo 193 giorni di lotta, con il presidio permanente ai cancelli dell’azienda e numerosi blitz nei negozi di alta moda, il sindacato di base Sudd Cobas annuncia una “vittoria storica” nella vertenza degli operai della stireria “L’Alba” di Montemurlo, in provincia di Prato. L’ultimo incontro del “tavolo di filiera” – anche questo ottenuto dai lavoratori con la lotta – si è concluso con la firma, da parte delle aziende committenti, cioè i brand dell’alta moda che affidano la produzione a “L’Alba”, di un accordo che prevede, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Filippo Branchetti, esponente del Sudd Cobas, “la responsabilità dei brand nell’assicurare che le commesse vengano legate all’occupazione dei lavoratori e non si perdano in una giungla di appalti e subappalti nella quale poi la ricerca del profitto sfrenato porta sempre a far sì che queste commesse vengano lavorate in condizioni di sfruttamento”. Per il Sudd Cobas è un “precedente storico: un caso di sfruttamento e caporalato nella moda risolto con l’intervento diretto dei brand committenti”. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuto Filippo Branchetti, del sindacato Sudd Cobas. Ascolta o scarica.
March 24, 2026
Radio Onda d`Urto