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I mondiali del razzismo e del suprematismo, specchio dell’imperialismo
È cominciata ieri la Coppa del Mondo di calcio maschile, uno degli eventi internazionali più attesi e dietro cui ci sono flussi economici tali da poter rappresentare perfettamente gli indirizzi generali presi dal capitale. E se i tempi sono quelli del suprematismo genocidiario e dell’imperialismo sempre più esplicitamente predatorio, la […] L'articolo I mondiali del razzismo e del suprematismo, specchio dell’imperialismo su Contropiano.
June 12, 2026
Contropiano
Fifa: una nuova regola riconosce la nazionale femminile dell’Afghanistan
La Sport & Rights Alliance accoglie positivamente la decisione del Consiglio della Fifa di approvare alcuni emendamenti ai propri regolamenti di governance, che offrono un’opportunità storica per garantire l’equità di genere e i diritti umani nello sport. Questi cambiamenti consentono il riconoscimento ufficiale della nazionale femminile dell’Afghanistan in esilio, garantendo che le giocatrici possano tornare a rappresentare il loro paese nelle competizioni ufficiali della Fifa. “Per cinque anni ci è stato detto che la nazionale femminile dell’Afghanistan non avrebbe mai più potuto gareggiare perché gli uomini che hanno preso il nostro paese non lo avrebbero permesso”, ha affermato Khalida Popal, fondatrice e direttrice di Girl Power, ed ex capitana e cofondatrice della nazionale femminile dell’Afghanistan. “Sono molto orgogliosa di questa decisione della Fifa e lieta che la nostra mobilitazione collettiva non solo abbia cambiato il futuro delle donne afghane, ma abbia anche garantito che nessun’altra giocatrice debba compiere i sacrifici che hanno compiuto le nostre. È la rinascita della speranza e un messaggio forte a chi cerca di escludere le donne dalla società: non ci riuscirete. Il posto delle donne è sul campo, nella vita pubblica e ovunque si prendano decisioni”. La decisione, approvata il 29 aprile 2026 presso il Consiglio della Fifa, conferisce alla Federazione stessa l’autorità, in consultazione con la relativa confederazione, di iscrivere le squadre nazionali alle competizioni ufficiali quando l’associazione membro del paese d’origine è “impossibilitata a farlo”. “Questa decisione della Fifa è fondamentale per garantire che ogni associazione rispetti le proprie responsabilità in materia di equità di genere e diritti umani”, ha affermato Andrea Florence, direttrice esecutiva della Sport & Rights Alliance. “Si tratta di qualcosa che va oltre il calcio: si tratta di inviare il messaggio che nessun governo dovrebbe avere il potere di cancellare le donne dalla vita pubblica. Siamo entusiasti che la Fifa abbia ascoltato le donne afghane e colmato questa lacuna nei suoi statuti. Non vediamo l’ora di fare il tifo per loro negli anni a venire”. Dopo che i talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan nell’agosto 2021 e hanno successivamente vietato a donne e ragazze ogni attività sportiva, la nazionale femminile dell’Afghanistan ha vissuto e si è allenata in esilio, dispersa tra Albania, Australia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. Nonostante la resilienza dimostrata, le componenti della squadra sono state bloccate dalle competizioni ufficiali perché le regole della Fifa richiedevano l’approvazione della Federazione calcistica dell’Afghanistan, controllata dai talebani. Il nuovo emendamento pone fine a questo requisito. “La Fifa ha finalmente fatto la cosa giusta, colmando la lacuna che permetteva alle politiche discriminatorie dei talebani di essere applicate sulla scena globale”, ha dichiarato Minky Worden, direttrice delle iniziative globali di Human Rights Watch. “L’azione della Fifa dovrebbe servire da modello su come gli organismi sportivi internazionali dovrebbero rispondere quando gli atleti vengono sistematicamente esclusi a causa del loro genere, della loro etnia o del loro credo”. In un rapporto fondamentale pubblicato nel marzo 2025, “Non è solo un gioco. È parte di chi sono”, la Sport & Rights Alliance ha delineato il caso per il riconoscimento della nazionale femminile dell’Afghanistan, sottolineando che la continua esclusione della squadra rappresentava una violazione dei mandati della Fifa in materia di non discriminazione ed equità di genere. La successiva formazione da parte della Fifa della squadra di rifugiate Afghan Women United ha fornito una soluzione parziale, ma la decisione apre la strada per concedere alle giocatrici lo status di squadra nazionale e la piena partecipazione. “Le donne afghane sono state punite due volte: una volta dai talebani che le hanno cacciate dalle loro case, e una seconda volta dagli organismi sportivi globali che le hanno lasciate nel dimenticatoio”, ha dichiarato Steve Cockburn, responsabile per la giustizia economica e sociale di Amnesty International. “Il riconoscimento ufficiale della squadra di calcio femminile rappresenterà un passo verso la giustizia per tutte le donne afghane e la prova di ciò che si può ottenere quando la comunità internazionale si rifiuta di voltarsi dall’altra parte”. La Sport & Rights Alliance esprime la sua più profonda gratitudine a tutte le giocatrici, ai tifosi, alle tifose, agli allenatori, le allenatrici e alle persone attiviste di tutto il mondo, il cui instancabile impegno ha reso possibile questa giornata. Questa vittoria appartiene alle giocatrici, ma il suo impatto sarà sentito ben oltre il campo, stabilendo un precedente definitivo: le donne e le ragazze appartengono allo sport e a ogni luogo in cui scelgono di essere. Dichiarazioni delle giocatrici: “Negli ultimi anni abbiamo giocato sotto molti nomi — come rifugiate, come ‘Afghan Women United’ e come ospiti di altri club — ma nei nostri cuori siamo sempre state la nazionale. Poter indossare di nuovo ufficialmente la nostra bandiera è un’emozione che non riesco a descrivere”. – Nazia Ali, Afghan Women United, Australia. “Il traguardo di oggi onora il lungo e doloroso percorso che abbiamo intrapreso come calciatrici afghane, combattendo discriminazioni, maltrattamenti e molestie semplicemente per il diritto di praticare lo sport che amiamo. Molte di noi hanno compiuto enormi sacrifici, perdendo le proprie case, il proprio paese, la carriera e anni preziosi delle nostre vite calcistiche nella lotta per la dignità e la libertà. Eppure, ci siamo rifiutate di arrenderci. Oggi non si tratta solo di un riconoscimento; si tratta di assicurarci il nostro futuro. Questa squadra non sarà più un progetto temporaneo o simbolico: sarà permanente. Attraverso la nostra resilienza e i sacrifici di così tante giocatrici, stiamo inviando un messaggio chiaro al mondo: le donne afghane sono qui per restare”. – Sevin Azimi, Afghan Women United, Regno Unito. “Oggi il potere dei talebani non si estende più al mondo del calcio internazionale. Non è la fine dell’apartheid di genere nel nostro paese, ma è un segno che la lotta non è finita. Quando scenderemo di nuovo in campo come nazionale femminile dell’Afghanistan, invieremo un messaggio alle nostre sorelle: siamo con loro e nulla è impossibile”. – Maryam Karimyar, Afghan Women United, Portogallo Sport & Rights Alliance La missione della Sport & Rights Alliance è promuovere i diritti e il benessere di coloro che sono maggiormente colpiti dai rischi per i diritti umani legati alla pratica sportiva. Tra i suoi partner figurano Amnesty International, The Assist, Building and Wood Workers’ International (Bwi), Football Supporters Europe, Human Rights Watch, ILGA World (Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex), la Confederazione sindacale internazionale, Transparency International e la World Players Association (Uni Global Union). In quanto coalizione globale di organizzazioni non governative e sindacati leader, la Sport & Rights Alliance lavora per garantire che gli organismi sportivi, i governi e gli altri soggetti interessati diano vita a un mondo dello sport che protegga, rispetti e attui gli standard internazionali per i diritti umani, i diritti del lavoro, il benessere e la tutela dell’infanzia e l’anticorruzione. Amnesty International
April 29, 2026
Pressenza
PALESTINA: L’ESERCITO OCCUPANTE ISRAELIANO MINACCIA DI DEMOLIZIONE IL CAMPO DI CALCIO DI AIDA CAMP
Striscia di Gaza: sono almeno 430 i palestinesi uccisi da Israele in tre mesi di cosiddetto “cessate il fuoco”, 5 in media al giorno, mentre Israele fa sapere di aver definito “nuovi piani militari” per lanciare altre aggressioni militari contro Gaza. I media israeliani parlano di marzo come mese individuato per il possibile attacco.  Oltre alle uccisioni dirette,  a Gaza si muore anche per freddo, fame, malattie. 4 persone decedute solo martedì 13 gennaio 2026, nel crollo di alcuni ruderi, spazzati dal vento e dalle piogge continue, mentre – nonostante le promesse di Netanyahu – il valico principale, quello di Rafah, rimane sigillato. Da Gaza alla Cisgiordania. Anche qui proseguono le violenze e le uccisioni, da parte sia dei coloni che dell’esercito israeliano. “La quotidianità è sempre più segnata da incursioni militari, arresti arbitrari e una crescente ondata di aggressioni da parte dei coloni contro i civili palestinesi”, denuncia Fabian Odeh, cittadino italo palestinese che viaggia spesso in Cisgiordania, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “La sottrazione – prosegue Odeh – di risorse e territori è sistematica, vengono demolite le infrastrutture vitali e si espandono gli insediamenti. Violenze che negano anche l’accesso alle situazioni più normali: andare all’università è pericoloso. Pochi giorni fa l’attacco dell’esercito con l’incursione all’ateneo di Birzeit, vicino a Ramallah: l’esercito ha sparato pallottole vere e ferito almeno una dozzina di studenti”. Altre situazioni che altrove sarebbero normali, in Cisgiordania sono a rischio, come il gioco del calcio. Negli ultimi giorni infatti si è parlato con insistenza dell’abbattimento per volere israeliano del campo sportivo del campo profughi di Aida, vicino Betlemme, a pochi metri dal muro dell’apartheid voluto da Tel Aviv. Quello di Aida Camp è uno dei pochissimi spazi ricreativi rimasti e proprio per questo nel mirino dell’esercito e dell’occupazione. L’ordine di demolizione, in scadenza in queste ore, è stato al momento rinviato, ma solo di una settimana. Una petizione per salvarlo rivolta a Fifa e Uefa si sta avvicinando al mezzo milione di firme ed è stata già siglata da decine di realtà sportive popolari italiane e internazionali.  Della situazione in Cisgiordania Occupata, di quanto accaduto a Birzeit e della situazione di Aida Camp su Radio Onda d’Urto l’intervista a Fabian Odeh, cittadino italopalestinese spesso in West Bank. Ascolta o scarica  
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Il MIR Italia dissente dal conferimento da parte della FIFA del premio per la pace a Trump
Ermete Ferraro, Presidente del Movimento Internazionale della Riconciliazione (M.I.R. Italia), esprime in una nota la riprovazione della storica organizzazione nonviolenta nei confronti dell’incredibile decisione da parte della Federazione Internazionale delle Associazioni di Football di conferire al Presidente U.S.A., Donald Trump, il FIFA Peace Prize. “È semplicemente assurdo che a Donald Trump sia stato conferito il Premio per la Pace dal presidente della FIFA, l’italiano Gianni Infantino, con la grottesca motivazione che ‘Ora il mondo è un posto più sicuro‘– ha dichiarato Ferraro – Dovrebbe esserci un limite alla servile adulazione verso un personaggio che ha finora mostrato solo un’arrogante volontà di dominare le relazioni internazionali, esibendo la potenza militare degli Stati Uniti più che perseguendo pratiche di mediazione di pace tra parti in conflitto armato. Gratificare in tal modo chi assume atteggiamenti razzisti e dispotici nella politica interna ed ha ripristinato non a caso la denominazione ‘Ministero della Guerra’ all’ex dicastero della Difesa, non è giustificabile in alcun modo, tanto meno utilizzando strumentalmente i già discutibili ‘valori’ olimpici”. Il M.I.R. Italia, da sempre solidale col martoriato popolo palestinese e con gli altri colpiti dalla recrudescenza dei conflitti armati e dunque fermamente contrario alla postura neocoloniale e militarista degli U.S.A., esprime il proprio dissenso per l’uso distorto e mistificante della parola ‘Pace’ e per l’evidente ‘invasione di campo’ da parte della F.I.F.A. su un terreno che non dovrebbe riguardarla, utilizzando peraltro la popolarità del calcio per sostenere discutibilmente chi ha fatto ben altro che “azioni eccezionali e straordinarie per la pace, capaci di unire le persone in tutto il mondo”. MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
December 8, 2025
Pressenza
MESSICO E MONDIALI DI CALCIO 2026: “NON C’E’ GIOCO PULITO IN UNA TERRA DERUBATA”
Venerdì 5 dicembre il John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, Usa, ospita i sorteggi per i Mondiali di Calcio 2026, in calendario tra Canada, Usa e Messico. Alla cerimonia ha annunciato la propria presenza il presidente Usa, Donald Trump, nuovo sodale globale di Gianni Infantino e della multinazionale del pallone (ma, soprattutto, degli affari), cioè la Fifa. Una liason che, proprio venerdì, potrebbe vedere Infantino premiare il tycoon, con un premio inventato di sana pianta sul momento, il cosiddetto “Premio per la pace”. Si tratta del “FIFA Peace Award: Football Unites the World”, annunciato da Infantino senza alcun preavviso al Consiglio FIFA:  molti delegati avrebbero appreso dell’esistenza del premio…direttamente dal comunicato stampa. Nel frattempo, lo stesso Trump ha già ribadito che vieterà l’ingresso negli States ai tifosi di quei Paesi – in primis, Haiti – che considera “indesiderati”, nell’ambito della guerra contro i migranti in corso dentro i confini Usa. Non solo: lo stesso tycoon sta provando a convincere la Fifa – pare senza risultati, al momento – a escludere il Messico dai Mondiali stessi, con la scusa dei rischi di sicurezza per squadre e tifosi. Il tutto mentre a Città del Messico gli interventi infrastrutturali già in corso verso l’estate 2026 stanno provocando crisi idriche, impennate degli affiti e la cacciata delle classi popolari dalle zone più “appetibili” per turisti occidentali, gentrificazione e speculazione immobiliare. Su quest’aspetto, Radio Onda d’Urto ha raggiunto Andrea Cegna, curatore della newsletter sul Latino America “Il Finestrino”, oltre che nostro collaboratore. Ascolta o scarica
December 2, 2025
Radio Onda d`Urto
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Impediamo in ogni modo che il 14 ottobre si giochi la Partita del #Genocidio. No all'incontro dfi #calcio Italia-Israele ad #Udine. #fifa #uefa #boycotisrael
October 9, 2025
Antonio Mazzeo
Show Israel the Red Card
Martedì 14 Ottobre, ore 17:30, a Udine, in piazza della Repubblica, saremo in corteo per dire NO alla presenza della nazionale di uno stato che sta commettendo un genocidio. Quel genocidio perpetrato ai danni del popolo palestinese da quasi due anni; una normalizzazione che Israele cerca di portare avanti grazie alla complicità dell'Occidente anche attraverso lo sport. 23 mesi di violenza che, nel solo ambito sportivo, hanno portato alla distruzione della quasi totalità delle strutture e infrastrutture sportive palestinesi; ridotto gli stadi a centri di detenzione e campi per sfollati; spezzato la vita di oltre 400 calciatori e costretto la Federazione Calcistica Palestinese (PFA) a sospendere a tempo indeterminato tutte le attività. Per noi lo sport - e il calcio in particolare - rappresentano uno spazio virtuale e fisico di incontro e diffusione di valori che sono inconciliabili con la violenza, l'apartheid e l’occupazione. Lo stesso non può dirsi per la nazionale di calcio israeliana che viola gli statuti FIFA e che vede i giocatori-soldato inneggiare alla distruzione totale di Gaza e dedicare i propri successi, come hanno fatto a giugno 2025 dopo la partita contro l’Estonia, all’esercito che sta commettendo un genocidio. Per questo non possiamo permettere che attraverso una partita di calcio si normalizzi l'inferno che si sta vivendo in Palestina. Non saremo mai complici di questa vergogna! Boicottiamo la partita Italia vs Israele valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2026. Ci vediamo il 14 ottobre in corteo. Per tutti i gruppi solidali che vogliono aderire https://forms.gle/wjgNd6CySKFpL9tLA Ne parliamo con un compagno del Comitato per la Palestina - Udine
September 10, 2025
Radio Onda Rossa
#STOPtheGENOCIDE "Nel mio cuore, Io sono palestinese"
#STOPtheGENOCIDE "Nel mio cuore, Io sono palestinese". Se Diego Armando #Maradona fosse vivo, ne sono certo, chiederebbe oggi alla nazionale italiana di disertare l'incontro di #calcio con Israele ad #Udine il 14 ottobre 2025... #BoycottIsrael #nongiocare #figc #FIFA
August 25, 2025
Antonio Mazzeo
Antonio Mazzeo: Impedire e boicottare la partita di calcio Italia-Israele #nongiocareitaliaisraele #worldcup #boicottaisraele #Israele #italia #calcio #partitadicalcio #FIFA #figc #mondialidicalcio https://www.youtube.com/watch?v=_dD8AsYCKpw&t=1s
August 16, 2025
Antonio Mazzeo
Fuori Israele dalla FIFA! Appello verso la partita Israele-Italia
Udine è con la Palestina: fuori Israele dalla FIFA! Appello alla mobilitazione per il 14 ottobre 2025 a Udine in vista della partita FIFA Italia – Israele PALESTINA, ADESSO – Mentre lanciamo questo appello il numero ufficiale dellз mortз a Gaza è salito ad almeno 59106, 17400 dellз quali bambinз. […] L'articolo Fuori Israele dalla FIFA! Appello verso la partita Israele-Italia su Contropiano.
July 25, 2025
Contropiano