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Il caso Fauci riguarda anche noi e Burioni lo sa. Seconda parte
Seconda parte dell’articolo pubblicato dal Dottor Eugenio Serravalle su ASSIS in merito al caso Fauci negli USA. La prima parte  si può leggere a questo link. I finanziamenti americani a Wuhan Un altro elemento è ormai documentato: fondi pubblici americani amministrati attraverso i National Institutes of Health e l’istituto diretto da Fauci arrivarono, attraverso EcoHealth Alliance, a ricerche sui coronavirus che coinvolgevano l’Istituto di Virologia di Wuhan. Questo non dimostra che gli Stati Uniti abbiano finanziato la creazione del SARS-CoV-2, né che gli esperimenti finanziati abbiano prodotto il virus responsabile della pandemia. Esiste però un problema indipendente dall’origine del Covid: quello dei controlli sulla ricerca riguardante virus potenzialmente pericolosi. Per anni la discussione si è impantanata nella definizione di gain of function, espressione utilizzata per alcune ricerche nelle quali vengono modificate determinate caratteristiche biologiche di un agente patogeno. La disputa terminologica ha finito talvolta per nascondere questioni molto più concrete: quali esperimenti venivano effettuati, quali rischi comportavano, quali misure di sicurezza erano previste e quanto efficacemente le istituzioni americane controllavano ricerche finanziate con denaro pubblico. Fauci dirigeva l’istituto coinvolto in quei finanziamenti. Non sarà stato personalmente responsabile di ogni progetto, ma deve rispondere del sistema di supervisione operante sotto la sua direzione. Il caso Morens A rendere più difficile liquidare queste indagini come semplice vendetta politica è anche la vicenda di David Morens, per anni consigliere di alto livello nell’ambiente professionale di Fauci. Nel corso delle indagini congressuali sono emerse sue comunicazioni nelle quali parlava dell’utilizzo di un account Gmail personale perché le comunicazioni sui sistemi governativi potevano essere richieste attraverso la legge americana sull’accesso agli atti. In altri messaggi discuteva della cancellazione di comunicazioni che non avrebbe voluto vedere pubblicate e faceva riferimento alla possibilità di trasmettere alcune informazioni a Fauci attraverso canali privati. Non abbiamo la prova che Fauci abbia partecipato a un sistema organizzato per sottrarre documenti al controllo pubblico, e sarebbe scorretto sostenerlo, ma quelle comunicazioni esistono e meritano una spiegazione. Nell’aprile 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato Morens con accuse che comprendono una presunta cospirazione contro gli Stati Uniti e l’occultamento, la distruzione o la falsificazione di documenti nell’ambito di indagini federali. Le accuse dovranno essere provate in tribunale e Morens è innocente fino a un’eventuale condanna. Fauci non è imputato in quel procedimento. Tuttavia, quando un collaboratore di alto livello viene accusato di avere occultato documenti relativi proprio ad alcune delle vicende sulle quali il suo superiore viene interrogato dal Congresso, verificare chi fosse a conoscenza di determinate pratiche e quale controllo venisse esercitato dai vertici non appare una richiesta irragionevole. Il silenzio di Fauci È dentro questa storia che assumono significato le oltre cento invocazioni del Quinto Emendamento. Sul piano giuridico Fauci può avere ottime ragioni per seguire il consiglio dei propri avvocati. Sul piano della fiducia pubblica l’effetto è diverso. Durante la pandemia ai cittadini è stato chiesto di fidarsi delle autorità sanitarie e di accettare, sulla base delle loro valutazioni, cambiamenti profondi nella vita quotidiana, nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni sociali e nell’esercizio di alcune libertà personali. Fauci è stato uno dei simboli mondiali di quella richiesta di fiducia. Oggi è il momento di ricostruire ciò che avvenne, la disponibilità alla trasparenza dovrebbe essere proporzionata all’autorità esercitata allora. A rendere la situazione ancora più singolare c’è il provvedimento preventivo di clemenza concesso da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca. Anche questo non dimostra alcuna colpevolezza: Biden lo giustificò con il timore di procedimenti ritorsivi da parte della nuova amministrazione Trump. Resta una sequenza difficile da ignorare: uno dei funzionari più influenti della pandemia riceve un’ampia protezione preventiva dal presidente e, successivamente, convocato dal Congresso per rispondere su quegli anni, invoca ripetutamente il diritto a non autoincriminarsi. Burioni: «Se si mette male per Fauci, si mette male per tutti noi» Anche Roberto Burioni sta seguendo con preoccupazione la vicenda e vi è tornato più volte sul suo Substack. Il titolo di uno dei suoi ultimi interventi non lascia molti dubbi sulla sua posizione: «Per Fauci si sta mettendo male e questo significa che si mette male per tutti noi». Burioni prende spunto anche da un lungo articolo del Washington Post, costruito attraverso interviste ad amici, critici ed ex colleghi, che racconta quella che viene descritta come una delle settimane peggiori della carriera di Fauci. Lo stesso Fauci, attraverso un portavoce, ha rifiutato di commentare. Burioni ritiene che questa vicenda stia definendo in maniera decisiva i futuri rapporti tra scienza e politica e che finirà quindi per riguardare tutti noi. Credo che su questo abbia ragione, ma non necessariamente per gli stessi motivi. Fauci non viene interrogato perché nel 2020 ha sbagliato una previsione, le indagini riguardano finanziamenti pubblici, conflitti di interessi, ricerca sui coronavirus, rapporti con EcoHealth Alliance e Wuhan, comunicazioni interne, gestione di documenti governativi e informazioni disponibili nei primi mesi della pandemia. Confondere queste domande con un processo alla scienza significa attribuire a chi esercita un’autorità scientifica una sorta di immunità dal controllo democratico. Ed è proprio questa idea a preoccuparmi. Difendere l’autonomia della scienza non significa concedere a chi esercita un potere in suo nome il diritto di sottrarsi alla responsabilità delle proprie decisioni. Un ricercatore deve poter formulare un’ipotesi impopolare senza temere la politica. Il direttore di una grande istituzione pubblica deve però rendere conto dei finanziamenti amministrati, delle decisioni prese, dei sistemi di controllo e delle informazioni comunicate ai cittadini. Tutto il contrario rispetto allo slogan che Burioni ripete:” La scienza non è democratica”. La pandemia ha avuto conseguenze umane, sociali, educative ed economiche enormi. Ha portato governi democratici ad adottare limitazioni delle libertà personali che fino a pochi mesi prima sarebbero sembrate impensabili, ha modificato per anni la vita scolastica e sociale dei bambini e ha lasciato una frattura profonda nel rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie. Una storia di questa portata non può essere affidata soltanto alle memorie dei suoi protagonisti. Servono documenti, comunicazioni originali, verbali, dati, registri dei finanziamenti e protocolli di ricerca. Bisogna confrontare ciò che si sapeva privatamente con ciò che veniva detto pubblicamente, senza decidere prima quale debba essere il risultato dell’indagine. Se i documenti dimostreranno che le accuse più gravi rivolte a Fauci erano infondate, sarà necessario riconoscerlo. Se mostreranno omissioni, contraddizioni, errori nella supervisione o discrepanze rilevanti tra comunicazioni private e pubbliche, la sua enorme reputazione scientifica non potrà essere utilizzata come uno scudo. Burioni ha ragione quando sostiene che questa storia riguarda anche noi, perché il caso Fauci contribuirà probabilmente a definire il rapporto tra scienza, politica e cittadini dopo il Covid, ma la scelta non è tra proteggere gli scienziati e perseguitarli, perché una scienza autorevole non teme il controllo, non confonde la critica con l’ostilità e non chiede fiducia in virtù del prestigio di chi parla. Accetta che le proprie istituzioni siano esaminate con particolare rigore proprio perché enorme è il potere che possono esercitare sulla società. La scienza non ha bisogno di uomini intoccabili. Ha bisogno di ricercatori liberi, privi di conflitti di interessi, istituzioni trasparenti e persone che, quando hanno esercitato un grande potere pubblico, siano disposte a renderne conto. Se davvero “la scienza non è democratica”, allora almeno chi esercita potere in suo nome dovrebbe ricordare che la democrazia, invece, pretende risposte.   AsSIS
August 16, 2026
Pressenza
«Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione»
Daniele Barbieri sul libro di Stefania Consigliere (*). A seguire cinque lunghe citazioni che da sole meriterebbero un bel po’ di riflessioni collettive. E’ uscito nel dicembre del 2024 e da allora ha avuto pochissime recensioni. Si tratta invece di una delle letture più appassionanti degli ultimi anni che si aggira – come spiega il sottotitolo – fra «molteplicità, immaginario,
SANITÀ: A 6 ANNI DALLA PANDEMIA, MANCANO IL PIANO PANDEMICO NAZIONALE E 1500 POSTI IN TERAPIA INTENSIVA
Sei anni dopo l’immagine simbolo dell’inizio pandemia di Covid19, quella delle bare trasportate dall’esercito a Bergamo, l’Ordine dei Medici di Brescia commemora la tragedia collettiva durante la quale sono decedute 5.600 persone nella sola provincia bresciana. Come ogni 18 di marzo, l’Ordine di Brescia rende “onore a tutte le vittime e ai medici che con impegno e senso del dovere hanno affrontanto l’emergenza pandemica, in ospedale e sul territorio, con l’unico obiettivo di tutelare la salute dei cittadini”. Un momento di memoria che dovrebbe “parlare anche all’oggi”, come sottolineato nel comunicato dell’Ordine: “in previsione di possibili future emergenze” è necessario approvare al più presto il Piano pandemico nazionale 2025-2029 “non ancora del tutto compiuto a causa di ritardi di messa a punto e di coordinamento tra Stato e Regioni”. Non solo. Alla “grave carenza di pianificazione strategica” e di coordinamento tra le diverse strutture del sistema sanitario nazionale, mancano anche “1.500 posti letto previsti per la terapia intensiva e sub-intensiva”, il che inevitabilmente rappresenta una debolezza del sistema in vista di una possibile futura emergenza. Abbiamo fatto il punto con il dott. Ottavio Di Stefano, già presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia e presidente dell’Ong Medicus Mundi Italia. Ascolta o scarica
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
11 marzo: maratona di medici, avvocati, ricercatori, giornalisti, professionisti e cittadini
La Giornata Nazionale della Memoria dell’Olocausto Sanitario è stata istituita con diversi scopi, tra tutti quello di portare a conoscenza dell’opinione pubblica i fatti più importanti legati alla cosiddetta “pandemia” taciuti dai media main stream. Oltre a mantenere viva la memoria storica, l’obiettivo è infatti quello di analizzare gli eventi principali che hanno provocato importanti risvolti sul piano sanitario, giuridico e sociale e che ancora oggi, oltre alla nostra coscienza, interrogano nel profondo tutta la nostra società contemporanea. Durante la diretta si alterneranno medici, avvocati, ricercatori, giornalisti, professionisti e cittadini che proporranno analisi scientifiche, interpretazioni giuridiche, testimonianze personali, informazioni significative e riflessioni culturali. Un confronto libero e senza censure gestito dai principali canali web della contro informazione, per contrastare le continue aggressioni che minacciano la salute fisica, psichica ed energetica  dell’essere umano ma soprattutto per proporre soluzioni vincenti per sconfiggere il sistema criminale che governa la nostra esistenza. Redazione Italia
March 10, 2026
Pressenza
CMSi: “Motivi per respingere i nuovi emendamenti ai Regolamenti Sanitari Internazionali (RSI)”
Pubblichiamo la lettera che la Commissione Medico-Scientifica indipendente ha inviato al governo Meloni, perché entro il 19 luglio rifiuti le modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale. Il 19 luglio 2025 scade, anche per l’Italia, il termine ultimo per l’Opting-Out (cioè per rigettare gli Emendamenti o formulare riserve, che vanno però motivate). Per questi RSI non è richiesta la ratifica parlamentare. L’opting-out oppure l’accettazione degli emendamenti è di competenza del Ministro della Salute, di intesa con il Presidente del Consiglio. Se un pubblico dibattito, anche in sede istituzionale, fosse stato aperto un anno fa, forse oggi ci sarebbe abbastanza consenso sulla formulazione di ‘motivate riserve’ su parte degli emendamenti, concentrando il rigetto su quelli più pericolosi. Ciò però non è avvenuto, e a una settimana dalla scadenza l’unica possibilità praticabile ci sembra il rigetto degli Emendamenti, come fatto da altri Paesi, per non compiere per inerzia altri passi decisivi verso l’abdicazione a una democratica autonomia decisionale. I Paesi che rigettano gli emendamenti non lasciano vuoti normativi, restando vigenti gli attuali RSI. Né tanto meno significherebbe uscire dall’OMS, ma al contrario sarebbe un segnale forte di insoddisfazione (anche nei confronti di scivolamenti censori nell’UE), cui far auspicabilmente seguire l’apertura di un ampio dibattito sulle riforme richieste. Il 1 giugno 2024, ultimo giorno utile della 77a Assemblea Mondiale OMS, sono stati approvati ‘per consenso’ i nuovi Emendamenti ai RSI, negoziati in segretezza e presentati poco prima, in violazione della regola vincolante prevista dai RSI2005, che stabilisce all’art. 55che il testo quasi definitivo di ogni proposta di emendamento debba essere comunicato a tutti gli Stati Parte dal Direttore Generale OMS, almeno quattro mesi prima dell’Assemblea in cui sarà in discussione. Gli Emendamenti, benché molto mitigati rispetto a versioni precedenti che l’OMS aveva ripetutamente presentato, contengono comunque molte insidie per la sovranità nazionale. Ne riassumiamo le principali, rimandando per un’Analisi tecnica dettagliata al documento (WHA77.17), https://bit.ly/3TvEy7d, sottoscritto ad oggi da 55 Associazioni. 1. AMBIGUITÀ NELL’ATTIVAZIONE DEL RSI DELL’OMS: * pagg. 4-5 del documento di cui al suddetto link, in riferimento all’Articolo 1 del WHA 77.17 (Art. 1: Definizioni). Commento: gli emendamenti introducono definizioni poco chiare, che sottolineano e di fatto ampliano le possibilità di attivazione del RSI da parte dell’OMS, confermando per gli Stati le difficoltà nell’esercitare un controllo sovrano sulle decisioni sanitarie nazionali. 2. TRASFERIMENTO DI SOVRANITÀ E POTERE DECISIONALE NELLE MANI DEL DIRETTORE GENERALE OMS: * pag. 11 del documento, in riferimento all’Art. 12, punto 4 bis. Commento: si rafforza il ruolo del Direttore Generale, cui si estendono di fatto poteri straordinari nella gestione delle emergenze sanitarie, senza adeguati contrappesi democratici. Sono i vertici di quell’OMS: * che, d’intesa con altri poteri, ha cercato di far passare tutte le versioni precedenti di Trattato/Accordo e RSI in cui le ‘raccomandazioni’ OMS erano diventate vincolanti * che ribadisce (al 27 giugno 2025!) che l’ipotesi più probabile per l’origine del virus SARS-CoV-2 resta ancora quella dei pipistrelli: “il peso delle prove disponibili…suggerisce una diffusione zoonotica…sia direttamente dai pipistrelli che attraverso un ospite intermedio” * di quell’OMS per la quale gli obblighi vaccinali si possono considerare necessari non solo per motivi sanitari (requisito A per la legittimità costituzionale di un obbligo di legge per un trattamento sanitario in Italia: evitare danni alla salute degli altri), ma anche “al servizio di obiettivi sociali ed economici”(!) (WHO-2019-nCoV-Policy-brief-Mandatory-vaccination-2022.1-eng.pdf)… * … che ha tentato di escludere l’immunità naturale dai determinanti dell’immunità di gregge (WHO Q&A13 novembre 2020 Coronavirus disease (COVID-19): Serology, antibodies and immunity, What is herd immunity?), salvo doverselo in parte rimangiare pochi mesi dopo… * … che non ha smentito o corretto la propria raccomandazione di far indossare mascherine ai malati a domicilio “quanto più a lungo possibile”. Invece di chiarire che ciò vale nei momenti dell’interazione del malato con chi gli presta assistenza, ma che quando il malato è isolato deve respirare senza maschere che gli alzino in modo drammatico la carica virale nelle vie respiratorie, facendolo aggravare in modo sconsiderato (oltre a renderlo così in potenza più contagioso quando le toglie…) * … che non ha contrastato la spinta a vaccinazioni universali antiCOVID in gravidanza in assenza di studi clinici a favore di alta validità (randomizzati controllati o RCT), e spinge con priorità per vaccinazioni antinfluenzali delle donne incinte. Nonostante i quattro RCT disponibili (Donzelli A. Influenza Vaccination of Pregnant Women and Serious Adverse Events in the Offspring. Int J Environ Res Public Health. 2019) e la loro metanalisi (Hansen KP, et al. Does Influenza Vaccination during Pregnancy Have Effects on Non-InfluenzaInfectious Morbidity? A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomised Controlled Trials. Vaccines 2021, 9(12), 1452) diano con coerenza risultati sfavorevoli per le donne incinte vaccinate con antinfluenzale e la loro prole! * … che continua a non prender posizione sulla ben documentata contaminazione dei vaccini COVID-19 (e non solo!) con quantitativi inaccettabili di DNA plasmidico con effetti potenziali gravi o sconosciuti * … che, dopo aver dato una risposta di circostanza alla terza delle email con cui la Commissione Medico-Scientifica indipendente chiedeva di instaurare un confronto scientifico sull’inidoneità dei vaccini COVID a ridurre la trasmissione, ha smesso di rispondere dopo aver ricevuto la risposta di merito molto documentata della CMSi (chi desideri farsi un’idea in base agli scambi scientifici, cui l’OMS si è poi sottratta, può consultare CMSi scrive OMS risponde, la replicadella Tutta la corrispondenza – 13 Agosto 2023 | CMSi)   3. PRODOTTI GENICI E RISCHI GLOBALI PER LA SICUREZZA: * pag. 12 del documento, in riferimento all’Art. 13. Commento: Gli Emendamenti menzionano espressamente i prodotti genici tra le contromisure sanitarie, senza un’adeguata definizione dei criteri di sicurezza, efficacia e consenso informato. 4. ACCORDI SANITARI SECRETATI TRA STATI: * pag. 29 del documento, in riferimento all’Art. 43, punto 7. Commento: Senza discutere la confidenzialità delle consultazioni iniziali tra stati, si autorizza di fatto la possibilità di stipulare accordi sanitari tra Stati in forma non pubblica, compromettendo i principi di trasparenza e responsabilità democratica. Le conseguenze di questa prassi le abbiamo già sperimentate. 5. CHIAREZZA INSUFFICIENTE DELL’IMPEGNO FINANZIARIO: * pag. 30 del documento, in riferimento all’Art. 44. Commento: Non si chiarisce in modo sufficiente l’onere finanziario che gli Emendamenti comporteranno per gli Stati membri, lasciando importanti margini d’incertezza che potrebbero gravare sui sistemi sanitari nazionali e sugli impegni finanziari degli Stati. 6. Impegno alla censura di quanto l’OMS (con altre entità sovranazionali) stabilisce e stabilirà sia misinformazione (contenuto falso o fuorviante senza intenti dannosi) e disinformazione (-diffuso con intenzione di ingannare): * pagg. 44-45 del documento, in riferimento all’Allegato 1. Commento: gli Emendamenti inseriscono disposizioni che impegnano formalmente gli Stati membri, che possono portare alla (ulteriore) soppressione del dibattito scientifico critico e alla marginalizzazione delle opinioni dissenzienti, anche all’interno della comunità medica. Lo consideriamo il rischio più grave presente in questi emendamenti, in grado di sopprimere in modo sistematico un dibattito in contraddittorio con posizioni che fanno esplicito riferimento al metodo scientifico e critiche nei confronti del paradigma mainstream. A definire che cosa sia misinformazione e disinformazione nella condizione attuale per gli Stati membri finirebbe verosimilmente per essere l’OMS (o altri organismi sovranazionali), alla cui discrezionalità gli Stati si impegnano ad attribuire un potere esorbitante. Le conseguenze possono essere la soppressione a livello planetario di un dibattito scientifico in grado di mettere in discussione i paradigmi dominanti, riproposti di continuo dalla propaganda. Siamo fiduciosi che il rigetto di questo gravissimo emendamento trovi concordi sia le forze di maggioranza, sia quelle di opposizione. Riportiamo in proposito le recenti pubbliche dichiarazioni della leader del maggior partito d’opposizione: “Non è compito della maggioranza stabilire cosa possa o debba dire l’opposizione. Questo principio è essenziale per garantire un sistema democratico sano. La libertà di espressione è un diritto fondamentale che deve essere tutelato, e ogni tentativo di reprimere il dissenso è un passo indietro per la democrazia. … l’opposizione continuerà a farsi sentire con sempre maggiore determinazione, ribadendo il suo ruolo cruciale nel garantire un dibattito aperto e inclusivo. La lotta per il rispetto della libertà di espressione e per il diritto di critica è una battaglia che riguarda tutti”. Se questo fondamentale diritto fosse coartato in campo scientifico, le conseguenze potrebbero essere drammatiche. Per finire, se chiunque legga dovesse ritenere che quanto sopra esposto non è documentabile in modo adeguato, siamo a disposizione per instaurare con lui/lei (affiancati da chi desiderano) un confronto costruttivo e basato su dati, fatti e prove. Nota: sono circolate posizioni tendenti a ridurre la portata dell’eventuale approvazione/non rigetto degli Emendamenti, in quanto formalmente l’ultima parola spetterebbe comunque agli Stati. Ciò però non tiene conto di un principio fondamentale sulla cui base si concludono Trattati, Regolamenti e Convenzioni internazionali: pacta sunt servanda (come di recente rammentato dalla Suprema Corte nella sentenza del 06.03.2025 n.5992, resa nel cd. caso Diciotti, la cui copertura costituzionale si rinviene, tra l’altro, negli artt. 10 e 117 della nostra Costituzione). Il RSI parla di ‘raccomandazione/i’ molto meno di quanto non utilizzi, in varie declinazioni, il verbo ‘dovere’ (351 volte…). Ciò implica l’assunzione di obblighi a carico degli Stati, non potendosi optare per un’interpretazione delle norme contrastante con il significato proprio delle parole utilizzate. È vero che l’art. 43 prevede che gli Stati – in caso di disaccordo con le misure decise dall’OMS – possano adottare soluzioni diverse, ma queste debbono essere quanto meno ‘equivalenti’ a quelle decise dall’OMS e rispettare i ‘principi scientifici’ (chi decide quando una tesi scientifica si possa pregiare della qualifica di ‘principio’?). Dunque in sostanza poco cambia, perché non si può fare autonomo ricorso a soluzioni più blande di quelle aderenti a proclamati ‘principi scientifici’ (anche quando le prove fossero contrastanti) o non ritenere non necessaria alcuna misura.   LA COMMISSIONE MEDICO-SCIENTIFICA INDIPENDENTE (CMSI): * Alberto Donzelli, esperto in Sanità Pubblica, specialista in Igiene e Med. Prev., già membro CSS * Maurizio Federico, Virologo * Patrizia Gentilini, specialista in Oncologia ed Ematologia * Panagis Polykretis, PhD in Biologia Strutturale * Sandro Sanvenero, medico Odontoiatra * Eugenio Serravalle, specialista in Pediatria CON LE ADESIONI DI: * Paolo Bellavite, specialista in Ematologia Clinica e di Laboratorio e ricercatore indipendente * Mariano Bizzarri, Dip. Med. Sperimentale, Direttore Systems Biology Laboratory Un. La Sapienza, PhD * Giovanni Frajese, docente di Endocrinologia e Malattie Dismetaboliche * Dario Giacomini, specialista in radiologia, Presidente ContiamoCi! e sindacato Di.Co.Si. * Stefano Petti, PhD. Top 2% scienziati mondiali (classifica Università Stanford) * Laura Teodori, già Dirigente di Ricerca, già Prof. a contratto Rischio Biologico * Olga Milanese, avvocato cassazionista, Presidente dell’Associazione Umanità e Ragione * Andrea Montanari, Presidente dell’Associazione Eunomis e Responsabile del Dipartimento Legale SIM * Mauro Sandri, avvocato cassazionista   Fonte: https://cmsindipendente.it/ https://cmsindipendente.it/sites/default/files/2025-07/Cms%20Comunicato%2018%20RegolamentiSanitariInternazionaliOMS%2811-7-2025%29.pdf AsSIS
July 14, 2025
Pressenza