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31 gennaio 2026: Torino è partigiana
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo di Angelo Zaccaria (*) Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel
[2026-01-17] ROMA NON SI VENDE, IL CASALE SI DIFENDE! ASSEMBLEA PUBBLICA @ Casale Garibaldi autogestito
ROMA NON SI VENDE, IL CASALE SI DIFENDE! ASSEMBLEA PUBBLICA Casale Garibaldi autogestito - Via Romolo Balzani, 87, Roma (sabato, 17 gennaio 16:00) COLPO DI MANO SU CASALE GARIBALDI: DIFENDIAMO LA CITTA’ PUBBLICA! Sabato 17 gennaio, ore 16, ASSEMBLEA PUBBLICA Adesso è ufficiale: la commissione tecnica del Municipio V ha deciso di NON assegnare lo spazio di via Romolo Balzani 87 all’Associazione Culturale Casale Garibaldi. Qualcuno vorrebbe cancellare 40 anni di mutualismo, autogestione, sindacalismo sociale, produzione culturale, welfare dal basso, cura di un bene comune urbano, che hanno segnato la storia del territorio di Roma est e della città tutta. Un atto che vìola lo spirito e la lettera della Delibera 104 sulla gestione del patrimonio pubblico, frutto di un lungo percorso di confronto, conflitto e compromesso tra amministrazione e reti sociali, che fa emergere con chiarezza uno scontro di potere tra indirizzo politico-normativo e “burocrazia neoliberale”. Non a caso ci giungono voci di una giunta municipale in fibrillazione, a partire dal ruolo dell’assessore al Patrimonio. Si tratta del colpo di coda di uno stillicidio iniziato alla scadenza della prima concessione, nel 2017: aggressioni legali e fiscali, rispedite sempre al mittente anche attraverso il pronunciamento dei tribunali, in una lunga lotta di resistenza che c’è costata fatica e un esborso economico pesantissimo. Con questa decisione si avalla (anche) una “guerra tra poveri” tra realtà associative che avrebbero diritto a spazi e opportunità non in competizione, che devono trovare soluzioni diverse, previste proprio dal regolamento della Delibera 104. In questo modo si rischia di azzerare una esperienza di partecipazione inventata dalle lotte, un insediamento pluridecennale che ha dato vita a una rete infinita di progetti, percorsi, attività, segnate da una composizione sociale e generazionale vasta e plurale. Questo atto si inserisce in un contesto ben preciso: da una parte, la campagna securitaria e militare delle destre neofasciste al governo che, dopo gli scalpi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, mettono nel mirino, a Roma, alcune tra le più importanti esperienze sociali, culturali, abitative, per spianare definitivamente la strada alla rendita immobiliare e finanziaria; una strategia di costruzione del “nemico esemplare”, utile per mascherare mediaticamente le misure economiche antipopolari e di guerra del governo, che colpiscono i salari, la sanità, il welfare, i servizi pubblici. Dall’altra parte, però, c’è un centrosinistra che, al livello nazionale e nelle città in cui governa, deve scegliere tra “modello Milano” e diritto all’abitare; tra gli interessi immobiliari della “rigenerazione” degli ex mercati generali di Ostiense e il diritto alla città; tra i manganelli di Piantedosi e Meloni e le lotte dei movimenti e degli spazi sociali che costruiscono mutualismo nella crisi economica e nella povertà dilagante. Nella nostra città, la giunta comunale deve decidere se il Piano casa e la Delibera 104 sono strumenti coerenti di intervento per il diritto alla casa, per tutelare il valore sociale dell’autogestione e per un utilizzo democratico del patrimonio pubblico, oppure se servono soltanto a mitigare ma non a cambiare radicalmente le politiche della destra. Una cosa è certa, questa storia collettiva, che compone un mondo fatto di tante storie, non si può cancellare. Ci opporremo a questo scempio con ogni mezzo necessario: legale, politico e sociale. COSTRUIAMO LA MOBILITAZIONE PERMANENTE IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI, DEL DIRITTO ALLA CASA, DELLA CITTA’ PUBBLICA.
Napoli: Officina 99 non si tocca!
OFFICINA 99 NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO, MA UNA RISORSA SOCIALE COLLETTIVA In relazione alle notizie apparse sulla stampa riguardo una richiesta di sgombero del centro sociale Officina 99, riteniamo necessario chiarire alcuni punti. L’intervento delle forze dell’ordine è avvenuto a seguito di una richiesta di soccorso per […] L'articolo Napoli: Officina 99 non si tocca! su Contropiano.
Il cin cin sulle macerie
Quel cinico taglio del nastro per festeggiare il già noto cohousing di via Fioravanti. Dalle ruspe democratiche sull'Xm24 agli sgomberi di Leoncavallo e Askatasuna: quella per gli spazi autogestiti era e rimane una giusta battaglia di libertà.
Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]
Lo sgombero di Askatasuna è un attacco a tutti i centri sociali
Lo sgombero di Askatasuna è un attacco a tutti i centri sociali Giovedì 18 dicembre alle prime ore del mattino decine di blindati e forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno circondato il centro sociale Askatasuna, in Corso Regina Margherita, nel quartiere di Vanchiglia di Torino. L’operazione è imponente, l’ordine viene direttamente dal Ministero degli Interni: la militarizzazione dello spazio pubblico deve avere la sua rappresentazione plastica. Il quartiere viene circondato, asserragliato, e blindato per l’intera giornata e le scuole vengono chiuse. Le persone solidali accorse davanti l’Aska vengono caricate con gli idranti e allontanate con la forza. E ancora pesanti tafferugli si sono verificati al presidio del pomeriggio, partecipato dalla città solidale.  L’accordo siglato all’inizio del 2024 fra il Sindaco Lo Russo (PD) e un comitato di “garanti” che avrebbe dovuto far diventare l’immobile di Corso Regina Margherita 47 un bene comune, tutelandone l’indipendenza del progetto politico e la fuoriuscita dall’ “illegalità”, non è bastato. Anzi, vanno evidenziate la gravità e l’ignavia del posizionamento della giunta torinese di centro sinistra: nel corso della convulsa mattinata di giovedì 18, iniziata con una perquisizione dello spazio e conclusasi con lo sgombero il sindaco si è infatti immediatamente affrettato a dichiarare decaduto il patto di collaborazione con lo spazio sociale, per «mancato rispetto delle condizioni» di legalità a cui il patto stesso era vincolato: l’accesso al fabbricato non era consentito, mentre il 18 mattina gli agenti, al momento dell’irruzione, hanno trovato sei persone all’interno dello stabile. «Non è stata una mia decisione politica. Io ho preso atto di una scelta amministrativa» ha detto il sindaco.  Il trincerarsi dietro procedure burocratiche dipinte come “oggettive” è d’altronde consuetudine in questo paese, basti ricordare quanto fece il Sindaco Marino a Roma oltre dieci anni fa con la delibera 140, che ha messo a rischio decine di esperienze sociali autogestite: una storia non ancora conclusa. > Se da un lato le operazioni di polizia sul Leoncavallo e sull’Askatasuna sono > in parte motivate dalla volontà di mettere in difficoltà le giunte di centro > sinistra che amministrano i grandi centri urbani, dove la destra ha più > difficoltà nel diffondere la propria retorica fascista e bellicista, è > evidente l’avversione di almeno parte del cosiddetto “campo largo” per le > esperienze sociali non compatibili con il governo neoliberale delle società.  Perché, in fondo, è questa la partita: l’annullamento, la soppressione, di qualunque spazio autonomo di organizzazione politica che metta in discussione il genocidio e la guerra, il sistema di produzione capitalista e la sua riconversione bellica, le diseguaglianze e l’impoverimento sociale che ne scaturiscono. È in questo contesto che si inserisce la, classica, costruzione del nemico messa in pratica dalla destra di governo sin dall’inizio della legislatura: “gli antagonisti dei centri sociali”, “gli anarchici”,  “i pro-pal” e i sempreverdi “soliti comunisti” di berlusconiana memoria, tornati alla ribalta delle cronache dalla campagna elettorale per le regionali fino alla risposta, tanto vergognosa quanto imbarazzante, del Ministro Bernini alla contestazione studentesca ad Atreju. E il nemico, in quanto tale, va silenziato e, quando possibile, annientato. Ecco quindi da un lato i disegni di legge “di contrasto all’antisemitismo” volti a mettere a tacere qualunque critica allo Stato di Israele all’interno del mondo della formazione, dall’altro l’attacco diretto agli spazi sociali autogestiti, dipinti non solo come violenti, ma anche, ça va sans dire, come antisemiti e, in alcuni casi islamisti. Un attacco, che nel caso di Aska si è anche sviluppato diverse volte sul piano giudiziario. Ricordiamo infatti che lo spazio sociale è stato recentemente bersaglio di un teorema persecutorio da parte della Questura e della Procura di Torino volto ad accusare di associazione a delinquere un gruppo consistente di persone vicine allo spazio. Il processo si è concluso il 2 aprile scorso con assoluzioni e di fatto con la dichiarazione di insussistenza di quel teorema.  Non indifferente, inoltre, è la tempistica dello sgombero. Quale migliore occasione di un’operazione di polizia nel bel mezzo della discussione della legge di bilancio caratterizzata da accese divergenze fra le forze di maggioranza? Il nemico esterno distoglie l’attenzione dai contrasti sulle pensioni impoverite, sugli aiuti alle imprese e sulle decine di miliardi di euro e sulle armi inviate all’Ucraina. Foto di Askatasuna ASKATASUNA È UN BENE COMUNE  Il centro sociale Askatasuna è, come tanti altri spazi occupati e autogestiti in Italia, un luogo di incontro, di cultura, dove si può ascoltare musica a prezzi popolari e socializzare al di fuori della logica del consumo. «Con lo sgombero di Askatasuna abbiamo perso uno spazio  essenziale per la socialità e l’aggregazione nel nostro quartiere Vanchiglia. Ricordiamo le merende, il prendersi cura di via Balbo, il Carnevale, Halloween ed infine la Polentata che avremmo tenuto domani e che quindi è saltata. Ci piacerebbe continuare a vivere insieme il nostro quartiere, fare ed essere comunità» leggiamo nel comunicato degli e delle abitanti di Vanchiglia. > Le attività aggregative ad Askatasuna, così come in tanti altri centri sociali > d’Italia, sono parte integrante dell’intervento politico: Askatasuna è un > luogo di organizzazione politica, di assemblee, di collettivi, ed è inoltre un > punto di riferimento per le lotte e i movimenti sociali di questo paese, in > primis la lotta per la liberazione della Palestina, le mobilitazioni per > saperi critici e liberi e, fin dall’inizio, la lotta No-Tav. Si può essere d’accordo o meno con la sua linea e pratica politica, ma in un paese caratterizzato da un astensionismo in ascesa, dove le giovani generazioni si interessano sempre meno alla politica tradizionale, luoghi come Askatasuna diventano spazi di partecipazione e di socializzazione alla politica dove si impara collettivamente che cosa significa “fare politica dal basso”, in un momento storico in cui partiti e sindacati sono percepiti come organizzazione chiuse, gerarchiche e impraticabili.  Sgomberare Askatasuna e dichiarare guerra ai centri sociali significa voler chiudere spazi di aggregazione, di incontro e di partecipazione politica. Significa voler ridurre la democrazia in autocrazia, reprimendo qualunque spazio di dissenso e di conflitto sociale, elementi invece fondanti della stessa dialettica democratica. Difendere Askatasuna vuol dire opporsi alla stretta autoritaria in corso in questo paese. E darsi, darci, la possibilità di rovesciare un futuro di guerra immaginando un orizzonte di libertà. L’immagine via facebook di Infoaut SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Lo sgombero di Askatasuna è un attacco a tutti i centri sociali proviene da DINAMOpress.