Tag - prigionieri palestinesi

La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio palestinese, alle torture, alla fame e …
Israele Stato terrorista
Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod: il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve rompere ogni complicità Israele ha mostrato ancora una volta …
Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione
L’11 maggio 2026, il celebre scrittore americano Nicholas Kristof ha infranto il muro di silenzio con un articolo pubblicato sul New York Times intitolato “Il silenzio che circonda lo stupro delle palestinesi“. Questo articolo non era un semplice reportage giornalistico, ma una dura accusa che smascherava la narrativa ufficiale dell’occupazione […] L'articolo Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Il dott. Abu Safiya sottoposto a gravi abusi
Gaza. Ex detenuti palestinesi hanno condiviso testimonianze strazianti sulle condizioni del medico palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto da oltre 450 giorni nelle carceri israeliane dopo essere stato rapito durante il genocidio a Gaza. Secondo le testimonianze, è stato sottoposto a gravi abusi e negligenza medica; uno di loro ha affermato che le guardie israeliane lo hanno spogliato nudo e gli hanno aizzato contro dei cani poliziotto.
May 8, 2026
InfoPal
Thiago e Saif: un aggiornamento
In collegamento con Tatiana avvocata del Legal Team della Flotilla diamo un aggiornamento sulla situazione di Thiago e Saif, per cui il tribunale israeliano ha disposto il prolungamento della detenzione di altri 6 giorni, sino a domenica 10 maggio, rigettando la richiesta di appello,  mentre rimangono ancora incomprensibilmente secretati i documenti alla base dell'accusa. Di Thiago, che oggi ha perso la madre, non si hanno notizie. Saif, invece, ha intrapreso oggi lo sciopero della sete, che si aggiunge a quello della fame che aveva  iniziato il 4 maggio. Non dobbiamo permettere a Israele di dire che Saif, in questo modo, sta mettendo a rischio la sua stessa vita, ma dobbiamo fare di tutto per arrivare alla liberazione sua, di Thiago e di tutti i prigionieri palestinesi. Grande attenzione va prestata anche alla ripartenza della Global Sumud Flotilla, prevista per domani, che va protetta in ogni modo da nuovi attacchi israeliani.
May 6, 2026
Radio Onda Rossa
Israele continua a violare la tregua in Libano: la giornalista libanese Amal Khalil è stata deliberatamente uccisa in un attacco aereo
Beirut. La Protezione Civile libanese ha confermato la morte di Amal Khalil, giornalista del quotidiano libanese al-Akhbar, affermando che è stata deliberatamente colpita da un attacco israeliano nella città meridionale di at-Tiri, dove il suo corpo è stato successivamente recuperato dalle macerie. Secondo l’emittente televisiva libanese Al-Jadeed, Khalil è morta mercoledì dopo essere rimasta intrappolata sotto le macerie a seguito degli attacchi aerei israeliani nel sud del Libano. La Croce Rossa libanese ha poi recuperato il suo corpo, confermandone anch’essa il decesso. Un’altra giornalista, Zeinab Faraj, che si trovava con Khalil, è stata trasportata in ospedale e sottoposta a intervento chirurgico. Precedenti notizie indicavano che il raid aereo aveva colpito la strada che collega at-Tiri e Haddatha, impedendo alle squadre di soccorso di raggiungere i giornalisti intrappolati. Fonti libanesi hanno affermato che sia alla Croce Rossa sia all’esercito libanese è stato impedito di accedere alla zona. L’Agenzia Nazionale di Stampa libanese e gli appelli diffusi dai giornalisti sui social media indicavano che l’attacco sembrava mirato a bloccare l’accesso delle ambulanze. Hashem al-Sayyed Hassan, corrispondente dell’emittente libanese al-Manar, ha affermato che l’incidente costituisce “un crimine premeditato e deliberato, nonché un attacco diretto da parte di Israele”, descrivendo una sequenza di eventi. Secondo Hassan, una serie di attacchi si è susseguita nell’arco di diverse ore. Un primo, con un drone ha colpito un veicolo civile, seguito da un altro contro l’auto dei giornalisti. Nonostante l’immediato coordinamento con le squadre di soccorso, l’accesso è stato ritardato a causa del mancato rilascio dell’autorizzazione. I giornalisti si sono spostati in vari luoghi in cerca di riparo, ma circa un’ora dopo un attacco aereo ha colpito la casa in cui si erano rifugiati. La Croce Rossa è stata autorizzata a raggiungere la zona solo poco dopo quest’ultimo attacco. Ha aggiunto che la loro presenza era chiaramente nota e resa pubblica dalle autorità libanesi, dai servizi di emergenza e dai media. In precedenza, il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos aveva denunciato il regime israeliano per aver “preso di mira e accerchiato i giornalisti” in seguito agli attacchi contro la moschea di at-Tiri. “Condanniamo fermamente questo attacco, ritenendo Israele pienamente responsabile della loro sicurezza e ribadendo la necessità di garantire immediatamente la loro protezione e la libertà di stampa”, ha dichiarato Morcos a X. Questi eventi si sono verificati nonostante un cessate il fuoco di 10 giorni tra il regime israeliano e il Libano, entrato in vigore a mezzanotte tra giovedì e venerdì, dopo settimane di intensi scontri transfrontalieri provocati dall’escalation israeliana. Il Sindacato dei giornalisti libanesi ha riferito che almeno 27 giornalisti sono stati uccisi in attacchi israeliani in Libano dall’ottobre 2023, oltre a molti altri feriti. (Fonti: PressTV, Quds News).
April 23, 2026
InfoPal
Israele ha rapito oltre 23.000 palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme dall’inizio del genocidio di Gaza
Palestina occupata. Secondo il Club dei prigionieri palestinesi, le forze israeliane hanno arrestato e rapito oltre 23.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata e nella parte orientale di Gerusalemme, dall’inizio del genocidio. L’organizzazione mette in guardia contro l’escalation degli abusi, gli arresti di massa di donne e bambini e le migliaia di persone detenute in regime di sparizione forzata. Il Club dei prigionieri ha affermato che le forze israeliane hanno eseguito oltre 23.000 rapimenti nella Cisgiordania occupata e nella parte orientale di Gerusalemme, dall’inizio del genocidio nella Striscia di Gaza. Il gruppo ha diffuso i dati in una nota che evidenzia un netto aumento delle campagne di detenzione. L’organizzazione ha sottolineato che queste cifre non includono i rapimenti avvenuti a Gaza. Ha affermato che le forze israeliane hanno rapito migliaia di persone anche lì, molte delle quali sono sparite, senza alcuna informazione chiara sul loro destino o sulla loro ubicazione. I dati comprendono tutti i palestinesi rapiti, inclusi coloro che sono ancora detenuti e coloro che sono stati successivamente rilasciati. Le forze israeliane hanno rapito persone dalle loro case, ai posti di blocco militari o dopo averle costrette ad arrendersi sotto pressione. In alcuni casi, le forze hanno tenuto individui in ostaggio e li hanno usati come scudi umani durante gli attacchi. Donne e bambini sono stati vittime di un numero significativo di questi rapimenti. L’organizzazione ha documentato oltre 700 casi di rapimento di donne palestinesi, provenienti da aree all’interno di Israele, così come da Gaza e dalla Cisgiordania. Le autorità hanno anche rapito circa 1.800 bambini nello stesso periodo. Anche i giornalisti sono stati presi di mira direttamente. L’organizzazione ha registrato oltre 240 rapimenti di operatori dei media, dall’inizio del genocidio. Le autorità israeliane continuano a detenere 43 giornalisti, tra cui tre donne. Un giornalista, Marwan Harzallah di Nablus, è morto in custodia israeliana, sollevando ulteriori preoccupazioni sulle condizioni di detenzione. Il Club ha affermato che le campagne di rapimento si sono intensificate parallelamente alle operazioni militari su larga scala. Queste campagne spesso comportano gravi percosse, minacce contro gli ostaggi e le loro famiglie e la distruzione diffusa di abitazioni. Durante gli attacchi, le forze israeliane hanno anche sequestrato veicoli, denaro contante e oro. Il rapporto evidenzia ingenti danni alle infrastrutture, soprattutto nei campi profughi di Jenin e Tulkarm. Il gruppo ha aggiunto che, durante alcune operazioni, le forze israeliane hanno effettuato esecuzioni sul campo. In alcuni casi, queste uccisioni hanno preso di mira i familiari degli ostaggi. Allo stesso tempo, le forze hanno intensificato gli interrogatori, coinvolgendo migliaia di persone in Cisgiordania e a Gaza. Secondo gli ultimi dati diffusi all’inizio di aprile, le autorità israeliane detengono attualmente oltre 9.600 ostaggi palestinesi. Tra questi, 86 donne e circa 350 bambini. La cifra rappresenta un aumento dell’83% rispetto ai livelli pre-genocidio, quando i palestinesi in carcere erano circa 5.250. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che il forte aumento dei rapimenti riflette una più ampia politica di punizione collettiva. Affermano che la portata e le modalità dei rapimenti continuano a sollevare serie preoccupazioni di natura legale e umanitaria. (Fonti: Quds Press, agenzie).
April 20, 2026
InfoPal
Giornata dei Prigionieri Palestinesi: i dimenticati dal mondo
Asia Occidentale/InfoPal. Mentre la cosiddetta comunità internazionale richiede il rilascio dei prigionieri israeliani, oltre 9.600 palestinesi rimangono dietro le sbarre israeliane: donne, bambini, giornalisti, molti dei quali senza accusa né processo. Da ottobre 2023, il numero dei detenuti è quasi raddoppiato. Migliaia sono trattenuti in detenzione amministrativa, mentre continuano a essere documentati e denunciati diffusi casi di tortura, stupri, negligenza medica e decessi sotto la custodia israeliana. Per decenni, la prigionia ha toccato quasi ogni famiglia palestinese: si stima che 1 palestinese su 5 sia stato detenuto dal 1967. In occasione della Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che si celebra oggi, la campagna Red Ribbon chiede un’azione globale, poiché i 9.600 detenuti politici palestinesi rimangono rinchiusi nelle famigerate prigioni israeliane, con un aumento dell’83% rispetto ai livelli precedenti alla guerra genocida nella Striscia di Gaza. Tra i detenuti ci sono donne e bambini; oltre 3.532 palestinesi sono detenuti senza accusa né processo in regime di detenzione amministrativa, e 1.251 provengono da Gaza e sono incarcerati in base alla “Legge sui Combattenti Illegittimi” israeliana. Tra le 86 donne detenute nelle carceri israeliane, tre ragazze adolescenti si trovano in condizioni disperate, soffrono di forti dolori fisici, non hanno accesso a cibo e cure adeguate e subiscono traumi psicologici. Oggi non è solo una data. È un monito: #FreePalHostages (Fonti: Quds News, PIC, Telegram).
April 17, 2026
InfoPal
Marwan Barghouthi, 24 anni di prigionia
Il 15 aprile 2002, le forze israeliane arrestarono il leader politico palestinese Marwan Barghouthi nella sua abitazione. Oggi sono 24 anni dall’inizio della sua detenzione nelle carceri israeliane. In seguito, Barghouthi è stato condannato a cinque ergastoli più ulteriori 40 anni di reclusione. Durante la sua prigionia, ha scritto un libro intitolato “Mille giorni in isolamento”, in cui documenta la sua esperienza in cella di isolamento. Il suo avvocato ha rivelato che il più importante prigioniero politico palestinese è stato aggredito violentemente per ben tre volte nelle ultime settimane. * 8 aprile (carcere di Ganot): picchiato brutalmente e lasciato lì per oltre due ore; gli è stata negata l’assistenza medica nonostante le ripetute richieste. * 25 marzo: aggredito durante il trasferimento tra i carceri di Megiddo e Ganot. * 24 marzo (carcere di Megiddo): le guardie sono entrate nella sua cella con un cane, lo hanno gettato a terra e lo hanno aggredito con l’animale. Questi attacchi si sono verificati nel contesto di una crescente violenza contro i prigionieri palestinesi. Proprio la settimana scorsa, un esperto delle Nazioni Unite ha avvertito che l’abuso dei prigionieri è diventato “dottrina di Stato” in Israele, trasformando “le carceri in strumenti di genocidio e tortura”. L’unico modo per garantire la sicurezza di Marwan è la sua liberazione. Le istituzioni che si occupano dei detenuti affermarono che il caso di Barghouthi è diventato un simbolo della sofferenza dei detenuti palestinesi, sottolineando che è stato detenuto in isolamento prolungato e sottoposto a ripetute aggressioni all’interno di un sistema sistematico di repressione nelle carceri israeliane. (Fonti: Quds News, telegram, web).
April 15, 2026
InfoPal