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DA MACOMER A MONASTIR: LA VIOLENZA NASCOSTA DEVE CREARE UN FRASTUONO ASSORDANTE
La violenza razzista dello Stato italiano e dei suoi servi di ogni colore si esercita nel silenzio. È la nuova strategia: si parla delle beghe dell’UE, nella squallida gara a chi fa il più razzista, chiedendo riduzioni o espansioni dei diritti secondo il possibile vantaggio politico, vaneggiando su presunti complotti geopolitici per nascondere rivolte di … Leggi tutto "DA MACOMER A MONASTIR: LA VIOLENZA NASCOSTA DEVE CREARE UN FRASTUONO ASSORDANTE"
August 9, 2026
Rifiuti
Non distogliamo lo sguardo
Succede a Senigallia che, in uno dei tanti ristoranti del centro, nella piazza del Foro Annonario, una donna migrante e incinta che vende braccialetti venga aggredita. Un cliente del ristorante, invece di rispondere alle offerte — più o meno insistenti, cambia poco —, le tira l’acqua del suo bicchiere. Un gesto orribile. In una Senigallia addobbata a festa per l’economia estiva e per chi può permettersela, la richiesta di comprare un braccialetto diviene il pretesto per una deprecabile condotta. In una Senigallia che corre verso l’obiettivo irraggiungibile di essere una “città da vip”, meta turistica di punta, un cameriere del ristorante cerca di rimediare alla reazione della donna — agitata e offesa — con uno schiaffo, tra tavoli pieni e aperitivi a mezz’aria. Succede a Senigallia, nella calura anomala e sconcertante che tenta di raccontarci qualcosa, che il titolare del locale spinga una donna sopraggiunta per soccorrere la persona aggredita, allontanandola bruscamente e inveendo contro entrambe. Succede che, nell’euforia del primo lunedì di agosto, il velo dell’indifferenza si sia strappato, mostrandoci cosa si nasconde dietro, pronto a uscire per ridefinirci culturalmente e umanamente. Decidiamo di prendere parola perché a tutto questo vogliamo resistere, ricordando che ostilità, rifiuto dell’altro/a e discriminazioni non fanno grande una comunità e non sono la chiave per confrontarci con la marginalità e il disagio sociale e psichico. L’aggressività generata da questi fatti, osservata da molte persone ferme ai tavoli, è l’indice che ogni modalità di cura si sta sfaldando, proprio nel momento del bisogno. In tempi come questi l’unico welfare possibile è il prodotto della resistenza attiva, della solidarietà e della costruzione di rete sociale. Lo ribadiamo: l’assenza di rispetto non ci salverà da questo lento incedere verso un futuro sempre più incerto, né tanto meno porterà la nostra piccola città in cima alla vetta. Di queste alture facciamo ampiamente a meno a favore di un’orizzontalità capace di annullare il razzismo e il sessismo, da sempre funzionali alla scalata. Il modello maschilista e autoritario, pronto a disumanizzare l’altro/a, si sta riproponendo attraverso stravolgimenti politici e culturali e attraverso la “guerra globale a pezzi”; esso non è altro che l’estrema barricata di paura di fronte a un cambiamento già in atto. La paura di perdere il privilegio globale, la paura di contaminarci con altre culture, la paura di dover condividere risorse e pezzi di terra agibili, la paura della povertà, la paura di far cadere i ruoli di genere, la paura che qualcuno/a ci rubi il lavoro, il diritto di nascita e il dominio conquistato dall’uomo bianco: questa paura, quella dell’uguaglianza, può permeare la società, stordirla, inferocirla, renderla vile e indifferente, fino a farle accettare la follia della guerra. Serve un contenimento coeso nei confronti di questa “pedagogia della crudeltà”. Servono denunce pubbliche affinché il velo del dicibile sia rammendato e la società possa essere non solo un luogo selvaggio di guadagno, affari e arrivismo, ma una maglia relazionale per affrontare collettivamente queste paure, discuterne, decostruirle, convertirle in lotta sociale, in consapevolezza e non sublimarle con comportamenti violenti e discriminatori. Come attiviste femministe e transfemministe delle realtà associative e dei collettivi di Senigallia sosteniamo da sempre che la società abbia un ruolo fondamentale, educante, ricostituente e conflittuale, soprattutto nei momenti in cui l’istituzione viene meno a quella visione pacifica e tollerante in cui i diritti possano ampliarsi e non comprimersi, alimentando ulteriormente le marginalità, l’isolamento dei più vulnerabili e la permeabilità all’odio, alla violenza e alla criminalità organizzata che da sempre, di tutto questo, sa come approfittarsi. L’inviolabilità della persona rimane un limite invalicabile, soprattutto se riguarda una persona portatrice di stigmi sociali dettati da etnia, classe e sesso; per questo, la gravità di quello che è successo non va taciuta. Succede a Senigallia che pochi uomini impauriti dimostrino odio, e che tante e tanti rispondano con rabbia e femminismo. Per queste ragioni, le nostre realtà associative rivolgono un accorato appello alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori economici e al tessuto sociale di Senigallia affinché: 1. Si condanni ogni forma di prevaricazione. Non ci si volti dall’altra parte di fronte a gesti di odio, discriminazioni e violenza fisica e verbale nei confronti di tutti, in particolare nei confronti dei più vulnerabili e quindi minori, donne, persone in difficoltà economiche e sociali, anziani; 2. Si tuteli la dignità umana nello spazio pubblico. Riaffermare che Senigallia è e deve rimanere una comunità accogliente, plurale e antirazzista, dove il rispetto della persona viene prima di qualsiasi decoro di facciata. Libera Presidio di Senigallia Attilio Romanò Collettivo Transfemminista Ortica Rete Femminista Marche molto+di194 Centro Sociale Arvultura Coordinamento donne SPI CGIL di Senigallia FactoryZeroZero APS Ass. Dalla parte delle Donne GrlS Marche ARCI Senigallia APS Scuola di Pace “V. Buccelletti” Comune di Senigallia Rete per la Pace Subito Senigallia Domenica 9 agosto a partire dalle 18.30 Centro Sociale Arvultura, Collettivo Trasfemministra Ortica e Scuola di Italiano per stranieri Penny Wirton hanno indetto un presidio in una piazza del centro, Piazza Saffi   Redazione Marche
August 9, 2026
Pressenza
Bologna si mobilita dopo la morte di Abderrahim Fakir
Dopo la morte per mano poliziotta di Abderrahim Fakir, domenica scorsa a Bologna, nel quartiere del Pilastro, una grande manifestazione in piazza dove la polizia ha usato gli idranti contro le persone scese in strada e mercoledì un'assemblea dove si è parlato di razzismo sistemico, profilazione razziale, sorveglianza sanitaria e pratiche illegittime delle forze di polizia. Ne parliamo con Didier, attivista dell'associazione antirazzista Casa del Mondo che dà conto anche delle prossime iniziative dell'associazione stessa e del Comitato verità e giustizia per Fakir nato proprio nell'assemblea di mercoledì scorso. 
July 24, 2026
Radio Onda Rossa
Primi vennero i migranti: non vittime ma protagonisti
di SANDRO MEZZADRA. «Il mondo è di chi si muove», recitava uno striscione esposto a Roma al corteo contro la «remigrazione», lo scorso 13 giugno. Un’analoga intenzione politica aveva motivato la scelta di aprire con una manifestazione dedicata al tema delle migrazioni le tre giornate di contestazione del G8 di Genova, il 19 luglio del 2001. Libertà di movimento, libertà senza confini, era scritto sul grande striscione di apertura. Leggere politicamente le pratiche di mobilità era l’obiettivo che quella manifestazione, di decine di migliaia di persone, si poneva. Lungi dal potere essere ridotti a «vittime» della globalizzazione neoliberale, come pure molte voci ripetevano all’interno del movimento che si era presentato sulla scena tra Seattle e Porto Alegre, i e le migranti diventavano incarnazione della lotta per un «altro mondo possibile». Attraverso i loro movimenti e le loro lotte quotidiane disegnavano il profilo di una diversa globalizzazione, di un insieme di geografie «subalterne» che costituivano una delle infrastrutture fondamentali su cui innestare desideri e progetti di trasformazione radicale dell’esistente. In Italia e in Europa, Genova 2001 diventò così – tra molte altre cose – uno snodo fondamentale per lo sviluppo dell’attivismo attorno ai temi delle migrazioni e dei confini, che ha caratterizzato fino a oggi i movimenti sociali: dalle mobilitazioni per il permesso di soggiorno alle iniziative contro la violenza dei confini, dal protagonismo dei migranti nelle lotte per la casa e sul lavoro fino ad arrivare alla «flotta civile» impegnata nel soccorso in mare nel Mediterraneo. Ma l’indicazione fondamentale di quel 19 luglio, almeno nella prospettiva di chi organizzò la manifestazione, era di portata ancora più generale: la migrazione e i confini non dovevano essere assunti come temi per «specialisti» ma piuttosto come lenti, come un metodo per leggere nel loro insieme le trasformazioni del capitalismo e della società dal punto di vista delle potenzialità di lotta e liberazione che le caratterizzavano. Venticinque anni dopo, si impone un bilancio. E in prima battuta non può essere positivo: si deve piuttosto riconoscere che in molte parti del mondo, a partire dall’Italia e dall’Europa, sono state le destre più o meno radicali a utilizzare quella lente e quel metodo, rovesciandoli. Attorno al rifiuto della migrazione e all’ossessione identitaria per i confini sono stati costruiti progetti aberranti di società chiuse in difesa dell’esistente, con sempre più espliciti riferimenti a gerarchie razziali da ristabilire. La violenza delle polizie di frontiera penetra all’interno delle aree metropolitane; si combina con le tecnologie digitali e con l’intelligenza artificiale per braccare i soggetti mobili, mentre gli strumenti di protezione giuridica di questi ultimi si fanno sempre più evanescenti – negli Stati uniti di Trump così come nell’Europa del nuovo Patto su migrazione e asilo. Non era certo rosea la condizione migrante nel luglio del 2001 – e ancor più dura sarebbe divenuta dopo l’11 settembre e con l’avvio della «guerra globale al terrore». E tuttavia oggi, mentre la congiuntura è segnata dalla proliferazione di guerre di diversa natura, occorre riconoscere che siamo di fronte a un salto di qualità nell’attacco ai e alle migranti. Certo, in Europa come negli Stati uniti i tessuti metropolitani costruiti attorno alla presenza migrante resistono con efficacia, e spesso con successo, all’offensiva portata da forze di destra che non di rado operano in continuità con l’azione e le retoriche dei governi «progressisti». L’umanitario diventa in queste condizioni un terreno essenziale di conflitto, mentre la resistenza può avvalersi della generosità e delle competenze irrinunciabili di giuristi e giuriste. Ma la resistenza, pur così necessaria, non è sufficiente. L’indicazione del 19 luglio 2001 – la politicizzazione delle pratiche di mobilità – risulta oggi in questo senso ancora più attuale. Tornare a leggere il mondo attraverso la lente della migrazione, costruire attorno alla libertà di movimento nuovi progetti di società, esaltare il protagonismo migrante nella lotta sociale e nella costruzione di coalizioni politiche capaci di trasformare realmente i rapporti di potere: in un mondo drasticamente mutato, queste indicazioni che arrivano da un passato ormai lontano ancora attendono di essere riprese e reinventate nella nostra quotidianità. questo testo è stato pubblicato sullo speciale del manifesto “Cicatrici” il 17 luglio2026 L'articolo Primi vennero i migranti: non vittime ma protagonisti proviene da EuroNomade.
July 18, 2026
EuroNomade
È IL GIORNO PIÙ CALDO DELL’ESTATE. NON PUOI FARE NIENTE, PUOI FARE QUALCOSA O PUOI FARE LA COSA GIUSTA
I prigionieri del CPR di Macomer ci informano che, a seguito delle rivolte lo spazio a disposizione si riduce sempre più; sono in tutto poco più di venti trattenuti di cui almeno 8 dormono nella sala mensa e gli altri nell’unico blocco che resta. In altre parole, due blocchi sono inutilizzabili, auspichiamo che presto lo … Leggi tutto "È IL GIORNO PIÙ CALDO DELL’ESTATE. NON PUOI FARE NIENTE, PUOI FARE QUALCOSA O PUOI FARE LA COSA GIUSTA"
July 17, 2026
Rifiuti
ANCORA FUOCO A MACOMER
L’arroganza e la stupidità del sistema razzista occidentale si manifestano quando pensa che moltiplicando e rinforzando le frontiere riuscirà a bloccare il movimento degli esseri umani delle cui vite colonialismo e imperialismo hanno disposto per secoli. La stessa ottusità si dimostra nella gestione del CPR di Macomer. Dopo il fuoco della rivolta di aprile che … Leggi tutto "ANCORA FUOCO A MACOMER"
July 13, 2026
Rifiuti
Teniamo aperte le finestre
Nella notte di sabato un'altra violenta aggressione si è consumata a Roma, nel quartiere Pigneto, ai danni di una donna che rincasava. L’intervento di un residente che ha aperto la finestra e ha gridato forte, ha messo in fuga l’aggressore. Sappiamo che queste aggressioni non sono casi isolati o privati. Si inseriscono in un clima politico e mediatico che incentiva la violenza lungo le linee del genere e della razza. Una situazione politica, nazionale e globale, che nega la violenza di genere, maschilista, abilista, patriarcale e razzista e parallelamente alimenta la cultura dello stupro, sdoganando comportamenti aggressivi e predatori. La spirale di odio e risentimento viaggia velocemente. Le parole di chi ci governa e dei politici di turno si traducono in azioni violente, precise e mirate nei luoghi che abitiamo ogni giorno. Ci inquieta la violenza propagata sui social e nella manosfera, strumento di legittimazione di un sistema patriarcale che discrimina, confina, odia, uccide. Il circo mediatico, che ha volutamente falsificato quanto avvenuto, contribuisce ad alimentare la dinamica razzista e violenta anche negli spazi digitali, senza mai prendere in considerazione chi queste violenze le subisce. Ci sentiamo bersagliatə negli spazi fisici e digitali, ma non accettiamo di normalizzare questa violenza patriarcale. E non accettiamo la strumentalizzazione razzista della violenza di genere, agita dalle forze politiche e dai media. Per questo torniamo in strada a portare la nostra rabbia. Torniamo in strada perché non vogliamo stare in silenzio. Torniamo in strada perché non vogliamo fare finta di niente, per tornare a gridare forte “sorella non sei solə”. Più presidi di polizia e l’istituzione di nuovi reati non sono la soluzione. Serve ricostruire trame sociali, solidarietà e cooperazione, in strada, negli spazi in cui viviamo, nei quartieri che frequentiamo. Ascoltarci, riconoscerci, tenerci per mano. Insieme. Fermarci, non girarci dall’altra parte, aprire le finestre, urlare. Urlare forte. Anche per chi non ha voce. Sorella non sei solə Per questo torniamo nelle strade Appuntamento venerdì 26 giugno alle 18:30 - Di fronte alla metro C Pigneto
June 24, 2026
Radio Onda Rossa
DEPORTAZIONE DI MASSA DA MONASTIR?
Il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo sulle migrazioni, che prevede l’abolizione pressoché totale del diritto d’asilo, la trasformazione dei luoghi di accoglienza all’arrivo in hotspot, che formalmente diventano frontiere in cui si rimane prigionieri sino al momento della deportazione.Alle persone in mobilità non è più permesso neppure respirare l’aria di … Leggi tutto "DEPORTAZIONE DI MASSA DA MONASTIR?"
June 23, 2026
Rifiuti
[2026-06-27] La fabbrica delle deportazioni. Testimonianze e lotte per la liberazione dai CPR @ Giardino Ciro Principessa
LA FABBRICA DELLE DEPORTAZIONI. TESTIMONIANZE E LOTTE PER LA LIBERAZIONE DAI CPR Giardino Ciro Principessa - Largo dei Savorgnan (sabato, 27 giugno 19:00) Nati per facilitare i rimpatri, i centri di detenzione per persone migranti (CPR) sono sempre più luoghi di punizione e contenimento di cittadini razzializzati. Una macchina di violenza e repressione raccontata da dentro da Sunjay Gookooluk, il cui diario da Ponte Galeria, scritto sulle confenzioni del cibo e su pezzi di carta di fortuna e appena pubblicato da Sensibili alle Foglie, é il primo libro nato dentro un CPR. Insieme all'autore, ci saranno le avvocate Giulia Crescini e Lucia Gennari, che introdurranno le ultime novità in fatto di detenzione, tra nuovi CPR e Patto Europeo per le Migrazioni, e Yasmine Accardo, per condividere gli sviluppi più recenti del caso di Wissem Ben Abdellatif, uno dei troppi morti di CPR degli ultimi decenni.
June 23, 2026
Gancio de Roma
“Tumulto Pride”: sabato 27 giugno torna a Verona il pride cittadino
Sarà un pride indipendente e autofinanziato, che attraverserà le strade del centro e del quartiere di Borgo Trento. La sera la festa finale sarà all’interno del Festival Paratod@s a Quinzano . Giugno è il mese del Pride e anche Verona avrà il suo. Si chiamerà Tumulto Pride e si terrà sabato 27 giugno. Sarà un Pride completamente indipendente sotto ogni forma, e autofinanziato. Infatti, per scelta politica, il Tumulto Pride non ha sponsor. Inoltre, grande novità dell’anno, Il Pride avrà un percorso mai fatto prima. Terminerà infatti il suo percorso in pieno Borgo Trento, per la precisione in Piazza Vittorio Veneto. Il concentramento è previsto in Piazza Bra alle ore 16 di sabato 27 giugno. Una delegazione della Rete Tumulto si recherà in stazione Porta Nuova per un momento di saluto nel luogo in cui è stato ucciso Moussa Diarra. Momento aperto a chiunque voglia partecipare precisano gli organizzatori. La partenza del corte è prevista per le 17 circa e si dirigerà verso Pradaval, via Valverde, Scalzi, Porta Palio fino a Ponte della Vittoria, da lì si attraverserà Borgo Trento. A quel punto il corteo si dirigerà verso Via della Repubblica, sfilerà in via Todeschini per poi completare il percorso in Piazza Vittorio Veneto, nel cuore del quartiere di Borgo Trento. Perché Borgo Trento e il Festival Paratod@s Una scelta, quella di attraversare Borgo Trento, ponderata e voluta. Solitamente le manifestazioni Pride e non solo, tendono ad attraversare il centro storico per poi dirigersi verso i quartieri a est della città. La scelta di attraversare un quartiere borghese della città ha due scopi ben precisi: il primo ha un valore politico, quello di scuotere le coscienze di una parte della città che raramente viene coinvolta da presidi e manifestazioni in cui si rivendicano i diritti delle cosiddette minoranze e di persone costrette ai margini della società. Il secondo motivo è logistico, ovvero avvicinare le persone alla festa ufficiale del Tumulto Pride, che si terrà al Festival Paratod@s, in Via Villa 25 a Quinzano. La festa sarà facilmente raggiungibile a piedi ma anche con i molti autobus che dalla stessa Piazza o dal piazzale dell’ospedale, che si dirigono verso Via Mameli e appunto Quinzano. La Rete Tumulto, sta lavorando con ATV per organizzare delle navette che possano permettere alle persone di tornare in centro città al termine della serata. Alla festa canterà il rapper Yung Paninaru, artista queer e neurogender capace di mescolare sonorità elettroniche e dissacranti. Seguirà poi il DJ set di The Drop DJ, che accompagnerà la grande festa fino a mezzanotte. Anche la scelta di festeggiare al Festival Paratod@s è voluta dato che il Festival, come il Pride, rivendica le stesse lotte e la stessa linea di indipendenza e autofinaziamento del Tumulto Pride. Come nasce il Tumulto Pride Questa è la seconda edizione che il pride cittadino ha questa denominazione Tumulto Pride. Un nome che evoca la necessità di mettere piazze e strade in “tumulto”. Rivendicare diritti per tutti e tutte, lottare e stare accanto alle cosiddette minoranze e popoli oppressi. Questo Pride è il frutto di un percorso iniziato oltre un anno fa, che vede il coinvolgimento di associazioni e soggettività impegnate nei diritti sociali, non solo di persone LGBTQ+. Ci sono movimenti impegnati per i diritti delle persone migranti, per il diritto all’abitare. Nella rete sono presenti anche associazioni vicine al popolo palestinese ed altre cause. Una trasversalità delle lotte nella piena consapevolezza che collettivizzarle le rende tutte più forti. Una rete che è diventata un presidio fisso anti-omofobo, antifascista ed antirazzista. Una rete compatta e necessaria. Infatti, sono molte le iniziative che hanno coinvolto la Rete Tumulto in questo oltre anno e mezzo di vita. Dai presidi contro la Remigrazione, la presenza costante nelle manifestazioni a sostegno della giustizia e Verità per Moussa Diarra, presidi antifascisti ma anche eventi artistici come Mostra d’arte, che si è tenuto nell’aprile scorso. Una presenza fondamentale in città e in questo Paese dove, i venti di razzismo, omofobia e altre forme di discriminazione, devono essere arginati. Un argine che la Rete Tumulto vuole praticare in modo unito, compatto e trasversale, forse il modo più efficace per resistere. Il prossimo appuntamento per arginare questi venti è appunto il Tumulto Pride che si terrà a Verona sabato 27 giugno. Appuntamento dalle 16 in Piazza Bra. L’eventuale ricavato dell’intero Pride sarà destinata ad un progetto per combattere l’HIV in Nigeria. Immagine del Tumulto Pride 2025 Heraldo
June 19, 2026
Pressenza