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L’Abruzzo brucia ma Marsilio accusa gli ambientalisti
Agosto per l’Abruzzo è stato un mese di fuoco, letteralmente. Gli incendi hanno colpito duramente quella che è la Regione più verde d’Italia, con un terzo del territorio tutelato: tre Parchi nazionali, uno regionale, diverse oasi e riserve regionali. Ma oltre al fuoco è divampato anche il dibattito sulle responsabilità, che ha messo a nudo una politica di prevenzione con molte falle e le carenze strutturali della Protezione Civile abruzzese. In questo quadro tutt’altro che edificante il presidente della Regione Marco Marsilio, detto anche l’uomo della fiamma (la sua carriera politica è iniziata nel MSI), non ha trovato di meglio che prendersela con gli ambientalisti. Ecco le sue parole, rilasciate agli organi di informazione in risposta a cosa avesse fatto per prevenire questa situazione disastrosa: “Sarebbe curioso capire se con i bulldozer si buttasse giù qualche migliaia di alberi per creare strade e sentieri, non troveremmo qualche angelo custode degli alberi che si mette con i cartelli del no e si incatena al primo alberello che deve essere spallato”. Dunque, per Marsilio il problema della prevenzione degli incendi si riduce a “spallare gli alberelli”. Al presidente hanno risposto in po’ tutti, dai partiti di opposizione in Consiglio regionale agli ambientalisti e ai geologi. Ma non è mancato chi ha usato l’arma dell’ironia: “Con tre mari a disposizione possibile che è così difficile spegnere gli incendi in Abruzzo?”. Il riferimento è ad una famosa affermazione fatta pubblicamente da Marsilio: “L’Abruzzo è l’unica Regione italiana che si affaccia su tre mari: l’Adriatico, il Tirreno e lo Ionio. Non è accettabile che non abbia una autorità portuale”. Gli incendi hanno incenerito molte aree della Regione, dal teramano al chietino, dal vastese all’aquilano. La situazione più critica è quella che ha interessato la provincia dell’Aquila, con l’incendio di Lucoli-Roio e soprattutto quello di Monte Morrone, la montagna sacra di papa Celestino V, nel Parco nazionale della Maiella. La stessa montagna fu colpita nel 2017 da un altro grande incendio che portò alla perdita di 1200 ettari di bosco. Ma quella esperienza, evidentemente, non ha insegnato nulla. Quest’anno l’incendio è divampato il 9 agosto ed è stato spento il 1° settembre. Per tre volte il rogo è stato dichiarato spento e per tre volte è ripartito, spinto dalle alte temperature e dal vento. Dunque, ci sono volute quasi quattro settimane per averne ragione, nonostante l’abnegazione di squadre della Protezione Civile regionale, dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri Forestali, dell’Esercito e delle associazioni di volontariato che complessivamente hanno visto all’opera con i loro mezzi una ottantina di persone. Fondamentale è stato anche l’intervento dei mezzi aerei, tre Canadair, un elicottero Erickson e un elicottero Airbus350, che però hanno operato a singhiozzo, a causa sia di avarie tecniche che di indisponibilità perché impegnati in altre aree. Non sono mancati momenti particolarmente pericolosi, come quando l’incendio è arrivato vicino al paese di Roccacasale o quando una squadra rimasta tra le fiamme è stata posta in salvo dall’intervento di un elicottero. Per più giorni una cappa di fumo nero ha coperto la Valle Peligna, soggetta in particolare al fenomeno dell’inversione termica. Alla fine, sono rimasti sul terreno 700 ettari di bosco totalmente bruciati e uno strascico di polemiche e contestazioni. Tanto che anche la Procura della Repubblica di Sulmona ha deciso di aprire una indagine su quanto accaduto. L’intento è quello di capire il perché ci sia voluto un tempo così lungo per arrivare allo spegnimento dell’incendio. Quali sono state le azioni e i sistemi di prevenzione messi in atto, il perché degli errori di valutazione, dei ritardi e delle responsabilità della struttura di Protezione Civile regionale. Il 2026 sarà ricordato come uno degli anni peggiori per l’Abruzzo con quali 6.000 ettari andati in fumo, ma il bilancio è ancora provvisorio. L’anno più critico è stato il 2017, con ben 8.576 ettari persi. Sono ferite gravissime inferte al prezioso ecosistema di una Regione che dal 2012 al 2025 ha visto sparire tra le fiamme 20.295 ettari, di cui11.597 di aree boscate. Eppure, l’Abruzzo dovrebbe mettere al primo posto la prevenzione, data la sua altissima vulnerabilità agli incendi: il 49 per cento dei Comuni – 149 su 305 – è infatti classificato a rischio alto o medio-alto. Il Forum H20 ha richiamato l’attenzione sulle drammatiche conseguenze del riscaldamento globale, sempre più evidenti attraverso gli eventi meteo estremi, tra cui ondate di calore, siccità e incendi, tutti fenomeni annunciati da tempo dalla comunità scientifica internazionale. A fronte di tutto questo il governo regionale non solo non ha messo in atto nessuna politica di contrasto al cambiamento climatico ma sostiene la sconsiderata autorizzazione di nuovi impianti di fonti fossili sul territorio abruzzese come il mega gasdotto Linea Adriatica della Snam, la centrale di compressione di Sulmona al servizio del metanodotto, il potenziamento dello stoccaggio gas a Cupello e l’estrazione di gas a Bomba. Tutti investimenti – sottolinea il Forum – che finiranno per aggravare irresponsabilmente la crisi climatica. La Campagna Per il clima Fuori dal fossile, a proposito di “alberelli da spallare”, ha ricordato a Marsilio le sue gravi responsabilità nell’approvazione del metanodotto Linea Adriatica, di 425 km da Sulmona a Minerbio (BO), la cui realizzazione comporterà lo sventramento delle aree più incontaminate dell’ Appennino con conseguente distruzione degli habitat e notevole perdita di biodiversità. Il Gruppo Unitario Foreste Italiane ha calcolato che da parte della Snam saranno abbattuti due milioni di alberi, sia per l’interramento del tubo che per la realizzazione di nuove piste di accesso nelle aree boscate. L’ordine dei geologi abruzzesi ha espresso la propria preoccupazione per l’aumento del rischio idrogeologico nelle aree boschive incenerite. La pioggia troverà terreni resi impermeabili dalla cenere e fragili per la mancanza di radici, inoltre meno chiome a frenare l’impatto della pioggia con il suolo. Ci sarà meno acqua che si infiltra nel terreno e molta che ruscella, aumentando così la capacità erosiva e il trasporto di materiale verso valle. E’ già successo sul Morrone con l’incendio del 2017 – ricordano i geologici -; pertanto, chiusa l’emergenza incendi, è necessario intervenite sul dissesto idrogeologico. Le forze politiche di opposizione in Regione hanno accusato Marsilio di fare solo propaganda, perché le criticità erano già scritte nello stesso Piano Antincendio Boschivo 2026 – 2028: scarsità di fondi stanziati, prevenzione poco efficace, mezzi e personale insufficienti, formazione carente, rete radio incompleta, vasche antincendio fuori uso e da manutenere, pochi coordinatori nelle operazioni di spegnimento a terra, un’organizzazione con i Vigili del fuoco dichiarata non definitiva. Per quanto riguarda la struttura regionale di Protezione Civile – fanno rilevare dai gruppi di minoranza – mancano professionalità adeguate nei settori strategici, figure di comando individuate (sono vacanti il dirigente del servizio emergenza e quello dell’ufficio colonna mobile). Anche la sala operativa, che è il cuore del sistema di coordinamento delle attività, non è all’altezza del suo compito. Alla riapertura dei lavori in Consiglio si prevede un dibattito molto acceso. Marsilio sarà chiamato a rispondere con fatti, numeri e risorse. Se tutte queste carenze erano già note perché il governo regionale non si è intervenuto per tempo a porvi rimedio? Sotto il profilo economico il costo per l’Abruzzo è pesante. Solo per l’impiego dei mezzi aerei, nell’incendio del Morrone, si sono spesi 4,6 milioni di euro, considerato che ogni lancio da un Canadair costa minimo 6 mila euro. Marsilio ha ringraziato la Protezione Civile nazionale per il supporto dato: “Qui ci sono sempre stati due o tre Canadair al giorno, tranne quando si sono rotti”. Il punto è proprio questo, che i 18 Canadair disponibili a livello nazionale devono coprire l’intero territorio italiano e non di rado sono fermi perché in avaria. Dunque, siamo in un Paese che non ha una adeguata flotta aerea per spegnere gli incendi, ma nello stesso tempo acquista 115 cacciabombardieri F-135 dell’americana Lockheed Martin al costo di 100 milioni di euro l’uno. Ma per Marsilio, evidentemente, questo non è un problema. Comunque, sulle responsabilità il presidente della Regione già si autoassolve. Infatti, a fuoco spento, ha dichiarato alla stampa: “Io non credo che ci sia stata nessuna sottovalutazione; dall’incendio del 2017 ad oggi avremo modo di verificare come si è agito e di cosa si è lasciato in eredità dopo fatti del genere”. Come si vede, Marsilio ha già pronta la sua linea difensiva. Se ci sono responsabilità queste sono, oltre che degli ambientalisti, di chi lo ha preceduto nel governo dell’Abruzzo. Ma questa eredità è toccata a lui gestirla e, se dopo sette anni e mezzo del suo governo regionale siamo al punto di partenza, qualche domanda dovrebbe porsela. E per il futuro cosa succederà? Chissà se Marsilio ha letto il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), pubblicato il 2 settembre, il quale avverte che il mondo è vicino al superamento della soglia di 1,5° dell’Accordo di Parigi, dopo di che i sistemi naturali saranno soggetti a cambiamenti irreversibili, ci saranno ondate di calore più intense, più incendi e più alluvioni. Se esiste ancora un margine di tempo questo va impiegato per una svolta profonda nelle politiche per il clima, accelerando la riduzione delle emissioni di CO2, eliminando il più rapidamente possibile i combustibili fossili, incentivando la crescita delle rinnovabili e stanziando fondi adeguati per la prevenzione e il ripristino degli ecosistemi. Ma c’è speranza che questo accada fino a quando Marsilio e i suoi referenti al governo nazionale continueranno a credere che il cambiamento climatico sia una “questione ideologica”? Mario Pizzola Redazione Abruzzo
September 5, 2026
Pressenza
Campanelli d’allarme inascoltati. Alla scuola della Guardia di Finanza di Coppito (AQ) si muore a 22 anni.
All’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è arrivata segnalazione riguardo la morte di una giovane finanziera di ventidue anni, caduta dal terzo piano della scuola della Guardia di Finanza a Coppito, a l’Aquila. Non è dato sapere altro, se si tratti di una caduta accidentale, di un suicidio o di altro ancora. Gli inquirenti hanno avviato una indagine e nel frattempo, all’indomani del fatto, trapelano notizie sulla caserma sia da parte della senatrice AVS Ilaria Cucchi sia dal sindacato dei Finanzieri. Fanpage annuncia per i prossimi giorni una interrogazione parlamentare della senatrice Ilaria Cucchi, che negli ultimi mesi era già intervenuta sugli addestramenti alla scuola dei Finanzieri con una prima interrogazione alla quale non è mai arrivata risposta. Riportiamo dall’articolo le parole della senatrice: «Denunciamo che da quella scuola sono arrivate numerose segnalazioni per fatti molto gravi. Il primo aprile del 2025 ho presentato la prima interrogazione, dopo aver ricevuto le prime segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici. Mi segnalavano vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce fredde, un solo bicchiere d’acqua al giorno e l’impossibilità di curare l’igiene personale in modi e tempi umanamente civili. Nelle settimane precedenti era avvenuto anche un tentativo di suicidio, e prima ancora una denuncia per violenza sessuale su un’allieva. Un’altra allieva denunciava “regole da campo di concentramento”, il divieto di guardarsi negli occhi tra compagni, il dover marciare con il ciclo senza la possibilità di andare in bagno, finché il sangue non le scorreva sugli scarponi. Ho chiesto, allora, se i ministri competenti fossero a conoscenza di queste condizioni e quali verifiche intendessero avviare. Silenzio. Un mese e mezzo fa». Questo il sistema educativo, che include (ma non si limita) allo spettro, mai tramontato, del nonnismo, con il solito armamentario di privazioni, pressioni e vessazioni fisiche e psicologiche. Abbiamo trovato una definizione di nonnismo sul portale difesa, la riportiamo integralmente anche per mostrare una certa compiacenza non con la prevaricazione in sé, ma con una nostalgica ed edulcorata lettura della figura del nonno, dell’anziano in caserma: «In caserma la figura del “nonno” aveva anche accezioni positive, giacché per molti era colui che possedeva le coordinate giuste per guidarti in un mondo nuovo e irto di tranelli. Purtroppo a prevaricare erano sovente le dinamiche del branco che – a guardar bene – non sono le stesse che amalgamano un reparto militare. L’atto di prevaricazione, infatti, era comunque un imprinting individuale probabilmente già insito nell’individuo durante la sua vita da “borghese”: gli ufficiali o i sottufficiali conoscevano il problema, forse lo sottovalutavano oppure ci convivevano, ma dobbiamo essere sicuri che non lo promuovessero in linea ufficiosa. La magistratura farà chiarezza». L’articolo è di quasi dieci anni fa e difende a spada tratta la cultura militarista, auspicando che gli eccessi individuali siano individuati e perseguiti dalla Magistratura. La domanda che l’Osservatorio ha rivolto tante volte è se certi comportamenti non siano invece favoriti da ogni ambiente caratterizzato da forte gerarchizzazione dei ruoli, catena verticistica del comando, esaltazione della cultura e delle pratiche militariste (vedi qui). È importante la denuncia del Sindacato dei Militari, inviata tramite pec alla Procura dell’Aquila e al Comando Generale della Guardia di Finanza: si chiedono non solo accertamenti ispettivi immediati sui metodi di istruzione e di addestramento degli allievi e delle allieve, ma si torna a denunciare le condizioni strutturali degli immobili e le forti pressioni psicofisiche, dubitando della loro stessa compatibilità con le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Richieste di accertamenti che richiamano l’attenzione sulle condizioni materiali di vita degli allievi e delle allieve e sui metodi di insegnamento. Un capitolo mai chiuso che puntualmente torna a riaprirsi ogni qual volta cresce il plauso dei Governi verso la cultura militarista. Le caserme siano strutture con pareti di cristallo giusto a ricordare che quanto accade al loro interno ci riguarda tutti e tutte. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Verità e giustizia per Issouf Koné basta morti sul lavoro
Teramo 15.07.2026 – La morte di Issouf Koné, lavoratore di 33 anni residente a Teramo da oltre dieci anni, deceduto il 12 giugno nel cantiere del potabilizzatore di Gerosa mentre svolgeva il proprio lavoro, impone una riflessione profonda sulle condizioni di chi lavora e, in particolare, di migliaia di lavoratrici […] L'articolo Verità e giustizia per Issouf Koné basta morti sul lavoro su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Abruzzo, 11 e 12 luglio: Contropelo, due giornate di antispecismo
Il sabato 11 e la domenica 12 luglio ad Aielli, paese del entroterra abruzzese, si terrà Contropelo, due giornate per parlare di veganismo, antispecismo e liberazione animale per ripensare il rapporto con gli animali non-umani e supportare quelle organizzazioni che si battono per i loro interessi. In comunicazione telefonica abbiamo parlato con chi fa parte dellorganizzazione che ci ha raccontato come è nata l'idea di Contropelo e come sarà il programma ricco di attività e partecipazioni. A continuazione il comunicato di presentazione: Che cosa succede quando si parla di veganismo in un comune di montagna? Quando nella provincia profonda si evocano parole dal sapore esoterico come antispecismo e liberazione animale? Sabato 11 e domenica 12 luglio ad Aielli, il paese nell'entroterra abruzzese che ha ispirato il romanzo Fontamara di Ignazio Silone e che è noto a livello internazionale come Borgo Universo per i suoi murales spettacolari, un comitato locale sta organizzando due giornate per ripensare il nostro rapporto con gli animali non-umani e supportare quelle organizzazioni che si battono per i loro interessi. Un'iniziativa ispirata dalla illustratrice e fumettista Violinoviola, che ad Aielli ci abita, e dalla associazione Libert'aria, che anima la biblioteca nel centro storico, all'ombra della famosa Torre delle Stelle. Il programma di Contropelo, così si intitola il festival, prevede musica e pitture dal vivo, una passeggiata facile per conoscere erbe e animali selvatici lungo i sentieri, una performance di mimo con il collettivo artistico Animot, un food truck vegano e tante mostre fotografiche all'aperto che raccontano le vite degli animali nei rifugi o santuari, e di quelli chiusi negli allevamenti e nei canili-gattili, che sognano una vita migliore. Interverranno ad Aielli esperte e attiviste dal mondo dei rifugi, come Capra Libera Tutti (Roma) e Belli e Ribelli (Teramo), luoghi speciali dove pecore e agnelli scampano a un destino da arrosticini e continuano a vivere in una rete di relazioni libere e felici; dal mondo delle lotte animaliste radicali, come quella per abolire la produzione e il traffico delle pellicce; ma anche dal mondo di chi fa volontariato con i cani, rivalutando come positiva la condizione di quelli che abitano nei quartieri e nei piccoli centri, accuditi dalla comunità (ne parleranno il famoso educatore cinofilo Michele Minunno e il collettivo Nora, che si oppone al mercato delle razze e alla nuova legge promossa da Enci contro i meticci); infine dal mondo della divulgazione culturale e scientifica ed è solidale con chiunque soffra ingiustizie, come la veterinaria Marta Fragola, le filosofe e biologhe del collettivo pisano Reiette, e infine Sesa di Piccolo Rifugio Antispe (a Nocera Umbra: un tempo casa-rifugio per i perseguitati dal fascismo, oggi spazio sicuro per animali non-umani come oche e conigli, ma anche scuola di circo e campo scuola). Si distribuirà anche una fanzine preparata apposta per la prima edizione di Contropelo, che raccoglie nuovi disegni di Violinoviola e contributi di studiose e attiviste che si sono occupate di questioni che vanno dal dibattito sulla carne felice e i cosiddetti allevamenti etici, al rapporto tra crisi climatica e allevamenti intensivi. La comunità di Aielli vi esorta a passare un fine settimana rinvigorente, tra le mura dipinte del paese e il parco naturale, in compagnia di tante persone che amano le valli dell'Abruzzo e gli animali che le popolano. Perché forse è proprio dalla provincia, dai margini, che possiamo sognare un mondo più lieto e resistente alle minacce del presente, che includa tutti, umani e non umani.
July 9, 2026
Radio Onda Rossa
L’Aquila: cultura e natura con i carabinieri forestali
A L’AQUILA, I CARABINIERI FORESTALI PROTAGONISTI DELLA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA. UNA STORIA CHE VALE LA PENA RILEGGERE. Dal 21 al 27 maggio, negli spazi dell’Auditorium del Parco “Renzo Piano” a L’Aquila, il Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo e Molise” ha allestito il villaggio “Natura CULTURA Legalità”, inserito nel programma ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il pubblico previsto: famiglie, scuole, visitatori di ogni età. I contenuti esposti — biodiversità, lupo appenninico, lontra, riserve naturali, anelli degli alberi come archivio climatico — sono scientificamente solidi e importanti. Il punto che vogliamo sottolineare è chi presenta questi contenuti e in quale cornice. Il corpo forestale italiano nasce il 15 ottobre 1822, quando re Carlo Felice di Savoia istituisce l’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi del Regno di Sardegna. Nel 1910, con la legge Luzzatti, diventa Corpo reale delle foreste, incardinato nel Ministero dell’agricoltura: personale tecnico, ordinamento civile. Nel 1926 il fascismo lo sopprime. Con il regio decreto legge 16 maggio 1926 n. 1066, su iniziativa di Italo Balbo, nasce la Milizia nazionale forestale, specializzazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Gli stessi compiti — boschi, caccia, difesa idrogeologica — vengono trasferiti a un corpo militare inquadrato nelle strutture del regime. Con la Repubblica, il decreto legislativo 804 del 1948 ricostituisce il Corpo forestale dello Stato come corpo civile dello Stato, con funzioni tecniche e di polizia, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura. La scelta è consapevole: dopo vent’anni di milizia, si torna a un ordinamento non militare. Questa condizione dura quasi settant’anni. Poi, con il d.lgs. 19 agosto 2016 n. 177 — la cosiddetta riforma Madia, governo Renzi — il Corpo forestale dello Stato viene soppresso e assorbito dall’Arma dei Carabinieri, a decorrere dal 1° gennaio 2017. Il personale, da civile, diventa militare. La Corte europea dei diritti dell’uomo rileverà successivamente che l’operazione ha privato gli appartenenti al Corpo del diritto di sciopero e indebolito quello di libera associazione. Sul piano operativo, l’accorpamento ha prodotto sovrapposizioni di competenze, costi superiori alle attese — i risparmi annunciati non si sono materializzati — e una minore efficacia nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi. La tutela ambientale non è per sua natura una funzione militare. Esistono e sono esistiti strumenti civili per esercitarla: corpi tecnici, enti parco, agenzie ambientali, guardie ecologiche volontarie. La scelta di affidare questa funzione a un corpo militare — fatta dal fascismo nel 1926, rifatta dal governo Renzi nel 2016 — è sempre stata una scelta politica, non una necessità tecnica. Quando i Carabinieri Forestali allestiscono un villaggio sulla biodiversità in una Capitale della Cultura, con ingresso libero e pubblico scolastico tra i destinatari espliciti, il messaggio che circola non è soltanto scientifico. È anche questo: che la natura va conosciuta attraverso l’Arma, che la legalità ambientale ha un’uniforme, che le istituzioni militari sono interlocutori naturali per la formazione civica dei giovani. È una forma di militarizzazione che non si presenta come tale: si offre come divulgazione scientifica, come educazione ambientale, come cultura. Ed è esattamente per questo che merita tutta l’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Anniversario dell’Esercito: L’Aquila diventa una vetrina per l’arruolamento
Dal 1 al 5 maggio il centro storico della città dell’Aquila è stato completamente trasformato per l’allestimento del “Villaggio Esercito”, una metafora per indicare la miriade di gazebo, mezzi militari e soldati che si è riversata per le strade e per le piazze con lo scopo di festeggiare il 165° anniversario dell’Esercito. Il tutto si è aperto con il taglio del nastro lungo il corso Vittorio Emanuele e con un alzabandiera. Come si legge sul sito della Difesa i cittadini hanno potuto partecipare a varie attività e «conoscere da vicino l’evoluzione tecnologica, l’addestramento, le capacità e i valori del mondo militare» (clicca qui). I vari allestimenti hanno permesso infatti alla cittadinanza di vedere armi, equipaggiamenti, dimostrazioni di attività militari e, immancabilmente, di conoscere le opportunità professionali delle Forze Armate. L’Aquila è stata scelta per questa occasione perché, dopo il devastante terremoto del 2009, dovrebbe incarnare il concetto stesso di resilienza, una parola tanto di moda nelle molteplici crisi che stanno attanagliando l’Italia, ma che nel caso specifico del capoluogo abruzzese nasconde un lungo periodo di ricostruzione in cui silentemente molti hanno deciso di emigrare per mancanza di lavoro, con un tessuto industriale e commerciale che si è decisamente indebolito. Come in molte città del Centro-Sud l’Esercito rappresenta perciò una forte attrattiva lavorativa e la festa di compleanno che è stata organizzata nelle vie della città in favore delle Forze Armate non fa che invitare ancora più cittadini e cittadine a intraprendere la carriera militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per tali ragioni non può non denunciare come tali iniziative contribuiscano a militarizzare i territori, la società e l’economia, facendo passare l’idea che andare a fare la guerra sia un mestiere come un altro e che arruolarsi sia al momento tra le poche soluzioni possibili per sperare in un futuro sereno. Noi speriamo al contrario che i cittadini e le cittadine di questo Paese possano pensare ad un domani felice senza dover per forza passare per una divisa. Fonte: https://www.laquilablog.it/villaggio-esercito-allaquila-il-centro-storico-diventa-spazio-aperto/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Collasso Climatico e Inerzia Criminale: Un Allarme Ignorato
Il dramma che si consuma dall’Abruzzo al Molise fino alla Puglia non è affatto una semplice conseguenza delle “forti piogge” o di eventi naturali imprevedibili. È, piuttosto, la manifestazione evidente di un collasso climatico in atto, aggravato da decenni di scelte politiche irresponsabili e da una totale assenza di prevenzione strutturale. Il dissesto idrogeologico, ormai normalizzato in regioni come il Molise, è il risultato diretto di un modello di gestione che ha anteposto interessi privati e speculativi alla sicurezza e alla vita delle persone. La privatizzazione delle risorse fondamentali, come l’acqua, e la gestione pubblico-privata di infrastrutture vitali, come la diga del Liscione, hanno dimostrato di essere un fallimento colossale, aggravato dall’inerzia e dalla complicità di chi governa. Il governo Meloni, con la sua gestione commissariale, non solo non ha invertito questa rotta disastrosa, ma ha contribuito a perpetuare un sistema che ignora deliberatamente la gravità del cambiamento climatico e le sue conseguenze devastanti. La mancata manutenzione delle infrastrutture, la carenza di politiche di prevenzione e la totale assenza di un piano serio di tutela ambientale sono atti di negligenza criminale che mettono a rischio la vita di intere comunità. Non si tratta di fatalità, ma di una scelta politica precisa: sacrificare la sicurezza e la dignità dei cittadini sull’altare del profitto e della speculazione. È una vergogna che, mentre il clima si surriscalda e le catastrofi si moltiplicano, il governo continui a voltare le spalle, lasciando interi territori isolati, senza acqua, energia e servizi essenziali, in balia di un disastro annunciato. Questa è la realtà di un collasso climatico accelerato dalla miopia e dall’avidità di chi dovrebbe invece proteggere il bene comune. È ora di smascherare questa inerzia criminale e di pretendere azioni concrete, immediate e radicali per mettere in sicurezza il territorio, gestire le risorse pubbliche con responsabilità e garantire la vita e la dignità di chi abita queste terre. La crisi climatica non aspetta, e nemmeno noi dobbiamo farlo. Non basta l’indignazione, bisogna attivarsi nella resistenza civile nonviolenta di Ultima generazione. Ray Man
April 3, 2026
Pressenza
Abruzzo. Si chieda lo stato di calamità. L’Usb convoca uno sciopero d’emergenza
L’Unione Sindacale di Base lavoro privato ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alle Prefetture e alle Amministrazioni Regionali una richiesta urgente di intervento che chiami lo stato di calamità nelle zone dell’Abruzzo e del Molise che in questi giorni sono state ferite dalle forti intemperie . Il crollo […] L'articolo Abruzzo. Si chieda lo stato di calamità. L’Usb convoca uno sciopero d’emergenza su Contropiano.
April 3, 2026
Contropiano
All’Aeroporto dei Parchi le scuole dell’Aquila volano verso la guerra
Si è da poco concluso il “Corso di Cultura Aeronautica” che quest’anno si è tenuto nell’Aeroporto dei Parchi di Preturo, frazione del comune dell’Aquila. Studenti e studentesse delle scuole superiori hanno assistito a lezioni teoriche sui fondamenti del volo e hanno fatto anche attività pratiche a bordo dell’elicottero HH-139 dell’Aeronautica militare. Il corso è nato infatti da un accordo tra questo ente e l’Uffico Scolastico Regionale dell’Abruzzo con il chiaro intento di infarcire il sogno di volare con una bella dose di cultura militarista. La scelta della città, inoltre, è stata agevolata dal fatto che L’Aquila sarà per il 2026 Capitale Italiana della Cultura ed è stato concepito come un momento di passaggio verso il grande evento che il 13 e il 14 giugno vedrà ancora le Frecce Tricolori sorvolare i cieli della città. Di fronte a questa sorta di festival dell’Areonautica l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si domanda come sia possibile che le giovani generazioni vengano avvicinate alla cultura del volo dai militari quando all’interno dello stesso areoporto è presente un club che da anni ormai si occupa di appassionare persone di tutte le età all’areonautica civile. La risposta è chiara: gli stessi operatori che hanno tenuto il corso ci hanno tenuto a sottolineare che tutte le attività svolte con la componente studentesca hanno avuto tra gli scopi anche quello di far conoscere le opportunità professionali dell’Areonautica, con la speranza che gli allievi e le allieve iniziassero la carriera militare. Ovviamente si è insistito sull’utilizzo dei mezzi aerei per aiutare la popolazione civile durante le emergenze (e parlare all’Aquila di terremoto, si sa, tocca corde profonde) ma la dimensione della guerra è stata tenuta opportunamente lontana. Ci si è concentrati su quanto fare il militare significhi salvare altre vite e non su quanto possa significare, invece, correre il rischio concreto di uccidere ed essere uccisi durante un conflitto bellico. Come Osservatorio crediamo che l’USR debba proporre un’educazione di pace e non di guerra, che la cultura tecnico-scientifica, sbandierata come una delle motivazioni che ha portato all’attivazione di questo corso, debba essere promossa dall’immensa ricchezza della società civile e non dai militari. Soprattutto ci auguriamo che chi attraversa le nostre scuole possa sognare di volare per arrivare ad un mondo migliore e non per alimentare morte e distruzione. Fonte: https://www.ilcapoluogo.it/2026/03/20/nei-cieli-dellaquila-il-corso-di-cultura-aeronautica-dalla-teoria-alla-pratica/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
ABRUZZO: NO DELLA REGIONE AL GASDOTTO SNAM, I COMITATI: “CONFERMATE LE RAGIONI DELLA LOTTA”
Una mozione approvata all’unanimità dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, impegna l’esecutivo de L’Aquila a “sostenere in tutte le sedi istituzionali la posizione di assoluta contrarietà della Regione al progetto ‘Linea Adriatica’” sviluppato da SNAM e fortemente sostenuto dal governo Meloni. La risoluzione era stata proposta dal consigliere del PD Pierpaolo Pietrucci, che siede nei banchi dell’opposizione. La realizzazione del progetto SNAM devasterebbe gli Appennini e le montagne della provincia de L’Aquila, rappresentando inoltre un grave rischio per chi vive in territori storicamente interessati da forti movimenti sismici. Il commento di Mario Pizzola, del Coordinamento per il clima – Fuori dal fossile. Ascolta o scarica
June 24, 2025
Radio Onda d`Urto