Tag - gioia tauro

È iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando
È iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. Il provvedimento dà attuazione ai decreti 228 e 238 del 6 e 23 marzo 2026, inseriti nell’ambito del “Decreto Caivano” convertito in legge il 13 novembre 2023 e presentato dal Governo Meloni come risposta al disagio giovanile e alla criminalità nelle periferie italiane.  Nei prossimi giorni circa cento persone saranno sgomberate dall’insediamento informale di San Ferdinando e alcune di queste saranno ricollocate nelle Palazzine di Rosarno.  Il superamento del modello della tendopoli, realizzata quasi quindici anni fa dal Ministero dell’Interno come soluzione emergenziale, è in sé uno sviluppo positivo, ma la mancanza di percorsi certi, individualizzati e di lungo periodo per gli abitanti rischia di riprodurre, ancora una volta, marginalità, esclusione e ghettizzazione. Le gravi condizioni igienico-sanitarie in cui le persone sono state costrette a vivere per anni – senza acqua potabile e corrente elettrica – sono infatti l’esito di un percorso di accoglienza fallimentare, deterioratosi nel tempo fino al completo abbandono istituzionale. EMERGENCY – che lavora accanto alla popolazione della tendopoli dal 2011 – continua a chiedere soluzioni strutturali per le persone che lavorano nel territorio della Piana di Gioia Tauro. Si tratta di braccianti che risiedono stabilmente da anni in Italia, in regola con le norme vigenti in materia di immigrazione. EMERGENCY esprime inoltre preoccupazione per la ricollocazione e la presa in carico delle persone più fragili presenti all’interno della tendopoli. A oggi, gli enti competenti non hanno ancora illustrato quali misure intendano adottare nei prossimi mesi, in vista di una nuova stagione di raccolta e l’arrivo di centinaia persone migranti che, ogni anno, lavorano nella Piana di Gioia Tauro come braccianti agricoli. Una pianificazione prevedibile, trasparente ed efficiente è essenziale per prevenire la rinascita di insediamenti informali e offrire alternative abitative valide, sicure e dignitose ai lavoratori stagionali che si muovono nel territorio italiano. A oggi molte persone che vivono nella tendopoli non sanno ancora quando verranno trasferite, dove saranno ricollocate e con quali garanzie di continuità rispetto al lavoro, alla residenza, ai servizi e alla propria vita quotidiana. EMERGENCY ritiene che non si possa procedere con ulteriori trasferimenti o con la chiusura definitiva dell’insediamento finché tutte le persone coinvolte non siano state adeguatamente informate, ascoltate e destinate a una soluzione concreta e sostenibile.  “Il diritto alla salute non può essere garantito se le persone sono costrette a vivere in condizioni abitative disumane e precarie, in luoghi isolati, privi di collegamenti e lontani dai servizi essenziali – dichiara Mauro Destefano, coordinatore del progetto di EMERGENCY in Calabria –. Tutelare la salute e la dignità delle persone significa superare definitivamente il sistema dei grandi insediamenti, accompagnandole verso soluzioni abitative diffuse e reali percorsi di inclusione, costruiti insieme alle comunità locali. La salute non dipende soltanto dalla possibilità di ricevere una visita o una cura, ma anche dalle condizioni in cui si vive e si lavora, dalla possibilità di spostarsi, di accedere ai servizi sanitari e sociali e di sottrarsi a condizioni di sfruttamento che da anni caratterizzano il territorio della Piana di Gioia Tauro. Costringere le persone a vivere ai margini significa continuare a comprometterne la salute, l’autonomia e la dignità. Per questo motivo l’investimento di circa 3,6 milioni di euro per la costruzione della Fattoria Solidale, che non sarà pronta prima di un anno e mezzo, sembra essere l’ennesima costruzione di un ghetto nel quale le persone vivranno nuove forme di marginalizzazione e isolamento”. Oltretutto, rimangono poco chiare le motivazioni per cui la messa in funzione delle palazzine di Contrada Serricella a Rosarno avrà carattere temporaneo, così come le modalità con cui queste verranno gestite e poco chiari sono anche i requisiti di accesso; mentre viene proposta come soluzione definitiva la creazione della Fattoria Solidale. “La scelta, avvenuta senza interlocuzioni da parte delle istituzioni con tutte le associazioni del terzo settore che popolano il territorio e senza un confronto con le persone migranti che vivono nella tendopoli – conclude il coordinatore Destefano – è l’ennesimo fallimento di una politica che gestisce ancora una volta un fenomeno già fortemente radicato nel territorio calabrese come un’emergenza improvvisa”. Emergency
July 29, 2026
Pressenza
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
Porto di Gioia Tauro, bloccato il carico di armi per Gaza: scatta la protesta via mare e via terra
No al transito di materiale militare attraverso il porto di Gioia Tauro. Da circa due mesi, 16 container con sospetto materiale militare sono sottoposti a ispezione presso lo scalo portuale calabrese e oggi, 29 maggio, saremo presenti davanti al porto, con una doppia azione via mare e via terra, per monitorare ogni possibile partenza del carico. Continua, infatti la mobilitazione a sostegno dei lavoratori portuali impegnati nell’interruzione della filiera bellica, che alimenta guerra, occupazione e genocidio a Gaza. Oggi la nave Msc MANASVI avrebbe dovuto procedere al carico e proprio per questo motivo siamo qui in presidio davanti al porto. Perché si fa sempre più urgente e necessario monitorare e denunciare la catena della guerra che parte dai nostri territori. Dalle informazioni attualmente in nostro possesso, al momento il carico di container resterà nel porto, e non verrà caricato sulle navi cargo Msc.. In adesione allo sciopero generale per la Palestina promosso dai Giovani Palestinesi in Italia, alle 17:00 saremo davanti al porto di Gioia Tauro insieme al Coordinamento Calabria con la Palestina, BDS Calabria, Global Sumud Calabria e Thousand Madleens to Gaza. Alle 18:30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare la lotta contro l’industria militare e l’economia di guerra. La guerra non inizia solo quando cade una bomba. Inizia nei contratti militari, nelle autorizzazioni all’esportazione, nei transiti portuali, e Gioia Tauro è uno dei principali hub container del Mediterraneo. Da qui passa una parte decisiva delle catene di approvvigionamento che rendono possibile l’invio di materiale militare. La legge 185 del 1990, in Italia, vieta l’esportazione e il transito di armi verso paesi in guerra armato. E ricordiamo che anche l’art. 11 della Costituzione “ripudia la guerra” in qualsiasi forma. Eppure la filiera continua a funzionare. Per questo il ruolo dei lavoratori portuali è decisivo. Ogni carico che non parte,  rappresenta un’interruzione concreta della macchina della guerra. È qui che la solidarietà può trasformarsi in potere collettivo. Proprio in queste ore, inoltre, un lavoratore è rimasto ferito nel porto di Gioia Tauro, a causa del ribaltamento di una gru. Mentre, pochi giorni fa, un lavoratore e sindacalista del SI Cobas è stato licenziato dal porto di Salerno per aver rivendicato la sicurezza sul lavoro. Anche questa notizia ci dice che chi alza la testa nei porti — per la propria sicurezza, per la dignità del lavoro, contro il traffico di morte — spesso rischia di pagare un prezzo personale molto alto. A loro va tutta la nostra solidarietà. Nei porti si concentrano le contraddizioni di un modello economico che considera i corpi dei lavoratori sacrificabili e le merci di morte trasportabili. Disarmare il genocidio significa anche rifiutare che i lavoratori paghino il prezzo più alto della guerra, della logistica militare e della sua interruzione. Per questo sosteniamo e rilanciamo la raccolta fondi lanciata da Chris Smalls per il fondo mutualistico a sostegno dei lavoratori portuali. Ed è per questo che nasce Global Intifada – Disarmare il Genocidio: una piattaforma internazionale costruita per sostenere, rendere accessibili e rafforzare le azioni contro la filiera militare. Uno spazio comune tra pratiche diverse, ricerca, mobilitazione, sciopero, azione sindacale, pressione legale, campagne pubbliche e azioni dirette. Tutte sono necessarie per tagliare le radici materiali della guerra. L’obiettivo è agire sui punti deboli della catena. Da qui nasce la mappa che lanciamo oggi: global-intifada.org/supply-chain Non è un atlante neutrale. È uno strumento politico. Serve a mostrare la filiera dietro le armi utilizzate a Gaza: armi prodotte anche in Europa, che attraversano i nostri territori, partono dai nostri porti e viaggiano nel Mediterraneo. Rendere visibile questa catena significa renderla contestabile, interrompibile, disarmabile. Oggi a Gioia Tauro lo ribadiremo: i porti non sono retrovie di guerra. Per questo Thousand Madleens to Gaza si uniscono al crescente movimento contro il genocidio in Israele mobilitando imbarcazioni nei porti complici, sfidando le aziende che traggono profitto dall’occupazione e dalla guerra e navigando in solidarietà con i lavoratori portuali e i sindacalisti che si rifiutano di movimentare armi e carichi militari. Attraverso l’azione diretta in mare e la solidarietà internazionale tra lavoratori, queste flottiglie contribuiscono a smascherare e interrompere le reti globali che sostengono violenza e apartheid. Il lavoro non è una macchina per uccidere. Disarmare il genocidio significa interrompere la filiera che lo rende possibile. Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza
AZIONE AL PORTO DI GIOIA TAURO. 5 BARCHE BLOCCANO NAVI CONTAINER DIRETTE IN ISRAELE
“Siamo in mare con 5 barche della Thousand Madleens Coalition e Global Intifada per un’azione al porto di Gioia Tauro“. Le imbarcazioni della coalizione internazionale per la Palestina hanno bloccato nella mattinata di venerdì 29 maggio l’attracco della nave porta container MSC che doveva caricare materiale bellico destinato a Israele. Le barche della MSC hanno già condotto diversi viaggi tra il porto di Gioia Tauro e quelli israeliani per movimentare materiale bellico e dual use, ancora stoccato in almeno 16 container al porto calabrese. Ci siamo collegati con Antonio, di La Base di Cosenza, a bordo di una delle imbarcazioni. Ascolta o scarica. In concomitanza, il Coordinamento Calabria per la Palestina ha convocato per questo pomeriggio, alle ore 17, un presidio davanti al porto di Gioia Tauro e alle ore 18.30 sul lungomare di San Ferdinando la conferenza stampa in cui presenterà il programma di attività organizzate per rilanciare l’azione di lotta contro la filiera bellica e l’economia di guerra. Un’iniziativa di lotta svolta in adesione allo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra lanciato con l’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia e raccolto da diverse realtà sindacali di base. Il collegamento nel pomeriggio con Roberto, di La Base di Cosenza. Ascolta o scarica.
May 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Gioia Tauro, 29 maggio: Fuori la guerra dai porti
Dalle 17 mobilitazione e annuncio nuove iniziative per la sicurezza di chi lavora e contro il genocidio   Alle 17 si terrà una mobilitazione davanti al porto di Gioia Tauro, in adesione allo sciopero generale per la Palestina promosso dai Giovani Palestinesi d’Italia. L’iniziativa è promossa insieme al Coordinamento Calabria con la Palestina, BDS Calabria, Global Sumud Calabria e Thousand
Gioia Tauro: porto in sciopero
Calabria, porto di Gioia Tauro. Oggi in sciopero uno dei principali porti del traffico di navi che trasportano materiale per uso militare in Israele; ne parliamo con la giornalista e attivista italo palestinese Dalia Ismail.  Di seguito il comunicato: "FUORI LA GUERRA DAI NOSTRI PORTI" Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Ore 18.30 conferenza stampa – lungomare di San Ferdinando Il Coordinamento Calabria per la Palestina convoca per venerdì 29 maggio alle ore 17.00 un presidio davanti al Porto di Gioia Tauro, aderendo allo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra, lanciato dall’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia e raccolto da realtà sindacali, sociali e politiche in tutto il Paese. A partire dalle ore 18.30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare l’azione di lotta contro la filiera bellica e l’economia di guerra. Facciamo nostro il senso profondo della dichiarazione dei GPI: oggi la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, chiama alla mobilitazione generale contro il genocidio, contro la pena di morte dei prigionieri palestinesi, contro l’economia di guerra e contro la complicità degli Stati che permettono, finanziano, armano e proteggono l’occupazione coloniale israeliana. Il genocidio non si compie solo con i bombardamenti. Si compie anche con la firma su un contratto militare, con un veto al Consiglio di Sicurezza ONU, con il silenzio scelto davanti a decenni di prigionieri palestinesi brutalizzati dalle forze criminali dell’esercito israeliano. ridotti a oggetti di scherno. Noi non aspettiamo che le vittime abbiano i passaporti giusti per indignarci. Per questo diciamo con chiarezza: i porti non possono essere retrovie della guerra. Gioia Tauro non può essere trattata come una semplice infrastruttura neutrale dentro un’economia globale che trasporta armi, profitti, sfruttamento e morte. Ogni porto attraversato dalla filiera bellica è parte di un sistema che rende possibile il genocidio: dalla produzione militare alla logistica, dai contratti commerciali alle coperture diplomatiche, dalle basi militari alle rotte del commercio internazionale. Non lavorare per la guerra significa interrompere la catena logistica che rifornisce l’esercito israeliano. Significa rifiutare che il lavoro venga arruolato nella macchina bellica. Significa rompere la normalità della complicità. Significa dire che nessuna banchina, nessun container, nessuna infrastruttura del nostro territorio deve servire al massacro del popolo palestinese. La nostra azione dal basso ha già dimostrato che fermare le armi nei porti è possibile. La Calabria sa bene cosa significhi essere trattata come una periferia sacrificabile, da sfruttare e militarizzare. La logica coloniale, razzista ed estrattiva che devasta la Palestina è la stessa che trasforma il Mediterraneo in una frontiera armata, i nostri porti in snodi bellici e il lavoro in un ingranaggio di morte. Per questo lo sciopero del 29 maggio non riguarda solo la Palestina. Riguarda tutte e tutti noi. Riguarda il diritto di sciopero, attaccato e represso proprio quando prova a colpire i nodi reali del potere economico. Riguarda le lavoratrici e i lavoratori della logistica, dei porti, dei trasporti, dei servizi, chiamati a scegliere se continuare a essere usati dentro l’economia di guerra o diventare forza capace di interromperla. Come ricordano i Giovani Palestinesi d’Italia, la repressione contro chi ha scioperato e manifestato non è un fatto isolato: si inserisce nella politica di guerra dello Stato italiano, che restringe gli spazi di dissenso mentre aumenta le spese militari, sostiene Israele, criminalizza la solidarietà e tenta di colpire lo sciopero come strumento politico decisivo. È il momento di allargare la mobilitazione e bloccare la filiera bellica. Invitiamo tutte le realtà solidali, sociali, sindacali, politiche, studentesche, ecologiste, femministe e antirazziste della Calabria a unirsi al presidio. Venerdì 29 maggio, ore 17:00 Presidio davanti al Porto di Gioia Tauro Conferenza stampa ore 18.30 – lungomare di San Ferdinando Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Blocchiamo la filiera bellica. Fuori la guerra dai nostri porti. Non lavoriamo per il genocidio. Palestina libera. Firmato (In ordine alfabetico) BDS Calabria e gruppo embargo militare Coordinamento Calabria per la Palestina Global Sumud Calabria global-intifada.org Thousand Madleens to Gaza
May 29, 2026
Radio Onda Rossa
Contestazione a Napoli contro MSC tra genocidio e inquinamento
Movimenti e reti territoriali protestano contro l’impatto ambientale delle grandi navi, il traffico di armamenti e i progetti previsti a Bagnoli in vista dell’America’s Cup 2026. Il 7 maggio a Napoli, a bordo della nave da crociera MSC Divina, attraccata nel porto di Napoli, si teneva il convegno dal titolo “Prevenzione, performance e salute – promuovere una cultura della prevenzione concreta”, promosso dalla Fondazione Fioravante Polito. Durante l’iniziativa, un gruppo di abitanti della città ha avviato una contestazione contro MSC (Mediterranean Shipping Company S.A.) esponendo cartelli e facendo speakeraggio; dal comunicato stampa diffuso dopo l’intervento, diramato dalla rete di cui fanno parte Mare Libero, No America’s Cup, Giardino Liberato, Ecologie Politiche, Laboratorio Iskra, Centro Handala Ali, BDS Napoli e Salerno e altre realtà, si legge: “Una giornata di lotta contro MSC: se si vuole parlare di salute e prevenzione, non si può prescindere dal parlare dell’inquinamento prodotto dalle navi da crociera e dei suoi effetti sulla salute, a partire proprio dalle gigantesche navi della compagnia di navigazione MSC. Studi internazionali, ormai da anni, denunciano l’impatto drammatico di queste navi sulla qualità dell’aria, e oltre a questo, abbiamo voluto aggiungere anche l’impatto della MSC su altre persone, sull’altra sponda del Mar Mediterraneo: la popolazione palestinese. MSC, infatti, trasporta regolarmente materiale militare verso Israele, è dunque complice della macchina bellica sionista responsabile di un genocidio ancora in corso, della distruzione quasi totale della Striscia di Gaza, del suo sistema sanitario, del suo ambiente. Questo il nostro contributo alla giornata di oggi e alla solidarietà con tutte le persone sterminate, sfruttate e inquinate.” Di MSC si è già parlato su questa testata, ma, purtroppo, non basta mai: la compagnia di shipping ha molti piani su cui essere contestata, come evidenziato dal comunicato: dalle implicazioni con il genocidio in Palestina e con l’industria bellica mondiale alla sua condotta scellerata in materia di impatto ambientale. Per il primo aspetto, MSC è, infatti, al centro dell’attenzione del movimento BDS che da vent’anni denuncia le complicità delle organizzazioni e delle attività economiche con l’occupazione israeliana della Palestina e del sistema di apartheid che Israele ha ormai radicato in tutta la Cisgiordania. MSC agisce su vasta scala, operando su 520 porti di scalo in 155 Paesi, ma, nonostante sia oggi la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale, è una società privata controllata dalla famiglia Aponte, originaria di Napoli. La proprietà comprende anche la MSC Cruises. Il suo coinvolgimento nel trasporto di armi impiegate dalle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza e in Asia occidentale è diretto: come riportato dalla giornalista d’inchiesta Linda Maggiori in varie sue indagini sul tema, riguarda ormai non solo le navi ma anche i terminal. Nell’articolo apparso su Altreconomia il 20 marzo scorso, Maggiori scrive: “Gli otto container arrivati a Gioia Tauro fanno parte di una partita più grande di 23 carichi di acciaio balistico partiti dall’India tra dicembre e gennaio su quattro diverse navi cargo della compagnia Mediterranean Shipping Company (MSC). I porti di transhipment sono appunto Gioia Tauro e il Pireo di Atene, da dove i container dovrebbero essere trasbordati su altre navi e dirigersi poi nell’Hadaron Terminal del porto di Ashdod, in Israele. Il ruolo di MSC in questa storia è preponderante visto che non solo le navi sono tutte sue ma anche i terminal: sia l’Hadaron sia il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro sono entrambi nelle mani del gruppo di Gianluigi Aponte.” Altre fonti autorevoli inchiodano la compagnia marittima. Sempre a marzo 2026, il network Embargo for Palestine ha presentato alla Camera il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”. Nel rapporto si legge che “dall’inizio del genocidio in corso a Gaza nell’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione (…). Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti.” MSC è stata coinvolta in questo traffico con molti dei suoi natanti, tra cui la MSC MELANI III, la MSC EAGLE III e la MSC ALBANY, che, dopo un trasbordo presso il Vizhinjam International Seaport, ha condotto il suo carico al Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro il 14 dicembre 2025 e da lì è ripartito il 19 dicembre a bordo della MSC DORADO VIII, sempre con destinazione IMI Systems. Un altro aspetto da considerare: l’azienda è anche sponsor dell’America’s Cup 2026, progetto che prevede un intervento a Bagnoli giudicato negativamente da tanti studiosi poiché estremamente impattante sulla congestione di un’area già fragile sotto il profilo geologico e sociale, provata da anni di speculazioni immobiliari che non hanno tenuto in conto i diritti alla salute, alla casa, al lavoro delle popolazioni locali. Questi elementi descrivono solo parzialmente il quadro delle gravi complicità della MSC con l’industria della morte e con le attività responsabili dell’inquinamento e dello sfruttamento delle nostre coste (interessato anche il litorale di Napoli Est, al centro di un piano di espansione della darsena di cui MSC è inclusa), che chiariscono, quindi, le solide motivazioni della contestazione. Nel pomeriggio del 7, i manifestanti si sono poi spostati a piazza Municipio, invitando la cittadinanza a una pubblica assemblea, per discutere di come avviare azioni ulteriori in cui possa essere rappresentata la voce delle persone che i territori li vivono. L’accento è stato messo in modo incisivo sulla necessità di connettere la lotta per il diritto all’abitare dei Napoletani con le ingiustizie che i grandi capitali finanziano nel mondo, ad esempio, attraverso la produzione di armi. MSC incarna pienamente la forma e la sostanza con cui agisce il neoliberismo in questa fase storica: da un lato racconta di assunzioni e grandi investimenti; dall’altro contribuisce a distruggere vite, diritti, ambiente. Gli attivisti lo hanno sottolineato fortemente e lanciato un calendario di mobilitazioni in collegamento con le iniziative dei comitati di quartiere di Bagnoli. FONTI Altreconomia – Il porto di Gioia Tauro e il traffico d’armi verso Israele Dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” Instagram – Reel sulla contestazione BDS Italia – Il coinvolgimento di MSC nella logistica di guerra BDS Italia – Block the Boat Ottopagine – Napoli, protesta sulla MSC Divina Nives Monda
May 8, 2026
Pressenza
LOGISTICA DI GUERRA: IN PARTENZA DA GIOIA TAURO CONTAINER MSC CON MATERIALE MILITARE DIRETTO VERSO ISRAELE
Il porto di Gioia Tauro, hub principale del Mediterraneo gestito da Terminal Investment (gruppo MSC), viene in queste ore attenzionato da attivisti e attiviste BDS. Recentemente era stato segnalato il transito di container MSC con presunto materiale militare (acciaio balistico) proveniente dall’India e diretto in Israele, sollevando proteste e richieste di ispezioni. Dalla data dell’ispezione (18 marzo) non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale di una qualsiasi autorità. Ora altri 5 container sospetti risultano in porto a Gioia Tauro, scaricati il 29 aprile dalla MSC Virginia, poi ripartita. La MSC Edith II arriva domattina, domenica 3maggio, nel porto di Gioia Tauro, per prelevare i 5 container sospetti e portarli a Haifa, come riporta il sito ufficiale MSC. Il coordinamento dei porti messo in piedi da Bds Italia gruppo embargo, è già entrato in azione e sta facendo tutto il possibile per coordinare la mobilitazione affinché anche questo acciaio non arrivi ad alimentare il genocidio e i crimini di guerra perpetrati dall’esercito israeliano. Il punto con la giornalista Linda Maggiori di BDS Italia Ascolta o scarica 
Strage di Lipa: donne, bambini, anziani
di Bruno Lai Crimini nazifascisti. 30 aprile 1944: Strage di Lipa. Lipa è un villaggio istriano. Dopo la fine della Prima guerra mondiale fa parte di una zona annessa all’Italia. Durante il ventennio criminale fascista gli viene assegnato il nome italiano di “Lippa di Elsane”, nell’ambito di un’italianizzazione dei toponimi istriani, intensificata dal fascismo negli anni ’20. Lipa o Lippa
Nuovi container al porto di Gioia Tauro con materiale per la guerra di Israele
Questa mattina 5 nuovi container a bordo della nave MSC Virginia sono entrati nel porto di Gioia Tauro, trasportando acciaio balistico diretto a Israele. L’allarme è scattato  all’alba quando la MSC Virginia ha fatto ingresso nel Medcenter Container Terminal, di proprietà del gruppo Aponte. Da fonti Bnc (Bds National committee) e dalla campagna No Harbour for Genocide risulta che i container trasportino acciaio ad uso militare, partiti dall’India (acciaieria RL Steel) e diretti alle industrie belliche israeliane. Saranno trasbordati e ricaricati su altra nave diretta a Israele tra domani e dopodomani. Anche questa nave, come le altre navi MSC in precedenza coinvolte nel traffico di acciaio balistico (MSC Marie Leslie, Siena, Danit e Vega), viaggia sulla linea di navigazione “Himalaya Express” della MSC. Anche questa è partita dal porto indiano di Nhava Sheva. La data di partenza è il 15 marzo 2026. E anche il contenuto, secondo le fonti, è analogo a quello dei precedenti container fermati e ispezionati a Gioia Tauro e Cagliari: acciaio di grado militare, destinato quindi a fabbricare armi e proiettili. Mentre si aspetta una decisione sugli altri carichi, non ancora formalmente sequestrati, scatta quindi un nuovo allarme. Ricapitolando le precedenti “puntate”: 8 container sono stati fermati e ispezionati nel mese scorso a Gioia Tauro, risultando dal tracciamento ancora in porto. I primi 5 container, sono arrivati a bordo della MSC Leslie e scaricati il 2 marzo. Gli altri 3 sono stati trasbordati dalla MSC Siena il 17 marzo. Dalla data dell’ispezione (18 marzo) non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale di una qualsiasi autorità. Per gli 11 container fermati a Cagliari si sa qualcosa di più: la risposta del Sottosegretario ai Trasporti Ferrante all’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Antonino Iaria (M5S) ha svelato che gli 11 container, fermati nel porto di Cagliari, sono stati identificati come contenenti materiale siderurgico dual-use. I container si trovano tuttora in custodia presso l’area portuale, in ammissione temporanea, in attesa delle determinazioni dell’UAMA, l’autorità nazionale competente a rilasciare autorizzazioni. “L’effettiva natura di tali beni e il loro utilizzatore finale potranno essere determinati soltanto quando e se il responsabile legale dell’operazione di transito presenterà una specifica istanza all’UAMA per ottenere la necessaria autorizzazione.” Insomma per la prima volta in Italia, si getta una luce sulla zona grigia e opaca dei transiti, che permette di aggirare facilmente la legge 185/90 (che pure dovrebbe normare anche il transito).  L’European Legal Support Center ha intanto inviato una lettera/diffida alle autorità del porto di Gioia Tauro (come anche a Cagliari) chiedendo trasparenza sui risultati delle ispezioni: “Le autorità continuano a negare la piena trasparenza su ciò che è stato trovato, a chi fosse realmente destinato il carico e se fosse stato autorizzato a proseguire. Questo silenzio contribuisce a proteggere le reti logistiche, le aziende, gli assicuratori e le autorità statali che consentono il flusso di materiali legati ai crimini israeliani. Ma questo intervento dimostra che queste rotte possono essere smascherate, interrotte e contestate.” Ora si aggiungono nuovi carichi. Ancora una volta sono stati allertati i lavoratori del porto, le Dogane e ogni Autorità, con il supporto del gruppo legale Elsc (European legal support center). Il coordinamento dei porti messo in piedi da Bds Italia gruppo embargo, è già entrato in azione e sta facendo tutto il possibile per coordinare la mobilitazione affinché anche questo acciaio non arrivi ad alimentare il genocidio e i crimini di guerra perpetrati dall’esercito israeliano. Linda Maggiori
April 29, 2026
Pressenza