Tag - femminismo

La morte e la fanciulla
Dalle fanciulle dormienti delle fiabe alle vampire gotiche fino alle sorelle Lisbon e a The Substance, l’immaginario occidentale ha trasformato la giovane donna… L'articolo La morte e la fanciulla sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
July 20, 2026
L'INDISCRETO
È possibile decolonizzare l’intelligenza artificiale?
Si può prendere una tecnologia nata e sviluppata nei centri di potere e riadattarla alle necessità di un gruppo marginalizzato? La domanda, potenzialmente, riguarda tutte le innovazioni tecnologiche. Il caso dell’intelligenza artificiale generativa è però oggi particolarmente discusso assieme alle molteplici problematiche etiche che i grandi modelli linguistici, come anche […] L'articolo È possibile decolonizzare l’intelligenza artificiale? su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
Roma: Spazio Transfemminista Via Appia 1011
Per resistere all'ennesima ondata repressiva, apriamo nuovi spazi! Dalle 20:00 di sabato 27 giugno assemblea in via Appia Nuova 1011 (non 1009 come detto nell'audio). Dalla mattina di sabato 27 colazione vegana resistente. per altre info rimandiamo a: https://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/06/nuovo-spazio-transfemminista-citta
June 27, 2026
Radio Onda Rossa
Roma: nuovo spazio transfemminista in città!
Nuovo spazio transfemminista in città! In un mondo in cui le persone che occupano vengono criminalizzate senza sosta, in cui la povertà come il semplice esistere diventano una colpa, in cui la violenza delle istituzioni durante gli sfratti e gli sgomberi diventa intrattenimento televisivo, abbiamo deciso di prenderci un po' di spazio. Siamo donne, persone trans e frocie, ma anche persone che non hanno una casa in una città sempre più pensata per i ricchi, sempre più escludente e violenta verso chi non ha potere, o non si schiera dalla parte del potere. Abbiamo bisogno di uno spazio di complicità in una città in cui la violenza patriarcale minaccia i nostri corpi ovunque, per strada, in famiglia, nelle istituzioni, di uno spazio in cui vivere diversamente, in cui vivere insieme, nel rifiuto dell'individualismo borghese e della logica del profitto, nel rifiuto del razzismo, statale e non, nel rifiuto della violenza sugli esseri non umani e della devastazione ecologica. Abbiamo deciso di prendere un po' di spazio per coltivare i nostri sogni. Sappiamo che cresceranno forti, ovunque li riusciremo a piantare, perché i nostri sogni non sono solo i nostri. Probabilmente i media mainstream ci descriveranno come delle persone "pericolose", dei soggetti "sleali" verso la collettività. Niente di nuovo, come non sono nuove le domande che poniamo: chi è che fa il male della collettività, chi occupa spazi abbandonati o chi li sottrae alla città per alimentare le speculazioni? Chi finanzia genocidi ed ecocidi o chi lotta contro di essi? Chi alimenta la violenza creando finte soluzioni o chi cerca di sradicarne le radici? Quello che sta succedendo in questi mesi ci dimostra che il solo nominare le ingiustizie e le violenze imperialiste per lo Stato è un atto di terrorismo. I nostri pensieri vanno a tutte le persone recluse nelle carceri, nei CPR e nei reparti psichiatrici, allx compagnx colpitx dalla repressione, a coloro che stanno pagando la "colpa" di non arrendersi alle ingiustizie, di non aver smesso di sognare, alle persone sfrattate, violentate e abusate, alle sorelle trans e ai fratelli trans che resistono, agli squat e agli spazi sociali sgomberati perché mostravano la possibilità di uno stare insieme diverso. A chi ha perduto la vita combattendo, alle persone migranti che muoiono a migliaia nel nostro bel mare azzurro mentre noi siamo sulla spiaggia ad abbronzarci, ai milioni di esseri non umani torturati e massacrati negli allevamenti, ma anche a chi semplicemente non arriva alla fine del mese. Non vogliamo uno spazio "per noi", ma uno spazio per tutte le soggettività femminili, trans, frocie che non si rassegnano alla deriva senza fine di questo mondo. Uno spazio dove sognare e arrabbiarci insieme, dove la cura di sé e del mondo in cui viviamo si fondono nella lotta. Assemblea separata sabato 27 giugno dalle ore 20:00 in via Appia Nuova 1011 (all'altezza di Capannelle - Quarto Miglio)!
June 27, 2026
Radio Onda Rossa
Vannacci e i regimi di traduzione della crisi
di ROBERTA POMPILI. Negli ultimi mesi il dibattito attorno a Roberto Vannacci si è mosso tra due polarità prevedibili. Da una parte la denuncia delle sue posizioni sessiste, omofobe e nazionaliste e dall’altra la loro rivendicazione come espressione del “buonsenso” contro il politicamente corretto. In entrambi i casi il rischio è lo stesso: assumere Vannacci come un fenomeno eccezionale invece che come un sintomo della congiuntura. Da questo punto di vista, gli interventi che hanno invitato a prendere sul serio il fenomeno hanno avuto il merito di spostare la discussione dal personaggio alle condizioni della sua affermazione. La questione non riguarda infatti il carattere più o meno provocatorio delle sue dichiarazioni, ma il tipo di consenso che esse riescono a organizzare. Adesso forse, però, possiamo compiere un ulteriore passo. In altri termini noi oggi non dobbiamo limitarci a chiederci perché Vannacci raccoglie consensi, ma possiamo interrogare il modo in cui il suo discorso rende leggibile una crisi che attraversa molte società contemporanee. Viviamo dentro una congiuntura segnata dall’intensificazione delle interdipendenze e dalla crisi delle istituzioni che le organizzano: la precarietà abitativa prolunga la dipendenza economica dalle famiglie; la crisi dei servizi scarica sulle relazioni private una quota crescente di lavoro di cura; l’accesso al welfare si fa più difficile; la salute mentale emerge come questione di massa; la guerra torna a occupare il centro dello spazio pubblico. Contemporaneamente il genocidio di Gaza ha mostrato il collasso delle promesse universalistiche che avevano accompagnato l’ordine liberale degli ultimi decenni e allo stesso tempo, la vita quotidiana richiede una quantità crescente di lavoro invisibile di riproduzione. Dentro questo scenario, l’offensiva anti-femminista non appare come un fenomeno marginale. Al contrario essa costituisce uno dei principali dispositivi attraverso cui la crisi viene interpretata e organizzata politicamente: per questo la figura di Vannacci acquista significato. La sua forza non consiste semplicemente nel proporre un ritorno a un ordine tradizionale. Un ordine tradizionale integro, in realtà, non esiste più. Le trasformazioni del lavoro, delle famiglie, delle relazioni di genere e della composizione sociale sono troppo profonde perché sia possibile immaginare una semplice restaurazione. Ma perché proprio l’antifemminismo diventa uno dei linguaggi privilegiati attraverso cui la crisi contemporanea viene raccontata? Come fanno processi così differenti – precarietà, trasformazioni della famiglia, crisi della riproduzione, fragilità delle mediazioni sociali – a convergere in una narrazione che individua nel femminismo uno dei propri principali bersagli? Ciò che il discorso reazionario offre è qualcosa di diverso. Esso offre un particolare regime di traduzione della crisi. Con questa espressione non intendiamo una semplice operazione ideologica. Ogni società deve continuamente tradurre la complessità delle proprie interdipendenze in forme intelligibili, problemi riconoscibili e soluzioni praticabili. La politica è sempre anche una lotta per l’interpretazione e l’organizzazione del reale. In questo regime di traduzione autoritario e regressivo le crisi della riproduzione vengono così tradotte in crisi della famiglia, le trasformazioni delle relazioni di genere diventano crisi della maschilità, mentre le difficoltà della cooperazione sociale vengono tradotte in perdita di autorità, le interdipendenze globali diventano minaccia esterna; la pluralità delle forme di vita viene tradotta in deviazione dalla normalità. Ancora la pluralità delle forme di vita viene tradotta in deviazione dalla normalità. Chiaramente in questa operazione il femminismo occupa una posizione centrale. Non perché sia la causa delle difficoltà contemporanee, ma perché negli ultimi decenni ha rappresentato una delle principali forze capaci di politicizzare la riproduzione sociale, rendendo visibili il carattere storico e conflittuale dell’organizzazione della vita, della famiglia, della cura e della differenza sessuale. Basterebbe osservare la proliferazione di comunità digitali costruite esplicitamente attorno all’ostilità verso il femminismo. Non si tratta più soltanto di polemiche episodiche o di provocazioni mediatiche. Decine di migliaia di persone si riconoscono stabilmente in pagine, gruppi e canali che individuano nel femminismo il principale responsabile delle trasformazioni contemporanee. Il fatto che una pagina costruita attorno allo slogan “meglio una di meno che una femminista di troppo” riesca a raccogliere oltre 54.000 aderenti non rappresenta un’anomalia folkloristica della rete. Segnala piuttosto l’esistenza di una comunità affettiva e politica che trova nell’anti-femminismo una chiave di lettura della propria condizione. La questione non riguarda semplicemente l’odio verso le donne o verso il femminismo. Riguarda il modo in cui esperienze molto differenti – precarietà, perdita di status, incertezza, trasformazioni delle relazioni affettive, crisi delle forme tradizionali della maschilità – vengono tradotte in un racconto coerente che individua un responsabile e promette una ricomposizione dell’ordine sociale. Da questo punto di vista, il successo di Vannacci non deriva dalla persistenza di un ordine tradizionale ormai intatto. Deriva dalla capacità di offrire una forma regressiva di organizzazione dell’interdipendenza. Di fronte all’estensione delle connessioni sociali e alla crisi delle mediazioni che le sostengono, il suo discorso promette di ricondurre la cooperazione entro gerarchie familiari, sessuali e nazionali presentate come naturali. La sua operazione non consiste dunque nel negare la complessità del presente. Consiste piuttosto nel renderla governabile attraverso la semplificazione e per questo limitarsi alla denuncia morale rischia di essere insufficiente. La questione politica decisiva riguarda i regimi di traduzione che oggi contendono il significato della crisi. Da una parte, forme autoritarie che organizzano la vulnerabilità attraverso identità, gerarchie e appartenenze esclusive. Dall’altra, la possibilità di costruire istituzioni capaci di sostenere l’interdipendenza senza trasformarla in subordinazione. Forse è su questo terreno che dovremmo misurare la portata del fenomeno Vannacci. Non come residuo di un passato che ritorna, ma come sintomo di una battaglia contemporanea sulle forme attraverso cui la società traduce, organizza e governa la propria crisi. Se l’antifemminismo e figure come Vannacci riescono oggi a organizzare consenso, non è soltanto per la forza delle loro parole. È perché riescono a tradurre una crisi reale in un racconto politico coerente. La questione che si apre allora non è soltanto come contrastare questi regimi di traduzione, ma quali istituzioni, quali pratiche e quali forme di organizzazione collettiva siano oggi capaci di produrne altri. L'articolo Vannacci e i regimi di traduzione della crisi proviene da EuroNomade.
June 25, 2026
EuroNomade
Roma: Bande de femmes 2026
Bande de femmes, #BDF, banda di donne, gang di donne, ma anche gioco linguistico con Bande dessinée (il termine francese per indicare le strisce illustrate dei fumetti) è un festival di fumetto e illustrazione a partire dalle artiste, illustratrici e fumettiste organizzato dalla Libreria femminista Tuba che coinvolge molti altri spazio al Pigneto. L'edizione 2026, la tredicesima, si svolgerà il 30 giugno con la Notte a colori, il 1 e 2 luglio con Blossoms e il 3 e 4 Luglio 2026 con gli incontri a via Pesaro. Ne parliamo con una delle curatrici
June 24, 2026
Radio Onda Rossa
ADDIO A LUISA MURARO. FILOSOFA, FEMMINISTA, PENSATRICE, TRADUTTRICE DEL PENSIERO DELLA DIFFERENZA
E’ morta sabato 13 giugno 2026 Luisa Muraro, filosofa, docente universitaria, scrittrice, una delle teoriche e delle voci più distintive del femminismo della cosiddetta “seconda ondata” e del pensiero della differenza. Nata nel 1940 in Provincia di Vicenza, i cui ricordi d’infanzia della II Guerra Mondiale e della Resistenza sono conservati nel libro Salti di gioia, Luisa Muraro si avvicina alla filosofia negli anni ’60 durante gli studi all’Università Cattolica di Milano: il suo docente di riferimento è Gustavo Bontadini che la avvia alla passione per la linguistica e alla filosofia della scienza. Partecipa, all’età di 28 anni, alla rivolta del ’68 e alla “rivolta nella rivolta”, quella femminista. Durante gli anni settanta, poi, anche in rapporto alle vicende politiche di quegli anni, interrompe la carriera universitaria e inizia a insegnare nella scuola dell’obbligo. Qui dà vita insieme a Elvio Fachinelli e ad altri a un esperimento didattico di scuola “antiautoritaria”: l’esperienza è documentata e fatta oggetto di riflessione nel libro L’ Erba voglio: pratica non autoritaria nella scuola. In quegli stessi anni, con Fachinelli, Lea Melandri e altri, scrive sulla rivista che ha preso il nome dal libro citato, L’erba voglio. Sempre negli anni ’70 entra nel DEMAU, acronimo di Demistificazione Autoritarismo, e successivamente Demistificazione dell’Autoritarismo Patriarcale, collettivo neofemminista nato a Milano tra il 1965 e il 1966. Qui incontra Lia Cigarini, con cui fonderà nel 1975 la fortunata esperienza della Libreria delle donne di Milano, ancora oggi attiva. Luisa Muraro ha poi tradotto in italiano diversi scritti sul “pensiero della differenza“, quella sessuale teorizzato da Luce Irigaray in Francia che rifiuta l’omologazione e l’uguaglianza intesa come “assimilazione” del modello maschile. Insegna in seguito all’Università di Verona dove con Chiara Zamboni, Adriana Cavarero e altre attiviste fonda la comunità filosofica femminista Diotima. “Luisa Muraro è morta. – scrive Laura Colombo sul sito della Libreria delle donne di Milano. – Con lei viene meno una delle grandi pensatrici del Novecento e di questo inizio di secolo. Dico pensatrice, e non solo pensatrice femminista, perché il suo femminismo ha spostato il luogo da cui si pensa, mettendo al centro la differenza sessuale e quindi l’esperienza, la relazione, la lingua materna, l’autorità femminile”. Oggi, domenica 14 giugno, avrebbe compiuto 86 anni. Pamela Marelli, femminista e transfemminista bresciana, legge il testo scritto da Laura Colombo e dedicato a Luisa Muraro. Ascolta o scarica. Qui la registrazione della Lectio Magistralis tenuta da Luisa Muraro nel 2012 dal titolo “Combattere senza odiare”. Ascolta o scarica.
June 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Buona festa della mamma a tutte le madri invisibili – di Nadir Dendoune
Qualche giorno fa, in occasione della "festa della mamma", che in Francia si festeggia il 31 maggio, il giornalista, scrittore e regista Nadir Dendoune ha reso omaggio a sua madre, Messaouda, arrivata dall'Algeria nel 1959, e a tutte le "madri invisibili". Critica a un sistema che relega gli anziani in secondo piano e abbandona [...]
June 12, 2026
Effimera
ARGENTINA: IN MIGLIAIA IN PIAZZA CON NI UNA MENOS A 11 ANNI DALLA SUA PRIMA STORICA MOBILITAZIONE
Il movimento femminista argentino Ni Una Menos è sceso in piazza ieri, mercoledì 3 giugno, per ribadire alcune istanze imprescindibili per il movimento e per celebrare l’undicesimo anniversario della prima storica mobilitazione. La manifestazione è stata imponente ed è stata l’occasione per migliaia di persone di protestare, una volta in più, contro il definanziamento delle politiche di genere portato avanti dal governo, colpevole anche di relativizzare la figura penale del femminicidio in un Paese ancora caratterizzato da forti discriminazioni di genere e da tassi di femminicidio che, per Ni Una Menos, sono “da emergenza sociale”. La chiamata del movimento femminista è quindi caduta in un contesto politico, sociale, ed economico molto difficile, di cui “la politica di crudeltà organizzata” del governo Milei è l’espressione più diretta. A pesare in maniera determinante sulla partecipazione – la più alta degli ultimi anni – è stata tuttavia anche la forte commozione, e rabbia, generata dagli ultimi femminicidi registrati nel Paese. Femminicidi particolarmente efferati ai danni di tre ragazzine, l’ultimo dei quali ha coinvolto una quattordicenne sequestrata, violentata e uccisa nella città di Cordoba, presumibilmente da un uomo già condannato per gli stessi reati. Abbiamo approfondito i contorni della mobilitazione e tracciato il profilo, e il portato, di questa realtà femminista con Alberta Bottini, docente presso l’Universidad Nacional de Quilmes Ascolta o scarica  
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-05-28] Un Ponte Per presenta “La Rebelión de las flores” al Cinema Aquila @ Nuovo Cinema Aquila
UN PONTE PER PRESENTA “LA REBELIÓN DE LAS FLORES” AL CINEMA AQUILA Nuovo Cinema Aquila - via l'Aquila 66/74 (giovedì, 28 maggio 20:00) Nell’ambito del percorso di avvicinamento ad “Arene Decoloniali” 2026, Un Ponte Per organizza la proiezione del documentario “La Rebelión de las flores” di María Laura Vásquez (Argentina, 2022, 81 min), che si terrà giovedì 28 maggio al Nuovo Cinema Aquila di Roma.   Il documentario racconta l’occupazione pacifica del Ministero dell’Interno in Argentina nel 2019 da parte di 23 donne appartenenti a diverse comunità indigene, provenienti da varie regioni del paese, che si sono riunite per denunciare le violenze nei loro territori e chiedere la fine delle uccisioni e della devastazione ambientale.   L’azione, durata 11 giorni, ha dato visibilità al concetto di “terricidio” e alle forme di resistenza dei popoli contro l’eredità coloniale e le sue conseguenze contemporanee.   L’iniziativa si inserisce in un ciclo di eventi di avvicinamento alla seconda edizione di “Arene Decoloniali”, la tradizionale rassegna di cinema e letteratura decoloniale promossa da Un Ponte Per nel mese di Settembre, a Roma, e che quest’anno sarà dedicata ai femminismi nati e sviluppati nel Sud globale e nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.   Attraverso incontri, proiezioni e momenti di confronto, il percorso intende contribuire alla costruzione di uno spazio di ascolto e discussione sulle molteplici forme assunte dalle lotte femministe, che si sviluppano fuori dal perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico.     Programma della serata | 28 maggio 2026   Nuovo Cinema Aquila (Via L’Aquila 66/74, Roma)   Ore 20:00 – Incontro con la regista María Laura Vásquez in dialogo con Lizet Aguilar e Diana Terrones (Blocco Decoloniale) e Pilar Morena D’Alò   Ore 21:00 – Proiezione del film “La Rebelión de las flores”   Costo del biglietto: 7 euro  
May 25, 2026
Gancio de Roma