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Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore
La posa della prima pietra del futuro termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba segna l’inizio dei cantieri, ma sancisce anche il picco massimo di uno spettacolo mortificante per l’intelligenza dei cittadini. Il caso del mega-impianto capitolino è l’emblema di un sistema che ha sostituito la verità scientifica e la coerenza […] L'articolo Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore  su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Confindustria piange, ma non capisce
Con il solito senso del “servizio”, o del servitore, la stampa italiana ha dato conto delle lamentazioni e delle richieste del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, al Festival dell’economia di Trento. Pura trascrizione del ragionamento, senza alcuna domanda sulle scelte degli imprenditori italiani, come se lo sguardo indagatore della stampa […] L'articolo Confindustria piange, ma non capisce su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Cuba e gli effetti del bloqueo. Cosa succede a L’Avana?
La situazione a Cuba è estremamente critica: l’elettricità viene razionata per gran parte della giornata e il petrolio è quasi esaurito. Le persone scendono in strada con manifestazioni e cacerolazos. La strategia USA è evidente, orientata a un progressivo strangolamento economico del Paese, attraverso un blocco permanente ed extraterritoriale che incide direttamente sulle condizioni di vita della popolazione: energia, carburante, trasporti, medicinali e alimenti. Sembrerebbero in corso delle negoziazioni con gli Stati Uniti sulla possibilità di far arrivare aiuti umanitari attraverso soggetti terzi, come la Chiesa cattolica. Gli USA provano inutilmente a presentarsi al popolo cubano come estranei alla crisi, facendo arrivare aiuti e provando ad addossarne la responsabilità al governo. In questo, gioca un ruolo decisivo la propaganda occidentale: da mesi i grandi network descrivono Cuba esclusivamente come un “regime al collasso”, oscurando deliberatamente l’impatto devastante del bloqueo e ignorando le responsabilità dirette della guerra economica statunitense. Ne abbiamo parlato con un compagno che si trova attualmente a L’Avana.
Cuba e gli effetti del bloqueo. Cosa succede a L’Avana?
La situazione a Cuba è estremamente critica: l’elettricità viene razionata per gran parte della giornata e il petrolio è quasi esaurito. Le persone scendono in strada con manifestazioni e cacerolazos. La strategia USA è evidente, orientata a un progressivo strangolamento economico del Paese, attraverso un blocco permanente ed extraterritoriale che incide direttamente sulle condizioni di vita della popolazione: energia, carburante, trasporti, medicinali e alimenti. Sembrerebbero in corso delle negoziazioni con gli Stati Uniti sulla possibilità di far arrivare aiuti umanitari attraverso soggetti terzi, come la Chiesa cattolica. Gli USA provano inutilmente a presentarsi al popolo cubano come estranei alla crisi, facendo arrivare aiuti e provando ad addossarne la responsabilità al governo. In questo, gioca un ruolo decisivo la propaganda occidentale: da mesi i grandi network descrivono Cuba esclusivamente come un “regime al collasso”, oscurando deliberatamente l’impatto devastante del bloqueo e ignorando le responsabilità dirette della guerra economica statunitense. Ne abbiamo parlato con un compagno che si trova attualmente a L’Avana.
May 21, 2026
Radio Blackout
49.000 persone senza elettricità: il fornitore preferisce alimentare i datacenter della IA
Le comunità che vivono vicino al Lago Tahoe, in Califonia, dovranno trovare un nuovo fornitore di energia entro maggio 2027: il loro attuale fornitore, NV Energy, ha comunicato che interromperà la fornitura elettrica alla regione per destinare capacità alla crescente domanda dei datacenter del vicino Nevada. La decisione coinvolge circa 49.000 residenti californiani serviti da Liberty Utilities, che dipende per il 75% dell'energia proprio da NV Energy. Liberty Utilities, con sede in California, acquista da anni la maggior parte della propria energia dalla utility del Nevada attraverso accordi temporanei. NV Energy ha però notificato che tali contratti non verranno più rinnovati: la motivazione principale indicata è la necessità di liberare capacità per sostenere l'espansione dei datacenter nel Nevada settentrionale, un settore che secondo i piani energetici della stessa NV Energy potrebbe generare fino a 5.900 MW di nuova domanda entro il 2033. La crescita dei data center ha già portato NV Energy a stipulare nuovi accordi con grandi aziende tecnologiche. Amazon, ad esempio, ha concordato il supporto allo sviluppo di 700 MW di energia «a basse emissioni» destinata alle operazioni dei data center di Reno, inclusi 100 MW di energia geotermica. Leggi l'articolo
Nucleare: a volte ritornano… Una questione di prospettiva
Giorgia Meloni ha annunciato ieri la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia. In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia. La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi. Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”. Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando. Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio,  l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no? Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema. Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso. Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi. Olivier Turquet
May 14, 2026
Pressenza
La Carovana – Iniziativa regionale delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna
La Carovana è un’importantissima iniziativa delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna RECA e AMAS-ER. Esse formano una vasta rete di connessioni e relazioni capillari sul territorio dell’Emilia-Romagna, un’esperienza unica in Italia che raccoglie, complessivamente, un centinaio tra associazioni, sindacati e partiti. La Carovana dei DIRITTI E ROVESCI percorrerà tappa per tappa, tutti i capoluoghi di provincia facendo parlare territori e soggetti impegnati nella loro tutela al fine di superare silenzi e resistenze di chi avrebbe il compito primario dell’ascolto, la politica. Le associazioni hanno raccolto le firme per le 4 leggi di iniziativa popolare su Acqua, Energia, Rifiuti e Consumo di suolo oltre che sul No all’autonomia differenziata ma non sono state prese in considerazione dalla Regione e le proposte giacciono, dimenticate, nel tradimento di quello che dovrebbe essere un diritto e un dovere per la partecipazione sociale e le garanzie democratiche. I territori sono in difficoltà a comunicare al di fuori delle persone già sensibilizzate, le storture di tutti i problemi sociali e ambientali di cui si occupano con impegno e che diventano ogni giorni più pressanti. In ogni tappa il territorio si racconterà mettendo in luce le criticità, le vertenze e le lotte per un ambiente più sano, per la salute, la giustizia climatica e sociale e si concluderà con un Convegno, a Bologna il 13 e 14 giugno alla presenza di esperti e con le testimonianze sulle attività delle nostre realtà che hanno a cuore i propri territori, l’ambiente, la giustizia sociale e il futuro delle prossime generazioni per far conoscere a tutti non solo il nostro impegno ma anche le sue ragioni. Per aderire al finanziamento del DOCUFILM sulla Carovana dei DIRITTI E ROVESCI dell’Emilia-Romagna, trovate informazioni su  recaemiliaromagna.it  e amaser.it, ma anche qui: https://sostieni.link/40361. Il progetto della Carovana: https://www.recaemiliaromagna.it/ La prossima tappa-Modena https://www.recaemiliaromagna.it/event-item/carovana-3-tappa-modena/ Comitato organizzativo Carovana RECA_AMAS ER Per ulteriori informazione rivolgersi a: Viviana Manganaro viviana.manganaro@gmail.com cell. 3317838197 o a: Corrado Oddi corrado.oddi131157@gmail.com cell. 3429218650 Seguici sul sito  amaser.it e sull’evento Facebook  Redazione Romagna
May 8, 2026
Pressenza
Cuba sotto assedio, ma non piegata: la risposta della Rivoluzione alle minacce di Trump
C’è un’immagine che più di tutte restituisce il senso storico del momento: oltre mezzo milione di persone riunite alla Tribuna Antimperialista José Martí, all’Avana, nel giorno dei lavoratori. Non una semplice celebrazione, ma una dimostrazione politica, consapevole, collettiva. Un popolo che si stringe attorno alla propria storia e al proprio […] L'articolo Cuba sotto assedio, ma non piegata: la risposta della Rivoluzione alle minacce di Trump su Contropiano.
May 5, 2026
Contropiano
[Ponte Radio] Una smodata domanda di energia
Quando si parla di crisi energetica si dà per ovvia un'infinita domanda energetica a supporto di stili di vita sempre più insostenibili. Ma questa domanda è davvero così ineluttabile? Proviamo a indagare nel profonodo l'impatto devastante che le tecnologie hanno sulla richiesta energetica mondiale e la responsabilità delle nostre scelte riguardo al disastroso scenario in cui ci troviamo. A cura di Radio Wombat.  
May 1, 2026
Radio Onda Rossa
Sul clima l’Italia è ferma, mentre il mondo corre
Le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza energetica cambia faccia — con l’arrivo degli USA tra GNL e petrolio — creando rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici. È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 Key Trend sul clima, il rapporto annuale con cui Italy for Climate raccoglie e analizza i principali dati energetici e climatici dell’anno appena concluso per offrire uno sguardo complessivo sul percorso italiano verso la transizione, dalle sfide irrisolte agli obiettivi già raggiunti. Questi sono i 10 Key Trend sul clima 2025: 1. Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica; 2. Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimata da ISPRA, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese; 3. Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW; 4. Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili; 5. Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53 miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sotto forma di GNL, che petrolio e carbone); 6. GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6 miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria; 7. Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA; 8. Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA; 9. Elettrificazione: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato; 10. Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh, leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli 8 TWh di produzione. > “Sul piano economico 53 miliardi di euro usciti dal Paese nel solo 2025 per > importare combustibili fossili, sottolinea Edo Ronchi, Presidente della > Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, una dipendenza dal GNL cresciuta del > 42% in un anno, con gli USA diventati in dodici mesi il nostro terzo fornitore > energetico, e le forniture dal Qatar che viaggiano attraverso uno Stretto di > Hormuz sempre più instabile. Sul piano competitivo, mentre l’Italia installava > 7,2 GW di nuove rinnovabili, la Germania ne installava 23, costruendo capacità > industriale, filiere, occupazione. Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo > oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite > nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che > potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun > fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia. > Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una > scelta. E le scelte hanno un prezzo — economico, strategico, di sicurezza > nazionale”. Qui il report: https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/I-10-key-trend-sul-clima-in-Italia-2025-i-costi-dellinerzia-Italy-for-Climate.pdf. Giovanni Caprio
April 27, 2026
Pressenza