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A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno. Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo. In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione. Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui): Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
September 3, 2026
Radio Blackout - Info
A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno. Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo. In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione. Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui): Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
September 3, 2026
Radio Blackout
Sorpresa!! E’ ripartita l’inflazione, in Italia e in Europa
Il tasso di inflazione registrato ad agosto è risalito al 3,3% dal 2,9 precedente. Si tratta del dato più alto da quasi tre anni. A settembre del 2023 l’inflazione aveva toccato infatti il 5,3%. Per gli osservatori ufficiali come l’Istat si tratta di uno shock esterno e non di un […] L'articolo Sorpresa!! E’ ripartita l’inflazione, in Italia e in Europa su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Cuba, la guerra che non fa rumore: blackout, sanzioni e resistenza quotidiana
a C’è una guerra che si riconosce dai bombardamenti, dalle colonne di profughi, dalle città distrutte. E poi ce n’è un’altra, più silenziosa, che può entrare nelle case attraverso un frigorifero spento, una pompa dell’acqua che non funziona, un autobus che non arriva, un ospedale costretto a razionare il carburante […] L'articolo Cuba, la guerra che non fa rumore: blackout, sanzioni e resistenza quotidiana su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
DATA CENTER: A TRAVAGLIATO (BS) LA PROTESTA CONTINUA E LA DESTRA SI SPACCA
Continua la protesta contro il maxi data center in progetto a Travagliato, a sud-ovest di Brescia. Domenica 30 agosto un nuovo presidio ha animato la piazza centrale del paese, per continuare la raccolta firme (una online con più di 10mila firme, e una cartacea di più di 600) che verranno depositate con una mozione in Comune, chiedendo al contempo l’accesso agli atti. Sebbene il sindaco Renato Pasinetti abbia già espresso parere contrario, manca ora la traduzione del “no” in un atto ufficiale. Per questo, oltre alle iniziative di piazza, i capigruppo di opposizione Christian Bertozzi e Alberto Trainini, intervistati da Radio Onda d’Urto, hanno dato tempo 20 giorni al sindaco di Travagliato per convocare il Consiglio comunale e mettere nero su bianco la posizione contraria sul maxi data center. Il maxiprogetto di raccolta dei dati proposto da East Gate srl ha provocato una profonda spaccatura politica nel centrodestra, che guida l’amministrazione comunale di Travagliato. Nel frattempo il 3 settembre si svolgerà un tavolo presso la Provincia di Brescia per parlare della gestione delle massicce richieste di connessione arrivate al gestore della rete elettrica nazionale, Terna. Brescia, come altre province lombarde, ha visto emergere nelle ultime settimane almeno 11 progetti di maxi data center. Le richieste di allacciamento presentate a Terna hanno raggiunto una potenza di 3,2 Gigawatt (GW). Il maxi data center di 140mila metri quadrati in progetto nell’area agricola a nord di Travagliato ha chiesto a Terna un allaccio alla rete elettrica corrispondente a 300 Megawatt, paragonabile ai consumi di una città di 300mila abitanti. Cittadini e cittadine di Travagliato, insieme ai comitati, contestano i rischi per l’impatto ambientale, il consumo delle risorse idriche, la mancanza di chiarezza tecnica del progetto. Radio Onda d’Urto ha raccolto, domenica 30 agosto, le voci di Laura, Comitato Tutela Ambiente. Ascolta o scarica. Santo Zotti, cittadino di lunga data di Travagliato e per 25 anni responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Ascolta o scarica. Christian Bertozzi, capogruppo in opposizione della lista Bertozzi e già candidato sindaco. Ascolta o scarica. Alberto Trainini, capogruppo di minoranza di Travagliato Bene Comune. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
La costosa via d’accesso dell’Iran allo stretto di Hormuz
Dopo la metà di luglio, le petroliere iraniane cariche, ancora visibili ai sistemi di tracciamento commerciali, sono praticamente scomparse dallo Stretto di Hormuz. Alcune navi potrebbero aver continuato a navigare con i transponder spenti. Ciononostante, il traffico registrato ha mostrato con quanta rapidità il principale sbocco petrolifero dell’Iran sia tornato […] L'articolo La costosa via d’accesso dell’Iran allo stretto di Hormuz su Contropiano.
August 30, 2026
Contropiano
Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei
Nel secondo trimestre del 2026 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale di 21,8 miliardi di euro. Le importazioni di beni da Paesi extra-Ue hanno raggiunto 701,8 miliardi di euro, superando le esportazioni, ferme a 680 miliardi. A certificarlo è l’Eurostat, indicando che si tratta del primo deficit commerciale dal […] L'articolo Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
La scarsità vale oro. Le aziende multiutility, mercato e crisi energetica
La multa ad A2A per manipolazione del mercato elettrico non racconta soltanto il comportamento di una grande azienda multiutility, ma rende visibile una contraddizione più generale del sistema energetico: ciò che per la società costituisce scarsità, e quindi maggiore costo, per chi controlla la capacità produttiva può trasformarsi in una […] L'articolo La scarsità vale oro. Le aziende multiutility, mercato e crisi energetica su Contropiano.
August 25, 2026
Contropiano
I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale
La mappa delle alleanze che si estende tra l’Asia occidentale e meridionale non è più tracciata solo dalla geografia o dagli allineamenti settari. Negli ultimi anni, un nuovo ordine regionale ha iniziato a prendere forma, in cui gli interessi di sicurezza sono legati a tecnologia, energia, porti, catene di approvvigionamento […] L'articolo I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Quanta energia utilizzano i data center e l’intelligenza artificiale?
I data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità globale, ma la domanda è molto geograficamente concentrata. Nell'articolo di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, fa un'analisi, suffragata da molti dati, del consumo attuale di energia elettrica sia da parte dei data center dedicati all'IA che quelli "normali". Nonostante la difficoltà per quantificare questi consumi, ne viene fuori una fotografia abbastanza chiara di quelli che sono i consumi di energia per l'addestramento e per l'uso dell'IA generativa. Quanta parte dell’elettricità mondiale viene utilizzata per i data center e l’intelligenza artificiale? Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), circa 485 terawattora (TWh). Questo è equivalente alla generazione annuale di energia elettrica della Germania. Anche se l’1,5% dell’elettricità mondiale potrebbe non sembrare molto, bisogna però tenere conto che in alcuni luoghi, la perentuale di energia usata è molto più alta. In Europa, per esempio, il consumo dei data center è di circa l'1,6%. Ma in Irlanda il consumo di elettricità dei data center è di circa il 20% del totale. Leggi l'articolo, arricchito da molti e chiari grafici, sul sito OurWorldinData.org Per avere un quadro più completo dell'impatto che ha il digitale sull'ambiente (l'IA e i data center sono solo una parte) potete vedere nelle pillole con la Tag impronta ambientale del digitale